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Full text of "Rivista italiana di numismatica e scienze affini"

RIVISTA ITALIANA 



DI 



NUMISMATICA 

E SCIENZE AFFINI 



RIVISTA ITALIANA 

DI 

NUMISMATICA 

E SCIENZE AFFINI 

PUBBLICATA PER CURA DELLA 

SOCIETÀ NUMISMATICA ITALIANA 

E DIRETTA DA 

FRANCESCO ed ERCOLE GNECCHI. 



ANNO XI - 1898 - VOL. Xi 




MILANO 

TiP.-EdITRICE L. F. COGLIATI 

Via Pantano, N. a6. 

1898. 



PROPRIETÀ LETTERARIA 




Tip. L. F. Cogliati - Sez. nel Pio Istituto pei Figli della Provvidenza. 



SOCIETÀ NUMISMATICA ITALIANA 

^ — - 

Presidente Onorario 

S. A. R. IL PRINCIPE DI NAPOLI 

Presidente 

Conte Comm. NICOLÒ PAPADOPOLI 

Senatore del Regno. 

Vice 'Presidenti 

GNECCHI Cav. Uff. Francesco — GNECCHI Cav. Uff. Ercole. 

Consiglieri 

AMBROSOLI Dott. Cav. Solone, Conservatore del Medagliere Nazionale 
di Brera e Libero docente di Numismatica presso la Regia Accademia 
Scient.-Lett. in Milano {Bibliotecario onorario della Società). 

GAVAZZI Cav. Giuseppe {Segretario onorario della Società). 

MOTTA Ing. Emilio, Bibliotecario della Trivulziana. 

RUGGERO Cav. Col. Giuseppe. 

SAMBON Dott. Arturo Giulio. 

VISCONTI March. Carlo Ermes, Conservatore del Museo Artistico 
Municipale di Milano. 

Angelo Maria Cornelio, Segretario. 



CONSIGLIO DI REDAZIONE DELLA RIVISTA PEL 1898. 

Gnecchi P'rancesco, Gnecciu Ercole direttori — Ambrosoli Solone 

Gavazzi Giuseppe — Motta Emilio — Papadopoli C. Nicolò 

Sambon Arturo — Visconti M. Carlo Ermes. 



FASCICOLO I. 



LA NUMISMATICA 

DELLE ISOLE DEL MAR LIBICO 



Le antiche monete delle isole del Mar Libico 
— intendo, in particolare, delle isole del gruppo di 
Malta — ripetono la loro importanza specialmente 
dal fatto che la tradizione storica non ci ha conser- 
vate che scarsissime notizie su queste terre interme- 
diarie tra l'Africa e la Sicilia, sulle quali naturalmente 
dovette svolgersi una parte del contrasto tra la civiltà 
greco-romana e la civiltà cartaginese. Pochi cenni, 
e qualche volta insignificanti, contenuti in una dozzina 
di scrittori tra greci e romani, una mezza dozzina 
d'iscrizioni fenicie più o meno interpretabili, altrettante 
greche, una ventina di latine formano, insieme colle 
monete, tutto il corredo di documenti scritti per la 
storia di queste isole. Le monete stesse non sono 
che poche: nell'opera insigne dello Head è dedicata 
ad esse una pagina appena {Hist. niim., p. 743). E 
pur così poche non era facile trovarle criticamente 
esaminate e catalogate e convenientemente riprodotte 
prima della diligente e meritoria pubblicazione del 
dr. Mayr 0), la quale è stata accolta con generale 
approvazione. Ma appunto per questo io credo che 
non sia inopportuno prendere in esame i risultati a 
cui l'autore perviene, poiché a me sembra che — non 
tenendo conto di qualche attribuzione erronea di cui 



(1) A. Mayr, Die antiken Miinzen der Inseln Malia, Gozo u. Pan- 
telleria. MUiichen 1895. Con una tav. in fototipia. 



12 G. M. COLUMBA 



non può farglisi colpa — una parte di essi sia dedotta 
con argomenti molto contrastabili. 

Le monete delle isole libiche non sono che di 
bronzo. Il Mayr le ha catalogate sotto 20 tipi, 12 de' 
quali apparterrebbero a Melita, 2 a Gaulos, 6 a Cos- 
sura. La ragione per cui Gaulos ci si mostra così 
povera di tipi in confronto a Melita sta in ciò, che 
il Mayr si è schierato dalla parte di coloro che attri- 
buiscono le monete colla leggenda fenicia pX a Melita, 
contro l'opinione prevalente, seguita dallo Head, la 
quale le attribuisce a Gaulos. Ora quest' opinione 
dev'essere definitivamente abbandonata. La leggenda 
]3>? si trova in monete le quali hanno un tipo identico 
a quelle che portano la leggenda MEAITAIflN; siamo 
qui nello stesso caso delle monete di Cossura, sulle 
quali lo stesso tipo è accompagnato ora dalla leggenda 
fenicia D3"i>k ^^\ ora dalla leggenda romana COSSVRA. 
Il Mayr ha fatto anche un minuzioso confronto tra le 
monete con leggenda greca e le monete con leggenda 
fenicia, e da questo confronto gli è risultato che esiste 
fra di loro una tale analogia che non può essere più 
verosimilmente spiegata, se non ammettendo che le 
une e le altre siano uscite dalla stessa zecca. 

Il Mayr dichiara falsa la moneta con la testa di 
Cerere a dritta, un cavallo sul rovescio, e la leggenda 
MEAITAiriN descritta dal -Torremuzza dietro il Goltz, 
e accolta ancora come genuina dallo Head. Anche 
io son convinto che si tratta di una falsificazione, 
nella quale ha servito di modello qualche moneta 
di bronzo cartaginese. 

Dal numero delle monete di Melita ne deve 
però esser tolta un' altra che il Mayr, seguendo lo 
Head, ha registrato nel suo elenco (n. 7), e che non 



(2) È la lezione del Kopp, la quale sembra realmente preferibile 
alla lezione del Gesenius DJiQ^K, accettata dallo Head. 



LA NUMISMATICA DELLE ISOLE DEL MAR LIBICO 13 

appartiene punto a quell'isola. E una moneta del 
Brìtish Museum, riguardata come unica, che il Mayr 
ha riprodotta nella sua tavola (n. 6), e riguardo alla 
quale osserva (p. io) : " die Legende ist nicht mehr 
sichtbar. „ Varie ragioni m'inducevano invece a pen- 
sare che la moneta dovesse appartenere a Lilibeo, ed 
avendo manifestata per lettera la mia opinione al 
ch.mo Custode delle monete e medaglie del British 
Museum, si è potuto constatare eh' è tuttavia visibile 
una parte della leggenda AIAVBAITAN (3). Non si tratta 
dunque d'una moneta unica di Melita, ma di una 
delle monete comuni di Lilibeo. Debbo aggiungere 
che io ho forti dubbi anche suU' attribuzione della 
moneta descritta dall'ABELA {Della descritt. di Malta, 
1647), la quale porterebbe la testa d'Apollo laureato 
a sinistra, e sul rovescio un tripode in mezzo alla 
leggenda MEAI TAIflN. L' Abela medesimo dichiara 
(p. 173) che le lettere " consumate dal tempo, pur 
troppo ingordo, non si possono compiutamente leg- 
gere, se non che alcune note mostrano poter formare 
la voce MEAITAinN. „ Il dubbio potrebbe esser dissi- 
pato dal sig. Caruana, il quale afferma eh' esiste in 
Malta un esemplare di questa moneta. 

Delle monete di Gaulos, ridotte così ai soli due 
tipi con leggenda (rAVAITAN) non può esser questione, 
e neppure delle monete di Cossura, nelle quali l'iden- 
tità del tipo delle monete con leggenda fenicia e quelle 
con leggenda romana non permettono alcun dubbio. 

Rimane ancora un certo numero di monete, con 
iscrizione punica o senza, ed il cui tipo è prevalen- 
temente un gambero od un guerriero nudo in atto 
di combattere. Esse si trovano raccolte nell'Appen- 



(3) Lettera del 22 marzo '97 : .... " There is no doubt that your 
conjecture as to the coin described under Melita is corrected,... It is 
possible to read part of the legende aiavbaitan on the coin. We shall 
accordling transfer the coin to its proper place. „ (Firmato G. F. Hill). 



I 



14 



G. M. COLUMBA 



dice al II volume del Moller, Numismatiqm de 
Vancienm Afriqm, p. 178-183, da dove le toglie il 
Mayr, il quale ne aggiunge a sua volta poche altre, 
tra le quali due che sembrano ancora inedite. Il Mayr 
giudica che queste monete non debbano essere ante- 
riori di molto al I secolo avanti Te. v., ed a ciò vien 
principalmente indotto da* caratteri neopunici della 
leggenda di alcune di esse. Nonostante, se io non 
m'inganno, in nessuna di queste si vedono caratteri 
neopunici puri: essi appartengono, non meno che 
quelli delle monete della Syrtica, ad un periodo di 
transizione, in cui 1' 5<, il PI, il D conservano ancora 
la forma antica. Da ciò segue che tali monete, al 
contrario, non possono essere riguardate come po- 
steriori di molto al I secolo a. G. C. E quanto allo 
stile poi, è facile constatare che le migliori di esse 
non rimangono gran fatto inferiori a quelle di Melita 
e di Gaulos: le riproduzioni medesime che ne ha 
date il Mayr potrebbero dimostrarlo a chi non ne 
avesse avuto mai fra le mani un esemplare di buona 
conservazione. In tal guisa manca ogni ragione per 
negare che alcune di tali monete siano antiche quanto 
le più antiche di Melita e di Gaulos o poco meno. 
Ma la controversia più importante e più lungamente 
agitata non è quella del tempo, bensì quella del luogo 
o de' luoghi a cui queste monete appartengono. Sulla 
leggenda fenicia non c'è da fare grande assegnamento: 
si sa che tali leggende, per l'occidente, sono in molti 
casi più d'impaccio che di aiuto alla ricerca, e ciò 
dipende non tanto dalla difficoltà della lettura, quanto 
dal fatto che noi non conosciamo, fondamentalmente, 
se non la toponomastica greca, onde in tutti que' 
casi in cui il nome fenicio non trova riscontro nel 
greco, manca il primo elemento di certezza. Il solo 
criterio che rimanga perciò per la classificazione di 
tali monete è quello dell'affinità del tipo; ma sven- 



LA NUMISMATICA DELLE ISOLE DEL MAR LIBICO I5 



turatamente, neppur questo può condurre a risultati 
sicuri, quando l'affinità non sia molto vicina all'iden- 
tità, e manchi l'accordo di altre circostanze. Il MuUer, 
il quale dall'interpretazione della leggenda fenicia era 
portato ad attribuire queste monete alle città della 
costa d'Africa, seguendo invece il criterio dell'affinità 
del tipo, propendeva ad attribuirle alle isole del Mar 
Libico, per le quali — egli osservava — non c'era 
nulla che facesse ostacolo : " les types, l'écriture et la 
fabrique y conviennent assez bien. ,,'Onde terminava 
conchiudendo (p. i8i) : " Ce qui paraìt certain, c'est 
que les monnaies que nous venons d'examiner, ont 
été frappées par des villes situées sur la mer Lily- 
béenne (così il Miiller), mais s'il faut chercher ces 
villes sur la cote de l'Afrique, ou dans les ìles de 
cette mer, ou peut-étre dans la Sicile occidentale, ce 
son là des questions qu'il est difficile de décider par 
les moyens dont dispose en ce moment la science. „ 
Tuttavia, sebbene dal MuUer in qua questi mezzi non 
si siano punto accresciuti, il Mayr ripiglia in esame 
la questione e la risolve nella maniera che già tanto 
sorrideva al MuUer: egli, cioè, attribuisce queste 
monete alle isole del Mar Libico, eccettuatene alcune 
che, pure col MilUer, egli assegna a città della costa 
africana, come Leptis magna, Oia, Alipota. Questo 
risultato, del resto, non è nuovo, giacché altri prima 
del Mayr e del Mailer erano venuti, e per ragioni 
diverse, alle stesse conclusioni. Il Mayr ha seguito 
unicamente il criterio dell'affinità del tipo : e del resto, 
egli ha escluse le città della costa d'Africa perché 
l'immagine del guerriero combattente é estranea alla 
loro numismatica: e le città di Siciha, perchè non si 
conoscono monete siciliane con leggenda punica 
battute sotto la dominazione romana, e perchè l'isola 
nell'epoca da lui assegnata a queste monete era già 
quasi completamente ellenizzata anche ne' territori 



l6 G. M. COLUMBA 



appartenuti ai cartaginesi. Sono idee le quali, in fondo, 
appartengono a molti di quelli che si occupano della 
numismatica di questa parte del mondo antico, e non 
sarà forse inutile fermarci un poco su di esse. 

Tra le monete di cui si tratta, ve ne hanno due 
serie (i'' e 2^ del MuUer, p. 178) le quali portano 
entrambe la stessa leggenda, e quindi appartengono 
allo stesso luogo di emissione. L'una e l'altra ha sul 
rovescio un gambero; ma il tipo è diverso: per una 
è il guerriero combattente, per l'altra è l'aratro. La 
prima difficoltà che si opporrebbe ad attribuire queste 
monete al gruppo di Malta sta nella leggenda, la 
quale non ha nulla di comune con quella di Melita, 
e se il 5 di alcune di esse potrebbe accennare a Gaulos 
(il cui nome semitico Sl5 ci è noto dal GIS. t. i, 132) 
il 1^ o 2^ che si trova in altre esclude completamente 
questa ipotesi. Del resto, il Mayr mette da parte la 
leggenda, presupponendo che essa non possa andar 
riferita al luogo di emissione, e segue, come si è 
detto, il criterio dell' affinità del tipo. Le monete le 
quali portano il guerriero in atto di combattere, ri- 
cordano le monete greche di Gaulos, e quindi non 
sarebbe una conclusione arrischiata attribuirle al 
gruppo di Malta. Ma poiché queste monete hanno la 
stessa leggenda fenicia che quelle in cui appare come 
tipo l'aratro, bisogna attribuire al gruppo di Malta 
anche queste: l'aratro accennerebbe alla fertilità di 
queste isole, della quale fan testimonianza i moderni e 
gli antichi. Così il Mayr (p. 34). Eppure io credo che 
premesse e conseguenze siano arrischiate. Tra il 
guerriero combattente di queste monete con leggenda 
fenicia e quello che si vede sulle monete greche di 
Gaulos, e' è già la differenza che il primo è ignudo 
il secondo no; inoltre le monete greche di Gaulos 
portano tutte, accanto al guerriero, una stella, che all^ 
prima manca. Quanto alla fertilità di Malta, tutti quelli 



LA NUMISMATICA DELLE ISOLE DEL MAR LIBICO I7 

che han visitato il paese sanno che non può essere 
stata grande in antico. L' isola, o le isole doveano 
essere realmente fertili o v'erano coltivabili; ma questa 
coltivabilità era troppo limitata (4). Tra gli scrittori 
antichi non e' è che Ovidio il quale ricordi Melita 
coH'appellativo di fertile; ma delle parole di un poeta 
poco geografo, come il sulmonese, non potremmo fi- 
darci molto (5), tenuto conto del silenzio dei geografi, 
i quali tuttavia erano ben disposti ad esaltare i pregi di 
un paese appena ne avessero occasione, e piia ancora 
del silenzio di Diodoro (V, 12, 5), il quale parlando 
delFopulenza dei Melitei, non indica come sorgente 
di essa che le industrie ed il commercio, e tace di 
tutto ciò che riguarda l'agricoltura. L'aratro, sulle 
monete, non può essere interpretato che come em- 
blema di una grande produzione di grani, di una 
vasta ed estesa industria agricola. E così che tro- 
viamo r aratro come tipo secondario nelle monete 
di Metaponto, come tipo principale nelle monete di 
Leontini e di Centuripe. Quella copiosa produzione 
di grani che non poteva esistere a Melita, ci è invece 
largamente testimoniata per la costa d'Africa, spe- 
cialmente per la Byzacene della quale PHnio riporta 
racconti meravigliosi C^), ed ove la città di Adrumeto 



(4) Citiamo qui un inglese, lo Smith, a Dictionary of greek and 
roman geography (art. Melita): the soil is naturally stony and barren, 
and the great want of water precludes ali naturai fertility. 

(5) Già le parole medesime di Ovidio (Fasti III, 567: Fertilis est 
Melita sterili vicina Cosyraé) mostrano eh' egli ha creata un' antitesi, e 
del resto lo Smith dichiara che l'epiteto fertilis is certainly ili applied. 
Sulle cognizioni geografiche di Ovidio v. Cocchia, la geografia nelle 
Metamorfosi, etc. Napoli 1896. 

(6) V 4, 24: Bysacium.... regio.... fertili tatis eximiae, cum centesima 
fruge agricolis fenus recidente terra. XVIII io, 21 : Tritico nihil est 
fertilius.... nipote cum e modio, si sit aptum solum, quale in Byzacio 
Africae campo, centeni quinquageni modii reddantur (cfr. VII, 5, 41) 
Misit ex eo loco divo Augusto procurator eius ex uno grano, vix credibile 
dictu, ecce paucis minus germina, extantque de ea re epistulae. 

3 . 



l8 G. M. COLOMBA 



prese poi il titolo di Frugifera. 11 mercato del grano 
dovea essere ben considerevole (7). Ancora sino a 
non molti anni addietro questa costa d'Africa approv- 
vigionava la Sicilia, negli anni in cui la produzione 
dell' isola era insufficiente al bisogno. Secondo le 
migliori probabilità, adunque, queste monete col tipo 
dell' aratro appartengono alle città della costa afri- 
cana: e se queste vi appartengono, vi apparterranno 
di necessità anche quelle il cui tipo è costituito dal 
guerriero combattente. 

Quanto all' ordine cronologico, il Mayr pensa 
che le monete più antiche di Melita sian quelle con 
leggenda fenicia, ma che anche quelle con leggenda 
greca venissero coniate ben presto e per un certo 
tempo fossero coniate ed avessero corso in commercio 
contemporaneamente alle prime. E ciò può essere 
spiegato senza difficoltà, tenuto conto delle condi- 
zioni etnografiche dell' isola in cui, accanto all'origi- 
nario elemento semitico, venne a trovarsi un elemento 
ellenico od ellenizzato, il quale andò acquistando 
importanza sempre maggiore. A me sembra che le 
ragioni di questa distinzione non esistano ne sulle 
monete né altrove. Nulla vieta di pensare che Melita 
abbia coniate insieme le une e le altre sin dal tempo 
in cui acquistò il dritto di monetazione. Questo si 
ammetterà tanto più facilmente se si considera che 
le colonie fenicie di Sicilia come Motye, Panormo, 
Solunto, quantunque sottoposte alla sovranità carta- 
ginese, batterono sin da principio monete con leggenda 
punica e monete con leggenda greca; che anzi nelle 
monete di Panormo si trova più di frequente la se- 
conda che la prima. La leggenda in questo caso è 



(7) Cfr. il Bellum Africum 36, 2: Legati ex oppido Thysdrae in quod 
tritici^ ntodium milia CCC comportata fuerant a negotiatoribus Italicis 
nratoribiisque, etc. 



LA NUMISMATICA DELLE ISOLE DEL MAR LIBICO I9 

da considerare come determinata principalmente dalla 
destinazione commerciale: e così si spiega come le 
monete di Melita con leggenda fenicia si sian trovate 
in gran numero a Tunisi (Swinton in Mayr, p. 20, n. 2). 
E qui cade in acconcio di discutere su di una 
massima, di cui ha fatto applicazione anche il Mayr, 
e che viene generalmente ammessa da' numismatici: 
cioè, che le monete siciliane con leggenda punica 
sian da considerare come anteriori alla dominazione 
romana. È la massima di cui ha posto il fondamento 
r Eckhel colle parole " Punici erant quoniam Poe- 
norum lingua inscripti et eorum certe imperio in 
insula signati sunt {D. n. I 1792, p. 229). „ Così, ad 
esempio, si ammette che le monete panormitane colla 
leggenda y^'^S, siano state coniate sino al 264, non un 
anno più tardi (v. Head, h. n. 142 seg.). Per contro, 
Tesempio di Melita e di Gaulos — lasciando da parte 
la numismatica della costa d'Africa — dimostra che 
la dominazione romana non escludeva una moneta- 
zione punica, come non aveva esclusa quella ellenica, 
e non si posson vedere le ragioni per cui i Romani 
avrebbero dovuto impedire negli antichi territori 
cartaginesi di Sicilia quel che non impediva ne' ter- 
ritori cartaginesi fuori di questa isola. I rapporti 
commerciali tra la Sicilia e l'Africa non potevano 
essere troncati dall'esito di una guerra, e se si am- 
mette, com'è ragionevole ammettere per le isole del 
Mar Libico, che la leggenda potesse anche qui esser 
determinata dalla destinazione commerciale, non si 
hanno ragioni per negare che possa essere esistita 
in Sicilia una monetazione con leggenda punica po- 
steriore al 241 a. G. C. 

G. M. COLUMBA. 



CONTREMARQUES 



SUR DES 



TESSÈRES ROMAINES 

DE BRONZE ET DE PLOMB. 
LES SPINTRIENNES. 

Depuis longtemps les contremarques poingon- 
nées en relief sur les monnaies antiques, et plus 
particulièrement sur les romaines de la République et 
de l'Empire, ont attìré Tattention des numismatistes, 
parmi lesquels je me borne à citer Vaillant, Jobert, 
Mahudel au siècle dernier, F. de Saulcy, Arthur 
Engel, Max Bahrfeldt de nos jours. 

Quant aux contremarques sur les tessères mo- 
nétiformes, c'est à peine si quelques rares spécimens 
ont été signalés incidemment cà et là, sans que cette 
divulgation disséminée ait autrement éveillé la curio- 
site des savants. Je me propose de les remettre 
en lumière ensemble en y ajoutant ceux que j'ai 
rencontrés de mon coté. La plupart de ceux de plomb 
ont été publiés par Ficoroni (^) et par Garrucci (2); 



(i) Francesco de Ficoroni, I piombi antichi, 1740. La coUection de 
plombs formée par Ficoroni a été léguée par lui au Collège Romain et 
plus tard transportée à la Bibliothèque Vaticane par le cardinal Zelada. 

(2) Raffaele Garrucci, / piombi antichi raccolti dall' Em. Pr. il 
Card. Ludovico Altieri, 1847. — Piombi scritti, dans ses Dissertasiovi 
archeologiche di vario argomento, II, 1865, p. 73-149. La collection de 
plombs formée par le cardinal Altieri est entrée par legs en 1870 à la 
bibliothèque Alexandrine de l'Universite de Rome ; en 1874 elle passa 



22 ROBERT MOWAT 



j'en ai vérifié quelques uns dans l'ancienne collection 
Lovatti aujourd'hui chez MM. RoUin et Feuardent. 
Le petit recueil que je présente renferme dono les 
premiers éléments d'une nouvelle sèrie archéologique 
à ouvrir; dans les notices dont il se compose je 
conserverai à ines dévanciers leur rang de priorité; 
cet ordre me semble provisoirement préférable à 
un classement alphabétique ou méthodique qui n'aura 
d'utilité que lorsque le nombre des objets à décrire 
se sera suffisamment accru. 



I. - TESSÈRES DE BRONZE CONTREMARQUÉES. 

I. — Sans legende. Victoire ailée marchant à gauche, 
tenant une couronne dans la main droite, une 
palme dans la gauche. 

^ — Sans legende. Vexillum à bannière flottante; 
dans le champ, à droite, une contremarque OT. 

Diamètre, 17 millim. Ancienne collection Dancoisne; 
easuite collection Henri Hoffmann, à Paris (3). 

Cette empreinte, qu'on remarquera sans doute ici pour 
la première fois sur une tessere, était probablement destinée 
à donner à la pièce un nouvel emploi. 

Dancoisne, Description de soixante et onze tessères de 



au Musée Kircher du Collège Romain et, plus tard, fut transportée au 
Musée National Romain dans les Thernies de Dioclétien où elle est 
actuellement conservée. Quant à la collection, formée à Rome par l'a- 
vocat Lovatti et destinée par ses propriétaires actuels à passer vrai- 
semblablement sous peu en d'autres mains, je lui conserverai, pour 
éviter toute confusion dans mes renvois aux notices de Garrucci, le 
nom sous lequel celui-ci l'a fait connaitre. 

(3) Dancoisne, ancien notaire à Hénin-Liétard, est mort le 19 
septembre 1892; l'antiquaire-expert Hoffmann est mort le 30 avrii 1897; 
ses collections d'antiquités et de médailles seront vendues dans le 
courant de l'année. 



CONTREMARQUES SUR DES TESSÈRES ROMAINES, ETC. 23 

bronze, p. 9, tirage à part de V Annuaire de la Société fran^aise 
de Numismatique, VII, 1883, p. 78, pi. Ili, fig. 56. 

Aug. de Belfort, Essai de classification des tessères 
romaines en bronze [ibid. XVI, 1892, p. 238, pi. Vili, f. 7); 
l'auteur décrit deux exemplaires, l'un de sa coUection, l'autre 
du Musée de Berlin, avec la méme contremarque, " O (peut- 
ètre D) et T; une troisième lettre effacée était entre les deux 
restées visibles. Sur ces deux exemplaires, la contremarque 
profondément incrustée dans le flan a fait disparaitre en 
partie les ailes de la Victoire placée à l'avers. „ 

Le dessin de l'exemplaire de Berlin publié par M. de 
Belfort parait identique à celui qu'avait fait graver Dan- 
coisne; il semole donc que la pièce de Dancoisne est passée 
au Musée de Berlin. 

Le dessin publié par Dancoisne montre que la contre- 
marque est mal venue ou partiellement oblitérée, en sorte 
que l'on ne peut avoir une entière confiance dans son déchif- 
frement, surtout après l'avoir compare à celui de deux autres 
exemplaires semblables décrits aux n.°^ 2 et 3, ci-dessous. 

2 et 3. — Mèmes types que sur le précédent. 

Ces deux pièces sont au Cabinet de France, n.°^ 17062 
et 17063 des petits-bronzes. Diamètre, 18 millimètres. Cohen, 
Descr. des monn. inip. VIIP, 1892, p. 271, n. 47, décrit seule- 
ment les types, sans mentionner les contremarques, suivant 
son habitude; elles sont donc, je crois, restées inédites; en 
voici la description: 




Au revers, une contremarque carrée répétée de chaque 
coté de Tétendart, presque parallèlement à la hampe; à gauche, 
on lit de haut en bas NO, et, à droite, mais de bas en haut, 



pareillement NO. En sens inverse, on aurait la lecture | ON 
qui répondrait à un nom d'homme tei que Oniesimi) assez 
fréquent pour étre reconnu à ses seules initiales. Cette doublé 



I 



24 



ROBERT MOWAT 



contremarque est placée de fa9on présque identique sur les 
deux exemplaires du Cabinet de France. Il est maintenant 
aisé de reconnaitre que celui de Dancoisne était défectueux 
et que la mème contremarque NO, et non OT comme il 
croyait lire, devait s'y trouver répétée en mème place que 
sur ceux du Cabinet de France. Que signifie cette abréviation? 
peut-ètre noivó) ou no{vata) s. e. tessera, ce qui confirmerait 
singulièrement l'interprétation de Dancoisne touchant l'emploi 
renouvelé de la tessere; il est surprenant que cette idée ne 
l'ait pas conduit à rectifier son déchiffrement. Peut-ètre 
cependant faut-il songer à no{tatà) pour signifier que la tessere 
avait regu une marque de contròie, nota. 

Quant à la tessere ellemème, abstraction faite de la 
contremarque, on ignore à quoi elle était destinée; son 
explication éventuelle, quelle qu'elle soit, devra tenir compte 
de deux autres tessères portant le mème type de l'étendart, 
et sur la face opposée, au lieu de la Victoire, la figure de 
Mars Gradivus à droite, ou celle de Minerve à gauche, 
casquée et armée de la lance, (Cohen, ibid. n.^ 46 et 49). 
Les tessères a Pétendart forment donc un groupe inséparable 
à mettre en rapport avec un denier et avec un quinaire d'or 
d'Auguste sur lesquels on voit une Victoire de face, debout 
sur un globe, tenant dans la main droite une couronne et 
portant sur Tépaule gauche un étendart flottante (Cohen, I,^ 
1880, p. 80, n. 113, et p. 107, n. 330). Ces tessères sont donc 
de la mème epoque, ce dont on se doutait déjà d'après le 
style de leur travail et de leur fabrication. 




— Sans legende. Au milieu du champ, le mono- 
gramme "R, de grandes diinensions, entourè d'un 
cercle de grènetis et surmonté d'une contre- 
marque quadrangulaire appliquée le long des 
bras du T; elle contient les lettres T et R réunies 



CONTREMARQUES SUR DES TESSERES ROMAINES, ETC. 25 

à mi-hauteur par un trait horizontal qui donne 
l'aspect d'un H intermédiaire en ligature, T-R. 

Ce n'est, sans doute, qu'un trait accidentel comme celui 
qui semble transformer en H les caractères numéraux II sur 
une tessere de Julie publiée en photogravure par M. de 
Belfort, Annuaire de la Société frangaise de numismaiique, 
XIII, 1889, pi. Ili, f. 7. 

9* — Sans legende. Au milieu du champ un grand D. 

Diamètre, 19 millimètres. Ancienne collection Visconti. 

A. Engel, Notes sur quelques contremar ques antiques, 
dans la Revue numismatique^ V, 1887, p. 397, pi. XI, f. 59. 
Malgré le trait de ligature, l'auteur croit que la contremarque 
reproduit simplement les deux lettres T, R formant le type 
monogrammatique au centre du champ, en sorte que la 
contremarque ne serait que la répétition de ce type. 

On connait plusieurs exemplaires de cette tessere, mais 
non contremarqués; j'en donne la référence dans le para- 
graphe suivant. 

Cherchons à pénétrer le sens du monogramme IT et, 
par suite, celui de la contremarque en mémes lettres déta- 
chées, TR. Tout d'abord je remarque que cette tessere fait 
partie d'une sèrie de pièces caractérisées par le méme mo- 
nogramme sur une face, et différenciées en commun entre 
elles par une lettre seule sur la face opposée. Voici celles 
qui se sont rencontrées jusqu'à présent: 

1° n; ^'- C. Dancoisne, f. 66: inconnu à Cohen. 

2" ni ^'' D» Cab. de France, n. 17095, non décrit par Cohen; 
Dancoisne, f. 67; British Museum; Wiczay, 
Mus. Hederv. II, p. 414, pi. XI, f. 12. Coli. 
Gnecchi à Milan. 

3" Ri ¥: G» Cab. de France, n.^ 17093, 17094, Cohen, VIIP, 
1892, p. 272, n, 60; British Museum; Cab. de 
Copenhague, Ramus, Catalogus numorum musei 
regis Daniae, III, p. 382, n. 4; Wiczay, Mus. 
Hederv. II, p. 414, pi. XI, f. 14. 



26 ROBERT MOWAT 



Or on peut former une sèrie parallèle caractérisée par et 
monogramme V sur une face, et par une lettre de l'alphabel 
sur la face opposée : 

IL; ^' M» ma collection. Cohen, /. e, p. 273, n. 61, avec la 
faute typographique VII, au lieu de V. 

V-; P: N. Dancoisne, fig. 70; Copenhague, Ramus, III, 
p. 382, n. 6; Wiczay, Mas. Hed. II, p. 414, n. 56, 
pi. XI, f. 11; Brit. Mus. Cohen, /. e, p. 273, n. 62. 

\L; 9*: P) Dancoisne, fig. 71; inconnu à Cohen, 

Le parallèle entre les deux séries peut méme ètre poussé 
plus loin encore: en regard d'une tessere R ^ lisse, Dan- 
coisne, fig. 69, inconnue à Cohen, vient se piacer celle-ci, V 
^ lisse^ ma collection; inconnue à Cohen. 

Ainsi rapprochées, les deux séries s'éclairent récipro- 
quement; les monograinmes V, R ne sont évidemment autre 
chose que les abréviations des noms de l'empereur Trajan, 
Ulipius) Tr{ajanus). 

C'est ainsi que l'abréviation AVG* pour Atig{tistus) se 
voit au centre du revers d'une tessere portant au droit l'effigie 
de l'empereur, (A. de Belfort, Ann. de la soc. fr. de num. 
XIII, 1889, p. 83, pi. Ili, f. 4 et 5). 

On remarquera que les lettres C, D, G, de l'une des 
séries, appartiennent à la première moitié de l'alphabet, 
tandis que les lettres M, N, P, de l'autre sèrie, appartiennent 
à la deuxième moitié de l'alphabet. 

Il serait oiseux de supposer que ces tessères ont servi 
à quelque jeu latronculaire, l'un des joueurs ayant en mains 
la sèrie R, l'autre la sèrie V ; en effet, des pièces de jeu 
n'ont jamais besoin d'étre contròlèes ou remises en service 
comme des monnaies dèmonètisèes. Force est donc de 
conclure que ces tessères confèraient à leurs porteurs un 
droit d'admission dans quelque lieu ou dans quelque ètablis- 
sement réservé à un public limite ; la prèsence de la contre- 
marque tend en outre à prouver que ce droit était temporaire, 
puisqu'elle ne pouvait avoir d'autre effet que de le périmer 
ou de le valider à nouveau. 

Les monogrammes R, V paraissent donc indiquer des 



CONTREMARQUES SUR DES TESSÈRES ROMAINES, ETC. 



27 



édifìces portant les noms de l'empereur Trajan, par exemple 
les Thermae Trajanae, la Basilica Ulpia, ou les deux ailes 
de la Bibliotheca Ulpia respectivement affectèes aux livres 
latins et aux livres grecs; dans cette hypothèse, les lettres 
alphabétiques inscrites au revers correspondraient à telle ou 
telle galene, à telle ou telle salle de l'édifice. L'autorisation 
de fréquenter ces établissements entrait dans les attributions 
des édiles, peut-étre méme du Praefedus Urbis. 

Si toutefois on hésitait à tenir pour parasite le trait de 
ligature de la contremarque, il resterait la ressource d'inter- 
préter les lettres T H R comme les initiales d'un nom propre 
tei que Thrasea, Thraso, Threptianus, ou du mot threx, 
servant d'annonce au spectacle d'un combat de gladiateurs 
thraces. Mais alors ce serait remettre en question toutes les 
conclusions précédentes sur les monogrammes et les lettres 
qui remplissent la fonction de types au droit et au revers 
et qui n'ont certainement aucun rapport avec les spectacles 
du cirque et de l'amphithéàtre. 




5. - IMP CAES NERVÀ TRAIAN AVG GER DAC. Buste 
laure et drapé de Trajan, à droite. Sur le cou, 
une contremarque quadrangulaire dans laquelle 

ou lit de bas en haut J 

9/ - METALLI VLPIANI. L'Equité debout à gauche 
tenant une balance et une come d'abondance. 

Diamètre, 19 mill. Ancienne collection Welzl von Wel- 
lenheim; aujourd'hui au Musée imperiai de Vienne. 

R. Mowat, Eclaircissements sur les monnaies des mines, 
dans la Revue numismatiqtte, XII, 1894, p. 392, pi. XI, f. 3. 

Je n'enrégistre ici ce petit -bronze qu'en raison de 
l'absence des sigles S C qui le fait classer parmi les tessères 
par quelques personnes; j'ai cependant publié, loc. cit., p. 381, 



28 ROBERT MOWAT 



deux variétés avec la legende de téte IMP CAES TRAIAN 
OPT AVG- GER DAC-PART et, au revers, les sigles S C qui 
prouvent qu'on a affaire à une veritable monnaie. Dès lors 
les lettres contremarquées, CH, ne peuvent guère étre autre 
chose que les initiales du nom de la ville qui a autorisé la 
circulation de cette pièce sur son territoire; cette ville, 
nécessairement voisine du metallum Ulpianum dont l'atelier 
monétaire était à Viminacium, {loc. cit., p. 410) doit étre 
cherchée en dehors de la province, Moesie Supérieure, pour 
laquelle elle avait été frappée; celle qui satisfait le mieux à 
cette condition est Chalcis de Macédoine. La contremarque 
CH semble donc démontrer la nécessité oii l'on s'est trouvé 
d'elargir la circulation de la monnaie minière, tout au moins 
dans les provinces limitrophes. Peut-étre est-ce pour régula- 
riser cette situation que l'on a introduit dans quelques 
émissions les sigles SC qui auraient été destinées à leur 
assurer partout le cours legai sur le mème pied que la 
monnaie urbaine acceptée dans toute l'étendue de l'empire. 
Telle est l'explication habituellement donnée pour justifier 
la présence de ces sigles sur le numéraire colonial de cuivre 
d'Antioche et de quelques villes de Judée ressortissant au 
gouvernement de la Syrie. Le signe sénatorial sur une 
monnaie de colonie ou de district dispensait donc les villes 
voisines de la surfrapper d'une contremarque lui donnant 
cours sur leur territoire. 

Puisque je suis amene à revenir ici sur un sujet que 
j'ai eu à traiter autrefois, j'avoue n'avoir pas songé alors à 
assimiler, sous le rapport des sigles sénatoriales, la monnaie 
minière à celle d'Antioche; c'est une idée ingénieuse que 
M. Seltmann vient d'exposer dans l'article (4) qu'il a consacré 
à l'analyse de mon mémoire et qui mérite d'étre prise en 
considération. 



(4) Zeitschrift fùr Numismatik, Berlin, XX, 1897, p. 244 ; cet article 
a été écrit à l''occasion d'un petit-bronze inédit, d'un intérét excep- 
tionnel , nous apprenant que le monnayage minier , sur lequel on 
n'avait jusqu'à présent rencontré que les effigies de Trajan et d'Ha- 
drien, s'est prolongé jusques sous le règne d'Antonin : antoninvs 
AVGvsTvs, sa téte lauree à droite. I^. dardanici, Figure féminine debout 
à gauche, tenant un rameau dans la main droite, {Ibid. pi. Vili, f. 3). 



CONTREMARQUES SUR DES TESSÈRES ROMAINES, ETC. 



29 



II. - TESSÈRES DE PLOMB CONTREMARQUÉES. 




6. — p^ en deux lìgnes dans le champ. 

9^ — Sans legende. Deux spectateurs assis sur les 
gradins d'un théàtre et applaudissants, à droite. 
A l'exergue, en contremarque, une feuille de 
tréfle formée par l'intersection de trois cercles 
égaux, eh. 

Coli. Altieri. Garrucci, / piombi antichi, p. 66; Piombi 
scritti, \>. 103. Ett. de Ruggiero, Catalogo del museo Kirche- 
riano, p. 193, n. 1297. Le dessin ci-joint a été exécuté sur 
un moulage que je dois à l'obligeance de M. le professeur 
Dante Vaglieri. 

Cet intéressant petit tableau nous renseigne de la ma- 
nière la plus expressive sur la destination de la tessere; il 
est fidèlement reproduit sur, d'autres spécimens avec des 
légendes variées et souvent avec la figure d'un gladiateur 
au revers, voir Ficoroni, pi. XXVI, f. 2, et XXX, f. 2; 
Garrucci, / piombi antichi, pi. II, f. 14. 



7. — Petit édifice; dans le champ, à gauche A, à 
droite T; en exergue D. 

^ — IO à rintérieur d'une couronne. En contre- 
marque, LRH. 

Coli. Saulini; Garrucci, Piombi scritti, p. 104. Sur un 
exemplaire de la coli. Lovatti et sur celui de Ficoroni, pi. XIII, 
4, les lettres à l'intérieur de la couronne sont oblitérées. 



30 



ROBERT MOWAT 



8. — Sans legende. Abeille. A gauche, contremarque 

quadrangulaire se lisant de bas en haut < , 

Car{ini) ? 
9* — Sans legende. Guépe. 

Coli. Lovatti; ma copie sur l'originai. Garrucci, Piombi 
scritti, p. io6. 

9. — Sans legende. Figure féminine tenant une come 

d'abondance (?). En contremarque, ERO. 
^ — Sans legende. Figure vétue de la stola, tenant 
un are (?). 

Coli. Lovatti. Garrucci, Piombi scritti, p. j.15. 

10. — Sans legende. Corbeau au dessus d'un sanglier. 

En contremarque, EV. 
9^ — Sans legende. Amour. 

Coli. W. Helbig; Garrucci, Piombi scritti, p. 115, 



II. — "Iffcctn? ^^^ ^" monogramme) en deux lignes 
remplissant le champ. Dans la partie supérieure, 
une contremarque quadrangulaire, ÀFI, ou AFR, 
ou AFRI? 

L'incertitude provieni des variations dans le texte de 
l'éditeur (Garrucci) en désaccord aussi avec son dessinateur. 
Il développe la legende ainsi: Imp{eratori) Aug{usto) Vesp. 
[asiano), fieliciier). 

^ — lyi ^F en deux lignes, Sac{rà) Ma{ià), /{eliciter). 
Garrucci songe aux fètes de Jupiter Maius. 



CONTREMARQUES SUR DES TESSÈRES ROMAINES, ETC. 3I 



Coli. Altieri; Garrucci, / piombi antichi, p. 45, avec AFI 
en deux passages; pi. II, f. 3, le dessin mentre nettement 
AFRI; Piombi scritti, p. 120, avec AFR. " Le contromarche 
ne' piombi dimostrano che si usaron talora le due le tre volte, 
senza che si rinnovassero per intero, in occasione di feste 
diverse. In questa leggesi AFI. „ r 



12. — n^S en deux lignes. Dans la partie supérieure 

du champ, la contremarque quadrangulaire jONl 
qui parait semblable à celles des tessères de 
bronze citées ci-dessus, (2 et 3), avec la méme 
signification. 

^ — ^5'!- en deux lignes. C'est la méme inscription 

qu'au numero précédent. 

Ficoroni, / piombi antichi, p. 148, pi. XXVIII, 12; sur 
un coté, il lit péle-méle ON...AC...N, sans distinguer la contre- 
marque; sur l'autre coté, SAC MAH. Il suffit de comparer son 
dessin avec celui de Garrucci précité pour reconnaitre que 
l'on a affaire à deux exemplaires pareils, au droit et au revers, 
sauf la différence des contremarques. 

13. — Sans legende. Colimagon sortant la téte hors 

de sa coquille, à gauche. Au dessus, contre- 



marque rectangulaire, | l IV IR 
1^ — Sans legende. Éléphant marchant à droite. 

Coli. Lovatti; ma copie sur l'originai. Garrucci, Piombi 
scritti, p. 124, avec la lecture erronee L IV R; je lis sans 
hésiter L{ucii) Iul{ii) Ir{enaei), c'est-à-dire (marque) de L. 
Julius Irenaeus. C'est donc un visa de contròie. 

14. ~ Sans legende. Victoire ailée debout à droite, 
écrivant sur un boucher qu'elle supporte sur le 



32 



ROBERT MOWAT 



genou gauche. Derrière elle, contremarque qua- 



drangulaire se lisant de bas en haut 



(AV en 



monogr.). 
9-' — Sans legende. Au centre du champ, un palmier; 

à gauche, les lettres ^ superposées en oblique. 

Coli. Lovatti; ma copie sur l'originai. Inconnu à Garrucci. 

En développant les ligatures de la contremarque, on 
peut lire M{arct) An{relii) L{ongi?), ou tei autre cognomen 
commengant par un L; ce sont les noms du contròleur ou du 
fonctionnaire ayant qualité pour maintenir à la tessere sa 
validité. 




15. — Sans legende. Tète ailée de la Gorgone avec 
des serpents dans les cheveux. Dans le champ, 
un triple ou quadruple poingonnage: à gauche, 
un I vertical contremarque dont le bas est re- 
couvert par une contremarque quadrangulaire 

se lisant de haut en bas, m ; à droite, un C, 



ou G- vertical qui semble avoir été contremarque 
en méme temps que le I, et, au dessous, répéti- 
tion de la contremarque quadrangulaire se lisant 

obliquement de haut en bas, m 

^ — Sans legende. Boeuf, à droite. 

Coli. Altieri et Mus. Kircher; Garrucci, / piombi antichi, 
p. 50, pi. Ili, f. 6; Piombi scritti, p. 128. " Questo piombo 
ben raro è prezioso anche perchè con le molteplici con- 
tromarche ne avvisa delle distribuzioni diverse in cui fu 
adoperato. „ 



CONTREMARQUES SUR DES TESSERES ROMAINES, ETC. 



33 



i6. — Sans legende. Figure féminine tenant une pa- 
tere dans la main droite, et un vase dans la 
gauche; dans le champ, les deux contremarques 



SEM et MIS . 



^ 



■ Sans legende. Vache en station. Deux contre- 
marques pareilles aux précédentes. 

Coli. Capranesi. Garrucci, Piombi scritti, p. 129; F. Ca- 
pranesi, Monete etr. ital. e gr. dans Annali deir Istituto di 
corrispondenza archeologica, XII, 1840, p. 212, not. i, " non 
sarà improbabile che ancora essi avessero il loro corso e 
valore in qualche circostanza che ignoriamo. „ 

17. — PNC en ligne diametrale au miheu du champ; 
la lettre mediane est partiellement oblitérée par 
le contre-coup de la contremarque du revers. 
— Sans legende. Hippopotame à droite, poingonné, 
sur le dos, d'une contremarque circulaire conte- 
nant une téte radice d'Apollon solaire à droite. 

Coli. Lovatti; ma copie sur l'originai. Garrucci, Piombi 
scritti, p. 135. 



^ 




j^ bis _ PQ.5 gj^ ligne diametrale au miheu du champ; 
la lettre mediane est partiellement oblitérée par 
le contre-coup de la contremarque du revers. 

9* — Sans legende. Taureau à droite poingonné, sur 
le dos, d'une contremarque circulaire contenant 
le croissant lunaire, symbole de Diane. 

Anc, coli. Kircher au Musée national de Rome (Thermes 
de Dioclétien); le dessin ci-joint est exécuté sur le moulage 
dont je suis redevable à M. le professeur Dante Vaglieri. 

Ettore de Ruggiero, Catalogo del Museo Kircheriano, 
p. 203, n. 163 T. 



34 



ROBERT MOWAT 



A mettre en rapport avec la tessere précédente et avec 
la suivante. 

17/^'' — Sans legende. Rhinocéros à droite et contre- 
marque signalée sans description dans le cata- 
logue cité ci-dessous. 

Elle doit effectivement étre très peu apparente sur 
l'originai, car elle n'a laissè aucune trace sur le moulage 
que M. de Ruggiero a bien voulu m'en faire parvenir. 

P — Sans legende. Taureau à droite. 

Anc. coli. Kircher au Musée national de Rome. 

Ettore de Ruggiero, Cat. del Museo Kirch., p. 201, n. 1542. 

Les tessères 17, 17*"'^ et 17'^'" appartiennent manifeste- 
ment par leurs types et par leurs légendes à une mème 
famille; j'y rattache une autre tessere que je ne numérote 
pas dans ma liste parce qu'elle n'est pas contremarquée: 

* — PCT en ligne diametrale au milieu du champ. 
P — Sans legende. Boeuf levant le pied, à droite. 

Coli. Lovatti; Garrucci, Piombi scritti, p. 133. 

J'appelle particulièrement l'attention sur les tessères 17 
et 17*"^ qui sont en quelque sorte géminées par le choix des 
attributs contremarqués d'Apollon et de Diane. C'est la 
première fois que l'on constate un lien systématique entre 
des contremarqués de tessères elles mémes systématiquement 
variées quant à leurs types de quadrupèdes, hippopotame, 
rhinocéros, taureau, et quant aux sigles de leurs légendes 
formant visiblement une sèrie: PCT, PG-S, PNC- 



18. — Sans legende. Bestiaire arme d'un javelot et 
combattant un lion, à droite. En exergue, la 



contremarque SOT€P. 



CONTREMARQUES SUR DES TESSÈRES ROMAINES, ETC. 35 

9^ — Sans legende. Bestiaire arme d'un javelot et 
attaquant un sanglier, à gauche. 

Coli. Altieri; Garrucci, I piombi antichi, p. 94, pi. II, f. 13 ; 
Piombi scritti, p. 140. 

Soter, nom d'homme; la dernière lettre est un R qui a 
perdu sa queue. 




19. — TIC en exergue, LÀNERO/// en legende circulaire; 
après NERO il y a place pour une ou deux lettres 
dont on apergoit des traces. Deux bustes jeunes/ 
imberbes, drapés et laurés (?), à droite. 

1;^^ — Sans legende. Buste d'homme imberbe, à 
gauche. De chaque coté en contremarque les 
lettres Q se lisant de haut en bas. D'après le 
dessin de Garrucci, elles paraissent incuses et 
dépourvues d'encadrement, comme si elles avaient 
été frappées séparément par des poingons taillés 
à la manière de nos caractères modernes 
d' imprimerie. 

Coli. Altieri; Garrucci, / piombi antichi, p. 48, pi. Ili, 
f. I ; Piombi scritti, p. 144. Ett. de Ruggiero, Catalogo del 
museo Kircheriano^ p. t86, n. 1106. J'en ai regu le moulage. 

Garrucci suppose que les bustes conjugués sont ceux de 
Néron et de Poppée; mais la legende qui les entoure ne se 
prète pas à cette attribution. Trois princes seulement ont 
porte les noms Tiberius Claudius Nero dans des conditions 
particulières qu'il est nécessaire de rappeler pour la déter- 
mination de ces portraits. 

i.° L'empereur Tibère les portait avant son adoption 
par Auguste le 27 juin de l'an 4, ère chrétienne, qui le fit 
passer de la gens Claudia dans la Julia : dès lors il s'appela 



36 



ROBERT MOWAT 



légalement Tiberius Julius Caesar avec addition du surnom 
Augustus quand il devint empereur; c'est ainsi qu'il est 
nommé sur une table de bronze déposée au Musée Capitolili 
{Corp. inscr. lat. VI, 930) ; sur les monnaies, le gentilice Julius 
est toujours absent. 

2.° L'empereur Claude I s'appelait Tiberius Claudius 
Nero Germanicus : sur aucune de ses monnaies on ne lit le 
nom Nero qui lui est donne seulement par quelques inscrip- 
tions (Orelli-Henzen, 641, 716, 5399, etc). 

3.'' L'empereur Néron s'appela Lucius Domitius Aheno- 
barbus jusqu'à l'àge de onze ans, quand son adoption par 
Claude I, le i^"" mars de l'an 50, ère chrétienne, le fit passer 
de la gens Domitia dans la Claudia: à ce moment il prit les 
noms de son pére adoptif Tiberius Claudius Nero Caesar que 
lui donne une inscription d'Herculanum, (Orelli-Henzen, 5405); 
mais presque immédiatement ensuite il quitta le prénom 
Tiberius à la place duquel il fit passer son propre surnom 
Nero, probablement pour ne pas porter en commun le prénom 
Tiberius avec son frère adoptif Tiberius Claudius Britannicus. 




20. — Sans legende. Buste barbu, à droite. 

P — Sans legende. Type oblitéré. Dans le champ, 
vers le centre, une contremarque quadrangulaire 
renfermant une lettre qui ressemble à notre y 
grec cursif, |y|; c'est probablement la lettre X à 
laquelle manque son pied droit. 

Ficoroni, p. 148, pi. XXVIII, f. 11. 

21. — SATVR. Tète voilée de Saturne à droite. 

9 — 'O entre deux palmes, dans une couronne; 
grande contremarque quadrangulaire, l-VE. 

Coli. Trau, à Vienne; diamètre, 22 millimètres. 



CONTREMARQUES SUR DES TESSÈRES ROMAINES, ETC. 37 



Jos. Scholz, Rómische Bleitesserae, dans la Numismatische 
Zeitschrift, XXV, 1893, p. 24, pi. Il, f. roo. 

22. — Sans legende. Victoire à gauche. En contre- 

marque, une figure assise. 
?( - VI ou N. 

Coli, Trau; diamètre, 16 millimètres. 

Jos. Scholz, Rómische Bleitesserae, n. 346, ibid.^ p. 38. 

23. — Sans legende. Navire. En contremarque, un 

hexagone et en dessous un carré. 
^ — Sans legende. Victoire à gauche. 

Coli. Trau; diamètre, 16 millimètres. 

Jos. Scholz, Rómische Bleitesserae, n. 592, ibid.^ p. 52. 

24. — Sans legende. Hippopotame à droite. 

\j, — Sans legende. Crocodile sur une palme. En 
contremarque, un hippocampe. 

Coli. Trau; diamètre, 20 millimètres. 

Jos. Scholz, Rómische Bleitesserae, n. 887, ibid., p. 67. 

25. — H=; -en contremarque, SFP. 
P — néant. 

Coli. Trau; diamètre, 12 millimètres. 

Jos. Scholz, Rómische Bleitesserae, n. 1479, ibid., p. 97. 

26. — lE; en contremarque, un Faune sautant. 
^ - LIC • 

Musée imperiai de Vienne; diamètre, 17 millimètres. 
Jos. Scholz, Rómische Bleitesserae, n. 1488, ibid., p. 97. 

27. — En contremarque, VF. 
W - UNE. 

Coli, Scholz, à Vienne; diamètre, 18 millimètres. 

Jos. Scholz, Rómische Bleitesserae, n. 1833, ibid., p. 115. 



38 



ROBERT MOWAT 



28. — VIR; Personnage debout. 

P — Contremarque; non décrite par l'éditeur. 

Diamètre, 18 millimètres. 

Jos. Scholz, Rómische Bleiiesserae, n. 1844, ibid., p. 116; 
avec renvoi à Ficoroni, sans indication précise permettant 
de faire la vérification. 

29. — Sans legende. Sept feuilles. 

^ — En contremarque, palme entourée d'une demi- 
lune. 

Coli. Trau; diamètre, 14 millimètres. 

Jos. Trau. Rómische Bleiiesserae^ n. 1878, ibid., p. 118. 

On remarquera l'abondance des tessères de plomb 
contremarquées dans la collection de M. Trau et le service 
que M. le D.*" Scholz a rendu en les faisant connaitre. 

30. — LLV, en ligne diametrale, et au dessous, en 

contremarque, un fer de cheval imprimé en 
creux, U, que Garrucci a pris pour un collier, 
monile. 
ij* — Sans legende. Femme debout à gauche, tenant 
une come d'abondance dans le bras gauche et 
cueillant un rameau à un palmier. 

Coli. Lovatti: Garrucci, Piombi scritti, p. 125. 

La représentation du fer de cheval est très intéressante 
en raison de son extréme rareté; en voici un autre exemple, 
aussi en contremarque, sur un moyen-bronze de ma collection. 

C • CASSIVS CELER III VIR • A • A • F • F: au centre, S • C 

? - AVGVSTVS I TRIBVNIC I POTEST dans une couronne 

de laurier, le tout très fruste. Presque tangen- 

tiellement au bord, une grande contremarque en 

fer de cheval contenant le mot PVBLI. 

Largeur, 9 millimètres, hauteur, 8 mill. 



CONTREMARQUES SUR DES TESSÈRES ROMAINES, ETC. 39 



Réserves faites pour la monnaie de la mine 
Ulpienne décrite ci-dessus sous le n. 5, voilà une 
liste d'une trentaine de pièces en bronze ou en plomb 
appartenant à une catégorie dont la destination et 
l'usage sont implicitement désignés par le fait seul 
des contremarques qu'elles portent: avant la lettre, 
ce sont des tessères d'admission; par le poingonnage, 
elles deviennent tessères de réadmission. La contre- 
marque tesserale qui n'est, en general, qu'un nom 
de particulier en sigles ou en abréviation, est néces- 
sairement distincte de la contremarque monétaire 
adaptée à d'autres fins et émanée de l'autorité pu- 
blique, souvent sous la forme du nom de Tempereur. 
L'étude des contremarques est donc très importante 
pour l'intelligence des tessères elles-mémes, tandis 
qu'elle n'est pas nécessaire pour nous renseigner sur 
le ròle de la monnaie en son sens intrinsèque. C'est 
déjà un résultat qui n'est pas indifférent d'empécher 
la confusion entre les tessères d'admission et les 
tessères latronculaires caractérisées sur l'une des 
faces par un chiffre en grandes lettres numérales, 
et accessoirement ornées, sur l'autre face, d'une ef- 
figie imperiale ou de quelque sujet mythologique, 
scénique, voire méme érotique, dont on a prétendu, 
par un raffinement abusif, faire une classe speciale 
sous le nom de spintriennes. 

Ce sont simplement des variétés fantaisistes de 
la catégorie des tessères numérales (5) employées à 
des jeux aléatoires et point n'est besoin d'évoquer 
le souvenir du séjour de Tibère à Caprée, ni de 
chercher à les expliquer comme des billets d'entrée 



(5) R. MowAT, dans Bulletin de la Société des Antiquaires de France, 
1895, p. 244. 

Ch. HuELSEN, Miscellanea epigrafica, XXI, Tessere lusorie dans le 
Bull, dell'imp. Istituto archeologico germanico, XI, 1896, p, 297, n. 2 et 
p. 249, n. 1. 



40 



ROBERT MOWAT 



à des spectacles de débauché clandestine (6); les 
esprits réfléchis laisseront ces élucubratiòns aux gens 
d'imagination échauffée. Quoique je n'aie été amene 
à en parler ici qu'incidemment, je profite de cette 
circonstance pour indiquer dans quel sens doit étre 
réformée sur ce point, parmi tant d'autres, la doctrine 
confuse des tessères en general, arbitrairement ré- 
parties par Cohen en six divisions. 

Les petits tableaux licencieux figurés sur cer- 
taines tessères manquent rarement d'inspirer soit de 
vulgaires quolibets aux simples amateurs, soit des 
scrupules déplacés aux rigoristes qui rougiraient de 
les avoir dans leurs collections. Ils ne doivent 
cependant pas en empécher Tétude sérieuse et im- 
partiale, car on va voir qu'ils se prétent à une 
explication qui les réhabilite scientifiquement au mème 
titre que les types non moins scabreux des monnaies 
de Lampsaque, de Lete, d'Orestae, de Thasos, 
lesquelles n'ont encouru aucune excommunication. 
Il n'est pas difficile, en effet, de deviner que Tacte 
vénérien, Veneris res, qui y est crùment représenté, 
fait une allusion peu déguisée au coup de dés réputé 
le plus heureux, — tous les points différents, — celui 
que les Romains appelaient jadus venereus, et les 
Grecs 'A(ppoStTYi, C'est donc sous une forme librement 
imagée le souhait de bonne chance au jeu, à peu 
près comme le mot FBLUaìer) inscrit sous l'effigie 
d'Auguste sur d'autres tessères numérales. On ne 
doit point s'étonner de voir ce petit matériel de jeu 
orné de sujets qui ont trait allégoriquement à sa 
destination et à son emploi; suivant toutes probabi- 



(6) H. Cohen, Descr. des monn. imp. I2, 1880, p. XXIV, et p. 189; 
" elles seront décrites à la fin de l'ouvrage avec les contornia'es „; 
Cf. VIII2, 1892, p. 242. On les chercherait en vaia à la place indiquée, 
l'éditeur ne s'étant pas cru obligé de tenir la promesse de l'auteur. 



CONTREMARQUES SUR DES TESSÈRES ROMAINES, ETC. 4I 



litès, on parviendra à expliquer d'autres types quand 
Olì saura les mettre en rapport avec la nomenclature 
des coups de dés ou avec quelques particularités 
des jeux de hasard. Ajoutez que la locution jactiis 
venereus, tout comme sa traduction coup de Vénus, 
constitue par elle-méme un jeu de mots quand on 
l'applique au jet des dés avec un sous-entendu phy- 
siologique. En réalité il n'y a là qu'une plaisanterie 
très égrillarde, mais à proprement parler sans aucune 
destination immorale en pratique. Si je me permettais 
une comparaison avec nos usages populaires, je 
produirais en témoignage les lazzi qui, dans les 
cabarets de village et les chambrées de caserne, 
accompagnent l'appel de certains numéros à l'honnète 
jeu de loto, lequel, soit dit en passant, a dù étre 
pratique par les anciens, en raison de son extrème 
simplicité, bien qu'on n'en ait aucun indice. Voici 
enfin un argument péremptoire à l'appui des consi- 
dérations que je viens de prèsenter: il m'est fourni 
par une variété de tessere au type licencieux ordi- 
naire, dont le coté oppose porte, au milieu d'une 
couronne de laurier, Tinscription AVO au lieu d'un 
chiffre en lettres numérales. Or le seul fait de la 
présence du nom de l'empereur Auguste suffit pour 
nous assurer que cet objet n'a jamais pu étre destine 
à un usage immoral, pas plus que le denier frappé 
à l'effigie du méme personnage, avec son nom au 
revers, IMP CAESAR, accompagnant la représentation 
d'un Terme ithyphallique laure dans lequel Cohen 
a cru reconnaìtre les traits du prince lui-méme. 
(Cohen, 1,^ 1880, p. 80, n. 4, vignette). 

Je pense avoir montré que cette question spe- 
ciale peut étre franchement abordée sans prévention 
d'aucune sorte tout en restant traitée avec la discrétion 
désirable. 

Pour rentrer dans le fond de mon sujet, je 



42 



ROBERT MOWAT 



conclus que l'étude des contremarques sur tessères 
aura pour premier effet de nous éclairer sur le ròle 
et la destination de ces dernières; on entrevoit aussi, 
que, subsidiairement, elle rendra plus nettes nos 
notions sur plusieurs catégories de contremarques 
monétaires. 

Paris, s novembre iS^j. 



Robert Mowat. 



PS. Au moment de corriger les épreuves du présent travail, je 
regois le 4' fascicule de la Revue numismatique, tome I (4*^ sèrie), 1897, 
qui vient de paraìtre et qui contient le commencement d'un important 
mémoire de M. Rostovtsew, " Etude sur les plombs antiques. „ J'ai 
plaisir à le signaler à mes lecteurs, en exprimant l'espoir que l'auteur 
sera amene à trailer à son tour et à son point de vue quelques uns 
des points dont je me suis occupé. 



APPUNTI 

DI 

NUMISMATICA ROMANA 



XLV. 



CONTRIBUZIONI AL CORPUS NUMORUM. 

Collezione già William Boyne a Firenze ora F. Gnecchi a Milano 
(V. Appunti VII, XI, XVI, XVIII,. XXI, XXX e XXXVIII). 



Il mio egregio amico ed illustre Presidente Conte 
Papadopoli mi va ripetendo che io sono fortunato 
perchè sovente mi capita di trovare ancora roba 
nuova in una serie tanto studiata e ormai tanto co- 
nosciuta come la romana. Credo che in fondo abbia 
ragione; ma non l'ebbe mai così completamente come 
nel caso attuale, in cui V acquisto di una porzione 
della collezione Boyne di Firenze, porzione che non 
so come non sia andata venduta col resto a Londra, 
mi mette in posizione di offrire ai lettori della Rivista, 
una bella serie di monete tutte più o meno impor- 
tanti, e che amo dare qui riunita, onde conservare 
la memoria dell'antico proprietario. 

Lo stipetto da me acquistato — uno dei pa- 
recchi che costituivano la collezione Boyne, quale 
la vidi anni sono a Firenze, — contiene, oltre ad 
una serie di monete Alessandrine, di cui qui non mi 
occupo, la serie dei medaglioni in argento e in bronzo, 
cui fanno seguito alcune poche monete pure in ar- 
gento e in bronzo. In tutto una sessantina di pezzi; 
ma fra questi gli inediti, rarissimi o che, sotto qualche 



44 



FRANCESCO GNECCHl 



punto di vista, offrono materia a qualche osservazione, 
rappresentano un buon terzo, proporzione assoluta- 
mente straordinaria, e che, per dirla con frase spor- 
tiva, segna forse il record nel genere. E passo alla 
descrizione. 

CLAUDIO. 

1. Medaglione d'Argento battuto ad Efeso. — Dopo Coh. 4. 

Dia. Mill. 23. Peso gr. 7,400. 

^ — TI CLAVD CAESAR AVG GERM P M TR P. Testa 

laureata a sinistra. 
^ — P P OB CIVES SERVATOS in una corona di quercia. 

(Tav. I, N. i). 

DOMIZIANO. 

2. Medaglione d'Argento di conio romano. — Dopo Coh. 6. 

Dia. Mill. 29. Peso gr. 13,500. 

^ - IMP CAES DOMIT AVG GERM P M TR P XI. Testa 
laureata a destra. 

Ij^ - IMP XXI COS XVI GENS P P P. Pallade a destra su 
una doppia prora di nave, collo scudo, in atto di lanciare 
un giavellotto. A' suoi piedi una civetta. Sulla carena 
si vedono due piccole figure, quella a sinistra seduta e 
l'altra inginocchiata davanti ad essa (0. (Anno 92 d. C). 

(Tav. I, N. 2). 

La sola differenza fra l'esemplare ora descritto e quello 
descritto dal Cohen al N. 6, come già appartenente alla 
collezione Duprè, consiste nella mancanza dell'egida al busto 
di Domiziano. La piccola varietà, trascurabile in una moneta 



(i) Le due figurette non sono in verità molto distinte sul medaglione; 
ma sono evidentemente le stesse che vediamo riprodotte su molti aurei 
e molti denari di Domiziano. Cohen (vedi suo N. 143) crede vedervi, 
una figura seduta e una in piedi; ma su di un aureo a fior di conio io 
distinguo senza dubbio la seconda figura inginocchiata davanti alla 
prima, e tale parmi l'atteggiamento delle due figure anche su tutte le altre 
monete, per quanto generalmente esse siano appena accennate. 



CONTRIBUZIONI AL CORPUS NUMORUM 45 

comune, è abbastanza interessante per determinare una 
varietà di questi medaglioni d' argento di conio romano, 
estremamente rari a quest'epoca. Difatti Cohen non ne cita 
che due, di cui il primo, rappresentante Pallade seduta, passò 
dalla Collezione Duprè a quella del Museo Britannico, l'altro, 
simile a quello ora descritto, si cita come altre volte appar- 
tenuto alla stessa Coli. Duprè ; ma non vi esisteva più al 
momento della vendita e non se ne conosce l'ubicazione 
attuale. Un esemplare unico in oro colla stessa rappresenta- 
zione di Pallade battagliera esisteva al Gabinetto di Parigi; 
ma disparve nel furto del 1831. 

L'esemplare descritto è quindi il terzo medaglione di 
conio romano che si conosca attualmente di Domiziano e 
certo era la gemma della Collezione Boyne, tanto più che 
la conservazione ne è perfetta. 

ADRIANO 

3. Medaglione cf Argento di conio asiatico. — Dopo Coh. 3. 
Peso gr. 10,300. 

^ - IMP CAE TRAI HADRIANO AVO- P P Busto laureato 
a destra coll'egida. 

^ — COM • BIT Figura virile (Adriano?) in abito militare 
con un'asta e una piccola vittoria, in un tempio a quattro 
colonne. Il frontone, ornato di fregi, porta la leggenda: 
ROM S P AV(t. (Tav. I, N. 3). 

Una nota del Cohen dice che i dotti non hanno ancora 
trovato il significato delle lettere ROM S P AVG-, che figurano 
su parecchie varietà di questi medaglioni. Guardando la 
rappresentazione del nostro medaglione, simile del resto a 
quella di parecchi altri dello stesso Adriano, un tempio, 
nell'atrio del quale sta l'imperatore colle insegne della vittoria, 
mi pare potrebbe considerarsi come l'inaugurazione di un 
nuovo tempio. E quindi, dato che il tempio fosse dedicato 
dal senato e dal popolo, oppure specialmente dal senato 
all'imperatore, si potrebbe forse leggere: 

ROMAE (o ROMANVS) SENATVS POPVLVSque ÀVGVSTO 
oppure: 

ROMANI SENATORES PATRES AV&VSTO. 



46 



FRANCESCO GNECCHI 



Nel caso invece che il tempio fosse stato innalzato dall'im- 
peratore a Roma, al senato e al popolo romano, la lettura 
potrebbe essere: 

ROMAE, SENATVI, POPVLO ÀVGVSTVS. 

Alcuni dati storici che a me mancano, potrebbero forse 
far scegliere fra le due interpretazioni, le quali in ogni modo 
Ilo creduto bene di dare, se non altro perchè altri le possa 
combattere e scartare. 

4. Medaglione d'Argento di conio asiatico. — Ined. d. Coh. 15. 

Peso gr. 9,450. 

B' - HADRIANVS AVG-VSTVS P P. Testa nuda a destra 

con un principio di paludamento. 
^ — COS III. Pallade (o Roma) galeata seduta a sinistra 

su di una corazza con una vittoriola e un'asta. 

(Tav. I, N. 4). 

5. Medaglione d'Argento di conio asiatico. — Ined. d. Coh. 15. 

Peso gr. 9,800. 

^ - HADRIANVS AV&VSTVS P P. Testa laureata a destra. 

^ — COS III. Pallade (o Roma) seduta a sinistra su di 

una sedia con una vittoriola e un'asta. (Tav. I, N. 5). 

E curioso che in una collezione tutt'altro che numerosa, 
come era quella del Sig. Boyne, si trovassero due varianti 
di un rovescio affatto inedito. Nei diversi rovesci descritti 
da Cohen con Pallade essa è sempre rappresentata in piedi, 
e in nessuno è rappresentata Roma. 

Ma la curiosità d'uno di questi esemplari (Tav. I, N. 5) 
consiste nella contromarca che porta al rovescio. L'interpre- 
tazione mi diede molto a pensare, sembrandomi sulle prime 
di' leggervi IMP ES o IMP RES e, sia nell'un caso come nel- 
l'altro, nessuna spiegazione plausibile mi si presentava, re- 
standomi di pili il dubbio anche sulla correttezza della lettura 
materiale. Alla fine però potei esclamare Eureka! quando 
scopersi la chiave dell' enigma, leggendovi la nota contro- 
marca di Vespasiano IMP VES. Ciò potrebbe, anzi deve parere 
assurdo alla semplice enunciazione; ma ogni meraviglia cessa 
quando si consideri che il fatto enunciato non significa punto 



CONTRIBUZIONI AL CORPUS NUMORUM 47 

che Vespasiano abbia contromarcata una moneta d'Adriano, 
bensì che il medaglione fu da Adriano coniato sopra una moneta 
preesistente, come lo sono moltissimi fra i medaglioni asiatici 
e forse tutti; e che questa moneta era stata a suo tempo 
contromarcata da Vespasiano, Mentre la pressione del nuovo 
conio ha fatto scomparire ogni traccia del conio primitivo, 
non ha potuto che deprimere le parti sporgenti della contro- 
marca, ma non cancellare, anzi neppure intaccare la parte 
troppo fortemente approfondita. Le lettere restano per ciò, 
(quantunque un pochino sciupate dal nuovo conio), ancora 
completamente visibili ed offrono la ben nota contromarca di 
Vespasiano, come la conosciamo su parecchi denari consolari, 
la quale era riferibile alla moneta originale, probabilmente 
un cistoforo del secolo precedente (2), su cui venne stam- 
pato il medaglione d' Adriano. Prova irrefragabile del fatto 
è l'asta di Pallade, la quale nella nuova coniatura è riuscita 
completa, tagliando l' angolo destro inferiore della contro- 
marca e passando sulla parte inferiore della S, la quale invece 
avrebbe intaccata Tasta, se la contromarca vi fosse stata 
impressa posteriormente. 

Una conferma poi del fatto la trovo in un altro esempio 
simile per non dire identico. Rovistando raccolte e pubbli- 
cazioni per trovare qualche altro medaglione asiatico contem- 
poraneo contromarcato, vidi che il Pinder (3) prima e il Cohen 
poi nella 2.^ edizione (N. 300 d'Adriano) ne descrivono uno 
appartenente al Gabinetto di Parigi e ambedue anzi ne danno 
il disegno in cui è riprodotta la contromarca IMP X S la quale 
cade sulla testa d'Adriano al posto della corona, tanto che nella 
descrizione è detto son buste mi, quantunque esso sia positiva- 
mente laureato. Le lettere della contromarca sono chiarissime 
tanto nell'incisione di Pinder, quanto in quella di Cohen, ma 
il loro significato m'era molto duro. 



(2) Difatti il Saulcy cita (Journal des Savants, dicembre 1879) due 
medaglioni asiatici uno di Claudio, l'altro di Claudio e Agrippina colla 
contromarca di Vespasiano, e questi medesimi medaglioni sono nuova- 
mente citati dal Bahrfeldt {Zeitschrift fùr Numismatik 1876, p. 354). 

(3) Uber die Cistophoren und Kaiserlichen silbermedallion in Abhand- 
lungen der Kòniglichen Akademie des Wlssenshaften zu Berlin 1856. 
Tav. Vili, N. 6. 



48 FRANCESCO GNECCHI 



Interpellai qualche amico che mi aiutasse a trovarne 
una spiegazione e l'unica che venne trovata fu IMPERÀTOR 
DECIMVM SALVTATVS, interpretazione ingegnosa se si vuole, 
ma non altrettanto persuasiva, perchè non accennerebbe che 
a una data, lasciando ignoto l' imperatore a cui si riferiva. 
Mi venne allora il dubbio suU' esattezza grafica della ripro- 
duzione — bisogna sempre diffidare delle riproduzioni fatte 
a mano — e, pensando che probabilmente il disegnatore 
parigino l'avrà copiata, quantunque con qualche leggera va- 
riante, dalla tavola del Pinder invece che dall'originale, ne 
scrissi al collega Signor Mow^at, il quale fu tanto cortese da 
mandarmi una fedele impronta dell'esemplare del Gabinetto 
di Parigi. — Appena la vidi non mi seppi spiegare dove 
mai i due disegnatori, o almeno il primo, avesse potuto ve- 
dervi quella X, e m'accorsi che si tratta sempre della mede- 
sima contromarca di Vespasiano. Vi lessi chiaramente IMP 
VES come nel mio esemplare; né altrimenti mi pare che altri vi 
potrà leggere. Osservando poi attentamente il pezzo, ognuno 
potrà persuadersi come anche qui si tratti di un vecchio 
cistoforo contromarcato riconiato al tempo d' Adriano; né 
è verosimile che sia altrimenti se si considera che le con- 
tromarche, almeno da quanto m' è noto, non vanno oltre il 
primo secolo; anzi su 92 pezzi contromarcati, che posseggo 
nella mia collezione, i più recenti sono di Nerone. I due fatti 
quindi si confermano a vicenda. 

6, Medaglione d^ Argento di conio asiatico. — Dopo Coh. 22. 

Peso gr. 8,500. 

^ — HADRIANVS AVGVSTVS P P. Testa nuda a destra. 
^ — COS III. Diana a destra. Tiene 1' arco colla sinistra 

e colla destra alzata é in atto di lanciare un dardo. 

Ai suoi piedi il cane. (Tav. I, N. 6). 

Il tipo é nuovo fra i medaglioni asiatici d'Adriano. 

7. Medaglione d'Argento di conio asiatico. — Dopo Coh. 30. 

Peso gr. 10,700. 

^ - HADRIANVS AVGVSTVS P P. Busto a destra col pa- 
ludamento. Testa nuda. 
P — COS II (sic). Pallade galeata a destra. Tiene colla 



CONTRIBUZIONI AL CORPUS NUMORUM 49 

destra una patera e colla sinistra lo scudo appoggiato 
a terra e un'asta. (Tav. I, N. 7). 

Sul rovescio è impresso chiarissimamente COS il, e difatti 
Adriano fu console per la seconda volta nell'anno 118, mentre 
era stato nominato imperatore nel 117. Una moneta quindi 
colla data del secondo consolato sarebbe possibilissima; ma 
v' ha un guaio, che, mentre moltissime monete d'Adriano 
(e la più parte de' suoi medaglioni asiatici) portano la data 
del III consolato, non abbiamo alcun esempio di quella del IL 
Perciò l'isolamento in cui si troverebbe questa moneta, lascia 
un gran dubbio e direi quasi la certezza che il COS il debba 
ritenersi un errore d'incisione, o forse un salto di conio, 
quantunque ciò non appaja, osservando la moneta. Questa del 
resto è riprodotta alla tavola, ed ognuno potrà così formarsi 
un giudizio proprio. 

8. Medaglione d'Argento di conio asiatico. — Dopo Coh. 31. 

Peso gr. 9,700. 

^^ — HÀDRIANVS AVG-VSTVS P P. Busto col paludamento 
a destra. Testa nuda. 

1^ — COS ili. In un tempio tetrastilo figura maschile ignuda 
di fronte con un oggetto indistinto nella destra, (Luno? 
col gallo?) e dietro il quale si vede un lembo svolaz- 
zante del mantello. (Tav. I, N. 8). 

Quantunque la conservazione sia buona, è difficile deter- 
minare quale sia la divinità rappresentata stante la piccolezza 
del simbolo che tiene nella mano. Si possono però escludere 
le divinità più comuni, come Giove, Marte, Apollo e Nettuno, 
i cui simboli sono noti e precisi. 

9. Medaglione d'Argento di conio asiatico. — Coh. 33. 

Peso gr. 10,600. 

^ - HÀDRIANVS AVG-VSTVS P P. Testa nuda a destra. 

IJ' — COS ili. Le due Nemesi di fronte l'una all'altra. Quella 
che sta a destra tiene colla sinistra la verga, 1' altra il 
morso. Ambedue colla destra, allontanandosi la veste 
dal seno, segnano la misura (il cubito). (Tav. I, N. 9). 

La moneta pare sia la stessa descritta al N. 33 di Cohen ; 



50 



FRANCESCO GNECCHI 



ma la descrizione ivi data è tanto succinta {Deux Nemesis 
debout en régard) e anche poco corretta, che mi parve va- 
lesse la pena di descriverla meglio e di darne la riproduzione 
tanto più che questo è uno dei rovesci più rari fra i meda- 
glioni asiatici d'Adriano. Prima di tutto il dire Due Nemesi, 
come si direbbe due Muse o due Danaidi, farebbe supporre 
un numero indeterminato di Nemesi, mentre queste non 
sono che due, le due sorelle di Smirne, e anzi precisamente 
Nemesi e Adrastia. E poi anche i simboli che esse portano 
meritavano almeno un cenno. 

Il senso filosofico attribuito alle Nemesi non è molto 
chiaro o per meglio dire non è molto semplice. Si vuol vedere 
in esse qualche cosa che ricorda tutto insieme la Provvidenza, 
la Fortuna e la Giustizia. L'una tiene la verga per spingere, 
l'altra il freno per trattenere, ambedue intendono segnare ai 
mortali la giusta misura. Questi sono i simboli che figurano 
sul medaglione descritto, molto simile ad altro di cui Pinder 
dà pure una riproduzione (id. ib. Tav. Vili, N. io), e io mi 
sono attenuto alla sua interpretazione che mi pare la più 
giusta e in ogni modo più completa di quella di Cohen. Su 
altre monete asiatiche le due Nemesi appajono con altri 
simboli, colla ruota, colla spada, col caduceo, col serpente, 
o tengono la mano alla bocca in segno di silenzio e di 
discrezione; ma a ciò non accenno se non per dimostrare i 
varii significati che loro si attribuivano. 

IO. Medaglione d^ Argento di conio asiatico. — Var. Coh. 44. 
Peso gr. 9,500. 

/B' — HADRIANVS AV& COS III P P. Busto col paluda- 
mento a destra. 

^ — DIANA (nel campo) EFESIA (all'esergo). Diana d'Efeso 
nel mezzo di un tempio a quattro colonne. (Tav. I, N. io), 

ir. Medaglione d'Argento di conio asiatico (o romano?). — 
Dopo Coh. 503 d'Augusto. 

Peso gr. 10,800. 

3^ — HADRIANVS AVG • P • P • REN. Adriano togato e a 
capo scoperto a sinistra. Tiene nella destra tre spighe, 
e la sinistra è avvolta nella toga. 



CONTRIBUZIONI AL CORPUS NUMORUM 5I 

'^ — IMP CAESAR AVGVSTVS. Testa nuda d'Augusto a 
destra. (Tav. I, N. ii). 

Di questo medaglione restituito da Adriano ho già dato 
la descrizione, parlando delle restituzioni (4), e ne rilevai la 
differenza con quello descritto da Cohen, differenza che pro- 
babilmente si risolve in una inesattezza del Cohen stesso, il 
quale mette nelle mani di Adriano una patera in luogo di 
un mazzo di spighe, come sta qui e come sta anche nell'e- 
semplare di Londra, che è appunto quello che Cohen descrive. 
Ma, se ora ritorno su questo medaglione, oltrecchè per unirlo 
alla serie proveniente dalla collezione Boyne, cui apparteneva, 
è anche per accennare a un dubbio che ora mi viene sul 
luogo della sua coniazione. Mi pare che questo presenti un 
tipo alquanto diverso dagli altri numerosi medaglioni di conio 
asiatico e mi pare difficile che provenga dalla zecca che 
produsse gli altri, i quali hanno un tipo non solo molto più 
barbaro e rozzo; ma differente. E vero che la prima volta 
che ne parlai non mossi alcuna eccezione e l'accettai come 
di conio asiatico, quale lo danno tutti gli autori. Ma allora io 
lo consideravo separatamente dagli altri, sotto l'unico aspetto 
di una restituzione, né mi venne l'idea di un confronto, tanto 
più che il mio esemplare m'era giunto, senza che io l'aspet- 
tassi, proprio all' ultimo momento, quando l'articolo era già 
scritto e io non avevo preso in considerazione che il cattivo 
esemplare di Londra, di cui m'ero procurato l'impronta, che 
figura nella tavola annessa allo studio sulle Restituzioni, ac- 
canto a quella del mio. E del resto non si può pretendere che 
un'idea che viene oggi, fosse invece venuta ieri. Fatto sta che 
ora col confronto e coll'occhio abituato ad osservare e clas- 
sificare i medaglioni asiatici d'Adriano, questo mi si presenta 
di fabbrica diversa e mi fa nascere assai fortemente il dubbio 
che sia invece di fabbrica romana. La prima dimanda che 
nasce spontanea è come può esser stato coniato a Roma 
una moneta provinciale? E io non saprei rispondere se non 
prendendo la cosa in via eccezionale, come difatti eccezio- 
nale è il medaglione, essendo l'unica moneta di questo genere 
restituita. Concepita l'idea di restituire una moneta per l'Asia, 



(4) Vedi Appunti di Num. Rom., N. XLIV (R. I. di Num., 1879). 



52 



FRANCESCO GNECCHI 



certo per una occasione speciale che noi ignoriamo, e, 
come di solito in tali casi, trattandosi di un numero ristret- 
tissimo di esemplari, non è poi molto strano che la conia- 
zione fosse stata eseguita in Roma e che le monete fossero 
poi spedite in Oriente, come avveniva di molte altre monete 
spedite in diverse parti dell'impero dove non esisteva una 
zecca. Queste naturalmente non sono che congetture; ma, 
osservando il monumento, si vede come il tipo si avvicini 
molto di più a quello dei denari coniati in Roma, che non 
a quelli dei medaglioni coniati in Asia. I tratti e la model- 
latura della testa d'Augusto, come le giuste proporzioni e 
la movenza della figura dell' imperatore al dritto, risentono 
assai più dell' arte romana che non dell' asiatica. E, meglio 
ancora che nelle figure, la difi'erenza si avverte, come di 
solito, nella leggenda. I caratteri sono meglio allineati, molto 
più regolari e, direi, molto più romani che non quelli di 
tutti i medaglioni coniati in Asia, i quali offrono sempre un 
tipo speciale e, anche negli esemplari meglio coniati e che 
si riconoscono come il prodotto dei migliori artisti, presen- 
tano alcune irregolarità di forma o di posizione che qui 
mancano assolutamente, come mancano in tutte le monete 
della zecca di Roma. 

Chiunque osserva il nostro medaglione nella unita tavola, 
avvertirà la differenza fra questo e gli altri di conio asiatico, 
in mezzo ai quali sembra quasi una stonatura; mentre, os- 
servato nella tavola III del 1897, unita all'articolo sulle Re- 
stituzioni, dove è collocato in mezzo a monete di conio romano, 
sembra assai meglio a suo posto e consono a tutte le monete 
che gli fanno contorno. Tale raffronto vai meglio d' ogni 
ragionamento. 

Si potrebbe forse osservare da alcuno che una speciale 
accuratezza di fabbricazione è una delle caratteristiche delle 
restituzioni, specialmente nei metalli nobili, come ce ne 
offrono un esempio le restituzioni imperiali e repubbhcane di 
Traiano. L'osservazione è giustissima; ma l'accuratezza della 
fabbricazione, evidente appunto nelle restituzioni, non signi- 
fica mutamento di tipo, e a nessuno è mai passato per la 
mente di attribuire le restituzioni di Traiano ad altra zecca 
che a quella di Roma, ossia a una zecca diversa da quelle 



CONTRIBUZIONI AL CORPUS NUMORUM 53 

che coniava con arte assai meno finita gli altri suoi aurei 
o denari. 

In ultima analisi dunque, dietro l'osservazione del tipo, 
io inclino a credere il medaglione di conio romano, e sarò 
gratissimo a chi mi vorrà comunicare la sua opinione in 
proposito, trattandosi di un'epoca, in cui un medaglione 
d'argento di conio romano costituisce una vera rarità. 

Aggiungerò ancora due osservazioni le quali non hanno 
però, secondo me, influenza sulla questione della zecca. — 
Il peso è alquanto superiore a quello degli altri medaglioni 
asiatici di Adriano. Venti di questi in buonissimo stato di 
conservazione mi danno una media di io grammi, mentre 
il medaglione restituito ne pesa 10,800; senza chela sua con- 
servazione raggiunga quella degli altri esemplari pesati. — 

Il medaglione poi non è di coniazione originale ; ma è 
evidentemente — come se ne vedono le traccie anche dalla 
riproduzione alla tavola — una riconiazione di moneta pree- 
sistente; probabilmente di un antico cistoforo che però non 
mi riesce di identificare, quantunque sembri riscontrarvisi le 
colonne di un tempio. Giova notare che questo fatto si ve- 
rifica assai spesso anche pei medaglioni coniati in Asia, come 
r abbiamo avvertito parlando della contromarca di Vespa- 
siano al N. 5. 

Ho detto che queste due ultime osservazioni non erano 
in relazione colla questione della coniazione romana piuttosto 
che asiatica. Difatti, ammessa pure la coniazione romana, il 
pezzo era destinato per l' Asia e quindi doveva avere le 
forme, le dimensioni e il peso a un dipresso dei cistofori 
asiatici; e il peso un po' superiore alla media di questi non 
è però tale da mutarne la natura ed è anzi assai facilmente 
spiegabile dall' essere il pezzo riconiato su di un'antica mo- 
neta. La qual' ultima circostanza né aggiunge, né toglie alla 
ipotesi della coniazione in Roma, perché, se tale era il sistema 
adottato in Asia, é probabilissimo che anche in Roma, piut- 
tosto che apprestare per una piccola emissione i tondini di 
una grandezza speciale, si sia trovato più semplice e più 
spiccio il servirsi di vecchie monete probabilmente già desti- 
nate al crogiuolo. 



54 



FRANCESCO GNECCHI 



SEVERO ALESSANDRO. 

12. Medio Bronzo (dupondio). — Inedito d, Coh. 372. 
^ — IMP SEV ALEXANDER AVO. Testa radiata a destra. 
:pl — P NI TR P Villi CCS III P P • S C. Il Sole ignudo 
a sinistra col mantello dietro le spalle, la destra alzata 
e il flagello nella sinistra. (Anno 230 d. C). 

(Tav. II, N. i). 

SEVERO ALESSANDRO E MAMEA. 

[3. Medio Bronzo (asse o dupondio? (5)). — Inedito d. Coh. 17. 
^ - IMP SEV ALEXANDER AVG IVLIA MAMAEA AVG (in 
giro) MATER AVG- (all' esergo). Busti affrontati di Ales- 
sandro laureato col paludamento e la corazza, e di 
Mamea diademata. 
^ - LIBÉRALITAS AVGVSTI III S C La Liberalità di 
fronte, volta a sinistra colla tessera e la cornucopia. 
(Anno 226 d. C). (Tav. II, N. 2). 

Il rovescio, comune fra le monete d'argento e di bronzo 
di Sev. Alessandro, era finora sconosciuto fra quelle che 
portano le due teste d'Alessandro e di Mamea. 

FILIPPO FIGLIO. 

14. Medio Bronzo (asse). — Inedito d. Coh. 56. 

^' — IMP M IVL PHILIPPVS AVG. Busto laureato a destra 
col paludamento. 

P - LIBÉRALITAS AVG(t III S C. Filippo padre e Filippo 
figlio seduti a sinistra ciascuno su di una sedia curule. 
Tengono ambedue colla sinistra uno scettro corto (o 
forse meglio il parazonio) e colla destra una tessera (?) 
(Anno 248 d. C). (Tav. II, N. 3). 

Conosciuto in argento e in G. Bronzo, questo tipo è 
affatto nuovo in Medio Bronzo. 



(5) La completa ossidazione del pezzo impedisce di identificarne il 
metallo. 



CONTRIBUZIONI AL CORPUS NUMORUM 55 



FILIPPO FIGLIO CON FILIPPO PADRE E OTACILLA. 

15. Medio Bronzo (asse o dupondio?). — Coh. 3. 

^^ — M IVL PHILIPPVS NOBIL CAES. Busto di Filippo 
figlio a destra. Testa nuda. 

^ - CONCORDIA AVG-VSTORVM. Busti affrontati di Fi- 
lippo padre laureato con paludamento e corazza a destra, 
e di Otacilla diademata a sinistra. (Tav. II, N. 4). 

Ho descritto questa moneta, quantunque sia esattamente 
quella descritta da Cohen, perchè da questi essendo data 
come autrefois cabinet de M. Herpin, si sappia almeno ove 
ne esiste attualmente un esemplare. 

GALLIENO. 

16. Medaglione di Bronzo. — Var. Coh. 722, 
Dia. Mill. 57. Peso gr. 36,250. 

^ — IMP GALLIENVS PIVS FELIX AVG-. Busto laureato a 

destra. 
P — MONETA AVG. Le tre monete coi soliti emblemi. 

La descrizione è eguale a quella del N. 722 di Cohen; 
ma ne è maggiore il diametro e quindi anche il peso. Cohen 
dà il suo esemplare come corrispondente al modulo io della 
scala di Mionnet, mentre il mio, avendo un diametro di mill. 
37, corrisponde precisamente al modulo 11 della detta scala. 

TACITO. 

17. Piccolo Medaglione di Bronzo (Dupondio?) — Coh, 31-32. 
Peso gr. 11,500. 

^' - IMP C M CL TACITVS P F AVCr. Busto laureato a 
mezza figura a sinistra, visto per di dietro, armato di' 
lancia e scudo. 

Ij^ — AETERNITAS AVG. Tacito seduto su di un globo, 
volto a sinistra, è coronato da una Vittoria. Colla sinistra 
tiene lo scettro, mentre appoggia la sinistra su di uno 
zodiaco (?), al piede del quale si vedono tre piccole figure 



56 FRANCESCO GNECCHF 



di bambini ignudi (le stagioni). Presso l'imperatore, dietro 
lo zodiaco, si vede per metà un'altra figura con un'asta. 

(Tav. II, N. 5). 

Le due monete descritte da Cohen ai suoi Numeri 31 
e 32 vanno forse compenetrate in una sola. Al N. 31 manca 
l'ultima figura. Al N. 32 (riportata dal Tanini) sono omessi i 
particolari dello zodiaco e delle stagioni; ma inclino a credere 
che si tratti sempre di un solo tipo e precisamente di quello 
ora descritto. 

È difficile determinare la qualità della moneta dal peso, 
essendo questo scarso per un sesterzio (dato che alcuno 
ancora se ne coniasse a quest'epoca) ed eccessivo per un 
dupondio. 

AURELIANO. 

18. Doppio Antoniniano. — Dopo Coh. 41. 

^ — SOL DOM IMP ROMANI. Busto radiato del Sole di 
fronte. Davanti i quattro cavalli del carro di Febo cor- 
renti sulle nubi. 

^ — AVRELIANVS AVG CONS. Aureliano in abito militare 
a sinistra con un lungo scettro in atto di versare una 
patera su di un'ara accesa. All'esergo S. (Tav. II, N. 6). 

Questa moneta offre riuniti il dritto che Cohen descrive 
al N. 41 col rovescio del N. 40, a meno che non vi sia una 
inesattezza nella descrizione del Cohen (naturalmente ripro- 
dotta nella 2.^ Edizione), che cioè la parola CONS sia stata 
dimenticata al suo N. 41, e che quindi l'esemplare del Ga- 
binetto britannico corrisponda precisamente al mio, quale lo 
dà anche il Rohde (6). Si tratta dunque semplicemente o di 
una rettifica al Cohen o di due conii già conosciuti, ma dif- 
ferentemente accoppiati. 

E però interessante uno sguardo a questo curioso gruppo 
di monete in cui il principe che le fa coniare cede il posto 
principale al Dio Sole, intitolandolo Signore dell' impero 



(6) Th. Rohde, Die Milnzen des Kaisers Aurelianus, ecc. 1882, p. 223. 



CONTRIBUZIONI AL CORPUS NUMORUM 57 

romano, (DOMINVS IMPERII ROMÀNI) riservando a sé stesso 
modestamente il rovescio, nel quale appunto, allo scopo 
di conservarne il carattere, non rappresenta già la sua 
testa, ma la figura intera circondata dal proprio nome. A 
questo gruppo dedicato al Sole si può unire un altro esem- 
plare, sul dritto del quale, colla medesima leggenda SOL 
DOMINVS IMPERII ROMANI è rappresentato il busto d'Apollo. 
(Coh. 39). 

Ora che monete sono queste? Cohen le dà sotto la 
denominazione vaga di Medii Bronzi; come la dà pure il 
Rohde; ma la cosa pare meriti d'essere discussa, e io pro- 
penderei per giudicarlo un doppio Antoniniano. Io non co- 
nosco de visu che il mio esemplare, e questo conserva evidenti 
le traccie di un' antica argentatura , come moltissimi fra gli 
Antoniniani di Aureliano e di Severina. La coniazione è 
incomparabilmente più accurata e 1' arte assai più fina che 
nei comuni medii bronzi o dupondii d'Aureliano dal rovescio 
CONCORDIA AVO, o CONCORDIA MILIT. Essa è anzi supe- 
riore a quella di tutti gli Antoniniani e non è comparabile 
che a quella degli aurei. Il peso finalmente, che è di gr. 7,200, 
mentre non s' accorda punto con quello degli accennati du- 
pondì, che presentano un peso oscillante fra i io e gh 11 
grammi, corrisponderebbe invece precisamente a quello di 
due Antoniniani. È dunque per tutti questi motivi, bellezza 
d' arte, perfezione di coniatura, argentatura, peso, che ho 
creduto ritenerlo un doppio Antoniniano. E si potrebbe anche 
trovare un'ultima ragione nel tipo della rappresentazione del 
rovescio che assai bene s'accorda con molte che troviamo 
sugli Antoniniani, mentre stonerebbe fra quelli delle monete 
di bronzo. Certo il doppio Antoniniano a quest'epoca sarebbe 
una novità — nessuno almeno, che io mi sappia, l'ha finora 
avvertito — ma è anche una novità il tipo della moneta, la 
quale si può considerare come eccezionale, ed anzi deve 
essere stata coniata in piccolissimo numero e per qualche 
occasione speciale, che non saprei precisare. E un altro 
argomento che offro allo studio dei confratelli, e sul quale 
il loro parere mi sarà gratissimo. 



58 FRANCESCO GNECCHI 



COSTANZO CLORO. 

19. Medio Bronzo o Follis. — Dopo Coh. 159. 

ÌB' — CONSTANTIVS NOB CAES. Busto laureato e coraz- 
zato a sinistra di Costanzo il quale alza la destra, mentre 
la spalla sinistra è coperta dallo scudo su cui si vede 
un cavaliere corrente. 

^ — GENIO POPVLI ROMANI. Il Genio del P. R. seminudo 
colla cornucopia in atto di versare una patera su di 
un'ara accesa. Nel campo a destra A. All' esergo PLC. 

(Tav. II, N. 7). 

COSTANZO GALLO. 

20. Denaro d'Argento. — Var. Coh. 16. 

^^ — D N CONSTANTIVS NOB CAES. Testa nuda a destra. 

P — Anepigrafo. Stella in corona d' alloro. All' esergo 

SIRNI. (Tav. II, N. 8). 

VALENTINIANO I. 

21. Medaglione d'Argento. — Inedito d. Coh. 11. 
Peso gr. 4,400. 

/©" - D N VALENTINIANVS P F AVG. Busto diademato a 
destra col paludamento e la corazza. 

9^ — VIRTVS EXERCITVS. Valentiniano galeato e in abito 
militare a destra con un'asta rovesciata e appoggiato al 
proprio scudo. All'esergo TRS. (Tav. II, N. 9). 

Sui medaglioni dei Valentiniani l'imperatore al rovescio 
è sempre rappresentato col diadema. È qui la prima volta 
che appare coll'elmo. La figura potrebbe dunque esser anche 
interpretata per quella di Marte o del Valore. 

22. Piccolo Medaglione di bronzo. — Var. Coh. 55. 
Peso gr. 8,200. 

f^ — Come il precedente. 

P — RESTITVTOR REIPVBLICAE. Valentiniano laureato in 



CONTRIBUZIONI AL CORPUS NUMORUM 59 

abito militare a destra con uno stendardo e un globo 
sormontato da una Vittoria. AU'esergo BSIRM. 

Cohen al suo N. 54 descrive un esemplare simile a questo 
e coir esergo BSIRM; ma notando che la leggenda del ro- 
vescio dice REIPVBLICHE. Sull'esemplare mio si legge chia- 
ramente REIPVBLICÀE. 

VALENTE. 

23. Medaglione d'Argento. — Inedito d. Coh. 9. 
Peso gr. 4,400. 

^ — D N VÀLENS P F ÀVG. Busto diademato a destra 
col paludamento e la corazza. 

^ — GLORIA ROMANORVM. Sotto un arco sostenuto da 
due colonne Valente e Valentiniano ciascuno con un'asta 
e un globo. AU'esergo ÀNT t. (Tav. II, N. io). 

Questo tipo dei due imperatori sotto un arco, imitante 
diverse monete dei precedenti imperatori, è nuovo in quelle 
di Valente. 

EUGENIO. 

24. Medaglione d'Argento. — Var. Coh. 2. 
Peso gr. 3,750. 

/B' — D N EVOENIVS P F AVG. Busto diademato a destra 
col paludamento e la corazza. 

9* — GLORIA ROMANORVM. L' imperatore diademato di 
fronte, rivolto a sinistra con uno stendardo. AH' esergo 
TRPS. (Tav. II, N. 11). 

Di questo raro medaglione non è pubblicato che un tipo 
(Coh. 2) alla zecca di Milano (MDPS), citato da Banduri, e 
di cui posseggo io pure un esemplare. Neil' esemplare di 
Treviri ora descritto è profondamente inciso un cerchietto 
incompleto a guisa di un C che sarebbe difficile determinare 
se sia una contromarca o semplicemente una barbara inci- 
sione senza scopo. 

Francesco Gnecchi. 



XLVI. 
UN NUOVO CONTORNIATO. 

Dopo quanto ho detto intorno ai Contorniati (0, 
dopo d'avere esposta una teoria — che, a quanto mi 
consta, fu anche generalmente bene accolta — la 
quale li esclude affatto dalla numismatica, dimostrando 
come non vi furono fin qui ammessi per altra ra- 
gione che per la loro parvenza esteriore, non ispet- 
terebbe certamente a me di presentare un nuovo 
contorniate, in questa Rivista. Ma, invocherò la me- 
daglistica, che può compiacentemente accogliere ciò 
che la numismatica rifiuta; e poi si tratta — se questa 
è una ragione — di uno dei nomi più rari, d'Adriano, 
del quale non si conoscono che pochissimi contorniati; 
infine poi il pezzo proviene dalla Collezione Boyne 
e qui trova il suo posto in seguito alla descrizione 
delle monete. 

Cohen, come Sabatier, non conoscevano che 
due contorniati d'Adriano. Due altri vennero aggiunti 
da Charles Robert e sono riportati nella seconda 
Edizione del Cohen, ora ecco la descrizione del quinto: 

B' — HADRIÀNVS AVGVSTVS. Testa laureata a destra. 
^ — COS III. L'Equità colle bilancie e lo scettro. 

(Tav. II, N. 12). 

Il diametro è uno dei minimi conosciuti fra i 
contorniati, ossia di soli 30 millimetri. L'arte, quan- 



(i) V. Rivista Italiana di Num. 1895 — Appunti di Num. Rom., 
N. XXXIII e XXXV. 



62 FRANCESCO GNECCHI 



tunque il contorniato sia fuso, è quella dei migliori, 
al punto che, parendomi superiore all' epoca in cui 
questi pezzi furono fabbricati, mi sembrerebbe lecito 
supporre che il pezzo fosse prodotto, almeno pel lato 
della testa, mediante un calco preso su di una moneta 
originale d'Adriano o per lo meno fu copiato molto 
esattamente. Vi è difatti tutto il rilievo e quella schiet- 
tezza di somiglianza che siamo usi vedere nelle belle 
monete contemporanee, ma che non s'incontra mai 
nei contorniati, anche nei migliori dei quali si tra- 
disce sempre il vano sforzo di riprodurre le antiche 
fisionomie. Nell'altro lato, per quanto ben fatto, l'arte 
non raggiunge simile perfezione e non verrebbe il 
dubbio di supporre quell'Equità ricalcata da un antico 
sesterzio, anche prescindendo dalla mancanza delle 
lettere S. C. 



Francesco Gnecchi. 



LES TITRES DE THÉODORIC « 



Dans son excellent mémoire sur le médaillon d'or 
de Théodoric, M. F. Gnecchi a présente au monde 
savant une pièce unique à plusieurs points de vue. 

Si je me permets d'y revenir c'est par rapport 
à un détail de la legende dont l'interprétation me 
semble offrir quelque difficulté. 

Avec M. Gnecchi (voir Rivista 1895, p. 149 suiv.) 
je lis l'inscription de l'avers: REX THEODERICVS PIVS 
PRINCIS; mais dans le dernier mot, je ne puis me 
contenter d'y voir seulement Tabréviation de princeps. 
Je séparé: PRINC(eps) I S; il reste donc à expliquer 



(i) Quando tre anni sono pubblicai il Medaglione di Teoderico, 
terminavo la mia memoria con queste parole : " E qui chiudo le mie 
" poche impressioni ed osservazioni; altre ne trarrà certamente chi è 
" di me più erudito nella storia e nell'arte bizantina. „ È quindi colla 
massima soddisfazione che vedo oggi non uno, ma due colleghi di me 
più eruditi tornare sull'argomento e colmare una lacuna che vera- 
mente esisteva nella mia pubblicazione, relativamente alla leggenda. 

Fu verso la fine dello scorso anno che ebbi la fortuna di conoscere 
qui a Milano il Prof. Stùckelberg di Zurigo, il quale, onorandomi di una 
sua visita, quando ebbe fra le mani il medaglione, tosto s'avvide che il 
PRINCIS terminante la leggenda del dritto non poteva essere interpretato 
per una abbreviazione o una storpiatura di princeps; ma doveva invece 
contenere qualche altro significato velato da iniziali. Che cioè quelle 
lettere non formavano una sola parola; ma dovevano essere divise per 
dare un significato soddisfacente. Frutto delle sue ricerche è la memoria 
che qui pubblichiamo, la quale poi diede motivo al distintissimo filologo 
Don Tommaso Allara di farvi una appendice che pure pubblichiamo in 
seguito. Quantunque, come sempre avviene nel campo dell'induzione, 
le due memorie non addivengano a una soluzione difinitiva e indiscu- 
tibile del problema, parmi che le eruditissime e profonde ricerche 
storiche e filologiche dei due egregi professori abbiano messo in luce 
tutte le probabilità o possibilità, e fra queste al lettore è libera la scelta. 

F. Gnecchi. 



64 E- A. STUCKELBERG 



le sens des deux dernières lettres l S. Ne formant pas 
le commencement d'un mot latin qui entrerait dans 
les titres princiers d'un roi ostrogoth ou empereur 
du bas-empire, je crois pouvoir en déduire les sigles 
de deux mots. Plusieurs hypothèses peuvent se 
présenter pour l'interprétation de ces deux lettres; 
je vais les reproduire ici, éspérant, au cas méme où 
mon opinion ne serait pas admise, qu'elles serviront 
néanmoins à indiquer la voie à suivre pour arriver 
à une lecture sùre. 

a) PRINC • I • S = princeps juventutis senatus. 
Cette combinaison offre peu de vraisemblance; on 
ne doit cependant pas oublier que Julien TApostat, 
étant empereur, portait le titre de princeps juventutis 
(voir Dessau Inscriptiones n. 751). « Princeps juv ante 
salvatore „ correspondrait à l'expression « juvante 
deo w ou " domino „ de Cassiodore et au sens de 
" dei gratia „ des monnaies médiévales. " Princeps 
inclyta stirpe „ pourrait se dire par analogie avec 
l'expression " divina stirpe „ qui se trouve sous 
Valentinien III (1, e., n. 779). " Princeps, imperator 
salutatus „ : pour le titre imperator il est bon de 
rappeler que Théodoric s'appelle Dominus noster et 
Augustus, et qu'il parie dans beaucoup de ses lettres 
de r " imperium nostrum „ comme il parie de l'empire 
de ses prédécesseurs romains, ce qui permet de 
supposer qu'il n'aurait pas dédaigné d'étre salué em- 
pereur: l(mperator) s(alutatus). En remontant au temps 
de la république on pourrait nommer à l'appui de 
cette thèse les deniers de Sexte Pompée portant la 
legende: SEX • MAGNVS IMP. SAL • (Cohen \% p. 4, n. 14, 
n. 13 et n. 15). 

b) \ ' " justus „ (voir Cassiodore ed. Mommsen 
Mon. Germ. hist. XII, p. 60, 29); " illustrissimus „y 
illustris est le titres des hauts fonctionnaires sous 
Théodoric, jusqu'aux consuls, préfets du prétoire, 
préfets de la ville et patriciens. " Indtilgentissimus „ 
est un titre dont se servent beaucoup d'empereurs du 



LES TITRES DE THÉODORIC 65 

bas-empire. Mais parmi les epithètes des titres prin- 
ciers commengant avec la lettre l " invictissimus „ 
est la plus usitée. L'adjectif " invictus „ qui se trouve 
déjà sur les monnaies de Aurélien, Probus, Carus, 
Carausius et Maxence, avait cede la place depuis 
longtemps au superlatif " invictissimus. „ Ce dernier 
qualifiant avec " princeps „ se rencontre très souvent 
sur les inscriptions des Césars du bas-empire, je 
cite Julien l'Apostat, Valentinien I, Valens, Gratien, 
Théodose 1, Arcadius, Honorius, Théodose II et 
Constance III. Etant donnés les ornements guerriers 
du buste de Théodoric, reproduit sur notre médaillon, 
la statuette de la victoire placée dans sa main gauche, 
la figure de la victoire sur le revers et la legende 
qui s'y rapporte " VICTOR G-ENTIVM „ je suis porte à 
croire que c'est " invictissimus „ que le graveur du 
coiii voulait sousentendre avec son I. 

Si ce n'est pas la victoire qui est rappelée tant 
de fois sur le médaillon qui* nous occupe, je vois 
alors dans la lettre I le mot " inclytus „ suivant 
l'inscription de la via Appienne : dn • GLRSMVS ADQ • 
INCLYT REX THEODORICVS VJCT AC TRIVmFsEMPER AVO. 
En comparaut ce texte avec la legende du médaillon, 
INCLYT correspondrait à l'i de Tavers et VICT(or) serait ce 
que la pièce d'or veut exprimer avec VICTOR GENTIVM. 

^) S • Le I représentant donc Invictissimus cu 
inclytus, il me reste à expliquer le S. " Sanctissimus „ 
très usité au III ème siècle est du temps de Théodoric 
un titre ecclésiastique; " serenissimus princeps „ se 
trouve chez Cassiodore (1. e, p. 320, io, 32; p. 321, 2). 
En admettant mes interprétations de I, le choix pour 
la dernière lettre de la legende est limite à " sem- 
piternus „ et " semper. „ A l'appui de ces deux 
expressions on pourrait citer des exemples nom- 
breux;je me borne à rappeler la fin de l'inscription 
reproduite ci-dessus: SEMPER AVG-. Notons encore 
d'après Cassiodore Ics expressions " florens semper 
purpura „ , " semper felix Roma „ et il ne semblera 



66 E. A. stUckelberg 



plus alors y avoir de raison plausible de douter de 
la juste interprétation de IS par les deux mots: 
" Invidissimus (ou inclytus) semper. „ 

La legende du revers est en partie une répétition 
de celle de l'avers: REX THEODERICVS VICTOR GENTIVNT; 

à l'exergue COMOB, ce qui veut dire " monnaie de 
grain fin constantinopolitain. „ Malheureusement deux 
anneaux, transformant le médaillon en broche ca- 
chent les sigles du champ; ces dernières doivent se 
rapporter à l'atelier de monnaie soit Milan M|D ou 
m|^ , Rome R|M ou Ravenne R_[V. J'omets les ateliers 
ostrogoths de Bologne (BON), ferme déjà vers 497 et 
de Pavie (TICINVS), qui ne commence à Trapper mon- 
naie que sous Totila 541-552. 

Quant à la date de notre médaillon, qui était 
destine à une libéralité du roi, nous n'arriverons pas 
à la préciser, avant que l'année de la " Formula 
comitivae sacrarum largitionum „ soit trouvée. Cette 
formule, conservée par Cassiodore (Var. VI, 7) 
contient le passage suivant: 

" Verum hanc liberalitatem nostram alio decoras 
obsequio, ut figura vultus nostri metallis usualibus 
imprimatur, monetamque facis de nostris temporibus 
futura saecula commonere. „ 

Quelques portraits du roi Théodoric sont men- 
tionnés par les écrivains: la statue dorée érigée par 
le sénat (Isidore R. d. R. Goth. 39), la statue equestre 
dédiée par l'empereur Zénon (Jordan. Get. 57) et 
une mosal'que du forum de Naples (Proc. Goth. I, 24). 

Les portraits ostrogoths sont d'une extréme 
rareté; je ne connais qu'une téte en marbré du 
musée archéologique de Brera et la pretendue Ma- 
tasunda publiée dans le BuUetino della Commissione 
arch. comunale 1888, Tavola VI. 

Zurich. 

E. A. Stuckelberg. 



ANCORA SUI TITOLI DI TEODERICO 



REX THEODERICVS PIVS PRINCIS. 

Con vivo compiacimento e vera soddisfazione 
lessi l'interessante memoria sul medaglione d'oro di 
Teoderico re, pubblicata dal Cav. F. Gnecchi nella 
Riv. It. di Numismatica (Anno Vili, Fase. II, 1895), 
illustrazione veramente dotta di quella rarità numi- 
smatica. Rimaneva tuttavia ad interpretarsi una parola 
della leggenda posta sul dritto del medaglione — la 
parola PRINCIS — e nella memoria, che precede, il 
eh. Prof. E. A. Stuckelberg ci pose innanzi in bel 
l'ordine varie ipotesi di interpretazione, additando da 
ultimo quella, a cui egli darebbe la preferenza. Siami 
or concesso di riprendere ad esame le varie ipotes 
ammesse dallo Stuckelberg come possibili interpre 
tazioni della parola in questione, e per via di esclu 
sione proporre una spiegazione citata bensì dal Ch 
Professore, ma da lui non accettata. Anche qui ci 
mancano ancora dati sufficienti per giungere ad una 
soluzione definitiva; ed io non intendo, che cercare, 
per quanto è in me, di allargare le indagini, che in 
proposito si possono fare, ed augurarmi, che presto 
altri di me più versati nella storia e nella numisma- 
tica possa trovare una soluzione veramente esauriente 
e definitiva. 

E. A. Stuckelberg, nella sua memoria: Les titres 
de Théoderic, esclude anzitutto la possibilità, che 
PRINCIS altro non sia, che una semplice abbreviazione 
di PRINCEPS; ed in ciò non posso che pienamente 



68 T. ALLARA 

consentire con lui, non essendoci (per ciò che riguarda 
lo spazio) affatto bisogno di tale abbreviazione; che 
anzi, a riempiere lo spazio lasciato libero dall'iscri- 
zione vi si aggiunse una palma. D'altronde l'abbrevia- 
zione anziché in princis (della qual parola non esistono 
esempi in tutta la latinità) si sarebbe fatta in PRICEPS (0. 
Adunque PRINCIS non è un'abbreviazione di princeps. 

E non è neppure a dirla una forma secondaria 
o volgare del classico princeps. Ciò si sarebbe forse 
potuto supporre nel caso, che il medaglione fosse 
assai più recente; risalisse cioè solo al periodo dello 
svolgimento delle lingue neo-latine; che allora noi 
troviamo la forma PRINCE i^), alla quale parola si 
poteva supporre aggiunta la terminazione latina is, 
onde princeTs — PRINCIS. Ad ogni modo ciò non 
potè essere al principio del secolo VI, a cui risale 
il medaglione di Teoderico. 

Esaminerò quindi brevemente le varie ipotesi po- 
ste innanzi dallo Stuckelberg, dividendo così la parola 
in questione : PRINC • I • S, come fu divisa dallo stesso. 

PRINC - I - S 

i) Princeps iuventutis senatus 

2) „ iuvante salvatore 

3) „ inclyta stirpe 

4) „ imperator salutatus. 

I. 

i) iustus 2) illustrissimus, illustris 3) indulgentissimus 
4) invictissimus 5) inclytus. 

S. 
i) sanctissimus 2) serenissimus 3) sempiternus 4) semper. 



(i) FoRCELLiNi, De Witt ad voc. Princeps: Priceps, is omissa n 
habetur in Inscrip. apud Momm. n. 3859. pricipi. 

(2) Porcellini, Totius lai. lexicon — Du Gange, Glossarium med. 
et inf. latinitatis. Notisi però che il Du Gange nell'addurre il passo tratto 
dalla Ghron. S. Dion., tom. 3, Goll. Hist. Frane: Lienarz, qui ot esté 
li uns des Princes le rei Ghilperic, etc, avverte che principes in questo 
caso equivale solo a proceres Pjxlatii. -- 



ANCORA SUI TITOLI DI TEODERICO 69 



Nel prendere ad esame i vari titoli suesposti, 
parmi necessario aver sempre presente T aggettivo 
PIVS che precede la parola PRINCIS, onde vedere, se 
bene può unirsi con questa o con quella interpreta- 
zione delle due ultime lettere. 

i) E per cominciare dalla prima delle suaccen- 
nate ipotesi: Princeps juventutis senatus, ammetto 
volentieri collo Stuckelberg la poca o ninna verosi- 
miglianza di questa interpretazione ; poiché detta 
combinazione così come è posta qui, non si dà mai; 
e rarissima pure occorre colla congiunzione et : 
juventutis et senatus. Quanto alla diversa accezione 
della formula: Princeps iuventutis secondo i diversi 
tempi, premetto che Princeps iuventutis sub libera 
civitate fuit juvenis primus inter aequales.... sub impe- 
ratoribus haesit hoc nomen honoris causa eorum filiis 
(Porcellini ad voc. princeps) (s). Sotto l'impero adunque 
avea questo titolo il designato successore al trono, 
come si trova sulle monete fino al tempo di Graziano (4), 
circa un secolo e mezzo prima di Teoderico. Che 
poi Giuliano Apostata abbia conservato questo titolo 
dopo che fu nominato imperatore (come osserva lo 
Stuckelberg dietro il Dessau Inscrip. N. 751), è, a 
mio giudizio, cosa assai piìi comprensìbile sia perla 
giovane età dell'imperatore, (che nato nel 331, sah 
il trono nel 361), sia ancora perchè non ebbe che a 
conservare un titolo, che già aveva — mentre è 



(3) Vedi anche Bazzarini, Voc. univ. lat.-it. Princeps iuventutis dice- 
vasi nella repubblica il primo dell'ordine equestre ed il più ragguarde- 
vole per ogni conto, il quale non era giunto ancora ad occupar quella 
carica (Liv. XLII, 6i). 

Principes iuventutis sotto gli imperatori erano gli eredi del trono 
(Tac. Ann. I, 3). 

Princeps senatus dicevasi quel senatore, che dopo i magistrati era 
il primo ad essere interrogato della sua opinione (Liv. XXXIV, 44). 

(4) Gnecchi, Monete Romane, pag. 129. . . ... 



70 



T. ALLARA 



certo, che né Tuna, né l'altra di queste considerazioni 
può convenire a Teoderico. 

2) Princeps juvante Salvatore. Spiegazione per 
sé plausibile. Forse però l'ariano Teoderico avrebbe 
preferito la forma juvante domino alla forma juvante 
Salvatore, che direi piìi bizantina; e ciò tanto più 
trattandosi di epoca, in cui egli voleva come contrap- 
porsi in Italia alla Corte di Costantinopoli, ed alquanto 
tesi erano i rapporti dei due Sovrani nel 500, anno, 
a cui pare si debba far risalire il medaglione in 
discorso (5), 

3) Princeps inclyta stirpe. Interpretazione buona, 
ove si consideri che Teoderico si vantava di scendere 
dagli Amali, nobilissimi fra i Goti, e stavagli a cuore 
di farlo comprendere ai Romani, che naturalmente 
lo consideravano come re barbaro. Forse però si 
potrebbe pure osservare, che il re Ostrogoto al 
principio del suo regno e per molti anni appresso 
cercò in tutti i modi di cattivarsi l'affetto degli italiani, 
evitando con molta prudenza quanto potesse urtare 
la suscettibilità nazionale, dirò così, dei Romani. 

Osserverei poi da ultimo, che volendo unire 
r aggettivo PIVS al sostantivo PRINC(eps), nelle tre 
suaccennate ipotesi le lettere I S, interpretate come 
sopra, sarebbero forse un po' a disagio. 

4) Vengo da ultimo alla spiegazione : Pius 
princeps imperator salutatus, che io adotterei volentieri. 

Comincio col far mio l'argomento dello Stuckel- 
berg in favore di questa interpretazione, che cioè lo 
stesso Teoderico nelle sue lettere parla dell' imperium 
nostrum, come se si trattasse dell' imperium di uno 
dei suoi predecessori Romani. E se fin dai tempi 
repubblicani troviamo sulle monete di Sesto Pompeo 



(5) F. Gnecchi, Medaglione d' oro di Teod. re, pag. 163 in Riv. it. 
di Num. 1895, fase. II. 



ANCORA SUI TITOLI DI TEODERICO 71 

SEX • MAGNVS • IMP • SAL -, tanto più facilmente poteva 
adottare questo titolo il re Teoderica, il quale suc- 
ceduto a pochi anni di distanza all'ultimo imperatore 
di Occidente, per le sue vittorie sugli Eruli e per 
la conquista d'Italia, poteva considerarsi e chiamarsi 
imperatore, non solo nel senso di cui sopra Sesto 
Pompeo {dux belli) (^), ma nel senso stesso dell'ultimo 
imperatore Occidentale. 

E qui io voglio aggiungere alcune mie conside- 
razioni, che a mio avviso possono per avventura 
aggiugnere qualche probabilità alla spiegazione ora 
accennata. 

i) Teoderico, vinto e poscia ucciso Odoacre, si 
fa chiamare re dei Goti e dei Romani (?) ed attende 
all'amministrazione dello Stato. Avviene in seguito 
la legazione del vescovo Epifanio in Gallia a Gun- 
dobazio pel riscatto dei prigionieri , come ci vien 
narrata da Eutropio nella sua Historia Romana, 
Lib. XV (in Rer. It. Script. Lib. I, P. I). 

2) Solo nel 498, Teoderico riceve da Anastasio 
imperatore l'investitura e le insegne regali (S), al che 
accennerebbe il REX del medaglione, che quindi non 
sarebbe certo anteriore all'anno 498 (9). 



(6) Imperator est consiituhis administrator belli gerendi. Cic. 

(7) F. Gnecchi, 1. e. in R. N. /., pag. 154. — " Il patrizio Teodorico 
fece dagli Ostrogoti gridarsi re, omesso il titolo d'imperatore, senza 
più attendere ai Bizantini. „ (C. Trova, Storia d'Italia del Medio Evo. 
Anno 493, L. XXI, § 2). 

(8) Anastasio (nel 498) permise a Teoderico di appellarsi Re d'Italia, 
come questi già faceva, e volle che gli si restituissero gli ornamenti 
del Palazzo imperiale, rimandati da Odoacre a Costantinopoli (C. Trova, 
op. cit. L. XXX, § 16). 

(9) Gnecchi, id. pag. 163. — Né può far difficoltà ciò, che dice 
lornandes (De Goth. orig. et de reb. gest. Gap. LVII, in fine): Tertio 
anno ingressus in Italiam Zenonisque imperatoria consulto privatini ha- 
bito, suacque gentis vestitura reponens, insigne regii amictus, quasi jam 
gothoruni Romanorumque Regnator adsumit. Poiché nel 498 Teoderico 
ebbe l'investitura ufficiale delle insegne privatamente accordategli da 
Zenone nel 493, 



7è 



T. ALLARA 



3) Nel 500, il re Ostrogoto si porta a Roma e 
•vi è accolto a festa. " Volle Teoderico degli Amali 
(dice C. Troja nella sua St. d' It. del Medio Evo, 
Lib. XXXIV), " che la ricordanza del suo arrivo 
" in Roma lasciasse lunghe traccie nelle menti dei 
« popoli; e non Costantino imperatore, né altri prin- 
" cipi vinsero l' Ostrogoto nella solennità e nello 
" splendore delle feste celebrate in simile occor- 
'" renza „. Passa quindi il citato autore a narrare 
tutta la pompa con cui fu ricevuto e V ordine del 
corteo, che, dopo essere stato alla Basilica Vaticana 
a venerare il sepolcro degli Apostoli, si avviò verso 
il luogo, detto Palma (forse un' ampia sala del pa- 
lazzo imperiale, detto più tardi Palma d'oro) (^°\ Si 
applaudiva da ogni parte a Teoderico, acclamandolo 
Pio, Felice, Augusto (Troja, l. e, L. XXXIV, § 5). 
A ricordare la distribuzione di grano, a cui accenna 
Eutropio ("), fece rizzare un monumento con tavola 
di bronzo. Esercitò il diritto di imperatore, innalzando 
molti agli onori del Senato (Ennodio-Paneg. Theod. : 
Coronam Curiae innumero flore velasti). 

Parmi adunque assai verosimile, che in tale 
solennità appunto abbia il re fatto coniare il meda- 
glione (Gnecchi, art. cit., pag. 163), e sia stato pur 
allora dal Senato Romano o dai cittadini salutato 
imperator, il quale titolo certamente il re Ostrogoto 
agognava, anche per contrapporre in Occidente (nel- 
r Italia dal suo valore conquistata) un' autorità di 
pari titolo a quella dell'imperatore di Oriente. E per 
far meglio rilevare il merito e la giustezza del titolo 



(io) Accenno (pur non intendendo di affermare nulla in proposito) 
alla curiosa concordanza del simbolo " la palma „ sì ripetuto sul me- 
daglione, e del nome dato alla sala del palazzo imperiale, ove pur 
avrebbe potuto aver luogo la salutaiio imperatoria. 

(11) " Romam profectus, a Romanis magno gaudio susceptus est, 
quibus ille singulis tritici ad subsidium annis centum viginti millia mo- 
diorum concessit. „ [Eutropii, Hist. L. XV, in R. I. S., L. l, P. I). 



ANCORA SUI TITOLI DI TEODERICO 73 

novamente acquisito, insiste sui simboli della Vittoria 
sopra ambedue le faccie della medaglia (la Vittoria, 
le palme, il VICTOR GENTIVM). 

È bene però non nascondere le difficoltà, che 
a questa interpretazione si possono opporre; princi- 
palissima quella, che nessun scrittore parla di questa 
salutatio ad imperatore fatta a Teoderico; anzi Pro- 
copio (De bello Gothico, Gap. 1) dice : Licet Romani 
imperatoris nec insignia, nec nomen usurpare voluerit, 
sed vixerit contentus Regis appellatione, qua Barbari 
supremos Principes suos donare consuerunt, tamen 
subditis ita praefuit, ut ipsi nihil defuerit eorum, quae 
sunt Augustorum moribus consentanea. Si può tuttavia 
rispondere, che l'acclamazione di Teoderico ad im- 
peratore non fu certo cosa solenne, né lo poteva 
essere; poiché pel Senato Romano {in diritto almeno 
sempre consacratore deir Impero ed in certo modo 
depositario dell'autorità imperiale, che da lui emanava) 
era solo imperatore il Gesare d'Oriente, dopo la caduta 
dell'Impero Occidentale. Teoderico quindi, accolto a 
festa in Roma nel 500, fu dai cittadini acclamato col 
detto titolo ; ed egli volle forse accennarvi, con certo 
riguardo, colle sole lettere I. S. 

Del resto, quanto alla interpretazione prescelta 
dallo Stuckelberg: invictiis semper, essa parmi assai 
buona; ed ha per sé (come nota lo stesso) anche 
r appropriazione dei simboli della vittoria. Inoltre, 
con questa spiegazione, si ha nella leggenda del me- 
daglione un andamento anaforico (REX THEODERICVS • 
PIVS PRINC(eps). Invictus Semper) nelle monete assai 
più in uso del chiastico (PIVS PRINC(eps). I(mperator) 
S(alutatus)). Forse si potrebbe trovare raro l' uso 
dell'avverbio semper in fine della leggenda. 

E prima di por termine a questo mio modestis- 
simo studio, vorrei accennare ancora ad una divisione 
nuova (non inverosimile, a mio avviso) della parola 



74 T. ALLARA 

PRINCIS, COSI scomponendola: PRIN • C • I • S. = Princeps - 
Consul (Caesar?) - imperator - salutatus. Dell'abbreviazione 
di Princeps in PRIN molti sono gli esempi. Lasciando 
a parte C = Caesar, propenderei per uguagliare il C a 
Consul. Nel Cap. LVIl. Jornandes (Hist. de Goth. orig. 
et rebus gest), dice che Teoderico da Zenone (prima 
di partire per l'Italia) factus est Consul ordinarius. 
Inoltre nel De regnorum et temporum successione^ (che 
tien dietro al De rebus Geticis) lo stesso Jornandes 
narra, che Teoderico venne a Costantinopoli, ubi 
magister militum statim effectus, Consulis ordinarii 
triumphum ex publico dono peregit. E poche righe piij 
sotto, quando Teoderico entra in Italia, lo chiama: 
Rex gentium et Consul Romanus. 

Farmi quindi cosa non al tutto impossibile, che 
Teoderico abbia voluto aggiungere ai titoli di REX, 
PRINCEPS, IMPERATOR anche quello di CONSVL, che 
aveva ricevuto a Costantinopoli da Zenone. 

T. Allara. 




LA ZECCA DI BOLOGNA 

(Continuazione: Vedi Fase. IV, 1897). 



CAPITOLO III. 

Giulio II — Suo ingresso a Bologna nel 1506 e le monete gettate al popolo 
— Francesco Francia incisore dei conii sotto Giulio II e Leone X — 
Nuovi documenti sulla zecca bolognese al tempo del Francia. 

Succedeva nel soglio pontificio ad Alessandro VI 
Pio III, di cui rimane un raro ducato d'oro, e subito 
dopo Giulio II (1503-1513). Primo pensiero di papa 
Giulio fu di ricuperare alla Chiesa le città che, go- 
vernate da varii principi, si erano a poco a poco 
staccate dal dominio diretto di Roma. Fra queste era 
Bologna sulla quale Giulio II vantava diritti speciali e 
che dopo la lunga signoria di Giovanni li, si era volta 
del tutto al ghibellinismo. Ma il Bentivoglio era ca- 
duto in discredito negli ultimi anni e il suo partito 
aveva assottigliato le file perchè molti bentivoleschi 
erano passati al popolo, che odiava Giovanni dopo 
il suo nuovo regime basato sulla violenza e sulla 
crudeltà. Ad assediare la città il papa mandò il 
Chaumont con seicento lance francesi, tremila Sviz- 
zeri e molta artiglieria. La città si armò, fortificò la 
cinta, ma stretta dal forte nemico dovette cedere, 
non senza dare un'estrema prova di valore respin- 
gendo gli attacchi del fiore dei cavalieri di Francia e 
allagando il campo nemico colle acque fangose del 
Reno (1506) (0. Giovanni II dovette cedere la città 
al Chaumont che gli garantiva salva la vita e le 
ricchezze e sicuro asilo a Milano. 

Poco dopo a render più solenne l'unione della 



(1) G, GozzADiNi, Op. cit., Di alcuni avvenimenti in Bologna dal isoó 
al iju (Atti e Meni, delle Dcp. di S. P. per le Roni. S. III, Voi. VII). 



■76 FRANCliSCO MALAGUZZI 



città allo stato della Chiesa, Giulio II fece una visita 
ai bolognesi. Il corteo per la sua entrata trionfale, 
durante il quale furono sparse al popolo le note 
monete già attribuite al Francia, era formato di una 
lunghissima cavalcata di senatori, di magistrati, di 
rappresentanti delle varie classi cittadine, di vescovi 
e prelati, di ambasciatori dei varii stati, di cardinali: 
dietro questi venivano il tesoriere del papa e il datario 
Giuseppe Gozzadini, che spargevano al popolo monete 
d'oro e d'argento : seguiva finalmente il papa in sedia 
gestatoria e dietro lui tutti i fuorusciti bolognesi (2). 

Le monete gettate al popolo, di cui rimangono 
tuttora esemplari, sono di due sorta. Il cerimoniere 
Paride Grassi che le fece coniare, non parla nel suo 
Diario che di due sole, de utroque numismate e ci toglie 
il dubbio che ne fossero state sparse altre. Le une in 
oro, del valore di un ducato, del peso di gr. 3.40 
portano nel diritto l'arme del papa (Della Rovere) 
sormontata dalle chiavi decussate e dalla tiara e in- 
torno la leggenda JVLIVS • Il • PONT • MAX -,€ nel rovescio 
la figura di S. Pietro in piedi, di prospetto, colle 
chiavi nella destra e il libro nella sinistra e intorno 
le parole: BON • .P • JVL • A • TIRANO • LIBERAT • {Bononia 
per Jtdium a iy ranno liberata). Le altre, in argento, 
del valore di un bolognino e del peso di gr. 1.30 
portano le stesse impronte, meno una piccola va- 
riante: lo stemma pontificio non vi è incorniciato dal 
comparto polilobo a più righe come in quelle d'oro. 

L'asserzione del Vasari che attribuiva queste 
monete, invero mediocri, al Francia, fu già ritenuta 
erronea dal Cavedoni (3), dal Giordani (4), dal Fried- 
laender (5): ad appoggiare le loro asserzioni il dott. L. 



(2) G. Gozzadini, Op. cit., pag. 220 e segg. 

(3) Memorie di relig. di mor., ecc., tomo XII, pag. 73. 

(4) Almanacco statistico bolognese. Anno XII, pag. 271. 

(5) Die Italienischeit Scliaumiìnzen, ecc., pag. 174. 



LA ZECCA DI BOLOGNA 77 



Frati (6) riportò un partito da cui risulta che realmente 
il Francia non lavorò per la zecca prima del novembre 
1508. Un mandato di pagamento di cinquanta ducati 
al Francia che aggiungiamo ai nostri documenti e che 
era sfuggito fin qui agli studiosi appoggia quei risul- 
tati e toglie ogni dubbio in proposito notando che 
quella mercede fu data all' artista " prò duarum 
stamparum S."" D. N. prò stampandis monetis.... tam 
prò dictis stampis quam prò alijs stampis quas ipse 
promittit et se obbligai facturis prout erit necessa- 
rium „ (7). Si tratta dunque di un vero contratto 
concluso allora col Comune, nel quale il F'rancia si 
obbligava a incidere i conii per la zecca incominciando 
da allora. Le monete a cui alludono i due documenti 
sono quelle bellissime col ritratto del papa e lo 
stemma del Comune. 

Al Francia quindi appartengono tutte le monete 
bolognesi del tempo di Giulio II e parecchie di quelle 
di Leone X, perchè il grande artista prestò proba- 
bilmente r opera sua per la zecca bolognese, fino 
all'epoca della sua morte, avvenuta nel 1517 (3). 

La zecca era stata messa all'incanto il io no- 
vembre del 1508 e Giannantonio Saraceni e alcuni 
soci si erano presentati, ma avendo sentito che il 
termine della locazione era portato a dieci anni, ter- 
mine per essi troppo lungo, viste le condizioni politiche 
poco stabili della città, essi si ritirarono. L'officina in- 
vece fu assunta da Antonio Maria Legnani, gonfaloniere 
di giustizia, che promise di far coniare ducati d'oro 



(6) Op. cit., V. pure la tavola. 

(7) V. doc. X - a) e b). 

(8) Alcuni scrittori, tra i quali l'Heiss, mettono alcuni esemplari che 
secondo noi hanno caratteri di monete (tra i quali quelli di Giulio II col 
motto Bononia a iy ranno liberata) tra le medaglie. L'Heiss attribuisce 
al Francia cinque sole medaglie, il Friedlaender circa 16: il primo mette 
però tra le attribuite al Francia quelle con Leo X pontifex maximus e 
Bononia niater studioruni. 



78 FRANCESCO MALAGUZZI 



in ragione di lire 3 e soldi io l'uno, nonché grossoni 
o gabellotti in ragione di 130 per ogni libbra d'argento 
equivalenti a giulii 81 (9), Furon poi battuti dei giulii 
da soldi 7, come si rileva da un bando, ma furono 
ritirati dalla circolazione perchè di non giusto peso. 

I prodotti del Francia sono realmente bellissimi. 
Sopratutto le monete d'oro e d'argento, i ducati e 
i giulii^ rappresentano le migliori cose della zecca bo- 
lognese. La testa rubiconda e caratteristica di papa 
Giulio vi è riprodotta con finezza grandissima: le 
occhiaie vi sono profondamente scolpite, la bocca è 
tagliata rudemente (come nel bel medaglione col 
ritratto e le parole Julius ligur papa secundus 
MCCCCCVI) (1°). Nel rovescio il S. Petronio seduto è 
bello e maestosamente modellato: le pieghe sono 
parche, ben disposte: ai lati, a guisa di bracciuoli 
della sedia vescovile salgono due fregi a forma di S 
con foglioline, terminanti con due rosettine, che 
rivelano, come il sottile giro di perline e i piccoli 
dettagli sparsi qua e là, l'amorosa diligenza dell'orefice. 

Incominciò in quel tempo l'ufficio stabile e spesso 
a vita del celator o incisore dei conii presso l'officina 
monetaria. Veniva assegnato dal Comune ad inci- 
sori di grido e pratici del difficile lavoro della fab- 
bricazione dei punzoni. Gli appaltatori dovevano 
quindi assoggettarsi alla volontà del Comune, che 
sceglieva gl'incisori. Solamente quando il locatario 
sapeva fabbricarsi da sé i conii egli riuniva le due 
qualità, realizzando un' economia notevole pel Co- 
mune. Se la scelta del maestro dei conii, che sor- 
veghava anche la fabbricazione delle monete, aveva 



(9) Partiti, IO, 12 e 29 novembre 1508. Voi.. XIII, e. 152, 153, 155. 

(io) e tale la somiglianza tra questo medaglione e le monete di due 
anni dopo col ritratto del papa, che non esitiamo ad attribuirlo al Francia, 
ciie lo presentò forse in occasione dell'ingresso di Giulio II a Bologna 
appu.ito nel 1506. 



LA ZECCA DI BOLOGNA 79 



importanza pel Comune a cui stava a cuore (special- 
mente in tempo così eminentemente raffinato come il 
rinascimento) che le monete del luogo fossero belle ed 
apprezzate negli scambi, non importava invece gran 
fatto ai maestri di zecca, che nell'appalto dell'officina 
non vedevano che una sorgente di lucro. Oltre l'inci- 
sore dipendevano di regola dal Comune, (quando i 
contratti non disponevano diversamente) anche gli 
assaggiatori, due pel solito, persone di fiducia e prati- 
che,i garzoni e il custode, tutti stipendiati dalla Camera. 

Quando avremo ricordato il bando 28 febbraio 
1509 che tolse dalla circolazione i giulii da soldi 7 ("), 
la riconferma della riduzione del ducato a lire 3 e 
soldi 2(^2), l'aggregazione di un nuovo locatario Giulio 
Pasi al Legnani, cogli stessi patti (^3), un nuovo decreto 
che stabiliva che il ducato potesse spendersi a lire 
3 e soldi IO (7 settembre 1509) ^'^\ avremo aggiunto 
quanto può interessare sul breve periodo di signoria 
in Bologna di Giulio II. 

Frattanto, le condizioni della città si facevano 
sempre più tristi per le lotte intestine provocate 
dai bentivoleschi che non s' erano ancor dati per 
vinti e dalle feroci repressioni deirAlidosi, legato 
pontificio. Sappiamo dai contratti che in casi di guerre 
o di condizioni difficili i maestri di zecca potevano 
rompere il legame, e infatti nel 1510 rinunciavano 
all' ufficio. Nuovo incanto della zecca, coll'obbligo di 
coniare giulii in ragione di 82 o 83 per libbra. Ai 
malanni s' aggiunse la peste e 1' appalto andò per 
quella volta deserto (^5). 

I Bentivoglio, coli' aiuto di Francia, nel 1511 

(li) Zecca, B.° i, {Decreti). 

(12) Partiti, IO marzo 1509 e Zecca B.* i, 28 marzo 1509. 

(13) Partiti, 15 marzo 1509. 

(14) Zecca, B." I, {Decreti). 

(15) Partiti, Voi. XIV, e. 65, r. 



8o FRANCESCO MALAGUZZl 



rientravano in città, per l'ultima volta. Il papa, fu 
sollecito ad allestire nuove truppe, sotto il comando 
di Marcantonio Colonna, per riconquistare la città. 
Il territorio bolognese fu invaso dalle truppe ponti- 
ficie e spagnuole alleate e il condottiero Armaciotto 
dei Ramazzotti, al soldo del papa, occupò la forte 
posizione di S. Michele in Bosco, sovrastante alla 
città. Per quella volta ancora la fortuna arrise ai Ben- 
tivoglio, che costrinsero le truppe alleate a levare l'as- 
sedio. Ma nel giugno del 1512 il papa ritentava l'im- 
presa, e Bologna, questa volta abbandonata dalla 
Francia che aveva richiamate le sue milizie, ricadde 
in potere del papa : il io giugno i Bentivoglio abban- 
donarono per sempre la città (^^i. Il popolo acclamò 
i nuovi signori e i Riformatori, con quello spirito di 
opportunità che è una caratteristica di quel tempo, 
imprecavano all' antico signore e professavano devo- 
zione al nuovo (^7). 

Da allora in poi Bologna, incastonata nello Stato 
pontificio, non ebbe piiì vita autonoma e seguì le vi- 
cende di un più vasto corpo sociale. Però (ripetiamo 
le belle parole dell' Albicini) assoggettata che fu, non 
si accasciò e seppe tenere in rispetto i despoti, che 
qui non osarono neppur tentare ciò che altrove fa- 
cevano a tutto agio. A ciò valsero in parte le mostre 
di governo libero che serbò : i Quaranta, il Gonfalo- 
niere di Giustizia, l' ambasciatore alla corte di Roma, 
tutto il vecchio apparecchio insomma che rappresen- 
tava e proteggeva l'autonomia amministrativa; valsero 
gli usi, i costumi, lo special modo di vivere cui si 
attenne tenacemente; valsero le belle tradizioni let- 
terarie ed artistiche e sopra tutto " lo Studio. „ 



(16) GOZZADINI, Op. Cit. 

(17) Registri delle lettere, 19 luglio 1511^ 8 giugno 1512, io giugno 1512. 



CAPITOLO IV. 

Leone X — Il " motu proprio „ 3 giugno 1519 sulle monete — L'inci- 
sore dei conii Antonio Macchiavelli — Clemente VII e la conia- 
zione del 1526 — Le monete coniate per soccorrere i poveri nel 
1529 e quelle gettate al popolo per l'ingresso a Bologna di Carlo V 
nel 1530 — Paolo III e la coniazione del 1538 — Gl'incisori dei conii 
A. e F. Balzani, detti " Gavardino „ — Giulio III — Marcello II — 
Paolo IV — I Canonici, incisori dei conii — Pio IV — Pio V e le 
battiture del 1567, 1570, e 1572 — Il corso delle monete a Bologna 
nella prima metà del sec. XVI. 

Dei primi anni del nuovo regime non ci riman- 
gono che alcune gride del 1513, 1514, 1515, 1518, 
1519 sul corso delle monete a Bologna e che fanno 
parte, come tutte le carte di zecca che seguono, del- 
V Assunteria di zecca, ufficio che incominciò appunto 
allora a funzionare. Quanto manca a questa serie di 
carte troveremo in abbondanza in altre che verremo 
via via citando. In quelle gride (accenniamo di 
sfuggita perchè non tocca che indirettamente il nostro 
argomento) si ordinava di non spendere né accettare 
il ducato d'oro largo per più di 70 bolognini, cioè 
L. 3 s. IO, il ducato stretto per L. 3 s. 9, gli scudi 
dal sole per L. 3 s. 8 " et le altre monete d' oro 
secondo il corso suo et valuta usitata „: si bandirono 
da prima i quattrini forestieri che avevano invaso il 
mercato bolognese facendo crescere il valore dell'oro; 
poco dopo si -decretò di toUerarh, ma con minor va- 
lore (otto di essi per sei bolognesi) (^). 

Sotto Leone X fu tentato un riordinamento della 
zecca bolognese che però non fu attuato. 



(i) Arch." di Stato di Bologna — Arch.° Pontificio — Assunteria 
di zecca — Miscellanea. Busta 23. Questa assunteria (o ministero con 
termine moderno) manca di molte serie, sopratutto del XVI secolo. Ab- 
bondantissimi invece di notizie sulla zecca sono i partiti, i mandati, ecc. 



82 FRANCESCO MALAGUZZI 



Con motu proprio 3 giugno 15 19, diretto a tutte 
le città soggette alla Chiesa, il papa stabiliva molti 
capitoli da seguirsi per l'avvenire nel batter moneta, 
fissati per la zecca di Roma e da imitarsi dalle altre 
città dello stato. I capitoli stabilivano, che si potes- 
sero battere : 

i.° Fiorini d'oro puro del peso di una libbra ogni cento, 
e ognuno di grani 69 con -^ di altro grano: questi fiorini 
eran detti di Camera per distinguerli da altri pure d' oro, 
" larghi di perfecto et puro oro „ tali che 96 " con j de un 
altro fiorino facciano una libra de oro et ciascheduno di peso 
pigli 71 grano „ senza rimedio di peso o lega; 

2.° Leoni d'argento dei quali io facessero un fiorino 
d'oro di Camera " et lo argento sie de undici onzie cum 
uno denaro, de modo che ottantanove leoni e mezo facciano 
una libra di simile argento et ciascheduno pesi tre denari 
e cinque grani e un quarto.... per rimedio denarj duj in cia- 
schuna libra zoe nel peso et nella lega: uno zoe nello excesso; 
et r altro nel defecto „ ; 

3.° Mezzi leoni dei quali 20 facessero un fiorino : della 
stessa bontà e lega dei leoni e ne andavano 179 alla libbra 
e con 4 denari di rimedio. 

4.° Quarti di leoni quaranta dei quali facevano un fiorino 
d'oro : della stessa bontà e lega dei leoni : ne andavano 358 
alla libbra con denari 7 di rimedio. 

5.° Bolognini o baiocchi^ cento dei quali valessero un 
fiorino d'oro " de lighe 9 e j de una altra ligha „ con ri- 
medio di denari 6: " ottocentosei de li quah e un quarto de 
uno altro bolognino rendano una libra de argento et habbiano 
di rimedio nel peso octo danari „ : 

6.° Mezzi bolognini, duecento dei quali valevano un fio- 
rino di Camera, della stessa lega e bontà del bolognino: " di 
quali dui con la mita de uno altro leone sopra Mille e seicento 
e trentadui e mezzo facciano una libbra de argento de peso „ : 

7.'' Monete di rame detti piccoli, senza lega; 400 di essi 
facevano una Hbbra e 16 valevano un baiocco (2). 



(2) Assunteria di zecca. Misceli, b.* 23. Abbiamo seguito nelle esatte 
citazioni del motu proprio la versione italiana di quel tempo che è unita 
al testo latino. 



LA ZECCA DI BOLOGNA 83 



Per Ottemperare al motu proprio pontificio i 
quaranta consiglieri dello Stato di libertà di Bologna 
il 28 giugno 1520 ordinavano che si fabbricassero 
i nuovi coni e l'incarico fu dato ad Antonio Mac- 
chiavelli che ne ricevette in compenso 25 ducati (3): 
ma la coniazione non ebbe luogo : e non ci è noto chi 
allora tenesse in appalto l'officina. Il 3 settembre 1523, 
(l'anno in cui saliva al soglio pontificio Clemente VII 
di casa de' Medici, dopo il breve periodo di Adriano VI) 
la zecca era ceduta ad Antonio Maria Campeggi per 
dieci anni mettendo per la prima volta un termine 
così lungo alla locazione, fors' anche per adescare 
all' importante ufficio che diveniva sempre più lu- 
croso (4), Contemporaneamente il numero dei saggia- 
tori fu portato da due a tre e quella volta furono 
Pietro del Gambaro (o in sua vece suo figlio Barto- 
lomeo), Lodovico Baroni e Oriente Canonici, tutti 
orefici (5). 

Di tutte le monete battute allora riportiamo le 
descrizioni in appendice : qui avvertiamo solamente 
che a caratteristica principale delle loro monete i 
Bolognesi seguitarono a porre il motto Bononia docet, 
che in quel secolo di splendore e di umanesimo era 
il più adatto a ricordare anche alle città lontane la 
loro gloria più fulgida, lo Studio. 

È inutile aggiungere che non eran cessate, dopo 
queste coniazioni, le invasioni sempre crescenti di 
monete basse di tutti i paesi, di svariatissimi valori 
e le relative gride che le une bandivano, le altre tol- 
leravano, alle altre fissavano il valore. Vi eran mo- 
nete che fluttuavano in tutti i mercati d'Italia, cacciate 



(3) Partiti, 16, e. 21, \P - Mandati, 25, e. 276, r. 

(4) Partiti, 16, e. 115, V." 

(5) id. • 16, e. 173, V." 



84 FRANCESCO MALAGUZZI 



da un governo all' altro e chi ne andava di mezzo 
era il privato, oppresso dal duplice timore di non 
poter trovare moneta buona e di incorrere nelle pene 
comminate dai bandi. Fu per provvedere la città di 
moneta minuta che i sovrastanti decisero di far co- 
niare nuove monete da quattrini sei V una " de le 
infrascripte qualità, zoe che tale monete tenga onze 
tre de argento fino con il rimedio de danari tri per 
ciascuna libra di peso, che almeno si trovino a onze 
doe e danari ventuno d'argento fino per Hbra le quale 
onze tre vagliono lir nove e soldi tri a ragione de 
lir tre e soldi uno per oncia, la manifatura de la 
zecca monta soldi tredici la libra di peso che in tutto 
assende a la somma de lir nove soldi sedici: et che 
di tal moneta ne habia a andare a la libra di peso cen- 
tonovantasei zoe 196, per insino a cento novantotto 
al più batuti et stampati „ (6). Fu fatta un'istanza coi 
sudetti termini, il 3 novembre 1526 al Legato per ot- 
tenere il permesso della battitura: il consenso fu dato 
e si incominciò tosto la coniazione delle nuove monete 
delle quali un bando stabih il valore di un bolognino 
l'una (7). 

Sono prodotti di questa battitura i bolognini ri- 
portati dal Giordani, dallo Schiassi, dal Cinagli, (113) 
del peso di gr. 1.400, col leone e il motto BONONIA 
MATER da un lato, e la parola STVDIORVM colle chiavi 
decussate e la tiara dall'altro. 

Vedemmo che il papa col mezzo del Legato si 
riserbava una indiretta sorveglianza sull'andamento 
della zecca bolognese. Tale sorveglianza divenne 
più diretta per l'avvenire e da Roma incominciarono 
a mandarsi i capitoH di quella zecca come esempio 
(come aveva fatto Leon X per una volta) e le nomine 



(6) Assunteria di secca, busta 23. Miscellanea. 

(7) Ibid. 



LA ZECCA DI BOLOGNA 85 



dei sovrastanti scelti tra i più devoti alla Santa Sede 
e degli altri addetti alla zecca, spesso nominati a vita. 

L'anno 1529 rimase tristamente noto nella storia 
cittadina bolognese pel cumulo di flagelli d'ogni ge- 
nere che afflissero la popolazione. Una carestia vio- 
lentissima e la peste erano stati non ultimi danni 
delle guerre e specialmente di quella generale che 
funestò l'Italia, dopo il trattato di Madrid, resa più 
terribile dalle stragi e dai saccheggi delle truppe 
imperiali. La miseria nel popolo era estrema. Ad 
attenuarla tutti i ricchi contribuirono e per molti 
giorni si videro privati, confraternite, autorità civili 
ed ecclesiastiche accorrere in S. Petronio a portarvi 
denaro, gioie, vasi d'oro e d'argento, oggetti preziosi, 
viveri, grani per esser distribuiti ai bisognosi. Era 
vice-legato a Bologna monsignor Uberto dal Gambaro 
che offrì cinquanta scudi d' oro. Alcuni conventi , 
quello dei Domenicani primo di tutti, offersero gli 
arredi delle loro chiese e cogli oggetti d'oro e d'ar- 
gento si coniarono in zecca monete da esser distri- 
buite e gettate al popolo C^). 

Queste monete, di cui rimangono esemplari, sono 
d'oro e d'argento. Le prime, equivalenti a 3 zecchini, 
portano da un lato la mezza figura di S. Petronio 
collo scudo bolognese e il motto commemorativo : 

COGENTE • INOPIA REI FRVMENTÀRIAE; dall'altro lato 

un cane con torcia in bocca (impresa dei Padri Do- 
menicani che tanto si distinsero allora, come vedemmo) 
e le parole EX COLLATO — AERE • DE • REBVS • - SACRIS • 
ET • PRO • - PHANIS • IN • EGENO - RVM • SVBSIDIVM M • D • 
XXIX — BONONIA • Quelle d'argento (da mezzo scudo, 



(8) G. Giordani, Della venula e dimora in Bologna del sommo pon- 
tefice Clemente VII per la coronazione di Carlo V imperatore. Tip. alla 
Volpe. MDCCCXXXXII. 



86 FRANCESCO MALAGUZZI 



da uno scudo di quattro giulii e dà due giulii) por- 
tano le stesse impronte, meno lievissime varianti. 

Dal partito 8 giugno 1529, col quale i Quaranta 
ordinavano ai sovrastanti alla zecca la coniazione 
di dette monete, rileviamo che ne furon fabbricate 
per la somma di mille ducati d'oro: vi segue la descri- 
zione che noi abbiamo riportato (9). L'incisore di 
queste monete fu certamente Antonio Macchiavelli, 
addetto a quell'ufficio, come vedemmo. 

La pace generale in Italia, desiderata ormai da 
ogni parte, dopo il trattato di Cambrai {pace delle 
dame) e 1' accordo tra Clemente VII e Carlo V a 
Barcellona, fu suggellata, com'è noto, a Bologna, nel 
1530; quivi l'imperatore si fece incoronare dal papa. 

Le feste per 1' arrivo dell'imperatore in questa 
città incominciarono ai primi di febbraio. Nella seduta 
del giorno 11 di questo mese i quaranta consiglieri 
ordinavano di far coniare in zecca monete d'oro e 
d'argento, fino alla somma di 3000 ducati, da gettare 
al popolo il giorno dell'incoronazione. 

Si stabih di lasciare all'imperatore la scelta delle 
impronte da fare incidere sui due lati delle monete 
e quella della lega (^o). L' ingresso di Carlo V in 
città avvenne con gran pompa il 24 febbraio. Il lungo 
corteo di cavalieri e magistrati era chiuso dal mag- 
giordomo Conte Adriano De Asfordio, da un araldo 
e da un tesoriere a cavallo: gU ultimi due gettavano 
alla folla le monete coniate, cioè doppioni di quattro 
scudi e da due, da uno, da mezzo doblone e altre 
monete d'argento ("). 

Queste monete, che debbonsi anch'esse ascrivere 



(9) Partiti, 18, e. 81, r. e Mandati 26, e. 170, r. 

(io) Partiti, 17, e. 102, r. 

(n) Giordani, Op, cit. e tavole. 



LA ZECCA DI BOLOGNA 87 



al Macchiavelli, portano da un lato la testa dell'im- 
peratore (e il busto alcune) col motto CAROLVS • V • 
IMPERATOR : dall'altro due colonne sorgenti dal mare 
(impresa di Carlo V allusiva alla sua potenza (i^)) chiuse 
in ghirlanda d'alloro, e la data MD-XXX in due righe. 

La prima ingerenza del nuovo pontefice Paolo III 
(1534-1549) sull'amministrazione della nostra zecca 
è la nomina di G. B. e fratelli Malvezzi e Astorre 
della Volta a soprastanti coll'assegno di 20 ducati 
al mese, cui seguì una battitura di scudi d'oro, 
ordinata dal papa col tramite del cardinal camerlengo 
il 5 settembre 1535 (^3), 

Convien credere che le garanzie di cui il Comune 
si era circondato presso i maestri di zecca fino allora 
non fossero state sufficenti e che le frodi crescessero, 
a giudicare dal preambolo dei capitoli con cui si volle 
riformare la locazione. Gli Assunti di zecca presen- 
tarono al consiglio i nuovi patti il i.° febbraio 1538 
che noi ci affrettiamo a riassumere, avvertendo che 
il nuovo appaltatore fu Gaspare Armi : 

Il maestro di zecca avrebbe per l'avvenire dato 
una cauzione di scudi 2000: nel caso che privati por- 
tassero oro o argento in zecca, la cauzione sarebbe 
salita a scudi 6000; sarebbe tenuto a porre ogni 
anno in zecca del suo proprio non meno di libbre 
100 di peso d'oro della bontà di denari 22 per oncia, 
libbra 2000 d'argento della bontà di oncie 9 e denari 
22 per libbra, e libbre 1200 di materia prima per 
far quattrini e denari, della bontà di oncia i e den. 6 
per libbra : avrebbe pagato alla Camera di Bologna 
15 soldi per ogni libbra d'oro battuta, 3 soldi e 6 



(12) Palazzi, Discorsi sopra le imprese, ecc. Bologna, Bernacci, 1572, 
p. 36. 

(13) Istrumenti e scritture. 



88 FRANCESCO MALAGUZZI 



denari per ogni libbra d'argento, e di quattrini: si 
obbligava a mantenere le masserizie e pagare gli 
operai di zecca. Seguivano altre disposizioni per tu- 
telare i privati che portavano metalli preziosi in 
zecca da far coniare. D'altra parte il Comune conce- 
deva al zecchiere " per sua utilità „ il luogo dell'offi- 
cina senza spesa d'affitto, e tutti gli istrumenti di 
zecca, garantiva che il valore dello scudo d'oro 
non avrebbe passato i 75 soldi, lo dispensava dall'uf- 
ficio in caso di guerra o morìe, però dietro domanda 
agli Assunti due mesi prima; il suo salario conti- 
nuava ad essere, come pel passato, di io lire men- 
sili; altre disposizioni garantivano il guadagno del 
maestro di zecca verso i privati che ricorrevano 
all'opera sua. I capitoli finiscono con questa lista che 
riportiamo integralmente: 

" Bontà et numero d'oro et d'argento et valuta co' suoi 
remedij. 

Li scudi che si caverano di Cecca, doverano tenere di 
fino, den. 22, o almeno den. 21 j|, serano per libra 107. 
Valerà l'uno L. 3.15.— 

Li mezzi scudi di bontà soprascritta scranno 
a numero 204. Valera l'uno L. 1.17. 6 

Li Doppij Pauli cavati di Cecca scranno a 
fino di onze 9, den, 20, et a numero 32 et ^. 
Valera l'uno ' , . . L. t. — . — 

Li Pauli cavati di Cecca teneranno di fino 
come di sopra, scranno a numero 65^. Valera l'uno L. o.io.— 

Li dui Terzi di Pauli cavati di Cecca tene- 
ranno di fino come di sopra, et scranno a numero 
98. Valera l'uno L. o. 6. 8 

Li mezzi Pauli tratti di Cecca teneranno di 
fino come di sopra. Saranno a numero 130 ^. 
Valera l'uno L. o. 5.— 

Li Terzi Pauii scranno a numero 176, et te- 
neranno di fino come di sopra, et valeranno . L. o. 3. 4 

Li Quarti Pauli teneranno di fino tratti di Cecca 



LA ZECCA DI BOLOGNA 89 



come di sopra, et scranno a numero 261 ~. Va- 

leranno L. o. 2. 6 

Li quattrini tratti di Cecca teneranno di fino onza una 
den. 4. Seranno a numero soldi 98 in 99 la libbra. „ (14). 

Un ordine del 19 luglio 1540 del Cardinal Legato 
di chiusura della zecca, come delle altre dello stato 
pontificio (15), dovette non aver luogo o essere revo- 
cato poco dopo perchè troviamo che l'officina, allo 
scadere del contratto precedente, veniva ceduta per 
un quinquennio ad Alessandro Raibolini alias Francia, 
nipote del grande pittore, il 22 marzo 1542 (^6)_ Una 
conferma della pratica difficoltà dell'incisione dei coni 
l'abbiamo nel fatto di trovare che a quest'ufficio fu 
nominato Antonio Balzani detto Gavardino (^7) e morto 
questi, nel 1545, il figHo Francesco che in tale arte 
era eccellente, come avverte il partito di nomina (^S): 
e ciò sebbene il Raibolini fosse orefice valente, come 
ce lo ricordano le notizie del tempo. Anche questi 
tenne per poco tempo Tofficina e il contratto, igno- 
riamo per qual ragione, fu rotto: prese il suo posto, 
pure per un quinquennio, Cornelio Malvasia, di 
nobile famìglia bolognese C^9). Questo incominciò con 
far battere cento pesi di quattrini : e poco dopo dovette 
aggiungere ad ogni libbra d'argento " quantum est me- 
dietas illius monete bon. valoris soldorum decem quae 
vulgo Paulo nuncupatur, quae quidem additio facit prò 
qualibet Paulo denariorum unum et etiam minus (20) „ 



(14) V. doc. XI. 

(15) Istrumenti e scritture. 

(16) Partiti, 18, e. 194, V. 

(17) Partiti, 19, e. 6, r. 

(18) id. id. e. 57, r. 

(19) id. id. e. 34, V. 43, r. ecc. Riportiamo in appendice (doc. XII) 
una relazione di quel tempo che è interessante per conoscere le ra- 
gioni che militavano in favore della lega bolognese e che fu stesa 
probabilmente per scongiurare un pericolo di mutamento. 

(20) Partiti, i." aprile 1547, 19, e. 126, v. 



90 FRANCESCO MALAGUZZI 



Non ci rimangono notizie di altre importanti 
coniazioni prima del 1550. Nel frattempo l'officina 
era stata tenuta per due anni da Oriente Canonici 
e Alberto Angeli orefici che l'avevano ceduta 1' 8 
novembre 1550 (^i) ad Alessandro Balli bolognese 
e per lui a Giuseppe Canobio suo cessionario che 
l'avrebbe tenuto per un triennio. Questi s'impegnò a 
battere nel primo anno mille libbre di peso di quattrini 
e monete d'oro per 25 soldi per libbra di peso d'oro 
coniato e 7 per ognuna d'argento e di quattrini. 

Del tempo di Giulio III (1550-1554) abbiam no- 
tizia di una coniazione ordinata da due mercanti, di 
monete d'argento da 20 e da 40 quattrini fino a 1000 
libbre di peso e poco dopo di una seconda coniazione 
ordinata da un tedesco, certo Girolamo Craster, per 
4000 libre di peso di nuova moneta coi metalli da 
lui portati in zecca (^2), Ci rimangono però col nome 
di questo papa scudi e mezzi scudi d'oro, oltre testoni, 
bianchi, gabelle e monete minori. 

Del periodo successivo (Marcello II — Paolo IV 
~ [1555]) ci rimangono due ordini del legato: il primo 
appena assunto al soglio pontificio Marcello II (Cervini) 
con cui dispone perchè nelle monete d'argento in 
luogo della effigie di Giulio III si ponga l'arma del 
nuovo papa (23). Non rimangono monete bolognesi 
col ritratto di questi, che fu pochi mesi sul seggio. 
Succedutogli Paolo IV (Caraffa), analogo ordine del 
Legato (24). 

I coni delle monete bolognesi di questo periodo 
e del successivo di Paolo IV (1555-1559) furono ese- 
guiti da due artisti, i Canonici, che appartengono 
a una gerarchia di orefici, inscritti di padre in figlio 



(21) Partiti. 

(22) id. 20, e. 127, V. e 133, r. 

(23) Istrumenti e scritture 1555, 29 aprile. 

(24) id- 1555» 7 luglio. 



LA ZECCA DI BOLOGNA 9I 



nelle matricole di quella società. Il loro stipendio 
era di ottanta lire annue (^5), mentre l'officina era 
appaltata ad un Filippo di Vincenzo Cecchi (^6). Al- 
cune monete d'argento del tempo di Paolo IV ne 
riproducono il ritratto : oltre le muraiole (termine vol- 
gare che finì coU'essere accettato anche nel linguaggio 
amministrativo come vedremo) da 2 baiocchi, di cui 
si troverà la descrizione in seguito. 

Pio IV (De Medici, 1559- 1566). I prodotti di 
questo periodo appartengono a Girolamo Faccioli, 
riconfermato poi nell'ufficio di maestro dei coni il 

19 gennaio 1566 (^7), e contemporaneamente fu no- 
minato assaggiatore Giacomo Stella che ne aveva 
fatto istanza. Lo Stella, riconfermato volta a volta, 
rimase nella carica fino alla sua morte, nel 1580. 

Non abbiamo notizie importanti del tempo della 
nuova locazione con Paolo di Oriente Canonici, in 
cui si coniarono i noti scudi d'oro detti del sole (^8) 
(dal sole, riprodotto prima del motto Bononia docet 
del rovescio). 

Pio V (Ghisilieri 1566- 157 1). Di questo breve 
periodo riassumeremo i capitoli tra V assunteria e Paolo 
Canonici, dall' istrumento 18 agosto 1567. Il Canonici 
vi si obbliga a fabbricare scudi d'oro della solita 
bontà (che da 30 anni era tuttora in vigore) e che 
ne andassero 109 alla libbra, mezzi scudi a 218 alla 
libbra, bianchi da soldi io a oncie 9 den. 22 o almeno 

20 per libbra con 2 den. di rimedio, a 73 alla libbra; 
così doppi e mezzi bianchi alla stessa ragione; ga- 
belle a 168 j la libbra e mezze gabelle a 337 per 
libbra; pagando alla Camera di Bologna 18 soldi 



(25) Partiti, "21, e. 93, r. 

(26) Isirumenti e scritture 1554, 31 ottobre. V. anche doc. XIII. 

(27) Partiti, 21, e. 130, V. 

(28) Isirumenti e scritture 1560, 17 gennaio. 



92 



FRANCESCO MALAGUZZI 



per ciascuna libbra di peso d'oro battuto, 6 soldi per 
ogni libbra d'argento. Il luogo della zecca era in via 
Clavature, presso la piazza e ne riscuoteva l'affitto 
la Camera di Bologna (29). 

L'ufficio fu riconfermato al Canonici nel 1572, 
ma la morte lo colse poco dopo e l'ufficio fu affidato 
per un triennio a G. Battista Gambaro " in cecca 
ipsa plurimum experto. „ Il Gambaro lasciò perciò 
l'ufficio di saggiatore, che copriva, e in suo luogo 
fu posto un Carlo Mangini o Manzini (30). 

Sul corso delle monete in Bologna in quella 
prima metà di secolo ci rimangono poche notizie. 

Nei primi anni vi correvano oltre le monete di 
Milano, le cui relazioni con Bologna dovettero esser 
continue, anche i grossi, grandi e mezzani di Lucca 
che una grida ridusse, i primi al valore di bolognini 
e denari otto e i secondi a quello di un bolognino 
e otto denari nonché i grassetti piccoli per denari 
dieci al massimo (grida 12 ottobre 1501). 

Crescendo le relazioni politiche e commerciali 
cogH altri stati grandi e piccoli, Bologna fu invasa 
da monete d'ogni sorta, sicché lo studioso oggi, colla 
serie assai povera di bandi bolognesi che rimane, 
difficilmente può farsi un'idea esatta sui vari valori 
nella piazza. La prima grida, dopo la citata, che mise 
un po' d'ordine in quella confusione fu quella del 2 
maggio 1523, che stabih che solo le monete buone 
e non tosate corressero, che il ducato della Mirandola 
valesse quanto lo scudo dal sole (lir. 3, soldi 8), che 
le monete d' argento di quel luogo che pel passato 
si accettavano pel valore di un giuHo, per l'avvenire 
non si spendessero e accettassero per più di quattrini 
35 l'una: e che si bandissero tutti i quattrini fore- 



(29) Assunteria di secca. Miscellanea, b." 23. 

(30) Partiti, 1573, 26 febbraio, e Istr. e scritt. 1573, 27 febbr. 



LA ZECCA DI BOLOGNA 93 



stieri, meno i fiorentini, senesi e lucchesi; poco dopo 
furon bandite \q parpagliole di Savoia (4 giugno 1524) 
e, nonostante la grida ricordata, anche i ducati di 
Mirandola, per imitare l'esempio di Roma, (20 ot- 
tobre 1524) (31). 

Al periodo di Pio V appartengono pure alcune 
tessere che servirono per la distribuzione delle farine 
ai poveri. 



(31) Assunteria di zecca. Miscellanea, busta 23. 



CAPITOLO V. 

Gregorio XIII, Boncompagni, bolognese — Medaglie in suo onore — 
Alessandro Menganti incisore dei conii della zecca — Nuove mo- 
nete : " i gregorii „, " le piastre „ — Costruzione del nuovo palazzo 
della zecca — Altre medaglie in onore del papa — Sisto V — 
Urbano VII — Gregorio XIV — Innocenzo IX — Clemente Vili — 
L'incisore Giovanni Angeli — Pericolo di chiusura dell'officina — 
Carteggi sulla zecca e le nuove impronte — Corso della moneta 
in Bologna nella II metà del sec. XVI. 

Di molto interesse per la nostra illustrazione è 
la storia del tempo del lungo pontificato di Gre- 
gorio XIII (1572-1585), al secolo Ugo Boncompagni 
di Bologna, tanto benemerito per l'incoraggiamento 
che alle lettere ed alle arti diede nella sua città 
nativa. A lui noi dobbiamo esser grati di aver scelto 
nel grande Menganti il riproduttore dei suoi ritratti 
e delle imprese di Bologna nelle molte e variate 
monete del suo tempo. 

Il nuovo pontefice si guadagnò subito la gratitu- 
dine dei bolognesi ordinando, appena salito al soglio, 
che si sospendesse la fabbrica delle fortificazioni di 
Castelfranco, ordinata dal suo predecessore con danno 
politico e finanziario rilevante per Bologna, il cui 
erario allora esausto non poteva sopportare Tenorme 
spesa impostagli. Per dimostrare al papa il contento 
della cittadinanza il Senato mandò un' ambascieria a 
Roma e avvertì lo stesso pontefice di voler ricordare 
la grazia ottenuta con medaglie, colonne ed altre 
dimostrazioni (^). Una colonna fu infatti eretta a 
Castelfranco per ricordare il beneficio ottenuto, ma 
ora più non esiste. 

Le medaglie commemorative furono subito co- 
niate e ne abbiamo il primo ricordo in una lettera 



(i) Lettere dell'Ambasciatore al Senato, 24 maggio 1572. 



LA ZECCA DI BOLOGNA 95 



del Senato all'ambasciatore, del 7 novembre 1572, 
da cui si rileva che ne furon fabbricate d'oro e d'ar- 
gento, di due grandezze e che le prime coniate fu- 
rono offerte al papa col mezzo dell' ambasciatore 
bolognese che spiegò come le figure rappresentatevi 
significassero Bologna liberata da S. B. dal gran 
peso di questa fortezza ^^\ 

Di questa medaglia, ricordata dal Bonanni (3), 
dal De Molinet (4) e nel Trésor de mimismatique et 
glyptique {Medailles de papes, pag. 19, che però ne dà 
un erronea spiegazione) rimangono esemplari. Portano 
da un lato il ritratto del papa e le parole GREGORIO • XIII • 
PONT • MAX • BONON • S • P • Q • B • e dall'altro la figura 
di Felsina (d Minerva, allusione alla città dotta) con 
un vessillo, che accenna ad alcune ruine rappresentate 
nel fondo e con alcuni libri sparsi al suolo: intorno 
il motto LEVATA ONERE PATRIA. Un esemplare in bronzo 
della collezione del Museo Civico di Bologna sembra 
una copia del tempo, eseguita per completare la 
collezione. 

Per tuttociò è da rettificare l'asserzione del Negri 
e dello Zanetti che credettero queste medaglie coniate 
più tardi, all'epoca della erezione della statua di Gre- 
gorio XIII, nel 1580 (5). Questa statua, modellata 
grandiosamente dal Menganti (1575-1580) e posta sulla 
porta del palazzo pubblico di Bologna, attesta, come gii 



(2) Lettere dell' Ambasciatore al Senato, 24 maggio 1572. 

(3) Bonanni, Numismata Pontificum Romanorum, Romae 1699, t. I, 
pag- 341- 

(4) P. Claudio de Molinet, Historia Summorum Pontificum a Mar- 
tino V ad Innocentium XI per eorum numismata, Lutetiae 1679, pag. 97. 

(5) Francesco G. Gavazza, Della statua di Gregorio XIII sopra la 
porta del palazzo pubblico di Bologna. Bologna, Azzoguidi, 1888, La 
statua fu fusa da Anchise Censori. Altri lavori del Menganti in Bologna 
sono la statua della Pietà nella Chiesa di S. Rocco, e il bronzo raffigu- 
rante Gregorio XIII nel Museo Civico. Manca tuttora una monografia 
su questo scultore della scuola romana. 



96 FRANCESCO MALAGUZZI 



altri lavori dello scultore, fonditore e incisore bolo- 
gnese, lo studio diretto di Michelangiolo, privo delle 
esagerazioni degli altri scolari del grande maestro. 
Alessandro Menganti fu nominato incisore dei 
conii della zecca bolognese il 18 gennaio 1573. Era 
morto allora il precedente incisore, Gerolamo Faccioli, 
e considerato che l'artista bolognese era molto pra- 
tico di tali lavori e onesto, fu nominato a gran mag- 
gioranza nel delicato ufficio, per un triennio. E nella 
carica il grande artista fu riconfermato, nella seduta 
consigliare 12 agosto 1577 e questa volta a vita, col 
solito stipendio di ottanta lire annue C^): somma che. 



(6) 18 Gennaio, 1573. 

" Concessio officij cuneorum cecche Alexandre Minganti. 

Item cum per obitum Hieromini Faccioli qui in officina monetali 
civitatis Bononie vulgo cecca appellata vigore S. C.'' facti die 19 Feb- 
bruarij 1560 curam et officium fabricandi cuneos sive formulas monetales 
obtinebat, necesse sit de alio ad huiusmodi officium providere. Confisi 
de sunima fide, probitate et experientia honesti et industrij Viri Ale- 
xandri Minganti ad hoc et maiora valde apti et idonei. Eidem Alexandre 
concesserunt (D. D. xl.'a) per suff, 27 curam et officium predictum fabri- 
candi scilicet ac celandi et manutenendi cuneos sive formulas monetales 
impensis suis ad triennium presenti anno inchoato. Cum conditionibus, 
et obligationibus ad huiusmodi munus et officium spectantibus, et 
pertinentibus, ac solita mercede alias constituta videlicet librarum octo- 
ginta annuarum ipsi de pecuniis Cecche solvendarum, si et quandiu 
operam suam in huiusmodi officio prestiterit. Contrarijs omnibus amoti, 
et abrogatis. „ — Partiti, 23, e. 173, r. e v.° 

12 Agosto, 1577. 

" Congregatis M.c's et 111. D. D. xl.ta, ecc. infrascripta partita posila 
et obtenta fuerunt. 

Primo. Officium nuncupatum Cuneorum officine monetalis sive 
Cecche: quod alias per S. C. factum die 18 Januarij 1575 concesserunt 
egregio et honesto civi Bonon. Alexandre Minganti ad tempus et ter- 
minum trium annorum per totum presentem annum 1577 finiendorum. 
Eius in huiusmodi officio nedum peritiam, sed etiam fidem et diligentiam 
magis expertam et cognitam habentes et ei rem gratam facere cupientes; 
eidem Alexandre per sufifr. 26 confirmarunt, et concesserunt illudmet 
officium, et curam fabricandi scilicet ac celandi et manutenendi cuneos, 
sive formulas monetales, suis impensis, quoad naturaliter vixerit, cum 
conditionibus, et obligationibus ad huiusmodi munus et officium spectan- 
tibus et pertinentibus; ac cum solita mercede alias constituta videlicet 
librarum octoginta annuarum ipsi de pecunijs ceche solvendarum con- 
trariis 2. „ — Partiti, 25, e. 46, v. e 47, r. 



LA ZECCA DI BOLOGNA 97 



riportandoci ai tempi, non è meschina, considerando 
anche che Tufficio celandi et manutenendi cimeos sive 
forfuiilas rnonetales non impediva all'incisore di ap- 
plicarsi ad altri più proficui lavori. Ignorandosi la 
data della morte del Menganti non sappiamo con pre- 
cisione porre un Hmite alla serie delle monete che 
gli si possono attribuire: certo è che nel 1585 il 
Menganti lavorava ancora, come vedremo, perciò 
par naturale che oltre quelli di tutte le monete del 
tempo di Gregorio XIII egU abbia fabbricato anche 
i nuovi coni delle monete del susseguente pontefice 
Sisto V, che salì al potere appunto nel 1585. Così le 
une come le altre, d'oro, d'argento e di mistura, sono 
bellissime e varie, come il lettore verificherà dalle 
descrizioni e dalle tavole che ne diamo piij avanti. 

Durante la locazione del Gambaro, per accon- 
discendere alle continue richieste, si coniarono quat- 
trini e moneta bassa da 6 e da 12 quattrini. Rinnovata 
per altri tre anni la locazione collo stesso zecchiere 
si continuarono le battiture di moneta minuta a cui 
nell'agosto dal 1576 se ne aggiunse una di murajole 
e bolognini; nel marzo del 1577 fino a 1500 scudi, 
nell'ottobre, nel dicembre e nell'agosto del 1578 in 
varie volte 2000 scudi, nell'aprile del 1579 altri 500 
scudi, da esportarsi ad Imola dietro richiesta, nell'ot- 
tobre 2000 scudi di sesini e quattrini e a tutto il 1582 
10500 scudi di moneta bassa di varie sorta (7). 

La locazione Gambaro fu ancora rinnovata, coi 
vecchi patti, fino al 1586 e gli si aggiunse il figlio Pietro. 
Di coniazioni di moneta d'oro e argento in quel periodo, 
ricorderemo quella dei Gregorii d'argento, decretata il 
14 dicembre 1574, quella di piastre bolognesi equiva- 
lenti a 2 gregorii Q di monete da quattro scudi d'oro, 

(7) Paftiti, 23, e. 133, 164, 179. 200; Partiti, 24, e. 36, 37, 52, 58, 59, 
80, 99, loB, 124, 128, 140, 166, 192, 200. 

13 



98 FRANCESCO MALAGUZZI 



decretata 1' 11 giugno 1577 e di una terza, per una 
somma ad libitum dello zecchiere, di monete d'ar- 
gento da 6 bianchi (lire 3) ordinata il 27 giugno 1579 (^). 

Un bando sopra la valuta et il corso delti scudi 
d'oro et delle monete et quattrini et pesi del 9 maggio 
1573 stabilisce che gli scudi si spendano per 85 bo- 
lognini l'uno: vi rileviamo che erano al peso di 17 
carati e f e ne andavano 109 alla libbra; la stessa 
bontà, libbratura, e valore attribuiscono loro le gride 
successive per lungo periodo d'anni e definiscono i 
limiti di tolleranza per gli altri scudi non uguah a 
quelli (9). 

Vedemmo che nel 1574 eran stati battuti anche 
a Bologna i gregorii, monete d'argento che, come 
già i paoli e come i giulii, portavano l'effigie e il nome 
del pontefice del tempo. Se n'erano fatte delle prove 
fin dal maggio di quell'anno e se n'erano mandate 
al papa perchè le esaminasse e acconsentisse che si 
spendessero nelle terre della Chiesa pel valore dei 
giulii romani e fiorentini. I nuovi coni piacquero 
molto al papa che però, riguardo al corso delle nuove 
monete, si rimise alla decisione della Camera Apo- 
stolica; della quale non ci è noto il responso (^o). 

Con questa nuova moneta si andava ad accre- 
scere la varietà della moneta bolognese, già lamen- 
tata a Roma anche prima della nuova coniazione, 
tantoché l'Ambasciatore bolognese scriveva che là 
si pensava a ordinare che per l'avvenire si battesse 
alla lega romana e che per regolar meglio il corso 
delle monete si progettava di chiudere tutte le zecche 



(8) Partiti alle date, Dinersorum L. 8, e. 5, L. 9, e. 432 e 469 e 
doc. 14, sopra un progetto di battere Paoli. 

(9) Assunteria di zecca. — Bandi. 

(io) Lettere dell'Ambasciatore agli Assunti di zecca, 26 maggio 1574, 
(b.» 2). 



LA ZECCA DI BOLOGNA 99 



della Romagna meno quella di Bologna C^^). Infatti 
poco dopo arrivavano da Roma i capitoli di quella 
zecca (^2). I bolognesi chiedevano di nuovo al papa 
che le nuove monete d'argento, i gregorii o, come 
meglio si chiamavano, i paoli si potessero spendere 
nello stato pontificio e il papa, al solito, si rimetteva 
alla decisione della Camera Apostolica (^3). Essendosi 
coniati oltre i paoli, anche mezzi paoli e testoni, si 
chiedeva all'Ambasciatore se potevano aver corso 
nello Stato intero e se ne riceveva la seguente risposta: 

" 111.' Signori, 

'■' Il sig. Com.° della Camera, quale ho trovato molto a- 
morevole sempre et desideroso di fare servigio a cotesta città 
et magistrato, mi ha detto, che sendosi longamente discorso 
se li Paoli, mezzi Paoli et Testoni di codesta città ma del 
valore però di questi Romani, si dovessero accettare et spen- 
dere qua et per il resto del stato Ecclesiastico, dopo molte 
consulte egli ha operato che si possano spendere et con farne 
parola con N. S.^ ogni volta però, che in essi ci sia tanto 
di fino, quanto è in simili monete Romane, battendosi però 
alla nostra solita, et consueta lega. Però se costì si vorranno 
battere simili monete con tanto di fino per cento, quanto è la 
Romana, saranno accettate; ma quando però se ne volesse 
battere con manco di fino di quello che sono le Romane, non 
solo non saranno accettate, ma si bandiranno, si come si 
faranno quelle di tutto il Stato Ecclesiastico. Per il che ne 
ho voluto dare ad esso questo ragguaglio acciò avisano la 
loro resolutione, per farla poi sapere al detto signor Com- 
missario, che lo desidera et le bascio le mani. 

Di Roma, li xviij giugno del Ixxv. 

Di VV. SS. 111.' aff'etionatissimo S."" 

F. C. Ghisilieri „ (14). 



(11) Ibid. 23 gennaio 1574. 

(12) Ibid. 13 febbraio 1574. 

(13) Ibid. i.° sett. 1574 e segg. 

(14) Ibid. 



lOO FRANCESCO MALAGUZZI 



La costruzione del nuovo palazzo destinato alla 
zecca e che rimane tuttora, rimonta al periodo a cui 
siamo giunti colla nostra storia. Crediamo interessante 
ricordare in breve le vicende di quella costruzione 
perchè i documenti inediti che raccogliemmo ci per- 
mettono di demoHre ancora un errore e di rimettere 
le cose a posto. 

Il 23 marzo 1577 il Senato " nonnulis gravis- 
simis causis adductus „ veniva nella decisione di 
rinunciare alla casa all'insegna del Leone in via 
Clavature che dal gennaio 1569 serviva per uso d'offi- 
cina monetaria, e dava incarico agli Assunti alla zecca 
di trovare un altro luogo meglio adatto (^5). La vecchia 
officina probabilmente non poteva piia servire al grande 
e quasi continuo lavoro, per le esigenze sempre 
crescenti de' nuovi tempi che reclamavano grandi 
coniazioni e l'opera di moltissimi operai con nuovi e 
perfezionati arnesi. 

GU Assunti scelsero come località del nuovo 
edificio il centro della via a S. Felice e incomincia- 
rono coll'acquistarvi alcune case dalla famiglia Pelle- 
grini e da una Antonia Pesci vedova di Ercole Baldi 
per abbatterle e su quell'area inalzare il nuovo fab- 
bricato (^^). A sede provvisoria dell'officina monetaria 
durante la nuova costruzione fu presa in affitto una 
casa dal conte Girolamo Pepoli della quale ignoriamo 
la località. L'architetto della nuova fabbrica che, come 
notammo, rimane tuttora, e presenta all'esterno 
l'antica veste di quel tempo senza superfetazioni, non 
fu né il Tebaldi ne il Terribilia (Antonio Morandi), 
come fu ripetuto dalle guide di Bologna fin qui, ma 
Scipione Dattari, allora ingegnere del Comune e ri- 
cordato per lavori architettonici e idraulici per lungo 



(15) Partiti, 24, e. 35 r. e V. e 25, e. 51, v. 

(t6) Istrumenti e scritture, 1578, 29 gennaio, 1583^ 12 maggio. 



LA ZECCA DI BOLOGNA lOl 



periodo d' anni. La notizia rileviamo da una lettera 
del 14 dicembre 1580 di un altro architetto, Gio. Bat- 
tista Ballarini, dalla quale risulta che. questi aiutò il 
Dattari che dirigeva i lavori della grande costruzione 
da lui ideata e lo sostituì nel far piante e nella sorve- 
glianza durante sei mesi in cui il Dattari fu a Roma (^7). 
L'architetto costruì il grande edificio nello stile clas- 
sico che allora era sul punto di mutarsi in barocco, 
colla grande porta e le finestre incorniciate di grandi 
fascie a bugne che danno severità ma pesantezza 
all'insieme. 

Alcuni anni dopo si completò la fabbrica co- 
struendo un sotterraneo che serviva " ad recoquen- 
dam monetam „ e che costò al pubblico erario 200 
lire (18). 

La zecca bolognese fu diretta da G. B. Gambaro 
per lungo tempo ancora. Negli ultimi anni del governo 
di Gregorio XIII uscirono dall'officina molte migliaia 
di scudi delle solite monete d'oro oltre altre d'argento 
e di rame (^9). 

Uno degli ultimi lavori del Menganti fu l' inci- 
sione dei conii per una medaglia " in memoriam 
eredionis archiepiscopatus Bononie „ ordinata nella se- 
duta consigliare del 21 maggio 1583(20)^ in quell'anno 
la sede vescovile bolognese fu eretta in arcivescovile 
e si tributarono grandi onori al primo arcivescovo 
Gabriele Paleotti che disse la prima messa solenne 
nella Metropolitana, alla presenza dei magistrati, di 
prelati, di vescovi e del popolo (^i). 

Due anni dopo i bolognesi attendevano la visita 



(17) Istnimenti e scritture. 

(18) Partiti, 25, e. 95, V. 

(19) Parliti, 25, e. 14, 26, 74, 113, 141. 

(20) Id. 

(21) S. Muzzi, Annali, 1583. 



102 FRANCESCO MALAGUZZI 



del papa loro concittadino e ad onorarne l'entrata 
in città il Senato ordinò, more solito, la fabbricazione 
di una moneta. I conii erano già pronti ed erano stati 
eseguiti dal Menganti che ne ricevette L. 70(^2)^ quando 
arrivò la notizia improvvisa della morte di papa Gre- 
gorio avvenuta il io aprile. Probabilmente i coni del 
nostro artista andarono a raggiungere i ferri vecchi e 
i ponzoni inservibili nei magazzeni della zecca. 

A Gregorio successe sul trono pontificio Sisto V 
(1585-89) e di questo periodo ricorderemo: un partito 
che portò alla coniazione di soldi 77, in luogo di 73, 
per ogni oncia d'argento (2 agosto 1585) (^3); ciò perchè 
le monete bolognesi erano di tal bontà da venire aspor- 
tate e rifuse; inoltre la rinnovazione dell'appalto del- 
l'officina a G. B. Gambaro, questa volta in unione al 
figlio Pietro (gennaio 1586) (24); una battitura di 60 
mila scudi soliti, seguita da un' altra di 1000 scudi 
di sesini (25). 

Il rapido succedersi di quattro nuovi pontefici in 
brevissimo volger d'anni (Urbano VII, Gregorio XIV, 
1590 — Innocenzo IX, 1591 — Clemente Vili, 
1592-1604) rese necessari nuovi coni, alcuni almeno 
fabbricati dal nuovo zecchiere Giovanni Angeli che 
nel luglio del 1590 assunse la zecca bolognese per 
cinque anni. EgH era orefice e molto pratico di la- 
vori di zecca, come ci assicurano le testimonianze 



(22) Partiti, 25, e. 72, r. " i8 Marzo 1585. — Solvi mandarunt de 
pecunij (sic) aerarj D. Alexandro Minganti per suffragio xxvij L. 70 prò 
mercede cuniorum per eundem fabricatorum causa adventus S.™' D. N. 
reponendorum in Cecca Bononiae. „ 

(23) Partiti, 25, e. 88, r. e v. 

(24) id. 25, e. 112, V. 

(25) id. 25, e. 116, r., con un bando ai mercanti di portar me- 
tallo in zecca, e 26, e. 55, v. 



LA ZECCA DI BOLOGNA IO3 



del tempo (^6). Tra le prime battiture ve ne è ricor- 
data una di quattro mila scudi di " quadrantes cum 
i coni] sive impressionis mutatis „ cui seguirono altre 
di parecchie migliaia di scudi di moneta bassa fino 
a tutto il 1592 (27). 

Gli ultimi anni del secolo ricordano un pericolo 
di chiusura assoluta della zecca bolognese, stornato 
dalle pratiche assidue dell'Ambasciatore a Roma, in 
quel tempo Camillo Gozzadini. 

La voce era corsa a Bologna nei primi giorni 
del 1596, e il Senato ne scriveva subito all' Amba- 
sciatore perchè s'informasse se la cosa era vera e 
in tal caso facesse del suo meglio perchè 1' ordine 
di chiusura non avesse corso. La risposta da Roma 
fu tranquillante e per qualche mese non si parlò più 
di quella progettata misura (^s). Ciò però influì cer- 
tamente a destare il panico nel ceto commerciale e 
in quello degli orefici perchè l'appalto dell'officina in 
quell'anno andò deserto e fino ai primi anni del susse- 
guente secolo non ritroviamo notizia di coniazioni. 

Nel marzo dello stesso 1596 nuovo pericolo di 
chiusura e questa volta l'ordine relativo era già pronto 
e un bando lo aveva già preannunziato: la causa 
sembra potesse essere il grande disordine delle cose 
monetarie negli stati della Chiesa e la troppo grande 
varietà delle monete, sicché a Roma si pensava a 
chiudere tutte le zecche fuorché, ben inteso, quella di 
Roma. Molti dei lagni non erano certamente ingiusti : 
tra gli altri era di grave inconveniente agli scambi la 
somiglianza nei tipi tra molte monete d'argento ro- 
mane e bolognesi, mentre ne era diversa la lega: e 
l'inconveniente rimontava al tempo di Gregorio XIII. 



(26) Islrumenti e scritture, io luglio 1590. 

(27) Partiti, 3 nov. 1590, e 19 luglio e 9 die. 1592. 

(28) Lettere dell' Ambasciatore agli Assunti di Zecca. 



I04 



FRANCESCO MALAGUZZI 



L'ambasciatore potè anche questa volta rimuo- 
vere il pericolo, come risulta da questa sua lettera: 

— {Fuori: Agi' IH.™' Sig/' miei oss.*"' li Signori del Reg- 
gimento di Bologna). 

— " 111."" Signori Oss.™' 

Quella speranza ch'io ho dato a VV. SS. III.'"^ con altre 
mie, che cotesta zecca non saria soppressa, hora ha havuto 
il suo effetto essendo che si fece lunedi la Congregatione 
sopra gli aggravii, nella quale fu risoluto che Bologna con- 
tinuasse di battere alla sua solita lega et le solite monete 
antiche, ma non più monete alla romana, per quanto ha 
riferto Monsignor Tesoriero ad un gentilhuomo mio parente, 
quale ho mandato stasera per tal effetto da SS. R."""* non 
r havendo io mai potuto ritrovare in casa; con farmi sapere 
ancora, che dovremo esser insieme, per far sopra ciò alcuni 
capitoli; onde non mancare ritrovarmi con lei et nel riporto 
ne darò con le prime più distinto avviso.... 

Di Roma, li 13 Marzo 1596. 

Di VV. SS. 111.'"^ Devotiss."'° Servitore 

Camillo Gozadini „ (29). 

Con molte altre lettere il Gozzadini confermava 
la notizia e dava schiarimenti e particolari. Con altra 
del 20 aprile aggiungeva: " monsignor Tesoriero mi 
ha detto oggi, che Sua Beatitudine si contenta che 
si continui a battere in codesta Zecca li scudi d'oro 
et le doble, ma però con cunij differenti da quei di 
Roma, mostrando che si potranno usare i medesimi, 
che si faranno nella moneta, et ha promesso di darmi 
stasera sicom' ha fatto, la lettera di tal ordine la 
quale mando qui congionta insieme con la copia (3°), ^^ 
La lettera a cui allude il Gozzadini non è però 
unita alla sua e le nostre ricerche per rintracciarla 
riuscirono infruttuose. Ci rimane invece una lettera 



(29) Isirumenti e scritture. 
{30) Ibid. 



LA ZECCA DI BOLOGNA ÌO^ 



del Tesoriere pontificio che può supplire a quella 
e che riportiamo : 

— {Fuori: Al molto 111.° et R.° Signor mio oss.° Mons. 
il Vicelegato di Bologna). 

— " Molto 111° et R.° Mons. mio oss.° 

" Ho trattato con N. S. circa l'oro che si batte a Bo- 
logna et finalmente S. B.*" si contenta, che si batti, ma con 
due conditioni ; una, che in ninna maniera si batti con Tarme 
di S. S.% né della sede apostolica, ma con arme particolare 
di cotesta Città: l'altra, che la lega, né il peso si possa al- 
terar da quello ch'è bora senza espressa licentia in scriptis 
di S. S.^, et di questa conditione che si osservino. V, S. 
K.^ ci usi ogni diligentia et facci precetto a chi parerà, et 
altre diligentie possibili. Sua Santità ancora ordina, che in 
niuna maniera si batti né- Sesini et altre monete basse, le 
quali oltre il far danno a Codesta Città, lo fanno ancora alla 
provincia di Romagna. Et con questa fine gli bascio la mano. 

Di Roma, adi 20 d'aprile 1596, 

Di V. S. 111.^ et R.^ 

A{fett.° Servitore B. Cesi Thesoriere „ (31). 

A questa lettera e alle condizioni imposte dal 
Papa fu risposto dal Reggimento con alcune osser- 
vazioni (32). A queste come alla domanda dei bolo- 
gnesi di esser liberati dalla dipendenza dalla zecca 
di Roma, visto che il loro commercio era volto al- 
trove e sopra tutto a Venezia, non sembra che per 
allora si rispondesse. Certo è che, quanto alla dipen- 
denza da Roma, il fatto di trovare che i capitoH della 
zecca romana erano sempre mandati a Bologna dal 
Papa lascia credere che si vedesse malvolentieri a 
Roma ogni tentativo di autonomia dei bolognesi. 

Le monete bolognesi di Clemente Vili portano 
quah lo stemma del papa (Aldobrandini) quali il ri- 

(31) Assunteria di Zecca. Piani, discipline monetarie, ecc., b." 12. 

(32) V. doc. XVI. 



I06 FRANCESCO MALAGUZZI 



tratto e le imprese del comune bolognese. Queste 
ultime {testoni o doppi giulii) coniate per ottemperare 
agli ordini ricevuti, sono quindi posteriori al 1596. 
Per allora non si batterono nemmeno sesini ne altre 
monete basse, ma più tardi V ordine dovette esser 
revocato perchè si conoscono alcuni quattrini col so- 
lito motto Bononia docet e il leone col vessillo portanti 
le date 1603 e 1604. 

Diciamo qualcosa sul corso delle monete verso 
la fine di quel secolo XVI a seguito di quanto ab- 
biamo esposto nel precedente capitolo. 

Sembra che per qualche tempo non si fosse pen- 
sato a regolare il corso delle monete basse forestiere 
che invadevano la piazza, tantoché si dovette pubbli- 
care una grida piuttosto draconiana che bandiva dalla 
città tutti i Sesini e Quattrini forestieri e i Cavallotti 
Grossi e Murajole di Parma, Reggio, Modena, Mi- 
randola, Massa et di qualonque altro luoco et sorte di 
monete di bassa lega sotto pena in chi li spendesse 
della perdita di quelle e di altre tante di buona mo- 
neta (17 marzo 1557) (33). A questa ne seguirono altre 
dello stesso tenore. E poiché, verso la fine di quel 
secolo, correvano in città molte monete tose e altre 
forestiere i cui valori si erano venuti via via alterando, 
si bandì il 26 d'agosto 1588 una grida che regolava 
i pesi e le valute delle monete di Bologna, Roma, 
Urbino, Firenze, Ferrara, Venezia, Mantova, Milano, 
Parma e Piacenza, Genova e Lucca, grida che per 
la sua importanza e perché riassume le precedenti 
riportiamo per intero, tra i documenti, in appendice (34). 



(33) Assunferia di zecca. Bandi dal 1539 al 1771. 

(34) V. doc. XV. 



ANNOTAZIONI 

NUMISMATICHE ITALIANE 



IV. 



NUOVO CONTRIBUTO 
ALLE CONTRAFFAZIONI DEL TALLERO OLANDESE. 



TASSAROLO. 




B' - MON • DA • SOL • 96 - COM • PALAI • Tipo del tallero 

originale. 
^ - ^ ♦ CONFI ♦ IN ♦ DOM ♦ NON ♦ PERIB ♦ IN ♦ ETER ♦ 

Leone rampante. 
Peso gr. 26,250. — Conserv. mediocre. Coli. Principe di Napoli. 

L'elenco delle contraffazioni italiane del leeu- 
wendaalder Olandese di già numeroso, pare destinato 
a ricevere ancora parecchie aggiunte. Quando nel 1891 
io pubblicava quello di Sabbioneta mentre il Gnecchi 
ne illustrava un nuovo di Maccagno, non avrei spe- 
rato di poterne dare qualcun altro sette anni dopo. 

Il primo tipo di questa moneta sorto nel 1575, 
venne contraffatto ben presto in Italia^ cioè sul prin- 
cipio del secolo seguente. Il primo che si conosca è 



I08 GIUSEPPE RUGGERO 



quello di Correggio del 1603; vengono poi quelli di 
Maccagno del 1622: di Sabbioneta 1637: di Boz- 
zolo 1638 e 59: di Loano 1669, ed altri senza data 
di alcune di queste zecche, pili uno di Frinco. Le 
ultime contraffazioni di questo tallero nate, come 
quella di Loano, nell'epoca classica dei luigini, ossia 
negli ultimi anni prima del 1669, aveano comune con 
queste monetine lo scopo, cioè l'esportazione in le- 
vante, dove erano anch' essi ricercatissimi ; e come 
i luigini, anche i talleri finirono quasi totalmente verso 
la fine del 1669, quando trovarono definitivamente 
chiusi i porti levantini a questa speculazione. 

Eccone ora uno anonimo, che dalla specialità 
del titolo si dimostra come appartenente agli Spinola. 
Esso fa parte da poco tempo della splendida colle- 
zione di S. A. R. il Principe di Napoli, e dall'Augusto 
possessore me ne fu spedito un calco perchè lo 
pubbHcassi, ritenendolo egli come un prodotto della 
officina di Tassarolo. E per vero, la leggenda del 
dritto per metà italiana, ci assicura sulla nazionalità 
della moneta: e sebbene altre famiglie avessero il 
titolo di Conte Palatino, non trovo che, come gli 
Spinola, ne facessero uso sulle monete. Rimane la 
questione se debbasi assegnare ad Agostino, cioè 
all'epoca anteriore al 1616, oppure al nipote Filippo 
dal 1616 in poi. Il primo ha bensì imitato la moneta 
d'oro Olandese ed altre italiane, ha contraffatto pure 
qualche piccola moneta (0, ma l'epoca delle vere 
contraffazioni in grande nella zecca di Tassarolo, 
non comincia che sotto Filippo Spinola (2), Per 
cui parmi più probabile che l'emissione del tallero 
avvenisse sotto quest'ultimo, e precisamente verso 



(i) V. Olivieri, Monete degli Spinola. Genova, 1860 — Kunz, in 
Periodico Strozzi, Voi. I, p. 183 e tav. X, n. 8, per la contraffazione 
d'una parpagliola di Casale. 

(2) V. Olivieri, Op. cit. alla p. 73 e seguenti. 



ANNOTAZIONI NUMISMATICHE ITALIANE 



109 



quel tempo in cui si coniavano i luigini pel levante. 
E noi sappiamo che la gran massa dei luigini di 
questa officina uscì tra il 1665 e 69, ed ha Teffigie 
della Contessa Livia; ma ve n' ha uno colla data 
del 1658, e questo è il solo che porti il nome della 
Contessa col titolo di Palatina (3). 

Il tipo del tallero originale, che si può vedere in 
diverse pubbhcazioni, e per sceglierne una alla por- 
tata di ognuno, nel Catalogo del Museo di Vienna, 
fu mantenuto integralmente nella presente moneta. 
La leggenda del rovescio è nuova : quella del dritto, 
latina per la seconda parte, è italiana nella prima 
relativa al valore assegnato al pezzo che pare sia 96, 
perchè la seconda cifra è troppo piccola per uno 
zero. In ogni modo, si tratta di un valore che è si- 
curamente superiore allo intrinseco. 



MONACO. 




z©' - • PLACET • ET • POLLERE • VIDETVR • Tipo del tallero, 
ma variato nei particolari; il leoncino tiene uno scudetto 
a cuore col campo fusato. 



(3) V. Mantellier, Notice sur la mannaie de Trévoux, etc. Paris, 
1844. Collezione Norblin, p. 82, n. 95 e tav. XI, r. 3, assegnata erro- 
neamente a Dombes — Poey d'AvANT, Monnaies féodales de France. 
Paris, 1862; Voi. Ili, p, 112, n. 5231 e seg. e tav. CXVIII, n. 13 - A. de 
LoNPKRiKK, Examen de diverscs monnaies Itaìiennes, etc. in Revue Niim. 
Paris, tomo XIV, 1869-70, il quale a p. xai rende il luigino a Tassarolo. 



no GIUSEPPE RUGGERO 



51 - IPSOQVE • FIT ® VTILIS • VSV ® 1668 ® Leone ram- 
pante, tenente colla zampa sinistra uno scudo a cuore 
col campo fusato. 
Pare di titolo non di molto inferiore ai genuini. Peso gr. 26,10. — 
Conservazione mediocre. Museo di Vienna. 

Poiché abbiamo tra le mani il Catalogo del Mu- 
seo di Vienna, è giusto che ci occupiamo alquanto 
di un altro tallero del leone, ossia di quello che è 
figurato a pag. 482, n. 3, come una vera moneta 
Olandese. Non sarà questa la prima volta che le 
opere antiche, malgrado i loro difetti, ci abbiano dato 
occasione di vere esumazioni numismatiche. L'Avi- 
gnone, in una moneta erroneamente figurata in vec- 
chie tariffe, aveva ravvisato un nuovo ducato Ge- 
novese, quello del Cardinale Campofregoso come 
Governatore dello Sforza (4). Vincenzo Promis-, nelle 
stesse pubblicazioni, trovò la prima moneta di Bene- 
vello, e ne trattò in una memoria illustrativa di un 
grosso della stessa zecca; la quale zecca di Bene- 
vello ebbe poi la sua definitiva conferma, con un 
grosso agontano della Collezione Principe di Na- 
poli (5); e così altri. Anche il Catalogo del Museo 
di Vienna, sebbene meno antico, ci rende anch'esso 
un importante servigio, col presentarci in mezzo alla 
serie Olandese, una nuova ed importante contraffa- 
zione italiana del tallero del leone. Questo fatto, non 
mi pare che sia stato rilevato da altri; perchè in questo 
caso la moneta non occuperebbe più nel Museo quel 
posto che tiene tuttora, cioè quello assegnatole nel 
Catalogo del 1769. 



(4) V. Ruggero, Annotazioni Num. Genovesi XIII, in Riv. Num. Ital. 
1889, Anno II, fase. I, in 5* pag. 

(5) V. Promis Vincenzo, Monete di Gio. Battista (invece di Antonio) 
Falletti Conte di Benevello; in Atti. R. Acc. delle Se. Torino, i883; 
Voi, XXIV, ed in. Riv. N. It. Anno III, p. 129 — O. Vitalini, Un nuovo 
grosso inedito di Gio. Antonio Falletti Conte di Benevello. Roma, 1896. 



ANNOTAZIONI NUMISMATICHE ITALIANE III 

Appena avvedutomi della cosa, rilevai la corri- 
spondenza delle leggende con quelle di un luigino 
anonimo ben conosciuto dai Numismatici f^); e mi 
persuasi che quella al dritto non fosse esattamente 
riportata. Allora, mi procurai un calco dal quale ho 
tratto il disegno qui sopra figurato, il quale potrà 
servire alla correzione del Catalogo, poiché la leg- 
genda è precisamente eguale a quella del luigino 
anonimo (7). 

Il carattere di questa contraffazione è totalmente 
diverso da quello di tutte le altre monete congeneri. 
Il guerriero ha bensì l'elmo, ma in luogo della co- 
razza e dei bracciali, veste un giubbetto a bottoni; 
i leoni di forme insolite, tengono ambedue lo stemma 
Grimaldi. 

Luigino e tallero si corrispondono perfettamente, 
non solo nelle leggende ma anche nella data. Che 
il luigino fosse ligure l'ho sempre creduto: dunque, 
questo mi indica la nazionalità del tallero ; ed il tal- 
lero a sua volta, mediante lo stemma, presenta Tatto 
di nascita delle due monete, le quali vengono ad 
aumentare la già ricca serie di Monaco. 

E da notare come non sia rimasta memoria al- 
cuna di questa moneta nei documenti, mentre se ne 
ha una per un tallero con leggenda olandese del 1674. 
E il Jolivot che ci riferisce come il principe Luigi 
ne permettesse la coniazione (^); e da questo fatto 
apprendiamo che anche dopo il 1669 si tentava di 
riprendere l'antica speculazione pel levante. 



(6) V. Mantellier, Op. cit., p. 89, n. no. Coli. Norblin — Poey 
d'AvANT, Op. cit., p. 113, n. 524T e 5242. 

(7) Non voglio mancare al dovere di ringraziare pubblicamente il 
Dott. C. Domanig, per la cortesia usatami nell'aderire alle mie domande. 

(8) V. JoLivoT, Médailles et monnaies de Monaco. Monaco, 1885 ; 
p. 44. I- 



112 



GIUSEPPE RUGGERO 



FIRENZE. 




^^ - MO + NO + ORD + IVF TFR + IVVLORHL Tipo del 
tallero Olandese della Frisia, collo stemma di questa 
provincia ; ai lati 16 - 05 

P - ® DEVS + FORTITVDO + ET + SPES + NOETRÀ 

Leone rampante con piccolo giglio nella zampa destra. 
Dai conii esistenti al Museo Nazionale. 

S. A. R. il Principe di Napoli in una sua visita 
al Museo Nazionale Fiorentino, esaminando la raccolta 
dei conii, fermò la sua attenzione sopra quelli di un 
tallero del leone, e ne fece fare un calco per poterli 
studiare. Ma la leggenda non si prestava ad una 
interpretazione soddisfacente. Neil' occasione dello 
invio del calco Spinolino, S. A. vi univa pure due 
gessi tratti dalle cere dei conii di Firenze, invitandomi 
a pubblicarli. 

Il presente disegno non è dunque quello di una 
moneta effettiva, ma solamente di cere tratte dai 
conii esistenti nella raccolta del Museo nel Palazzo 
Pretorio. E siccome panni ben difficile, che, fatte le 
stampe, si rinunziasse ad usarle, massime in un' epoca 
in cui tutti erano presi dalla febbre del lucro straor- 
dinario che fruttavano le monete pel levante, così 
non escludo la possibilità di vedere un giorno o 



ANNOTAZIONI NUMISMATICHE ITALIANE II3 

l'altro qualche esemplare di questo tallero; esemplare 
che troverebbe già stampata la sua illustrazione (9). 
Il tipo è identico a quello del tallero della Frisia 
del 1605, che vediamo nel Catalogo di Vienna (1°). 
La leggenda del dritto è press' a poco quella ori- 
ginale, con varianti incomprensibili che la rendono 
ribelle a qualunque interpretazione; e valga il con- 
fronto fra le due: 

legg. orig. MO + NO + ORD + WEST FRI + VALOR + HOL 
legg. contraf. MO + NO + ORD + IVF TFR + IVVLORHL 

L'anno è eguale, 1605. Nel rovescio, è ricopiata 
la leggenda testualmente, meno che l' S di NOSTRA è 
cambiato in E, cosa inesplicabile ancor questa; perchè 
se v'era ragione di alterare la leggenda del dritto, 
non ve n'era alcuna per storpiare l'invocazione re- 
ligiosa del rovescio. Forse la moneta data a modello 
era mal conservata in quel punto, tanto da indurre 
in errore un incisore che lavorasse materialmente, 
senza badare al significato dello scritto. Il leone è 
riprodotto fedelmente : ma qui è degna di attenzione 
una particolarità che mi era sfuggita la prima volta 
che avevo visto la cera. La zampa destra è vicinis- 
sima ad un piccolo giglio posto nella leggenda, come 
se lo tenesse afferrato; ne vi può essere dubbio al- 
cuno su di questo fatto intenzionale, perchè l'asse 
del giglio non è normale alla fascia della leggenda 
stessa, nel qual caso non avrebbe che il valore di 
un segno d' interpunzione. Questo asse è invece ob- 



(9) I coni stanno in coda alla raccolta, ossia nel piano inferiore 
dell'ultima vetrina a destra. Vicino ad essi si trovano tre punzoni: 
quello del leone rampante, un altro del busto del guerriero e l'ultimo 
che ha la cornice dello stemma. Sono in buono stato; ma quello del 
rovescio è contorto e rotto nella punta dove riceveva i colpi. Si direbbe 
che essi hanno servito per una importante coniazione e non per sem- 
plici prove. 

(io) V. Monnoies en argent, etc. Vienna, 1769; p. 479, n. 9. 



114 GIUSEPPE RUGGERO 



bliquo di molto e precisamente nella posizione voluta 
per esser sostenuto dalla zampa del leone. 

In quale anno sarà stato inciso questo conio? 
Nel 1605, no di certo. Da ben poco tempo era sorto 
allora il tipo del leone Olandese, perchè avesse già 
acquistato in levante quel favore che solo ottenne 
più tardi. D' altronde, la zecca Fiorentina coniava 
allora monete pel levante di tipo nazionale (i^): onde 
io non credo che si pensasse a contraffare moneta 
forestiera se non molto più tardi, cioè quando era 
divenuta generale la speculazione dei luigini e dei 
talleri. Si comprende benissimo che venuto il mo- 
mento di porre in opera questo progetto, che sarà 
stato prima lungamente pesato e discusso, non si 
credette di cambiar la data della moneta presa a 
modello; e così si sarebbe fatto quello che si fece 
a' tempi nostri, coniando talleri di Maria Teresa per 
r Eritrea. 

Rimane un' ultima osservazione. La zecca Fio- 
rentina, a differenza di quanto fecero altre zecche che 
volevano dimostrare chiaramente la loro paternità 
dalle contraffazioni per il levante, rinunziò ad una 
simile dimostrazione troppo patente, limitandosi ad 
un piccolo segno della zecca d'origine chiaro sì, ma 
poco visibile a primo aspetto, qual' è quello del gi- 
glietto tenuto dal leone. 

Ho voluto far qualche ricerca nell'archivio, seb- 
bene non mi sorridesse molto la speranza di trovar 
traccia della coniazione di questo tallero. Infatti non 
ho potuto scoprire documenti decisivi. Ma in una 
filza di miscellanee contenente memorie staccate, 
bandi, suppliche ed altro, dalla fine del XVI alla se- 
conda metà inoltrata del XVII, ebbi la fortuna di 
trovare un curioso documento che riporterò testual- 



(11) V. Orsini, Monete dei Medici, etc, p. 59. 



ANNOTAZIONI NUMISMATICHE ITALIANE II5 

mente (^^). È un foglio sciolto che in origine era cu- 
cito con altri ora mancanti. Lo scritto occupa tutta 
la prima pagina più tre righe della seconda: le altre 
due pagine in bianco. È mancante di intestazione, di 
data e di firma. Carattere sincrono a quelli dei do- 
cumenti con i quali si trova, cioè verso la metà del 
secolo. È dunque una copia tratta da un documento 
di quell'epoca, ma della sola parte che riguardava 
la zecca. Qual sarà mai il documento originale? Con 
tutta probabilità, una lettera del rappresentante il 
Granduca presso la S. Sede, che col tempo e con 
accurate ricerche sarà forse possibile rintracciare. 

Questo frammento ci apprende, come avessero 
acquistato favore in Levante i talleri degli eretici di 
Amsterdam, tanto che gli stessi Olandesi ne avevano 
per i primi alterato la bontà (^3). Ci fa sapere che un 
Principe itahano aveva chiesto se fosse lecito falsar 
quella moneta, e farla imbarcare in Ancona, pagando 
un tanto per cento al Papa. Infine, ci presenta un 
curiosissimo esempio della morale di quel tempo, che 
insegnava a metter d'accordo la coscienza e la fede 
coir interesse, massime trattandosi di cani turchi e 
di protestanti non meno nemici nostri di quelH. Con 
ciò non intendo dire che la morale d'oggi sia migliore 
di quella d'allora. Pare che lo scopo dello scrivente 



(12) Colgo volentieri l'occasione di segnalare la gentile sollecitudine 
nell'assecondare le mie ricerche;, del Cav. lodoco Dei-Badia e dell'Ar- 
chivista Sig. Catenacci. 

(13) Credo piuttosto, che visto il favore acquistato, ne avranno 
rialzata la valuta bensì, ma senza alterarne il titolo, come fecero poi 
i contraffattori non Eretici. Il titolo legale era già abbastanza basso, 
non dovendo passare i 750 mi).; e colla tolleranza, poteva ridursi anche 
a 744,8. Infatti l'A. del documento dice che facevano il tallero di sei 
giuli; ora, il giulio Toscano di quell'epoca avea gr. 2,84 circa di fine, 
ed il tallero Olandese col peso di gr. 27,684 che poteva ridursi colla 
tolleranza a 27,300, col titolo indicato, ci dà un fino di circa 7 giuli 
toscani. Non resterebbe quindi che una differenza della settima parte, 
piccola cosa, avuto riguardo che lo scrittore buon cattolico e nemico 
degli Eretici, avea interesse ad esagerare. 



Il6 GIUSEPPE RUGGERO 



fosse quello di consigliare al Granduca di imitare 
quel negozio; onde non è improbabile che sia questo 
il prologo di quell'azione, che ha avuto il suo epilogo 
nei conii del Museo Nazionale. 

Ed ora, ecco il documento in parola. 

" Il negotio è questo; Gl'Heretici d'Astradam battano 
nella lor zecca quantità infinita di talleri, il valore de' quali 
dovrebbe essere di nove giuli l'uno, et nondimeno, mesco- 
landovi trista materia li fanno di sei. Portano questi tallari 
nelle parti di Levante, et nelle mercantie di Corami^ ed altro, 
che corrano con li Turchi, spacciano i predetti tallari per 
nove giuli, et dicano che là non vi guardano, et che rom- 
pano il collo in Asia senza mai più ritornare in questi paesi. 
Un Principe Supremo domanda al Papa se è lecito di falsar 
questa moneta come di sopra in pregiuditio de' nemici com- 
muni, con i quali può far guerra, et torgh le persone, et le 
robbe, et se si potesse, dice che ha luogo in Italia, dove 
far la zecca, per battere i talleri, con l' impronta però de' 
sopradetti Heretici, che con la sua non vuole, che apparisca 
la falsità, et gli farebbe condurre in Anchona per passare in 
Levante, con pagar due per cento al Papa, sì che gì' im- 
porterebbero più di ventimila scudi l'anno; s'è fatta una 
congregatione per considerare le circumstantie della sudetta 
domanda, et si sono eccitate le difficultà, come dire che la 
moneta nel girare può essere che cada in pregiuditio de' 
Cristiani; che la può ritornare fra i medesimi Cristiani; che 
quantunque sia lecito ingannare i nemici infedeli per ragion 
di guerra, tuttavia non è lecito sotto pretesto di commertio; 
et che è falsità batter la moneta con l'impronta d'altri; alle 
quali così si sono offerti di fare scrivere, per veder qual 
resolutione se ne debba pigliare; et in vece assicurano che 
la non tornerà mai in pregiuditio de' Cristiani, et massime 
in queste parti, perchè se ne va in Asia, dove si sprofonda 
senza ritorno. Et che essendo Principe Supremo, in qualsi- 
voglia modo può ingannar quei Cani, come loro ingannano 
noi, et la falsità dell' impronta non cade se non in pregiu- 
ditio de gl'Heretici, che non son manco inimici nostri, a quali 
si leva parte nel guadagno, il che è utilità commune (h). „ 

Firenze, Gennaio 1898. 

G. Ruggero. 



(14) V. Archivio Mediceo: magistrature diverse al tempo del Prin- 
cipato; filza miscellanee 46, zecca, 8. 



ANNOTAZIONI 

NUMISMATICHE GENOVESI 



XXXI. 

DEL CAVALLOTTO CON S. BERNARDO. 




^' — + DVX ET • G-VB • REIP • GEN • 1630 Castello in 
mezzo a 3 archetti con ornati alle punte e trifogli agli 
angoli, 
^ — NON * OBLIVISCAR * TVI II Santo in «piedi con pa- 
storale, alquanto volto a sinistra. 
Mistura, peso gr. 3,01. — Cons. mediocre. 

Sebbene questa moneta singolare si trovi già 
registrata nelle nostre Tavole Genovesi, il disegno 
mancava; ed oggi posso finalmente pubblicarlo, 
mentre non era in grado di farlo allora. 

La prima notizia di questo cavallotto, la trovai 
nei ms. Avignone e Franchini, nei quali era notato 
come appartenente al Gazzo, e così la compresi 
nelle Tavole. Non potrei dire quante ricerche io 
facessi in seguito presso i diversi eredi del proprie- 
tario, per aver qualche traccia della sorte toccata a 
questo cimelio, ma tutte riuscirono infruttuose. Dovetti 



Il8 GIUSEPPE RUGGERO 



desistere alla fine, e pensai che il Cazzo l'avesse 
ceduta al compianto Marchese Castagnola, il quale 
difficilmente si lasciava sfuggire le monete rarissime 
e tanto meno quelle uniche della serie Cenovese. 
In tal modo sarebbesi spiegata la scomparsa della 
moneta, e se così fosse stato, i numismatici per ora 
non ne conoscerebbero il disegno; ma per fortuna 
mi ingannai. 

Visitando in novembre scorso il medagliere Ce- 
novese al Museo Municipale, che ora comprende 
anche la collezione governativa già in custodia all'U- 
niversità, trovai finalmente il cavallotto che ritenevo 
irreperibile; e, ciò che non avrei mai supposto, fu 
di trovarlo per l'appunto nella collezione governativa. 
Devesi dunque ritenere che il Cazzo l'abbia ceduto 
a quella negli ultimi giorni di sua vita, e dopo che 
io stesso aveva visitata per la prima volta la rac- 
colta alla Università. 

Che si tratti di un secondo esemplare, non è 
ammessibile : sia perchè non faceva parte della colle- 
zione prima che si perdesse la traccia dell'esemplare 
conosciuto : ^sia perchè il suo peso è per l'appunto 
quello segnato dal primo proprietario. 

La conservazione non è bella, anzi mediocre, 
ma son chiaramente e compiutamente visibili le leg- 
gende ed il tipo. Un buco che corrisponde sopra la 
testa del Santo, spiega lo stato della conservazione, 
per l'uso che si è fatto della moneta adoperata come 
una medaglietta di devozione. E questa particolarità 
mi fa pensare, che alcuno potrebbe spingere quella 
naturale diffidenza, ottima ogni qual volta si tratti 
di novità, fino al punto di prendere troppo alla let- 
tera questo uso a cui ha servito quest'esemplare e 
dubitare che non si tratti di vera moneta. Il tipo del 
dritto è tale da non lasciar dubbio in proposito, e 
sarebbe far torto ai numismatici, se io insistessi su 



ANNOTAZIONI NUMISMATICHE GENOVESI II9 

questo punto. Piuttosto, potrebbe far meraviglia la 
mancanza delle sigle del zecchiere: ma anche per 
questo basterà una occhiata alle Tavole, per appren- 
dere che dal 1625 al 1633, le sigle non sono mai 
segnate: fatto questo, che si ripete in altri periodi 
sebbene più brevi. E se ciò non bastasse, aggiun- 
gerò che il titolo è basso, come quello che corri- 
sponderebbe al valore di un cavallotto in quell'epoca, 
per cui è da confermarsi la nota che in quel senso 
ma dubitativamente vi avea segnato l'Avignone. 

L' importanza eccezionale del pezzo è evidente 
trattandosi di moneta unica; ma è anche questa l'u- 
nica volta, che troviamo rappresentato su moneta 
Genovese la figura di questo Santo, che già, come 
i numismatici non ignorano, figurava sopra una me- 
daglia fusa nel 1625, per la cerchia delle nuove 
mura (0. Questa medaglia, riposa ora in quella colle- 
zione Castagnola alla Spezia, in compagnia di tanti 
preziosi pezzi che costituiscono una vera ricchezza 
numismatica ma inutile, sia ai proprietari che agli 
studiosi. 

Se la medaglia del 1625 non poteva ragione- 
volmente bastare per far comprendere questo Santo 
nell'elenco agiologico delle zecche Italiane, lo può e 
lo deve il presente cavallotto già compreso fino 
dal 1890 nelle nostre tavole, e qui specialmente illu- 
strato e disegnato. Né tacerò, che questa pubblica- 
zione mi fu più che altro suggerita dal dubbio, che 
a molti potesse facilmente passare inosservata la de- 
scrizione della moneta nelle Tavole. E per vero, bi- 
sogna consultarle con molta attenzione per trovarlo, 
come ha fatto un dotto investigatore delle memorie 
riferentisi al nostro Santo Abbate, il Padre lanau- 



(i) V. Olivieri, Un medaglione storico Genovese. Genova, 1862. 
Sordo-Muti. 



I20 GIUSEPPE RUGGERO 



schek, che la cita all'anno 1890 nella sua Biblio- 
grafia Bernardina (2). 

Non sarà inutile un breve cenno storico relativo 
al fatto dell' avere i Genovesi improntato questo 
Santo sopra una loro moneta, ed intorno alla leg- 
genda del rovescio. 

L'Abbate di Chiaravalle ha rappresentato una 
parte importante nella nostra storia, essendosi sempre 
adoperato per la cessazione della guerra coi Pisani. 
Fino dal 11 18 (s), i Genovesi l'aveano eletto Vescovo, 
ma il Papa non volle ratificar l'elezione, allegando 
che l'opera dell'Abbate era tanto necessaria allo stato 
universale di tutta la Chiesa, da non doversi limitare 
in favore di una sola diocesi. Nel 11 30 in occasione 
del passaggio a Genova di Papa Innocenzo II, si 
otteneva una prima tregua con Pisa. Nel 11 32, al 
suo ritorno di Francia, Bernardo dimorava per qual- 
che tempo in Genova per favorire il proprio disegno, 
e vi destava tale entusiasmo colle sue predicazioni, 
che i Genovesi lo videro a malincuore dipartirsi da 
loro. Un anno dopo, l'Abbate otteneva finalmente lo 
scopo desiderato ossia la stipulazione della pace Pi- 
sana, e poco dopo egli dettava quella lunga lettera, 
dalla quale son tratte le affettuose parole improntate 
sulla presente moneta. Eccone, per chi non la co- 
noscesse, il principio fino alla frase citata. 

" Januensibus suis consulibus cum consiliariis et civibus 
universis, Bernardus Abbas dictus de Claravalle pacem et 
salutem et vitam aeternam. 

Quod adventus noster ad vos anno praeterito non fuerit 
ociosus: Ecclesia paulo post in sua necessitate probavit, a 



(2) V. Bibliographia Bernardina, etc. Vienna, 1891 — Holder, che forma 
la IV Parte delle Xenia Bernardina, pubblicate in 6 voi. in occasione 
dell' vili centenario della nascita del Santo. 

(3) V. Giustiniani, Foglietta, ed anche i moderni storici Genovesi. 



ANNOTAZIONI NUMISMATICHE GENOVESI 121 

qua et missi fueramus. Honorifice nos et suscepistis, et 
tenuistis exiguum quod apud vos fuimus, et quidem digne 
vobis, sed supra nostrse humilitatis modum. Profecto ut non 
immemores, sic non ingrati sumus. Vicem rependat qui potest, 
et qui in causa fuit Deus. Nos enim unde illum recompen- 
semus venerationis cultum, sed obsequium, sed affectum 
plenum amoris et gratise? Non quod nostro delectemur 
favore, sed vestrae devotioni collaetamur. O miiii dies illos 
festivos sed paucos. In aeternum NON OBLIVISCAR TVI, plebs 
devota, honorabilis gens, civitas illustris. „ 

E continua, compiacendosi del resultato ottenuto, 
ma raccomanda la perseveranza. Sia mantenuta la 
pace coi Pisani, e non ci si lasci adescare dalle 
offerte dei messi di Sicilia (4). 

A chi mi chiedesse il perchè di questo tardivo 
omaggio numismatico al Santo, confesserò che non 
mi fu possibile scoprirne una causa assoluta. Se in 
quell'epoca corresse come in oggi la moda dei cen- 
tenari, veramente noi so; che in tal caso si potrebbe 
credere ad una celebrazione del quinto centenario 
della tregua Pisana, che condusse alla pace del 1133. 
Ritengo piuttosto che il fatto trovi la sua spiegazione 
in un maggior incremento raggiunto in quegli anni 
dalla devozione dei Genovesi verso S. Bernardo. 
Infatti, questi era eletto protettore della RepubbHca 
nel 1625; e come tale lo vediamo unito agli altri 
sulla medaglia citata più sopra. E pochi anni dopo 
gli veniva dedicata una nuova chiesa, nella cui iscri- 
zione colla data del 1629, riportata dal Banchero (s), 
si ricordava come fosse stato « ÀNTIQVIS CIVIVM VOTIS 
EPISCOPVS DESIGNATVS », e poi « RECENTIBVS PÀTRONVS 
ADOPTATVS V. E parmi che ciò sia più che sufficiente 



(4) V. Opere di S. Bernardo, Epistola CXXIX. Se ne hanno di 
molte edizioni: consultai quelle di Parigi 1572 e 1640. 

(5) Genova e le due riviere. Genova, Pellas, 1846, p. 213. 



16 



122 GIUSEPPE RUGGERO 



a spiegare l'opportunità della emissione di questo 
cav^allotto nel 1630, e probabilmente a breve inter- 
vallo di tempo dall' inaugurazione della chiesa stessa 
eretta in suo nome. 

Firenze, Dicembre iSgj. 

G. Ruggero. 



SCUDO D'ORO INEDITO 



ALBERICO I CIBO 



Ebbi altra volta occasione di parlare brevemente 
in questa Rivista (Voi. X, p. 47) della zecca di Massa 
Lunigiana, e di un ducatone del principe Alberico I 
Cibo. Vuole fortuna che novellamente mi presenti ora 
con altra inedita di quella stessa officina, e del mede- 
simo signore. È uno scudo d'oro (diametro 24 mill., 




peso gr. 3.40). Nel diritto l'arme dei Cibo inquartata 
ai Malaspina e la leggenda ALBE -CIBO • MAL • MAR- MASS- 
Nel rovescio un'incudine sul ceppo; intorno • DVRABO • 
La mancanza, nel diritto, del titolo di principe primo 
di Massa, che Alberico giammai omise nelle monete 
battute dopo il 1568, epoca della concessione impe- 
riale, e la corona semplice che cima l'arme, ci am- 
monisce che la moneta fu coniata prima di quell'anno, 
e precisamente nel tratto che corse dal 1559 al 68: 
perciò deve ritenersi lo scudo piij antico, mentre 
l'altro col lemma: IN HAC GLORIAR! OPORTET • ha la 
corona principesca e l'appellativo di Principe (Viani, 



124 O. VITALINI 



tav. II, 9 e io). Un cenno sulla impresa DVRABO. Questa 
fu assunta dal Cardinale Innocenzo, zio di Alberico 
(1550). Forse in questa moneta comparisce in me- 
moria del celebre antenato; ma fu poi ripetuta da 
Alberico posteriormente nel 1575 in un pezzo da 
quattro bolognini, e in altro da due (Viani, tav. V, 
8, 9, IO : tav. VI, 11, 12). 

Se mal non m'appongo in quest'anno ben altro 
fu il motivo della riassunzione di quell'impresa e 
motto. 11 nostro Principe nel 1575 accolse nei suoi 
stati una gran parte della Nobiltà genovese costretta 
dalla guerra di fazione ad abbandonare la patria. 
Alberico era dello stesso partito, e non si peritò di 
proteggerlo. L'incudine e il motto, in quella circostanza 
ripetuti sulle monete, potevano avere una allusione 
patente alla protezione forte e durevole del Principe 
a prò degli sventurati esuli dell' Insubria. 

La zecca di Massa Lunigiana bene può adunque 
vantarsi di questa nuova ed inedita pezza; la quale 
ha preso posto segnalato nella Collezione di S. A. R. 
il Principe di Napoli, vicino agli altri rarissimi e co- 
piosi cimeli che i lettori della Rivista conoscono ed 
hanno ammirato. 



O. VlTALINI. 



SOPRA DUE RARISSIME 

MEDAGLIE MEDICHE MILANESI 



Intento da parecchio tempo a raccogliere materiali per una 
pubblicazione storica sull' ostetricia milanese, rinvenni nella 
Numismatica (come scienza ausiliare a tal genere di ricerche), 
alcune interessanti particolarità circa due medaglie mediche 
milanesi pochissimo note, di cui una oggigiorno probabil- 
mente dispersa, le quali appunto mi spinsero a questa breve 
comunicazione, che se dal titolo a tutta prima potrà sembrare 
strana ai lettori della Rivista Numismatica e più strana an- 
cora per esserne profano lo scrittore, tuttavia nutro lusinga 
ch'essa potrà riuscire di qualche interesse. 

Le medaglie di cui verrò ragionando, ricordano due ce- 
lebri ostetrici che professarono la loro arte in Milano, l'uno 
nella seconda metà del secolo scorso, l'altro per pochi anni 
soltanto al principio di questo. 

Fu il primo quel Bernardino Moscati, che chiamato da 
Pisa nel 1735 (ov'era pubblico incisore di notomia) dai reg- 
gitori del nostro Maggiore Ospitale, quivi fu eletto alla 
carica di chirurgo maggiore ed incisore notomico, vacante 
per la morte del chirurgo Giuseppe Marinoni. \J indole di 
questo periodico non consente che io mi diffonda in dettagli 
biografici; basterà solo che accenni come a buon diritto dagli 
storici egli sia considerato quale il vero riformatore della 
chirurgia e della ostetricia milanese. Mercè la sua iniziativa 
Milano già nel 1760 potè vantare l'insegnamento Ostetricie 
fra le mura dell'Ospitale Maggiore, di guisa che, in tutta 
Italia, la metropoli Lombarda fu seconda soltanto a Bologna 
nella cattedra di questo ramo dello scibile medico; insegna- 
mento, che sette anni dopo doveva vestire per breve tempo. 



120 



CARLO DECIO 



carattere ufficiale mercè le larghezze dell'Imperatrice Maria 
Teresa. Giubilato il Moscati nel 1772 dopo 37 anni di esercizio 
prestato con assiduo zelo, gli successe il non meno celebre 
figlio Pietro, che fin allora aveva coperto due cattedre nella 
vicina Università Ticinese. A questi noi andiamo debitori 
della effigie di Bernardino, giacché nel 1795 gli dedicava una 
medaglia che qui sotto riproduco in ridotte proporzioni da 
un gesso gentilmente favoritomi dall'egr. Prof. Solone Am- 
brosoli, conservatore del Gabinetto Numismatico di Milano. 
La Medaglia originale misura 89 mill. di diametro, è fusa, 
in bronzo dorato; il fondo tanto del diritto quanto del ro- 
vescio non è liscio, ma scabro. Sul diritto scorgesi di profilo 
l'effige di Bernardino Moscati. Giro giro al bordo leggesi: 
BERNARDINVS • MOSCATI • AETÀT • ANN • LXXXVIII • Sul rove- 
scio, circondate da una corona di foglie di quercia, le parole: 
CHIRVRGO • GIVI • PATRI • OPTVMO • VIVENTI • PETRVS • FILIVS • 
MDCCVC. 




Essa invero nulla ci offre di notevole dal lato artistico, 
ma la leggenda che scorgiamo al rovescio, commovente, 
direi quasi, nella affettuosa semplicità di quelle parole dettate 
dall'amor figliale, sorriso dalia veneranda canizie paterna, 
compensa di gran lunga il difetto dei pregi intrinseci di quella 
medaglia, che probabilmente d'indole tutt' affatto privata, fu 
offerta a Bernardino Moscati in occasione di qualche dome- 
stica allegrezza, forse anco nell'ottantottesimo suo compleanno, 
quando il figlio Pietro avea già varcato l' undecimo lustro. 



SOPRA DUE RARISSIME MEDAGLIE MEDICHE MILANESI I27 

Forse appunto questo carattere intimo dà ragione della 
estrema rarità della medaglia, (di cui probabilmente vennero 
eseguiti pochissimi esemplari), giacché oltre a quello che 
si conserva presso il Gabinetto Numismatico di Milano, io 
non credo ne esista altro, all'infuori di quello posseduto dal 
distinto collettore triestino Dott. Brettauer. Essa non è ricor- 
data da verun catalogo od indice speciale; e, ch'io mi sappia, 
fu solo incidentalmente menzionata dal Verga in una pubbli- 
cazione nella quale è inserita la biografia del Moscati (i). 



Nell'anno 1807, il Dott. Paolo Assalini nativo di Reggio 
neir Emilia, già chirurgo del Duca Ercole III (Estense) e 
poscia chirurgo maggiore della Guardia Consolare, cavaliere 
della corona di Ferro, della Croce della Legion d'Onore, e 
primo chirurgo di Napoleone, chiaro per alcune pubblicazioni 
mediche premiate dall'Accademia di Francia, succedeva al 
celebre G. Battista Monteggia nella carica di chirurgo oste- 
tricante nella pia casa di S. Caterina alla Ruota in Milano, 
mentre nella stessa città già copriva la cattedra di chirurgia 
presso l'Ospedale Militare di S. Ambrogio (2). 

Il Manzini, uno de' suoi più esatti biografi, ci informa 
come la scolaresca che avida accorreva ad udirlo, in segno di 
pubblico affetto e venerazione, lo onorasse di una bellissima 
medaglia colla iscrizione: ISTITVTORI • OPTIMO • TYRONES • 
ANNO • MDCCCXI • PROFEREBANT • VLTRO da un lato, e dal- 
l'altro il suo ritratto in rilievo colle parole: ASSALINI REG- 
CHIRIATER • CLINICVS • XENODOCHII • MILIT • MEDIOL, ma 
nulla aggiunse circa l'origine di tale notizia ed alla fine del 
capitolo, soffermandosi a considerare i lineamenti della per- 
sona effigiata, senza però riprodurla, lasciava supporre a 
tutta prima aver egli stesso veduto quella medaglia, che 
diceva altresì incisa da B. Bordiga. 



(i) Verga A., Intorno aWOspitale Maggiore di Milano nel sec. XVIII, 
in Gaz. Med. hai. Lombardia, Serie VI, Tomo IV, Anno 1871. 

(2) Manzini E., Memorie storiche dei Reggiani piìi illustri nelle scienze, 
nelle lettere e nelle arti, dal ijóS al iSjj. — Reggio Emilia, Tip. Degani 
e Gasparini. 



128 CARLO DECIO 



Esaurite indarno molte ricerche presso parecchi musei 
d' Italia e dell' Estero, nei quali presumibilmente potevasi 
ritrovare la detta medaglia (che d'altronde al pari di quella 
del Moscati, non figura menzionata da alcuna pubblicazione 
d' indole numismatica o medaglistica , e che rilevai essere 
sconosciuta alle persone studiose della materia, che io ebbi 
interpellate), volli consultare tutte le opere dell' Assalini 
stesso, allo scopo di trovarvi qualche notizia riguardante 
l'argomento che ci occupa. 

Se non che il risultato delle mie indagini riuscì perfetta- 
mente negativo. Quando un mio congiunto, il Nob. Sig. G. Bat- 
tista Mauri Mori di Napoli, cui rendo qui pubblicamente le 
mie più vive azioni di grazie, rovistando fra i volumi di quella 
Biblioteca Nazionale mi faceva noto di aver trovato un'opera 
di un tal Dott. Placido Pertol (3), in testa alla quale figura 
una finissima tavola incisa in rame, su cui è rappresentato un 




(3) P. Pertol (Lettera di): Per T uso dei nuovi stromenli di Oste- 
tricia, coll'aggiunta dell'opuscolo del Prof. P. Assalini intitolato : Ricerche 
sulla pupilla artificiale, Napoli 1818, Tipografia Vincenzo Lipomi. Pochi 
giorni dopo aver ricevuta la notizia da Napoli, il Prof. Naborre Campanini 
di Reggio Emilia, gentilmente mi inviava un esemplare di una incisione, 
che riconobbi poscia essere la stessa della citata opera del Dott. Pertol, 
da me veduta presso la Bibl. Braidense inviatami dietro richiesta dalla 
Nazionale di Napoli, e che pensai di riprodurre in proporzioni minori. 



SOPRA DUE RARISSIME MEDAGLIE MEDICHE MILANESI I29 

lato della medaglia coli' effigie dell' Assalini, e che senza la 
minima ombra di dubbio (per altre peculiarità di minor conto), 
deve essere ritenuta come la fonte da cui attinse il Manzini. 

Nella incisione originale la medaglia misura it centimetri 
di diametro, giro giro al contorno nella parte alta, leggonsi 
le parole piii sopra ricordate, e che dovevano figurare al 
rovescio; in basso a sinistra, con carattere corsivo: Cigoli 
disegnò, a destra B. Bordiga incise. Più sotto ancora la stessa 
tavola ci rappresenta tanto il diritto quanto il rovescio di 
un'altra medaglia, conferita al merito dell' Assalini dalla 
R. Accademia di Londra nell'anno 1814 (4). 

L'assoluto silenzio dei cataloghi della materia, silenzio 
strano trattandosi di una medaglia appartenente ad un' epoca 
a noi relativamente vicina, non che la mancanza di qualsiasi 
esemplare nelle molteplici collezioni, potrebbe giustificare 
la seguente domanda. 

L' incisione che vediamo nell'opera del Dott. Pertol, fu 
realmente copiata dalla medaglia, oppure essa non ci rap- 
presenta altro che il disegno per la detta medaglia, la quale 
potrebbe anche non essere mai stata coniata? 

Anche la medaglia di Bernardino Moscati non è citata 
da alcuno, sebbene esista realmente, e d' altronde non è 
possibile che di quella dell'Assalini sia stato eseguito un solo 
esemplare? Non è possibile che essa sia stata fusa, anziché 
coniata, e poscia lavorata a cesello costituendo, direi quasi, 
un oggetto d'arte più che una vera medaglia di conio? 

In tal modo resterebbe in parte spiegata la sua estrema 
rarità, e forse anche la odierna sua dispersione. 

Io inclino a credere che la medaglia abbia realmente 
esistito, giacché altrimenti non sarebbe agevole spiegare come 
mai il Dott. Placido Pertol nel 1818 trovasse conveniente, e 
potesse far riprodurre quella immagine, la quale starei per 
dire, ricordava un fatto che in realtà non era accaduto; nel 
mentre che l'altra medaglia della R. Accademia di Londra 
(figurante sulla medesima tavola), sulla quale non può sol- 



(4) Da un lato porta l'effigie di Mercurio e di Minerva colle parole 
Arts and Commerce Promoted, dall'altro To Paul Assalini. M. D. 1814 
for important improvements in Surgery. 



J7 



130 CARLO DECIO 



levarsi eccezione alcuna, ben ci dimostra che l'artefice 1' ha 
incisa dal vero. 

Se non che qui potrebbe sorgere un' altra obbiezione. 
L' opuscolo del Dott. Pertol fu edito in Napoli nel 1818. 
L'annessa tavola in rame è opera di Bordiga incisore mila- 
nese. Assalini dopo il i8ri aveva lasciato definitivamente 
Milano. Come mai in allora potè il Bordiga raffigurare oltre 
che il medaglione, anche la medaglia di Londra conferita 
all' Assalini nel 1814? 

Noi sappiamo che l'Assalini in quell'epoca erasi stabilito 
nei dintorni di Napoli. Fu forse napoletano il disegnatore 
Gigoli? Potè questi dal vero disegnare le medaglie; e forse 
furono quei disegni spediti a Milano , a ciò fossero tradotti 
sul rame per opera di quello stesso Bordiga, il quale come 
incisore in acciaio fino dal 181 1 potè eventualmente avere 
avuto parte nella lavorazione del conio, o nella cesellatura 
dell'originale fuso anziché coniato ? 

Lascio insolute le ipotesi nella tema di sentirmi ripetere 
ciò che già disse Apelle al ciabattino. Ai cultori della me- 
daglistica spetta ora di risolvere la questione coli' acume 
critico, che solo può essere posseduto da colui, il quale di 
continuo si adopera intorno ad uno speciale obbietto. 

Io sarò pago, se avrò potuto portare nel campo delle 
loro investigazioni un argomento che parmi interessante dal 
lato storico, e che direttamente tocca la nostra città natale. 

Milano, Gennaio 1898. 

Dott. Carlo Decio. 



NECROLOGIE 



ALFREDO von SALLET. 

Il 25 novembre se. anno, a Berlino, morì dopo non 
lunga malattia il Dott. Prof. Alfk^edo von Sallet, Direttore 
di quel R. Gabinetto Numismatico. 

Nato a Reichau nella Slesia Prussiana, il 19 luglio 1842, 
era figlio del distinto poeta Federico von Sallet, autore 
dell' " Evangelo de' profani „, e di altri lavori assai apprezzati. 

Compiuti gli studi nel 1865, Alfredo entrò, quattro anni 
dopo, come impiegato al Gabinetto Numismatico berlinese, 
di cui era Direttore Giulio Friedlaender, e bentosto fu nomi- 
nato di lui assistente; poi, alla morte del Friedlaender, avvenuta 
nel 1884, promosso a Direttore di quell' insigne istituto. 

Nella lunga sua carriera, Alfredo von Sallet, — al quale 
nel 1880 fu conferito il titolo onorifico di Professore, — 
contribuì in modo efficacissimo all' incremento degli studi 
numismatici in Germania, sia con l'opera solerte nel R. Ga- 
binetto di Berlino, sia con gli scritti dedicati alla nostra 
scienza, sia col fondare e dirigere l'importante periodico: 
Zeitschrift fur Numismatik, che col 1897 ha compiuto il 
ventesimo suo volume. 

La sua competenza si esplicava in modo particolare nel 
campo della Numismatica classica e della Medaglistica te- 
desca del Rinascimento; e della sua attività scientifica fanno 
bella testimonianza le numerose pubblicazioni delle quali 
diamo qui appresso un elenco; — notando che il compianto 
Prof, von Sallet inviò pure diversi contributi alla Numisma- 
tische Zeitschrift di Huber, e pubblicò due volumi di catalogo 
delle monete antiche conservate nel Gabinetto berlinese. 



132 NECROLOGIE 



Il Sig. SchOne, in un'estesa commemorazione (i), ci dà 
una caratteristica interessante ed amabile di questo dotto 
tedesco. Egli ce lo tratteggia come infiammato dall'entusia- 
smo per r arte, studioso non solo della Numismatica ma 
anche delle scienze naturali e della letteratura, poeta serio 
e giocoso, bibliofilo, raccoglitore appassionato di minerali, 
di petrefatti e di conchiglie. Sotto un' apparenza chiusa e 
poco incoraggiante, era uomo che sentiva vivacemente e 
profondamente, accessibile ai più svariati interessi, capace 
di prender calda parte alla felicità ed ai dolori altrui, benefico 
in silenzio, nemico implacabile d'ogni rozzezza e piccineria. 



S. A. 



PUBBLICAZIONI 

DEL 

DoTT. Prof. Alfredo von Sallet 



Beitràge zur Geschichte und Numismatik der Kónige des Cim- 
merischen Bosporus und des Pontus, von der Schlacht bei Zela bis 
zur Abdankung Polemos' IL — Berlin, Weidmannsche Buchhand- 
lung, 1866 (con I tav.). 

Die Fiirsten von Palmyra unter GallienuSj Claudius und Au- 
relian. — Berlin, 1866 (con una tavola litografica). 

Die Daten der alexandrinischett Kaisermunzen. — Berlin, 1870. 

Die Kunstlerinschriften auf griechischen Miinzen. — Berlin, 1871. 

Untersuchungen iiber Albrecht Diirer. — Berlin, 1874. 

Die Nachfolger Alexanders des Grossen in Baktrien und 
Indien. — Berlin, 1879. 

Friedlaeiidcp (Julius) und Sallet (A. V.): Das Kónigliche 
Miinzkabinet. Geschichte und Uebersicht der Sammlung nebst er- 
klarender Beschreibung der auf Schautischen ausgelegten Auswahl. 
— Berlin, 1877 (con 9 tav. in rame). 



(i) ScHòNE (Richard). Zur Erinnerung an Alfred von Sallet. Berlin, 
Reichsdruckerei. — (Con un finissimo ritratto del Defunto). 



NECROLOGIE I33 



PUBBLICATI DAL PROF. VON SALLET NELLA 

ZEITSCHRIFT FÙR NUMISMATIK. 

Voi. I, 1874. 

Die Miinzen von Chersonesus in der Krim (con i tav.). 
Thracische und macedonische Miinzen (con dis.). 
Der Catalog der Miinzsatnmlung des Britischen Miiseums. 
Redende Miinzen (con dis.). 

Die dltesten Tetradrachmen der Arsaciden (con i tav.). 
Pertinax Caesar, der Sohn des Kaisers Pertinax (con dis.). 

Voi. II, 1875. 

Zu den Kilnstlerinschriften auf griechischen Miinzen (con i tav.). 

XÀlEAEriN^ ihracisch-macedonische Silbermiinze (con dis.). 

Copien von Miinztypen im griechischen Alterthum (con dis.). 

Die Miinzen der griechischen Kónige von Salamis in Cypern und die 
denselben zugetheilien modernen Fàlschungen (con i tav.). 

Alexandriner des Pescennius Niger und GordianslIII mit ràthselhafter 
Aufschrift (con dis.). 

Aurelian's Miiregent auf rómischen Billondenaren (con dis.). 

Miinzen des Kónig Darius von Pontus und des Mithradates {Perga- 
menus) von Bosporus (con dis.). 

Die Medaillen Albrecht Diirer's (con '2 tav.). 

Voi. Ili, 1876. 

Zur griechischen Numismatik. I (con dis.). 

Der Eques Romanus auf Goldmedaillons Constantins des Grossen 
(con dis.). 

Zur griechischen Numismatik. II, III (con dis.). 

Brandenburgische Bracteaten. 

Die Medaillen des Kurfiirsten Joachim I. von Brandenburg. 

Voi. IV, 1877. 

Die Miinzen Caesars mit seinem Bildniss (con. dis.). 
Silbermiinze von Issus in Cilicien (con dis.). 
Alexandriner der Plautilla. 

Zur Numismatik der Kónige von Pontus und Bosporus. I (con dis.). 
Ein Goldstater der taurischen Chersonesus mit dem Beinamen 
Paot).8Óooaa und einer Jahreszahl der Chersonesischen Aera (con dia.). 
Die pamphylischen Aufschriften auf Miinzen (condis.). 
Zur Numismatik der Kónige von Pontus und Bosporus. II (con dis.). 
Die angeblichen Miinzen von Sollium Acarnaniae (con dis.). 
Demeter Horia auf Miinzen von Smyrna (con dis.). 



134 NECROLOGIE 



Voi. V, 1878. 

Zur griechischen Numismatik (con dis.). 

Die Silbermilnzen des Barcochba (con dis.). 

Die Milnzen von Aenus in Thracien (con dis.). 

Zur rómischen Numismatik (con dis.). 

Asklepios und Hygieia (con dis.). 

Bracteat des Vogtes Heinrich von Plauen (con dis.). 

Voi. VI, 1879. 

Ceramus in Carien imter dem Namen Ptolemaì's (con dis.). 

Zur rómischen Numismatik (con dis.). 

Die Umschrift der Europa auf Silbermiinzen von Gortyna (con dis.). 
— Zu Ceramus und Ptolemaì's. 

Die griechischen Mùnsen der tiirkischen Dynastie der Danischmende 
(con dis.). 

Voi. VII, 1880. 

Die Namen der beiden Gordiane. 

Die Nachfolger Alexander's des Grossen in Baktrien und Indien. 
Nachtrag. 

Voi. Vili, 1881. 

Nymphodoros, Regent von Abdera (con dis.). 

Ein Brief Eckhel's. 

Kamnaskires und seine Dynastie (con dis.). 

Die Miinzen der Kónige von Characene (con dis.). 

Alexander der Grosse als Griinder der baktrisch-indischen Reiche 
(con dis.). 

Tobias Wolff, der Breslauer Goldschmied (con dis.). 

Zur àltesten Mùnzkunde und Geschichte Brandenburgs (con dis.). 

Zu dem Denar Albrechts des Bàren aus dem Michendorfer Funde. 

Die Denare Markgraf Albrechts des Bàren als Schutzvogt von Hai- 
berstadt (con dis.). 

Voi. IX, 1882. 

Beitràge zur antiken Mùnz- und Alteri humskunde (con dis.). 
Bleimedaillen von Tobias Wolff (con i tav.). 

Voi. X, 1883. 

Beitràge zur antiken Mi'inz- und Alterthumsktmde (con dis.). 
Die Denare des Markgrafen Otto li. von Brandenburg (con dis.). 

Voi. XI, 1884. 

Fulvia oder Octavia? Aureus des M. Antonius. 

Deutsche Gussmedaillen aus dem sechzehnten und dem Beginn des 
siebzehnten Jahrhunderts (con 4 tav.). 



NECROLOGIE I35 



Voi. XII, 1885. 

Beitràge zur antiken Mùnzkunde (con dis.). 
Rine Munze der Sóhne des Ugolino (con dis.). 

Voi. XIII, 1886. 

Die Erwerbungen des Kóniglichen Munzkabinets vom Jahre 1884 
(con I tav.). 

Voi. XIV, 1887. 

Die Erwerb. des Kgl. Mùnzkab. vom J. i88s (con 4 tav.). 

Voi. XV, 1887. 

Die Erwerb. des Kgl. Miinzkab. vom i. Aprii 1886 bis i. Apr. 188^ 
(con 2 tav.). 

Voi. XVI, 1888. 

Die Erwerb. d. Kgl. Munzkab. v. i. Apr. i88y bis i. Apr. 1888 (con 
3 tav.). 

Voi. XVII, 1890. 

Die Erwerb. d. Kgl. Miìnzkab. v. i. Apr. 1888 bis i. Apr. i88g (con 
2 tav.). 

Voi. XVIII, 1892. 

Die Erwerb. d. Kgl. Munzkab. v. i. Apr. 1889 bis i. Apr. 1890 (con 
I tav.). 

Voi. XX, 1897. 

Silbermunze eines baktrischen Kónigs Antiochus (con dis.). 



136 NECROLOGIE 



FILIPRO MARIGNOLI. 

Il giorno 17 febbraio scorso, nella sua villa presso 
Spoleto, cessava di vivere il Comm. Filippo Marignoli, 

Marchese di Montecorona, Senatore del Regno, il Nestore 
dei raccoglitori di monete italiane. Nato a Spoleto il 13 
aprile 1809, fin dalla sua gioventù prese parte attiva a' 
movimenti politici, in tempi in cui amare la patria era un 
delitto. Fu uomo generoso, munificentissimo, e fondò nella 
sua Spoleto parecchi istituti di beneficenza, dotandoli del 
proprio. Nel 1864 iniziò una collezione di Monete italiane me- 
dioevali e moderne^ e vi attese con cura fino agli ultimi giorni 
della sua vita. Questa collezione, ora custodita nel suo nuovo 
palazzo al Corso, in Roma, e composta di circa 35.000 pezzi 
nei tre metalli, è, senza confronto, la piìi importante fra le 
collezioni pubbliche e private in Italia. Oltre il numero già 
considerevole, quella raccolta è ammirata per la copia straor- 
dinaria di pezzi unici ed inediti, specialmente nella serie 
pontificia. 

Fino dal 1891 il March. Marignoli, aderendo a un nostro 
invito, aveva iniziato in questa Rivista (0 la illustrazione 
delle monete inedite della sua Collezione, con un primo Ap- 
punto dal titolo; Zecchino di Papa Pio II, attribuito a Foligno. 

In seguito, per la malferma salute dell'autore e per un 
seguito di circostanze che lo tenevano occupatissimo e lon- 
tano da Roma, la pubblicazione fu purtroppo interrotta e 
non più continuata. 

Il Marignoli aveva anche formato il progetto di pubbli- 
care un completo e diffuso Catalogo illustrato della sua col- 
lezione, che sarebbe stato di grande utilità agli studiosi, 
quando la morte ha troncato quel suo divisamento. Ci lusin- 
ghiamo che quella idea possa essere attuata dal Marchese 
Francesco, figlio primogenito del compianto Senatore, attuale 
proprietario della Collezione. E. G. 



(1) Anno IV, 1891, Fase. MI, pag. 151. 



BIBLIOGRAFIA 



LIBRI NUOVI E PUBBLICAZIONI. 

Julius voii Sclilossei*, Die àltesten Medaillen und die Antike. 
I. Die Denkmunzen der Carraresen und die Sesto von Venedig. 

Negli splendidi volumi del Jahrbuch der Kunsthistori- 
schen Sammlimgen des allerhòchsten Kaiserhauses, che, con 
munificenza veramente regale, escono ad illustrare i tesori 
d'arte e di antichità del Museo imperiale di Vienna, si tro- 
vano talora monografie che trattano dei prodotti dell' arte 
italiana, o che interessano l'Italia, ma a noi ne arriva dif- 
ficilmente la notizia, essendo 1' edizione limitata, pochi e di 
alto prezzo gli esemplari posti in commercio. Non sarà dun- 
que sgradito agli studiosi del nostro paese qualche cenno 
intorno a un lavoro del sig. Giulio di Schlosser sulle piìi 
antiche medaglie e sugli antichi [Die àltesten Medaillen und 
die Antike) che si occupa di medaglie e di tessere coniate 
nella regione veneta. 

Il sig. Giulio di Schlosser è giustamente colpito dal 
sorprendente fenomeno della simultaneità con cui dalle te- 
nebre del medio evo sorgono subhmi negli ultimi anni del 
secolo XIV i primi sintomi dell' arte nuova e dello stile 
realista in due paesi così lontani e divisi come il Veneto 
e la Fiandra, senza che si possa comprendere il filo miste- 
rioso che lega siffatte manifestazioni della prosperità e della 
civiltà di due nazioni. Naturalmente ogni popolo conserva 
il carattere e la fisonomia che gli è propria, e mentre il 
Fiammingo, colla coscienza ed esattezza della razza germa- 
nica, copia la natura in ogni suo minuto particolare, il Ve- 
neto, che, si è conservato latino in mezzo alle invasioni bar- 
bariche e vive sovra un suolo dove tutto parla dei ricordi 
del passato, trova la sua ispirazione nello studio dell'antico 
e del classico. Anche le medaglie compariscono nei due 

18 



138 BIBLIOGRAFIA 



paesi contemporaneamente, ed il nostro autore si compiace 
ad esaminare sulle medaglie i due elementi del nuovo stile, 
lo studio della natura e quello dell'antico. 

Egli comincia dall' Italia e prima di tutto descrive le 
due note medaglie che ricordano la data del 19 giugno 1390, 
in cui Francesco Novello da Carrara riprese Padova dalle 
mani di Gian Galeazzo Visconti, che, fatto prigioniero il 
vecchio Francesco, ne aveva diviso lo stato con Venezia e 
collo Scaligero, suoi alleati del momento. Da lungo tempo 
gli studiosi erano di diverso parere nel giudicare 1' età di 
questi pezzi preziosi per la storia dell'arte, e mentre alcuni 
li credevano battuti per commemorare il lieto avvenimento 
e quindi contemporanei, altri invece li ritenevano restituiti, 
ossia coniati più tardi in memoria della gloria degli antenati 
da chi si vantava di discendere dai signori di Padova. Fra 
i primi si devono notare Verci, Kòhler, Mader, Litta, Lazari 
e specialmente Giulio Friedlander, che, con buone ragioni e 
coll'autorità del suo nome, scese in campo a propugnare la 
tesi dell'autenticità, sostenendo che questi piccoH monumenti, 
a cui il Novello aveva affidato nel miglior modo possibile 
quel ricordo che egli desiderava eternare, furono lavorati 
nel breve periodo che corre fra la presa di Padova (1390) 
e la completa rovina della Dinastia Carrarese (1405). Que- 
sto giudizio, sebbene autorevole ed appoggiato a ragiona- 
menti che avevano la loro base nella storia politica ed 
artistica, non fu accolto da tutti gli studiosi delle medaglie 
del rinascimento se non con molte riserve: si osservava da 
alcuni uno squilibrio fra le lettere gotiche delle iscrizioni, 
l'impronta caratteristica del rovescio e le teste classiche del 
diritto, che indicavano chiaramente lo studio delle antiche 
monete ed un'arte sapiente non propria di un'epoca tanto 
remota; la maggior parte degli amatori e direttori di Musei 
era renitente a togliere il primo e più antico posto al Pisa- 
nello per darlo all'ignoto autore delle medaglie carraresi. 
Di queste idee si fece autorevole interprete l'Armand nella 
sua celebre opera Les médailleurs italiens, dove riporta il 
giudizio del dotto tedesco, e, pur apprezzandolo al suo giu- 
sto valore, non nasconde i dubbi, che l'aspetto, relativamente 
moderno, di tali pezzi faceva nascere nel suo animo. 



BIBLIOGRAFIA I39 



Il dibattito si sarebbe certamente prolungato per molto 
tempo e non avrebbe forse avuto una soluzione definitiva, se 
il sig. J. Guiffrey non avesse invocato un documento con- 
temporaneo, che dava ragione al valente conservatore del 
Museo di Berlino in modo decisivo ed inconfutabile. Nella 
Rivista numismatica francese del 1890 da prima, ed in modo 
più preciso in quella del 1891 (i), il sig. Guiffrey dimostra 
che in un catalogo compilato nel 1401, e cioè prima della 
occupazione definitiva di Padova per parte dei Veneziani, in 
cui sono elencate le antichità possedute da Giovanni Duca 
di Berry fratello di Carlo V re di Francia, rinomato cultore 
delle arti e raccoglitore di oggetti preziosi per il lavoro e 
per l'antichità, si trova una medaglia di piombo descritta in 
questo modo : item une empraincte de plomb où est le visaige 
de Francois de Carrare en une coste, et en Vautre la marque 
de Pade, parole che, se non chiariscono perfettamente di 
quale dei due Franceschi si tratti, mostrano però senza tema 
d'errore che la medaglia descritta è una delle due sulle quali 
verte la discussione. Il più strano della faccenda si è che 
tale notizia si trova alla rubrica Médaille sul Glossaire des 
émauXy opera stampata nel 1853, e cioè 15 anni prima della 
pubblicazione del Friedlander. 

Il sig. de Schlosser, dopo di avere informato il suo let- 
tore del parere dei diversi storici e critici d'arte e delle 
vicissitudini che ebbero durante un secolo tali opinioni, studia 
con analisi fine ed accurata la origine artistica ed il pen- 
siero che informa questi piccoli monumenti, i quali hanno 
tanto interesse per la storia dell'arte e del rinascimento, 
specialmente dopo che, sicuri della loro età e della loro 
genuinità, possiamo ricavare osservazioni e raffronti preci- 
samente in ciò che prima era argomento di discussione e di 
dubbio. Mentre infatti il rovescio conserva la fisonomia 
prettamente medioevale, le teste del diritto potrebbero es- 
sere disegnate cinquanta anni più tardi, perchè mostrano 
chiaramente la conoscenza e lo studio delle monete romane. 
La testa del Novello ricorda un gran bronzo di Vitellio, come 



(i) F. Guiffrey, Les médailles des Carrara Seigneurs de Padouc 
exécutées vers ijgo. —Revue nuntismatique, III serie, tome IX. Paris, 1891. 



140 BIBLIOGRAFIA 



quella del vecchio Francesco arieggia i medaglioni di Co- 
modo e Settimio Severo. Non si conoscono ritratti dei Car- 
raresi e soltanto un cronista contemporaneo descrive Fran- 
cesco secondo corpulento e tarchiato, di aspetto risoluto ed 
orgoglioso, caratteri che si riscontrano anche nella testa che 
porta il suo nome. L'assieme però delle due figure deve 
essere idealizzato e condotto a forme classiche dal senti- 
mento artistico di colui che le ha modellate, poiché il modo 
con cui sono tagliati i capelli, la mancanza di barba e la 
nudità eroica del figlio come il paludamento del padre non 
corrispondono alla foggia di vestito e di acconciatura che, 
sotto r influenza della moda francese, si usava tanto alla corte 
germanica come in quelle dei principi italiani. 

Resta così assodato alla nostra regione ed al Novello 
il vanto di avere per il primo eternato con la medaglia un 
fatto storico memorabile, dando forma moderna ad un pen- 
siero, che è pure causa di vaghezza e di varietà nella serie 
numismatica romana. Padova infatti, sotto il governo di prin- 
cipi ambiziosi ed illuminati, era diventata uno dei centri più 
importanti della coltura dell'alta Italia ed un focolare dal 
quale s' irradiò lo studio delle lettere e delle arti antiche. 

Come Friedlander, anche Schlosser unisce allo studio 
delle medaglie carraresi quello di alcune tessere o prove di 
zecca, che portano i nomi di Marco, Lorenzo ed Alessandro 
Sesto, celebri orefici ed intagliatori dei coni nella zecca ve- 
neziana. L'associazione è naturale, perchè, lavorate nella 
stessa regione e nella stessa epoca, sentono del pari il soffio 
dell'influenza classica, mentre, tanto nelle une, che nelle altre, 
le iscrizioni hanno caratteri gotici e le date segnate in cifre 
arabiche. 

A queste, importanti per la firma e pregiate per la somma 
rarità, seguono alcune tessere più facili a rinvenirsi, ma pure 
importanti per la varietà dei disegni e delle iscrizioni e pre- 
gevoli per il lavoro artistico, sicché da tutti gli studiosi furono 
attribuite ai membri della famiglia Sesto. Non è noto lo 
scopo a cui servivano : l'opinione più diffusa è che fossero 
marche da giuoco, sebbene certe iscrizioni possano far na- 
scere il dubbio che alcune almeno avessero una destinazione 
più nobile e più importante. Sovra di esse troviamo raffi- 



BIBLIOGRAFIA I4I 



gurato tutto ciò che la religione, la filosofia e la coltura di 
quell'epoca prediligevano. Vediamo l'effigie di S. Giorgio a 
cavallo e seduto, le virtìi, la giustizia, un filosofo che legge, 
la leggenda di Androclo, la favola del lupo monaco, ma 
ciò che principalmente interessa a noi ed all'autore della 
nostra memoria, sono le teste degli imperatori copiate dalle 
monete romane ed una certa fisonomia classica che aleggia 
nel pensiero e nel disegno e indica il tempo in cui nasceva 
e si maturava il germe del rinascimento. 

Il sig. Schlosser non crede che sia opera del caso una 
sì grande affmità quale è quella che esiste fra le medaglie 
carraresi e le tessere dei Sesto, tanto nel sentimento ar- 
tistico, quanto in taluni notevoli particolari, ne può tratte- 
nersi dall'arrischiare una ipotesi evitata dal prudente Fried- 
lànder, volendo attribuire le medaglie padovane ad uno 
dei Sesto e precisamente a Marco, che, nominato intagliatore 
dei coni alla zecca nel 1394, aveva lavorato la tessera colla 
testa di Galba nel 1393. In tal caso questo pezzo e quello 
di suo fratello Lorenzo sarebbero quasi studi per le meda- 
glie dei Carraresi. Come orefici, i Sesto erano molto stimati 
nel Veneto e nel Friuli e da ogni parte si ricorreva ad essi 
per reliquarì ed altri oggetti di oreficeria artistica; forse nel 
momento in cui Francesco Novello rientrava nella Signoria 
di Padova, avrebbe potuto la Repubblica permettere al suo 
maestro di zecca di onorare il valoroso cavaliere carrarese, 
che in quel momento era in buoni rapporti con Venezia. 

Così pensa lo Schlosser, ma noi veneziani, che cono- 
sciamo la cura gelosa con cui la Repubblica vigilava sulla 
zecca, ed i rapporti che fra Venezia ed i Carraresi furono 
sempre poco cordiali, siamo assai renitenti ad ammettere che 
il Sesto sia stato chiamato a Padova, o che Francesco No- 
vello abbia fatto lavorare le sue medaglie nella zecca di Ve- 
nezia. Ciò non corrisponde nemmeno all'opinione che abbiamo 
del carattere e del sentimento dell'ultimo Signore di Padova. 
A noi pare che le tessere dei Sesto e le medaghe carraresi 
abbiano fra loro comuni soprattutto quei caratteri, che di- 
pendono dall'essere state lavorate nello stesso paese e nello 
stesso tempo, come sarebbero le lettere gotiche, le cifre ara- 
biche e principalmente la stessa influenza dello studio delle 



142 BIBLIOGRAFIA 



lettere e delle arti antiche, ma differiscono invece in ciò che 
costituisce la maniera e lo stile personale dell'artista, vale a 
dire il disegno ed il tocco del maestro. Mentre nelle tessere 
e nelle monete coniate a Venezia si vede sempre una certa 
bravura e sprezzatura di esecuzione, che corrisponde al lavoro 
abbondante ed affrettato di quella zecca, le medaglie e le 
monete di Padova hanno una accuratezza che comporta un 
lavoro più calmo e più studiato. Forse anche questa opinione 
potrà sembrare arrischiata, mentre io non conosco le prove 
di zecca che hanno i nomi di Marco, Lorenzo ed Alessandro 
Sesto, se non per le riproduzioni: pure ho creduto di mani- 
festare aperto il mio pensiero, perchè dal cozzo delle opi- 
nioni viene la luce e dalla discussione emerge la verità. 

E qui faccio punto senza esaminare la seconda parte 
del lavoro, in cui l'autore tratta di medaglie coniate in Fian- 
dra e menzionate esse pure nel catalogo del Duca di Berry. 
Chiudo augurando che delle cose nostre studiate dagli stra- 
nieri con amore e con dottrina si occupino anche gli Italiani, 
i quali, nelle memorie locali e negli archivi, possono trovare 
notizie importanti sulle belle medaglie del rinascimento e 
sugH artisti che le lavorarono, ed anche dalle modeste tes- 
sere possono trarre argomento di studio e di soddisfazione. 

Nicolò Papadopoli. 



Catalogne of the greek coins of Caria, Cos, Rhodes, etc. by Barclay 
V. Head; London 1897, cviii — 326 pag. con xlv tav. in eliotip. 
e una carta geografica. 

La serie dei volumi che formano il catalogo della col- 
lezione numismatica del museo di Londra, alla cui compila- 
zione attendono da tempo i più illustri numismatici inglesi, 
è andata man mano acquistando maggior pregio ed impor- 
tanza, specialmente nei volumi pubbhcati in questi ultimi 
anni. I due lavori, ad esempio, sulle monete della Siciha e 
della Magna Grecia, per quanto sien fatti con rigore scien- 
tifico, non hanno quelle preziose ed abbondanti osservazioni 
geografiche, storiche, mitologiche, artistiche, metrologiche, 
seguite da una così ampia riproduzione in eliotipia dei tipi 



BIBLIOGRAFIA I43 



più interessanti. A questo volume, che noi pigliamo in esame, 
è premessa un'introduzione di cvni pagine, nella quale 
passando a rassegna in ordine alfabetico tutte le città della 
Caria propriamente detta e delle isole adiacenti, rappre- 
sentate nella grande collezione del British Museum, di cia- 
scuna si ricorda la posizione geografica, la durata della 
coniazione, il sistema monetale con le sue vicende, l'impor- 
tanza artistica dei tipi e il loro significato ; tutto ciò sulla 
base di una completa e precisa conoscenza della storia ci- 
vile e politica di quella regione. In un lavoro generale sulle 
monete della Caria, che non fosse un catalogo, vi sarebbe 
poco da aggiungere a questo libro dell' Head, Par che tale 
sia stato lo scopo dell'A., di fare cioè non un vero e proprio 
catalogo, ma un trattato delle monete della Caria, per quanto 
l'indole del libro gli consentisse: i frequenti richiami a mo- 
nete di altre collezioni e la- tav, xlv composta esclusiva- 
mente di queste (tranne il n, 7) rivelano abbastanza l'inten- 
zione dell'A. 

Al volume è premessa una carta geografica della Caria, 
secondo l'atlante del Kiepert {Forma Orbis antiqui tav. ix) 
con qualche leggera modificazione del sito di talune città 
(Caryanda, Telmessus e Chalcetor) fatta sui risultati di una 
recente esplorazione del Myres. È cosa degna di nota che 
con un argomento tratto dalla numismatica stessa l'Head arrivi 
quasi a dirimere il dubbio che esisteva circa la vera posi- 
zione della città di Astyra. Il Borrel, dando una falsa interpre- 
tazione ad un passo di Stefano Bizantino, vorrebbe segnare 
questa città nell'isola di Rhodus ; il Leake invece nella peni- 
sola che sta di fronte a Rhodus. L' Head sostenendo que- 
st'ultima opinione la rafforza, anzi le dà tutte le apparenze 
di vera, osservando che, se Astyra fosse stata nell'isola di 
Rhodus, avrebbe dovuto smettere la coniazione delle sue mo- 
nete insieme con le altre città di Lindus, Jalysus e Camirus, 
quando fu fondata la città di Rhodus {Introd. pag. xxxix). 
Ma la sua zecca funziona anche dopo il 408; dunque è quasi 
certo che questa città sorse sulla penisoletta di rincontro. 

Fra le monete più antiche della Caria si annovera uno 
statere di Cnidus con la testa arcaica di Venere che egli 
crede sia " the earliest representation of the human head 



144 BIBLIOGRAFIA 



know on coins „ [Introd.y pag. xlviii), e che risalga alla 
prima metà del VII secolo a. C. Antichissimo, ma che non 
oltrepassa la prima metà del VI secolo è un tetradramma 
di Calymna, il cui rovescio incuso con figura a rilievo ri- 
corda la più antica coniazione di elettro dei secoli VII e VI 
a Parium e a Miletus, come pure le più antiche monete 
d'argento di Eretria in Euboea e d'Apollonia ad Rhyndacum 
ilntrod., pag. lxxxvii). Salvo però queste e poche altre 
eccezioni (come Carpathos, Lindus, Camirus, ecc.) gl'inizii 
della monetazione della Caria non sono, in generale, tanto 
remoti quanto quelli della Jonia. Manca infatti l'antichissima 
coniazione dell' elettro, che ha un semplice accenno nella 
città di Camirus (pi, xxxiv n. 6). Può dirsi che nella Caria 
propriamente detta, cioè nella parte continentale, non vi sia 
stata coniazione prima della conquista di Alessandro, ad 
eccezione di alcune città della costa (Cnidus, Chersonesus, 
Jdyma, Termera, Astyra) le cui zecche funzionavano prima 
che cominciasse la dominazione di Hekatomnus (395 a. C). 
Diversa era la condizione delle isole poste di rincontro (Cos, 
Rhodus, Calymna) con le loro città. Trovandosi esse lungo 
la via che menava in Oriente, i loro porti diventarono ben 
presto scali importanti di commercio e le popolazioni senti- 
rono il bisogno di avere una monetazione che regolasse i 
loro scambii. Il piede monetale fu quello delle città con le 
quali avevano relazioni commerciah ; così ci spieghiamo 
perchè Cos, Idyma, Camirus adottassero il sistema eginetico 
ed invece Lindus, Jalysus, Posidium Carpathi, intente al 
commercio con l'Est, preferissero il sistema fenicio ilntrod., 
pag. Lxxxix, xc). 

Al periodo dell'arte più fina appartengono le monete 
del satrapo Hekatomnus, i bellissimi stateri d'oro (pi. xxxvi 
n. 5) e d'argento e i tetradrammi di Rhodus con la testa 
di Helios di fronte, che non sono estranei all' influenza del- 
l'arte di Kimon {Introd., pag. cu); gli stateri e tetradrammi 
di Cnidus con la bellissima testa di Venere che si vuole sia 
una copia del capolavoro di Prassitele, sopra certi esemplari 
appartenenti alla prima metà del IV secolo {Introd., pag. l). 

Ma una monetazione abbondante in tutte le città della 
Caria non si ha prima del II secolo a. C, allorché per 



BIBLIOGRAFIA I45 



la vittoria dei Romani sopra Antioco l'attività commerciale 
ebbe un rapido sviluppo e fiorirono le monetazioni autonome 
dei municipii, le quali si andarono riducendo di molto o 
scomparvero addirittura nell' impero, secondo la condizione 
creata loro dalla potenza dominatrice di Roma. 

Nella Introduzione l'A. evita, con la sua nota sobrietà, 
ogni inutile sfoggio di dottrina. Nei richiami alla Mitologia 
dice soltanto quello che può avere stretta attinenza con i 
tipi monetali. Discorre del dio MHN KAPOY delle monete di 
Attuda, affine all' Asklepios greco; dell'Apollo Triopas di 
Cnidus, nel cui tempio convenivano i rappresentanti della 
esapoli dorica; dello Zeus Labrandeo venerato in diverse 
città della Caria. Questi pochi cenni opportunamente dati 
rivelano qual grande patrimonio di studi l'illustre numisma- 
tico possegga: studi ausiliarii, di cui si avvantaggia gran- 
demente la numismatica. 

Parlando del sistema monetale di Rhodus, l'A. tratta 
pure dell'origine della dramma di gr. 3,88 — 3,56 che ci 
dà un tetradramma di gr. 15,55 ~" i4>90- Secondo lui questo 
piede monetale è chiamato erroneamente rodio, perchè già 
era in uso a Chios nella prima metà del V secolo, quando 
Rhodus non ancora era stata fondata (408 a. C). Egli in- 
clina a credere che sia derivato dal sistema attico ridotto (il 
cui tetradramma pesava gr, 17,49 — 16,84) per la ragione 
che esso in alcune città, fatta eccezione di Cos, sostituisce 
non il sistema attico ma il fenicio, il cui tetradramma è di 
gr. 14,25 {Introd., pag. xeni, civ). 

E giacché siamo a discorrere di sistemi monetali, vo- 
gliamo far parola di una veduta molto originale dell'Head 
a proposito delle dramme arcaizzanti emesse da Rhodus nel 
II secolo a. C. (i66-88), con la testa di Helios di profilo 
e un'area incusa superficialmente al rovescio. L'alterazione 
del tipo di Helios da una parte e la restaurazione del peso 
di queste monete dall'altra, che è molto elevato rispetto alle 
ultime precedenti emissioni, accennano secondo l' Head ad 
una riforma avvenuta nel 166 in seguito alla disastrosa per- 
dita subita dai mercanti di Rhodus, quando le città tributane 
del continente furono dichiarate libere dai Romani. Rodi 
quantunque colpita nei suoi interessi vitali, dovè tuttavia 



146 BIBLIOGRAFIA 



mantenere il suo credito un po' scaduto per la decadenza 
della sua monetazione, con l'emettere monete di peso giusto. 
La riapparizione dell'area incusa è da considerarsi come un 
ritorno all'antico, ossia come un'intenzione deliberata di re- 
staurare il credito. Non altrimenti ci potremmo spiegare 
quest'anomalia nella sua serie monetale. 

Sarebbe inopportuno richiamare 1' attenzione degli stu- 
diosi sulla importanza del Catalogne of greek coins in the 
British Miiseum, una delle più notevoli pubblicazioni numi- 
smatiche di questo secolo: è noto oramai quanto sia esso 
utile agli studi archeologici. E merito dei vecchi numismatici 
del secolo passato e della prima metà del nostro l'aver de- 
scritto ed ordinato alla meglio la immensa congerie di nummi 
raccolti nelle pubbliche e private collezioni d'Europa, e siamo 
lieti che in quest'opera gl'Italiani abbiano contribuito per la 
massima parte con i lavori del Sestini, del Cavedoni, del 
Garrucci e di altri; ma è merito dei dotti moderni, quah 
rimhoof-Blumer, l'Head, il Mommsen, ecc., l'aver riordinato 
con rigore scientifico quel grande materiale dai nostri padri 
raccolto. 

E. Cabrici. 



Ambrosoli (S.). U ambrosino d' oro. — Milano, Tip. ed. L. F. Co- 
gliati, 1897. 

Nella splendida pubblicazione Ambrosiana (i)> uscita sulla 
fine del passato anno 1897, troviamo un interessantissimo 
studio di numismatica dal titolo: L' ambrosino d' oro, del nostro 
egregio amico e collega, il cav. dott. Solone Ambrosoli, sul 
quale vogliamo spendere qualche parola. 

L'articolo ha due parti ben distinte. Nella prima il eh. 
Autore tratta del famoso ambrosino d'oro della I Repub- 
blica Milanese, di cui, com' è noto, si conoscono oggi tre soli 
esemplari. L'A. confessa d' aver sempre nutrito invincibili 



(i) Ambrosiana. — Scritti vari pubbticati net XV Centenario datta 
morte di S. Ambrogio, con introduzione di Andrea C. Cardinate Ferrari 
Arcivescovo di Mitano. — Milano, Tip. ed. L. F. Cogliati, 1897, iii-4 
(con illustrazioni). 



BIBLIOGRAFIA 147 



dubbi intorno a questa moneta, la quale intralcia tutti i dati 
piti sicuri che si hanno intorno alla storia delle nostre zecche 
del Medio Evo, e i suoi dubbi giungevano sino a porre in 
discussione r autenticità di queste monete. 

Sul primo punto sono perfettamente d'accordo coli' A.; 
non così sul secondo. I tre ambrosini o fiorini d'oro della I 
Repubblica Milanese, che si conoscono, e che sono tutti di 
conio differente, portano, a mio parere, le caratteristiche di 
una autenticità indiscutibile, e il loro tipo è ben diverso da 
quello di rozze imitazioni comparse in questi ultimi anni, e 
dalle quali, per mezzo della Rivista (V. Rivista It. di Nu- 
mismatica, a. 1896, pag. 503-504), furono messi in guardia i 
raccoglitori. L'essere pochi non mi pare una ragione per 
contestarne l'autenticità. Vi sono molte monete uniche, ma uni- 
versalmente riconosciute per genuine. 

Non vedo poi perchè non si potesse popolarmente de- 
nominare ambrosini queste monete, dal momento che vi è 
effigiato S. Ambrogio, sia pure accompagnato dagli altri due 
santi Gervaso e Protaso. Il santo principale, il protettore di 
Milano, era sempre il primo ; e questo infatti vi è rappre- 
sentato da un lato, al posto d'onore, in una nicchia. Del resto 
non sarebbe questo l'unico caso del genere: il popolo usò 
talvolta dare a delle monete talune sue denominazioni, de- 
sunte, non già dalla parte o figura principale in esse effigiate, 
ma da qualche particolare di minima importanza, che vi fi- 
gurava. Per limitarmi ad un solo esempio, citerò il famoso 
Stellino di Cosimo I de' Medici. 

Può darsi benissimo, come osservò il Promis, e come 
ammetterebbe anche l'A., che questi tre ambrosini, o fiorini 
d'oro, siano prove di zecca di una moneta, che poi non fu 
effettivamente battuta ; ma questa ipotesi va basata, non già 
sullo scarso numero degli esemplari trovati, ma piuttosto 
sulle ragioni storiche, le quali fanno apparir strana l'esistenza 
di queste monete. Accade però non di rado che i monumenti 
scoperti sembrano a prima vista in contraddizione con ciò 
che a noi consta secondo la scienza; ma poi se ne trova la 
ragione: il monumento è riconosciuto autentico, e la scienza 
è costretta a modificare i suoi postulati. 

La seconda parte del lavoro dell' Ambrosòli tratta un'altra 



148 BIBLIOGRAFIA 



questione importante, ossia del mezzo ambrosino d'oro, finora 
generalmente attribuito alla Seconda Repubblica Milanese 
(1447-50), e che egli vuole restituito alla I Repubblica. Le 
ragioni alle quali l'A. appoggia la sua asserzione, e che a 
me pure sembrano di gran peso, sono : 

I. La leggenda MEDIOLANVM, in luogo di COMVNITAS 
MEDIOLÀNI, come si legge su tutte le monete della seconda 
repubblica. 

II. I caratteri della leggenda, i quali non possono, se- 
condò la paleografia, essere posteriori alla prima metà del 
secolo XIV. 

III. Il fatto di due tesoretti composti interamente di mo- 
nete che non oltrepassavano l'epoca di Giovanni Visconti 
(1349-54), e nei quali si trovavano esemplari del mezzo 
ambrosino. 

A queste ragioni io non ho alcuna difficoltà ad asso- 
ciarmi. Ero tanto convinto del granchio preso da tutti gli 
scrittori, compreso lo scrivente (i), che, basandomi sul solo 
argomento della paleografia, già da tempo, nel mio meda- 
gliere, avevo collocato il mezzo ambrosino fra le monete 
della I Repubblica Milanese; e ora ritengo che, in avvenire, 
in seguito alla pubblicazione dell'Ambrosoli, tutti i raccogli- 
tori di monete milanesi vorranno fare altrettanto. 

Venuto a queste conclusioni, l'A. si propone un altro 
assunto, quello cioè di dimostrare come il famoso ambrosino 
d'oro della I Repubblica non sia altro che questa moneta di 
cui abbiamo testé parlato, e che è considerata generalmente 
per un mezzo ambrosino. Troppo lungo sarebbe 1' entrare 
negli argomenti citati dall'A. a corredo del suo ragionamento, 
argomenti per certo molto validi e suffragati da eccellenti 
scrittori, quali il Mulazzani. La nostra moneta sarebbe dunque 
un vero ambrosino d'oro, ossia un mezzo fiorino d'oro, o, 
come suggerisce il comune amico cav. Giuseppe Gavazzi, 
un fiorino di terzuoli, essendo noto che accanto alla lira 
imperiale vi era la lira di terzaroli o di terzuoli, che valeva 
la metà esatta di quella, ossia io soldi imperiali. 



(i) Gnecchi (F. ed E.) Le Monete di Milano da Carlo Magno a Vit- 
torio Emanuele IL Milano, 1884, in-4. 



BIBLIOGRAFIA I49 



Se si ammette quindi V esistenza della moneta d' oro 
della Prima Repubblica coi tre santi, questa moneta non può 
essere che il fiorino d'oro, del valore di 20 soldi imperiali, 
e che valeva precisamente il doppio dell' ambrosino (T oro. 

I numismatici saranno certamente grati al dott. Ambro- 
soli, il quale ha sollevato, discusso e, a nostro avviso, risolto 
in modo irrefutabile una importante questione, che interessa 
la storia delle nostre zecche medioevali. 



E. G. 



Kiijl^cl (Arthur) et S»ci*i*hi*c (Raymond). Traile de Numismatique 
moderne et contemporaine. Première partie. Epoque moderne 
{XVP ■ XVIIl^ Siècles). Paris, Ernest Leroux éditeur, 1897. 
— (Un bel voi. in-S*^ gr., di pag. VIII-612, con 363 illustra- 
zioni intercalate nel testo). 

Frequentissime volte, nel corso di un decennio, la Rivista 
ha avuto occasione di annunciare con elogio l'uno o l'altro 
importante lavoro dei Sigg. Engel e Serrure. 

Si trattava, dapprima, di una pubblicazione eminente- 
mente francese, ma che, per le molteplici attinenze storiche 
della Numismatica di Francia con l'italiana, interessa assai 
davvicino anche i nostri lettori (X). 

Poi, ripetutamente, si ebbe a discorrere intorno ad 
un' opera di disegno piìi vasto e generale, il Traile de 
Numismatique du Moyen àge, di cui escirono sino ad oggi 
i due primi volumi, e che costituisce un'impresa altrettanto 
ardita quanto giovevole senza dubbio ad affratellare gli 
studiosi dei diversi paesi (2). 

E ora, mentre il terzo ed ultimo volume di quell'opera 
è in via di compimento, gl'infaticabili Autori hanno posto 
mano ad un'altra pubblicazione, in due volumi questa, la 
quale formerà séguito al trattato di Numismatica medioevale, 



(i) Répertoir^ des sotirces imprimées de la Numismatique frant^aise. 
Tre volumi. Parigi, 1887-89. — V. Rivista, anno I, a pag. 255 e segg.; 
e anno II, a pag. 120 e 582. 

(2) V. Riv.] anno IV (1891), a pag. 263 e segg.; e anno VII (1894), 
a pag. 253 e segg. 



150 BIBLIOGRAFIA 



intitolandosi : Tratte de Numismatiqiie moderne et contempo- 
raine. Il primo volume di questo nuovo trattato comprende 
l'epoca moderna (Sec. XVI-XVIII) ed è uscito per l'appunto 
dalle stampe; l'altro volume, che si sta preparando, com- 
prenderà l'epoca contemporanea, ed uscirà verso la fine del 
corrente anno 1898 o sul principio del 1899. 

La mole e l'aspetto del bel libro che abbiamo sottocchio 
armonizzano in tutto coi volumi del trattato di Numismatica 
medioevale; a noi italiani riesce particolarmente lusinghiero 
che gli Autori, per fregiare la copertina e il frontispizio, 
abbiano scelto un testone milanese di Galeazzo Maria Sforza, 
moneta — (osservano giustamente) — " dont l'émission 
" marque, en numismatique, l'aurore des temps modernes „. 

La distribuzione delle materie nel volume è la seguente. 

Cap. I. 
La Francia, dalla comparsa delle monete d'argento a tondello 
massiccio sotto Lodovico XII, sino all' adozione del sistema decimale. 

Cap. II. 
Territori sovrani racchiusi nel Regno di Francia. , 

Cap. III. 
I Paesi Bassi, da Carlo V a Napoleone I. 

Cap. IV. 
Le Isole Britanniche, dalla metà del Sec. XVI sino alla fine del XVIII. 

Cap. V. 
L'Impero Germanico, dal principio del Sec. XVI sino all'abdicazione 
di Francesco II (1806). 

Cap. vi. 
L' Ungheria, dal principio del Sec. XVI sino alla fine del XVIII. 

Cap. vii. 
La Svizzera, dal principio del Sec. XVI sino alla fine del XVIII. 

Cap. Vili. 
L'Italia e le sue dipendenze, dalla comparsa delle monete d'argento 
a tondello massiccio, nel Sec. XV, sino alla fine del XVIII. 

[Ecco il sommario di questo capitolo: — Italia Settentrionale. — Ducato di Savoia. — 
Regno di Sardegna. — Signoria d'Asti. — Marchesato di Saluzzo. — Contea di Desana. — 
Contea, poi principato di Messerano. — Contea di Frinco. - Contea di Cocconato. — Mar- 
chesato di Vergagiii. — Contea di Benevello. — Abbazia di San Benigno. — Principato di 
Monaco. — Abbazia di Lerino. — Contea di Tassarolo. — I possessi dei Doria. — Repub- 



BIBLIOGRAFIA I5I 



blic.-i di Genova. — Città di Savona. — Marchesato d'Arquata. — Contea di Ronco. - 
Marchesato di Borgotaro. - Marchesato d'Albera. — Ducato di Milano. — I possessi dei 
Trivulzio. — Signorie d'Antignate e di Covo. — Marchesato di Novara. — Principato di 
Belgioioso. — Contea di Maccagno. - Contea di Gazzoldo. — Principati di Bardi e di 
Compiano. — Principato di Campi. — Principato, poi Ducato di Massa di Lunigiana. - 
Marchesato di Tresana. — Marchesato di Fosdinovo. — Principato di Cisterna. - Ducati 
di Parma e Piacenza. - Marchesato, poi Ducato di Mantova. — Principato di Castiglione 
delle Stiviere. - Marchesato di Solferino. - Ducato di Sabbioneta. — Principati di Pom- 
ponesco e di Bozzolo. - Marchesato di Monferrato. — Ducato di Ferrara. - Ducato di 
Reggio. — Ducato di Modena. — Signoria, poi Ducato della Mirandola. - Contea, poi Du- 
cato di Guastalla. — Contea di Novellara. — Contea, poi Principato dt Correggio. - Prin- 
cipato di Porcia. — Principato di Soragna. — Repubblica di Venezia. - Italia centrale. — 
Repubblica di Lucca. - Repubblica di Firenze. — Repubblica di Pisa. - Ducato di Firenze, 
poi Granducato di Toscana. - Repubblica di Siena. — Principato di Piombino. — Mar- 
chesato di Massa Lombarda. — Contea di Castiglione de' Gatti. - Ducato d'Urbino. — 
Signoria di Pesaro.— Signoria di Castro.— Signoria e Ducato di Camerino. — Repubblica 
di Perugia. — Gli Stati della Chiesa. — Italia meridionale. — Regno di Napoli. — Regno 
di Sicilia.— Regno delle Due Sicilie.— Contea di Manopello. - Marchesato del Vasto. - 
Marchesato di San Giorgio. — Principato di Belmonte. — Principato di Ventimiglia. - 
l'alia insulare e coloniale.— L'Ordine di San Giovanni di Gerusalemme a Malta.— L'isola 
di Sardegna. — Possessi della Repubblica di Venezia. Dalmazia e Albania. Levante 
Veneto. — Possessi della Repubblica di Genova. — Regno e Repubblica di Corsica. — 
Repubblica di Ragusa]. 

Cap. IX. 
La Spagna, dal principio del Sec. XVI sino all'invasione francese. 

Cap. X. 

Il Portogallo, dal principio del Sec. XVI sino alla fine del XVIII. 

Cap. XI. 

I paesi Scandinavi, dal principio del Sec. XVI sino alla fine del XVIII. 

Cap. XII. 

II Regno di Polonia e le sue dipendenze, dal principio del Sec. XVI 
sino allo smembramento del 1795. 

Cap. XIII. 
La Russia, le sue dipendenze e i paesi cristiani dei Balcani sino 
alla fine del Sec. XVIII. 

Cap. XIV. 
Le colonie europee d' Oltremare sino alla fine del Sec. XVIII. 

Come si vede, si tratta di un campo addirittura stermi- 
nato; ma il modo con cui gli Autori hanno pensato di giun- 
gere a dominarlo è sommamente ingegnoso, e venne tradotto 
in atti con quella abilità alla quale ci hanno abituati. Il loro 
libro si può chiamare un sapiente aggregato d' un mezzo 
migliaio di monografie in miniatura, molto ben aggruppate, 
e contenenti ciascuna le notizie più essenziali. Non v' è quasi 



152 BIBLIOGRAFIA 



staterello per quanto minuscolo, non v'è quasi zecca per 
quanto dimenticata, di cui non vi si trovijalmeno un cenno 
sommano, con dati numismatici non solo, ma storici, genealo- 
gici, ecc., e con preziose indicazioni bibliografiche. 

Nella prefazione, gli Autori scrivono: " Nous sommes 
" persuadés que les numismates dont les études se sont 
" spécialisées n'auront pas beaucoup de peine à trouver des 
" omissions ou des inexactitudes de détails dans les chapitres 
" qui les concernent. Mais des livres comme le nótre ont 
" droit à un jugement d'ensemble „. Verissimo, siamo d'ac- 
cordo; ad ogni modo poi la dichiarazione disarma la critica. 
Non ci rimane quindi se non di conchiudere, che il libro dei 
Sigg. Engel e Serrure raggiunge egregiamente lo scopo che 
si è prefisso. Per mezzo di esso, un numismatico di una data 
nazionalità sarà in grado di formarsi rapidamente un' idea, 
sia pure rudimentale ma certo non erronea, della Numisma- 
tica di qualsivoglia altra nazione ; ed è chiaro di quale utilità 
ciò possa riuscire, ad esempio per lo studio delle innumere- 
voli contraffazioni monetali. 

Superfluo l'aggiungere che la veste tipografica del vo- 
lume è splendida, come ben riuscite sono le zincografie 
riproducenti numerosissimi tipi di monete, stemmi, mono- 
grammi ed altri particolari, ai quali ben a ragione gli Autori 
consacrano molta cura anche in questa loro pubblicazione, 
cui non mancherà il buon successo che merita appieno. 

S. A. 



Blanchet (Adrien). Les monnaies antiques de la Sicile. Paris, 1898. 
— (Estr. dalla Revue de l'Art ancien et moderne. — Un elegante 
opuscolo di pag. 6 in-4, con illustrazioni). 

Il brillante autore dei due graziosi manualetti: Les Mon- 
naies grecques e Les Monnaies romaines, pubblicati nella 
" Petite Bibliothèque d'Art et d'Archeologie „ del Leroux, 
ha scritto testé un breve ma succoso articolo di divulgazione 
sulle monete antiche della Sicilia, considerate dal punto di 
vista dell'arte. 

Egli ha preso in esame particolarmente la serie di Si- 



BIBLIOGRAFIA 153 



racusa, seguendone man mano l'evoluzione artistica, rilevando 
le caratteristiche principali dei diversi periodi, e le partico- 
larità di stile di quei celebri incisori; ma ben a ragione ricorda 
che anche Nasso, Selinunte, Camarina, Imera, Agrigento ci 
offrono tipi monetali d'un' originalità e bellezza insuperate; 
e conchiude richiamando l'attenzione dei cultori dell'arte su 
quella preziosa ed inesauribile fonte di studio eh' è l' intera 
Numismatica della Sicilia antica. 



S. A. 



La ManAia (Vito). / privilegi di Messina (1129-1816). Note sto- 
riche con documenti inediti. Palermo, Reber, 1897. 

Quest'opuscolo del eh. storico e giureconsulto siciliano 
contiene anche accenni che interessano la Numismatica e la 
Sfragistica. 



Catalogo del R. Museo Nazionale di Firenze (Palazzo del Potestà). 
— Roma, Tipogr. dell'Unione Cooper. Editrice, 1898. — (Un 
eleg. voi. di circa 500 pag. — Prezzo L. 3). 

Il nostro compianto Umberto Rossi, allorché, — due anni 
or sono, — un'inesorabile infermità lo trasse a immatura morte, 
lasciò incompleto il catalogo illustrativo da lui intrapreso 
della vastissima suppellettile artistica conservata nel Museo 
Nazionale di Firenze, al cui studio e riordinamento egli aveva 
consacrato otto anni di cure indefesse. Le sole parti ch'egli 
riuscì a condurre a termine del catalogo furono quelle che si 
riferiscono alla Collezione Carrand e alla raccolta dei Sigilli. 

Nel frattempo, il eh. scrittore • d' arte Sig. /. B. Supino 
ha atteso con ogni diligenza ed amore al proseguimento 
dell'opera lasciata interrotta dall'amico nostro; e ora ci pre- 
senta, in un volume di fitta composizione, il catalogo com- 
piuto, eccezion fatta pei Sigilli, che formeranno materia d'un 
volume a parte. 

Nell'affrettarci a segnalare ai lettori della Rivista questa 
recentissima pubblicazione, la quale costituisce una vera e 
preziosa Guida dell'insigne Museo, ricordiamo che esso, — 



154 BIBLIOGRAFIA 



oltre alla collezione delle monete fiorentine e a molti conii e 
punzoni di quella zecca, — contiene buon numero di medaglie 
del Rinascimento, ed è ricco sovrattutto di splendide plac- 
chette, dovute a Paolo da Ragusa, ad Andrea Briosco detto 
il Riccio, al Moderno, a Pier Jacopo Alari Bonacolsi detto 
l'Antico, al Melioli, al Caradosso, al Camello, a Gianfrancesco 
Bonzagna, Leone Leoni, Antonio Abondio, ecc. ecc. Il cata- 
logo del Museo Nazionale di Firenze è riuscito quindi un 
libro che non solo giungerà ben accetto a tutto coloro i 
quali gustano e coltivano l'arte in genere, ma che sarà 
trovato particolarmente interessante ed utile anche dai cultori 
dei nostri studi speciali. 

S. A. 



VARIETÀ 



Il ripostiglio di Fontanile (provincia di Acqui). — 
La mattina del 24 dicembre scorso, a Fontanile, in un fondo 
attiguo all'antica chiesa parrocchiale in demolizione, dal lato 
orientale della piazza comunale, furono rinvenute dai conta- 
dini Michele Rocca e Giovanni Berruti, in un terrapieno di 
rottami da costruzione, e alla profondità di m, 040 dal livello 
anteriore del terreno, centosettantasette monete d'oro, rag- 
gruppate in un sol luogo, senza vestigio alcuno dell'involucro 
in cui erano verosimilmente contenute. 

Di queste monete, se ne poterono esaminare cento- 
quarantotto, ora in deposito presso il R. Museo di Antichità 
in Torino. Sono monete moderne d'oro, quasi tutte comuni, 
talune anche di brutto conio e di cattiva conservazione, 
comprendenti il periodo dal primo quarto circa del secolo XVI 
air ultimo del XVII. Esse potrebbero avere appartenuto a 
persona vissuta nel seicento, che le avesse nascoste, o per 
salvarle o per trafugarle, in quei torbidi delle guerre di 
successione nel Piemonte, e specialmente nel Monferrato. 
Rappresentavano per allora un discreto peculio, in quantochè, 
pesando complessivamente otto ettogrammi, corrispondono 
tuttora ad un valore intrinseco d'oro di non meno di due- 
milaseicento lire. 

Le centoquarantotto monete esaminate si possono di- 
stribuire per tipi come segue: trentaquattro da due doppie, 
doppie o mezze doppie della Repubblica di Genova (1546- 
1627), del periodo dei dogi biennali, piia una senza data, 
che deve appartenere al periodo susseguente alla riforma 
del Doria (1528-1541); s>€\ zecchini ^\ Venezia (1559-1618), coi 
nomi dei dogi Gerolamo Friuli, Nicolò da Fonte, Pasquale 
Cicognn , Marino Grimani, Nicolò Donato; diciassette tra 
doppie e mezze doppie dei granduchi di Toscana Francesco 
Maria, Cosimo II, Ferdinando II (1574-1670); una doppia pi- 



156 VARIETÀ 

stola di Carlo III di Lotaringia; un doppio scuto d'oro di 
Emanuele Filiberto del 1570, della zecca di Torino; una qua- 
drupla di Odoardo Farnese V, duca di Parma (1626), di bel 
conio e di ottima conservazione, con la lupa nel rovescio e 
la leggenda PLACENTIA FLORET; una mezza doppia di Gio- 
vanna e Carlo di Sicilia (1516-1519), ottantasette tra doppie 
e ducati milanesi e spagnuoli di Filippo II {1555-1598). 

Fra le altre ventotto monete d' oro, che sono in pos- 
sesso del Parroco di Fontanile e non poterono essere esami- 
nate, v'era, secondo quel che fu riferito, oltre alcuni dei tipi 
già citati, un Innocenzo IX (1591). 

Hipostiglio Monzese, — Il 14 Dicembre 1897, scavan- 
dosi una fogna, a qualche metro di distanza da una vecchia 
casa, sita circa 100 metri fuori della Porta de' Gradi all'est di 
Monza, ad un metro di profondità sotto il piano del cortile, gli 
operai rinvennero un mattone delle dimensioni di cent. 15 X io 
X 7, nel quale prima della sua cottura era stata praticata 
un' incavatura grossolanamente parallelepipeda, delle dimen- 
sioni 8X6X4» che era chiusa per la sovrapposizione d'un 
pezzo di pietra. Smosso e rotto il mattone col piccone, si 
rinvennero nell'incavo circa trecento monete d'argento ossi- 
date. Di esse io ho potuto osservare le seguenti 168, Sono 
tutti denari del peso di circa un grammo e mezzo l'uno, ben 
conservati, anzi a fior di conio, il che fa supporre che sieno 
stati sepolti nuovissimi. 

BERGAMO. Fredericvs Imprt. Busto laureato. 

Pga-mvm. La solita Chiesa di Bergamo (i) . ESBiplaU 62 
COMO. Fredericvs Impert. Busto coronato con scettro e 

fiore. 
CiviTAS CvMANA. Aquila imperiale colle ali aperte „ 7 
„ Fredericvs Impert. Busto coronato con scettro e 

fiore. 
CvMANvs. Aquila imp. [Molte varietà) . . . „ 26 
CREMONA.^ Impator. E nel campo: f tra due punti. 

Cremona. Croce che intersica l' epigrafe ; fra le 

braccia due punti ,,10 



(i) Sono tutte di 8 varietà, simili alle registrate dal Ciani {Riv. it. 
di. Num. X, 495). 



VARIETÀ 



J57 



MESSINA. 
MILANO. 

MODENA. 

PARMA. 
PAVIA. 

REGGIO. 



^ Fridericvs N. Testina coronata. 

RoM. N. Pv. AvG. Croce, e trifogli 

Imperator. E nel campo in un circolo di per- 

HE 

line : Rie. 

N 

Mediolanv. Croce, fra le cui braccia da i a 4 cunei „ 
Imperator. E nel campo in un circolo di per- 
line : F- D -e- 
De Mvtina. e nel campo : m „ 

r\ 

Fredric. e nel campo: ip. 

^ Parma. Castello o porta della città . . . „ 

FÉ 

^ Avgvstvs Ce. E nel campo: ri. 

N 
PA 

Imperator. E nel campo : p a . . . . „ 

I 

Episcopvs. E nel campo : n. 

De regio. Giglio fiorito „ 



28 



15 



Di queste monete quelle per Milano sono di Enrico HI, 
IV o V (1039- II 25); quelle per Reggio, di Nicolò Maltra versi 
(1233) (2) ; le altre sono tutte di Federico II, il quale morì 
nel 1250. 

E a qual tempo può risalire questo ripostiglio? Rian- 
dando la storia di Monza trovo, che nell'anno 1259 il terribile 
Ezzelino da Romano si spinse fino a Monza; il pericolo del- 
l'invasione era precisamente da questa Porta, e fu respinto (3); 
sembrami però non improbabile che in tal frangente qualcuno 
abbia sepolto questo piccolo tesoro, che solo oggi ritorna alla 
luce ed all'investigazione degli studiosi. 

D. Achille Varisco. 



(2) Esse sono del tipo N. i descritto dal Malaguzzi nella Rivista 
(VII, 455), e da lui, nella nota, attribuite alla prima coniazione delle 
monete di Reggio nel 1233. 

(3) Ecco come tra gli altri il Rolandino nella sua Cronaca sotto 
il Settembre 1259 (ed Ezzelino secondo gli Annali Veronesi morì il 27 
dello stesso mese) registra questo fatto: " Burgum Modiciam attentavi! 
" intrare.... Sed Eccelinum intrare Modiciam Modiciani viriliter prohi- 
" bentes continuo fuerunt ad arma, et terram suam adeo laudabiliter 
defensarunt, quod hostis cum gente sua hostilica cessit procul. (Pertz, 
Monum. Germ. Hist., XIX, 139). 



158 VARIETÀ 



Il riposUylio di Tiriolo (prov. di Catanzaro). — Nello 
scorso aprile si rinvenne a Tiriolo, un ripostiglio di monete 
dei Brezzii, che io acquistai in due lotti. Il primo era costi- 
tuito di 120 monete, il secondo di 61 1 ; in tutto 731 monete. 
Lo stato di conservazione era generalmente buono; poche 
erano usate, le più eran fresche o poco usate. 

Il ripostiglio constava di dramme e di trioboli con la 
leggenda BPETTIflN e di dramme e trioboli usciti dalla zecca 
di Palermo, anepigrafi, dai tipi di Proserpina sul diritto e 
del cavallo sul rovescio (vedasi Head, Historia Numorum, 
p. 77 e 142). Tutto il ripostiglio comprende solo le seguenti 
varietà: 

Arg. a) Testa della Nike alata ^ BPETTiriN Figura (Pane?) 
maschile nuda coronantesi. Dramma. 

Arg. b) Testa di Teti, velata, con lo scettro ^ BPETTIflN 
Posidone stante, poggiante il piede sul capitello d' una 
colonna e tenente lo scettro. Dramma. 

Arg. e) Testa di Apollo laureata a d. i^ BPETTiriN Diana 
cacciatrice con torcia e cane. Triobolo. 

Arg. d) Testa di Pallade ^ BPETTiriN Aquila. Triobolo. 

Arg. e) Testa di Proserpina P Cavallo (spesso dietro albero 
di palma) Dramma. 

Arg. f) Testa di Proserpina p Cavallo (talvolta dietro, al- 
bero di palma) Triobolo. 

Questo ripostiglio, se da un lato è interessante per il 
numero di esemplari, dall' altro non offre che pochissime 
varietà di tipi. Come si vede, ne offre due per le dramme 
dei Brezzii, due per quelle della zecca di Palermo. 

Lo stesso è a dire per i trioboli dell'una e dell'altra serie. 

Il peso delle dramme con la leggenda BPETTIflN varia 
tra un massimo di gr. 4,90 ad un minimo di gr. 4,30; in 
media si mantiene tra 4,60 e 4,70. 

Questa poca o nessuna varietà di tipi è compensata da 
una grande varietà di simboli che accompagnano i tipi del 
diritto e del rovescio. Sul diritto delle dramme aventi la 
testa di Teti (o di Giunone, come si vuole da alcuni) si 
trovano i seguenti simboli: insetto, fulmine, fiaccola, crescente. 



VARIETÀ 159 

galea, arco di freccia, ramo di palma, delfino, ecc. Gli stessi 
si ripetono in maggiore abbondanza sulle dramme aventi 
al diritto il busto della Nike. Sono piuttosto rari i simboli 
dell'orecchio, del bucranio, del trofeo d'armi, dell'ancora, della 
civetta — e principalmente dell'aquila che posa sul caduceo. 

Cesare Canessa. 

Dono Principesco. — S. A. R. il Principe di Napoli 
offerse graziosamente alla nostra Società una interessantis- 
sima collezione di monete Siamesi, avuta in dono dal Re 
stesso del Siam. In tempo per ora solamente a dare questo 
semplice annuncio, ci riserviamo di ritornare sull'argomento 
e dare maggiori particolari in seguito. 

La Direzione. 



ATTI 



DELLA 

SOCIETÀ NUMISMATICA ITALIANA 



Seduta del Consiglio ii Febbraio 1898. 
(Estratto dai Verbali). 

Per riguardo al Dott. Solone Ambrosoli, in convalescenza 
di lunga malattia, l'adunanza, invece che alla Sede Sociale, 
viene tenuta nel palazzo di Brera, presso il R. Gabinetto 
Numismatico. La seduta è aperta alle ore 13 V2. 

I. Vengono proposti ed eletti come Soci effettivi: 
Sig. Aldo Jesurum di Venezia. 

Nob. Gian Luigi dei Marchesi Cornaggia di Milano. 
Nob. Cav. Alberto Pisani Dossi, inviato straordinario e 
ministro plenipotenziario d'Italia, Milano. 

IL Vengono proposti ed eletti come Soci corrispondenti 
i Signori: 

Cav. Prof. Costantino Luppi, Napoli. 

Cav. Pietro Stettiner di Roma. 

Marchesa Marianna Paulucci Panciatichi di Firenze. 

Signora Gallimberti di Beyruth (Siria). 

Sig. L. Forrer di Chislehurst. 

Sac. Prof. Tommaso Allara di Torino. 

III. Il vice presidente Francesco Gnecchi, in seguito alle 
discussioni verbali tenutesi in anteriori adunanze del consi- 
glio e agli articoli ultimamente apparsi nella Rivista, sull'ar- 
gomento della divisione fra la Numismatica e la Medaglistica, 
propone che, iniziandosi ora il secondo decennio di questa, 
al titolo Rivista Italiana di Numismatica venga fatta l' ag- 
giunta : e di Medaglistica, onde si possano d' ora innanzi 



102 ATTI DELLA SOCIETÀ NUMISMATICA ITALIANA 

pubblicare regolarmente quegli articoli che finora non vi 
entrarono che abusivamente. Nasce su questo argomento 
una lunga e interessante discussione, in fine della quale 
viene unanimemente adottata una nuova proposta del Dott. 
Ambrosoli, che cioè l'aggiunta al titolo sia più comprensiva 
e che il nuovo titolo abbia ad essere Rivista italiana di 
Numismatica e Scienze affini. Potranno così essere compresi 
legittimamente nella Rivista gli articoli di Medaglistica, di 
Sfragistica, d' Economia, e di qualunque altra scienza avente 
attinenza colla Numismatica, senza esservi strettamente com- 
presa. 

IV. Il segretario dà lettura dei seguenti doni pervenuti 
alla Società : 

Dessi Vincenzo di Sassari. 
N. 20 Monete d' argento e 13 di rame riiedioevali ; 13 monete di 
bronzo romane e 5 di bronzo greche. 

Gnocchi Cav. Uff. Francesco. 
O Archeologo Portuguès. Colec9ao illustrada de materias e noticias 

pubblicada pelo Museu ethnographico portuguès. Annate 1896- 

1897. 
Proceedings of the American Numismatic and Archeological Society 

of New- York City. Annate 1896- 1897. 

Luppi Cav. Prof. Costantino. 

Pedrusi Paolo. I Cesari in oro, argento, ecc. Parma, 1694.- 1727. 
Dieci volumi in-fol. con numerose tavole. 

La Seduta è levata alle ore 15. 



Finito di stampare il 15 marzo 1898. 
Scotti Reno, Gerente responsabile. 



FASCICOLO IL 



APPUNTI 

DI 

NUMISMATICA ROMANA 



XLVII. 
SCAVI DI ROMA nel 1897. 

Un beiraureo, un bellissimo bronzo coloniale e 
due medaglioni di bronzo, uno infelice di conserva- 
zione, l'altro infelicissimo, ecco quanto mi pervenne 
di inedito da Roma nel corso del 1897; ne conosco 
altre novità colà ritrovate durante lo scorso anno, 
eccettuati tre o quattro aurei del secondo secolo che 
offrivano qualche piccola variante; ma che non mi 
fu dato d'acquistare. 

AUREO D'AUGUSTO. 

Dopo Cohen, N. 373. 
^ — CAESAR AVGVSTVS. Testa a destra coronata di 

quercia. 
^ ~ ?' PETRON • TVRPILIÀN III VIR. Lira. (Tav. Ili, N. i). 
Gr. 8. 

L'esemplare noto di quest'aureo di Augusto e Petronio 
Turpiliano ha sempre la leggenda del rovescio: TVRPILIANVS 
MI VIR. Aggiungerò poi come in quest'aureo, sia nel tipo ge- 
neralmente conosciuto, sia nella variante ora descritta, la testa 
d'Augusto porti sempre la corona civica e non quella d'alloro, 
particolare che non fu avvertito né da Cohen, né da Babelon 
e neppure dal microscopio indagatore dell'amico Bahrfeldt! 



l66 FRANCESCO GNECCHI 



BRONZO COLONIALE D'AUGUSTO. 

'^ — IMP AVGVST • TR • POT. Testa laureata d'Augusto a 

destra. 
5^ — AVG-VST • in una corona d'alloro. (Tav. Ili, N. 2). 

Peso gr. 15,500. 

Il bronzo mi sembra nuovo — io almeno non ne trovo 
una descrizione — ma è difficile attribuirlo con sicurezza a 
una città o colonia determinata, non portando alcuna indica- 
zione speciale, né alcuna nota caratteristica che lo indichi 
prodotto in una data officina. Come tipo di fabbrica presenta 
una certa somiglianza coi medaglioni romani coniati nell'Asia 
Minore, e con molta probabilità si può ritenere che in quei 
paesi abbia avuto la sua origine. 

SESTERZIO DI VESPASIANO. 

Dopo Cohen, N. 316. 

'^ - IMP CAESAR VESPASIAN AVO P M TR POT P P 

COS III. Testa laureata a destra. 
9 — LIBERTAS PVBLICA S C. La Libertà a sinistra col 

berretto e lo scettro. (Tav. Ili, N. 3). 

Dalla descrizione non risulta che una lieve differenza di 
leggenda nel dritto di questo sesterzio ; ma la differenza più 
notevole sta nella disposizione della leggenda stessa, la quale, 
pur essendo una delle più lunghe che circondino la testa di 
Vespasiano, è contenuta in un cerchio assai più piccolo del 
solito, e le lettere sono di conseguenza assai più minute che 
in qualunque altro sesterzio. Si osservi difatti alla tavola e, 
confrontando il dritto del bronzo descritto con un altro 
qualunque di Vespasiano, di cui ho appunto messo a riscontro 
un esemplare (N. 3 a), si vedrà come tutto all' ingiro della 
leggenda esista un contorno libero, tanto che sulle prime si 
direbbe che la moneta sia stata prodotta da due conii ibridi, 
uno di gran bronzo pel rovescio e uno da medio bronzo pel 
dritto. Il rilievo della testa però è precisamente quello 
massimo dei sesterzi, ed anche il peso della moneta vi 
corrisponde esattamente, essendo di 27 grammi. 



SCAVI DI ROMA NEL 1897 167 



MEDAGLIONE DI BRONZO O DOPPIO SESTERZIO 
DI FILIPPO FIGLIO. 

Dopo Cohen, N. 51. 
^' - IMP CAES M IVL PHILIPPVS AVG-. Busto laureato a 

destra col paludamento e la corazza. 
^ — PONTIFEX MAX TR P V (all' ingiro) COS MI P P 

(all'esergo). I due Filippi in quadriga trionfale a sinistra 

(anno 248 d. C). (Tav. IV, N. 4). 

Diam. mill. 41, peso gr. 50,500. 

Questo bel medaglione di Filippo Figlio ci offre un 
rovescio affatto inedito, riferentesi certamente alle feste pel 
millenario di Roma, come lo indica la data del medaglione 
stesso. Il peso è esuberante pel doppio sesterzio, mentre 
sarebbe ancora piìi scarso per un sesterzio triplo, come 
quello del padre Filippo che descrissi lo scorso anno (i) e 
il cui peso era di gr. 69. E però da considerarsi che il 
medaglione è a due metalli e quindi un maggior peso deve 
compensare il minor valore della parte in rame, onde rag- 
giungere il valore di due sesterzi. 

Peccato che all'interesse del medaglione non corrisponda 
la conservazione, la quale, discreta al rovescio, è invece 
deplorevole al dritto. 

MEDAGLIONE DI BRONZO O DOPPIO SESTERZIO 
DI TREBONIANO GALLO. 

Dopo Cohen, N. 81. 

B' - IMP CAES C VIB TREBONIANVS GALLVS AV&. Busto 

laureato e corazzato a destra. 
P — VOTA AVGG-. Treboniano Gallo e Volusiano davanti 
a un tempio a quattro colonne sacrificanti su di un'ara 
che sta fra di loro. Ciascuno degli imperatori è coronato 
da una Vittoria che gli sta di dietro. Al secondo piano 
due altre figure. 
Diam. mill. 37, peso gr. 47. 



(i) Appunti di Num. Rem., N. XL. Scavi di Roma negli anni 1895-96. 
Vedi Riv. Ital. di Num. 1896. 



l68 FRANCESCO GNECCHI 



11 medaglione è a due metalli. Nuovo per la leggenda 
del rovescio, esso assomiglia per la rappresentazione a quello 
descritto da Cohen al suo N. 78 colla leggenda FORTVNAE 
REDVCI. Sventuratamente la conservazione ne è tanto infelice 
e ai guasti del tempo si sono così accanitamente aggiunti 
quelli d'una mano selvaggia per terminare di sciuparlo, che 
non oso neppure darne la riproduzione. 

Nel medaglione furono praticati quattro fori posti quasi 
a quadrato poco distanti dall' orlo e un quinto solco vi è 
praticato obliquamente nel centro; quest'ultimo non trapassa 
il bronzo come i primi quattro, ma arriva solo a poco piìi 
di metà dello spessore. Posseggo un sesterzio di Nerone 
malmenato nelF identica maniera, e tale coincidenza mi fa 
supporre che quei fori vi siano stati praticati per uno scopo 
determinato, probabilmente onde ridurre il pezzo a servire 
per un giuoco speciale. 



XLVIII. 

UNA NUOVA RESTITUZIONE DI TRAJANO IN ORO 
(Tav. Ili, N. 5). 

È dalla Spagna, donde anni sono m'era venuta 
la restituzione inedita dell'auree '^i Claudio descritta 
in questa Rivista fino dal 1888 (0, che mi viene anche 
la seguente: 

B' - IMP CAES TRAIAN • AVO • GER • DAC • P • P • REST • 

Trofeo, appiedi del quale un prigioniero inginocchiato, 
volto a sinistra. 
^ - IMP CAESAR- VESPASIANVS AVG • Testa laureata di 
Vespasiano a destra. 

Non è un nuovo tipo; ma solo una variante o, dirò più 
precisamente, una nuova disposizione di conii da aggiungere 
alla piccola serie degli aurei restituiti di Vespasiano. Il dritto 
è conosciuto in un esemplare appartenente al Gabinetto di 
Parigi; ma vi corrisponde una testa di Vespasiano colla leg- 
genda IMP CAESAR VESPASIANVS AVG COS VINI (Coh. 507). 
La testa del nuovo esemplare è pure conosciuta su di un 
aureo del medagliere fiorentino (descritto nella 2-'' Ed. del 
Cohen al N. 649); ma il dritto che vi corrisponde ha il pri- 
gioniero volto a destra. 

Il nuovo esemplare è di perfetta conservazione. 



(i) Appunti di Numismatica Romana I. Monete imperiali inedite 
nella Collezione F. Gnecchi di Milano, N. i Tav. IV, N. i. 



XLIX. 

UN SUPERBO SESTERZIO DI PLOTINA 

TROVATO IN Sardegna. 

È unicamente sotto l'aspetto della sua straordi- 
naria bellezza che offro nella Tavola III (N. 6) un 
esemplare del noto sesterzio di Plotina. Neppure fra 
i sesterzii comuni di Trajano o d'Adriano io non ne 
vidi mai uno che tanto si avvicini al così detto fior 
di conio ^ espressione di cui facilmente si abusa; ma 
che dovrebbe essere usata colla massima parsimonia 
pei bronzi di quest'epoca. Oltre alla conservazione 
irreprensibile, si aggiunga la purezza dello stile, la 
perfezione della modellatura, il conio riuscito com- 
pleto d'ambe le parti e bene accentrato e si troverà 
in ciò la ragione di averlo presentato agli amatori 
come un modello di moneta perfetta. 

Venne trovato in Sardegna una ventina d'anni 
sono e precisamente ad Olbia, presso a uno stagno, 
in una località da poco prosciugata e nella quale si 
rinvennero alcune altre monete contemporanee in 
mezzo ad una enorme quantità di calcinacci, pietrame 
e d'altri avanzi d'antichi fabbricati. La lunga perma- 
nenza neirumido suolo conservò alla moneta il suo 
stato primitivo. Essa è completamente spattinata a 
guisa di quelle che escono dal Tevere e che i romani 
chiamano monete di fiume, e si presenta colla tinta 
naturale giallo-oro delT oricalco e coir impressione 
del conio nitida e fresca quale usciva or sono pres- 
soché diciotto secoh dalla zecca di Roma. 

Non è quindi improbabile che la mia collezione 
possegga nel sesterzio d'Olbia, il piij bell'esemplare 
attualmente conosciuto di questa rarissima moneta. 

Francesco Gnecchi. 



QUELQUES VARIÉTÉS INÉDITES 

DE 

GRANDS BRONZES ROMAINS 



Dans une collection anglaise, que j'ai eu l'occasion 
d'examiner, se trouvent plusieurs variétés inédites et 
intéressantes de grands bronzes romains qui méritent 
d'ètre signalées. En voici la description: 

VESPASIEN. 

1. -^ ^^ - IMP • CÀES • VESPASIÀN • ÀVG • P • M • TR • P • P • 

P'COS-III- Sa tète lauree à droite. 
P - PAX AVGVSTI S • C • La Paix debout à gauche tient 
une branche d'olivier et une come d'abondance (823; de 
J. C, 70). Var. de Cohen 327. 

Cohen mentionne neuf légendes diiférentes du droit de ce grand 
bronze, parmi lesquelles la combinaison de caes, vespasian ne figure pas. 

D O M I T I E N. 

2. - B' - IMP • CAES • DOMIT • AV& -.(yERM • COS • XIII I • 

CENS • PER • P • P • Sa téte lauree à droite. 
5^ — S • C • Domitien à cheval, au galop à droite, tient 
un bouclier germain et frappe de sa baste un ennemi 
terrassé (841 ou 842; de J. C, 88 ou 89). Var. de 
Cohen 487. 

Ce type n'est pas indiqué dans Cohen sous le XIIII* consulat de 
Domitien. 

93 



172 L. FORRER 



ADRIEN. 



3. - ^^ - IMP-CAESDIVI TRA PARTHF- DIVI NERNEP- 

TRAIANO HADRIANO AVG. Son buste laure à droite. 
P — CONCORDIA (àl'exergue) PONT MAX- TRPOTCOS • 
DES • Il • (à l'entour) S • C • La Concorde assise à gauche 
tient une patere de la main droite et appuie le coude 
gauche sur une come d'abondance (871; de J. C, 118). 

Cette legende de revers n'est pas donnée avec ce type dans Cohen 
mais parait seulement sur un moyen bronze au revers d'Adrien et 
Aelius debout, se donnant le main. Vide, Cohen, N. 263. Cette médaille 
est de tonte beante et a fait partie autrefois de la célèbre collection 
Montagu. 

4. - ^^ - IMP . CAESAR TRAIANVS HADRIANVS AVG. Son 

buste laure à droite. 
^ — PONT • MAX • TR • POT • COS III • S • C • Jupiter assis 
à gauche tient une victoire et un sceptre (873; de J. C, 
120). Var. de Cohen 1185. 

Ce grand bronze difFère dans la legende du droit qui a le mot 
TRAIANVS compiei, au lieu de traian. 

FAUSTINE MÈRE. 

5- - ^' — DIVA FAVSTINA. Son buste à droite. 

P — AETERNITAS S-C- L'Eternité voilée debout à gauche, 
levant la main droite et tenant un sceptre. Var. de 
Cohen 28. 

Cette pièce est frappée sur un flan très épais et a l'apparence 
d'un médaillon. 



LUCIUS VÉRUS. 

6. - ^' - L • VERVS AVG • ARM • PARTH • MAX • Sa téte 

lauree à droite. 

1^ — TR • POT • VI • IMP • llll • COS • Il • S • C • La Victoire à 

demi-nue, debout, à peu-près de face, regardant à droite, 

-tient une palme et pose sur un tronc de palmier un 



QUELQUES VARIÉTES INÉDITES DE GRANDS BRONZES ROMAINS I73 

bouclier portant l'inscription VIC • PAR • (919; de J. C, 
166). Var. de Cohen 206. 
Cohen ne connaissait pas ce bronze à la legende du droit terminée 
par MAX. 

C O M M O D E. 

T. - ;& - L • AVREL • COMMODO • CÀES • ÀVG • FIL -GERIVI • 

SARM. Son buste jeune, laure et drapé à droite. 

^ - PRINC' IVVENT-S-C- Commode, debout à gauche, 

tient un rameau et un sceptre; derrière lui, un trophée 

place sur un bouclier, un parazonium et un are {928; 

de J. C, 175). Var. de Cohen 612. 

La legende du droit est inèdite, accompagnée de ce revers, sur un 

grand bronze; elle diffère de Cohen 612 par l'addition de sarm à la fin. 

&. — ;&- IMP • L • AVREL • COMMODVS AVG- GERM • SARM • 

Sa téte jeune, lauree, à droite. 
9/ - DE GERMANIS (à l'exergue) TR • P • M • COS • P • P (à 
l'entour) S • C • Monceau d'armes (930 ; de J. C, 177). 
Var. de Cohen 79. 

L'exemplaire décrit dans Cohen porte le buste jeune, laure, drapé 
et cuirassé à droite. 

CRISPINE. 

g. - iSf — CRISPINA AVGVSTA. Son buste à droite. 

^ — CONCORDIA S • C • La Concorde, assise à droite, 
tient une patere et une doublé come d'abondance. Var. 
de Cohen 6. 

Sur cette pièce, la Concorde est assise à droite, tandis que sur celle 
décrite par Cohen, elle l'est à gauche. 

ALEXANDRE SEVÈRE. 

IO. - ^^ - IMP • CAES • M • AVR • SEV • ALEXANDER AVG. 

Son buste laure et drapé à droite. 
li — PAX AVGVSTI S • C • La Paix courant à gauche tient 
une branche d'olivier et un sceptre. Var. de Cohen 189. 
Le legende du revers est inèdite. 

L. FoRRER. 



REALE MINUTO INEDITO 

DELLA Zecca di Alghero 



Nel dicembre dello scorso anno acquistai da 
un contadino, diverse monete trovate in un suo predio 
ad Uri, (villaggio a 20 Km. d'Alghero). Nel momento 
non feci caso delle monete acquistate, ma in seguito 
esaminatele con attenzione, gradita fu la mia sorpresa 
nel trovare fra esse un reale minuto di Alfonso V 
d'Aragona, coniato ad Alghero. Eccone la descrizione: 





Mistura, peso gr. 0,830 — titolo ord. 0,125. 

^ — LFONSVS Scudo d'Aragona dentro cerchio di 

perline. 
9* - + IN VILA.... LGERI Croce patente. 

Mi venne subito in mente il diploma del 15 
maggio 1443 col quale Alfonso V re d'Aragona, 
concede al Maestro della Zecca di Cagliari Silvestro 
Colomer il privilegio di coniare monete in Castro 
Callari, in civitate Saceris, in villa Algherij, in civitate 
BosCy et aliis civitatihus, villis, castris et locis Dentami 
nostri Regni; diploma citato dal Toxiri C^), e dai 



(i) Toxmi Agostino, Miniere, zecche e monete della Sardegna, con 
quadri e litografie. Ancona, 1884; in-8, f>ag. 14. 



176 



VINCENZO DESSÌ 



fratelli Francesco ed Ercole Gnecchi (2), e che lo 
Spano riportò interamente illustrando due monete 
della zecca di Bosa (3). 

Persuaso di far cosa utile a quanti si occupano 
di numismatica medioevale sarda, pubblico, oltre il 
suaccennato diploma, altri tre documenti inediti, im- 
portanti perchè trattano dei privilegi accordati e delle 
ordinazioni date da Alfonso V al maestro della zecca 
Silvestro Colomer, per la coniazione di monete nel 
regno di Sardegna. 

Anzitutto in un atto che ha la data del 12 ot- 
tobre 1435 (documento n. i), si legge il giuramento 
prestato dagh Ispettori della fabbrica delle monete 
in Alghero, per cui parrebbe che la zecca di Alghero 
funzionasse prima che venisse emanato il diploma 
15 maggio 1443, ciò che non è, come si deprende 
dal contenuto dello stesso diploma. 

Nella carta del 27 gennaio 1442 (documento 
n. 2), il Re Don Afonso prescrive che i reali da tre 
soldi, prima ordinati al taglio di settanta il marco, 
e alla legge di undici denari (4), siano d'ora innanzi 
al taglio di settantaquattro il marco (5) e alla legge 
di IO denari, valendo ciascun reale tre soldi à'alfon- 
sitii minuti. Di più concede al maestro della zecca 



(2) Francesco ed Ercole Gnecchi, Saggio di bibliografia numisma- 
tica delle zecche Italiane medioevali e moderne. Milano, 1889; in-4, 
pag. 420. 

(3) Spano Giovanni, Sopra due monete sarde della zecca di Bosa. 
Periodico di Numismatica e sfragistica. Anno V, pag. 8. 

(4) Baudi dì Vesme, Historiae patriae monumenta, tomus XVII, 
Codex diplomaticus Lcclesiensis, pag. 544, Sec. XIV; 19 Febbrajo 1419; 
R. Archivio di Cagliari, Voi. e. i, fol. 2. — .... Lo senyor Rey, per 
utilitat moli evident de la cosa publica del Regne de Serdenya e de son 
Real patrimoni; ordena, provehex e mona, qùe en lo dit Regne e Iliade 
Serdenya se bata moneda de argent, apellada alfonsini de argent, de ley 
de onze diners, e de talla de setanta pe^es en lo march de Barchinona.... 

(5) 11 marco usato nel Regno di Sardegna e principato di Cata- 
logna era il marco di Barcellona, che pesava grammi 230. 



REALE MINUTO INEDITO DELLA ZECCA DI ALGHERO 177 

il privilegio della coniazione di monete dette minute 
al taglio di 45 soldi di pasta e al titolo già stabilito 
con la precedente ordinazione (0,125). Stabilisce 
inoltre che 18 di queste monete valgono un reale 
grosso e ne concede la coniazione fino alla concor- 
renza di 25 mila marchi in un quinquennio. 

Poiché il taglio del marco venne ordinato di 
74 monete d'argento al titolo di io denari, un reale 
grosso veniva del peso di gr. 3,108 di cui gr. 2,589 
di fino e gr. 0,519 di lega ; ed equivalendo il valore 
del reale grosso a soldi tre, il marco risulterà di 
soldi 222 o denari 2664. Dividendo 222 per 20 (soldi 
di cui si compone la lira) si ottiene il numero delle 
Hre che corrispondevano al marco e cioè 11 lire e 
2 soldi. 

Per i reali minuti essendo l'ordinazione del ta- 
glio in 45 soldi di pasta per marco, ed il titolo di 
0,125, un soldo di reali minuti conterrà gr. 5,111, di 
cui gr. 0,6388 d'argento fino e gr. 4,4723 di lega, il 
denaro, dodicesima parte del soldo, sarà di gr. 0,4259 
di cui gr. 0,0532 d'argento fino e gr. 0,3727 di lega. 

Come ho già detto, in questa ordinazione viene 
stabilito, che 18 monete minute equivalgano ad un 
reale grosso; la diciottesima parte del reale grosso 
in reali minuti equivalendo un reale minuto, questo 
corrisponderà a gr. 15,333 (tre volte il soldo di reali 
minuti) diviso 18, e cioè a gr. 0,8518 che è il doppio 
di gr. 0,4259 peso del denaro. E infatti, essendo un 
reale grosso dello stesso valore di soldi 3 o di 36 
denari, il reale minuto, diciottesima parte del reale 
grosso, corrisponderà a 2 denari, quindi gr. 0,4259 X 2 
== 0,8518 peso del reale minuto di nuova ordina- 
nazione, che al titolo di 0,125 conterrà gr. 0,1066 
di argento fino e gr. 0,7452 di lega. 

La carta del 13 maggio 1443 (v. documento 
n. 3), ci fa conoscere che in seguito al privilegio 



1^8 VINCENZO DESSI 



27 gennaio 1442, il maestro della zecca del regno 
di Sardegna, Silvestro Colomer, col permesso degli 
ufficiali del detto regno, e dei consiglieri della città 
e castello di Cagliari, principiò subito la coniazione 
dei reali grossi e minuti nella qualità e quantità spe- 
cificata nel detto privilegio, e continuò fino al maggio 
del 1443, nella qual epoca i consiglieri della città 
di Cagliari, indossate le insegne, nonostante l'op- 
posizione di piccol numero di consiglieri, stabiliscono 
di impedire la battitura delle nuove monete. Ma in 
seguito alle lagnanze fatte dal Colomer al Re Al- 
fonso, questi conferma prima, con la carta del 13 
maggio 1443, il privilegio già concesso, e proibisce 
a chichessia di arrecare impedimento alla coniazione 
dei nuovi reali; e dopo due giorni (15 maggio 1443) 
emana una ordinazione (documento n. 4), con la 
quale, accennando alla concessione della coniatura 
di monete nel Regne e Jlla de Serdenya in data 19 
febbraio 1419 (6) e confermando il privilegio del 27 
gennaio 1442, consente al maestro Colomer di co- 
niare o far coniare monete non solo nel castello di 
Cagliari, ma anche nella città di Sassari, nella villa 
di Alghero, nella città di Bosa, e nelle altre città, 
ville e castelli del Regno; facendo considerare non 
esser causa d'impedimento la consuetudine che prima 
si aveva di batter monete esclusivamente nel castello 
di Cagliari. Di più ordina, a scopo di generale uti- 
lità, che le anzidette monete, battute nel regno di 
Sardegna, vengano ammesse e ricevute nelle città 
di Cagliari, Sassari, Bosa, nella villa d'Alghero, nelle 



(6) I. PiLLiTo, Istruzioni date dal Re Pietro IV d'Aragona al rifor- 
matore dell'isola di Sardegna Don Raimondo De-Boyl. Cagliari, 1863, 
pag. 79. 

Baudi di Vesme, Op. e doc. citato. 

G, PiLLiTo, Dizionario del linguaggio archivistico in Sardegna. Ca- 
gliari, 1886; pag. 46, 47. 



REALE MINUTO INEDITO DELLA ZECCA DI ALGHERO I79 



altre terre demaniali, ed anche in tutte le terre dei 
baroni e feudatari, sì ecclesiastici che secolari, della 
casa d'Aragona, poiché veridicamente informato es- 
sere la nuova moneta di grande utilità, ed aver ar- 
recato molto giovamento allo stato di povertà in 
cui versava il regno di Sardegna. 

Dai citati documenti rileviamo che, nonostante 
l'atto del 12 ottobre 1435, la zecca di Alghero non 
funzionò che dopo il privilegio del 15 maggio 1443, 
poiché in questo leggiamo della consuetudine prò pre- 
terito observata de cudendo dictam monetam in civitate 
et Castro Gallar j ; e che la nostra moneta venne co- 
niata ad Alghero in seguito al privilegio concesso 
al maestro Colomer, poiché il suo peso di gr. 0,830 
corrisponde al peso del reale minuto (gr. 0,851) da 
due denari, diciottesima parte del reale grosso, la 
cui coniazione venne stabilita con privilegio 27 gen- 
naio 1442, privilegio confermato ed ampliato con 
carte 13 e 15 maggio 1443. 

Altre monete vennero coniate ad Alghero du- 
rante il regno di Carlo V; due reali minuti col ro- 
vescio CIVITÀS ÀLG-ERl, già posseduti dal prof. Betti- 
naU di Sassari, che li donò a Monsignor C. Taggiasco, 
furono da questi compresi nella collezione di monete 
vendute a Roma nel marzo 1887 (7); e nella mia 
modesta raccolta conservo altro esemplare del peso 
di gr. 0,760 che ha nel diritto + CARLO IMPERATOR 





(sic). Scudo d'Aragona, e nel rovescio + ...AS ALGERI. 
Croce patente dentro un contorno di due linee. 



(7) Taggiasco (don Cesare). — Collezione di monete, medaglie, auto- 
grafi ed oggetti d'arte antichi e moderni del Reverendissimo Monsignor 
don Cesare Taggiasco di Roma. Parte I, Roma, 1887; in-8, pag. i, n.i e 2. 



34 



i8o 



VINCENZO DESSI 



ZECCA DI BOSA. 

Dopo il privilegio conceduto dal Re Alfonso V 
d'Aragona al maestro di zecca Silvestro Colomer 
il 15 maggio 1443, di coniare monete nel regno 
di Sardegna, probabilmente come ad Alghero così 
a Bosa vennero battuti reali minuti al taglio e titolo 
stabilito nell'ordinazione del 27 gennaio 1442, però 
nessuna moneta col nome di Alfonso apparve in luce 
finora che possa attribuirsi alla zecca di Bosa. 

L' insigne archeologo sardo Giovanni Spano 
pubblicò nel Periodico di Numismatica e sfragistica, 
anno V, fase. I, due monetine della raccolta Mocci 
di Bosa, che ritenne coniate tra il 1387 e il 1395, 
cioè durante il regno di Giovanni I, d'Aragona. 




— ^ — + IOANES : REX A fra due cerchi di perline, 

scudo dAragona. 
5^ — CI VI BO SE fra due cerchi di perline, croce patente 

accantonata da quattro globetti, le estremità della croce 

dividono la leggenda. 

Raccolta Mocci, Bosa, peso gr. 1,300. 




- ^ - + IOANES : REX : AR. Scudo triangolare dAra- 
gona dentro un cerchio di perline. 



ZECCA DI BOSA l8l 



J^ — CI VI BO SE. Croce patente accantonata da quattro 
globetti, le estremità della croce dividono la leggenda. 
Raccolta Mocci, Bosa, peso gr. 0,800 (8). 

Dai qui portati documenti si rileva che prima del 
15 maggio 1443 non vennero coniate monete in 
Sardegna, per conto dei re d'Aragona, che nel Ca- 
stello di Caghari (eccezione fatta di Villa di Chiesa 
che coniò alfonsini d'argento e alfonsini minuti nel 
primo tempo della dominazione Aragonese, cioè per 
Giacomo II, Alfonso IV e Pietro IV), quindi i due 
reali della zecca di Bosa sono da attribuirsi a Gio- 
vanni II fratello e successore di Alfonso V. 

Il documento riportato dallo Spano potrebbe so- 
lamente provare la coniazione di monete a Bosa, 
Alghero, Sassari, ecc. per conto dei Re d'Aragona, 
dopo il 1443, e non prima. 

Nell'epoca in cui regnò Giovanni I (i 387-1 395) 
la città di Bosa faceva parte del Giudicato d'Arborea, 
come risulta dall' atto solenne di pace concluso e 
firmato nel 24 gennaio 1388 tra il Re Don Giovanni 
d'Aragona e Eleonora d'Arborea, col concorso delle 
città, ville e comuni dipendenti da quest' ultima (9), 
fra le quali la città di Bosa che concorre all'atto di 
pace a mezzo del suo sindaco e procuratore Galeazzo 
Masala; e non essendo fra le città che nello stesso 
atto figurano sciolte dal giuramento di libertà, e 
restituite al re D'Aragona (^o), ne risulta che continuò 



(8) Non credo esatta l'indicazione del peso. Nel giugno dello scorso 
anno ho esaminato sei esemplari del reale minuto coniato a Bosa, pos- 
seduti dagli eredi Mocci e ne ho trovato due di discreta conservazione 
che combinano con quelli illustrati dallo Spano, il n. i pesa gr. 0,560, 
il n. 2, gr. 0,690, gli altri quattro, di cattiva conservazione pesano meno 
di gr. 0,700. — Un bellissimo esemplare, che fa parte della mia raccolta 
pesa gr. 0,510. 

(9) ToLA, Historiae patriae monumenta, Codex diplomaticus sardi- 
niae, Voi. I, pag. 817; R. Archivio di Cagliari, Voi. f. fol. 43. 

(io) ToLA, Op. cit., pag. 849, nota (1). 



l82 VINCENZO DESSÌ 



a far parte del giudicato d'Arborea. Soltanto nel 
gennaio 1410 Pietro Torrelles luogotenente generale 
del Re don Martino, fratello e successore di Gio- 
vanni I, s'impadronisce della città di Bosa, rendendola 
all'obbedienza del sovrano (^O. 

Con ciò credo aver sufficientemente provato, 
che le monete portanti, nel diritto il nome del re 
Giovanni, e nel rovescio l'iscrizione CI VI BO SE, fu- 
rono senza dubbio battute tra il 1458 e il 1479, d^" 
rante cioè il tempo e per ordinazione di Giovanni II 
d'Aragona. 

Sassari, jo gennaio 1898. 

Vincenzo Dessi. 



(11) I. PiLLiTo, Memorie tratte dal R. Archivio di Stato di Cagliari, 
pag. 26, e nota a pag. 83. 



ZECCA DI BOSA 183. 



DOCUMENTO I. 

12 OTTOBRE 1435. 

Dieta die Intus domos Tergane sine consilii ville Al- 
guerij venerabilis Thomas prats Nicolaus de abella Fran- 
ciscus mayol et Johannes roffre notarius per consilium ville 
Alguerij electi ad interveniendum monete fiende jurarunt et 
prestarunt homagium in posse dominj Jacobj de besora vi- 
ceregis se habere bene et fideliter in faciendo seu fierj fa- 
ciendo dictam monetam a {sic) honorem et seruicium dominj 
Regis et utilitatem ville Alguerij et si sciuerint fraudem 
denunciabunt. 

Testes nobilis Johannes prado de la casta miles et 
paschasius bonuche habitadores Alguerìj. 

(R. Archivio di Stato di Cagliari, Voi. bd. 9, fol. 89). 



DOCUMENTO II. 

27 GENNAIO 1442. 

Nos Alfonsus dei gratia Rex 'Aragonum Sicilie citra et 
ultra farum Valencie Hungarje Hierusalem Maioricarum Sar- 
dinie et Corsica Comes Barchinone Dux Atenarum et Neo- 
patrje ac eciam Comes Rossilionis et Ceritanje — Recolimus 
nos jam diu est nostro cum priuilegio magistrjs officia- 
libus et ceteris de officio nostre side dicti Sardinia Regni 
inter cetero concessisse monetam cudi posse videlicet quod 
denarij finj argenti ondecim prò quolibet Regali tres solidos 
minutorum Callaritane monete valituro et in quolibet argenti 
marco Septuaginta dictorum Regalium jn ligua apponj pos- 
sint prout in dicto priuilegio continetur. Nunc autem certis 
bonis respectibus digne moti quos in presenciarum ex pri- 



184 VINCENZO DESSI 



mere non curamus et alitar utilitatem diete Side que pene 
destructa est probe concernentes tenore presentis nostri pri- 
uilegi de certa nostra scientia et expresse modum cudendi 
predictum ad nostrum tamen beneplacitum vt infra mutamsu 
ac graciose concedimus eisdemque magistris et ceteris de 
officio ipsius Side presentibus et futuris licenciam et fa- 
cultatem plenariam monetam cudendi impartimur hoc modo 
quod ex nunc in antea omnj futuro tempore per eosdem in 
dieta Sicla decem denarij bone legis sine argenti fini prò 
quolibet Regali valituro: tres solidos minutorum diete Cal- 
laritane monete ex quibus Regalibus jn marcho septuaginta 
quatuor recti tamen ponderis cudi sine apponi possint, Cum 
diminucionibus tamen emolumentis salarij et lucrjs consuetis 
et jn premeneionato priuilegio ad quod nos refferimus eiusdem 
Side Magistris et ofllcialibus concessis speciffice declarans 
juribus nostris semper reservatis. Eciamque jn augmentum 
postioris [sic) gracie predictis Magistro et officialibus ipsius 
Side licenciam concedimus et faeultatem graciose plenariam 
impartimur ex quo dictum R'egnum est paupertate grauatum 
atque monete indignum quod possint de cetero atque valeant 
usque ad summam dumtaxat viginti quinque milium Mar- 
chorum jnfra quinquennium et ex post secundum formam 
predicti priuilegij jn dieta Sicla cudere seu cudi facere Re- 
galia minuta diete Callaritane monete que sumam seu va- 
lorem vnius majorjs Regalis decem oeto assendunt ac ex 
illis jn marcho quadraginta quinque solidos apponere possunt 
legem seu ligam argenti non mutando. Mandantes pro- 

pterea , etc. Datum jn "^nostris fehcibus eastris contra et 

prope Neapolim die vicesimo septimo mensis Januarij quinte 
jndieionis Anno a natiuitate domini MCCCCXXXXII. 
(R. Archivio di Stato di Cagliari, Voi. k. 5, fol. 45). 



ZECCA DI BOSA 185 



DOCUMENTO III. 

13 MAGGIO 1443. 

Nos Alfonsus dei gratia Rex Arag-onum etc. Memjnjmus 
anno superiori concessisse deliberate, et scienter ac expresse 

prjuilegium seriey sequentis (i). Propter quodquidem pri- 

uilegium statis dare prouide et suficienter, ac prout ad no- 
strum Regis Principisque officium spectat proque rei publice 
diati Regni utilitate debetur cauisse existimamus et fieri pro- 
uidimus ac cudi monetam modo et forma predeclaratis quia 
tum ut nobis retulit et querulose exposuit fidelis noster Sii- 
uester colorii side dicti regni sardinie magister licet post 
nostrum preinsertum priuilegium ad possessionem cudendi 
monetam in Sicla ipsa juxta priuilegij eiusdem continenciam 
de voluntate et consensu seu permissu officialium tam maio- 
rum quam minorum ad quos spectaret dicti Regni, ac si- 
gnanter consiliariorum Ciuitatis et Castri Callarj admissus 
extiterit et monetam juxta tributam sibi potestatem ac licen- 
ciam cudere inceperit et continuauerit vsque nunc, tamen 
reuoccato aliquantulum proposito consiliarij anni presentis 
diete Ciuitatis assumptis coloribus non nullis parum sisten- 
tibus tentant, et intendunt tentare, impedire et perturbare 
dictum magistrum Side super moneta predeclarata cudenda, 
que ras contra nostrum optimum priuilegium preinsertum de 
directo est. Nam in eodem preinserto priuilegio ita lucide 
scriptum de moneta cudenda est et ad quam liguam vt nulla 
tergiuersacione jmpedirj possit estque premissum expresse 
quod infra quinquennium possit et valeat dictus magister 
vsque ad' sumam dum taxat viginti quinque milium Mar- 
chorum de moneta predicta cudere, prout extensius et pie. 

nius declaratur in priuilegio preinserto: verun , etc. Datum 

jn Castro capuane Neapoljs die quinto decimo mensis Madij 
Anno a natiuitate domini MCCCCXXXX, Tercio. 
(R. Archivio di Stato di Cagliari, Voi. k. 5, fol. 95 r.°). 



(i) Vi è riportato integralmente il privilegio in data 27 Gennaio 1442. 



l86 VINCENZO DESSI 



DOCUMENTO IV. 

15 MAGGIO 1443. 

Nos Alfonsus dei gratia Rex Aragonum etc. Attendentes 
superiori anno cum nostro expresso priuilegio extitisse 
concessum quod sicut aliis Magistris racionalibus ac ceteris 
de officio Side Regni Sardinie concessum fuit monetam cudi 
posse sich quod denarij fini argenti undecim prò quolibet 
regali tres solidos minutorum Callaritane monete valituro et 
in quolibet argenti Marcho septuaginta dictorum regalium 
in liga apponi possent, prout ex priuilegio inde per nos 
concesso . est videre possetis vos fidelis noster Siluester 
colomerij Magister, diete Side ex eo tunch in antea et omni 
futuro tempore jn dieta Sicla cu-dere dictam monetam po- 
nendo dum taxat decem denarios bone legis sive argenti 
fini jn quolibet dictorum regalium ex quibus regalibus se- 
ptuaginta quatuor recti ponderis in marcho apponj possint 
cum diminucionibus cum emolumentis salarijs et lucrjs in 
dicto premencionato priuilegio ad quod nos referimus expres- 
sis et declaratis juribus tamen curie nostre semper saluis 
remanentibus. Eciamque attendentes in pocioris gracie aug- 
mentum vobis predicto Magistro et officialibus diete Side 
licenciam et facultatem dedisse et concessisse ex quo dictum 
Regnum erat et est paupertate grauatum atque monete 
indigens quod possent de cetero vsque ad sumam dum taxat 
viginti quinque milium Marchorum infra qujnquennium , et 
ex post secundum formam dicti priuilegij in dieta Sicla cu- 
dere ac cudi facere regalia minuta diete Callaritane monete 
que sumam seu valorem unios regalis maioris decem octo 
ascendunt, et ex jllis jn Marcho quadraginta quinque solidos 
apponere edam possetis legem seu ligam argenti non mu- 
tando prout hec et alia in dicto priuilegio nostro vltimo dato 
jn nostris felicibus castrjs centra et prope Neapolim die vi- 
gesimo septimo mensis Januarij anni proximi effluxi MCCCC 
quadragesimi secundi ad quod nos referimus plenius et exten- 
sius sunt contenta Cuiusquidem cudende monete juxta for- 
mam proxime narratam possessionem seu quasi assecutus 
fuistis libere vos dictus Magister et jllam vsque nun in Ci- 
uitate et Castro Callarj cudere consueuistis. Quia vero ex 



ZECCA DI DOSA 187 



priuilegio eodem datum vobis est tacite, quod cum Sicla sic 
tocius Regni Sardinje jn omnjbus illius nostri demani] par- 
tibus Ciuitatibus videlicet villis et Castris possitis ipsam 
monetam cudere et cudi facere quam per totum ipsum Re- 
gnum accipiendam et tractandam censemus tamquam utilitate 
et ipsius Regni comodo aptam postulato igitur per vos 
dictum Silvestrum colomerij Magistrum Side predicte ut de 
Regia nostra benignitate per nostrum expressum rescriptum 
dignaremur hec exprimere et si opus videretur declarare 
vestrisjnhoc parte supplicacionibus justis quidem et raciona- 
libus inclinari, tenore presentis de certa nostra scientia, con- 
sulte deliberate et expresse declaramus vobis eidem Silvestro 
colomerij ut magistro Side dicti regni licitum esse ac per- 
missum posse cudere et cudi facere monetam juxta faculta- 
tem datam jn dicto priuilegio per totum dictum Regnum, 
videlicet in partibus regalibus ut in dicto Castro Callarj, in 
ciuitate Saceris, in villa Alguerij , jn ciuitate Bose et alijs 
ciuitatibus villis, Castris et locis demanij nostri Regni eius- 
dem. Et hoc non obstante quacumque consuetudine prò 
preterito obseruata de cudendo dictam monetam in dieta 
Ciuitate et Castro Callarj que consuetudo nichil ad hec 
obstare potest aut debet. Et insuper quia prò Regni utilitate 
universali dictam monetam cudi posse concessimus edam 
ommino per totum iddem Regnum et jn dictis Ciuitatibus 
villis et in terrjs Callari, Saceris, Alguerij, Bose et aljs de- 
manialibus ac edam alijs quibuscumque baronum et domi- 
norum tam ecclesiasticorum quam secularium in eodem Re- 
gno recipi admitti et tractari volumus ordinamus et jubemus, 
prout recipitur admititur et tractatur nunc jn Callari. Nam 
eo tunc cum predeclaratum concessimus priuilegium et cu- 
dendi facultatem fecimus plenarie et veridice jnfoi'mati mo- 
netam jUam salutiferam esse et vtilitates maximas allaturam 
prout experjencia edocet Regno eidem et pauperato. Man- 

dantes In cujus rei testimonium presentem fieri jussimus 

nostro secreto sigillo in dorso munitum. Datum in Castro 
Capuane Neapolis quinto decimo die Maij anno a natiuitate 
domini MCCCC quadragesimo Tercio etc. 

(R. Archivio di Stato di Cagliari, Voi. k. 5, fol. 96 r.") 



LA ZECCA DI BOLOGNA 

(Continuazione: Vedi Fase. I, 1898). 

CAPITOLO VI. 

Paolo V — Coniazione del 1612 — Orazio Provagli incisore dei nuovi 
coni — Nuove monete del 1613 e modificazioni nelle impronte volute 
dal papa — Gregorio XV — Urbano Vili — I ducatoni, mezzi ducatoni, 
il gabellone da tre bianchi — Innocenzo X — Nuove battiture — 
Gli incisori Cristoforo Quercia e Pietro Tedesco — Alessandro VII 
— Clemente IX — Clemente X — Miglioramenti nelle macchine 
dell'officina. 

Il secolo XVII si apre con un breve perìodo di 
quasi nessuna vitalità per la zecca di Bologna, del 
quale è forse a ritrovarsi la ragione nelle condizioni 
del commercio generale più che in quelle del luogo. 
Ma dopo quel breve periodo la zecca nostra riprende 
il suo corso regolare ed aumenta notevolmente d'im- 
portanza col successivo accrescersi dei commerci in 
Italia ed appunto per la regolarità che acquista, la 
storia ne diventa più semphce e meno varia. Ciò pre- 
messo riprendiamo il corso della nostra illustrazione 
ricordando il periodo del pontificato di Paolo V (1605- 
1621). 

Nel primo decennio di questo periodo non si 
coniarono che piccole quantità di moneta bassa : la 
più notevole fu certamente la battitura di 6 mila scudi 
di quattrini, concessa per chirografo del papa 29 marzo 
1609(1): tal moneta porta appunto incise le date 1609 
e seguenti. ' 

L' offitium magisterij primarij officine monetalis fu 
concesso, nella seduta consigliare del io novembre 
1612, a Carlo AngeU per un anno e gli fu mantenuto 



(i) Bolle e brevi. A queste serie appartengono tutti i brevi concai 
i papi nominavano i sovrastanti alla zecca, carica lucrosa e che era 
concessa a personaggi influenti di Bologna. 

Partiti, 1612, 14 marzo, 20 marzo 1618, 27 ott. 



190 



FRANCESCO MALAGUZZI 



a tutto il 1614 (2). Siccome i patti che furono com- 
binati con lui rimasero in vigore qualche tempo anche 
colle successive locazioni, ne ricordiamo le parti im- 
portanti, sfrondando il documento dalle solite lungag- 
gini di forma e dalle ripetizioni. 

Il nuovo zecchiere si impegnava di battere monete 
d'oro, d'argento e di rame, con tali avvertenze. 

1.° " Per le monete d'oro li scudi et doble che si bat- 
teranno et caveranno di Zecca, dovranno tenere di fino den. 
22 per onza senz' alcun rimedio et a numero ne andranno 
scudi n. 107 7^ per libra di peso, overo per maggior facilità 
per ogni onze undici ~ scudi loi, che è il medesimo. Et le 
doble da due et da quattro scudi alla medesima proportione 
similmente senza alcun rimedio nel peso o nella bontà. Et 
così ciascun scudo dovrà pesare alla proportione Car. n. 17 
gran. 3 7 di grano et pochissimo più; et delli quattrini do- 
vranno essere di rame schietto buono ne andaranno per libra 
di peso numero 120. Et delli mezzi Bolognini pur di rame 
schietto n. 40 per libra di peso. „ 

2.° Per le monete d'argento si prescriveva: " debbono 
conforme la nuova lega tenere di fino oncie undici per libra' 
senza sorte alcuna di rimedio et a numero delle Piastre, o 
lire, che dovranno valere soldi 20 l'una, ne anderanno per 
libra di peso n. 47 -^ similmente senza alcun rimedio et così 
delli bianchi o meze lire n. 94 \ et carlini n. 192 et li mezi 
carlini n. 384. „ 

3.° Il zecchiere era tenuto " per onoranza „ pagare al 
Comune soldi 17 e denari 8 per ogni libbra di monete pic- 
cole battute (carlini, mezzi carlini). „ 

Da questo documento risulta che, in luogo della 
soHta lega bolognese di 9,22 oncie, fu da allora 
introdotta la lega romana di 11 oncie. 

Seguono molti altri capitoh relativi ai doveri del 
zecchiere anche rispetto ai mercanti che portavano 



(2) Partiti, 1612, IO nov. 1613, io die. e Istrumenti e scritt., 1614, 
31 gennaio. 



LA ZECCA DI BOLOGNA I9I 



metalli preziosi in zecca, e relativi all' obbligo nel 
maestro delle stampe di notare in un libro il numero 
delle pille e torsèlli in sue mani. Il zecchiere avrebbe 
riscosso lire dodici mensili dalla Camera di Bologna, 
avrebbe prestato cauzione, ecc., ecc. (3). 

La coniazione incominciò subito e procedette 
spedita per molto tempo, tantoché il 26 marzo 1616 
gli ufficiali della zecca, contenti dello scrupolo con 
cui TiVngeli disimpegnava i proprii obblighi, pro- 
lungavano il termine della sua locazione a tutto il 
1618 (4). 

A incisore dei coni fu scelto Orazio Provagli, 
di gran nome a' suoi tempi e che appartiene a una 
famiglia di artisti che figurano decorosamente nella 
storia dell' arte bolognese del secolo XVII : arte, 
convien notarlo, che non fu a Bologna così barocca- 
mente sbrigliata come nel resto d'Italia in quel tempo 
tantoché tutti i rami dipendenti, (l'incisione delle mo- 
nete tra gh altri) risentono di quella corretta gran- 
diosità di disegno che è la più bella caratteristica 
della grande scuola dei Caracci, oggi giustamente 
tornata in onore. 

Ai primi del 161 3 troviamo il ProvagH ricordato 
come incisore nella zecca bolognese: e forse la no- 
mina a queir ufficio è anche precedente. 

Da un foglio che porta la data 1613, 29 marzo 
togliamo quanto segue: 

— " La Congregatione de' SS.' Assunti sopra la Zecca 
ordina a ms. Oratio Provagli cuniatore, che pigli li disegni 
et mostre del cunio del san Petronio per farne uno dei mi- 
gliori et de' più belli che si possa conformi alli ricordi et 
avvertimenti datili per cuniare le Piastre d'argento da una 
banda et intorno vi siano le lettere S. Petronius Protect, et 



(3) Istrumenti e scritture, 1614, 31 gennaio. 

(4) Partili, 30, e. 47, r. 



192 



FRANCESCO MALAGUZZI 



che per il rovescio vi si ponga una Felsina armata di co- 
razzine e celata o elmetto con le lettere Bononia docet. 

" Per il Bianco si ponga da un lato il S. Petronio col 
raggio e con la Bologna sotto e con lettere S. Petronius 
Bonon, et per il rovescio un Leone rampante con lettere 
Bononia Mater studiorum. 

" Per il Carlino si faccia la S.^ Madonna di S. Lucca 
da una parte con lettere.... (sic); et una targa con 1' arma 
della città dell'altra parte et lettere Bononia docet. 

" Per il mezo Carlino si ponga un mezo S. Petronio, 
da una banda con lettere S. Petronius, et per rovescio let- 
tere nel mezo d'una ghirlanda, con uno scudetto, la Croce 
dell'Arme della Città (et) Bononia docet „ (5). 

Gli Assunti di Zecca non sospettavano certo la 
tempesta che avrebbero condotta sulla città, dopo un 
tal ordine. La battitura era già da qualche tempo 
attivata quando il legato pensò bene di mandare a 
Roma alcuni esemplari delle nuove monete perchè 
fossero mostrati al papa (6). Questi, osservato che non vi 
si era posto nessun segno della sua sovrana autorità 
e saputo che non si era osservato il peso di Roma 
" con straordinaria alteratione et con parole di molta 
indignatione „ mostrò il suo risentimento all'Amba- 
sciatore bolognese Silvio Albergati. Questi " rispon- 
dendo con ogni debita riverenza „ ebbe un bel scu- 
sarsi e far considerare a Paolo V che non lo si era 
fatto che per mostrare che le monete erano e dovevano 
restare in Bologna e perchè non si confondessero coi 
testoni romani. A nulla valsero le repliche deir Al- 
bergati e r intercessione del Cardinal Serra : il papa 
ordinò subito che si facesse sospendere la conia- 
zione (7). Nei giorni successivi l'ambasciatore cercò pla- 



(5) Istrutnenti e scritture. 

(6) Partiti, 31, e. 95, r. 

(7) /strumenti e scritture. Fascio di lettere dal 1615, 8 agosto al 12 
settembre dello stesso anno, sotto la prima data. 



LA ZECCA DI BOLOGNA I93 



care l'irritato papa, ma non fu nemmeno ricevuto in 
udienza, cosicché dovette limitarsi a parlare col car- 
dinal Borghese e a comunicargli le lettere che gli 
venivano dal Reggimento bolognese. Dopo qualche 
tempo il papa, venuto a più miti consigli, riceveva 
l'Ambasciatore che rendeva conto agli Assunti di 
zecca dell'udienza con questa lettera: 

— " Molto 111.' SS.' Osservandissimi. 

" Nella mia audienza ordinaria di questa mattina ho 
rappresentato a N. S.""^ il dispiacere grande, che ha sentito 
cotesto Reggimento per l'alterazione presa da S. S.'^ circa 
la nuova moneta battuta in cotesta Zecca, con haverle espo- 
sto con la debita riverenza, ma vivamente, quanto da VV. 
SS.^ mi fu scritto per Cornerò espresso per giustificatione 
del detto Reggimento intorno a questo negotio. Da S. B.^ 
sono stato ascoltato con molta benignità, dicendomi ch'era 
sicurissima della devotione di cotesto Publico verso la Santa 
Sede; et finalmente doppo gagliardissima instanza fattale da 
me, con supplicarla, che si degnasse haver per raccomandata 
la riputatione del Reggimento, S. S.^ mi ha detto, che penserà 
a qualche rimedio et che io sia dal S.*" Cardinale Serra ; a 
questo ho risposto che supplicavo S. B.^ a voler ella mede- 
sima farmi la gratia, al che ha replicato: andate dal Cardi- 
nale Serra, che haverete sodisfattione ; come non ho man- 
cato di fare, poiché subito dopo pranzo mi sono trovato da 
S. S.* R.^ la quale perchè hoggi dovea andare all' udienza 
di N. S.® ho informato di quanto havevo riportato da S. S.^ 
et l'ho supplicata insieme a voler con la sua favorita protet- 
tione ottener da S. B.^ qualche buona risolutione intorno a 
questo negotio. Hora, che è la prima di notte, S. S."^ R.'* mi 
ha mandato a dire, che non ostante l'ordine dato con le 
passate al S.*" Cardinale Capponi, che si dovesse ribatter 
tutta la moneta. Nostro Signore, per l'ufficio passato da me 
nella mia audientia, si è contentato, che questa sera si scriva 
al detto Signor Cardinale Capponi, che delli bianchi, Carlini 
e mezi Carlini, se ne ribattano solamente mille scudi con 
l'Arma di S. S.* da una parte, ma che le. Piastre si ribattano 



194 FRANCESCO MALAGUZZI 



tutte con la detta Arma, aggiongendovi littere che dicano 
venti bolognini, per sfuggire la confusione de' Testoni et 
che del restante dell'Argento che si trova in Zecca si bat- 
tono tanti Testoni e giulij. Questo è quanto, si è potuto 
cavare di presente con difficoltà grande. VV. SS.^ intanto 
veddano di andar trattenendo il S/ Legato, con supplicarlo 
del suo favore, che io procurerò di fare nuovo ufficio con 
S. B^ per veder, se si può ottenere, che non si ribatta 
quantità alcuna di detta moneta ; S. S.^ mi ha detto ancor 
questa mattina che di Bologna sono state mandate qua' al- 
cune verghe d'oro, per batter scudi, al che io ho risposto 
che non ne tenevo avviso alcuno, ma che sicuramente non 
poteva esser interesse del Reggimento, il quale non ha 
modo da far batter quattrini di rame, non che scudi d'oro. 
Né occorrendomi altro, bacio per fine a VV. SS.^ le mani. 

Di Roma, li xxij agosto 1615. 

Di VV. SS.^ Ill.« Afr.° Servitore 

Silvio Albergati. — „ (8). 

Fu quindi per contentare il pontefice che nel 
diritto delle piastre (o 2 giulii), in luogo della Felsina, 
fu posta Tarma del papa e del legato e il nome dello 
stesso pontefice. Le parole poi lasciate in bianco nel 
progetto che abbiamo riferito, pei Carlini furono Prae- 
sidium et decus intorno alla figura della B. V. di 
S. Luca col Bambino. 

Gregorio XV (1621-1623). L'AngeU rimase in 
ufficio fino al giugno del 1620, cogli stessi patti 
e seguitando a coniare le stesse monete: gli suc- 
cesse un G. B. Bassano per poco tempo, e che gli 
cedette di nuovo il posto, finché l'ii maggio 1623 
veniva nominato in sua vece e per tre anni Lodo- 
vico Selvatici, di Modena (9), già conduttore della 
zecca della sua città da dove era fuggito col fra- 



(8) Ibid. 

(9) Partiti, 31, e. 36, r. 



LA ZECCA DI BOLOGNA I95 



tello avendo coniato monete di titolo inferiore al 
prescritto. 

Urbano Vili (1623-1644). È appunto a questo 
tempo che risale la introduzione di altre monete 
d'oro e d'argento quali il ducatone, il mezzo duca- 
ione e il gabellone da j bianchi, già adottati i due primi 
dagli Stati vicini, non escluso Modena degli Estensi, 
che seguitava a fabbricarli fin dal 1604 (1°). 

In seguito a una relazione compilata da due o- 
refici assai pratici di cose di zecca, Carlo Viscardi 
e Giacomo Corsini, e dopo autorizzazione e forse 
ordine perentorio del papa gli Assunti di Zecca il 
28 novembre 1624 ordinavano al zecchiere di coniare: 

i.° " II Ducatone nuovo di Bologna da io bianchi e 
mezo : tenga di fino onze undici per libra peserà once una 
carati 18 \, valerà L, 5 e soldi cinque. 

2.'' " Il mezzo Ducatone simile a proportione et valerà 
L. 2. 12. 6. 

3.° " Il Gabellone da 3 bianchi come sopra pesarà 7, e. 
XI e valerà L. i. io {sic). 

4.° " La Piastra, et sarà di due Bianchi di detta bontà, 
pesarà carati 34 e valerà L. i. 

5.° " Il Bianco sarà proportionabilmente di detta bontà 
pesarà carati 17, valerà soldi x. 

6.° " Il Mezzo bianco overo Carlino alla rata per metà 
del bianco pesarà carati 8 y, valerà soldi 5. 

7." " Il quarto di bianco overo mezo carlino alla rata 
soddetta rispettivamente valerà soldi due e mezo „ (n). 

Si noti che il valore del Ducatone bolognese era 
un po' minore di quello romano e ciò fu stabihto, 



(io) Crespellani, op. cit.; Cesare Duca, pag. 78 e segg., e 82. 

(11) Partiti, 31, e. 62, r. e Piani, ecc., b. 12 deW Assunteria di Zecca, 
20 nov. 1624. " Relazioni intorno ad un provvedimento riguardante gli 
scudi d'oro. - 



s6 



ig6 FRANCESCO MALAGUZZI 



dopo lunghe trattative col cardinal legato, allo scopo 
che le nuove monete rimanessero a Bologna, evitando 
così alla città l'esodo delle monete buone. Vedremo 
che quel valore rimase ai ducatoni bolognesi per 
oltre un decennio. 

Lodovico Selvatici, che evidentemente aveva 
imparato a sue spese a Modena, dove il Duca gli 
aveva confiscato beni e case, che cosa procurasse 
coniar monete di titolo inferiore a quello che richie- 
deva il valore corrente, a Bologna si comportò certo 
correttamente perchè fu riconfermato nel geloso uf- 
ficio per altri tre anni e nel 1634 ebbe facoltà di battere 
per ben 30 mila scudi di monete d'argento (^^). 

Fu probabilmente per protezione che nel maggio 
del 1635, concorrendo all' appalto della zecca, Orazio 
Provagli bolognese e il Selvatici, ottenne il posto 
lucroso il primo per un triennio (^3). 

Di Orazio Provagli il Zanetti, in uno scritto 
inedito, parla molto a lungo : realmente è artista degno 
d'attenzione, come osservammo. E una prova della 
stima che gli tributavano i coetanei è nelle parole del 
partito, che, da incisore de conii lo innalzava a capo 
dell' officina monetaria. In quest' ufficio rimase fino 
al 1653, in cui gli successe il figlio Bartolomeo (^4). 

In qualità di assaggiatore fu dato al Provagli 
un collega in arte ricordato spesso per lavori d'ore- 
ficeria nelle carte bolognesi di quel tempo : Paolo 
Riva (15). 

Innocenzo X (1644-1655). Prima di ricordare le 
coniazioni del tempo di questo papa, crediamo utile 



(12) Partiti, 32, e. 3, V., e 33, e. 9, v. Sopra una battitura di quat- 
trini, V. doc. XVIII. 

(13) Partiti, 25 maggio 1635, 33, e. 42, v. 

(14) Partiti, 28 aprile 1642, 3 aprile 1647, 4 gennaio 1650. 

(15) Partiti, 5 genn. 1644. 



LA ZECCA DI BOLOGNA I97 



accennare anche alle principali questioni sul valore, 
la bontà, e il corso delle monete che si coniavano 
a Bologna in quegli anni : questioni che davano ori- 
gine a carteggi continui tra gli Assunti, l'Ambasciatore, 
la Camera Romana e alcuni CardinaH. 

Tutte le questioni si assomigliavano nella causa 
che le originava: le accuse cioè, che si facevano a 
Roma alla bontà della moneta bolognese; accuse che 
venivano sempre vigorosamente combattute e spesso 
dimostrate ingiuste, annulando quindi i bandi e le di- 
sposizioni restrittive sul corso di quelle monete. Dai 
fasci di carteggi che rimangono (i^) e dalle frasi che 
qualche Cardinale si lascia sfuggire tra le compli- 
mentose assicurazioni di deferenza, ci sembra d'in- 
dovinare che a Roma si pensasse di arrivare una 
volta o l'altra alla chiusura definitiva della zecca, per 
togliere questo ultimo attributo di libertà cittadina. 
Ma l'osso era troppo duro a rodere, e Bologna sempre 
orgogliosa de' suoi diritti secolari seppe sventare 
tutte le trame e conservare intatto per lungo tempo 
ancora il privilegio di batter moneta. 

Le coniazioni, durante le varie locazioni di O- 
razio Provagli, si succedevano specialmente per la 
moneta minuta (^7): quadranteSy soldi, doppi soldi, 
obuloso, murajole come il popolo le chiamava. Anzi 
nel 1650 si dovette ordinare di far sospendere le 
coniazioni di queste ultime, perchè la città ne era 
invasa W. 

Nel maggio 1653 era eletto maestro di zecca per 
tre anni Bartolomeo Provagli incisore e architetto 



(i6) Carteggi dell' Ambasciatore agli Assunti. — Istrunienii e scritture 
e sp. dal 1637 ^1 1650 circa. 

(17) V. doc. XIX. 

(18) Partiti, 36, e. 40, r., e 105, 106. Istrumenti e scritture 1648, 14 
marzo, 1650 13 dicembre. Lettere dell' Ambasciatore 15 luglio 1651. 



198 FRANCESCO MALAGUZZI 



bolognese coi soliti patti che è inutile ricordare (^9). 
Appena eletto, il nuovo zecchiere presentava all'e- 
same del Consiglio un suo progetto che ci rimane 
per l'attuazione di un torchio idraulico per la ra- 
pida fabbricazione delle lastre da cui tagliare i 
tondelli delle monete (2°). La somma rilevante che il 
Provagli domandava fu probabilmente la ragione per 
cui il progetto per allora non ebbe attuazione. Ve- 
dremo che più tardi perfezionò il suo ritrovato ed 
ebbe incarico di attuarlo. 

Da qualche anno la città difettava di monete 
d'oro e d'argento; perciò nel 1654 si ordinò una 
grande coniazione di 25 mila scudi d'oro. Vista l'im- 
portanza della somma, fu steso un contratto a parte 
col maestro di zecca, il 3 agosto C^^). Vi si pre- 
scrive di battere doble e scudi d'oro di 22 carati di 
bontà intrinseca con ~ di rimedio, del peso usuale, 
e che ne vadano per libbra di peso 109 scudi d'oro e 
in proporzione doble, dobloni: le doble di carati 35, 
lo scudo 17 f, il doblone in proporzione: la battitura 
dovrebbe esser finita entro il prossimo mese di set- 
tembre, e il zecchiere avrebbe date garanzie, ecc. 

A meglio provvedere ai bisogni della città si 
coniarono anche monete d'argento, come ci assicura 
un bando del 22 giugno 1655, che invitava i mercanti 
a portar oro e argento in zecca per farne moneta 
piuttosto che asportarlo, con danno della città C^^) 
Tra gli altri furon messi in circolazione pezzi da 20 
soldi e 24 mila Ure di doppi soldi C23). 



(19) Parati, 37, e. 42, r. 

(20) Vi è unito il disegno della pianta del fabbricato della zecca. 

(21) Istrumenti e scritture, V. dee. XX. 

(22) Bandi. 

(23) Partiti, I febbraio, 1655, e 28 giugno, 28 agosto, 22 dicembre 
1655 e 21 febbr. 1656, 



LA ZECCA DI BOLOGNA I99 



Un nuovo maestro dei conii fu scelto e appro 
vato nella seduta consigliare del 28 agosto di quel 
l'anno nella persona di Cristoforo Quercia (^4). Questi 
incominciò tosto a fabbricare i nuovi conii, resi ne 
cessarli per la morte del vecchio papa e per l'assun 
zione del nuovo che fu Alessandro VII (1655-67). Frat 
tanto il Provagli era riconfermato zecchiere a tutto 
il 1659: nel nuovo triennio egli coniò 6600 lire di 
murajole e, riconfermato ancora sotto Clemente IX 
(1667-69) e Clemente X (1670-76) a tutto il 1671, in 
successive volte, coniò monete d'oro, d'argento, (tra 
cui carlini, mezzi carlini, da 6 e da 3 bolognini per 
20 mila Hre), murajole, quattrini (de' quali ne anda- 
vano 144 alla libbra (^5)), alle solite condizioni. Note- 
vole è invece la decisione del 24 novembre 167 1 di 
battere scudi d'argento da 4 lire di valore e da 2 
lire ai soliti pesi, lega e bontà e di mutare il conio 
delle murajole da due bolognini e la loro lega fissata 
" ab unciis tribus, ac tribus partibus unciae ad uncias 
sex purioris argenti (^6) ^^. 

Prima di abbandonare l'officina Bartolomeo Pro- 
vagli potè finalmente attuare il suo disegno per una 
nuova Macchina de balzi per tirare le lastre colla 
forza di un cavallo, (ch'egli sostituì a quella dell'ac- 
qua modificando il suo progetto primitivo). In quel- 
l'occasione si rifecero a nuovo gli utensili della zecca 
guasti pel lungo uso, tra cui quattro taglioli per ta- 
gliare a tondelli il metallo, un castello con due torchi, 
martelli, ponzoni, ecc. (27). Poco dopo, eletto zec- 
chiere Giovanni Carlo Gualcheri, questi ebbe l'inca- 



(24) Portiti, 37, e. 61, V. 

(25) Partiti, 4 giugno, e io nov. 1659, 23 die. 1660 (nomina di as- 
saggiatori) 23 maggio 1665, 22 genn. 1666, 21 maggio 1666, 3 giugno 1667, 
16 genn. 1671. 

(26) Partiti, 40, e. 16, V. 

(27) Partiti, 5 settembre 1678. 



200 FRANCESCO MALAGUZZI 



rico di migliorare la macchina dei balzi ^^tr semplificare 
sempre più il lavoro e renderlo adatto alle esigenze 
nuove (28). Il Gualcheri, dietro mercede di lire dodici 
al mese e l'uno per cento sulle monete d'oro da co- 
niarsi e il due per quelle d'argento, s'impegnò, nel 
solito contratto, a fabbricare dobloni, doble o scudi 
d'oro alla lega di denari 21 e -^, senza rimedio, in 
ragione di 55 doble per libbra di Bologna; poi scudi 
d'argento da lire 4, mezzi scudi da lire 2, lire da 20 
bolognini alla lega di oncie 11 per libbra con rimedio 
di 2 denari per libbra, more solito, al peso di 57 di 
tali lire per libbra e gli scudi e mezzi scudi in pro- 
porzione : quattrini, (se gli si ordinavano) in ragione 
di 144 per libbra e bagaroni (o mezzi bolognini) in 
numero di 40 per libbra; con mercede di soldi 7 
e denari 8 pei primi e soldi 6 e denari 4 pei secondi, 
ogni libbra, per ricompensa della fattura, delle spese 
e del calo (^9). Contemporaneamente fu nominato 
maestro incisore dei conii certo Pietro Tedesco, au- 
mentandosi poco dopo il relativo salario da lire 80 
a 250 annue (30). 

Abbiamo avuto cura fin qui, perchè i documenti 
lo consentivano, di ricordare volta per volta le co- 
niazioni, o almeno le principali, delle varie sorta di 
monete e le particolarità relative, perchè d'interesse 
speciale. Ma verso lo scorcio del secolo XVII, avendo 
il commercio italiano esteso le sue branche dovunque 
e Bologna, centro di attività industriale e di scambi 
sempre maggiori, sentendo sempre piii il bisogno di 
provvedersi di grandi quantità sì di monete grosse 
che divisionali, per evitare il pericolo (per il passato 



(28) Partiti, 29 ottobre 1672. 

(29) Assunteria di Zecca. Piani, ecc. 1673, 5 maggio. 

(30) Partiti, 18 marzo 1673 e 28 giugno 1675. 



LA ZECCA DI BOLOGNA 



COSÌ frequente) di vedere arenato a tratti il proprio 
commercio per la mancanza del corrispettivo da darsi 
ai prodotti in natura, entrò in un periodo di tale 
produzione monetaria che si credette inutile stabilire 
volta per volta nei contratti di appalto della zecca le 
somme da coniare. Per l' avvenire quindi troveremo 
nei verbali delle sedute del Reggimento riportata la 
sola concessione generica agli Assunti di far batter 
moneta per tutto Tanno. Ci sfugge così, nella maggior 
parte dei casi, la notizia delle singole coniazioni, 
mancandoci anche i registri dei saggiatori che tene- 
vano nota delle partite uscite di zecca. In compenso 
l'uso sempre crescente di apporre le date delle bat- 
titure alle monete ci permette, coll'esame di queste, 
di renderci esatto conto dell'attività dell'officina bo- 
lognese. 



CAPITOLO VII. 



Innocenzo XI — Ricerca di un incisore a Roma e Gio. Gualtieri — Il 
corso della moneta a Bologna — Alessandro Vili — Innocenzo XI! 

— Gl'incisori dei conii Ferdinando da Lotaringia e Tommaso Bajard 

— Nuove battiture con diverse impronte — Esigenze per la bellezza 
dei conii. 



Clemente X moriva il 22 luglio 1676, e a Bo- 
logna, in segno di lutto, il Senato ordinava di so- 
spendere la solita fiera annuale, una delle risorse 
cittadine più antiche. Il 21 settembre saliva al Pon- 
tificato il cardinale Odescalchi che prese il nome di 
Innocenzo XI, e la città passò dalle dimostrazioni 
di lutto ai segni più rumorosi di allegrezza (i). Ormai 
non erano più i tempi in cui le feste cittadine e 
politiche erano commemorate con coniazioni di me- 
daglie a ricordare ai posteri l'avvenimento e la parte 
presa dalla città: più banali feste piazzaiuole, con 
corse, palili, banchetti, di cui ci sono rimaste le de- 
scrizioni nei Diarii del Senato e le riproduzioni a 
colori nelle Insignia degli Anziani^ ci persuadono 
una volta di più che il gusto raffinato e il senso 
d'arte d'una volta era spento in Italia. 

Eletto il nuovo papa, a Bologna si pensò subito 
a ordinare nuovi conii per le monete che dovevano 
portarne l' effigie e lo stemma. L' incisore Angelo 
Faccini ferrarese ch'era stato nominato a tale ufficio 
prima della morte di Clemente X (2), sciolse per una 
ragione che non potemmo mettere in chiaro il con- 
tratto cogli Assunti di zecca, sicché si dovette 



(i) Muzzi, Annali, ad ann. 
(2) Partiti, 40, e. 119, r. 



LA ZECCA DI BOLOGNA 203 



avvertire con un bando che chi concorreva a quel 
posto si presentasse. Sembra che Bologna, se^ ab- 
bondava di pittori, non avesse allora moki incisori 
sicché nessuno rispose all'invito degli Assunti, che 
dovettero rivolgersi all'Ambasciatore a Roma per 
pregarlo d'inviare di là qualche artista che si assu- 
messe il lavoro. 

Ma, causa le esigenze dei bolognesi, sembra 
che nemmeno a Roma si trovasse l'incisore adatto, 
come si rileva dalla lettera che riportiamo: 

— " 111.'»' Signori miei Oss.""' 

" L'Artefice più eccellente, che sia qui in Roma per 
fare i Pulzoni desiderati dalle SS. VV. esibisce l'opera sua, 
ma nel pagamento pretende gli sia considerata anche la 
stima, che fa della sua maestria, addimandando per un solo 
Pulzone la somma di scudi venti in circa. 

" Un altro però se bene di non tanta fama, atto a suf- 
ficienza per il bisogno farà assai maggiore habilità, e si con- 
tenterà di pagamento honesto e conveniente : nessuno però 
di loro ha voluto dirne certo il quanto pretenda ne potrò 
saperlo se non si vedano le misure e disegni. 

" Mi vien' anche proposto, che seria meglio il far qui 
li cunij, si per fare la prova de Pulzoni, come anche perchè 
riusciriano meglio. Alla prudenza delle SS. VV. rimetto la 
propositione. 

" Un'altra ofi'erta mi è stata ancor fatta ed è il modello 
di sega dell' ordegno da acqua, che serve in questa zecca 
per battere e tirare, venendomi detto che intorno ad esso 
lavorano sei huomini ad un tempo in diverse facende. La 
spesa di detto modello mi si suppone da 50 in 60 scudi di 
questi. Io non ho visto il detto ordegno, ma quando le SS. VV. 
me lo comandassero solleciterei la mia curiosità per sodisfare 
in un punto a loro et a me. Che è quello devo dirle in ri- 
sposta della littera de 20 cadente: e le riverisco. Roma 
31 Marzo 1677. Delle SS. VV. alle quali dico che opera 
dell'Artefice predetto è l'impronta del Granduca che si vede 

a? 



204 FRANCESCO MALAGUZZI 



in certi ducatoni nuovi di Fiorenza, e quello ancora che si 
vede in monete nuove del Duca di Modena. 

Affett." Servitore 
Gio. Antonio Vasso Pietramellara. „ 
— {Fuori) " SS.' miei Oss.' li Signori Assunti di Zecca. 
Bologna (3). „ 

L'Artefice, a cui allude TAmbasciatore, è pro- 
babilmente Giovanni Gualteri che aveva appunto 
allora eseguito i conii delle monete di Francesco II 
duca di Modena (4). Probabilmente i conii furono 
eseguiti a Roma da quell'artista e ne abbiamo una 
conferma nel fatto di non trovar cenno di incisori 
bolognesi o residenti in Bologna, nelle carte, prima 
del 12 febbraio 1683, in cui si richiamò a quel po- 
sto Pietro Tedesco per tre anni collo stipendio di 
250 Hre annue, e di nuovo a tutto il 1691, in più 
volte (5\ 

Nel periodo di Innocenzo XI (1676-1699) la 
zecca bolognese fu attivissima i^\ Le coniazioni di 
grosse somme di monete minute e specialmente mu- 
raiole si succedevano le une alle altre. Di Madonnine 
e mezze Madonnine , (così chiamate dall' imagine 
della B. V. di S. Luca col Bambino dalle due fascie 
in croce sul petto) fu coniato una gran quantità nel 
1685, cui ne succedettero altre per lungo tempo (?). 

Una coniazione di venti mila scudi di testoni 
(coll'effigie del papa e da questi ordinati) fu decre- 
tata il 28 febbraio 1683: pesavano carati 49 alla lega 



(3) Lettere dell' Ambasciatore agli Assunti di Zecca. 

(4) Crespellani, Op. cit., pag. 125. 

(5) Partiti, 41, e. 87, r. e 148, e Voi. 43, e. 13, r. 

(6) V. i capitoli doc. XXI. 

(7) Partiti, 41, e. 45, 63, 85, 130, r., 138, 154, 165, 171, ecc. Era 
sempre zecchiere Gio. Carlo Gualcheri. 



LA ZECCA DI BOLOGNA . 205 



di IO oncie e den. 22 per libbra (S) e portano infatti 
quella data e le iniziali del zecchiere Gio. Carlo 
Gualcheri. A questo peso furono nel marzo del 1686 
ridotte tutte le monete d'argento (9). 

L'ultima notizia di questo periodo è il decreto 
di fabbricare una macchina detta la Trafila^ fatta 
girare per forza d'acqua per laminare il metallo per 
le monete, della quale rimane la relazione e il dise- 
gno (^°) e che da allora fino agli ultimi tempi era in 
luogo diverso dalla Zecca, in prossimità del canale 
di Reno. 

Anche di tutte queste monete il lettore troverà 
al solito le descrizioni e le riproduzioni più avanti. 

Accenniamo alle principali disposizioni per re- 
golare il corso delle monete anche forestiere che, 
come sempre e come dovunque, anche a Bologna 
invadevano di quando in quando la piazza, alteran- 
dosi nei valori a seconda dei luoghi e inceppando 
continuamente gli scambi. Un bando 4 agosto 1612, 
che per esser troppo diffuso riportiamo in appendice 
tra i documenti, contiene una preziosa tariffa delle 
monete d'argento e d'oro dei principali stati italiani ("). 
A questo ne seguirono altri negli anni successivi che 
stabilivano il valore preciso da darsi a questa o a 
quella moneta, ai talleri, alle gazette e grossetti di 
Venezia, o che ne bandivano altre perchè calanti 
come i ducatoni, i mezzi e i quarti di Mantova battuti 
allora (4 agosto 1627) e altri di minor importanza 
e che allo studioso che desiderasse esaminare è dato 
vedere nelle raccolte a stampa dei bandi anche presso 
TArchivio di Stato di Bologna. 

Solo per ricordare i prezzi correnti delle monete 

(8) Partiti, 41, e. 87, v., e Piani, discipline, ecc. 1685 " Capitoli. „ 

(9) Par/i/i, 14. e, 146, r. 
(io) Partiti, 41, e, 151 v. 
(il) V. doc. XVII. 



2o6 FRANCESCO MALAGUZZI 



d'oro e d'argento, che con una serie di provvigioni 
e bandi si stabilirono verso la metà di quel secolo, 
riportiamo l'elenco che troviamo in una delle tante 
gride: 

Doble del Papa e di Firenze L. 14.18 

Doble di Spagna e di Genova » i5- 

Doble dette d'Italia „ 14.16 

Zecchino di Venezia e Gigliato „ 8.12 

Ungari di Ungheria e altri „ 8.10 

Ducatene Papale di Roma e di Ferrara Paoli io. 

Testone papale e di Firenze L. 1.9 

Ducatone di Firenze „ 5.3 

Altri ducatoni detti d'Itaha cioè di Venezia, Milano, Ge- 
nova, Mantova (eccettuati quelH del Cane), Urbino, 
Savoia, Parma, Piacenza, Modena e Lucca valevano 
L. 5, il Crocione di Genova L. 6. 

Più tardi un bando stabilì i pesi delle monete 
in corso allora nella città, che uniamo agli altri in 
appendice (^^). 

A Innocenzo XI, morto il 12 agosto 1689, suc- 
cesse Alessandro Vili (1689-91): in quest'anno si 
batterono 15 mila bagaroni e quattrini, 20 mila 
muraiole e monete d'argento del soHto peso (^3), coi 
conii di Pietro Tedesco. 

Dopo una breve vacanza sul sogho pontificio 
(1691) vi sah Innocenzo XII che fu l'ultimo pontefice 
del secolo. 

Il zecchiere di questo periodo fu ancora Gio- 
vanni Carlo Gualcheri, ormai, per la onestà sua e per 
la pratica eccezionale acquistata, divenuto locatario a 
vita dell'ofiìcina bolognese (h). Incisore dei nuovi 



(12) V. doc. XXII. 

(13) Parhft, 42, e, 23, 33, 58, 78. 

(14) 'Partiti, 2g, die. 1693. 



LA ZECCA DI BOLOGNA 207 



conii fu un Ferdinando da Sant'Urbano da Lotaringia 
che fu nominato per tre anni col solito stipendio di 
250 lire l'anno (i?). Nel dicembre del 1697 gli suc- 
cesse, per altri tre anni, Tommaso Bajard francese 
orefice 1^^). Si seguitarono le solite battiture di mo- 
nete d'oro, d'argento e di rame puro. Di quelle 
d'argento se ne coniarono, come ci assicura il par- 
tito di riconferma del zecchiere, da 3, 6, 12, 20, 24, 
30, 40 e 80 soldi l'una di valore. 

Da un fogho inserto tra gli atti di quel periodo 
rileviamo che ogni zecchiere si obbligava a battere 
scudi da ottanta bolognini, mezzi scudi da quaranta, 
nonché da soldi ventiquattro, da venti e da dodici. 

Un altro foglio inserto in un rogito del 1698 
e che deve essere di quel tempo ricorda che volen- 
dosi mutare i conii delle monete per distinguere le 
nuove dalle vecchie in modo più visibile che pel 
passato si era stabilito da prima di mettere nelle 
piastre o lire un S. Petronio con mitra e pastorale 
colla città in mano « in atto alquanto differente da 
quello delle piastre antiche » e nel rovescio « una 
Felsina in piedi con libri et arme » differente dalle 
precedenti: rei bianchi « un S. Pietro in ginocchioni 
con Bologna a piedi verso un raggio raccomandante 
la città » da un lato, e un leone rampante con uno 
scudo portante lo stemma della città, con disegno 
nuovo, dall'altro: nei carlini o quarti di Hra la Ma- 
donna di S. Luca da un lato e uno scudetto « dif- 
ferente da quello de' Giulij antichi » coll'arme « della 
libertà » dall'altro : nei mezzi carlini od ottavi di 
lira il busto di S. Petronio con mitra e pastorale 
da un lato e le parole mezo carlino entro ghirlanda 
« legati con uno scudetto dell'Arme della Città » 



(15) Partiti, 23, mag. 1693. 

(16) Partiti, 43, e, 42, V. 



2o8 FRANCESCO MALAGUZZI 



dall'altro. Quanto ai particolari delle due monete 
maggiori si sarebbe rimandata ad altra volta la de- 
cisione (^7). Ma realmente di quel progetto non se 
ne fece nulla. 

Della diligenza e della premura che si poneva 
da parte degli Assunti di Zecca a tutto ciò che ri- 
guardava la bellezza e la varietà dei conii, ci assicura 
anche un inventario in un atto di consegna della 
stanza de' cunii al maestro incisore Tommaso Bajard 
del 4 gennaio 1698 (^^l Vi si legge che la stanza 
era piena di gessi, modelli, bassorilievi, figure « pan- 
neggiate w (che ci rivelano lo studio dell'arte clas- 
sica in Bologna) che servivano di esemplari per fare 
nuovi ponzoni. Che in un' epoca come quella, in cui 
il barrocco e il convenzionalismo in tutta Italia toc- 
cavano il colmo, a Bologna si pensasse a provvedere 
di modelli e di calchi lo studio dell'incisore della 
zecca perchè non si affidasse alla sua fantasia, non 
deve far meraviglia. Era ancora il buon germe la- 
sciato dalla scuola dei Caracci che dava i suoi frutti 
e, con un ultimo sforzo, di cui invano si cercherebbe 
un riscontro in altre città d'Italia, non esclusa Roma, 
si tentava porre argine alla pazza moda del tempo. 

E le monete bolognesi del seicento mostrano 
anch' esse , nella grandiosità corretta delle belle 
figure, siano esse di Santi protettori o di Felsine 
armate ricordanti le classiche Minerve, lo studio non 
trascurato ancora del vero, attraverso le fantastiche 
ampollosità delle accademie imperanti. 



(17) Piani e discipline monetarie, 1698, Proporzioni e leggi per fab- 
bricar monete. „ 

(18) Id. Consegna della stanza dei conij, ecc. 



CAPITOLO Vili. 

Clemente XI — Nuovi incisori dei conii — Frequenza delle battiture 
nel principio del sec. XVIII — Innocenzo XIII — Benedetto XIII 

— Sede vacante — Benedetto XIV (Lambertini) bolognese — La 
zecca dal 1740 al 1758 — Clemente XIII — Il corso delle monete 

— Clemente XIV — Nuove battiture e capitoli — Guidantonio Za- 
netti, il corso delle monete e la collezione dell' Istituto delle Scienze 

— Pio VI — Coniazione del 1783 — I conii dello Schwendiman — 
Le coniazioni dal 1796 al 1805. 

Il periodo di Clemente XI (Albani) che va dal 
1700 al 1721 è de' più ricchi e più varii di monete 
per la produzione grandissima dell'officina bolognese, 
ma presenta poco interesse nell'esposizione della parte 
storica. 

Il primo zecchiere fu il marchese Girolamo Be- 
vilacqua, bolognese, che lasciò le iniziali del suo nome 
(G B, I B) in parecchie monete del papato di Cle- 
mente XI. Fu eletto il 22 aprile 1701 e si servì del- 
l'opera dell'incisore Bajard ricordato. A parecchie 
accuse mosse al Bajard pubblicate in un libello, di 
cui ci rimangono esemplari, per aver lavorato i proprii 
conii col bulino antiche col punzone, per aver fatte 
impronte troppo basse, perchè un conio eseguito a 
Roma e di là mandato era più bello dei suoi, e per 
altre ragioni d'indole tecnica, l'incisore rispose vi- 
vacemente, chiedendo di essere riconfermato per un 
altro triennio. Ma qualcosa di vero fu probabilmente 
riscontrato dagli Assunti nelle accuse predette, perchè 
nel marzo del 1703 gli fu sostituito Antonio Conti, che 
però nell'aprile del susseguente anno cedette il posto 
ad Antonio Maria Parmeggiani, orefice (0. 

Le coniazioni si succedevano rapidamente e il let- 



(1) Partiti, 1703, IO marzo e 1704, 11 genn. e 25 aprile. 



2IO FRANCESCO MALAGUZZI 



tore troverà in appendice, meglio che qui, causa la 
mancanza di particolari nelle carte del tempo, ri- 
cordati tutti i prodotti svariatissimi di quel periodo. 
Frattanto nel 1709, il Parmeggiani cedeva il posto 
di incisore ad Antonio Lazari modenese ed assu- 
meva l'esercizio della zecca Stefano Gualcheri (2). 

Nella fine del 1710 nuova vacanza del posto 
di incisore e nuovo bando per invitare a coprirlo. 
Poco dopo si ripresentò il Lazari che fu riconfermato 
con istrumento 171 3, 30 marzo (3). Il zecchiere invece 
cedette subito il posto a Carlo Falconi. Questi si 
obbligò a battere oro in dobloni, doble o scudi alla 
bontà di denari 21 e | senza rimedio, a ragione di 
doble 55 per libbra; argento in scudi da lire 4, mezzi 
scudi da lire 2, lire da 20 bolognini, monete da 
bolognini 30, 24, 12, 6, 3 alla lega di once 11 per 
libbra in proporzione e ragguaglio di peso del testone 
di Roma: per coniare murajole (alla bontà d'oncie 3 
e denari 18 per libbra) quattrini e bagaroni occorreva 
l'autorizzazione del Senato. Ciò prova che il mercato 
bolognese era saturo di questa moneta bassa e che 
non si sentiva la necessità di averne altra. 

Quanto al valore dell'oro notiamo che quello dello 
scudo era stato ridotto a L. 3,2 alcuni anni prima: 
sembra quindi che con questi nuovi patti il valore 
dell'oro fosse rialzato. Un nuovo bando ingiunse poi 
ai privati e ai mercanti di portar oro e argento in 
zecca, piuttostochè lasciarlo andare al di fuori (4). 
A regolare il cor^o delle monete forestiere, special- 
mente veneziane, numerossime sempre nello stato 
pontifìcio, il papa ordinò che si tenesse a Lugo un 
congresso di cardinali e di persone pratiche di cose 



(2) Partiti, 13 giug. 1708, 26 nov. 1709. 

(3) Piani e discipline monetarie. Doc. XXIII. 

(4) Assunteria di Zecca. Bandi, 4 sett. 1709. 



LA ZECCA DI BOLOGNA 



di zecca, per fissare le norme da osservarsi (5). L'or- 
dine arrivò anche a Bologna, col mezzo dell'Amba- 
sciatore e convien credere che per allora si riuscisse 
a mettere un po' di regola in quel labirinto così in- 
tricato e sempre crescente, vista la quantità stra- 
grande di monete divisionarie fluttuanti dovunque^ 
perchè per qualche tempo i bandi contro le monete 
forestiere sono minori. Ma alcuni anni dopo, nel 1725, 
" il precipitoso disordine e sconvolgimento in questa 
città in materia di monete „ era tornato, sicché ci 
rimane una relazione di certo Pier Paolo Teodoro 
Raghen o Ragan che aveva avuto l' incarico dal Se- 
nato di trovarne i rimedi (6). Riportiamo tra i do- 
cumenti due bandi sul corso delle monete a Bolo- 
gna ^7). Del brevissimo periodo di Innocenzo XIII 
(1721-24) ci rimangono poche monete, ma nessuna 
notizia degna di attenzione per noi, se ne togli la 
nomina di un nuovo zecchiere nella persona di An- 
gelo BazzaneUi coi soliti patti (1721, 19 aprile C^)) 

Del periodo successivo (Benedetto XIII, Orsini 
1724-30) ricorderemo una grande coniazione di mu 
raiole dal BazzaneUi, riconfermato il 25 maggio 1728 (9) 
Anche Antonio Lazari fu riconfermato incisore dei 
conii (io), a tutto il 1734, con un aumento di stipendio, 
che trova la sua ragione nelle esigenze sempre 
maggiori dell'ufficio, una volta così poco considerato. 

Dei dieci anni di governo di Clemente XII (Cor- 
sini, 1730-40) ricorderemo brevemente alcuni fatti. 

Il primo è la nomina a maestro dei conii di 



(5) Piani e discipline monetarie. Carteggi 1712 ordine di N. S. pel 
corso delle monete. V, pure doc. XXIV. 

(6) Piani e discipline monetarie. 

(7) Ibid. 

(8) Ibid. 

(9) Ibid. 

(io) Partiti, 5 marzo 1729. 

ai 



212 FRANCESCO MAL AGUZZI 



Ercole Lelli orefice ed incisore con una serie di 
capitoli che ricordiamo in appendice (^^). A maestro di 
zecca fu scelto un Matteo Pignoni, riconfermato nel 
1737 (12); esso battè le solite monete basse: monete 
d'oro e d'argento di maggior valore sembra se ne 
siano battute assai poche, a giudicare dai saggi che 
ne rimangono. Vi troviamo che i quattrini sono del 
peso di 26 e ^ per libbra, i bagaroni del peso di 
29 per libbra: più tardi, nel 1744 dei quattrini ne 
andavano 29 per libbra (^3). Delle altre monete non 
ci rimangono saggi, di quegli anni. 

Morto Clemente XII, nel 1740, dopo un Con- 
clave di quasi cinque mesi (in cui a Bologna si bat- 
terono nuovi bolognini d*oro) venne eletto il Cardi- 
nale Prospero Lambertini bolognese, che prese il 
nome di Benedetto XIV. Bologna, va debitrice a 
questo grande pontefice del nuovo Istituto di scienze, 
di gabinetti scientifici, di edifici, della biblioteca e della 
rifioritura delle lettere incominciata allora. Il lungo 
periodo del suo governo (i 740-1 758) è interessante 
anche per noi. 

Confermato a zecchiere Matteo Pignoni, rico- 
minciarono quelle ricche battiture di dobloni, zec- 
chini, scudi d' oro, muraiole da 4 e da 2 baiocchi, 
baiocchelle, mezzi bolognini e quattrini di cui ci 
rimangono sì numerosi e belli esemplari. Il Senato 
fece incidere su parecchie monete d' oro di quel 
tempo col nome del nuovo papa quello di padre della 
patria, tanto giustamente attribuito a Benedetto XIV 
da' suoi concittadini. 

Da alcuni saggi che ci rimangono rileviamo 



(11) Piani e discipline monetarie, 7 settembre, 1734, V. doc. XXV. 

(12) Ibid. 8 maggio, 1737. 

(13) Assunteria di secca. Atti dei saggiatori, sec. XVIII. 



LA ZECCA DI BOLOGNA 213 



che i bianchi da 12 bolognini V uno di quel tempo 
avevano di fino once 9 f per Hbbra e ne andavano 
106 pezzi alla libbra: i bagaroni, da 3 quattrini 
erano in ragione di boi. 32 per libbra, i quattrini 
33: più tardi, nel 1756, le muraiole da 4 bolognini 
conservavano la solita bontà e ne andavano 124 
per Hbbra. Oltre alcune nomine di assaggiatori, 
prima del 1752 d'importante non troviamo che una 
lunga relazione del zecchiere da cui risulta che l'o- 
norario che gli competeva per la battuta delle mo- 
nete di rame era troppo mite, causa l'aumento delle 
spese dell'officina ed egli chiedeva un piccolo au- 
mento sul tanto per cento che gli competeva: au- 
mento che gli fu concesso (m). Dietro richiesta di alcuni 
mercanti furono battute nuove monete d'oro, intorno 
al 1752, di cui non rimangono particolari diretti. 

Frattanto l'invasione di monete di bassa lega 
coniate nello stato pontificio era divenuta sì grande 
a Bologna, che i lamenti giunsero fino a Roma e il 
papa, con disposizione della Segreteria di Stato del 
2 ottobre 1756, ordinava agli Assunti di Bologna di 
mandare colà una relazione sulle coniazioni delle 
monete di lega e di rame degh ultimi io anni, per 
vedere se era il caso di limitare l'attività di alcune 
zecche dello Stato e fors' anche chiuderle. Dalla ri- 
sposta mandata dieci giorni dopo all' Ambasciatore 
perchè la trasmettesse alla Segreteria di Stato, e 
della quale rimane copia, stralciamo la seguente nota: 

" Battute di Rame in Bagaroni e Quattrini fatte in anni 
dieci, dall'anno 1746 incluso a tutto l'anno 1755, ^ cioè: 

Bagaroni Quattrini 

1J46 Libre 2725 — Libre 2420 — 

^747 » 2032- „ 1871,1 

^74^ » 1859*3 » 4843*6 



(14) Piani e discipline monetarie, 1751. 



214 



FRANCESCO MALAGUZZI 



Bagaroni Quattrini 

1749 Libre 1356 - Libre 5144,5 

1750 n 1733» IO « 4523^6 

/Z/^ « 3636,2 „ 10058,6 

77/2 ..... „ 2111,10 „ i958o>ii 

17 S 3 ,; 3500,1 „ 23322,7 

17 S 4 ^ 1740,8 „ 33299-8 

17 JS " 543i>io „ 5756,6 

Libre 25926,8 Libre 110820,2. 

Ne viene un anno per l'altro n. 2592,8 n. 11082 [sic) „ (15). 

Poco dopo gli Assunti mandavano a Roma, 
perchè fosse sottoposta all' esame del Papa, una 
memoria per provvedere all'inconveniente lamentato: 
la memoria fu evidentemente compilata > da qualche 
persona che di cose di zecca conosceva più la parte 
teorica che la pratica, perchè i rimedii che vi sono 
ricordati erano, per quei tempi, del tutto inattuabih, 
ammettendo l'accordo di tutte le zecche d'Italia. 
Evidentemente il disordine monetario proveniente 
dall'introduzione di moneta bassa forestiera derivava, 
più che dalla quantità esuberante ai bisogni della 
circolazione, dal fatto di non avere la maggior parte 
di esse monete che un valore arbitrario, che mutava 
quasi ad ogni contrattazione e ciò perchè da gran 
tempo non erano state tariffate. Il pericolo di chiusura 
della zecca fu anche per questa volta tolto e a rime- 
diare all'inconveniente generale si bandirono da Roma 
parecchi ordini severissimi per far cessare il corso 
delle monete forestiere e specialmente delle lire di 
Genova. Una tabella pubbHcata nel maggio del 1757 
col ragguagho tra le monete di Bologna e quelle di 
Roma e un bando 25 maggio dello stesso anno, posero 
infatti un po' d'ordine anche sul mercato bolognese. 



(15) Piani e discipline monetane, 1756. Proibizione delle battute, ecc. 



LA ZECCA DI BOLOGNA 21 5 



Nel 1757, con una nuova coniazione dei soliti 
scudi d'oro valutati a L. 4,10 l'uno, di cui furono 
mandati alcuni esemplari di saggio al papa e ai 
cardinali, che li approvarono, si chiude la moneta- 
zione del tempo di Benedetto XIV. 

Clemente XIII (Rezzonico, 1758-69) al principio 
del suo pontificato pensò anch'esso ad unificare il 
corso delle monete nello Stato pontificio, e a Bologna 
gli Assunti formularono i soliti progetti destinati a 
rimanere lettera morta (^6). 

Nel 1760, con aito della congregazione degli As- 
sunti di Zecca 7 maggio, fu ridotto il baiocco al 
valore di 5 quattrini: poco dopo fu sospesa la bat- 
tuta dei quattrinelli (20 gennaio 1761), mentre con- 
tinuavano le coniazioni delle soHte monete di lega 
e di rame schietto, eseguite sui conii dell'orefice e 
scultore Ercole LelH riconfermato poi nell'ufficio il 
15 giugno 1764: zecchiere era il Pignoni che si prese 
in aiuto il figlio Girolamo (^7). Gh Assunti poi prov- 
vedevano perchè fossero raccolti in zecca esemplari 
di tutte le monete bolognesi fin dalle più antiche 
e gh atti fanno cenno delle domande fatte fin d'allora 
dagli studiosi per averne copia e impronte : la rac- 
colta in questione fu poi passata all' Istituto delle 
Scienze con decisione 3 marzo 1766. 

Il Lelh, incisore dei conii, dopo grave malattia 
era morto e nel marzo del 1766 concorrevano al suo 
posto sei orefici: sottoposti ad un esperimento e a 
presentare alcune medaglie colle effigie di illustri bo- 
lognesi, da essi modellate, vinse il concorso Fi- 
lippo Balugani (9 febbraio 1767) artista del quale ri- 
mangono parecchi bei lavori in Bologna. Gli altri 



(16) V. doc. XXVI. 

(17) Assunteria di zecca, Atti. 



2l6 FRANCESCO MALAGUZZI 



concorrenti furono rimborsati delle spese e poterono 
coniare in zecca le loro medaglie. 

A dare idea del corso delle monete in questo 
tempo riportiamo tra i documenti un bando del 
1768 che ne regolava la materia (^s). 

Dopo un breve periodo di sede vacante (1769) 
salì al soglio pontificio Clemente XIV (i 769-1 774), 
sotto il quale la coniazione delle monete bolognesi 
fu meno ricca e varia delle precedenti. Ripresa la 
battitura di monete di lega, specialmente da dodici 
bolognini, di questi ne furon messi in circolazione, 
nel 1769, per 1000 scudi. In questo tempo il Senato 
bolognese ebbe a servirsi in più occasioni dell' opera 
e della pratica del celebre nummografo Guidantonio 
Zanetti, per regolare il corso delle monete e per pa- 
reri sui provvedimenti da prendersi per rendere at- 
tiva la zecca, l'opera della quale era intralciata dalla 
invasione di monete forestiere, e per dar pareri sulla 
bellezza de' nuovi conii eseguiti dal Balugani (^9). Con- 
fermato a maestro di zecca il Pignoni il 25 aprile 
1770, nel giugno del susseguente anno si coniarono 
nuovi zecchini colla parola zecchino, il padiglione, 
le chiavi e l' arma del Legato da una parte, e il 
Bononia docet, il millesimo e il leone rampante dal- 
l'altra. Qualcuno aveva proposto di aggiungervi il 
nome del papa, ma fu giudicato non necessario per 
non confondere i nuovi zecchini di Bologna con quelli 
di Roma " bastando per ogni buon riguardo le chiavi, 
gonfalone ed arma del Legato „ a dimostrare la 



(18) V. doc. XXVII. 

(19) Del Zanetti trovammo inoltre tra le carte di questo tempo 
neW Assunteria di Zecca {buste: Piani, discipline monetarie n. i6) un 
fascio di memorie sue dal 1765 al 1777 sulle monete del suo 
tempo, ecc. 



LA ZECCA DI BOLOGNA 21 7 



papale sovranità (^o). Il nome del pontefice fu posto 
invece negli scudi e nei bianchi. 

Dal 1774 al 1775 nuova sede vacante: di questo 
tempo rimane uno scudo da 80 baiocchi colla figura 
del San Petronio inginocchiato : furono incise da 
Petronio Tadolini, (scultore famoso a' suoi tempi e 
che lasciò, tra gH altri, alcuni rihevi in una porta se- 
condaria del S. Petronio) perchè l'incisore precedente 
aveva disgustato gli Assunti che non avevano trovato 
troppo ben riusciti gh ultimi conii (^i). Ma nel dicembre 
del 1775 fu riconfermato a coniatore Filippo Balugani 
che ne aveva fatto istanza promettendo di porre mag- 
gior diligenza nella fabbricazione delle monete e as- 
sumendo di perfezionare il torchio, pensiero costante 
degli Assunti di Zecca, come provano le molte 
relazioni e i molti disegni che rimangono tuttora (22). 

Pio VI (Braschi) fu l'ultimo pontefice del secolo 
e nel lunghissimo periodo del suo governo (i 775-1 796) 
si coniò la più ricca serie di monete d'ogni valore: 
dai pezzi d'oro da dieci zecchini del 1786 e 1787 
fino ai quattrini e ai bolognini, che descriveremo 
tutti a suo luogo. 

Al 1776 risalgono molti lavori di restauro del 
palazzo della zecca a seguito di altri incominciati nel 
1754, per opera dell'architetto Carlo Francesco Dotti 
e che si era limitato agli ornamenti in macigno delle 
finestre e della grande porta (23). 

Le prime monete coniate sotto Pio VI furono le 
piastre per le quali si fusero molte argenterie vendute 
dalla famiglia Tanari, e presente all' operazione fu 



(20) Assunteria di zecca. Atti di congregazione. 

(21) Atti cit., 1774-75. 

(22) Atti cit., giugno 1775. 

(23) Atti cit., 1777. 



2l8 FRANCESCO MALAGUZZI 



anche Guidantonio Zanetti: seguirono i bianchi e i 
mezzi paoH. Tutte queste monete, esaminate e ricono- 
sciute buone, furono messe in circolazione nel luglio 
del 1777 e si avvertì l'incisore Balugani di preparare il 
conio del testone di Bologna, essendo pronta la pasta 
per tale moneta (24). Ma per causa che si ignora, il 
conio fu poco dopo ordinato a Firenze e di là spedito. 

In conseguenza di una lettera dell'Ambasciatore 
gli Assunti ordinarono poi al zecchiere Pignoni di 
regolare la bontà delle baiocchelle di Bologna con 
quelle di Roma, fino allora migliori (25), Un ulteriore 
pericolo di chiusura della officina fu allontanato, e 
non ne rimane traccia che negH atti di congregazione 
dell'Assunteria di zecca del secondo semestre del 1778. 

Invece nel maggio s'incominciò a battere monete 
d'oro : le prime furono zecchini e mezze doppie, e- 
seguiti con un nuovo grande torchio costruito da 
certo Fornasini che rimodernò anche gli altri arnesi 
dell'officina, e specialmente la trafila per laminare 
il metallo. 

Per la morte del Balugani essendo vacante il 
posto di incisore dei conii, nella seduta del 7 novembre 
1780 gli Assunti nominarono lo scultore Petronio 
Tadolini che aveva già servito in altre occasioni, 
quando il lavoro era soverchio (26), Questi si obbligò 
a consegnare cinque conii all'anno, se occorrevano, 
a sue spese e a farli tanto robusti da servire per 
la battuta di almeno 15000 pezzi. In questo tempo 
il personale di zecca era così composto : 



// zecchiere o locatario della zecca^ 
il ricevitore delle monete, 
il calcolatore, 



(24) Atti cit., giugno - agosto 1777. 

(25) Atti cit., 27 marzo 1778. 

(26) Atti cit. 



LA ZECCA DI BOLOGNA 2ig 



il campioniere, 

il pagatore o cassiere, 

oltre l'incisore dei conii, gli assaggiatori, i garzoni, ecc. 

Al vecchio maestro di zecca o locatario successe 
il figlio Girolamo Pignoni che aveva già fatto pratica 
nell'officina col padre: con lui si batterono monete 
di rame da mezzi baiocchi e poco dopo dei Paoli pei 
quali si scelse, coU'àpprovazione del Legato, il conio 
antico portante T immagine della Vergine e le tre 
armi, del Papa, del Legato e del popolo bolognese (27). 
Gli esemplari che rimangono portano appunto l' in- 
dicazione 1781 e dei seguenti anni. 

Nel 1782, per ricordare l'arrivo in Bologna del 
Papa, il Senato dava incarico agh Assunti di Zecca 
di far coniare una medaglia. Presentarono due pro- 
getti di ugual motivo, due artisti: il Tadolini e certo 
Vincenzo Caponeri. Dai diversi pareri di parecchi 
professori e archeologi che videro le due medaglie 
non ci è dato sapere quale delle due fosse la pre- 
scelta (28). 

A maestro di zecca fu riconfermato per tre anni 
Girolamo Pignoni con atto 15 marzo 1783. Ne ricor- 
diamo i capitoli, che sono gli ultimi che trovammo 
di quel secolo e che rimasero in vigore fino al suc- 
cessivo governo: 

i.*' Per ogni battitura occorreva al zecchiere il consenso 
degli Assunti che l'otterrebbero dal Reggimento. 

2.° Il zecchiere doveva abitare e coniar monete solamente 
nel Palazzo della zecca e precisamente al piano terreno. 

3.'' Doveva batter moneta solo di giorno, cioè dalla 
Messa di S. Pietro sino air Ave Maria. 

4.** Le battiture erano a sue spese, e rischio: il Comune 



(27) Atti cit., 8 giugno 1781. 

(28) Piani e discipline monetarie, 1782. Luglio e Atti di congregazione, 
1782. 



39 



220 FRANCESCO MALAGUZZI 



avrebbe, al solito, pagato l'opera degli Assaggiatori, dell'in- 
cisore e del custode dei conii. 

5,° Il zecchiere riceverebbe per sua provvigione L. 12 
di quattrini al mese : e per spese di fattura, cali, ecc. " li -§ 
per cento di tutta la monete d'oro che cunierà; l'uno e j di 
tutta la moneta d' argento, compresi anche i mezzi paoli, 
benché si cunijno di sole oncie dieci di bontà; e il tre per 
cento di tutta la moneta di Lega d'argento della bontà di 
oncie due e dinari dieciotto, „ come si era fatto pel passato 
e come si faceva a Roma. 

6° Tutte le monete d'oro, d'argento e di lega da coniarsi 
dovevano essere alla lega, bontà e peso di quelle di Roma 
a riserva dei mezzi paoli che si sarebbero fatti di sole oncie 
dieci di fino, mentre i romani erano di undici, purché col loro 
maggior peso compensassero il difetto di bontà. Il capitolo 
seguita ricordando la bontà delle monete da osservarsi, come 
pel passato, cioè : i zecchini d'oro di bontà di denari 24 e in 
numero di 99 per libbra romana (corrispondente a oncie 11 j 
di Bologna), le doppie d'oro da L. 15 di bontà di denari 22 e 
in numero di 62 alla libbra romana e le mezze doppie in 
proporzione; gli scudi da paoli io d'argento di bontà di d. 11 ; 
e in numero di 13 per libbre i, Ott. 4, Car. 16.1 di Bologna 
e così i mezzi scudi, i testoni da paoli j, le piastre da paoli 
2, tutti della bontà di d. 11: i mezzi paoli della bontà di d. io 
e nel numero di 249 per libbra di Bologna, le baiocchelle o 
murajole della bontà di d. 2.18 e di numero 104 per libbra di 
Bologna quelle da 4 bolognini, e 208 quelle da 2 soli bolognini. 

7.° Nel caso occorresse batter quattrini, bolognini e 
mezzi bolognini dovrebbero esser stati di rame puro e schietto, 
e del peso, i primi di 152 per libbra di Bologna e di 5 al 
baiocco e in proporzione i bolognini e mezzi bolognini. Se- 
guono gli obblighi di tener registri della moneta stampata, 
di custodire la moneta e i ponzoni, le pile e i torselli, la 
trafila, ecc. (29). 

I conii pei nuovi testoni e zecchini da battersi 
furono costrutti a Roma dallo Schwendiman e poiché 



(29) Piani e discipline monetarie, 1783. Capitoli, ecc. 



LA ZECCA DI BOLOGNA 221 



i primi non erano riuseiti, furono rimandati e colà 
rifatti (30). Ma sembra che nemmeno la seconda volta 
riuscissero molto soddisfacenti perchè il TadoHni ebbe 
incarico di aggiustarli (31). Tuttavia a Roma dalF inci- 
sore di quella zecca si fecero eseguire anche i conii 
per lo scudo e il mezzo scudo (32). 

Poco dopo, ritirate dalla circolazione le vecchie 
murajole, furono rifuse e rifabbricate insieme ad altre 
2000 coi nuovi conii; i vecchi punzoni parte furono 
venduti e parte ceduti al Tadolini che se ne serviva 
per suo esercizio (33). Quest' artista nel principio del 
1785 fabbricò i conii pei nuovi paoli (34) e poco dopo 
altri pei nuovi zecchini e doppie che si dovevano 
coniare coli' oro provveduto a Modena dalla Corte 
ducale (35). Delle successive coniazioni di monete 
d'argento e di lega non rimangono particolari degni 
di nota. Quando avremo ricordato un progetto per 
batter moneta da 12 paoli che non fu accolto, la 
notizia di un aumento di salario all' incisore per la 
fama che godeva e quella di perfezionamenti nella 
Trafila e nelle balze, non ci rimane altro da aggiungere 
di questo periodo che possa interessare gli studiosi 
di numismatica. 

Le nuove idee repubblicane del 1796 trovarono 
Bologna, conservante tuttora T antica forma e appa- 
renza di libertà, pronta ad applicarle. Del governo 
del 1796, di quello successivo della Repubblica Ci- 



(30) Atti cit., Sedute dell' ii giugno 1783. 

(31) Ibid. 

(32) Id., 12 die. 1783, e segg. 

(33) Id., 4 genn. 1784. 

(34) Id., 16 genn. 1785. 

(35) Id., luglio 1785. Il Tadolini aveva un figlio, Raffaele, che col- 
tivava l'arte del padre e che appunto in questi anni apprendeva a Roma 
l'arte dell' IntagUare i conii, a spese dell' Assunteria Bolognese. 



222 FRANCESCO MALAGUZZI 



spadana e della Cisalpina, di quello austriaco del 1799 
e del francese 1800-1802, della repubblica del 1802 
fino al Regno d'Italia con Napoleone Re (17 marzo 
1805) abbiamo ben poco a dire, nel nostro argomento. 

La zecca in tutto questo periodo rimase aperta 
e battè varie monete. Della repubblica Cispadana ci 
rimane un rarissimo pezzo d'oro da venti lire col- 
r immagine della Madonna di S. Luca. Della Cisal- 
pina il Carlino e il doppio Carlino colla scritta COMY- 
NITAS ET SENATVS BONONIENSIS. 

Dagli atti dei saggiatori (36)^ (quasi le sole carte 
che ci rimangono prima del 1806, e colle quali si 
chiude la serie di carte dell'antica assunteria di zecca) 
rileviamo che nel giugno del 1797 gli scudi d'argento 
da 100 bolognini l'uno erano della bontà prescritta 
di oncie io di fino per libbra e del peso di ottavi 
7 e carati 14 l'uno ed al numero di 12 per ogni libbra 
di peso di Bologna, meno carati 72: le doppie d'oro 
erano della bontà di denari 22 per oncia, le murajole 
(4 soldi) della bontà di oncie 2 d. 18 e ne andavano 
104 alla libra di Bologna. Questa bontà e questi pesi 
rimasero gli stessi anche negli anni susseguenti. 



(36) Neir ultima busta dei Piani e discipline monetarie ad ann. — 
V. anche Miscellanea. Vi manca quella delle monete d'oro. La coniazione 
ne fu limitatissima. 



CAPITOLO IX. 

La zecca di Bologna sotto il primo Regno d'Italia — Decreti — Personale 
e funzionamento dell' officina — Coniazioni di monete d' argento e 
di rame — Successivi governi e monete bolognesi dal 1814 al 1861 
— Chiusura della zecca e ultime disposizioni. 



L'ultimo periodo della zecca bolognese offre 
maggior interesse del precedente. Formatosi nel 
marzo del 1805 il primo Regno d'Italia sotto lo scettro 
di Napoleone, il nuovo Sovrano si diede, tra le altre 
cose, a regolare il corso delle monete, così difettoso 
fino allora, semplificando le zecche. 

Il primo decreto del governo napoleonico sul- 
r argomento è quello del 28 giugno 1805 : così 
formulato : 

— Napoleone, per la grazia di Dio e per le Costituzioni 
Imperatore de' Francesi e Re d' Italia 

Decreta 

Art. I. Non vi saranno che due zecche nel Regno. 
Esse sono stabilite una in Milano, e l'altra in Bologna. 

Art. 2. L'Amministrazione della zecca sarà composta 
come segue: 

Un Direttore generale della zecca e monete, 

Un Segretario, 

Un Ricevitore e Custode delle paste, 

Un Verificatore degli assaggi. 

Due Assaggiatori, 

Un Capo addetto a ciascuna delle seguenti officine: 
Partizione e finazione — Fonderia — Trafila e taglia — 
Revisione — Stamperia — Macina delle terre. 

Un Disegnatore coll'obbligo di sopraintendere ai lavori 
d'incisione, 



224 FRANCESCO MALAGUZZI 



Tre Incisori (prò interim), 
Un Cassiere,' 
Un Ragionato. 

Art. 3. Il solo Direttore generale ha il diritto dell' al- 
loggio nel locale della zecca. Non potrà continuarsi, né 
accordarsi l' alloggio in detto locale a verun operaio od 
inserviente. 

Art. 4. Il Ministro delle Finanze è incaricato dell'esecu- 
zione del presente Decreto, che sarà pubblicato, ed inserito 
nel Bollettino delle Leggi. 

Piacenza, 28 giugno 1805. 

Napoleone. 

Per l'imperatore e Re 
// Consigliere Segret. di Stato 
L. Vaccari (i). 

L' avviso fu pubblicato a Bologna e andò in vi- 
gore il 13 luglio (2). L'anno seguente, con decreto 
21 marzo fu determinata la fabbricazione delle nuove 
monete pel Regno d'Italia, uniformemente alla mo- 
neta legale già in corso nell' Impero francese. L'im- 
portante decreto, pubblicato a Bologna dieci giorni 
dopo, è il seguente che, per quanto noto, ci convien. 
riportare : 

21 marzo 1806. 

— Napoleone I, per la grazia di Dio e per le Costitu- 
zioni Imperatore de' Francesi e Re d'Italia 

Considerando, che a togliere gl'inconvenienti derivanti 
dalla difformità delle monete in corso nel Nostro Regno d'I- 
talia, è necessario introdurvi una nuova moneta uniforme nel 
peso, titolo e tipo; 

Considerando, che le relazioni politiche e commerciali 



(i) Bollettino delle leggi, 1805, n. 69. Decreto suU' Amministrazione 
delle Zecche. 

(2) GuiDiciNi, Diario bolognese dal 1796 al 1818. 



LA ZECCA DI BOLOGNA 225 



fra i nostri diversi Stati esigono, che dovei^dosi fabbricare 
una nuova moneta, sia questa uniforme alla moneta legale 
già in corso nel Nostro Impero di Francia; 

Abbiamo decretato e decretiamo quanto segue: 

Titolo I. 
Della unità monetaria. 

Art. I. Cinque denari d'argento del peso stabilito dalla 
legge 27 ottobre 1803 (cinque grammi) al titolo di nove de- 
cimi di fino costituiscono l'unità monetaria che conserva il 
nome di lira. 

Titolo IL 
Della fabbricazione delle monete. 

Art. 2. Le monete d'argento saranno di un quarto di 
lira, dì una mezza lira, di tre quarti di lira, di una lira, di due 
e di cinque lire. 

Art. 3. Il loro titolo è di nove decimi di fino, e un de- 
cimo di lega. 

Art. 4. Il peso del quarto di lira sarà di un denaro e 
un quarto (un gramma, e venticinque centigrammi). 

Art. 5. Il peso della mezza lira sarà di due denari e 
mezzo (due grammi e cinque decigrammi). 

Art. 6. Il peso di tre quarti di lira sarà di tre denari 
e tre quarti (tre grammi e settantacinque centigrammi). 

Art. 7. II peso d'una lira sarà di cinque denari (cinque 
grammi). 

Art. 8. Il peso di due lire sarà di dieci denari (dieci 
grammi). 

Art. 9. Il peso di cinque lire ossia dello Scudo sarà di 
venticinque denari (venticinque grammi). 

Art. io. La tolleranza del titolo per le monete d'argento 
sarà di tre millesimi tanto in più quanto in meno. 

Art. II. La tolleranza del peso per il quarto di lira sarà 
di dieci millesimi tanto in più quanto in meno, per la mezza 
lira, e per i tre quarti di lira, di sette millesimi tanto in più 



226 FRANCESCO MALAGUZZI 



quanto in meno, per la lira e per le due lire, di cinque mil- 
lesimi tanto in più quanto in meno, e per le cinque lire ossia 
per lo Scudo, di tre millesimi tanto in piìi, quanto in meno. 

Art. 12. Vi sarà una moneta d'oro di venti lire, e una 
di quaranta lire. 

Art. 13. Il suo titolo è fissato a nove decimi di fino, e 
a un decimo di lega. 

Art. 14. I pezzi di venti lire saranno al taglio di cento 
cinquantacinque per libbra (Kilogramma), e i pezzi di quaranta 
lire saranno al taglio di settanta sette e mezzo per libbra. 

Art. 15. La tolleranza del titolo, nella moneta d'oro 
sarà di due millesimi, tanto in pila quanto in meno. 

Art. 16. La tolleranza del peso sarà di due millesimi 
tanto in più, quanto in meno. 

Art. 17. Vi saranno delle monete di rame puro di un 
centesimo, di due centesimi, di tre centesimi, e di un soldo 
(cinque centesimi). 

Art. 18. Il peso del centesimo sarà di due denari (due 
grammi). 

Art. 19. Il peso de' due centesimi sarà di quattro de- 
nari (quattro grammi). 

Art. 20. Il peso di tre centesimi sarà di sei denari (sei 
grammi). 

Art. 21. Il peso del soldo (cinque centesimi) sarà di 
dieci denari (dieci grammi). 

Art. 22. La tolleranza del peso nelle monete di rame 
sarà di un cinquantesimo in più. 

Titolo III. 
Del tipo delle monete. 

Art. 23. Il tipo delle monete è regolato nel modo se- 
guente: sopra l'una delle superficie vi sarà la Nostra Effigie 
colla leggenda: Napoleone Imperatore e Re; e l'anno della 
fabbricazione '- sopra l'altra, lo Stemma del Regno colla leg- 
genda: Regno d'Italia; e l'indicazione del valor nominale 
della moneta. 



LA ZECCA DI BOLOGNA 227 



Art. 24. Il contorno delle monete d'oro, e delle monete 
d'argento di cinque e di due lire porterà la leggenda; Dio 
PROTEGGE l'Italia. 

Art. 25. Nelle monete d'oro e di rame la Nostra Effigie 
guarderà la sinistra dello spettatore; e in quelle d'argento 
la destra. 

Art. 26. Un regolamento di pubblica amministrazione 
determinerà il rispettivo diametro delle monete. 

Titolo IV. 
Della verificazione delle monete . 

Art. 27. Le monete fabbricate a' termini del presente 
Decreto non potranno essere poste in corso, se prima non 
ne sia verificato il titolo, e il peso. 

Art. 28. La verificazione si fa immediatamente, dopo l'ar- 
rivo dei campioni, alla presenza d'una Commissione composta 
di tre Membri del Nostro Consiglio di Stato, e di due Membri 
della R. Contabilità. I Direttori della fabbricazione potranno 
assistere in persona o per procuratore alla verificazione. 

Art. 29, La Commissione formerà processo verbale delle 
operazioni relative alla verificazione, e trasmetterà copia del 
processo al Ministro delle Finanze e a quello del Tesoro 
pubblico colla sua decisione. 

Art. 30. I campioni che avranno servito alla verificazione 
rimaranno per tre anni in deposito presso la Commissione 
medesima. Passato il triennio, i campioni saranno fusi. 

Art 31. In caso di frode nella scelta de' campioni, gli 
autori, fautori e complici in questo delitto sono puniti come 
monetarj falsi. 

Titolo V. 
Disposizioni d'ordine. 

Art. 32. La zecca non esigerà da coloro che le porteranno 
materie d'oro o d'argento per essere convertite nelle mo- 
nete portate dal presente Decreto che la spesa di fabbrica- 

30 



228 FRANCESCO MALAGUZZI 



zione. Questa spesa è fissata a nove lire per ogni libbra d'oro 
(Kilogramma) e a tre lire per ogni libbra d'argento. 

Art. 33. Se le materie sono di titolo inferiore al titolo 
monetario, la Zecca esigerà altresì la spesa di raffinazione 
e di partizione. Questa spesa sarà calcolata sulla porzione 
delle materie medesime, che raffinata basti ad inalzarne la 
totalità al titolo monetario e verrà precisata a norma della 
Tariffa da pubblicarsi. 

Art. 34. All'epoca in cui verrà emessa la nuova mo- 
neta, un regolamento di pubblica amministrazione fisserà il 
ragguaglio fra la medesima, e le monete in corso nel Regno. 

Art. 35. Il ministro delle finanze del Nostro Regno 
d'Italia è incaricato della esecuzione del presente Decreto 
che sarà stampato, pubblicato ed inserito nel Bollettino delle 
Leggi. 

Dato dal Nostro Palazzo Imperiale delle Tuileries questo 
di 21 marzo 1806. 

Napoleone. 

Per l'Imperatore e Re 

// Ministro e Segretario di Stato 

A. Aldini (3). 

Un altro decreto 21 dicembre 1807 (n, 281) re- 
golò il corso delle monete e diede il ragguaglio 
della lira italiana colla lira di Milano e colle altre 
lire in corso nei diversi dipartimenti e distretti del 
regno; cui seguì, a Bologna, la pubblicazione di una 
tariffa dei prezzi delle monete estere per esser fuse 
per la nuova coniazione (4). 

Nel novembre del 1806 era nominato Direttore 
della zecca di Bologna il prof Pellegrino Salvigni, 
maestro dei conii Giuseppe Cavallini e contralatore 
alla monetazione G. Battista Roberti: poco dopo a 



(3) Bollettino delle leggi, 1806, n. 21. 

(4) Piani e discipline monetarie, fase. 1808^39. 



LA ZECCA DI BOLOGNA 229 



incisore troviamo però Petronio Tadolini (s), e il 
zecchiere Cavallina dipendenti dal direttore. Con 
lettera 20 gennaio 1807 il Direttore Generale delle 
Zecche avvertiva il direttore dell'officina di Bologna 
che " d'ora in avanti e fino a nuovo ordine sia so- 
spesa in codesta zecca.... la battuta delle monete 
qualunque sia la loro qualità „ (^). Perciò l'officina, 
già inattiva, fu chiusa e nel frattempo, visto che l'or- 
dine non poteva essere che transitorio, corsero tratta- 
tive per riattare i locali, le macchine, i ponzoni, e 
delle quali sarebbe troppo lungo e non necessario 
occuparsi. 

Frattanto veniva pubblicato il seguente decreto: 

— Napoleone, per la grazia di Dio e per le Costitu- 
zioni, ecc. 

Abbiamo decretato e decretiamo: 

Art. I. Sarà fabbricata nel nostro Regno d'Italia una 
moneta da io Centesimi al titolo di duecento millesimi di 
fino e di due denari. 

Art. 2. La tolleranza del titolo è fissata a sette mille- 
simi tanto in più quanto in meno, la tolleranza del peso è 
pure fissata a sette millesimi tanto in più quanto in meno 
sopra mille pezzi. 

Art. 3. Il IO centesimi avrà per tipo in una delle super- 
ficie un N sormontato dalla Corona d'alloro: nell'altra superficie 
vi sarà nel mezzo il valor nominale della moneta, l'anno della 
fabbricazione e i segni indicativi della Zecca dell'incisore e 
del Mastro di zecca colla leggenda : Napoleone imperatore 
E re. 

Art. 4. Il nostro ministro delle Finanze del Regno d'I- 



(5) Protocollo della R. Zecca, 1806-7. (Archivio di Stato di Bologna, 
Sezione moderna — Uffici Finanziari — Ufficio della zecca, presso cui si 
conservano tutti gli atti della sopressa zecca da questi anni fino al 1862). 

(6) Arch. e uff", cit. Registro i delle determinazioni di massima. 



230 FRANCESCO MALAGUZZI 



talia è incaricato dell'esecuzione del presente decreto, che 
sarà pubblicato ed inserito nel bollettino delle leggi. 
Dato da Bajona il 17 luglio 1808. 

NAPOLEONE. 

Per r Imperatore e Re 

// Ministro Segretario di Stato 

A. Aldini (7). 

Dalla faraggine di carte (scritture, carteggi, con- 
tratti, conti, registri) di questo tempo, che segnano 
il principio della burocrazia invadente, trascurando 
tutto quanto è inutile al nostro argomento ed è la 
maggior parte, ci limiteremo a ricordare le notizie 
che ci interessano perchè si riferiscono ad ulteriori 
coniazioni. 

A riattivare V esercizio dell' officina di Bologna 
i cui vecchi arnesi non rispondevano alle esigenze 
del grande lavoro dei nuovi tempi e del commercio 
sempre più diffuso, furon fatti venire da Modena 
torchi, metalli, arnesi e supellettili. Ad effettuare 
le prime coniazioni di moneta di rame, per ottem- 
perare al decreto imperiale, il Ministro delle Finanze 
accordò un fondo di dodici mila lire itahane per le 
spese di monetazione (s), disponendo poco dopo per 
il ritiro delle verghe d'oro che vi si custodivano. 

Prima che si battessero i pezzi da io centesimi, 
troviamo ricordate molte pratiche per coniar monete 
d'argento: della quale coniazione però non resta de- 
creto imperiale forse perchè le cose pertinenti alla 
zecca nostra furono da allora considerate come af- 
fari interni e per la dipendenza dell'officina bolognese 
dalla Direzione Generale residente a Milano (9). Nel 
maggio infatti arrivavano dalla capitale del Regno i 



(7) Bollettino delle leggi, 1808 17 luglio, (N. 231). 

(8) Protocollo della R. Zecca di Bologna, n. progressivo 63 di protocollo. 

(9) id. id. n. 410. 



LA ZECCA DI BOLOGNA 23I 



campioni dei pezzi da cinque lire perchè servissero 
di modello a quelli bolognesi : ma per allora non se 
ne fece nulla ('o). Con numero di protocollo 22 il di- 
rettore generale " fa presente a questo direttore che 
S. E. il Ministro delle Finanze ha determinato di far 
battere in questa Zecca lo scudo da L. 5 e la lira 
itahana. „ L'ordine fu la conseguenza del decreto del 
21 marzo 1806, non ancora attuato in Bologna. Dalle 
istruzioni mandate al Direttore della nostra zecca 
rileviamo che la tolleranza del titolo delle nuove mo- 
nete d' argento era di 3 millesimi e il titolo non al 
di sotto di ^ ("). L'approvazione per la coniazione 
di una prima partita di 30 mila nuove monete d'argento 
da 5 hre e da i hra venne solamente nel giugno del 
1809: (^2) poco prima era appunto finita la battitura 
delle monete di rame da tre centesimi (13). 

Da allora fino al 1814 continuarono regolarmente 
le altre coniazioni delle monete stabilite per Bologna 
che, in tutto, sono, come il lettore vedrà nelle descri- 
zioni, le seguenti: da 5, da 2 e da una lira d'argento, 
da mezza lira, da cinque soldi, pure d'argento, da un 
soldo, tre centesimi e un centesimo, di rame col motto 
Napoleone imperatore e re, l'indicazione locale B (Bo- 
logna), la data da un lato e le parole Regno d'Italia 
e l'indicazione del valore delle monete dall'altro. 

Caduto Napoleone a Lipsia, Gioacchino Murat si 
alleò cogli Austriaci e occupò colle sue truppe lo 
Stato Romano e i ducati di Parma e Modena : il 18 
gennaio 1814 entravano le truppe napoletane in Bo- 
logna. Quivi si stabilì un governo provvisorio che ai 



(io) Protocollo della R. Zecca di Bologna, n. 281 e segg. 
(xi) 1808. Esperimenti, verificazioni, ed approvazioni, Tit. V., fase. C. 
ivi tutti i carteggi relativi alle monete d'argento. 

(12) Protocollo, 1809, n. 368. 

(13) Ibid. n. 226. 



232 



FRANCESCO MALAGUZZI 



primi di maggio dello stesso anno cedette il luogo 
a un governo provvisorio austriaco. E noto come dopo 
improvvisi avvenimenti nella penisola, il papa riebbe 
le legazioni (^4), 

Del periodo di Gioacchino Murat ci rimangono 
alcuni decreti sulla zecca di poca importanza. 

Pio VII morì il 20 agosto 1823. Del suo tempo 
essendo direttore della zecca bolognese il Salvigni, 
si cercò a Roma di dare disposizioni per la perfetta 
uniformità fra le due zecche dello Stato della Chiesa 
di Bologna e Roma. E poiché le monete che più dif- 
ferenziavano tra loro erano quelle di rame, il direttore 
della zecca romana^ per ordine superiore, avvertiva 
quello di Bologna che i pesi colà erano i seguenti: 



Peso romano 



Pel Baiocco io : i ^ 
Mezzo baiocco 5 : — il^ 



Quattrino 2 : — 



1000 



Peso italiano 



Grammi 1 1 : 867 

5 ' 933 
2 : 373 

100 baiocchi assortiti nel peso dovevano corrispondere a 200 
mezzi baiocchi e 500 quattrini. 

Si aggiunse che anche le impronte si dovessero 
assomighare distinguendo le monete di Roma da un 
R neir esergo e quelle di Bologna da un B (15). Nel 
dicembre venne l'ordine di sospendere la monetazione 
italiana che pare avesse proseguito fino allora e di 
coniare mezzi paoli (^6). Poco dopo si provvedeva a 
incominciare la coniazione dell'oro e perciò i due 



(14) Diario bolognese dal ijgó al 1818 dì Giuseppe Guidicini, Bologna 
1886-87. 

(15) Registro delle determinazioni di massima, 29, nov. n. 270. 

(16) Ibid. n. 291. 



LA ZECCA DI BOLOGNA 233 



Direttori di Roma e di Bologna si mettevano d'accordo 
perchè: i.° le paste d'oro, come quelle d'argento, 
fossero colla tariffa di Roma sia riguardo al fino che al 
resto ; 2.° che si usassero le pesature romane ; 3.° 
che le monete fossero così coniate : 

Doppie del titolo di denari 22 in ragione di 
Oro \ n. 62 per libbra e di L. 193 : 30 la libbra. Mezze 
doppie in proporzione. 

Scudi del titolo di oncie 11 in ragione di 
L. 12 : 83. Mezzi scudi, Papetti, Testoni, Paoli in 
Argento \ proporzione. 

Mezzi Paoli del titolo di on. io : 22 in ragione 
di L. 12 : 83. 

La spesa di finitura dell' oro fu stabilita in scudi 
3 per libbra di fino della quantità finabile; quella 
sulle paste dorate, in scudi uno; quella dei saggi 
d'argento in baiocchi 11 ed un denaro di pasta; 
quella dei saggi d'oro in bajocchi 22 e grani 12 di 
pasta; quella dei saggi di dorato in baiocchi 17 colla 
ritenzione di denari i -^ di pasta se la quantità d'oro 
superava quella dell'argento e denari uno se quelle 
d'argento superava quella dell'oro. 

Seguirono le disposizioni per battere una forte 
quantità di moneta bassa per soddisfare alle continue 
richieste dello stato e specialmente della piazza d'An- 
cona che ne difettava. Nuovi regolamenti e provigioni 
nel personale, (orari, nomine di subalterni, stipendi) 
furono poco dopo emanate e la zecca bolognese 
incominciò a funzionare con maggior regolarità (n). 

A Pio VI successe il cardinal Della Genga che 
assunse il nome di Leone XII e rimase fino al feb- 
braio del 1829. I nuovi conii furono eseguiti dal- 

(17) Ibid., 1818. 



234 



FRANCESCO MALAGDZZI 



l'incisore Cerbara (iS) sui quali furono per le prime 
eseguite le monete di rame ottenute colla fusione dei 
vecchi sesini fuori corso (^9). 

Per le leonine furono mandati i conii (fabbricati 
dal Cerbara sul modello fatto venire da Roma) al 
Direttore della zecca romana che li fece perfezionare 
dal proprio incisore. La battitura non incominciò che 
sulla fine del 1829 (20). 

Del breve pontificato di Pio Vili (Castiglioni), 
dal febbraio 1829 al novembre del 1830 abbiam poco 
a dire. I conii per le monete furono eseguiti a Roma 
dall'incisore Woigt e nell'aprile del 30 si coniavano 
le nuowe piastre: a Bologna l'incisore si limitò a fab- 
bricare molti gettoni, per ordine legatizio (^i). Nel 
luglio, da Roma il Direttore scriveva che colà si eran 
fabbricati i nuovi testoni e ai 4 d'agosto si spedivano 
da Bologna al papa i primi esemplari del testone 
stesso forse eseguiti sotto la sorveglianza del Woigt 
che era stato chiamato appositamente (^2). 

E a questo tempo che risalgono i migliori per- 
fezionamenti eseguiti nelle macchine delle officine 
monetarie. I carteggi deìVarchivio moderno della nostra 
zecca sono pieni di particolari su questo argomento 
e di richieste alle varie officine d'Italia e a uomini 
tecnici e relative risposte, sul modo migliore di ri- 
trovar metalli e di affinarli, di far leghe, di perfezio- 
nare i conii, i torchi idrauHci, le fusioni, ecc., ecc. 

Del periodo successivo del papato di Gre- 
gorio XVI (Capellari) che, aiutato due volte dagli 
Austriaci a reprimere le interne sollevazioni, man- 



(18) Protocollo cit., 1826, n. 9. 

(19) Ibid., n. 184. 

(20) Ib., n. 547 e segg. 

(21) Protocollo, 1830, n. 861, 862. 

(22) Ibid, n. 921, 926, 927. 



LA ZECCA DI BOLOGNA 235 



dava a Bologna un commissario generale per le 
quattro legazioni, nella persona del cardinale Al- 
bani, abbiamo una lunga serie di monete bolognesi. 

Nell'aprile del 1831 si mettevano in circolazione 
per la prima volta, dei boni per la somma di 
L. 175000, contrassegnati alla zecca, colle cautele 
atte ad allontanarne il pericolo della falsificazione e 
con appositi bolli (23). Nel luglio però erano già pronti 
gli scudi del nuovo papa, coniati sui conii fatti ve- 
nire da Roma ed adattati alle macchine dell'officina di 
Bologna (24). Si noti però che gli scudi di Gregorio XVI 
della zecca bolognese portano il nome dell' incisore 
Cerbara che si limitò a dirigere il lavoro della co- 
niazione: ciò serva d'esempio ai numismatici a stare 
in guardia in casi consimili, prima di attribuire i conii 
alla persona che vi appose il proprio nome. Da 
Roma ormai giungevano tutti i conii delle monete 
bolognesi che vanno distinte di solito pel B che 
portano. 

Le battiture si eseguirono in Bologna con gran- 
dissima rapidità. Nel 1832 si battevano baiocchi e 
mezzi baiocchi, mezze piastre, mezzi scudi, doppie, 
e negli anni successivi mezzi baiocchi, doppie, mezzi 
scudi, scudi, testoni, paoli, monete di rame a somme 
fortissime (25). La piazza fu tanto invasa, anche al 
di sopra de' bisogni suoi, di monete specialmente 
di rame che Monsignor Tesoriere con ordine del 22 
ottobre 1836 stabiliva che per la fine dell' anno 
finita la battitura di L. 5000 di rame si rallentasse 
ed anche si sospendesse la monetazione d'oro e 
d'argento ^26) vi fu infatti un rallentamento nelle 
battiture per quanto continuassero fino alla fine del 



(23) Protocollo cit. 1831, n. 58, 14 e 20 aprile. 

(24) Protocollo cit. 1831, n. 122, 130. 

(25) Protocollo cit. 1832-46 e atti ibid. 

(26) Arch. cit. Titolo VI, fase. A. 



31 



236 FRANCESCO MALAGUZZI 



pontificato di papa Gregorio: sarebbe troppo lungo 
infatti ricordare volta per volta le successive mone- 
tazioni tanto più che lo studioso troverà, nelle de- 
scrizioni dei prodotti di quel periodo, le date delle 
battiture scritte sulle varie monete. 

A regolare il lavoro di zecca si aggiunse un 
ordine del direttore al maestro dell' officina (che ne 
curava la parte tecnica) che fissava in ogni mese 16 
giorni destinati alle coniazioni delle monete di rame 
nei quali il capo trafilatore desse, un giorno per l'altro, 
L. 30 ^ in baiocchi e ^ in mezzi baiocchi (27). 

Nel 1843 il personale della zecca era così 
composto : 

Prof. Cassinelli Luigi direttore; 

Medici Gio. Alberto mastro di zecca o ministro; 

Busi Nicola incisore dei conii in sostituzione del Cerbara 
che si era stabilito a Roma presso quella zecca, più un cas- 
siere, un computista, due assaggiatori, uno scrittore e proto- 
collista, due portieri, un capo dell'officina di raffinazione, 
partizione e fusione, un capo delle officine di bianchimento 
stamperia e contorno, e 14 lavoranti (28). 

L' ultimo periodo di vitalità della zecca di Bo- 
logna è raccontato in poche* parole: la produzione 
dell'officina fu infatti meschina, benché fosse l'ultima 
a chiudere i suoi battenti per cedere dinanzi alle 
nuove esigenze che reclamavano il trasporto della 
sola zecca del Regno nella capitale, poi a Roma, 
quando questa fu dichiarata capitale d'Itaha. 

Nel breve periodo della repubblica romana nel 
1849 si coniarono poche monete da quattro e tre 
baiocchi e da mezzo baiocco col motto Dio e popolo 
nel diritto e la solita B (Bologna). 



(27) Arch. cit. Titolo VI, fase. D. 
(28} Elenchi o ruoli degli impiegati. 



LA ZECCA DI BOLOGNA 237 



Del 1859, ^^ cui Massimo d'Azeglio fu nominato 
Commissario straordinario dal Re per le Romagne, 
(14 luglio), del 1860 in cui Carlo Farini fu governatore 
delle Romagne, del 1861 con un intendente generale 
della città e provincia v' è ben poco a dire. 

I conii delle nuove monete vennero spediti dal 
direttore generale delle zecche, e a Bologna si coniò 
col metallo ricavato dalla fusione di monete fuori 
corso, specialmente francesconi, luigi, ecc. L'incisore 
bolognese si limitò a sorvegliare i lavori di battitura 
insieme al ministro di zecca e a coniare medaglie 
commemorative per Bologna e per le città vicine e 
per istituti. Solamente per gli ultimi prodotti, gli 
esperimenti o prove di zecca del 1860 e 61, piccole 
monete d'argento colla indicazione del valore, for- 
manti un corpo solo entro un cerchio di rame, eseguì 
le impronte Francesco Maldini (29)^ ritoccate dal 
Bentelli (3°). 

Le ultime monete bolognesi sono del 1859, ^^^^ 
e 1861 : curiosi sono gH esperimenti composti di un 
dischetto d' argento nel mezzo collo stemma di Savoia 
e un anello di rame all'intorno da 40 e 20 centesimi 
del 1860: vi sono pezzi da 20 lire, da io, da 5 d'oro 
col nome di Vittorio Emanuele, da lire 2, i e 50 
centesimi oltre due esemplari dei soldi del 1861. 

Con dispaccio 31 maggio 1861 il ministro di a- 
gricoltura ordinava al direttore della zecca di Bologna 
di sospendere ogni battitura (31). Poco dopo furono 
chiusi i locali di lavorazione, ma il personale dell'of- 
ficina rimase fino al 1869 agli stipendi del Governo 
pel disbrigo degli ultimi affari. I conii e i punzoni 



(29) Arch. cit., Tit. II, F. 

(30) Arch. cit, Tit. VI, D. 31 maggio 1861. 

(31) Arch. cit., Tit. VI, D. 



238 FRANCESCO MALAGUZZI 



della zecca furono ritirati dal ministero, e le ultime 
monete coniate a Bologna furon levate di corso col 
noto decreto di Vittorio Emanuele del 6 agosto 1864. 

Gli ultimi esperimenti del 1860-61 chiudono quindi 
la ricchissima e bella serie di monete bolognesi; le 
quali agli studiosi di numismatica ricorderanno le 
vicende gloriose di quasi sette secoli di vita della 
zecca di Bologna. 



LE MONETE DI CALIGOLA (■> 

NEL Cohen (2) 



Lo dico subito: si tratta di alcune osservazioni eli' io 
faccio all'opera del Cohen " Descrizione storica delle monete 
imperiali „, osservazioni che riguardano in ispecial modo una 
ben piccola parte di questo lavoro di mole, ma che, per essere 
rivolte a tutte le monete, tanto romane come greche, d'un 
imperatore, possono, in certa guisa, estendersi anche a quelle 
degli altri imperatori così da riuscire osservazioni d' indole 
generale. 

A quest'opera ricorrono il compratore e il venditore di 
monete antiche, ai quali può importar poco se la leggenda 
d'una moneta sia descritta diversamente da quello che è in 
realtà, se una moneta sia attribuita piuttosto a una città che 
a un' altra, sia creduta piuttosto d' un' epoca che d' un' altra, 
sia stata emessa piuttosto dal senato che dall'imperatore. 

I compratori e i venditori di monete hanno bisogno. 



NB. — Sento il dovere di ringraziare, anche pubblicamente, l'egregio 
dott. Cav. Solonq Ambrosoli, Direttore del Gabinetto Numismatico di 
Brera, il quale mise a mia disposizione — con premura veramente 
singolare — tutte le opere di numismatica da me qui citate, rendendo 
così più agevoli le mie ricerche. 

(i) Vedi Appendice. II soprannome Caligola. 

(2) Description historique des monnaies frappées sous l' empire 
romain. Paris, 2" ed. 1880. La i" edizione, che è dell'anno 1859, sotto 
certi rispetti, come fu già osservato, è migliore della seconda. Ma tanto 
l'una che l'altra hanno meriti e pregi grandissimi che tutti non possono 
disconoscere, e io per primo, nonostante le varie osservazioni che andrò 
in seguito svolgendo e che riguardano solo il primo volume. 



240 



NEREO CORTELLINI 



specialmente e anzitutto, di conoscere se la tal moneta sia 
d'oro, d'argento, di bronzo o d'ottone; se sia classica 
— antica — o falsificata — della rinascenza o moderna — ; 
essi vogliono sapere quale prezzo abbia sul mercato di Parigi 
o di Londra, perchè l'antiquario deve trarne un profitto e il 
compratore intende di non essere turlupinato. 

Sotto questo rispetto, gli antiquari non possono essere 
che oltremodo grati al Cohen, il quale però più che un'arida 
e nuda esposizione delle monete ha inteso di fare — come 
del resto lo stesso titolo dimostra — un lavoro che rispon- 
desse alle esigenze della numismatica moderna, conformato 
cioè ai concetto che la numismatica altro non è se non una 
scienza ausiliare della storia. 

E, per verità, quest'opera del Cohen, in mancanza d'altre 
più moderne dello stesso genere, è considerata come il Corpus 
delle iscrizioni monetarie imperiali, così come il Corpus 
inscriptionum latinarum è per le iscrizioni lapidarie. Ma, se 
per lo storico riescono d'uno speciale interesse quelle qualità 
delle monete che all'antiquario possono anche essere indiffe- 
renti, lo storico ha soprattutto bisogno che le monete siano 
descritte con la maggiore precisione possibile e che siano 
rilevate certe particolarità caratteristiche le quali possono, 
storicamente, costituire, di per sé, un documento nel docu- 
mento. Ha il Cohen sortito l'effetto che si riprometteva? 
Ha saputo conciliare le esigenze degli antiquari con quelle 
non meno necessarie della storia? E quanto vedremo nel 
presente lavoro, il quale si divide in due parti. La prima 
riguarda le monete romane e greche con leggenda latina; 
la seconda le monete greche con leggenda greca. La prima 
parte, di cui mi occupo ora, è suddivisa in diversi paragrafi, 
dove parlerò delle " inesattezze varie „ che altri potrebbe 
anche considerare errori di stampa, lapsus calami, ma che 
sono troppo frequenti e talune di non lieve entità, chi guardi 
alla natura dell'opera del Cohen, la quale, come è necessario 
in tutte le scienze descrittive, avrebbe dovuto curare gran- 
demente la precisione e l'esattezza; tratterò poi de' " titoli „ 
dati alle monete, della loro " cronologia „ della " aggiudi- 
cazione erronea di monete ad alcune città „ e da ultimo delle 
" monete inedite „ rispetto al Cohen. 



LE MONETE DI CALIGOLA NEL COHEN 24I 



Entro senz'altro in argomento, parlando delle 



INESATTEZZE VARIE. 

Ho riunito sotto questo paragrafo quelle diverse mende 
riscontrate qua e là nelle monete del tempo di Caligola e 
che da alcuni, come ho già detto,, potrebbero essere valutate 
errori di stampa o imperfezioni troppo lievi, perchè si doves- 
sero rilevare in un'opera di così grande importanza: a me 
però non parvero tutte tanto indifferenti da esser passate 
sotto silenzio; che anzi molte di esse mi sembrarono tali da 
mettere non poco in forse la esattezza che nella descrizione 
s'era proposto il Cohen (3), presentando l'opera al pubblico. 
Come, per esempio, figure rivolte a sinistra eh' egli dà a 
destra o viceversa; teste laureate ch'egli dice nude; tori con 
la mitria di cui non tien conto; leggende poste su diverse 
linee che descrive tutte di seguito; leggende scorrette; lettere 
arrovesciate che scrive diritte; lettere omesse o introdotte 
in più; anagrammi trascurati; monete ritenute romane che 
non possono essere se non greche e così via, come si vedrà 
dall'elenco che ora ne dò. 

E. Cohen 225, 7: dovea dire nel diritto germanicvs 11 caesar(4). 
Nel rovescio signis recept || devictis germ. 

2. C. 225, 8 — ^ — germanicvs . caesar ti . AVG . F . divi 

AVG . F . DIVI AVG . N. 

Nella moneta medesima, incisa sul frontispizio del Vo- 
lume I del Cohen, divi avg . f, non figura (5). 

3. C. 227, 16 — ^ — MVNic iTALic. Stendardo e aquila 

legionaria tra due insegne. 



(3) Prefazione, pag, iv. 

(4) Per far capire al lettore che la leggenda non è scritta di seguito, 
ma su due righe. Cf. Medagliere di Napoli ed. dal Fiorelli, 1870, Monete 
romane, 4160-4162. 

(5) Cf. Revue Numismatique de Paris, 1869, pag. 403, i. Coli. Wigan- 
Londra. 



242 NEREO CORTELLINI 



Nel campo e sotto le insegne il Cohen ha omesso per || 
AVG, su due righe (6), 

4. C. 227, 21-22 — ^ — GERMANICVS . CAESAR . P .^ . CAESAR . 

AVG . GERM — P — G . TARRACINA P . PRISCO H VIR . V . 
OSCA. 

Ora, tanto V Heiss (7), 'quanto il Delgado e, notisi, il 
N. 22 il Cohen l'ha tolto dallo Heiss (= 23 bis) hanno g, 
in luogo di e per quel che riguarda il praenomen di Caligola 
e inoltre il segno del duumvirato, nel rovescio, così come è 
dato dal Cohen, pare un acca, mentre nelle monete dallo 
Heiss e dal Delgado incise è ^ (8). A me sembra che il 
Cohen dovea senz'altro omettere quella linea trasversale, 
come il pili delle volte hanno fatto lo Heiss e il Delgado, 
oppure, mettendola, darla esatta. In luogo poi di v . osca 
ci voleva v(rbs) v(ictrix) osca. 

5. C. 229 — Nota. " Voyez encore Germanicus 2. 3, 4. 5, 

où se trouve le nom de Caligula „, in luogo di i. 2. 
3. 4. 5. E così pure a pag. 241, nella medesima nota, 
invece di 2. 3. 4: i. 2. 3. 4. 5 (9). 

Errori in cui è, chiaramente, incappato, per modificazioni 
e aggiunte fatte alla prima edizione, nella quale le 
note rispettive (pag. 138 e 151) erano invece esatte. 



(6) Heiss, Description generale des monnaies antiques de l'Espagne, 
Paris, 1870, pag. 159, tav. XIV, 23 e 23 bis ; Delgado, Nuevo Metodo de 
clasificacion de las medallas autónomas de Espana; Sevilla, volumi tre 
— 1871-1873-1876 — Voi. II, 139, 14 — tav. XLIII, C3. A onor del vero 
bisogna convenire che non è solo il Cohen a fare omissioni: tant'èche 
il Delgado è incorso qui in tre inesattezze e cioè mentre a pag. 139 la 
moneta è data come la 14* nelle tavole invece è la 13*; nel diritto v'è 
poi TI . AVG in luogo di TI . AVG . F e nel rovescio manca totalmente mvnic 
iTALic. Ma così il Delgado, come l' Heiss, olirono un'attenuante di fronte 
al Cohen, perchè danno modo al lettore di riscontrare le rispettive 
monete nelle tavole, mentre il Cohen ne riporta incise solo pochissime. 

(7) Pag. 159, tav. XIV, 23 e 23 bis; Delgado, III, pag. 324, tav. CLVIII, 
17; cf. Morellius, Thesaurus Numismaticus imperatorum 1752, Voi. I, 
pag. 531, n. 14 e 15. ^ 

(8) In monete di altre colonie vi è invece 1 1 vir o |f vir e pure di 
queste linee traversaU il Cohen non tiene mai conto. 

(9) Cf. Cohen I, pag. 224-225, 1-5. 



LE MONETE DI CALIGOLA NEL COHEN 243 

6. C. 231, 1 — Il rovescio voleva descritto così s . p . q . r . || 

MEMORiAE II AGRiPPiNAE, cioè SU tre linee (io). 

7. C. 232, 6 e 7 — ^ — AGRIPPINA . M . F . MAT . G . CAESARIS 

AVGVSTI. 

Lo Heiss (il) e il Delgado — e il N. 7 il Cohen l'ha 
tolto dallo Heiss — omettono il praenomen G(aius) di 
Caligola. 

8. C. 234, 2 — ^ — NERO ET DRVsvs CAESARES. Nerone e 

Druso con cintura e clamide (svolazzante) galoppanti a 
destra — p — e . caesar . divi . avg . pron . avg . p . 
M . TR . p mi p . p. Nel campo s . e M. B. 

C. 234, 3 — ^ — Simile al precedente — ^ — caesar 
divi avg . PRON . AVG . p . M . TR . p . iiii p . p. Nel campo 
S.C M. B. 

Come ognun vede, le due monete sarebbero perfetta- 
mente simili, se al rovescio del N. 3 non mancasse il prae- 
nomen c(aius). Ma tale sigla e (12) non manca nella i* edizione 
del Cohen, (pag. 145, N. 3) dalla quale ho anche potuto 
rilevare un'altra inesattezza e cioè che il N. 2 ha tr p in p p 
in luogo di TR . p . mi p . p ; così che la moneta N. 2 deve 
assegnarsi all'anno 39 e non al 40 d. C. 

9. C. 234-235, N. 2: nel diritto caesar per due volte invece 

di CiESAR. 

C. 234-235, N. 3: CAESAR invece di cìesar (13) (ar in 
monogramma). 

Nel diritto del N. 3 il Cohen ha trascurato di far osser- 
vare che Nerone e Druso si " sporgono la destra „ (h). 



(io) Cf. Med. di Nap., Mon. rom. 4165-4166. 

(11) Tav. XXV, 49 e 50. Nella descrizione, a pag. 205 lo Heiss ci 
ha introdotto in più il £_; cf. Delgado III, pag. 51, tav. CU, n. 68 e 69 
i cui diritti sono identici di quelli del Cohen. 

(12) Cf. Med. di Nap., Mon. rom. 4170-4171, dove la moneta è riferita 
all'anno 41, anziché al 40, come più giustamente il Cohen. 

(13) Cf. Heiss, pag. 205, tav. XXVI, 51 e 52; Delgado, III, 52, CU, 72 
e 73- — Queste lettere legate o monogrammi sono comuni nelle monete 
coloniali in ispecie della Spagna. 

(14) Cf. Heiss, 1. e, n. 52; e pag. 209; Delgado, 1. e, n. 73 e pag. 55. 
Questo particolare dello stringersi le mani può essere d'un certo inte- 
resse storico. Altre monete greche ci danno Germanico e Druso affron- 

33 



244 NEREO CORTELLINI 



10. C. 236, I — Diritto CAESAR . AVG .... in luogo di 

(15) e. CAESAR . AVG .... 

11. C. 237, 4 — P — La Sicurezza — Agrippina — è volta 

a destra, mentre la Concordia e la Fortuna — Drusilla 
e Giulia Li villa — a sinistra (16). 

12. C. 237-238, 5-8 — Il Cohen descrive i rovesci in questo 

modo : N. 5 cos des hi . pon . m . tr . p . iii p . p 

N. 8 cos QVAT . PON . M , TR . P IIII P . P 

anteponendo l' indicazione del consolato a tutti gli altri 
titoli ufficiali dell'imperatore; mentre tali titoli hanno 
— costantemente in tutte le altre monete riportate dal 
Cohen — la disposizione seguente : pontificato massimo, 
tribunicia potestas, (imperator) pater patriae, consul (17). 
Avrebbe dovuto, quindi, descrivere così (18) i rovesci: 

N. 5 PON , M , TR . P III P.P. cos DES . Ili 

13. e. 235, 4 e 5 — P — TI . CAESAR DIVI AVGVSTI . F . AVGVSTVS 

in luogo di „ „ „ „ „ „ p . M 

Il curioso è che nella stessa moneta — sebbene in 
cattivo stato — incisa dal Cohen nella medesima pa- 
gina, si legge bene anche l'indicazione del p(ontificato) 
M(assimo) (19). 

14. C. 238, 8 — Nel rovescio, invece di " Autour de s . e „ 

ci voleva : Nel campo r . e . e (20). 



tati (Cohen, 216, 13), ma in questa i due fratelli Nerone e Druso si 
sporgono la destra quasi a significare la concordia e la pace che regnava 
tra loro, prima che Sciano li inimicasse Tuno con l'altro (Tacito, Ann. 
IV, 60; cf. Florez, Medallas de Espana, Madrid, 1757, Voi. I, pag. 249). 

(15) Med. di Nap., Mon. rom., 4114-4117: cf. 4118-4122 dove il prae- 
nomen c(aius) si riscontra sempre. 

(16) Med. Nap., Mon. rom., 4118-4122. 

(17) Mommsen, Le droit public romain, traduit par Paul Frédéric 
Girard, 1896, Voi. V, pag. 41-47. 

(18) = Med. Nap., Mon. rom., 4136-4138; 4142-4147; 4150-4151. E ciò 
nonostante quanto fu da altri affermato (Zeitschrift fur Numismatik, de 
Sallet, Berlin, 1873, pag. 239) che " le monete di Caligola le cui leggende 
cominciano col consolato (Cohen, 237, 5-8) sono monete di circostanza, 
coniate cioè quando egli acquistò quella magistratura „. La stessa moneta 
n. 7 che fu coniata dopo il 18 marzo — tr . p mi — dell'anno 40 e non 
il 1° gennaio dello stesso anno, quando Caligola fu fatto console per la 
3'' volta, toglie secondo me, ogni valore all'asserto del de Sallet. Cf. in 
proposito più innanzi " Cronologia delle monete „ pag. 269, 4" gruppo, n. io. 

(19) Cf. Heiss, 271, XXXVI, 28 e 29 ; Delgado, III, 71 e 72, CXI 35 e 36. 

(20) Cohen, i* edizione, pag. 149, n. 17. 



LE MONETE DI CALIGOLA NEL COHEN 245 



15. C. 238, 9 — Nel diritto, la Pietà è velata (21). 

16. C. 238, II — Nel diritto c'è tr . p . mi in luogo di tr . 

p . mi . p . p (22). 

17. C. 239-240, 18-26 — La leggenda del rovescio andava 

descritta s . p . q . r || pp || ob . e . s ., cioè su tre linee (23), 
come si vede anche nelle due monete (N. 20 e 22) 
incise nella pagina 239. 

18. C. 240, 26 — Nel diritto c'è tr . p . mi in luogo di tr . 

p . mi . p . p (24). 

19. C. 240, 29 — Nel diritto e' è tr . p . mi invece di tr . p . 

mi . p . p (25). 

20. C. 240-241, 30 — ^ — In mezzo a una corona di quercia 

su cinque linee pont || maxim |1 tribvn || potest || cos. 

Nel rovescio manca poi il praenomen c(aius) Caesar che 
si legge benissimo nella moneta incisa superiormente. 

21. C. 241, 31 — 9^ — Nel mezzo su tre linee pont max || 

TR potest II cos in luogo di PON max tr . POTEST (26). 



(21) Med. Nap., Mon. rom., 4133-4134. 

(22) Cohen, i* ed., pag. 149, n. 20. 

(23) Cf. Med. Nap., Mon. rom., 4123-4127, 4139. 

(24) Per analogia con le altre monete che hanno la medesima di- 
zione (cf. più avanti " Cronologia delle monete „ pag. 264, n. 9 e nota 6"). 

(25) Cohen, i* ed., pag. 150, n. 27. 

(26) II Cohen osserva che queste due monete 30* e 31'' hanno fatto 
parte del Gabinetto di M. Herpin e che," benché sembrino coloniah per 
la mancanza delle lettere s . e, meritano per la loro fabbrica d' esser 
poste tra le romane. Ora la mancanza delle lettere s . e per se stessa 
non impHca che le monete non possano essere romane, perchè ve ne 
sono diverse coniate dall' imperatore e non dal Senato, anche di bronzo 
e che non hanno però le sigle s . e. 

Altri, piuttosto, sono qui i caratteri della assoluta non romanità: 
mi riferisco cioè al titolo iMP(erator) che non appare se non nelle colo- 
niali (Cohen, 241-243, 36-48 e 55; 247, i) e inoltre la circostanza per la 
moneta n, 31 che Caligola vi è chiamato m . agrippae N(epos). Noi sap- 
piamo eh' egli sdegnava d' esser chiamato così (Svet. Cai. 23), mentre 
andava superbo su ogni altra della parentela del padre Germanico e 
del proavo Augusto. In Roma non avrebbero, di certo, osato adularlo 
a quel modo. 



246 NEREO CORTELLINI 



22. C. 241, 32 — La leggenda del rovescio volea così de- 

scritta COL ivL II GEM ACCI cioè SU due linee (27). 

23. C. 241, 33 e 34 — 1^ — eie ACCI. Due aquile legionarie 

tra due insegne militari: nel campo i i 11 invece di: 
" Due aquile tra due insegne militari: di sopra cig; 
di sotto acci; e in mezzo alle insegne l-i-ii (28). 
Il lettore, vedendo quelle quattro aste i-i-ii non sa proprio 
cosa siano; allora sfoglia il volume ottavo del Cohen, 
dove sono date le diverse spiegazioni delle lettere e 
sigle, ma non ci trova nulla. Si tratta qui della L(egione) 
I e II, alle quali appartenevano i veterani che aveano 
formata la colonia d'Acci (29). 

24. C. 241, 35 — Il rovescio andava così descritto " Berretto 

di flamine, bastone d'augure e simpulum : di sopra 
e . I . G e di sotto acci (30). 

25. C. 241, 36 — La corona d'alloro è interna all'iscrizione 

circolare ; nel campo v' è poi ff vir e in luogo di mvn, 
c'è Mv in monogramma (31), 

26. C. 242, 38 e 39 — Il rovescio voleva così (32) descritto : 

" SCIPIONE ET MONTANO : sopra ai buoi e . e . A e nel- 
l'esergo n vm. „ 



(27) Cf. Med. Nap., Mon. greche, 47; Heiss, tav. XXXIII, 13 che vera- 
mente è la 14." nella descrizione a pag. 257; Delgado, III, pag. 8-9, LXXXVII, 
12. Tanto il Delgado che lo Heiss nella descrizione danno " testa lau- 
reata „ in luogo di nuda. Lo Heiss poi a proposito di questa e delle 
monete seguenti è incorso in varie inesattezze. Per es. : nel rovescio 
della moneta 13" nella descrizione — 14'' nelle tavole — è detto : rovescio 
del n. 5 in luogo di " del n. i „ = Cohen, 241, 33; al n, 15 = C, 241, 
34 : rovescio del n. io invece di " del n. i „ ; e al n. 16 = C. 241, 35 : 
diritto del n. 13 invece di " del n. ij „ e rovescio del n. 11 invece di 
" del n. IO „ , come si rileva nella tavola XXXIII. 

(28) Delgado, III, 9, LXXXVII, 13 e 14; cf. Heiss, pag. 257, XXXIII, 

13 e 14- 

(29) Heiss, pag. 258. Il Florez dice che si tratta della legione III, 
(pag. 147-148, tav. Ili, I e 2). 

(30) Heiss, 258, XXXIII, 16 ; Delgado, III, 9, LXXXVII, 16. 

(3t) Heiss, 183, XX, 23; Delgado, III, 36, XCIV, 32; giova però avver- 
tire, rispetto al Delgado, che nella descrizione e' è front invece di fro 
e che è stato dimenticato completamente mv . avg . bilbil (mv in mono- 
gramma) come si vede nella moneta. 

(32) Med. Nap., Mon. grec, 73 = n. 38 del Cohen; per il n. 39 cf. 
Heiss, 206, XXXVI, 55 e Delgado, III, CHI, 80. 



LE MONETE DI CALIGOLA NEL COHEN 247 

27. C. 242, 42 — La testa di Caligola è laureata (33) e non 

nuda. 

28. C. 242, 48 — Il toro è mitrato (34). Anche qui poi la 

leggenda mvn 11 ercavica (av in monogramma) è su 
due linee ed è posta -al di sopra del toro, come non 
risulta dalla descrizione che ne dà il Cohen. 

29. C. 242, 49 — Il Cohen non tien conto del toro che v'è 

nel rovescio (35) e che è pure mitrato. 

30. C. 242, 50 — Il rovescio, come si rileva dalla moneta 

volea così descritto (36) : g . tarracina . p . prisco. Un 
cavaliere a destra con in mano una lancia: sotto v . v . 
osca ; sotto ancora, diviso da una linea, nell' esergo, 

^ VIR (37). 

31. C. 242, 55 — 9^ "" SEGOBRIGA è scritto su due linee (38) 

SEGO 
BRIGA. 

32. e. 243-244, 65 — Nel diritto c'è gee in luogo di ger e 

nel rovescio lxxiii invece di lxxxiii (39). 

33. C. 245-246, 5 — Questo p . B di Carthago Nova è tolto 

dallo Heiss il quale ha però adottato nella disposizione 
del diritto e del rovescio un criterio opposto a quello 
del Cohen il qualr così ne descrisse il diritto e . caesar 

QVINQ . N . K . £ in luogo di e . caesar . QVINQ .N . K. (4°). 



(33) Heiss, 206, XXVI, 57; Delgado, III, 52, CHI, 76. 

(34) Mionnet, Description de Médailles antiques grecques et romaines. 
Paris (Voi. sei, 1806-1813 e Supplemento, Voi. nove, 1819-1837), Voi. I, 
43> 323; Florez, II, 428, XXV, 13; Heiss, 173, XVII, 869; Delgado, III, 
235, CXLIII, 9. 

(35) Heiss, 1. e, e Delgado, I. e, n. io. 

(36) Med. Nap., Mon. grec, 155; Heiss, XIV, 24; Delgado, III, 
CLVIII, 18. 

(37) Così pure nel n. 52 del Cohen ci andava ^ vir in luogo di h . vir 
— Heiss, 1. e, 25, e Delgado, 1. e, n. 19. 

(38) Mionnet, I, 51, 366; Med. Nap., Mon. grec, 163; Coli. Sant'An- 
gelo, Mon. grec, 76; Heiss, 267 XXXV, 13; Delgado, III, 379, CLXXI, 15. 
Il Delgado dà una variante del n. 15, in cui sulla testa di Caligola è la 
contromarca se. 

(39) Cf. Mionnet, Voi. II, pag. 404, n. 105 e Supplem. Voi. IV, 576, 143. 

(40) Coli. Sant'Angelo, (Med. Nap.), Mon. grec, 32; Heiss, 272^ 
XXXVI, 35 e 36; Delgado, III, 72 e 73, CXI, 43 e 44. 



248 NEREO CORTELLINI 



34. C. 247, 16 2 — Il diritto volea descritto così (41) : cn . 

ATEL , FLAC . CN . POM . FLAC . II VIR Q V . I . N . C. Tcsta 

muliebre a destra: dietro sal e davanti avg, come si 
può riscontrare nella moneta che il Cohen riporta 
nella stessa pagina. 

35. C. 248-249, 1 — Il diritto della moneta volea così descritto:. 

aiv^ QRvsiLLiE 11 IVLIAE AGRiPP 1| IN^ cioè SU tre linee 
e con i D arrovesciati, come si vede dalla moneta. 

Nel rovescio poi in luogo di e . i . e ci volea e . i . e . 
A(pamaea) (42) e " Agrippina madre, seduta a sinistra, 
tenendo una patera e uno scettro „ e non " uno scettro 
e una patera „ (43). 



TITOLI. 



Sono inenarrabili le persecuzioni inflitte da Tiberio a 
Germanico fino alla sua morte e poi a tutta la famiglia di 
lui e in ispecial modo alla vedova Agrippina e ai figli mag- 
giori Nerone e Druso i quali gli venivano descritti da Seiano 
come congiuranti a' suoi danni e alla pace dell'impero. Per- 
secuzioni che, per un certo periodo di tempo, furono fatte 
tacere e quasi dimenticare a bello studio, con onori dati a 



(41) Heiss, 272 ; XXXVI, 34 ; Delgado, III, 72, CXI, 42. Nelle mo- 
nete di Carthago Nova il Delgado è incorso in varie inesattezze : così 
nella ^8" e 39* ci ha dato Augustus in luogo di avg e avgv ; nella 40* 
(Heiss, 1. e, 32) AVG invece di avgv; e nella 41'' (Heiss, 1. e, 33) ha 
omesso avg . p . m come pure non ha menzionato l'apice e il lituus. 

(42) Cf. Mionnet, II, 412, n. 23. E così, per analogia, nelle seguenti 
monete di Apamaea, (Cohen, 230, 14 e 235-236, i), converrà correggere 
e . I. e . A . in luogo di e. I . e . 

(43) Cf. Cohen, \, prefazione pag. ix. 



LE MONETE DI CALIGOLA NEL COHEN 249 

Nerone e a Druso così in Roma (i) come fuori di Roma (2), 
ma che poi ripresero più fiere e feroci di prima per riuscire 
— tristo epilogo — alla morte di tutti e tre per fame. 

Caligola, intanto, veniva accolto a Capri da Tiberio che 
già nel 31 d. C. lo aveva fatto pontefice e nel 33 questore, 
dando segni non dubbii di designarlo a futuro successore 
neir impero. Tale lo accolsero municipi e colonie che lo 
elessero a loro duumviro (3). E Caligola finse, nel ritiro di 
Capri, di scordare le offese perpetrate in odio alla sua fa- 
miglia; ma poi, salito al trono il 18 Marzo dell'anno 37, si 
fece come uno studio di rinverdire il ricordo de' cari mi- 
seramente periti. 

E se fu largo d'onori ai fratelli e ai genitori non li ri- 
sparmiò agli avi così materni che paterni. E il divo Augusto e 
M. Agrippa avo l'uno e padre l'altro della madre Agrippina; 
e Nerone Claudio Druso — dal quale era venuto al suo ca- 
sato il cognome glorioso di Germanico — tornarono per lui, 
a nuova vita circonfusi di nuovo splendore. 

In questo tributo pietoso d'aff"etto lo aiutarono a gara 
il senato e le colonie in ispecie della Spagna, dell'Achaia e 
dell'Asia Minore, coniando, dal 37 al 41, monete in loro 
onore. Ma, più che d'un tributo affettuoso, si tratta da parte 
di Caligola, d'un atto poUtico il quale si ricollega a tutto il 
suo metodo di governo de' primi mesi dell' impero — poli- 
tica essenzialmente di contrasto al precedente regno dell'in- 
viso Tiberio, — e questo fatto notevole ci salta all'occhio 
subito quando noi scorriamo le opere del Mionnet, dell'Ec- 
khel, del Florez, dello Heiss, del Delgado, ecc., mentre così 
non è se consultiamo il Cohen. E forse questo dipende dalla 
circostanza che egli ha fatto seguire le monete greche alle 
romane per ogni singolo imperatore in luogo di descriverle 



(i) C. I. L., Ili, 2808, 380; X, 798; XI, 3356; XII, 3159; XIV, 244; 
cf. Tac. Ann. Ili, 29 e IV, 4 e 8; Svet, Tib., 54 e Cai. io. 

(2) C. I. L., II, 609; X, 5393, 6101 ; XIV, 2965 e 3017; Cohen, I, 235, 
2-3 = duumviri di Caesaraugusta ; 235; 4-5 = duumviri quinquennali di 
Carthago Nova. 

(3) C. I. L., X, 901 e 902 — duumviro di Pompei; Cohen, 173, 17 
e 18; 199, 103 — duumviro di Caesaraugusta e 245-246, 1-5 — quin- 
quennale di Carthago Nova. 



250 NEREO CORTELLINI 



a parte — come fecero poi il Fiorelli nel Medagliere di Na- 
poli e il Fabretti nel catologo del museo di Torino (4) — 
oppure dal fatto che il Cohen non ha adottato il metodo 
dispositivo cronologico, bensì l'alfabetico rispetto ai rovesci, 
o per l'una o per l'altra ragione insieme. A me pare anche 
che la disposizione delle monete dei membri della famiglia 
di Caligola non sia una disposizione organica in modo da 
costituire un tutt'uno, da cui risulti limpidamente che tutte 
queste monete furono emesse, in onore dell'uno o dell'altro 
de' parenti di Caio Cesare, dal senato o dalle colonie i quali 
sapeano benissimo che, rinfrescandone la memoria, faceano 
insieme cosa grata all'imperatore che ne dava loro esempio. 

Non solo, ma il Cohen, forse per desiderio di novità, 
ha, nelle monete che ora ci riguardano, mutata la disposi- 
zione del diritto e del rovescio usata dagli altri che lo 
precedettero nella descrizione delle monete imperiali, di 
modo che, avendo dato per diritto della moneta ciò che altri 
aveano ritenuto il rovescio, ne vennero a essere modificati 
anche i titoli ossia i nomi delle monete stesse. In questi 
cambiamenti egli è incorso in alcune contraddizioni che sono 
troppo evidenti perchè si devano lasciare inosservate e però 
dopo avere accennato ad alcune di esse, distribuirò breve- 
mente le monete nel modo che mi pare risponda meglio a 
un sano criterio storico. 

Intanto, sotto il titolo " Germanicus „ — pag. 224-228 — 
il Cohen ci descrive 26 monete delle quali ben poche possono 
collocarsi sotto quel titolo. Infatti le monete N. 1-5 (pag. 224- 
225) dovrebbero precedere (5) le monete N. 1-6 (pag. 229) 



(4) Criterio dispositivo adottato pure nel Catalogne of Greek Coins 
e nella Beschreibung der Antiken Munzen del Museo di Berlino. 

(5) Ho detto precedere, perchè in esse Germanico è chiamato " figlio 
di Tiberio e nipote d'Augusto „ mentre nelle altre N. 1-6 è ricordato 
come padre di C. Cesare Augusto. Così queste come quelle furono però 
coniate durante l' impero di Caligola e non c'è ragione al mondo perchè 
si devano disporre in due distinti paragrafi. L'unica diff'erenza sostan- 
ziale che corre tra esse è che le monete 1-5 furono emesse dal Senato 
e le altre, 1-6, furono coniate dall' imperatore stesso sempre in onore 
di Germanico. 

Ecco il tipo delle monete 1-5 — pag. 224-25 — con la disposizione 
nei diritti e nei rovesci inversa a quella del Cohen : 

N. I — D. — e . CASSAR . AVG . GERMANICVS . FON . M . TR . FOT . Nel 



LE MONETE DI CALIGOLA NliL COHEN 25 1 



sotto il titolo " Germanico e Caligola „ o, meglio, " Cali- 
gola e Germanico „ (6). 

Seguono poi le monete N. 6 e N. 7 che, sole, insieme 
alle coloniali 16, 17, 23, 24 e 26 — pag. 227 — sono bene 
assegnate al titolo " Germanicus „ (7) avuto riguardo all'epoca 
in cui vennero emesse. Le monete 8, 9, io — pag. 226 — 
devono essere poste in seguito alle monete romane di Claudio 
sotto il nome " Claudio e Germanico. „ Così pure le monete 
di restituzione 12, 13, 14 e 15 — pag. 226 — io sarei d'av- 
viso di porle tra le monete rispettivamente di Tito e di Do- 
miziano: dtrettanto si dica di quelle d'Agrippina restituite da 
Tito e da Nerva — C. 231, 4; 232, 5. — 

Queste monete di restituzione, come la precedente di 
Claudio in onore di Germanico e come molte altre monete 
e di Tiberio e di Caligola coniate in onore d'Augusto sono 
di non poco interesse per la storia. A mano a mano che 
Roma si discostava piiì dalla forma repubblicana, gli impe- 
ratori amavano di richiamare in vita o Augusto che avea 
voluto salve almeno le forme dell' antica repubblica o Ger- 



campo S.C — R. — germanicvs caesar . ti . avgvst . f . divi avgv . n . La 
testa di Germanico nuda a destra. 

Ed ecco il tipo delle altre, 1-6, seguendo la disposizione opposta : 
N. 1 — D. — e . CAESAR . AVG . GERM . p . M . TR . POT . Testa laureata 

di Caligola a destra — R. — germanicvs . caes . p . c . caes . avg . germ. 

La testa nuda a destra. 

(6) Cf. Med. di Napoli, Mon. rom., 4153 e 4154; 4157, 4159- 

(7) Cf. per il n. 7 Med. Nap., Mon. rom., 4160-4162. Il n. 6 è l'unico 
esempio di moneta fatta coniare dallo stesso Germanico il quale forse 
usurpò il diritto di batter moneta (Mommsen, Le droit public V, pa- 
gina loi). — Alle monete suddette si possono far seguire quelle " Ger- 
manico e Druso „ C. 228, i e 2 le quali mi pare che vogliano però 
almeno riattaccate con una nota alle altre pure coloniali ed emesse 
negli stessi anni (14-19 d. C.) — Cohen, 215, i =: Tiberio e Germanico ; 
e 216 1-3 — " Tiberio, Germanico e Druso „ — coniate cioè quando 
Germanico era ancor vivo, come pure furono coniate in quel torno di 
tempo le monete n. 16 e 17. Altrettanto si dica delle monete di Co- 
rinto n. 23 e 24 che hanno nei rovesci i nomi C. Mussidio Prisco e 
C. Heio Pollione i duumviri che si riscontrano nelle monete di quel 
tempo emesse nel nome di Tiberio (cf. Cohen, 206, 192-194; 187, i nel 
nome di Agrippa Cesare Postumo e 218, io nel nome di Druso figlio 
di Tiberio). 

33 



252 NEREO CORTELLINI 



manico che, presso il popolo romano, avea goduto fama di 
ristoratore dell'antico regime (8). 

Quanto alle monete N. 18, 19 e 20 — monete coniate 
da Caesaraugusta — e N. 20-22 dalla città d'Osca e N. 25 
dalla colonia di Corinto, è manifesto che vennero coniate 
dopo la morte di Germanico e più precisamente sotto l'im- 
pero di Caligola, perchè hanno nel rovescio il nome di que' 
duumviri che si riscontrano solo nelle monete di questo 
imperatore. 

E però se si vogliono lasciare sotto il titolo " Germa- 
nicus „ converrà illustrarle con una nota che richiami l'ana- 
logia di esse con quelle a pag. 232, 6 e 7 per le monete di 
Caesaraugusta nel nome di Agrippina madre; a pag. 235, 1-2 
per le monete di Agrippina madre, Nerone e Druso della 
colonia di Corinto; e a pag. 241-242, 37-39; 242-243, 50-54; 
243, 57-62 e 64 rispettivamente per le monete di Caesar- 
augusta, di Osca e di Corinto nel nome di Caligola. 

I nomi de' duumviri di coteste città non si ritrovano 
mai nelle monete di Tiberio. Vi sono solo due monete di 
Caesaraugusta — Cohen 177, 13 e 14 — emesse nel nome 
di " Agrippa „ che portano il nome dei duumviri Scipione 
e Montano (9), Titullo e Montano, i duumviri appunto che 
figurano nelle monete del tempo di Caligola: ma è giuoco- 
forza ammettere che queste due monete furono coniate negli 
anni dal 37 al 41 d. C, appunto come queste due altre, 
— C. 154, 667-668 — (io) pure di Caesaraugusta e con gli 
stessi duumviri nel nome d'Augusto che v'è chiamato divo; 
e proprio come le monete N. 765-768 — C. pag. 161 — in 
nome d'Augusto della colonia di Corinto le quali hanno nei 
rovesci i nomi de' duumviri M. Bellio Proculo, P. Vipsanio 
Agrippa che rivestivano infatti la suprema magistratura di 



(8) Oltre alle monete imperiali di restituzione abbiamo anche delle 
monete consolari di restituzione, a cominciare da Tito (Babelon, 1885-86 
— Monete repubblicane — Voi. I, introduzione, pag. lvi). 

(9) Florez, I, pag. 226, tav. Vili, 4; Heiss, 202, XXV, 28 e 29; Del- 
gado, III, 48, XCIX, 41 e 42. 

(io) Florez, I, 197, tav. VI, 3; Heiss, 201, XXIV, 21-22 ; Delgado, III, 
47, tav. XCVIII, 35 e. 36. 



LE MONETE DI CALIGOLA NEL COHEN 253 

quella città durante il regno di Caligola (n). Sì le une come 
le altre sono monete che si potrebbero chiamare " di riflesso „ 
e appartengono — mutatis mutandis — alla stessa categoria 
delle monete di restituzione, almeno storicamente. 

Non ripeterò per le monete d'Agrippina e per quelle di 
Nerone e Druso quanto ho detto intorno a quelle di Germanico 
e mi fermerò invece più specialmente sopra 5 monete che 
il Cohen — pag. 245-246 — ha classificate " Caligola e Ti- 
berio „ e di una delle quali dò ora la descrizione: 

N. 5 — /B' — e . CAESAR . QviNQ . N . K. Testa nuda di Caligola 
a sinistra — 1^ — ti . caesar . divi . avg . f. Testa nuda 
di Tiberio a sinistra P. B. (12). 

Queste monete, descritte così come le ha date il Cohen 
e tanto più venendo dopo le monete " Caligola e Augusto „ 
— pag. 244-245, i-ii — ed essendo seguite alla lor volta da 
quelle " Caligola e Nerone Druso „ " Caligola e Antonia „ 
e così via, poste tutte quante dopo le monete romane e greche 
di Caligola, par quasi che siano monete che Caligola, impe- 
ratore, avrebbe coniate in onore di Tiberio, o, meglio, pare 
che gli abitanti di Carthago Nova intendessero, onorando 
Tiberio, onorare, per riflesso Caligola. Il che non è: non si 
tratta qui di monete che ho sopra chiamate " di riflesso „ : 
no, qui ci troviamo dinanzi a monete che furono emesse in 
onore di Tiberio dalla città di Carthago Nova, nell'anno in 
cui ne era (duumviro) quinquennale lo stesso Caligola, prima 
di salire al trono. 

Era cosa ormai entrata nell'uso che le colonie o i mu- 
nicipi eleggessero alle loro cariche più importanti o l'impe- 
ratore medesimo (13) oppure i suoi parenti più prossimi quando 



(11) Lo stesso dicasi della moneta seguente di Antonia la madre di 
Germanico — Cohen, 223, 8 di Corinto, moneta che, per avere nel ro- 
vescio i nomi dei duumviri P. Vipsanio A grippa, conveniva porla sotto 
il titolo " Caligola e Antonia „ — Cohen, 246 — oppure riattaccarla a 
quel titolo con una nota. 

(12) Heiss, 272, tav. XXXVI, 34; Delgado, III, 72. CXI, 42; cf. 
Florez, I, 336-338, tav. XVII, 3-6. 

(13) Abbiamo anche 1' esempio d' un re della Mauretania, Giuba II 
che era duumviro quinquennale proprio di Carthago Nova — Heiss, 269 
e 273, tav. XXXV, 5 : 

D. — ivBA REX ivBAE F n V Qv. Simbolo d'Isidc; un globo,'sormontato 



254 NEREO CORTELLINI 



cominciavano ad avere una certa importanza nel mondo 
romano e tanto più se aveano un qualche diritto alla succes- 
sione. Si trattava più che altro d'una carica onorifica, e il 
più delle volte gli eletti a tale magistratura delegavano altri 
a esercitarla: costoro si chiamavano loro praefedi. 

Così Germanico era stato nominato duumviro di Caesar- 
augusta e avea scelto a proprio rappresentante un certo 
Tiberio Clodio Flavo — praef(ecto) German(ici) ('4). Alcuni 
anni dopo, insieme a Druso, il figlio di Tiberio, era stato 
duumviro ad Acci (15), quattuorviro a Carteia (16) e duumviro 
quinquennale a Praeneste (17). 

Così Nerone, fratello di Caligola, era stato duumviro di 
Brixia (18) (Brescia) e di Aquinum (19) nella Campania, e Druso, 
il fratello minore, di Hasta (Asti) (20). Li aveano poi eletti 
insieme a loro duumviri i cittadini di Caesaraugusta (21) e 
duumviri quinquennali gli abitanti di Formae (22)^ (Formia, 
nella Campania) e infine quelli di Karthago Nova (23) i quali 



da due penne e da due spighe, posto tra le corna d' una vacca — 
R. — CN . ATELivs . PONTI . IT V . Qv. Gli Strumenti pontificali. P. B. 

Non c'è veramente il nome di e o (K)(artago) N(ova); ma oltre che 
è duumviro quinquennale insieme al re Giuba questo Cnaeus Atelius che 
più tardi fu duumviro quinquennale insieme a Cn. Pomponio Fiacco (Cf. 
Cohen, 247, i) abbiamo anche un'iscrizione lapidaria (Cf. Muller, Frag. 
hist. gr. Ili, pag. 467) da cui ricaviamo ch'egli, oltre a essere duumviro 
quinquennale, era pure " patronus (coloniae) „ di Carthago Nova. 

(14) Cohen, 154, 663-666 in monete in nome d' Augusto : suo collega 
nel duumvirato era L. luvenzio Luperco; cf Eckhel, Doctrina numo- 
rum veterum, Vindobonae, Voi. otto, 1792, Voi. IV, pag. 227 ; Heiss, 
p. 201, 18-21 ; Delgado, IH, 45, XCVI-XCVIl, 20-25. 

(15) Cohen, 216, i ; Heiss, 257, XXXIII, 12; Delgado, III, 8, LXXXV, 
IO e II. 

(16) C. 228, I ; Heiss^ 332, XLIX, 29 ; Delgado, I, 91, XV, 64. 

(17) C. I. L. XIV, 2964, I, 5. 

(18) C. I. L. V, 4374 : suo praef(ectus) era P. Papirius Pastor. 

(19) C. I. L. X, 5393: col praefectus Q. Decius Saturninus. 

(20) C. I. L. V, 7567 : col praefectus P. Vergilius Laurea. 

(21) C. 234-235, 2-3; Heiss, 205, XXVI, 51 e 52; Delgado, III, 52, 
CU, 71-73. 

(22) C. I. L. X, 6101. 

(23) C. 234-235, 4-5; Heiss, 271, XXXVI, 28 e 29; Delgado, III, 71-72, 
CXI, 35-37- 



LE MONETE DI CALIGOLA NEL COHEN 255 

poi, più tardi, si elessero a loro quinquennale Caligola senza 
collega, 

È questa appunto la caratteristica notevole di cotesto 
tipo di monete le quali ormai, dopo quanto si è detto, pos- 
siamo chiamare " Tiberio e Caligola „ (24). 

Caligola che, a Caesaraugusta era stato, precedente- 
mente, duumviro insieme a G. Pomponio Parrà (25) e piìi tardi, 
nell'anno 34 duumviro i{ure) d(icundo), a Pompei, insieme a M. 
Vesonio Marcello (26) fu invece nominato, da solo, quinquen- 
nale di Carthago Nova (27). 11 che, per Caligola, può forse 
costituire un più alto onore da uguagliarlo quasi all'impera- 
tore il quale avea infatti il diritto d'essere eletto a qualunque 
carica in qualsiasi città dell'impero (28), E però questo tipo 
di moneta può riferirsi al tempo in cui Tiberio, prendendolo 
presso di se a Capri e innalzandolo prima che avesse rag- 
giunta l'età legale, alle magistrature, avea lasciato capire che 
lo avrebbe prescelto a proprio successore. 

Premesse queste brevi osservazioni, ecco in qual modo 
ordinerei le monete di Caligola e dei membri della sua famiglia. 



(24) Cf. Florez, I, pag. 336, XVII, 3-5; Eckhel, VI, 218; Heiss, 271-272, 
XXXVI, 30-34; Delgado, III, 72, CXI, 38-42. 

(25) C. 173, 17 e 18 ; 199, 103 ; Heiss, 202, XXIV-XXV, 25, 26 e 31 ; 
Delgado, III, 47-49, XCVIII-XCIX, 38, 39 e 48 : era suo prefetto luniano 
Lupo. Le descrivo qui : 

N. 17 — D. — piETATis AVGVSTAE. Tcsta di donna diademata e ve- 
lata a destra — R. — ivnano (an in monogramma) lvpo pr . c . caesar . 
POMPON . parrà Fi vir. In circolo e nel mezzo e . e . a. M. B. 

N. 18 — D. — PIETATIS AVGVSTAE . c . c . A . La medesima testa — 
R. — IVNIANO (an in monogramma) lvpo pr . c . caesar . e . pompon (mp 
in monogramma) . parrà Ti vir . Nel mezzo un tempio a 4 colonne. M. B. 

N. 103 — D. — TI , caesar . DIVI AVO . F . AVGvsTvs. Testa laureata a 
destra di Tiberio — R. — ivniano (ni e an in monogramma) lupo pr . 
e . caesar . e . pompon parrà (mp e ar in monogramma) Fi v. Un aquila 
tra due insegne militari in mezzo alle quali e - e - a. M. B. 

Le due monete 17 e 18 — nel Cohen — il Delgado le riferisce a 
Livia e forse poterono bene esser coniate, dopo la sua morte, nel 29, 
quando Caligola le recitò l'elogio funebre (Tac. Ann. V, i ; Svet. Cai. io). 

(26) C. I. L. X, 901 e 902. 

(27) 11 Mommsen (1. e, pag. 99 nota 2") avverte che il fatto d'esser 
ricordato come quinquennale di Carthago Nova il solo Caligola non 
vuol dire che non potesse avere anche il collega. 

(28) Cf, Mommsen, 1. e, pag. 80 e 81. 



256 NEREO CORTELLINI 



GERMANICUS - Romane. 



I - Cohen 225-226, 6 ) ^^^-^^^ ^^^^^^^ r impero di 



2 - „ „ 7 ?9) 

3 - V » II (30) 



Tiberio. 



NB. — Per le monete di restituzione in suo nome, vedi " Tito e 
Germanico „ 1-3 := Cohen, Germ. 226, 12-14; " Domiziano e Germanico „ 
I rr: Cohen, 1. e, 15. Confronta pure " Claudio e Germanico „ , 1-3 = 
Cohen, 1. e, 8-10. 



Greche (31). 




f coniate imperante Tiberio (14- 

bpagna > ^ ^ (3^) 

Romula 1 ^ 



(29) Questa moneta, sebbene il Cohen non Io dica, molto proba- 
bilmente è dell'anno 17, quando Germanico trionfò in Roma di Arminio 
e dei Germani. A questo trionfo, e quindi a quell' epoca, si riferisce 
pure la famosa Agata di Tiberio che si trova ora, dopo lunghe peripezie 
attraverso V Italia e la Francia, a riposare nel Gabinetto delle monete 
di Parigi: se ne conserva una riproduzione in gesso in una delle 
sale del Gabinetto Numismatico di Brera. Germanico, in abito trionfale, 
v'è rappresentato nell'atto che prende congedo da Tiberio, il quale lo 
avea appunto destinato al governo della Siria (Tac. Ann. 2, 41-43; 
Svet., Cai., I ; cf. Veli., Pat., II, 129 ; Strab., I, 3-4). Davanti a Germa- 
nico vi è un bambino in abito militare : la corazza in dosso e le caligae 
ai piedi; è Caligola che avea allora cinque anni e che solo de' figli ac- 
compagnò il padre nell'Asia Minore (Tac, 1. e, III, i ; Svet. Cai., io). 
Dietro al figlio è Agrippina che ha nella sinistra il volumen sul quale 
scriverà le gloriose imprese dello sposo. (Mongez, Icon. Rom., Voi II, 
pag. 160 e segg. ; Babelon, Le Cabinet des Antiques à la Bibliothèque 
Nationale de Paris, 1888, pag. 4-6; Babelon, La Gravure en pierres fines, 
camées et intailles, Paris, 1894, 151-154, fig. 112). 

(30) Cf. il rovescio di questa moneta con quelli di " Caligola „ — 
Cohen, 240, 27-29. 

(31) Cf. Cohen, Augusto, 154, 663-666, della città di Caesaraugusta, 
di cui era duumviro, sotto Augusto, Germanico; Tiberio e Germanico, 
215, I pure di Caesaraugusta ; " Tiberio, Germanico e Druso „ 216, i, 
della colonia d'Acci di cui eran duumviri Germanico e Druso; 216, 2 
(Romula) e 216, 3 (Tarraco). 

(32) Cf. Heiss, pag. 334 e Delgado, Voi. I, pag. 106. 



LE MONETE DI CALIGOLA NEL COHEN 257 



3-5 — C. 227, i8-2o Spagna, Caesaraugusta | coniate impe- 
rante Caligola, dal 37 al 41 (33). 

6-7 — „ „ 21-22 Spagna, Osca | coniate imp. Caligola. 

8-9 — „ „ 23-24 Achaia, Corinto I „ „ Tiberio (34). 

10 - „ „ 25 „ „ I „ „ Caligola. 

11 — „ „ 26 Mysia, Parium | „ " Tiberio. 

GERMANICO e AUGUSTO (35) - Romane. 
1-3 — C. 228, 1-3 (36). 

GERMANICO e DRUSO - Greche. 

I — C. 228, I Spagna, Carteia ) coniate sotto Tiberio 



2 — 



2 Città incerta ) (14-19 d. C). 



(33) Le monete coloniali non sono suscettibili d'una data precisa: 
non se ne può dare, il più delle volte, che una cronologia " a grandi 
linee. „ 

(34) Veramente i nomi dei duumviri C. Heio PoUione e C. Mussidio 
Prisco si riscontrano anche in monete d'Augusto (Cohen, 160, 746-747) 
oltre che in quelle in nome di Tiberio. Tuttavia può darsi che quelle 
in nome d'Augusto siano monete di " riflesso, „ coniate cioè imperante 
Tiberio. 

(35) Veramente sarebbe più conforme all'esattezza storica 1' asse- 
gnarle a " Augusto e Germanico. „ Perchè se si confrontano i rovesci 
di queste monete con quelli di " Caligola e Augusto „ — C. 244-245, 
i-ii, — si conosce facilmente che quelle furono coniate nella medesima 
epoca di queste : si tratterebbe quindi di monete " ad honorem „ cioè 
emesse da Caligola nel nome di " Augusto e Germanico. „ 

(36) La moneta n. 3 ha bisogno d'una nota illustrativa. Il diritto è così : 

GERMANICVS CAES . TI . AVG . N . COS . H P . M. 

E la sola moneta in cui Germanico sia nominato con questi titoli 
co(n)s(ul) Il e p(ontifex) m(aximus). La moneta, se autentica, è perciò 
di non lieve interesse, prima di tutto perchè unica nel suo genere e 
poi anche perchè egli non fu mai pontefice massimo. Delle iscrizioni 
lapidarie — due sole però in mezzo alle numerossime — C . I . L . V, 
Brixia, (Brescia) 4308 e X, 513, Salernum, gli danno il titolo ponti/ (ex) 
semplicemente. 



258 NEREO CORTE LLINI 



AGRIPPINA madre - Romane. 
1-2 — C. 231, 1-2 I coniate imperante Caligola (37). 

NB. — Per le monete di restituzione, vedi " Tito e Agrippina, „ i =» 
C. " Agrippina „ 231, 46" Nerva e Agrippina „ i = C. 231, 5. Confronta 
pure " Claudio e Agrippina „ i =■ C. 231, 3. 

Greche. 

1-2 — C. 232, 6-7 Spagna, Caesaraugusta ) coniate imperante 
3 — „ „ 8 Città incerta ) Caligola. 

AGRIPPINA m., NERONE e DRUSO (38) - Greche. 
1-2 — C. 235, 1-2 Achaia, Corinto I coniate imper. Caligola. 

AGRIPPINA m. con le figlie Agrippina, Drusilla e Giulia (39). 
I — C. 248-249, I Bitynia, Apamaea | coniate imp. Caligola. 

NERONE e DRUSO (40) - Greche. 

I — C. 234-235, I Spagna-Romula 1 coniata imp. Tiberio. 

TIBERIO, NERONE e DRUSO (41). 

1-2 — C. 235, 2-3 Spagna, Caesaraugusta i di cui erano 



(37) Il Cohen dice che queste monete furono emesse dopo la di 
lei morte (786-33, 18 Ott. = Tac. Ann. VI, 25 e Svet., Tib., 53). Ma 
siccome Agrippina è qui nominata come madre di C. Cesare Augusto 
così è evidente che vennero coniate durante il regno del figlio e più pre- 
cisamente appena salito al trono (Cf Svet., Cai., 15; Dione Cassio, LIX, 3). 

(38) Invece di " Nerone e Druso dietro ad Agrippina madre „ come 
il Cohen ; confronta in proposito — Catalogne of Greek Coins, Corin- 
thus, 1889, pag. 65, n. 530, tav. XVI, 8. 

(39) E non " Drusilla, Giulia e Agrippina „ omettendo la madre 
che vi occupa forse la parte più importante. Cf. Mionnet, II, 412, 23. 

(40) In luogo di " Nerone e Druso dietro a Tiberio. „ 

(41) Queste monete veramente dovrebbero esser poste, insieme 
alla precedente, di seguito alle monete greche di Tiberio sotto il titolo 
" Tiberio, Nerone e Druso „ e non " Nerone e Druso dietro a Tiberio „ 
come il Cohen. Ho accennato ad esse, per mostrare che il Cohen le 



LE MONETE DI CALIGOLA NEL COHEN 259 

duumviri Nerone e Druso, durante il 
regno di Tiberio. 

3-4 — C. 235, 4-5 Spagna, Carthago Nova | di cui erano 
quinquennali, imperante Tiberio. 

NERONE e DRUSO 
con le sorelle Agrippina, Drusilla e Giulia — Greche. 

I — C. 235-236, 1 Bitynia, Apamaea, | coniata imp. (42) 
Caligola. 

TIBERIO e CALIGOLA (43) 

1-5 — C. 245, 1-5 Spagna, Carthago Nova | di cui Caligola 
era quinquennale, sotto Tiberio, nel 33 
o 34 di Cristo. 

NB. — Confronta il Cohen a pag. 173, 17 e 18; 199, 103, per quel che 
riguarda il duumvirato di Caligola a Caesaraugusta, che sono monete 
le quali vennero coniate presso a poco nell'epoca delle precedenti. 

CALIGOLA — Romane e Greche. 
1-66 — Cohen 236-244, 1-66. 



ha collocate fuor di posto e anche per far vedere che Nerone e Druso 
rivestivano quelle magistrature. La data di queste quattro e della prece- 
dente moneta si può collocare, con molta probabilità, tra il 23 e il 24 
(Cf. Heiss, 205, tav. XXVI, 51 p 52; 271, XXXVI, 28 e 29; 394, LIX, 6; 
Vaillant, pag. 98 e 99; Delgado, III, 71-72, CU, 35-37). 

(42) E più precisamente nell'anno 38, quando Drusilla, venuta a 
morte, fu da Caligola chiamata diva ed esaltata con onori veramente 
divini. (Cf. Dione, LIX, 11*; Svet. Cai., 24 e C. I. L., V, 5722, Ager 
Mediolanensis ; V, 7345, Forum Vibii Caborrum (Cavorre) " [flam]inica 
Divae Drusillae „; XI, 1168, Veleia: " divae Drusill[ae]„; XI, 3598, Caere 
(Cerveteri) : " divae Drusillae „ ; XII, 1026, Avignon : un cippo marmoreo 
dedicato a ivliae drusillae forse da Claudio : " num[inis] honore delat[o 
posuit]; XIV, 3576, Tivoli, " [di]vae Drusillae. „ 

(43) E non " Caligola e Tiberio, „ per le cose dette precedente- 
mente. Aggiungo ora che queste monete dovrebbero — a stretto rigore 
storico — essere poste di seguito alle monete di Carthago Nova nel 
nome di Tiberio, col titolo su citato. Le ho invece poste qui, affinchè 
le monete di Caligola costituiscano un tutto organico, se non omogeneo, 
e anche per colorire uh po' gli anni che precedono la sua assunzione 
all'impero, intorno ai quali gli storici del tempo ci danno scarsissime 
notizie. 

34 



200 NEREO CORTEULIiNI 



CALIGOLA e AUGUSTO - Romane, 
i-ii — C. 244-245, i-ii (44). 

CALIGOLA e NERONE DRUSO. 
C. pag. 246. 

NB. — Anche 1' imperatore Claudio gli coniò monete : cf. " Claudio 
e Nerone Druso, „ i e non " Nerone Druso „ come il Cohen, 221, 8. 



CALIGOLA e M. AGRIPPA (45). 

1-2 — Cohen 177, 13 e 14 Spagna — Caesaraugusta | co- 
niate imperante Caligola. 



CALIGOLA e ANTONIA. 

C. pag. 246. 

NB. — Confronta Cohen, 223, 8 — Achaia — Corinto | Coniata 
imperante Caligola (46). 



(44) Coniate, come tutte le seguenti, durante l'impero di Caligola. 

(45) lì Cohen le pone sotto il titolo " Agrippa „ a una settantina di 
pagine di distanza dalle monete coloniali di Caligola, senza alcuna nota 
che richiami 1' attenzione del lettore sovra il fatto notevole che gli 
abitanti di Caesaraugusta coniarono monete anche in onore dell'avo 
materno di Caligola. Tanto più notevole per la circostanza che i Ce- 
saraugustani, i quali credeano di aggraziarsi l'imperatore con quest'atto 
di adulazione, si saranno poi accorti di aver sortito un effetto opposto 
a' loro desidèri. Noi sappiamo infatti che Caligola non ci teneva punto 
a essere chiamato nipote di Agrippa; tutt' altro: " Agrippae se nepotem 
ncque credi neque dici ob ignobilitatem eius volebat „ (Svet., Cai., 23). 
M. Vipsanio Agrippa non era nato di stirpe patrizia (Tac. Ann., I, 3 ; 
Veli. Pat., II, 96 e Seneca, Controv. II, 4) ma con le virtù proprie s'era 
acquistata una nobiltà non meno illustre di quella che gli conferì poi 
Augusto facendolo eleggere tre volte console e dandogli in isposa la 
propria figlia Giulia che fu poi la madre d'Agrippina. 

(46) Il Cohen la pone sotto il titolo " Antonia „ senza far avvertito 
il lettore dell'epoca in cui venne emessa. 



LE MONETE DI CALIGOLA NEL COHEN 201 



CALIGOLA e GERMANICO (47) - Romane. 



1-5 — C. 224-225, 1-5 (48). 
6-1 1 — C. 229, 1-6. 

Greche. 

I — C. 230, 14 Bitynia, Apamaea. 
2-8 — C, 229-230, 7-13 Città incerta (49). 

CALIGOLA e AGRIPPINA madre (50) - Romane. 
1-7 - C.233, 1-7. 

Greche. 

j — C. 232, 8 Città incerta (49 «). 

CALIGOLA, NERONE e DRUSO (51) - Romane. 
1-3 - C. 234, 1-3. 



(47) E non " Germanico e Caligola „ cf. The Numismatic Chron. 1868, 
pag. 233, i; (Mezzabarba, Numi Arschotani, tav. XVIII, 8; Vaillant Num. 
praest., II, pag. 47) ; Med. Nap., Mon. rom., 4152 ; cf. Catalogne of Greek 
Coins, Bitynia, 1989, pag. iii, n. 21; The Num. Chron., 1891, 200, io. 

(48) Queste monete, come abbiamo visto, il Cohen le dà, anzi, sotto 
il titolo " Germanicus. „ Cf, Med. Nap., Mon. rom., 4153-4154 e 4157-4159 ; 
Revue de la Numismatique Belge, 1879, pag. 134, n. 11 ; Museo To- 
rino, 1881, Mon. imp., 299-301. 

(49) e (49 a) Queste monete non sono da attribuirsi a Corinto, 
come cercherò di dimostrare più avanti ; cf. per le prime Eckhel, 6, 217. 

(50) E non " Agrippina madre e Caligola „ Cf. The Num. Chron., 
1867, pag. 277, n. 45; Med. Nap., Mon. rom., 4163-4164.. 

(51) E non " Nerone e Druso „ semplicemente come il Cohen ; per 
esempio : 

N. I — D. — NERO ET DRVsvs CAESARES. Nerone e Druso con tunica 
e cintura che galoppano a destra — R. — e. caesar , avg . germanicus . 
poN . M . TR . FOT. Nel mczzo s . e. 

Il Med. di Napoli invece (Mon. rom., 4167-4169; 4170-4171) le de- 
scrive bene invertendo la disposizione del diritto e del rovescio. 



262 NEREO CORTELLINI 



CALIGOLA e DRUSILLA (52) - Greche. 
I — C. 248, 1. 

CALIGOLA e GIULIA LIVILLA (53) - Greche. 
I — C. 249, 1. 

CALIGOLA (e CAESONIA?) (54) - Greche. 
1-2 — C. 248-249, 1-2. 



CRONOLOGIA DELLE MONETE DI CALIGOLA. 



La cronologia delle monete di cotesto imperatore è non 
poco indeterminata, e accade spesso che una moneta, la 
quale da alcuni è assegnata a un dato anno, venga da altri 
attribuita a un dato altro, come vedremo più innanzi. Donde 
proceda tale divergenza è quanto esamineremo; dopo di che 
mi studierò di distribuire le diverse monete a seconda d'un 
vero criterio cronologico. 



(52) E non " Drusilla e Caligola. „ 

(53) E non " Giulia Livilla „ semplicemente. 

(54) Così almeno: non " Cesonia. „ E poi siccome non è certo — 
e il Cohen ha pure i suoi dubbi — che quella testa di donna rappre- 
senti piuttosto la quarta moglie di Caligola, che non la dea salute, così 
credo che sarebbe più opportuno porre questa moneta di seguito alle 
monete di Carthago Nova nel nome di CaUgola, anche perchè sarebbe 
essa l'unico tipo, che ci fu conservato, di monete coniate quando Cali- 
gola era imperatore, perchè di monete emesse da cotesta città, prima 
eh' egh succedesse a Tiberio, ne abbiamo diverse, come già vedemmo. 
(Cf. la nota 43''). 



LE MONETE DI CALIGOLA NEL COHEN 263 

Premetto che è solo delle monete romane che si può 
dare una cronologia sicura: le coloniali, invece, non sono 
suscettibili che d'una cronologia a grandi tratti. Si può dire, 
per esempio, che una moneta greca, nel nome di Caligola, 
è stata emessa dal 37 al 41, ma ben difficilmente si riescirà 
a stabilire se fu coniata piuttosto nell'uno che nell'altro dei 
quattro anni del di lui regno. 

La ragione sta in ciò, che chi emetteva queste monete 
non si curava punto di indicare se l'imperatore era rivestito 
della tribunicia potestas 2^ o 3^, del consolato primo o quarto, 
o che sia. Nella piìi parte esse non hanno l'indicazione del 
consolato: portano invece quasi sempre l'indicazione della 
potest. trib., ma solo della prima: alle successive non guar- 
dano. Ci limiteremo perciò a parlare delle romane, delle 
quali diamo i diversi tipi che offrono le monete di Caligola 
— nel Cohen — disposti in ordine ascendente rispetto alla 
iterazione della potestas tribunicia e del consolato (i). 

(2) C. Caesar Aug. Germanicus imperator pont. max. 
aug(ur) tr. pot. ■=■ C. 238, 12. 

I. C. Caesar Aug. Germanicus /C. 224-225, 1-3, 5 (senatorie); 
pont. m. tr. pot. [ 229, 1-4 (imperatorie); 233, 1-4 

(imp.); 234, I (sen.); 236-237, i 
(imp.? (3)); 238, 9 e 13 (sen.); 
239, 17 (sen.); 239, 18-19 0^- 
perat.);240, 24 (imp.); 240, 27 
(sen.); 244-245, i, 39 (sen). 



(i) Sono questi i due tra i titoli, che accompagnano quasi sempre 
il nome dell'imperatore, de' quali bisogna tener maggior conto per de- 
terminare la cronologia delle varie monete. 

(2) Questa moneta d'argento il Cohen la pone fra le romane, os- 
servando che è di fabbrica straniera : per due motivi io non la credo 
però romana: prima perchè apparirebbe la prima volta in monete ro- 
mane il titolo imperatorie) per intero — appare invece abbreviato (imp.) 
in parecchie delle coloniali (C. 241-242, 36-45, 48 e 49; 243, 55 e 56) — 
a meno che non si tratti d'una moneta d'occasione, emessa cioè proprio 
quando egli fu assunto il 18 Marzo al trono. (Cf. C. I. L., VI, 2028, 10 Acta 
Arvalium, a. d. XV K. Apriles: " quod hoc die C. Caesar Augustus 
Germanicus impera [tor appellatus est] „. In secondo luogo, come si 
spiegherebbe il titolo dell'augurato che non si riscontra in alcuna moneta 
di Caligola, né romana, né greca? Quasi quasi non la crederei autentica. 

(3) Il Cohen osserva a proposito di queste monete che mette tra 
le imperatorie che vi sono due falsificazioni del Padovan, le quali si 



264 



NEREO CORTELLINI 



2. C. Caesar Aug. Germanicus 
p. m. tr. pot. COS. 

3. C. Caesar Aug. Germanicus 
p. m. tr. pot. iter. 

4. C. Caesar Divi Aug. pron. 
Aug. p. m. tr. pot. iii p. p. 

5. C. Caesar Divi Aug. pron. 
Aug. pon. m. tr. pot. iii p. p. 
cos des III. 

6. C. Caesar Aug. pon. m. tr. 
pot. Ili, cos III. 

7. C. Caesar Divi Aug. pron. 
Aug. pon. m. tr. p. iii p. p. 
cos tert. 

8. C. Caesar Aug. Germanicus 
tr. pot. mi. 

9. C. Caesar Divi Aug. pron. 
Aug. p. m. tr. p. mi p. p. 

10. C. Caesar Divi Aug. pron. 
Aug, pon. m. tr. p. mi p. p. 
cos tert. 

11. C. Caesar Aug. pon. m. tr, 
pot. mi, cos mi. 

12. C. Caesar Divi Aug. pron. 
Aug. p. m. tr. p. mi p, p, cos 
quat. 



^C. 239, 14; 244, 4-5; 245, IO e 
( II (imperatorie), 

JC. 239, 15 (imperatorie). 

jC. 234, 2 (4); 237, 2 (3); 238, io; 
f 240, 25 e 28 (senatorie). 

 
ooTt xai £KttY)8eóoa<; (uiartep oTovxal xive^) &XXà xoò }j.èv icpoaTtoSìSstYlJ-évoo 
xeXeoxTjoavxoc, éxépoo 8è fj.Y]8svò(; 8' òXifoo oSxcui; sv x^ èxxXTjola aòxoù 
àvxixaxaoxYjvat SovsQévxoc, oòSéva ea)(e. 

(17) CI. L. I, 2* ed.. Fast, feriarum latinarum II, pag. 58, f. riga-i*; 
cf. C. I. L., VI, 2015 e XIV, 2241; cf. Borghesi, II, 208. 

(18) Cohen, I, 162, 774, in una moneta erroneamente attribuita a 
Corinto (Cf. Catalogue of Greek Coins, Corinto, introduzione, XXXV), 
invece che a " città incerta. „ 

(19) Panvinius fast, ad a. 793, pag. 45. 

(20) Dione, 1. e. e Svet., 1. e. 

(21) Il Vaglieri, invece, (Dizionario Epigrafico, Ettore de Ruggiero, 
lettera C. pag. 36), dice che Caligola rimase console sino alla sua morte; 
il che è inesatto. 



LE MONETE DI CALIGOLA NEL COHEN 



269 



quel Q. Pomponio Secondo che, secondo Dione (22), era 
appunto console quando Caligola il 24 Gennaio di quell'anno 
veniva pugnalato. Messo così in chiaro quanto riguarda i 
consolati di C. Cesare, sarà facile dare una seconda e piiì 
precisa classificazione cronologica delle monete di questo 
imperatore. Ed ecco come. 



1° C. Caesar Aug. Ger 
manicus pont m. tr. pot 



1.» 

dell'anno . 

3^ 1 2° C, Caesar Aug. Ger 



dal 18 Marzo {sen. e imp) 
manicus p.m.tr. pot. cos. | dal 1° Luglio [imperatorie) 



dell'anno 3° C. Caesar Aug. Ger 
38 / manicus p.m.tr. pot. Iter 



3." I 
dell'anno ' 



4"^ C. Caesar Divi Aug 
pron. Aug. p. m. tr. p. iii 
P. P 



gg J5° C. Caesar Divi Aug 
i pron. Aug. pon. m. tr 
\ p. Ili p. p. cos des. Ili 



/ 6° C. Caesar Aug. pon. m 
tr. pot. Ili cos III . . 

7° C. Caesar Divi Aug 
pron. Aug. pon. m. tr 
p. Ili p. p. cos tert . 

8° C. Caesar Aug. Ger 
manicus p. m. tr. pot. mi 



4/ (23) 



dell'anno^ 
40 



9° C. Caesar Divi Aug 
pron. Aug. p.m. tr. p. mi 

P-P 

10° C. Caesar Divi Aug 
pron. Aug. pon. m. tr 
p. mi p. p. cos tert. 



dal 18 Marzo [imperatorie) 



dal 18 Marzo {senatorie) 



dopo il 18 Marzo 



{imperatorie) 



dal 1° Gennaio 



dal 18 Marzo 



{senatorie) 
{imperatorie) 

{senatorie) 

{senatorie) 



(22) L. e, 29; Svet. Cai., 59 e 60; cf, C. I. L. I, 1. e, riga 3", .... cN. 
SENTio SATVRNiNo mmiiiimiii im erasum nomen Q. Pomponii Secundi; = C. I. 
L., VI, 2015 e XIV, 2241; cf. X, Puteoli, 2792 = consules Cn. Sentius, 
Q. Pomponius. 

(23) Il 4° gruppo che sarebbe perfetto se non gli mancasse un solo 



370 



NEREO CORTELLINI 



Ìli*' C. Caesar Aug. pon. / 
m. tr. pot. mi cos mi. k {imperatorie) 

12*' C. Caesar Divi Aug. \ dal 1° Gennaio 
pron. Aug. p. m. tr. p. mi / 
p. p. cos quat \ {senatorie). 

Alla stregua di cotesta classificazione cronologica passerò 
ora in esame tutte quelle monete per le quali il Cohen ha 
adottato un criterio che mi pare erroneo (24). 

La moneta, per es., a pag. 225, N. 4 con la indicazione 
TR. p. mi p. p. è dal Cohen attribuita all' anno 41, mentre, 
appartenendo al 4" gruppo N. 9 non può essere che del 40 (25) 
a partire però dal 18 Marzo. E così di seguito: 

C. 234, 2 = 1^ ed., Voi. I, pag. 145, 2 con tr. p. ih p. p. è 
dell'anno 39 e non del 40. 

„ 237, 2 (26) con TR. p. Ili p. p. = 3° Gruppo, N. 4, è del- 
l'anno 39 e non del 40. 

» 237,3, (^'^^ con TR. p. mi p. p.: è incerto se assegnarla 
al 40 o al 41, mentre è del 40, dal 18 Marzo, come 
quella che appartiene al 4° gruppo e al tipo N. 9. 



tipo, — l'imperiale, corrispondente al n, io —, ci fa giustamente pensare 
che avvenissero nuove emissioni di monete e da parte del senato e 
da parte dell' imperatore, ogni volta che questi era insignito o d' una 
nuova potestà tribunicia o d'un nuovo consolato. 

(24) In talune monete se 1* è poi cavata, senza darne alcuna cro- 
nologia, come per es. per quella a pag. 228, n. 3 che non può essere 
che dell'anno 37, perchè Germanico vi è chiamato padre di C. Cesare 
Augusto Germanico. Oltre a ciò in due monete nel nome d'Agrippina, 

— pag. 231, 1-2 — chiamata madre di C. Cesare Augusto egli ha posto 
" emessa dopo la di lei morte „ mentre poteva dire benissimo " emessa 
dal 18 Marzo del 37, „ sebbene il Med. di Napoli (mon. rom. 4165-4166) 
le classifichi tra le " annorum incertorum. „ Così pure per le monete 

— pag. 229, 1-4 — ha detto semplicemente; " coniate sotto Caligola, „ 
mentre è evidente che furono emesse nel 37. 

(25) Anche il Fiorelli nel Med. di Nap., 4157-4159 le ha assegnate 
all'anno 41 ; mentre il Vaglieri (Dizionario Epigraf., l. e), l'ha bene at- 
tribuita. 

(26) Cf. Med. Nap., 4135 — bene assegnata. 

(27) Il Med. di Nap., 4140 l'ha erroneamente assegnata al 41. 



LE MONETE DI CALIGOLA NEL COHEN 27I 

C. 237, 5 (28) è bene assegnata all' anno 39 ma appartiene 
al N. 5 del 3° gruppo, cioè è posteriore al 18 Marzo. 

„ 238, 7 (29) è attribuita a ragione all'anno 40 ma è poste- 
riore al 18 Marzo. 

„ 238, IO è dell'anno 39 e non del 40. 

„ 238, ri (30) è incerto se del 40 o del 41, mentre è del 40 
a cominciare dal 18 Marzo. 

„ 239, 14 è ben assegnata quanto all'anno 37 ma fu emessa 
dal r° Luglio = 1° Gruppo, N. 2. 

„ 239, 15 con TR. POT. ITER, è incerto se del 38 o del 39: 
è dell' anno 38, perchè se fosse del 39 porterebbe 
l'indicazione cos . 11. 

„ 240, 25 (31) è dell' anno 39 e non del 40 perchè è del 3° 
Gruppo, tipo N. 4. 

„ 240,28 è dell'anno 39 e non del 40, appunto come la 
precedente. 



INESATTA AGGIUDICAZIONE DI MONETE 

ALLA CITTÀ DI CoRINTO. 

Non è la prima volta che si muove al Cohen l'appunto 
di aver attribuito ad alcune città delle monete che non poteano 
esser messe se non tra le città incerte. Per non parlare 



(28) Med. Nap., 4136-4138. 

(29) li Med. Nap., 4142-4147 le attribuisce invece, a torto, all'anno 41. 

(30) Med. Nap., 4141 ascritta, secondo il solito, e quindi malamente, 
all'anno 41. 

(31) Il curioso è poi che la moneta seguente n. 26 che ha tr. p. 
mi l'ha bene assegnata all'anno 40, mentre anche questa come altre 
monete, dello stesso tipo, il Med. Nap. (4139; 4148-4149) le ha attribuite 
non bene all'anno 41. 



272 NEREO CORTELLINI 



degli altri mi limiterò a citare il Waddington che dimostrò (i) 
come la moneta n. 84 a pag. 46-47 del volume primo, dal 
Cohen attribuita proprio a Corinto, non dovesse porsi se non 
tra le città incerte. E altrettanto, ancora per monete asse- 
gnate a Corinto, ha sostenuto il Barclay V. Head (Catalogue 
of Greek Coins, Corinth, 1889, introduction, pag. XXXV) 
per quelle a pag. 160, n. 750 e 162, n. 774, nel nome d'Au- 
gusto nella prima delle quali figura proco(n)s(ul) e non 11 . 
viR un certo Sisenna (2) e nell'altra è proco(n)s(ul) quel Q. 
Terentio Culleone (3), che, come vedemmo, fu console nel- 
l'anno 40 d. C. 

Queste due monete, secondo lo Head, sono da attribuirsi 
alla Sicilia. 

Non parrà quindi strano, se pure può sembrare ardito, 
ch'io creda che altre monete siano state dal Cohen male 
aggiudicate a Corinto. Voglio riferirmi alle sette monete nel 
nome di " Germanico e Caligola „ a pag. 229-230, n. 7-13, 
delle quali descrivo ora i tre tipi diversi, non senza prima 
osservare che per la disposizione dei diritti e dei rovesci mi 
attengo a quello che ho detto precedentemente (4). 

N. 7 — ^ — e. CAESAR GERMANicvs AVG. Testa nuda di 
Caligola a destra. 
^ — GERMANicvs CAESAR. Tcsta nuda di Germanico 
a destra. F. M. B. 

N. 9 — /B' — e . CAESAR . AVG . GERMANicvs. Tcsta laureata 
di Caligola a destra. 

^ — GERM . CAESAR . PVLCHRO III . VARIO Ti VIR. TeSta 

laureata di Germanico a destra. F. M. B. 

N. II — ^ - Simile al precedente. Testa nuda di Caligola 
a destra. _ 

P — GERM . CAESAR . DOSSENO PVLCHRO 1 1 VIR. TeSta 

nuda di Germanico a destra. F. M. B. 

Le altre n. 8 e io, 12 e 13 sono rispettivamente varietà 
del n. 9 e del n. 11 per avere le teste piuttosto laureate che 



(i) Imhoof-Blumer, Monnaies grecques. Paris-Leipzig, 1883, pag. 231, 
n. 17. 

(2) Cf. Borghesi, Oeuvres, II, 324. 

(3) Cf. Borghesi, 1. e, pag. 208. 

(4) Cf. pag. 250-251, nota 5', e Cf. pure pag. 261. 



LE MONETE DI CALIGOLA NEL COHEN 273 

nude o viceversa e però basterà che consideriamo le tre su 
descritte. 

Intanto la n. 7 differisce in singoiar modo dalle rima- 
nenti, prima perchè il cognome Germanicus precede il titolo 
Aug(ustus) e nelle altre è il contrario — è questa la regola 
in tutte le altre monete di Caligola, pag. 224-249 — e se- 
condariamente perchè non è fatto menzione in essa de' duum- 
viri — presunti di Corinto — Pulchro e Vario, Dosseno e 
Pulchro; e siccome poi, tra le monete imperiali di codesta 
città, questa sarebbe l'unica (s) nella quale non figurerebbero 
i duumviri, così la porrei senz'altro tra le città incerte. 

Quanto poi alle monete n. 8-13 osservo che in nessuna 
di esse il nome dei duumviri è seguito dalla sigla della città 
coR(inthus) come invece si riscontra quasi in tutte le monete 
di Corinto (6) e questo sarebbe già un indizio che deporrebbe 
contro r attribuzione fattane dal Cohen : ma e' è altro. Queste 
monete non poterono esser coniate se non durante l' impero 
di Caligola, e allora come spiegarsi che non ci è conservata 
alcuna moneta di questi tipi cioè con quei duumviri, nel 
nome semplicemente di Caligola; come mai i cittadini di 
Corinto nell'anno in cui erano duumviri Dosseno e Pulchro, 
Pulchro e Vario, non si curarono — come invece fecero i 
duumviri P. Vipsanio Agrippa e M. BeUio Proculo — di 
emetter monete nel nome di Germanico (7) semplicemente, 
nel nome d'Agrippina (8), nel nome di Nerone e Druso (8), 
e, sovratutto, nel nome di Caligola? (9) 



(5) Cf. Cohen, 1, pag. 160-162, n. 746-773; 173, 19-23; 184, 3; 185, 3; 
187, i; 205-206, 185-194; 213, 15; 218, io; 223, 8; 227, 23-25; 235, 2; 243; 
57-64; cf. Catalogue of Greek Coins, Corinth, 1889, pag. 65, 531-539; 
Med. di Nap., Mon. grec, 7420-7425. 

(6) Cf. Cohen, 11. ce, Catal. of Greek Coins, 1. e, e pag. 58, n. 483-530. 
Nei pochi casi in cui la sigla cor non c'è, vi sono però gli stessi 
duumviri che figurano in altri tipi di monete nelle quali figura l'indi- 
cazione della città — cor. 

(7) Cf. Cohen, I, 223, 25 e nel nome d'Antonia — emessa impe- 
rante Caligola — pag. 223, 8, con i duumviri M. Belilo Proculo. 

(8) Cohen, 235, 1-2 coi duumviri P. Vipsanio Agrippa e M. Belilo 
Proculo ; cf. Cat. of Greek Coins, 1. e, pag. 65, n. 530, tav. XVI, 8, 

(9) Cohen, 243, 57-64 coi duumviri P. Vipsanio Agrippa, M. Belilo 
Proculo e Caecilio Nigro. 



274 NEREO CORTELLINJ 



Esse adunque devono essere d'un' altra città che tuttavia 
non si può determinare e siccome il Cohen ha posto tra le 
città incerte, la moneta seguente a pag, 228, N. 2: 

^ — GERM . CAESAR PVLCHER (VL ed HE legati) IIVIR. TcSta 

nuda di Germanico a destra. 
5* — DRvs . CAESAR . cipvs F . IIVIR. Testa nuda di Druso a 
destra. F. P. B. 

la quale mi pare abbia una qualche analogia con le precedenti 
N. 8-13 (10)^ così mi sembra che non sia fuori di proposito 
il porle anch'esse sotto la categoria " città incerta „ (n). 

Anche quest'altra moneta: 

^ — AGRIPPINA CAESARis AVO MATER. Busto d'Agrippina a 
destra. 

P — GENivM e . I . e. La Fortuna diritta a sinistra che ha 
nella mano destra un timone e nella sinistra una cor- 
nucopia. F. P. B. 

è dal Cohen (pag. 232, 8) assegnata a Corinto. La leggenda 
del rovescio vorrebbe dunque interpretata genivm c(oloniae) 
i(uliae) c(orinthi). Non ho potuto però riscontrare alcuna 
moneta di Corinto nella quale questa città sia chiamata 
c(olonia) i(ulia) c(orinthus): essa è invece chiamata lavs ivLi(a) 
coRiN(thus) o, più spesso, semplicemente indicata corintvs, 
oppure coRiNT o anche cor e queste abbreviazioni sono poi 
sempre seguite dal nome de' duumviri (12), 

Il tipo poi della Fortuna, non che la parola Genium non 
mi venne fatto di rintracciare nelle monete di questa città 
nelle quali ho invece veduto descritto Pegaso o Pallade; e 
però, per queste diverse ragioni, credo che la su descritta 
moneta sia anch'essa stata erroneamente attribuita a Corinto. 
Non posso non ricordare al lettore che anche il de Sallet 
(Zeitschrift fur Numismatik, Berlin, 1886, pag. 131, N. io) la 
credette di Corinto. E, a dir il vero, l'autorità grande del 
numismatico tedesco — testé, disgraziatamente, morto — mi 



(io) Il duumviro Pulchro può darsi fosse in epoca posteriore duum- 
viro per la seconda volta: Pulchro III (?). 

(11) Cf. Eckhel, VI, pag. 227. 

(12) Cf. Cohen, 11. ce. e Catal. of Greek Coins, 11. ce. 



LE MONETE DI CALIGOLA NEL COHEN 275 

avea non poco scosso nella mia opinione; ma, tuttavia, per 
le ragioni su esposte che mi è sembrato militassero in favore 
della mia tesi, l'ho mantenuta. 



MONETE INEDITE. 

Distinguo questo paragrafo in due parti, nell'una delle 
quali descriverò le monete che il Cohen avrebbe potuto ci- 
tare togliendole dalle opere di cui s'è servito, come il Mionnet, 
il Florez e lo Heiss, ecc.; nell'altra esporrò tutte quelle 
monete, varietà o tipi nuovi, che il Cohen non ha riportati, 
o perchè non consultò certe opere come il Delgado o il 
Medagliere di Napoli — delle quali si stenta a comprendere 
come egli non abbia tenuto conto, chi consideri la loro vera 
e grande importanza, — o perchè vennero pubblicate poste- 
riormente alla 2^ edizione del Cohen. 

Incomincio con due monete che non possono che destare 
un grande interesse, sia perchè si tratta di monete bilingui 
e sia perchè entrambe si trovano nel Gabinetto di Parigi (i). 

1. — ^ — e. CAESAR . AVG . GERMANicvs. Tcsta di Caligola a 

destra. 
'^ -OT)ni1l1f INS. AVG. Il Cabiro diritto, di fronte; 
nella destra levata tiene un bastone che ha sulla 
estremità una palla e nella sinistra un serpente ; 
otto raggi partono dalla sua testa. M. B. 

2. — ^ — senza leggenda. Testa di Caligola a destra. 

^ iNS . AVGvs . medesimo tipo del preced. M. B. 

Queste monete punico-latine (i «) furono coniate da una 
delle isole Baleari : l'isola Minorca — iNs(ula) AVGvs(ta). Le 



(i) e (i a) Heiss, pag. 422, tav. LXIV, 24 e 25; cf. Delgado, III, pag. 450, 
CLXXXVIII^ n. 25 e 26. Tanto 1' Heiss che il Delgado riportano una 
moneta di Tiberio e una di Claudio, nell'effige solamente per 1' ultimo 
imperatore, di quest'isola Minorca che non sarà discaro ai lettori il 

36 



276 NEREO CORTELLINI 



isole Baleari, che s'erano date alla pirateria e costituivano un 
serio pericolo per Roma, furono, nell'anno 123 a. C, sotto- 
messe dal console Metello che si ebbe per ciò il cognomen 
Balearicus e g\\ onori del trionfo. Esse furono aggregate 
alla provincia Tarraconese. 

Riporto successivamente due monete del Mionnet, quattro 
del Florez e due dello Heiss, delle quali il Cohen non ha 
fatto cenno alcuno. 



MONETE GRECHE — Paphlagonia-Synope. 

3. (2) —^ — e. CAE . AVG . GER . EX . D . D . Testa nuda di 

Caligola a destra. 
^ — e . I . F . s . Lxxxiii. Un colono che conduce 
un carro tirato da due buoi. P. B. 

4. (3) — ^ — Simile al precedente. 

!p — e . I . F . AN Lxxxni. Simile al precedente P. B. 



trascrivere qui, perchè non sono neppure esse date dal Cohen, sebbene 
si trovino nel Gabinetto di Parigi. 

Eccole: Heiss, 1. e, n. 23 =1 Delgado, 1. e, n. 24. 

D. - TI . CAES . AVG . GERM. Testa di Tiberio a destra. 

R. — simile al precedente n. i. M. B. 

N. 26 = Delgado, n. 27 — D. — .... Testa di Claudio. 

R. — ^11 Cabiro che tiene in una mano un bastone terminato da 
una palla e nell'altra un serpente. M. B. 

La n. 23 è notevole per il titolo GERM(anicus ?) che è dato a Ti- 
berio. Mi pare che sia questo l'unico caso. Quanto poi alla n. 26, la pre- 
senza della figura di Claudio, se pure è lui, su una moneta coniata in 
una parte delle province romane della Spagna prova che fu per ordine 
di questo imperatore e non di CaHgoIa, come credeva il Florez (cf. 
Heiss, 1. e, pag. 426 e Delgado, 1. e, pag. 451), che furono chiuse le 
fabbriche monetarie municipali della Spagna. 

(2) Mionnet, Voi. II, pag. 404, n. 105 è una varietà — megho de- 
scritta però — di quella data dal Cohen pag. 243-244, n. 65, — nella quale 
v'è GEE e Lxxni in luogo di ger e Lxxxni. 

(3) Mionnet, supplem., IV, 576, 143. L'ho riscontrata identica, così 
nella leggenda come nel modulo, nella Revue Numismatique de Paris, 
1891, pag. 244, in un articolo del principe Pierre de Saxe-Cobourg, 
il quale, evidentemente, la ritenne inedita molto rara, perchè non 
avea consultato il Mionnet che ne dà anche la varietà precedente e il 
Cohen che ne dà un' altra. Tuttavia il Cobourg ha mostrato che anno 
significhi quella data : si tratterebbe dell'anno 38, perchè l'èra di Synope 
ha principio con l'anno 45 a. C. 



LE MONETE DI CALIGOLA NEL COHEN 277 



Spagna- Acci. 

5. (4) — ^ — e . CAESAR . AVG . GERMANicus .P.P. Tcsta nuda 
di Caligola a destra. 
1^ — Due aquile legionarie tra due insegne mili- 
tari : tra esse co-lo-n 11 a-cc-i. 



— Gaesaraugusta. 

6. (5) — ^ — e . CAESAR . AVG . GERMANicus . iMP. Testa lau- 
reata di Caligola a destra, 
p — LiciNiANO ET GERMANO n viR. Aquila legio- 
naria tra due insegne e in mezzo a esse c-c-a. 

M. B. 

y, (6) _ 3^ _ AGRIPPINA M . F . AT . CAESARIS AVGVSTI. Te- 
sta d'Agrippina a destra. 
"p/ — SCIPIONE ET MONTANO ff viR. Nel campo un 
sacerdote che guida due buoi a destra, al di 
sopra c-c-A M. B. 

8. (7) — ^ — e . CAESAR . AVG . GERMANicvs IMP. Tcsta lau- 

reata di Caligola a destra. 
P — MONTANO ET GERMANO ; nell'esergo ff viR. Un 
sacerdote che guida due buoi: sopra di essi 
e . e . A M. B. 

9. (8) _ ^ _ e . CiESAR (ar in monog.) . avg . germanicvs 



(4) Florez, I, pag. 149, tav. Ili, n. 3; cf. Delgado, III, pag. 9, tavola 
LXXXVII, n. 15, la quale non ha l'indicazione p(ater) p(atriae) ed è 
una varietà del Cohen (241,, 32). 

(5) Florez, I, pag. 250, tav. XI, n. 7 ; è una varietà molto rara di 
quella del Cohen, pag. 242, n. 41 la quale non differisce se non nel modulo 
perchè è un g . b . = Heiss, 206^ XXVI, 58 = Delgado, III, 52, CHI, 77 

(6) Florez, I, pag. 245. tav. X, n. 6 — Delgado, III, pag. 51, CU, 68 
è una bella varietà del Cohen, pag. 232, n. 6, in cui figura, nel rovescio 
il tipo del sacerdote che guida i due buoi, a proposito del quale vedi 
però lo stesso Cohen^ 226, n. 20 e 241, 38 e 43. 

(7) Florez, I, 253, XI, 4 = Delgado, III, 53, CHI, 84: è una varietà 
del Cohen, (242,39), nella quale la testa è nuda e i duumviri sono Scipione 
e Montano. 

(8) Heiss, pag. 205, tav. XXVI, 54 =- Delgado, III, 52, CU, 75: è 
una varietà non trascurabile di quella del Cohen, pag. 241, n. 37, per 
la direzione secondo la quale è scritta la leggenda e per 1' assenza delle 
sigle e. e. A. 



278 NEREO CORTELLINI 



iMP . PATER PATRiAE (man e TE in monogr.). 
Testa laureata di Caligola a sinistra. 
P — SCIPIONE ET MONT nell'csergo f[f vir. La leg- 
genda è da sinistra a destra. G. B. 

- OSCA. 

10. (9) — fB' — e . CAESAR . AVG . GERM . P . M . TR . POT . COS. 

Testa laureata di Caligola a destra. 
P — e . TARRACiNA . p . PRISCO C VIR. Nel mezzo 

V 
OSCA P. B. 

V 

MONETE ROMANE — Tibepio e Agrippina. 

11. (10) ~ ^ — TI. CAES .... Testa laureata di Tiberio a si- 

nistra. 
^ — AGRIPPINA .... Testa nuda d'Agrippina a destra, 

M. B. 

E ora, passiamo alle monete, che, come abbiamo distinto 
da principio, appartengono alla seconda categoria. 

MONETE ROMANE. 

12. (11) — ^ — e . CAESAR . AVG . GERMANICVS . PON . M . TR . POT. 

Nel campo s . e. 

1^ — GERMANICVS . CAESAR , TI . AVG . F . DIVI . AVG . N. 

Testa nuda di Germanico a sinistra. In con- 
tromarca TIB CLA IMP. M. B. 



(9) Heiss, 159, tav. XIV, 28 == Delgado, III, 324-325, CLVIII, 22; 
è un tipo di moneta notevole anzitutto perchè è di modulo p . b, mentre 
il Cohen ne riporta solo di g.b e m.b e in secondo luogo per la di- 
sposizione di v(rbs) OSCA v(ictrix) che non si riscontra in alcuna delle 
monete del Cohen, pag. 242-243, n. 50-54. 

(io) The Numismatic Chronicle, 1871, Unpublished roman imperiai 
coins, pag. 183, n. 2. 

(11) Med. Nap., Mon. rom., 4155. Differisce dal n. i del Cohen, 
pag. 224-225 unicamente per le contromarche sudescritte: contromarche 
che possono riuscire di non poco interesse per lo storico se si consideri 
che questa moneta dovette servire come per annunziare, subito dopo 
r uccisione di Caligola e prima ancora che fossero pronti i conii del 
nuovo eletto, che il nuovo imperatore era Claudio. 



LE MONETE DI CALIGOLA NEL COHEN 279 

13. (12) — B^ — C . CAESAR . AVG . PON M . TR . POT . Ili . COS III. 

Testa di Caligola laureata a destra. 
P — Simile al precedente. M. B. 

MONETE GRECHE — Spagna-Caesaraugusta. 

14. (13) — iO' — AGRIPPINA . M . F . MAT . CAESARIS . AVGVSTI. 

Testa d'Agrippina a destra. 
9» — TiTVLLO ET MONTANO H viR. Nel campo un 
sacerdote che guida due buoi a destra e sopra 
ad essi e . e . a. M. B. 

15. (14) — ^ — e . CiESAR (ar in monog.) . avg . germanicvs . 

iMP . pater (te in monog.) patriae. La testa 
nuda di Caligola a sinistra. 
P -^ Un bue a destra sopra il quale e . e . a. M. B. 



— ITALICA. 

16. (15) — ^ — GERMANICVS CAESAR. Testa di Germanico a 

sinistra (e non a destra, come si vede dalla 

moneta). 

5* — PERM . AVG . DRvsvs CAESAR. Testa di Druso 

a destra (e non a sinistra....) M. B. 



(12) Med. Nap., 1. e, 4156: è una varietà dei n. 5 e 6 del Cohen per 
due rispetti: prima perchè è di bronzo mentre queste sono l'una d'ar- 
gento e l'altra d' oro e in secondo luogo perchè in quelle del Cohen 

vi è GERMANICVS . CAES . PAT . C . CAES . AVG . GERM. — Ho poÌ riscontrato 

sempre tra le monete romane del Med. di Napoli una varietà del n. i 
del Cohen, (pag. 244) moneta nel nome di " Caligola e Augusto „ nella 
quale — n. 4172 — vi è pater patrie invece di pater patriae. 

(13) Delgado, III, pag. 51, CU, 69 è una varietà del n. 7 del Cohen, 
pag. 232. 

(14) Delgado, III, 53, CHI, 79. 

(15) Delgado, II, 139, XLIII, 15. Questa moneta si trova nel Museo 
archeologico di Madrid e fu dal Delgado assegnata al municipio di Ita- 
lica, sebbene non vi sia alcuna indicazione della città. L'esserci nella 
moneta perm(ìssu) AVG(usti) non giustifica, secondo me, questa attribu- 
zione, perchè su altre monete di altre città si riscontrano tali sigle, cf. 
Cohen 227, 17 in una moneta di Romula e cf. Delgado, I, 126, 6 in 
una moneta della colonia Patricia. 



28o ' NEREO CORTELLINI 



— ERCAVICA. 

17. (16) — ^ — e . CAESAR . AVG . GERMANicvs . iMP.... Tcsta lau- 

reata di Caligola a sinistra. 
5^ — Una corona di quercia: nel mezzo su tre linee 
MV (in monogramma) || ergavi (av in mono- 
gramma) Il CA : all'intorno in circolo H vir 

e . ter . SVRA . L . LIC . GRACILE. M. B. 

18. (17) — iy — e. CAESAR , AVG .P.P. Testa laureata di Cali- 

gola a destra. 

1^ — e. TER . SVRA . L . GRACILE H VIR. in circolo: 

nel mezzo su due linee mvn || ercavic. P. B. 



MONETE ROMANE. 

19. (18) — ^ — e . CAESAR . DIVI AVG . PRON . AVG . P . M . TR . P . 

Ili P.P. Nel campo s . e. 

1^ — GERMANICVS . CAESAR . TI . AVG . F . DIVI . AVG . N 

Testa nuda di Germanico a destra. M. B. 

20. (19) — 3' — e . CAESAR . AVG . GERM . P . M . TR . POT. TeSta 

laureata di Caligola a destra. 

1^ — AGRIPPINAE MAT . CAES . AVG . GERM. TeSta nuda 

d'Agrippina a destra. Arg. 



(16) Delgado, III, 256, CXLIII, 11. Anche questa si trova nel Museo 
archeologico di Madrid. 

(17) Delgado, 1. e, n. 12. Questa moneta il Delgado la tolse dal 
gabinetto privato di D. Francisco Sagrerà. 

(18) Questa moneta fu pubblicata prima dalla Revue Numismatique 
Belge, 1879, pag. 134, n. 11; poi dal Museo di Torino, 1881, Mon. imp. 
299-301 e da ultimo dalla Rivista Italiana di Num. edita da Francesco 
ed Ercole Gnecchi, 1891, Museo di Trento, pag. 303, n. 2. Fu da tutti 
attribuita all'anno 40, mentre è dell'anno 39, secondo quanto si è detto. 
Cf. Cronologia delle monete, pag. 269, 3" gruppo e tipo 4.° 

(19) The Numismatic Chron., 1891, A further discovery of Roman 
Coins in Soutern India, pag. 199: n. 9; costituisce una varietà al n. 2 
del Cohen, pag. 233 e per esserci agrippinae anzi che agrippina e per 
r assenza del praenomen c(aius) dopo max. 



LE MONETE DI CALIGOLA NEL COHEN 281 



MONETE GRECHE — Bitynia-Apamaea. 

21. (20) _ ^ _ e . CAESAR . AVG . GERMANicvs.... Tcsta di Ca- 
ligola laureata a sinistra. 

5^ — GERMANICVS CAESAR DEC DEC C . I . C. TcSta 

nuda di Germanico a sinistra. Nel campo ap. 

M. B. 



PAPHLAGONIA-SYNOPE. 

22. (21) — ^ — e . CAE . AVG GER .EX D . D. La tcsta di Cali- 

gola nuda a destra. 
P — e . I . F . . Il Lxxxiii. Un colono che guida due 
buoi a destra. P. B. 

23. (22) — ^ — e . CAESAR AVG GERM .EX D . D AN LXXXVI . C . 

I . F. Testa di Caligola. 
]^ — AGRIPPINA AVG.... Tcsta d'Agrippina. Br. 21. 

Di monete di questa colonia di Synope nel nome di 
" Caligola e Agrippina „ — la quale dobbiamo credere sia 
la madre, benché chiamata Aug{\iiSt2i) — non se ne cono- 
scevano finora. E la moneta N. 23 è tanto più notevole chi 
consideri la data an lxxxvi, la quale significherebbe, se 
veramente l'era di Synope ha principio col 45 a. C, — come 
ha sostenuto il principe Pierre de Saxe-Cobourg nella Revue 
Numismatique de Paris (1891, pag. 244) — Tanno 41. Di 
quest' anno non abbiamo neppure una moneta della colonia 
di Synope nel nome di " Caligola „ del quale ne abbiamo 
solo deir anno 38 a. C. 

Dopo le cose dette e prima ancora ch'io abbia a parlare 
delle monete greche con leggenda greca — campo nel quale 



(20) Catalogne of Greek Coins, Pontus, 1889, pag. iii, n. 21: è una 
bella varietà del n. 14 del Cohen, pag. 230, specialmente per la presenza 
della sigla Ap(amaea). 

(21) Catalogne of Greek Coins, 1. e, pag. loi, n. 55 — ■ tav. XXIII, 
n. 7, 

(22) Revue Numismatique de Paris, 1897, 3* serie — Inventaire de 
la CoUection Waddington descritta da E. Babelon, pag. 283, n. 204. 



282 NEREO CORTELLINI 



c'è non poco da mietere di nuovo, così nelle varie riviste 
delle diverse nazioni, come nei cataloghi di collezioni pub- 
bliche o private — mi pare di non esprimere un desiderio 
ardito e fuori di posto, chiedendo a chi ne abbia il tempo 
e i mezzi, di stampare in Italia una descrizione (23) delle 
monete imperiali. Chi si accingesse a una tale opera do- 
vrebbe servirsi, prima di tutto, delle collezioni italiane fin dove 
è possibile e ricorrere poi con tutte le debite cautele, al Cohen 
per quel che riguarda le monete romane, allo Heiss e al 
Dèlgado per le greche della Spagna, al Catalogo del Museo 
Britannico e alla Beschreibung der Antiken Miinzen di Berlino 
per le monete della Grecia in generale e dell'Asia Minore, 
non che insieme a tutte le diverse pubblicazioni numismatiche 
pili notevoli. 

Non sarò certo io a lesinargli il mio debole aiuto. E, 
tanto per mantenere la parola, comincerò col pubblicare, 
insieme alla " Vita di Caligola „ la descrizione di tutte le 
monete che concernono lui e la sua famiglia. 



Milano, Aprile 1898. 



Nereo Cortellini. 



(23) Delle monete imperiali greche con leggenda greca è già iniziato 
il Corpus. Questa raccolta — la cui idea sorse nel 1893, in occasione 
del giubileo (8 Nov. 1893) del dottorato di Theodoro Mommsen — è 
presieduta dall'Accademia di Berlino che ne affidò la direzione a una 
commissione composta del Mommsen stesso, dell' Otto Hirschfeld e 
deirimhoof-Blumer. (Cf. Revue Suisse de Numismatique, 1894, pag. 229). 



APPENDICE 



IL SOPRANNOME CALIGOLA. 



Il nome di battesimo — come si direbbe oggi — dell' ul- 
timo de' sei figli maschi di Germanico e Agrippina, era, ve- 
ramente. Caio Cesare, il quale se non nacque in Germania 
come alcuni (i) credettero, vi passò, a ogni modo, quasi tutta 
l'infanzia, perchè è certo che, dopo la morte d'Augusto (767-14 
19 Agosto), sua madre lo accompagnò presso il padre che si 
trovava al comando delle legioni sulle frontiere della Germania. 

Egli visse dunque i suoi piiì teneri anni " in castris „ 
come dice Tacito, il quale aggiunge (2) che i suoi genitori 
vollero ch'egli crescesse in mezzo ai soldati, perchè ne 
acquistasse fin d'allora l'affetto. E pare che ci riuscisse. 

Egli soleva infatti portare una specie di calzatura, propria 
de' soldati semplici^ la quale si diceva caliga (3). E i soldati ne 
presero pretesto per mettergli nome Caligola (4), un diminu- 
tivo o vezzeggiativo quasi a significare l' amore che gli 
voleano. 

Quando però fu imperatore, sdegnò d'esser chiamato con 
tale soprannome e anzi Seneca narra che egli punì severa- 
mente un primipilo il quale così lo avea nominato (5). 

E bisogna credere che anche prima d'essere imperatore 
egli non amasse tale epiteto, perchè nelle iscrizioni lapi- 



(i) Cf. Svet., Cai. 8. 

(2) Ann. I, 41. 

(3) Queste calzature si facevano senza tomaio e quindi si assicu- 
ravano al piede con piccole cordicelle che s' avvolgeano intorno alla 
gamba. (Cf. Jul. Nigronum. de caliga, cap. 4; Balduini, calceum anti- 
quum, e. 13 e Ruben, de re vestiaria II, i). 

(4) Svet Cai. 9, Tac. 1. e, Dione LVII, 5; Aurelius Victorinus Epit., 3 
e Caes. 3. 

(5) Seneca. De const. sap., 18. 



284 NEREO COKTELLINI 



darle (6) come monetarie (7), anteriori alla sua assunzione 
all'impero, egli è costantemente chiamato C{aius) Caesar. 

E, naturalmente, il soprannome Caligola non si riscontra 
in nessun documento pubblico posteriore. Che nelle monete (8) 
vedemmo com'è nominato: C. Caesar Augustus Germanicus 
oppure C. Caesar Divi Aug(usti) pron(epos) Aug(ustus) e 
ugualmente nelle epigrafi lapidarie (9); in Tacito poi, in 
Svetonio e in Dione Cassio, per non parlare degH altri storici 
di quel tempo, egli è costantemente chiamato o Caius (io) o 
Caius Caesar. 

In un solo monumento mi venne dato di riscontrare la 
leggenda Caligula. E un cammeo così descritto dal Lenor- 
mant (11) " Sardonyx à deux couches. — Téte de Cahgula, 
lauree, tournée à gauche. Sous le cou, trois figures de femme 
debout, portant des cornes d'abondance: derrière la téte 
l'inscription caligvla.... „. E, commentando questa leggenda, 
il Lenormant osservava che la pietra era autentica. 

Di tale opinione furono pure il Duruy (12) e poi anche il 
BernoulU (13). 



(6) C. I. L. I, pag. 320; III, 3213,4; V, 5734 e 8iio,i8; VI, parte II, 
4331 e 4357; IX, 1107 e 6078,35; X, 901, 902 e 904; 6638 Ca, i; XII, 
1848 e 1849; [XIV, 2159?) e [XV, 1404?]. 

(7) Cohen, Voi. I, 173, 17 e 18 e pag. 199, 103; 245, 1-5. 

(8) La leggenda Caligula, appare in una sola moneta, che fu però 
dall'Eckhel giudicata spuria (De Numis veteribus VI, 228). 

(9) C. I. L., II, 172, 4639, 4640, 4716, 4962, 6208, 6233 e 6234; III, 
2882 e 2976; IV, 669; V, 6641; VI, parte II, 8823; X, 796 e 6638, B7 
e 17; XI, parte I, 720? e 3598; XII, 342, 2331 (256, 651 e 666). Queste 
tre ultime sono pure posteriori alla morte di Tiberio, benché Caligola 
sia nominato, nella 256, C. Caesar e nelle altre due ....[Caes]ar.... Ger- 
manicus ; XIV, 2854. 

(io) Cf. C. I. L., V, 5050 " gaI principatv „ 

(11) Trésor de numismatique et glyptique — Iconographie des 
empereurs romains, Paris 1843, pag. 23, e tav. XI, n. 14. 

(12) Histoire des Romains, 1882. Voi. IV, pag. 313. Veramente il 
Duruy non si pronuncia decisamente sulla autenticità di questo sardonico: 
egli, dopo aver detto che T autenticità di esso fu contestata, aggiunge 
che il Chabouillet (Catalogne general, pag. 35) osservò che " les camées 
n'avaient pas un caractere officiel comme la monnaie. „ 

(13) Ròmische Ikonographie, Die Bildnisse der ròmischen Kaiser. 
Berlin, 1886, Voi. II, pag. 310, e., dove è detto che, malgrado l'iscri- 
zione (caligvla) sospetta, la pietra è antica. 



APPENDICE 285 



E poiché, sin dall' estate scorsa mi occupai di cotesto 
cammeo, così volli richiedere anche dal conservatore del 
Gabinetto numismatico di Parigi — dove questa pietra preziosa 
è custodita — il suo parere sull'autenticità vera o presunta 
del cammeo stesso. Il sig. E. Babelon mi rispondeva gentil- 
mente il 22 Luglio 1897, per mezzo del suo attaché, il 
sig. Dieudonné, dicendomi che nel suo Catalogo " toiit 
nouvellement pam „ io avrei trovato quel che cercavo. Ma 
questo catalogo non si trova né alla Biblioteca né al Gabi- 
netto numismatico di Brera e perciò trascrivo qui il brano 
della lettera che si riferisce all' autenticità del cammeo, che 
nel catalogo porta il N. 267: 

".... Authenticité douteuse,... Les lettres en relief du mot 
Caligula nous paraissent avoir une forme moderne; dans ce 
cas, le camée tout entier serait de la Renaissance. Une 
monnaie de bronze de Caligula représente, au revers, les 
trois soeurs (14) de ce prince dans une attitude identique à 
celle qui leur est donnée ici (Cohen, I, 237, 4). Il existe un 
coin du Padouan de cette médaille dont le revers a été 
aussi imité par d'autres faussaires du XVP siécle. Rien donc 
ne s'oppose à ce qu'un graveur en pierres fines de cette 
epoque ait eu l'idée de copier le revers de la monnaie 
romaine que nous venons de signaler. On sait que le surnom 
populaire de Caligula n'est jamais donne à Caius Cesar sur 
des monuments officiels ni dans le texte des historiens 
contemporaines. La présence de ce nom sur notre camée 
ne fait donc que nous confirmer dans l'idée que nous sommes 
en présence d'une oeuvre habile de l'epoque de la Renais- 
sance, bien que deS critiques autorisés se soient prononcés 
en faveur de son authenticité. „ 

Queste considerazioni mi avrebbero dovuto distogliere 
dal porre in testa al mio lavoro il nome " Caligola „; ma 
l'uso che ormai se ne fa ha trascinato anche me nella corrente 
e ho preferito questo soprannome breve e a tutti noto piut- 
tosto che C. Cesare Germanico — non senza però aggiungere 
le osservazioni testé svolte. 

N. CORTELLINI. 



(14) Agrippina, Drusilla e Julia Livilla che risponderebbero appunto 
alle tre teste di donna descritte dal Lenormant. E il Babelon lo ha 
dimostrato interpretando le lettere a, d, i, che sono sotto ai tre busti, 
come le iniziali de* loro nomi. 



CATALOGO DIMOSTRATIVO 
DELLA COLLEZIONE DI MONETE SIAMESI 

OFFERTA PER COMANDO DI S. M. IL Re DEL SlfVM 

A Sua Altezza Reale Vittorio Emanuele di Savoia 
Principe di Napoli (i) 



(Tav. IV, V e VI). 

1. Regno di S. M. P'hra: P'hutt'ha Yòt Fa. 

(13 Giugno 1782 — 7 Settembre 1809). 

A) Conchiglie o Cowries, dette Bìa in Siamese (2). 

Serie N. i — Sei delle qualità principali che erano in corso, 
cioè: Bìa-p' hlòng (grande, enorme) 

„ -bua (fior di Loto) 

2. 
„ -mu (verro) 



(i) Nell'ultimo fascicolo di questa Rivista (Vedi pag. 159) abbiamo 
fatto cenno di una Collezione di Monete Siamesi, che S. A. R. il Prin- 
cipe di Napoli ebbe in dono dal Re del Siam, e che lo stesso Principe 
offerse graziosamente alla Società Numismatica Italiana. Ora crediamo 
opportuno pubblicare per intero il Catalogo dimostrativo che accom- 
pagnava quella Collezione, compilato dal Capitano G. E. Cerini, direttore 
dell'Insegnamento MiUtare nell'Esercito di S. M. il Re del Siam. Questo 
Catalogo, redatto con molta perizia e competenza, è in pari tempo una 
vera monografia delle Monete di quel Regno, essendo accompagnato 
da interessantissime note illustrative. Vedasi pure in argomento, negU 
Atti della Società stampati in questo fascicolo, la relazione fatta ai soci 
nell'adunanza generale del giorno 4 Giugno. (Nota della Redazione). 

(2) Queste conchiglie [Cyprcea moneta) furono usate da tempo 
immemorabile, sino all'introduzione degli spezzati di stagno e rame 
nel 1862, quale moneta spicciola di scambio, al valore nominale di 800 
al fiiang, o di 6400 al Tical. Questo valore subì però continue fluttua- 
zioni, e nei secoli passati era assai maggiore che nell'attuale. Benché 
fissato per legge sino a questi ultimi tempi ad 800 al fiiang, come fu 
detto sopra, esso scese durante il secondo ed il terzo regno (1824-1868) 
fino alla non mai veduta cifra di 1600 per fiiang. 



288 G. E. CERINI 



Bìakè (sciolta o discinta) 
„ -nang (dama) 
„ -Clan (fior di cocco). 

B) Monete sferoidali (forma detta P*hot-dùang, ossia, di 
" bruco raggomitolato „). 

Serie N. 2 — data di fabbricazione, 1782. 

Marche: Tn (tridente) e Ciakra (disco o ruota). 

Moneta da i Tical, detta Bat in Siamese. 

Serie N. 3 — data di fabbricazione, 1786. 

Marche: Bua (fior di Loto) e Ciakra. 

5 Monete da: i Tical, detta Bat 

^/i „ „ Song Salùng 

V4 » » Salung 

Va „ „ Fùang 

V16 „ „ Song Phai. 

2. Regno di S. M. P'hra: P'hutt'ha Lòt La. 

(7 Settembre 1809 — 11 Luglio 1824). 

Monete sferoidali. 

Serie N. 4 — data di fabbricazione, 1809. 
Marche: Khrut (uccello mitico Garuda) e Ciakr. 
Moneta da i Tical, detta Bai. 

3. Regno di S. M. P'hra: Nàng^klàn 

(titolo speciale: Prasad Ihong). 

(11 Luglio 1824 — 2 Aprile 1851). 

Monete sferoidali. 

Serie N. 5 — data di fabbricazione, 1824. 
Marche: Prasad (palazzo) e Ciakr. 



CATALOGO DELLA COLLEZIONE DI MONETE SIAMESI 289 

5 pezzi da: i Tical {Bai) 

^/a n {Song Salùng) 
V4 „ [Salùng) 
Va „ {Fuang) 
Vi6 y, {Song Fhai). 
Serie N, 6 — data ignota. 

Marche: Dok-mài (fiore) e Ciakr. 
3 pezzi da: 7* Tical {Salùng) 

Vs n {Fùang) 

Vi6 » {Song Fhai). 
Serie N. 7 — data ignota. 

Marca Dok-mài (fiore) sola. 
3 pezzi da: V4 Tical {Salùng) 

Vs » {Fùang) 

V32 ,; iP'hat). 

Serie N. 8 — data ignota. 

Marca Dok-mài (fiore) sola (fabbricazione diversa dalla 

precedente). 
2 pezzi da: 74 Tical {Salùng) 
Vs „ {Fùang). 

Serie N. 9 — data ignota. 
Marca Ciakr (ruota). 
I pezzo da: 764 Tical {Alt). 

4. Regno di S. M. P'hra: CiòniHklàn 

(nome personale: Mongkut). 

(2 Aprile 1851 — I Ottobre 1868). 

Oro — A) Monete sferoidali. 

Serie N. io — fabbricazione a mano, 1851. 
Marche: Mongkut (Corona Reale) e Ciakr. 



290 G. E. GhRINl 



3 pezzi da: i Tical in peso, detto: Thong Bai 

V2 ,; ,; „ „ Song Salùng 

V4 » « » » Sa/ùng. 

Serie N. 11 — fatta nel 1851 per distribuire qual ricordo il giorno 
dell'incoronazione (15 Maggio 1851). 

Marca unica: P*hra: Tàu (fiasca d'oro). 

3 pezzi da: V4 Tical in peso, detto: Thong Salung 
Vs „ „ „ „ Fiiang 

Vi 6 w n » » Song Fhai. 

B) Monete piatte. 

Serie N. 12 — coniazione a macchina, 1863. 

Ì diritto, Mongkut (Corona Reale) in mezzo a 
due c'hiat (Ombrelli conici Reali), 
rovescio. Elefante albino entro un Ciakr. 

1 pezzo da: Vs Tical in peso, detto P'hatsadiing. 

Serie N. 13 — coniazione a macchina, 1863. 
( diritto, Mongkut in mezzo a due c'hiat. 

EmMeiH 

( rovescio. Elefante albino entro un Ciakr. 

2 pezzi, da: ^Vei di Tical in peso, detto Thong Thot 

'"0* „ „ „ „ P'hiL 

NB. — Delle suddette monete d'oro fu fatta una sola emissione, 
visto che non si poteva mantenere il loro valore in relazione fissa con 
quello delle monete d'argento, a causa del deprezzamento continuo di 
quest'ultimo metallo. Tali monete sparirono perciò ben presto dalla 
circolazione e diventarono assai ricercate quali oggetti di curiosità e 
d'ornamento. Il Thong Thot valeva, all'atto dell'emissione, 8 Ticals; il 
Thong Phit 4; ed il Thong P^hatsadùng 2 i/a. 

Argento — A) Monete sferoidali. 

Serie N. 14 — data di fabbricazione, 1851. 
Marche: Mongkut (Corona) e Ciakr (Ruota). 
5 pezzi da: 4 Ticals, detto Tamlung 

2 . „ „ Khrung Tamlung 



CATALOGO DELLA COLLEZIONE DI MONETE SIAMESI 29I 

I Ticals, detto Bat 
y.2 „ „ Song Salùng 

V4 » „ Salùng. 

Serie N. 15 — fabbricazione 1851, per distribuire quale ricordo nel 
giorno dell'incoronazione (15 Maggio dello stesso anno). 

Marca unica: P*hra: Tàu (fiasca d'oro) 
4 pezzi da: Vi Tical — Salùng 

Vg » — Fùang 

V16 » — ^'òng Phaì 

V32 » — ^^««'• 

B) Monete piatte (Rien). 

Serie N. 16 — data ignota. 

Marche: Mongkut, P'hra: Tau, e Ciakr, riunite su 

una sola faccia. 
2 pezzi da: V4 Tical — Salùng 
Vs „ - Fuang. 

Serie N, 17 — data ignota. 

(diritto, Mongkut fra due Chiatr. 

EiMemi] 

( rovescio, Elefante albino entro un Ciakr. 
2 pezzi da: i Tical — Bat 

Va „ — Fuang. 

Serie N. 18 — coniata a macchina, 1860. 

Emblemi come sopra. 
- 6 pezzi da: 2 Ticals — mezzo Tamlung 
I „ — Bat 
Va n — Song Salùng 
V4 ,, — Salùng 
Va „ — FiÀang 
Vi 6 n — Song Phai, 

38 



292 



G. E, CERINI 



Rame — Serie N. 19 — data di fabbricazione, 1867. 

Emblemi come sopra. 
2 pezzi da : V64 Tical — Song P'hai 
Vei „ - Phai. 

Serie N. 20 — fabbricazione ulteriore alla precedente (probabil- 
mente, 1868). 

Emblemi come sopra. 
2 pezzi da: 4 Att ('/ej Tical, come sopra. 
2 w ( Ui) » „ ,, 

Peltro — Serie N. 21 — coniata 1862. 

Emblemi come sopra. 

2 pezzi, da: i Att (Ve* Tical) 

7-2 „ detto Solot, e per brevità, Lot. 

NB. — Queste monete di peltro essendo facili a falsificarsi, se ne 
dovette cessare quasi subito la fabbricazione. Perciò esse sono ora 
assai rare. 



5. Regno di S. M. P'hra: Ciula Ciom Klàu, 
il Sovrano attuale 

(nome personale, Ciulalongkdh). 

Regnante dal 1° Ottobre, 1868. 

Oro — Monete piatte (Rien, Thong RTen). 

Serie N. 22. — coniazione speciale, 1889. 
„ ,, .(diritto: Busto del Re. 

EmMeii] . ^ ^ , 

( rovescio : Stemma Reale. 
I pezzo da: Vs Tical in peso, detto Fùang. 



NB. — Coniato quale speciale ricordo, in occasione della cremazione 
d'un figlio del Re; non in circolazione. 



CATALOGO DELLA COLLEZIONE DI MONETE SIAMESI 293 



Argento — Monete piatte (Ngón Rien). 

Serie N. 23 — coniazione fatta con macchinario venuto d' Europa, 
nel 1868. 

diritto: Kieu (Corona Principesca) posato su 
, ^, . , un vassoio a due ordini, in mezzo a 

'"'1™'^ due ombrelli Chiat. 

rovescio: Elefante albino entro un Ciakr. 
3 pezzi da: i Tical — Bat 

Va » — Salung 
Vs „ — Fuang. 
Serie N. 24 — coniazione 1876, con ponzoni intagliati in Inghilterra. 
„ , , . ( diritto, Busto del Sovrano. 

EmDlfiini '. ^ ^ , 

( rovescio, btemma Reale. 
3 pezzi, da: i Tical — Bat 

V4 „ — Salung 
Vs „ — Fuang. 

Peltro — Serie N. 25 — coniazione 1868. 

„ , , . ( diritto, Kleu fra due ombrelli C*hiat. 

EmMemi 

( rovescio. Elefante in un Ciakr. 
I pezzo da: 72 Att, detto Solot, o Lot. 

Rame — Serie N. 26 — coniata in Inghilterra, 1874; posta in circo- 
lazione nel Febbraio 1875. 

diritto, Monogramma Reale sormontato da un 
Kieu (Corona Principesca). 

Eniìllenii { rovescio, Designazione del valore in lettere sia- 
mesi, colla data 1236 dell'era siamese 
(= A. D. 1874), circondata da due 
rami di piante indigene. 

3 pezzi da: 2 Att, detto P^hat o Sieu 
I „ „ Ali 

^/2 >; 1) Solot, O Lot. 



294 ^- ^- ^tiRiNi 



Serie N. 27 — come sopra, ma colla data 1238 (=• A. D. 1876). 
3 pezzi da: 4 Att, detto Song Phai, o Sik. 
2 „ „ Phai, o S^'^w. 
I „ „ Att. 

Serie N. 28 — come sopra, data 1244 (= A. D. 1882). 

3 pezzi da: 2 Att, detto P'hai, o Sieu 
I „ „ Att. 

V2 n » Solot, O Lot. 

Serie N. 29 — coniazione Europea, 1887. 

diritto, Busto del Re, con nome e titoli. 

rovescio, Effigie dell'angelo tutelare del regno, 
a nome P'hra: Syam Devadhiraj, 

fcfllOleiIlK seduto sullo scudo Reale, con sotto 

la data 1249 (= A. D. 1887), e la 
designazione del valore in lettere 
siamesi, ai due lati. 

3 pezzi da: 2 Att, detto Phai, o Sieu. 
I „ „ Att. 

V2 ,; ,; Solot^ O Lot. 

Serie N, 30 — coniazione 1890. 

Emblemi come sopra, ma colla data dell'era di Bang-kok 
ora in uso, 109 = A. D. 1890. 

3 pezzi da: 2 Att, detto P'hai, o Sieu. 

I » n -^^^• 
V2 » „ Solot, o Lot. 

NB. — Questa è la prima serie di monete portanti la data nell'era 
di Bang-kok. Quest'era incomincia collo stabilimento della capitale del- 
l'attuale dinastia a Bang-kok nel 1781, che è perciò l'anno zero dell'era; 
l'anno i essendo il 1782. 

Serie N. 31 — coniazione 1895. 

Come sopra, ma colla data dell'era di Bang-kok 114 = 
A. D. 1895. 

2 pezzi da: 2 Atts, detto Phai, o Sieu. 
I „ „ Att. 



CATALOGO DELLA COLLEZIONE DI MONETE SIAMESI 295 



NOTE ILLUSTRATIVE. 

Per facilitare l'intelligenza dei vocaboli e simboli sia- 
mesi occorrenti nel presente Catalogo, ho aggiunto queste 
note illustrative, anche perchè detti vocaboli e simboli sono 
raramente accennati e spesso male spiegati nelle opere pub- 
blicate sul Siam, per lo piìi composto da viaggiatori ignari 
della lingua e, più ancora, delle usanze siamesi. 



Pronuncia dei vocaboli Siamesi. 

L'ortografia qui adottata pei termini siamesi è identica 
a quella italiana, colle aggiunte e modificazioni seguenti: 

Vocali sormontate da una hneetta come a, u, i, etc. 
sono lunghe, come se fossero scritte aa, uu, ii, etc. ; le 
altre hanno durata naturale. 

a : come in sa, ha, etc. 

é aperto, come in terra, serra. 

e : tronco, come in è, c'è. 

i corto, come in dì. 

i lungo, come in dito. 

o, ò chiuso, come in bocca. 

o aperto, come in rosa. 

o tronco e aperto, come in so, può. 

ò : come Vò Tedesco o eu Francese. 

ù come Vu „ o u „ 

Consonanti. 

e come il e molle in Italiano. Gli Inglesi adoperano il eh e 
perciò scrivono Chulalongkorn invece di Ciulalongkorn. Il 
suono di e tiene una via di mezzo tra il e ed il /; così Ciu 
è pronunciato tchu. 

c'h — molle ma aspirato come il X Portoghese in Xeres. 



296 G. E. CERINI 



k — come il e duro o eh Italiano. 

kh — aspirato, come nell'Inglese ink-horn. 

p'h — „ „ „ uphold. 

th — „ „ „ foot-hold. 

Termini usati per designare la forma delle monete» 

P'hot Dùang o Khot Duang significa " bruco ripiegato 
su sé stesso, „ o ravvolto a gomitolo. Designa le monete 
di forma sferoidale, perchè fatte d'una verghetta di metallo 
prima allungata, poi ripiegata per le estremità fino che a 
queste si riuniscano come in un gnocco fatto di pasta, il che 
dà l'idea d'un baco accartocciato. 

Rien — designazione delle monete piatte; è vocabolo 
d'origine straniera, e come il Cinese h'an ed il Giapponese 
yen deriva dal Portoghese real; adottato sin dal tempo del 
predominio Portoghese nelle Indie Orientali. 

Bia — conchiglie, Cyproea moneta dal Cinese pei. Gli 
Inglesi le chiamano cowries. Importate in Siam dalle Maldive. 

Nomi dei metalli. 

Thong semplicemente, oppure Thong-Kham — oro. 

NgOn — argento. 

Thong-déng — rame. 

Dibùk — stagno; usato anche per designare il peltro. 

Nomi delle monete. 

Rappresentano pesi usati nelle Indie Orientali; perciò 
derivano quasi tutti dalla lingua sanscrita o da quella pali. 

Ttcal deriva dall'arabo mitikal, è il termine usato dagli 
Europei. 

Katti o Katiy, dal sanscrito koti. 

Tamiùng, da tael, iahil, etc. derivati dal sanskr, tola. 



CATALOGO DELLA COLLEZIONE DI MONETE SIAMESI 297 

Bat, dal pali e scr. pada, che significa V*; perciò bai 
è così chiamato perchè è il quarto d'un tamlung. 

Salung derivazione ancora ignota, forse Europea; poiché 
anticamente pare si chiamasse Mayom, da mace, etc. 

Fuang dall'indiano fanam, peso e moneta dell'India. 
Phai, dall'indiano pais o pice, oggidì ancor usato. 
At o Att — dal pali attha, che significa otto. Ciò perchè 
v'hanno otto Att in un Fiiang. 

Solot, per abbreviazione Lot — dal pali solasa — sedici. 
Il senso è che ve n'hanno sedici in un Fiiang. 

Song Salùng significa due Salung; e così: 

• Song Phai „ due Phai. Il vocabolo song è 

siamese, e vale due. 

Sik Khrung, voce Siamese, significa una metà. Così 
Khrung Tamlung — mezzo Tamlung ; mentre la moneta di 

rame detta STk (metà) è così chiamata perchè vale una metà 
del Fiiang. 

P'hatsadung — corruzione del pali dvaitimsa — 32. Ciò 
perchè 32 di tali monete fanno un catti. 

Phit, dal pali visati — venti. Moneta così chiamata 
perchè all'atto della sua emissione il suo valore era di 20 
al catti, cioè di 4 Ticals. 

Thot, dal pali dasa, sanscrito dasa — dieci. Così detta 
perchè il suo valore era originalmente stabilito di io al catti 
cioè di 8 Ticals. 

Sieu, vocabolo siamese che significa V4 ; usato solo per 
la moneta di rame detta Phai, che è V4 del Fuang. 

Scala progressiva dei valori delle vnonete, 

E stabilita secondo la tavola seguente. 

50 Bia — I Solot 
2 Solot - I Att. 



298 G. E. CERINI 



2 Att — I P'hai 
4 P'hai — I Fiiang 
2 Fùang — I Saliing 
4 Saliing — I Bat (Tical) 
4 Bat — I Tamlung 
20 Tamlung, o 80 Bat — 1 C'hiàng (Catti o Katty). 

Nei computi, per maggiore semplicità, s'impiega ora la 
scala seguente: 

100 Bia — I Att 

64 Att - 21 Bat (Tical) 

80 Bat — I C'hiàng (Catti) 

Le conchiglie bia, non essendo più in corso, rappresen- 
tano sempHcemente una quantità matematica nei conti. 

I valori di cui sopra sono computati sulla base del peso 
d'un Tical da un lato, e del CaUi dall'altro. 

II Cafà' o Chiàng siamese rappresenta un peso di chi- 
logrammi 1,21337; per cui il Tical pesa una piccola frazione 
di pili dei 15 grammi. Il valore del Tical d'argento è equi- 
parato a 0,60 del dollaro (o Tallero) messicano, e come 
questo segue la fluttuazione dell' argento. Il valore odierno 
del Tical è di circa Lire Italiane 1,45. 

Titoli dei cinque Sovrani dell'attuale dinastia, 

1. — Phra: P'huttha Yot Fa, — I primi due vocaboli 
rappresentano, nella pronuncia siamese, le parole pali Vara 
Buddha che significano Inclito Saggio (o Illuminato), I ter- 
mini Yot Fa sono siamesi, e valgono: " Sommo (o culmine) 
del Cielo. „ Collettivamente il titolo significa": l'Inclito Sag- 
gio, Culmine del Cielo. 

2. — Phra P'huttha Lót La. I primi due vocaboli come 
sopra. GH altri due sono siamesi, e significano " eminente 
nel cielo. „ Per cui il titolo intero suonerebbe: l'Inclito Sag- 
gio Eminente nel Cielo. 



CATALOGO DELLA COLLEZIONE DI MONETE SIAMESI 299 



3. — P'hra: Nàng klàu. Nàng — sedere; Klàu — capo. 
In complesso il titolo significa: l'Inclito che siede sul capo; 
cioè: " Colui che siede al di sopra del capo de' suoi sudditi. „ 

4. — P'hra-Ciom klau. Ciom — sommo, culmine. L'in- 
terpretazione è perciò: l'Eccelso culmine del capo (del regno). 
Il nome personale di questo principe era Maha Monhkut — 
Gran Corona Reale. 

5. — P'hra dilla Ciom-^làu. Titolo uguale a quello del 
padre, coll'aggiunta del distintivo Ciula che è vocabolo pali 
significante: piccolo, minore. L'interpretazione è perciò: l'Ec- 
celso Minor Culmine del Capo (de' suoi sudditi). Il suo nome 
personale, conferitogli secondo il costume un mese dopo la 

nascita, è Ciulalongkon pronuncia siamese del pali del Ciu- 
lalankarana. Ivi Ciula significa il ciuffo di capelli lasciato 
crescere sul capo dei fanciulli prima della tonsura praticata 
con grande solennità al loro entrare nell'adolescenza; alan- 
karana vale ornamento. Collettivamente, " Ornamento del 
ciuffo, „ i. e. l'aureo e gemmato ornamento cuspidale (Co- 
rona Principesca) detto con vocabolo pretto siamese Kieu^ 
portato sul capo dai principi d'alto grado quando ancor fan- 
ciuUi, cioè prima della tonsura. Questa è la ragione per cui 

si vede il kieu raffigurato nelle prime monete del regno at- 
tuale; è l'emblema del nome di questo sovrano. 

Shnholi impressi sulle monete. 

Sono generali per tutta una dinastia, e speciali per di- 
stinguere ogni regno. 

Simbolo generale è il Ciakr, in sanscrito ciakra, signi- 
ficante ruota o disco. Rappresenta l'orbe solare, e come questo 
è figurativamente riguardato quale sovrano dell' universo ; 
così la sua immagine, il ciakra o disco, è l' emblema del 
Ciakravàrtin o monarca universale. Questo segno figura 
perciò in tutte le monete, come simbolo di potestà regale. 
È un simbolo puramente brahmanico, da non confondersi 
col Dharma-ciakra o ruota della legge buddhista, simulacro 
dell'impero delle dottrine di Buddha sul mondo. 

39 



3O0 G. E. CERINI 



Simholi particolari d'ogni Megno, 

Ogni sovrano suole adottare uno di questi simboli, quale 
distintivo delle monete battute durante il proprio regno. Il 
simbolo ha talvolta relazione col nome particolare del re, e 
tal'altra è semplicemente una divinità, o attributo di divinità 
del pantheon brahmanico. I seguenti sono i simboH speciali 
adottati da ciascuno dei sovrani dell'attuale dinastia siamese. 

— . . /_ . 

1. Regno — Tri, in sanscrito Tn'sula, significa Tridente 

ed è l'arma speciale del dio Siva. Fu adottato quale simbolo 
del primo regno unitamente al Cmkr o Disco (arma del 
dio Visnu), perchè il primo sovrano prima di salire al trono 

era semplicemente un generale dal titolo di Ciku P'hraya 

— . . — ' 

Ciakr-kri, pronuncia siamese per Ciakriri (Ciakra col trisula 

o tridente). Perciò la dinastia attuale chiamasi la dinastia, o 

casa, Ciakratri o Ciakr-kri, ed i due simboli del ciakra e 
del tridente figurano in capo allo stemma reale e sul collare 

dell'Ordine della Famiglia Reale detto ordine del Maha 

Ciakr-kri (Gran Disco o Tridente). 

Bua, fior di loto o padma, in adottato quale distintivo 

del primo regno dopo il Tri e Ciakra, che furono riservati 
quali emblemi dell'intera dinastia. 

2. Regno — Phrut, pronuncia siamese di Garuda, il 
favoloso re degli uccelli, e cavalcatura del dio Visnù. È figu- 
rato colla testa, becco e zampe d'aquila, ma col corpo umano. 
È un emblema di potere e null'altro. 

3. Regno — Prasat, in sanscrito Prasada è il palazzo 
reale indiano, cruciforme in pianta, e sormontato da un'alta 
guglia piramidale nel centro. Fu adottato quale simbolo 
speciale di questo regno perchè il sovrano, oltre al titolo di 

cui sopra, portava anche quello di Phra : Ciàu Prasat Thong, 
cioè: l'Insigne Monarca dalla Reggia d'Oro. 

Dok-mai, fiore, non ha significato speciale. 



CATALOGO DELLA COLLEZIONE DI MONETE SIAMESI 3OI 



4. Regno — Mongkuty in sanscrito Makuta e Mukuta, 

è la corona conica portata dai sovrani del Siam. Fu adottata 
qual simbolo del quarto regno perchè, come fu già notato 
sopra, il re, chiamavasi personalmente Maha Mongkut o 
Gran Corona. 

Chiatr, sanscrito c'htatra, è l'ombrello bianco reale a 
forma conica, annoverato fra le cinque insegne regali. P'hra : 
Tàu è una fiasca o boccia d' oro usata per versare acqua 
lustrale in cerimonie solenni. 

Elefante albino, detto in siamese C^hiang Phuàk, è 
considerato quale buon auspicio pel sovrano che lo pos- 
siede, e quale augurio di prosperità per la nazione. Antica- 
mente era la cavalcatura reale per eccellenza, perchè ripe- 
tuto più nobile e puro dell'elefante bruno comune, 

5. Regno — Effigie del Re — Questa non apparve mai 
prima sulle monete, non solo perchè la forma tonda di que- 
sto mal si prestava alla sua riproduzione, ma principalmente 
perchè la figura del Sovrano era ritenuta troppo sacra per 
esser contemplata da occhi volgari, e troppo preziosa per 
essere esposta ai danni che le potevano derivare dal maloc- 
chio e dalle stregonerie de' suoi nemici. Questa superstizione 
era tanto radicata nell'animo dei siamesi, che leggi speciali 
furono promulgate per punire chi plasmasse l'effigie altrui 
col proposito di compiervi sopra incantazioni miranti a pro- 
durre il danno o la morte della persona così raffigurata. 
Fu perciò un gran passo quello del sovrano attuale e del 
padre suo, nel permettere a fotografi ed artisti di riprodurre 
le proprie sembianze, e nel lasciare che queste comparissero 
anche sulle monete del regno. 

— Hteu, r ornamento cuspidale che adorna il ciuffo di 
capelli dei principi d'alto grado quando ancor fanciulli, detto 

in Pali Ciulalankarana. Adottato appunto perchè, come fu 

detto sopra, il re attuale ricevette tal nome sin da bambino. 

Monogramma Reale. Composto delle tre lettere C. P. R. 
intrecciate, significanti in pali: Ciulalankarana Parama-raja, 
cioè; Ciulalongkonn Re Supremo. 



302 G. E. GKRINI 



— Stemma Reale. Componesi dello scudo sormontato e 
circondato dalle cinque insegne regali che sono: 

1. il c'hiatra o ombrello bianco conico a sette ordini; 

2. la corona conica mongkut o makut; 

3. la spada Kadga o Khagga; 

4. l'aurei calzari o scarpini colla punta ricurva in su. 

5. il flagello o cacciamosche fatto dei crini della coda 
del yak {Bos Grunntens) del Tibet. 

Di queste insegne la corona, circondata da un'aureola 
di raggi, trovasi in alto; gli ombrelli sono due, uno per parte 
dello scudo, sostenuti: quello a destra di chi guarda da un 

re dei leoni detto rac'hiasi {raja-sihd) e quello a sinistra da 

un lionfante, o leone munito di proboscide, detto Khoc'hiasi 

{gaja-sihd). I cacciamosche sono pure in numero di due, col- 
locati fra gli ombrelli e la corona. La spada Kadga trovasi 
a destra, incrociata dietro lo scudo. Gli scarpini infine sono 
disposti, punte rivolte in fuori, dinanzi alla base dell'asta dei 
due ombrelli, in basso. 

Oltre a queste insegne di rito vi sono aggiunte insegne 
minori, e cioè: la mazza o scettro, a sinistra di chi guarda, 

incrociata dietro lo scudo; il ciaìira col Kri, o /n, emblema 
della dinastia attuale, sotto la corona; il collare dell' antico 

Ordine delle Nove Gemme (Maha Navaratnd) ai due lati e 
sotto il centro dello scudo; e, sotto a questo, il collare del 

nuovo Ordine della Casa Maha C/aftftr/ attualmente regnante. 
In basso corre un nastro col motto pali: 

" Sabbesam sangha bhutanam 
Samaggi vuddhi sadhika. „ 

il quale significa : " Nell'unione degh animi sta la comune 
prosperità. „ 

Infine, dietro al tutto, è sospeso un mantello reale di 
crespo bianco ricamato in oro ai margini. 



CATALOGO DELIA COLLEZIONE DI MONETE SIAMESI 303 



Lo scudo è diviso in tre campi. In quello superiore è 
raffigurato l'elefante tricefalo detto Iravan (in sanscrito, Ai- 
ravata) dato per cavalcatura al dio Indra; è sìmbolo di su- 
premo potere, e qui rappresenta il Siam proprio, stato so- 
vrano. L'elefante monocefalo nel campo di sinistra rappre- 
senta il regno tributario di C'hieng-mai, o paese dei popoli 
Lati (spesso chiamato Laos nei libri di viaggi). Nel campo 
di destra son raffigurati due kris incrociati, pugnali Malesi 
a lama serpeggiante, che rappresentano gli stati tributari 
del Siam nella penisola di Malacca, abitati dal popolo di 
razza Malese. 



Zie lingue Sanscrita e Pali, 

La lingua Pali, originaria dell'antico stato di Magadha 
nel nord dell'India, è quella in cui sono composti i libri 
sacri buddhisti usati nel Siam; e la sua terminologia entra 
per gran parte nell' idioma ufficiale del regno. Il Sanscrito 
è pure largamente impiegato nei riti brahmanici ancora sus- 
sistenti, in motti e formole solenni, etc; e forma insieme 
colla lingua sorella, il Pali, circa un terzo della lingua scritta 
Siamese. Per la completa intelligenza del Siamese, specie 
di quello impiegato negli atti ufficiali e nelle opere poetiche 
è perciò necessaria una discreta conoscenza sia del San- 
scrito che del Pali. 



Bibliografta. 

Sulle monete del Siam esistono le seguenti pubblica- 
zioni, più o meno complete e attendibili: 

A Pereira — Moedas de Siam, Lisboa 1879 - 8°, 30 pag. 

/. Haas — Siamese Coinage, Shanghai, 1880, 30 pag. 
— Originalmente pubbhcato nel Journal, North China Branch 
of the Royal Asiatic Society, 1879 (New Series, N. XIV). 
È il lavoro mighore fìn'ora benché lasci ancor molto a de- 
siderare. 



304 G. E. CERINI 



A Phayre — Coins of Arakan, Pegu and Burma, nel- 
rinternational Numismata Orientalia, London, Trubner, 1882, 
pp. 36 e 37 — alcuni cenni a disegni. 

G. Schlegel — Siamesische und Cliinesisch-Siamesische 
Munzen, nell'Internationales Archio fiir Ethnohraphie, v. II, 
1890, pp. 241-254. 



G. E. Cerini. 



NECROLOGIA 



GIANCARLO ROSSI. 

Il 4 maggio scorso moriva a Roma il Cav. Giancarlo 
Mossi, Nato a Terni il 21 novembre 1818, e fatti i suoi 
studii a Perugia e a Roma, fu a 25 anni nominato Segretario 
di Monsignor Du Falloux, poi Cardinale, il quale lo tenne 
ed amò come un figlio, lasciandogli alla sua morte una 
rilevante fortuna. Nei moti del 1848 seguì il Cardinale a 
Gaeta, ov' era il pontefice Pio IX, al quale rese segnalati 
servigi. Ritornato poco dopo a Roma, si diede a' suoi predi- 
letti studii d'Archeologia e cominciò a raccogliere Monete 
italiane medioevali e moderne. Quella collezione, eh' era una 
delle migliori fra le private, e primeggiava per una ricchis- 
sima serie pontificia, fu venduta a Roma nel 1880. Datosi poi 
nuovamente a raccogliere, il Rossi mise insieme un' altra 
collezione di Monete italiane, che vendette parimenti a Roma 
nel 1895. Nello scorso mese di maggio egli aveva fatto 
bandire due altre vendite di monete, una a Roma, l'altra a 
Genova, quando la morte lo rapì. 

Oltre a molte operette d'archeologia e di genere vario, 
Giancarlo Rossi pubblicò parecchi lavori numismatici. Cite- 
remo i seguenti: 

Lettera sul danaro di Papa Giovanni XIV, 1878 — 
Ragionamento suW aurea moneta di Papa Giovanni XXII, 
1881 — L' inedito grosso di Manfredi Lancia, signore di 
Busca, 1882 — Poche parole sull'inedito Augustale di Carlo 
d'Angiò, 1884 — Brevi cenni stili' inedito scudo romano del 
Sacco di Roma, coniato dal Re cF Aragona e di Sicilia, 1886. 



BIBLIOGRAFIA 



LIBRI NUOVI E PUBBLICAZIONI. 



Lorini {Eteocle), La così detta introduzione della valuta d'oro al 
Giappone. Torino, Loescher, 1898, in-4. 

Progetto per ampliamento della Biblioteca e per adattamento di 
locali nel palazzo Schifanoia affine di trasferirvi il Museo d'arte antica 
e numismatica (in Ferrara) relazione. Ferrara, tip. Taddei, condotta da 
A. Soati, 1897, in-8, pag. 6. 

Convenzione monetaria addizionale sottoscritta a Parigi il 29 ottobre 
1897 (205- A). Relazione Randaccio (20 dicembre 1897). Roma, tip. della 
Camera dei Deputati, 1897, in-4, P- 7- 

Catalogo di monete antiche e moderne in vendita a prezzi segnati 
dalla casa G. Morchio e N. Majer in Venezia. Serie II, n." 15. (Monete 
italiane e romane imperiali). Venezia, tip. dell'Ancora, ditta L. Merlo, 
1898, in-8, pp. loi. 



Sur les monnaies du roi René. Explications par Louis Blanchard 
de textes relatifs à ces monnaies, découverts et transcrits par Charles 
Mourret. Marseille, imp. Barthelet, in-8. 

Serrure (Raymond), Contributions à la numismatique tournaisienne. 
Chalons-sur-Saone, imp. Marceau, in-4. 

Lespinasse {René de), Jetons et armoiries des métiers de Paris, 
Nevers, imp. Vallière, in-4. 

Babelon (E.), Les collections de monnaies anciennes, leur utilité 
scientifique. Paris, Leroux, pp. VI-126, in-8. 

Rondot {Natalis), Les graveurs de monnaies à Lyon du XIII" au 
XVIIP siede. Macon, Protat, 1897, in-8 gr., p. 91. 

Breuillac {Émìle), Numismatique bas-poitevine. Le trésor du Poiré- 
sur-Velluire. Varres, imp. Lafolye, 1897, p. 8, in-8. (Estr. de la Revue du 
Bas-Poitou). 

Raugé van Gennep {A.), Jetons de Savoie. Supplément aux Tessere 
de Promis. Paris, 1897, in-8. 



3o8 BIBLIOGRAFIA 



I. Verzeichniss von verkàuflichen Mtìnzen, Medaillen und numisma- 
tischen Werken aus der Sammlung des verstorbenen Numismatikers 
Heinrich Kirsch, Miinchen. Beschrieben und herausgegeben von D^ Phil. 
lacob Hirsch Numismatiker. Miinchen, Reichenbachstrasse, n. 15/1 , 
1898, in-8. 

Schlosser {Julius von), Béschreibung der altgriechischen Munzen. 
Wien, Holzhausen, in-8. 

Hucke {Julius), Die Geld-Verrichtungen in der Preis-Lohn-und Zins- 
gestaltung. Berlin, Mitscher & Ròstell, 1897, PP- IV-204 in-8. 

Suchier {Rh.), Die Munzen der Crafen von Hanau, beschrieben und 
erklàrt. Hanau, Alberti, pp. IV-117, in-4 e 20 tavole. 

Bahrfeldt (M.), Nachtràge und Berichtigungen zur Milnzkunde der 
ròmischen Republik im Anschluss an Babelon's Verzeichniss der Con- 
sular-Munzen. Paris, Welter, 1897, pp. IX-316, in-8, mit 103, Abbildg. 
u. 13 Taf. 

Stùckelberg {E. A.), Die Thronfolge von Augustus bis Constantin. 
Genealogische Studien zur Geschichte der Ròmischen Zeit. Wien, Ver- 
lag der herald. Gesellschaft " Adler „. — Druck von C. Gerold' s Sohn, 
1897, PP- 54> iri"4 grande e tavole genealogiche. 

Grimm {Ed.), Munzen und Medaillen der Stadt Wismar. Berlin. 
A. Weyl, pp. III-73, in-8. 



Likhatchev (N.), Il ducato d'oro di Mosca. Monete d'Ivano III, Mosca, 
in-8, [in russo]. 

E. M. 



PERIODICI. 

Revue Numismatique, dirigée par A. de Barthélemy, G. Schlum- 
BERGER, E. Babelon {Secrétaire de la Rédaction : J.-A. Blanchet). 
Paris, chez RoUin et Feuardent; 4, rue de Louvois. 

Quatrième sèrie. — Tome premier. — Quatrième trimestre 1897. 

Babelon (Ernest). La collection Waddington au Cabinet des Mé- 
dailles; Inventaire sommaire [Continuazione]. — Martha (Jules). Sur 
quelques types des monnaies de Brutus. — Rostovtsew (M.). Elude 
sur les plombs antiques. — Van Gennep (A. Raugé). Le ducat vénitien 
en Égypte [Continuazione]. — Rouyer (J.). Jeton d'argent de la Chambre 
aux deniers de Louis le Hutin, roi de Navarre (1307- 1314). — La Tour 
(H. de). Médailles ntodernes récemment acquises par le Cabinet de France 
[Continuazione]. — Mowat (Robert). Les noms de r impératrice Maesa. 
— Casanova (P.). Une monnaie inèdite de Baudoin d' Édesse. — Chro- 
nique [Il Corpus Numorum italicorum, ideato da S. A. R. il Principe di 
Napoli]. — Bulletin bibliographique. — Procès-verbaux de la Société 
Fran^aise de Numismatique. — 4 tavole. 



BIBLIOGRAFIA 309 



Premier trimestre 1898. 

Babelon (E.). La collection Waddington [Contin.]. — Kinch (K.-F.). 
Le prix de l'Achéloos. — Rostovtsew (M.). Étude sur les plombs antiques 
[Contin.]. — ■ Castellane (Cte de). Les monnaies d'argent du système 
flamand, Jrappées à Tournai au nom de Charles VIL — Kersers (A. Buhot 
de). La Numismatique moderne. — Blanchet (J.-Adrien). Un projet de 
mannaie de la République romaine. — Rouyer (J.). Jeton à retrouver de 
Thomas du Petit-Celier, clero du roi Philippe le Bel. — Chronique. — 
Necrologie [Postolacca. — Von Sallet]. — Bulletin bibliographique. — 
Procès-verbaux de la Soc. franf. de Num. — 4 tav. 

Gazette numismatique frangaise, dirigée par F. Mazekoli.k el édifée 
par R. Serrure. Rédaction et Administration : 19, rue des Petits- 
Champs, Paris. 

1897. — 4" livraison. 

Mazerolle (F.). Ernest Babelon, membre de l'Institut. Biographie et 
bibliographie numismatique [Con un bellissimo ritratto]. — Prou (M.). 
Notes sur quelques monnaies mérovingiennes [Con incisioni nel testo]. — 
PiNETTE (P.). La trouvaille de Tournus. Monnaies du Xb siede [Con ine. nel 
testo]. — Sambon (A.). Le gillat de Louis II d'Anjou [Con ine. nel testo). — 
Laugier (J.). Un doublé ducat d'Avignon [Di Paolo V, con le armi del 
Legato Scip. Borghese e del Viceleg. Bagni. — Incisione nel testo]. — 
Caron (Ém.). Un marche de fabrication de jetons sédanais en i6j^. — 
Mazerolle. L.-O. Roty, membre de l'Institut. Catalogne de son oeuvre 
[Con 4 tav. in fototipia]. — Serrure (R.). Compie rendu: Von Heyden, 
Ehren-Zeichen der Staaten Deutschlands und Oest.-Ungarns. — Lo stesso. 
Chronique numismatique. — Denise (H.). Chronique monétaire. — Cahn 
(J.). Correspondanoe allemande. — Vasconcellos (J. Leite de). Corre- 
spondance portugaise. — Périodiques. — Nouvelles diverses. 

1898. — i" livraison. 

Mazerolle (F.). J.-B. Daniel- Dupuis. Biographie et catalogne de son 
oeuvre [Con ritratto e 2 tavole in fototipia]. — Blancard (L.). Le denier 
tournois sous Philippe le Bel. — Serrure (R.). Le " grand denier „ de 
Saint-Omer [Incisioni nel testo]. — Caron (E.). Un demi-cavalier d'or 
de Francois, due de Bretagne [Inc. nel testo]. — Raimbault (M.) La fin 
du monnayage des abbés de Lérins à Sabourg [Interessante articolo di 
numismatica italiana; Sabourg è il ben noto principato di Seborga]. — 
Fo VILLE (A. de). Les monnaies de l'Ethiopie sous l'empereur Ménélik [Con 
una tav. in fototipia, rappresentante anche il tallero dell' Eritrea]. — 
Denise (H.), Les monnaies de nickel en France et à l'étranger [Terzo art., 
con una tav. in fototipia]. — Mazerolle. Comptes rendus. -Walloìì (E.), 
Jetons et Médailles de la Chambre de commerce de Rouen; Marx (Roger), 
Les Médailleurs franfais depuis ijS^. Notice historique suivie de documents 
sur la glyptique au dix-neuvième siede. — Lo stesso. Chronique artisiique. 
— Denise. Chronique monétaire. — Ambrosoli (S.). Corre spondance ita- 



31 BIBLIOGRAFIA 



Henne [Le pubblicazioni numism. nel 1897. "~ La Rivista. — Il premio 
Gnecchi. — I conii e punzoni dell' incis. milanese F. Grazioli. — I ripo- 
stigli. — La vendita della collez. Sambon. — L'inaugurazione della 
nuova sede della Soc. Num. Ital. — Il Corpus numor. italicorum]. — 
Périodiques. — Nouvelles diverses. 

Revue Belge de Numismatique, publiée sous les auspices de la So- 
ciété Royale de Numismatique. Directeurs : V.te B. de Jonghe, C.te Th. 
DE Limburg-Stirum et K. de Witte. — Bruxelles. 

1898. — Cinquante-quatrième année. — Première livraison. 

Blanchet (J. Adrien). Les monnaies en or d' Alexandria Troas. — 
Gaillard (Jos.). Denier inédit de Jean d'Aps, évéque de Liége, I22g-i2j8. 
- V.te DE Jonghe. Petit gros à Vécu aux quatre lions frappé à Weert 
par Thierry dit " Loef de Hornes „. — C.te de Limburg-Stirum. Monnaies 
d'Anne de Limburg, abbesse d'Herford, ij20 à ijój. — Rouyier (Jules). 
Jeton de Tournai au nom du graveur " Riquehem „ ou Jacquemart de 
Riquehan. — Alvin (Fred.). Jetons belges du XV^ siede. — Blancard 
(Louis). Sur les poids des anciennes provinces belges. — Mélanges [Perini, 
Numismatica italiana, cenno del Sig. A. De Witte]. — Société Royale 
de Numismatique : Extrait des procés-verbaux. -- 4 tav. 

1898. — Deuxième livraison. 

Prince Philippe fl'^ Saxe-Cobourg et Gotha. Deux monnaies des pirates 
bédouins du Chatt El-'Arab, de la tribii des Banou Ka'b. — Deloche 
(M.). Tiers de sou d'or mérovingien faussement attribué à Jupille (pro- 
vince de Liége). — V.'e de Jonghe. Un millarés au seul nom de Michel III, 
dit " Le Buveur „, empereur d'Orient (842-86']). — Trachsel (C.-F.). 
Notice numismatique sur le concordai monétaire suisse de 182J. — Vanden 
Broeck (Ed.). Numismatique bruxelloise. Elude sur les jetons de Pierre- 
Josse cTArmstorff. — De Witte (A.). Les jetons et les médailles d'inau- 
guration frappées par ordre du gouvernement general aux Pays-Bas au- 
trichiens (ijiy'iyg4) [Continuazione]. — B.o» Bethune. Vredius. — Ne- 
crologie [Alfredo von Sallet. — G. B. Ballion. — N. G. G. Rouyier]. — 
Mélanges [Il Corpus num. ital., notizia del Sig. De Witte]. — Sociéte 
Royale de Num. : Extraits des proc.-verbaux. — 2 tav. 

Tijdschrift van het Nederlandsch Genootschap voor Munt- 
eli Penningkunde. — Amsterdam, Bom e figlio. 

1898. — 6" Jaargang. — i'^ Aflevering [Prima dispensa]. 

De Man (Marie). Onouitgegeven varieteit van het denarius van Pepijn 
den Korte en het Swastika of hakenkruis. — De Witte (A.). Le jeton 
dans les comptes des maìtres des Monnaies du duché de Brabant aux 
XVIb et XVIW siècles. — S. (W.). yoo-jarig Bestaan van 's-Hertogen- 
bosch in i88j herdacht. — Zwierzina (W. K. F.). Aanvulling der Be- 
s'chrijving van de Penningen nà 's-Konings dood geslagen in de Kon. 



BIBLIOGRAFIA 3II 



Fabriek van Zilverwerken, firma C. J. Begeer. — S. (W.), Nog iets over 
de 's-Hertogenbossche Brandspuitpenningen. — Elenco dei periodici rice- 
vuti in cambio dalla Società Neerlandese. — Gemengde berichten. 

2e Aflevering [Seconda dispensa]. 

Alvin (Fred.). Essai de restitution d'un tiers de sou mérovingien à 
Nimègue. — S. (A.). Gedenkpenning op de inhiildiging van Petrus Eu' 
drickx,als Burgemeester te Alphen, 26 Jan. 1844. — De Witte. Le jeton 
etc. [Continuazione]. - Bruinvis (C. W.). Een gelegenheidspenning van 
./. M. Lageman. — Zwierzina. Beschrijving etc. [Continuazione]. — S. (A.). 
Gedenkpenning vereerd door de gemeente Heeswijk aan den architekt Sni- 
ckers i88y. — Elenco dei periodici. — Gemengde berichten. — i tav. 

The Numismatic Chronicle and Journal of the Numismatic Society, 
edited by J. Evans, Barclay V. Head and H. A. Grueber. — London, 
Quaritch; 15, Piccadilly. 

Third Series. - N. 68. - 1897. - Part IV. 

Greenwell, On some Rare Greek Coins. — Hill (G. F.). Solon's 
Reform of the Attic Standard. — Lo stesso. Cartimandua. — Lawrence 
(L. A.). On the Mint of Barnstaple. — Parkes Weber (F.). Medals of 
Centenarians. — Lo stesso. Attribution of Medals of Priam, Augustus, 
and Alexander the Great, to a Medallist of Pope Paul III, possibly Ales- 
sandro Cesati. — Miscellanea. — Proceedings of the Numismatic Society. 
— List of Members of the Num. Soc. December, 1897. — 5 tav. 

1898. - Part L 

Perdrizet (Paul). Sur un Tétradrachrne de Nabis. — Grueber (H. 
A.) and Lawrence (L. A.). The Balcombe Find. — Wroth (Warwick). 
Tickets of Vauxhall Gardens. — Miscellanea. — 8 tav. 

AieOvTj? 'EcpTjjjLeplt; x^? Nofi.iafxa'ctx"?i<: 'Ap)(ato>.oYta? — Journal Internatio- 
nal d'Archeologie Numismatique, dirige par J. N. Svoronos. 
— Athènes, Barth et von Hirst, Éditeurs; rue de l'Université, 53. 

Tome premier. — Premier trimestre 1898. 

Babelon (Ernest). Gétas, roi des Édoniens. — Imhoof-Blumer. Bithy- 
nische Munzen. — Svoronos (J. N.). Tà x«^'*« eloit-fjpia xoò AoxoopYetoo 
Atovoataxoó Qeatpoo xal l't^c, KXstaOevetoo 'ExxX7]ota(; [Prima parte d' un 
lavoro intorno alle tessere antiche]. — 8 tav. 

S. A. 



Giornale di erudizione, n. 1-2, voi. VII, Firenze 1898: Medaglia 
Arretinus. 

Minerva, dicembre 1897: Influenza delle nuove miniere aurifere sui 
prezzi (Da un articolo di Charles A. Conant, North American Review, 
novembre). 



312 BIBLIOGRAFIA 



Rassegna settimanale universale, di Roma, n. 2, dicembre 1897: 
Scarlatti {A.), Le Sigle. [Il Fert di casa Savoja secondo una medaglia 
di Carlo Emanuele I di Savoja]. 

Archivio storico napoletano, XXIII, fase. I, 1898: Sambon (G.), 
La moneta republicana del 1799 e la riforma monetaria del 1804. 

L'Indicatore Mirandolese, n. 5, maggio 1898: Malavasi (Gino), Una 
medaglia del Principe Alessandro Pico I. 

Rivista internazionale di scienze, sociali, n. 61, (Roma 1898): 
Lortni, La così detta nuova introduzione della valuta d'oro al Giappone. 

Rivista italiana per le scienze giuridiche, fase. II, voi. XXIII: 
Garufi (C. A.), La monetazione di Federico II di Svevia; gli augustali 
e la pubblicazione del codice di Melfi. 

Atti del R. Istituto Veneto di scienze, lettere ed arti, s. VII, 
t. IX, disp, 3* (1898): Papadopoli {N.), Die altesten Medaillen und die 
Antike von Julius von Schlosser. I. Die Denkmilnzen der Carraresen 
und die Sesto von Venedig. Notizia. 

Rivista italiana per le scienze giuridiche, voi. XXIV, fase. I-II, 
1897 : Mancaleoni [F.), Sulla commixtio dei nummi. Nota. 

Società d'esplorazione commerciale in Africa, Milano, n. XI-XII, 
1897: L'oro e l'argento nel mondo. 

Rassegna Pugliese, XIV, 6, 1897: Beltratni (G.), Le monete battute 
dalla Repubblica napoletana nel 1799. 

Bullettino di archeologia e storia dalmata, luglio-agosto 1897: 
Bulic' (JF.), Due ripostigli di denari o piccoli di Spalato. 

Atti deLl'I. R. Accademia degli Agiati in Rovereto, s. Ili, voi. III, 
fase. IV, 1897 : Perini {Quintilio), Di una moneta inedita di Siro austriaco 
di Correggio. 



Annales de l'école libre des SCIENCES POLiTiQUES, novembre 1897: 
Francarne (/.), La réforme monétaire russe. 

Revue archéologique, marzo-aprile 1898: Drouin {E.), Les légendes 
des monnaies sassanides. 

BuLLETiN DE CoRRESPONDANCE HELLÉNIQUE, dicembre 1896 : Reinach 
(77!.), Une crise monétaire au III" siècle de l'ère chrétienne; inscription 
de Mylasa. 

Journal des économistes, novembre 1897: Raffalovich {A^j'Lé couxs 
force et la reprise des paiements au Chili. — R., La question monétaire 
en 1897. La mission Wolcott. 

Réforme économique, 7 et 14 novembre 1897: L'augmentation des 
monnaies divisionnaires de l'union latine. — Bimétallisme. 

Revue socialiste, dicembre 1897 : Rouanet (G.), Echec au bimétallisme. 

Tour du Monde, 4 dicembre 1897: Monnaie usitée à Madagascar. 

Revue d'economie politique, octobre-nov. 1897: Bourguin {M), 
L'Etalon d'or au Japon. — Dubois {A.), Les théories psycologiques de 
la valeur au XVIIP siècle. 



BIBLIOGRAFIA 3I3 



Revue des arts décoratifs, mai 1897: S. de Vaire, Les nouvelles 
Monnaies de M. M. Roty et D. Dupuis. 

BULLETIN DE LA COMMISSION ARCHÉOLOGIQUE DE NaRBONNE, 2* Semestre 

1896: Amardel (G.), Un triens Wisigoth inédit. 

Revue des deux mondes, 15 genn. 1898: Leroy-Beaulieu {A.), Le 
règne de l'argent; la spéculation et l'agiotage; remèdes et réformes. 

Journal des savants, dicembre 1897 e gennaio 1898: Bertrand (/.), 
La question monétaire. 

L'intermédiaire des chercheurs, 30 dicembre 1897 : Pièces de cinq 
francs frappées par la Commune. 



Zeitschrift FiiR KuLTURGESCHicHTE, vol. IV, fasc. 4-5, 1898: Grupp 
(G.), Die Anfànge der Miinze. 

SCHRIFTEN DES VeREINS FÌÌR GeSCHICHTE UND NaTURGESCHICHTE DER 

Baar und der angrenzenden Theile in Donaueschingen, 1896, fasc. 9: 
Tumbuelt, Miinzfunde in Stetten und bei Hubertstofen [700 bratteati 
del 13° secolo, nel primo ripostiglio; 22 monete d'argento, degli anni 
1592-1674, nel secondo]. 

Anzeiger des germanischen National-Museums, 1896, n. 5: Das 
Niimberger Milnzcabinet des Frh. Joh. Christ Sigm. von Kress. 

Zeitschrift der histor. Gesellschaft fur die Provinz Posen, 
XII Jahrg, fasc. III-IV, 1897: Heinemann (Otto), Hacksilberfund von 
Deutsch-Wilke [monete tedesche, (denari imperiali), polacche, di Boemia, 
di Ungheria, d'Italia e orientali]. — Hacksilberfund von Senazin [denari 
imperiali, monete boeme, inglesi, ungheresi e orientali]. 

Iahrbuch des Bukowiner Landes Museums, a. IV, 1896: Fleischer, 
Zur Geschichte der Suczawa [officina monetaria per la Moldavia a 
Suczawa]. 



The Nation^ 28 ottobre 1897: The Bimettalism fiasco. 



OvERSiGT OVER Videnskabernes Selskabs Forhandlinger, fasc. 1-3, 
1897: Steenstrup {Jap.), Contributi allo studio dei bratteati trovati nei 
paesi scandinavi [sono d'origine orientale, un esemplare porta un' iscri- 
zione in lettere hindù]. — Art. cit. in Revue historique, gennaio-febbr. 
1898, pag. 235]. 



Boletin de la Real Academia de la Historia, dicembre 1897: 
Coderà {Francisco), Tesoro de monedas àrabes descubierto en Belalcàzar. 



MusÉE neuchatelois, n. 12, 1897: Une monnaie romaine d'Auguste 
(avec croquis). 

E. M. 



VARIETÀ 



Nuove falsificazioni di monete italiane. — Roma, 
la Capitale del mondo, aspira ad ottenere il primato anche 
nella falsificazione delle monete. Ne ho testé veduto un 
saggio di nuovo genere, e mi affretto a metterne in guardia 
gli amatori, tanto più che queste falsificazioni sono eseguite 
in modo abilissimo ed hanno già fatto delle vittime. 

Premetto che le monete di cui parlo sono tutte genuine: 
la falsificazione consiste in alcuni cambiamenti di leggenda, 
mercè i quali, delle monete comuni furono convertite in rarità 
di primo ordine o in monete sconosciute. 

Due di queste sarebbero uno zecchino e un giulio di 
Pio II per Spoleto. Hanno nel dritto il solito stemma, la 
leggenda: PIVS • PAPA • SECVNDVS e nel rovescio i due Santi 
Pietro e Paolo stanti e la leggenda: S • PETRVS • S • PAVLVS • 
DVC • SPOL (o SPOL DVCAT). Queste due monete non sono 
altro che i due soliti zecchini e giulì di quel pontefice, coniati 
a Roma, e che portano quindi nel rovescio, dopo il nome 
dei Santi, la scritta ALMA • ROMA. Queste due parole furono 
abilmente raschiate; sul fondo un pò incavato fu posta una 
leggiera lastrina di metallo, sulla quale fu incisa con un 
punzone la nuova dicitura DVC SPOL o SPOL DVCAT, con- 
vertendo così due monete abbastanza comuni, in altre inedite 
e sconosciute. 

Un'altra falsificazione di questo genere è un doppio 
zecchino di Clemente VII assai comune, il quale ha nel dritto 
lo stemma e la leggenda: CLEMENS • VII • PONT • MAX, e nel 
rovescio S. Pietro nella barca che ritira le reti e le parole: 
+ SANC • o SANCTVS • PETRVS • ALMA ROMA. Anche qui 
furono tolte col medesimo sistema le parole ALMA ROMA per 
sostituirvi le altre: VB • PARMAE, creando così una moneta 
straordinaria per Parma. 

41 



3i6 



VARIETÀ 



Al solito Scudo di Sisto V, che ha nel dritto il busto del 
pontefice e nel rovescio S. Francesco inginocchiato che riceve 
le stimmate, fu levata all'esergo la leggenda ROM>E, e vi si 
sostituì VMBR oppure MARC. 

Allo Scudo della Repubblica Romana fu nel rovescio 
aggiunto alla leggenda SCVDO ROMANO, il millesimo 1799. 

Ho citate queste come saggio, ma la lista di tutte le 
falsificazioni di questo genere che ingombrano il commercio 
di Roma è assai maggiore e, come dissi, ha già fatto cadere 
parecchi incauti nel laccio. Varii zecchini di Paolo II per Roma 
portano la leggenda ANCO o SPOL ; Sisto IV ha pure il suo 
zecchino con SPOL; Eugenio IV ne ha uno stranissimo con 
CAPVT MVNDI, ecc., ecc. 

Ripeto che queste sovrapposizioni di leggende sono fatte 
da mano abilissima, la quale ha saputo mirabilmente imitare 
i caratteri dell'epoca, e lisciare così bene il campo della moneta 
nel posto dove fu operato il cambiamento, che solo coll'aiuto 
di una lente si arriva a scoprire l'inganno. Gli amatori stiano 
dunque ben in guardia, quando si vedono offrire di queste 
monete straordinarie; la diffidenza non sarà mai troppa. 

E. G. 

Vendita della Collei^ione di Contorniati già Cìiarles 
Robert. — La Collezione di Contorniati già appartenente al 
Sig. Charles Robert, forse la più ricca, certo la più splendida 
per conservazioni fra le collezioni di questo genere, venne 
dispersa all'asta pubblica il nove Giugno corrente nelle sale 
di vendita del Cav. G. Sambon a Milano. La vendita fu brillan- 
tissima e i prezzi raggiunti assai ragguardevoli specialmente 
pei pezzi di conservazione eccezionale. Eccone il prospetto: 



Numero Prezzo 



1150 L. 

1151 » 

1152 »» 

1153 " 

1154 « 

"55 » 



20 

41 
20 
80 

30 
50 

241 



Numero Prezzo 



II56 

II57 
II58 

II59 
II60 



L. 



241 
15 
30 

150 
81 
70 

587 



Numero Prezzo 



L. 

1161 » 

1162 « 

1163 n 

1164 » 

1165 » 



587 
70 
80 
60 
70 
70 

937 



Numero Prezzo 

L. 



1166 
1167 
1168 
1169 
1170 



937 

» 60 

" 130 

" 155 

« 18 

» 80 

L. 1380 



VARIETÀ 



317 



Numero Prezzo 



L. 



1171 
II 72 

1173 
1174 

1175 
II 76 

1177 
1178 
1179 
1180 
1181 
1182 
1183 
1184 
1185 
1186 
1187 
1188 
1J89 
1190 
1191 
1192 

1^93 
1194 

1195 
1196 
1197 
1198 
1199 
1200 
1201 
1202 
1203 
1204 
1205 
1206 
1207 
1208 
1209 
1210 
1211 
1212 
1213 
1214 
1215 
1216 
1217 



1380 
70 

150 
120 

200 

200 

60 

22 

5 

100 

80 

150 
40 

255 
160 

155 
205 

45 
no 

32 
180 
200 

25 

250 

210 

50 

150 

40 

20 

44 

50 

40 

IO 

45 
60 

60 

30 
61 

25 

25 
120 

71 
60 
20 
200 
80 
50 



Numero Prezzo 



L- 5785 



1218 
1219 
1220 
1221 
1222 
1223 
1224 
1225 
1226 
1227 
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1229 
1230 
1231 
1232 
1233 
1234 
1235 
1236 
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1239 
1240 
1241 
1242 
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1244 

1245 
1246 
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1249 
1250 
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1256 

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1260 
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1264 



5785 

5 

105 

155 

56 

30 

5 

21 

30 

30 

200 

100 
81 
40 

180 
70 

100 

200 

150 
6 

80 

65 
200 

105 
50 
50 
20 

100 
200 
135 

41 
150 
150 

70 
250 
300 

70 
255 

25 

26 
120 
205 

70 

71 
80 

40 

15 
70 



Numero Prezzo 



L. 10362 



1265 
1266 
1267 
1268 
1269 
1270 
1271 
1272 
1273 
1274 

1275 
1276 
1277 
1278 
1279 
1280 
1281 
1282 
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1284 
1285 
1286 
1287 
1288 
1289 
1290 
1291 
1292 
1293 
1294 

1295 
1296 
1297 
1298 
1299 
1300 
1301 
1302 
1303 
1304 

1305 
1306 
1307 
1308 
1309 
1310 
131 1 



L. 10362 

» 21 
» 80 

n 40 

M 115 

45 

51 

» 60 

n ITO 

" 31 

» HO 

M 100 

n 100 

» 60 

» 60 

n 40 

" 45 

225 

» 180 

» 80 

» 30 

" 91 

" 40 

» 180 

" 205 

" 115 
» 80 

" 60 

" 3c 

» 30 

" 150 

" 100 

» 210 

" 30 

" 370 

" 180 

5 

" 50 

» 81 

» II 

" 290 

" 25 

" 100 

" IO 

26 

25 
26 



Numero Prezzo 



I312 
I3I3 
I314 

I315 
I316 

I3I7 
I318 

I319 
1320 
I32I 
1322 
1323 
1324 
1325 
1326 
1327 
1328 
1329 
1330 
I33I 
1332 
1333 
1334 
T335 
1336 
1337 
1338 
1339 
1340 
I34I 
1342 
1343 
1344 
1345 
1346 
1347 
1348 
1349 
1350 
I35I 
1352 

^353 
1354 
1355 
1356 
1357 
1358 



L. 14465 
» 20 
" 50 

" 50 

» 71 

" 50 

» IO 

n 91 

n 40 

» 80 

" 155 
" 80 

» 90 

" 100 

" 65 

15 

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" 150 

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n 200 

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» 205 

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51 
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" 365 

» 70 

» 40 

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- 85 

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" 150 

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» 220 

» 160 

n 200 
150 

» 90 

» 70 

lì 10 

n 60 

15 
15 
n IO 

30 
51 



L. 14465 Totale L. 18609 



318 VARIETÀ 

Vn sestante di Vetulonia erroneamente attribuito 
a Telafìione. — La moneta presentata ed edita dal Casati 
in Rev. de la Soc. Fr. de Num. pr. verb. 1897, P^g"- 5^> ^^^ 
è una novità numismatica, ne appartiene a Telamone; è 
semplicemente un comune sestante di Vetulonia con l'iscri- 
zione Vati. Senza riportarsi ai lavori speciali del Falchi in 
Annuaire de Num. et Arch. 1885, pi. V e in Vetulonia 
tav. XIX, bastava che il sig. Casati, che si occupa di etru- 
scologia, avesse consultato Garrucci, Monete dell'Italia antica, 
ed avrebbe trovati a tav. LXXIV 15-16 esempi esattissimi 
del suo pezzo, giustamente attribuiti a Vetulonia. 

Per l'interpretazione del tipo del rovescio: rostrum- 
tridens vedi quel che io dissi in Riv. Ital. di Num. 1891, p. 84, 
nota 83; per la cronologia di tah monete vedi quel che scrissi 
in Rendiconti dei Lincei 1894, p. 845 e seg.; e per l'interpre- 
tazione infine del diritto : testa di Palemone o Melicerte, non 
Ercole, come generalmente fu spiegato, vedi ora il mio libro : 
Museo topografico dell' Etruria, Firenze 1898, pag. 39 e seg. 
Ivi a p. 156, nota ni, tratto brevemente anche delle monete 
di Telamone. 

L. A. Milani. 

Concorso Grazioli, — Nel corrente anno 1898, presso 
la R. Accademia di Belle Arti in Milano, si rinnoverà il 
concorso di incisione per medaglie, istituito dall' incisore mi- 
lanese Cav. Francesco Grazioli. Ne diamo le norme, augu- 
rando che numerosi abbiano a presentarsi i concorrenti. 

Oggetto del concorso. — Incisione in acciaio per conii di medaglie. 

Il premio è stabilito a favore di queir incisore italiano residente 
nel Regno od all'estero, autore della migliore incisione per conii di 
medaglie, che sarà presentata a questa R. Accademia di Belle Arti. 

Sono ammesse al concorso le medaglie, qualunque sia il soggetto, 
di commissione pubblica o privata oppure eseguite per iniziativa del- 
l'artista, purché in esse campeggi almeno una figura od un ritratto 
artisticamente eseguito, e sieno taU medaglie ottenute da conii d'acciaio 
incisi e firmati dall'autore e da esso eseguiti nel biennio anteriore alla 
data del concorso. Per il premio sarà tenuto calcolo anche del merito 
artistico del rovescio. 

Nessun artista può concorrere con più di un'opera. 

Le medaglie presentate al concorso dovranno essere opere originali 
eseguite dal concorrente, anche nei disegni e modelli, nel biennio an- 



VARIETÀ 319 

teriore al concorso e non devono essere copie di altre medaglie né 
essere state presentate ad altre esposizioni. 

A pari merito sarà preferito un soggetto storico patrio. 

Della medaglia per il concorso si dovranno presentare due esem- 
plari che verranno restituiti dopo il giudizio, però l'autore della meda- 
glia premiata dovrà lasciarli all'Accademia e consegnarne ancora un 
terzo per il R. Gabinetto Numismatico. 

Il premiato non sarà ammesso ad altro concorso, se non dopo due 
altri concorsi d'incisione. 

Il giudizio sarà dato con voto motivato da una Commissione spe- 
ciale composta di uno scultore, un pittore, uno studioso di storia del- 
l'arte, del conservatore del Gabinetto Numismatico e di un incisore di 
medaglie, e poi sottoposto alla definitiva approvazione del Consiglio 
Accademico. 

Premio. — L. 850 (ottocentocinquanta lire). 

Le opere dei concorrenti dovranno essere presentate all'Ispettore- 
Economo dell'Accademia non pivi tardi delle ore 4 pom. del giorno 
30 Settembre 1898. Non si ammettono giustificazioni sul ritardo 
oltre questo termine. L'Accademia non s'incarica di ritirare le opere, 
quantunque ad essa dirette, né dagli uffici delle ferrovie, né dalle do- 
gane, né da altri. Le opere che non giungessero in tempo non saranno 
ammesse al concorso. 

Ogni opera sarà contrassegnata da un'epigrafe e accompagnata da 
una lettera sigillata, portante al di fuori la stessa epigrafe, e dentro : 
nome, cognome, patria e domicilio dell'autore. 

Le lettere sigillate saranno custodite dal Segretario, e verranno 
aperte le sole portanti epigrafi corrispondenti a quelle opere che sa- 
ranno giudicate degne del premio. Tutte le altre verranno restituite 
insieme alle opere, subito dopo la pubblica Esposizione. 

Di tutte le opere presentate al concorso si farà una pubblica Espo- 
sizione, durante la quale saranno pronunciati i giudizi e conferiti i premi. 

La restituzione delle opere non premiate si farà dall' Ispettore- 
Economo il quale ritirerà dagli autori o dai loro commessi le singole 
ricevute da lui rilasciate all'atto della consegna. Se gli autori non riti- 
rano entro un mese le opere non premiate, l'Accademia non risponde 
della loro conservazione. 

Per maggiori informazioni, dirigersi al Sig. Dott. Cav* 
Giulio Carotti, Segretario dalla R. Accademia di Belle Arti 
in Milano (Palazzo di Brera). 



Una medaglia d'oro pei benemeriti dell'agricol- 
tura, — Re Umberto ha firmato un decreto che istituisce 
una decorazione del merito agrario e industriale ed una 
medaglia d'onore destinata a rimunerare coloro che abbiano 



320 



VARIETÀ 



acquistato titoli e segnalate benemerenze nell'agricoltura, 
industria e commercio. La decorazione consiste in una me- 
daglia d'oro in forma ovale, sormontata da una corona reale 
avente sul diritto contornato d'alloro baccato l'effigie del 
Sovrano fondatore, nel rovescio, contornato di spighe, una 
stella a cinque raggi con leggenda al merito ovvero al me- 
rito industriale. 

La decorazione portasi all'occhiello dell'abito, appesa 
con nastro bianco e verde a righe verticali minute. Il nastro 
potrà essere portato senza decorazione. 

La decorazione è conferita a coloro che siansi acquistati 
titoli di singolare benemerenza: i° nell'agricoltura con in- 
troduzione e diffusione di razionali e perfezionati metodi di 
coltura agraria, con notevoli opere d'irrigazione oppure di 
prosciugamento; con miglioramento del bestiame domestico 
mediante introduzione di nuove razze, ovvero mediante appli- 
cazioni di progrediti metodi zootecnici; con aver adottato 
provvedimenti atti a migliorare efficacemente le condizioni 
materiali-morali delle classi agricole; 2° nell' industria con 
impianto in paese di nuove industrie o grandi opifici, con 
amphamenti d'industrie esistenti, con introduzioni di perfe- 
zionamenti tecnici, con scoperte od invenzioni industriali di 
notevole importanza pratica, con avere aperto ovvero acqui- 
stato stabilimenti a prodotti nazionali, mercati esteri di grande 
consumo, con avere adottato invenzioni, provvedimenti o 
istituzioni efficacemente utili alla incolumità degli operai e 
loro benessere morale e materiale. 

Le proposte saranno fatte da un consiglio nominato dal 
ministro d'agricoltura, che ne sarà presidente, composto da 
un membro del consiglio d'agricoltura, da un membro del 
consiglio dell'industria e di due decorati per merito agrario 
e industriale. 

Conferiransi non più di 20 decorazioni all'anno, 12 per 
merito agricolo e 8 per merito industriale. 

La medaglia d^onore sarà d'argento; avrà sul diritto 
l'effigie del Re e sul rovescio la leggenda Ministero d'agri- 
coltura e commercio, nel mezzo: Onore al lavoro. 

Potrà portarsi all'occhiello con nastro verde e rosso a 
larghe righe orizzontali. 



VARIETÀ 321 

Potrà essere conferita ai direttori di grandi aziende 
agrarie, capi fabbrica, sorveglianti e operai di opifici indu- 
striali, agli aventi prestato lodevole e non interrotto servizio 
per 30 anni nelle aziende agrarie e negli opifici nel territorio 
dello Stato oppure in opifici italiani all'estero. 

Potrà anche conferirsi senza limite di tempo alle per- 
sone di cui sopra, aventi resi servizi segnalati all'agricoltura 
ed industria. La medaglia sarà conferita come decorazione, 
dietro proposta del ministro di agricoltura, a non più di 
dieci persone all'anno. 

Nuovo periodico, — Diamo il benvenuto ad un nuovo 
periodico, che ha intrapreso le sue pubblicazioni ad Atene 
sotto il titolo di Journal International (f Archeologie Numi- 
smatique. Ne è direttore il eh. Sig. Svoronos. 

Civico Museo di Como, — Siamo lieti di poter an- 
nunciare che il Consiglio Comunale di Como ha nominato 
a Conservatore di quel Museo l'egr. Dott. Cencio Poggi, il 
quale da molti anni dedicava l'opera sua spontaneamente a 
quella notevole istituzione cittadina, che a lui deve in gran 
parte lo sviluppo cui è giunta. 

Il nome del Dott. Poggi non è nuovo pei lettori della 
Rivista, avendo egli collaborato al nostro periodico con due 
memorie assai apprezzate: La medaglia dei dottori di Col- 
legio di Como e: Le medaglie di Giuditta Pasta (1889). 



ATTI 

DELLA 

SOCIETÀ NUMISMATICA ITALIANA 



Seduta del Consiglio 25 Maggio 1898. 
(Estratto dai Verbali). 

Essendo inaccessibile la Sala Sociale per essere il Ca- 
stello militarmente occupato in seguito ai tristi fatti delle 
giornate di maggio, la seduta viene tenuta in casa Gnecchi 
(Filodrammatici io) e viene aperta alle ore io. 

I. Si presenta e si discute il Bilancio consuntivo 1897, 
come pure la relazione economico-morale per l' imminente 
assemblea generale dei Soci. L'una e l'altra vengono ap- 
provate. 

II. Sono proposti e nominati Soci corrispondenti i Si- 
gnori: Nereo Cortellini e Luigi De- Agostini. 

III. Viene stabilita l' Adunanza generale dei Soci pel 
giorno 4 giugno e col seguente ordine del giorno: 

I.** Relazione sull'andamento della Società durante il 1897. 
2.0 Bilancio consuntivo 1897. 
3.° Nomine Sociali. 

IV. Viene discussa ed approvata la formazione del II 
e anche del III fascicolo dell' anno in corso, essendo già 
pronta tutta la materia. 

V. Il Cav. F. Gnecchi dà notizia al Consiglio del dono 
di una collezione di Monete Siamesi fatto alla Società da 
S. A. R. il Principe di Napoli, e presenta l'interessante col- 

43 



324 ATTI DEIiLA SOCIETÀ NUMISMATICA ITALIANA 

lezione ai convenuti, i quali votano i dovuti ringraziamenti 
all'Augusto donatore (i), approvando la pubblicazione del 
Catalogo nella Rivista. 

VI. Il Segretario Cornelio dà lettura dei seguenti doni 
pervenuti alla Società : 

Dessi Vincenzo di Sassari. 
Monete romane; 20 in bronzo — Monete italiane; 16 in argento 
e 5 in rame. 

Frati Cav. Dott. Luigi di Bologna. 
Le sue pubblicazioni: Di Taddeo Crivelli e di un graduale da lui 
miniato giudicato erroneamente perduto. Venezia, 1897. — 
Ancora del graduale di Taddeo Crivelli, Firenze, 1898. 

Gnecchi Cav. Uff, Ercole. 
N. 3 Opuscoli di numismatica e io Monete greche in bronzo. 

Gnecchi Cav. Uff. Francesco. 
La sua pubblicazione : Monetazione Romana, inserita nella Revue 
Suisse de Numismatique. 

Gnecchi Francesco ed Ercole. 

Annales de la Societé Archéologique de Bruxelles. Mémoires, 
rapports et documents — Annata 1897, 

Perini Quintilio di Rovereto. 
Quattro monetine Veneziane d'argento. 

Piccolomini Pietro. 

La sua pubblicazione: Vestigia Romane presso Siena. Siena, 1898, 

La Seduta è levata alle ore 11 Va. 



(i) Vedasi il processo verbale dell'Assemblea generale dei Soci, 
a pagina 325, in cui si danno più particolareggiate notizie, e il Catalogo 
pubblicato in questo stesso fascicolo (pag. 287). 



ATTI DELLA SOCIETÀ NUMISMATICA ITALIANA 325 



Assemblea Generale dei Soci 6 Giugno 1898. 

L'Assemblea è convocata in Via Filodrammatici N. io 
alle ore 15. 

I convenuti rappresentano diverse città dellAlta Italia. 
Il Presidente C.*^ Papadopoli e alcuni altri soci si scusano 
per telegramma o per lettera di non poter intervenire. 

Ecco la relazione che il vice presidente Cav. Francesco 
Gnecchi legge a nome del Consiglio sull'andamento morale- 
finanziario della Società durante l'anno 1897: 

Egregi Colleghi, 

La vostra Presidenza intendeva inaugurare il secondo 
decennio della nostra Rivista tenendo quest' anno la sua 
prima assemblea generale nella nuova Sede sociale, nel Ca- 
stello Sforzesco, ciò che era nell'ordine naturale delle cose; 
ma cause straordinarie e imprevedibih vi si opposero. I 
luttuosi fatti cittadini dello scorso maggio mutarono provvi- 
soriamente la pacifica destinazione del Castello Sforzesco, 
ritornandolo alla sua destinazione antica, e per qualche tempo 
le arti e le scienze dovranno cedere il posto ai consigli di 
guerra e alle prigioni. Mentre ci auguriamo che questo ma- 
laugurato periodo abbia ad essere di breve durata, non 
abbiamo però voluto più oltre differire l'annuale adunanza, e vi 
abbiamo perciò convocati in un locale di antica conoscenza, 
perchè qui appunto la Società numismatica italiana ebbe la 
sua origine. E detto ciò, entriamo direttamente in argomento. 

Soci. 

Alla fine del 1897 il numero dei Soci era di 95, di cui 
43 effettivi e 52 corrispondenti e quello degli abbonati di 113, 
segnando così un piccolo aumento nelle due categorie , 
aumento che sembra viemaggiormente accentuarsi ne' primi 
mesi del corrente anno. 

Biblioteca. 

La nostra Biblioteca contava alla fine del 1896 N. 460 
volumi e 510 opuscoli. Nel volgere del 1897, sempre me- 
diante doni dei soci e degli amici, i primi raggiunsero il 
numero di 510, i secondi di 622. 



326 ATTI DELLA SOCIETÀ NUMISMATICA ITALIANA 



Monete e Medaglie. 

Per r incremento solito dei piccoli doni dei soci tanto 
le monete come le medaglie ebbero un regolare aumento 
ed ora il nostro medagliere contiene: 

Oro Argento Bronzo Vetro Totale 

Monete. N. 2 N. 410 N. 2095 N, 363 N. 2870 

Oro Argento Bronzo e altri metalli Totale 

Medaglie N. — N. 6 N. 280 N. 286 

Quantunque rigorosamente noi stiamo qui parlando del- 
l'anno 1897, non possiamo omettere in questa occasione di 
accennare al cospicuo dono delle serie di monete Siamesi, 
di cui S. A. R. il Principe di Napoli fece dono nello scorso 
febbraio alla nostra Società, e che figureranno nel prospetto 
del 1898. 

Il Re del Siam, ritornato ne' suoi paesi dopo il viaggio 
d'Europa, incaricava S. A. R. Chao Fah Krom Khun Narissa- 
ranuwattiwongse, Capo di Stato Maggiore del R. Esercito 
Siamese e Ministro interinale per le Finanze, di spedire a 
S. A. R. il Principe di Napoli una collezione delle monete 
antiche e moderne del Siam, e il nostro Presidente Onorario 
ne fece a sua volta dono alla nostra Società, la quale può 
vantarsi di possedere una collezione forse unica nel suo 
genere, come apparirà dal catalogo illustrativo redatto dal 
capitano G. E. Cerini direttore dell'insegnamento militare 
nell'esercito Siamese, e che pubblicheremo integralmente 
nella Rivista (i); formando esso una interessantissima mono- 
grafia di quelle monete fra noi così poco conosciute. 

Rivista. 

Nella relazione dello scorso anno ci rallegravamo d'a- 
vere finalmente potuto iniziare una rubrica da tanto tempo 
promessa, quella cioè della riproduzione di alcune opere 
vecchie e ormai rese introvabili, e difatti s'era incominciata 
la ripubblicazione delle opere del Kunz : ma poi la insistente 
abbondanza della materia, prodotta in parte dal concorso 
classico che incominciava a produrre i suoi effetti, in parte 
dai lavori premiati dei concorsi precedenti, ci obbligarono a 
sospendere quella rubrica, salvo a riprenderla a tempo che 
non oseremo dire migliore, ma che ci limiteremo a dire più 
opportuno.... 



(i) Vedi a pag. 287 di questo medesimo fascicolo. 



ATTI DELLA SOCIETÀ NUMISMATICA ITALIANA 327 

Per far posto poi convenientemente alle medaglie o 
anche ad altre materie che rigorosamente non potevano 
passare sotto il nome di Numismatica, il vostro consiglio, 
nella sua ultima adunanza del 1897, decise di inaugurare il 
secondo decennio della Rivista col nuovo titolo completato : 
Rivista Italiana di Numismatica e Scienze affini. Così entre- 
ranno regolarmente nella Rivista molti articoli, i quali, sia 
nella nostra come nelle Riviste estere che portano unica- 
mente il titolo di Numismatica, non vi entrarono finora che 
di straforo. 

Corpus numorum italicorum. 

Tutti voi sapete come uno degH scopi principali, diremo 
anzi l'ideale che si era prefisso la nostra Società fino dalla 
sua fondazione, fosse quello di arrivare in un tempo indeter- 
minato alla pubblicazione del Corpus delle monete italiane. 

L'impresa era certamente ardua ed ardita, sia per la 
mole stessa dell'opera, sia perchè delle 250 zecche che co- 
niarono monete in Italia, solo un numero limitato possiede 
finora una più o meno completa illustrazione, mentre tutte 
le altre non sono illustrate che parzialmente. Fu nella vista 
di questo scopo finale che furono banditi tre concorsi, uno 
direttamente dalla Società, l'altro dalla Presidenza, il terzo 
dalla Vice Presidenza della Società stessa. I concorsi ebbero 
bellissimo esito e tre importanti zecche, quelle di Reggio 
Emilia, di Bologna e di Fano, ebbero la loro illustrazione. 
Ma il lavoro era gigantesco e, per quanto bene avviato, 
non era prevedibile in quanto tempo si sarebbe arrivato a 
poterlo completare, se l'impresa non fosse stata assunta da 
una mano potente, alla quale la nostra Società è ben lieta 
di affidarla esclamando: Feci quae potui, faciant majora 
potentes. 

Quando nello scorso ottobre S. A. R. il Principe di 
NapoH venne a Milano a inaugurare la nuova sede della 
Società, intrattenendosi coi direttori della Rivista e col con- 
servatore del R. Gabinetto di Brera, ci comunicò il proposito 
di assumere lui stesso la pubblicazione del Corpus numorum 
italicorum, offrendone generosamente il ricavo a profitto della 
nostra Società. Di quest'atto grande e generoso, quantunque 
già noto per la pubblicazione che ne abbiamo fatta nella 
Rivista, era troppo naturale che si dovesse tener parola in 
questa generale adunanza dei Soci, giacché di tale opera 
dobbiamo riconoscenza all'Autore, non solo come membri 
della Società Numismatica, ma come italiani, perchè è 
all'Italia tutta che essa farà onore, 



328 ATTI DELLA SOCIETÀ NUMISMATICA ITALIANA 

Il nostro Segretario Prof. Cav. Costantino Luppi si trova 
a Napoli fino dal primo dell'anno corrente e da quell'epoca 
il suo lavoro continuò sempre ininterrotto fino ad oggi. 

Bilancio. 
Ecco il Bilancio Consuntivo dello scorso anno 1897. 

Rimanenze attive al 31 dicembre 1896. 

Libretto Cassa di Risparmio L. 827 81 

Tesoriere (in Cassa) » 395 — 

Segretario (in Cassa) »» 401 91 

Quote da riscuotere n 420 — 

L. 2044 72 

Entrate dell'anno. 

Quote riscosse da soci ed abbonati alla 

Rivista L. 3383 — 

Introiti diversi ...» 12 — 

Quote arretrate » 20 — 

Offerta del Conte Comm. N. Papadopoli . " 500 — 

n dei Cav. Uff. F. ed E. Gnecchi . . » 500 — 

Interessi sul Libretto Cassa di Risparmio . » 8 85 

L. 4423 85 

Residui passivi. 
Anticipazioni quote di soci ed abbonati pel 1898 . . L. 480 — 

L- 6948 57 

Rimanenze passive al 31 dicembre 1896. 
Quote sociali e d'abbonamento anticipate pel 1897 . . L. 670 — 

Spese del 1897. 

Stampa Rivista ed accessori L. 3272 — 

Fotoincisioni ed eliotipie » 486 — 

Gratificazione ai compositori » 50 — 

Semestre fitto locali in Piazza del Duomo . » , 187 50 

Annata onorario al cav. prof. C. Luppi. . » 300 — 

Spese d'ufficio, posta, ecc. ...-..." 63 91 

n per mobili nuovi e trasporto nel 

nuovo locale al Castello » 185 — 

L. 4544 41 



ATTI DELLA SOCIETÀ NUMISMATICA ITALIANA 329 



Rimanenze attive al 31 dicembre 1897. 

Libretto Cassa di Risparmio L. 534 16 

In Cassa del Segretario " 1000 — 

Quote da riscuotere . » 100 — 

Incisioni e tavole già pagate pel 1898 . . " 100 — 



L- 1734 16 
L. 6948 57 



Dimostrazione. 

Attività in principio d'esercizio L. 2044 72 

Passività in » » » 670 — 

L. 1374 72 

Attività in fine d'esercizio L. 1734 16 

Passività in » » » 480 — 

L. 1254 16 

Diminuzione di Patrimonio L. 120 56 

Rendite dell'anno L. 4423 85 

Spese " 4544 4^ 

Disavanzo L. 120 56 



Purtroppo, come risulta da questa breve esposizione, 
l'Esercizio 1897 presenta una diminuzione dell'esiguo nostro' 
patrimonio, in .L. 120.56. Questo piccolo deficit, dovuto uni- 
camente alle spese occorse pel trasloco della Società nella 
nuova sede al Castello Sforzesco, non ci deve impensierire, 
tanto più che il trasloco stesso ci assicura per l'avvenire 
un sensibile sgravio d'affitto, e che altre diminuzioni di spesa 
ci sono già assicurate pel seguito neiramministrazione. 

Ciò non toglie però che la Società, per poter vivere di 
vita propria e indipendente, e provvedere all'incremento 
della sua Biblioteca, ha assoluto bisogno di aumentare le sue 
risorse, cercando nuovi aderenti al Sodalizio. 

Ai nostri benemeriti Soci quindi, a quelli specialmente 
che si interessano della Società e ne amano lo sviluppo, 
rivolgiamo una calda preghiera perchè s'adoperino a tutto 
potere per aumentare la nostra ancora piccola falange e 
mettere la Società in grado da poter rivaleggiare colle sue 
consorelle, e portare un aiuto efficace a tutti quanti si occu- 
pano di questo importante ramo della scienza. 



33° ATTI DELLA SOCIETÀ NUMISMATICA ITALIANA 



Si passa alla nomina delle cariche sociali. Scadono per 
anzianità i Consiglieri Conte Papadopoli e Cav. F. Gnecchi 
i quali sono ambedue rieletti. Il Consiglio direttivo resta 
quindi composto come segue: 

Presidente Onorario. 
S. A. R. IL Principe di Napoli. 

Presidente. 
Conte Comm. Nicolò Papadopoli Senatore del Regno. 

Vice-Presidenti. 

Cav. Uff. Francesco Gnecchi. 
Cav. Uff. Ercole Gnecchi. 

Consiglieri: 

Ambrosoli Cav. Dott. Solone. 
Gavazzi Cav. Giuseppe. 
Motta Ing. Emilio. 
Ruggero Cav. Col. Giuseppe. 
Sambon Dott. Arturo. 
Visconti March. Carlo Ermes. 

La seduta è levata alle ore 16.20. 



Finito di stampare il 20 giugno 1898. 

Scotti Reno, Gerente responsabile. 



FASCICOLO III. 



PROTOTYPES MONÉTAIRES 

SICULO-GREGS 



J'ai l'intention de présenter quelques observa- 
tions sur certains types monétaires de la Sicile qui 
semblent mériter un intérét particulier par leur relation 
avec d'autres types semblables, mais pourtant diffé- 
rents sous certains rapports. 

Ces points de différence peuvent étre d'espèces 
diverses. Quelquefois le sujet méme différera dans 
quelque mesure; ou le sujet, quoique étant le mème, 
se presenterà d'une autre manière; une autre fois, il 
y aura, peut-étre, quelque chose de distinctif dans la 
legende; ou bien, nous rencontrerons quelques diffé- 
rences par rapport au poids, à la largeur et à la 
grosseur du flan, ou à la nature du metal. Cependant 
tous ces types ont en commun une méme particula- 
rité: la rareté, et sans cette particularité, la prétention 
d'un classement particulier pourrait ètre difficilement 
démontrée en ce qui les concerne. On remarquera 
aussi que ces" qualités caractéristiques sont presque 
toujours accompagnées d'un style relativement excel- 
lent, ce qui constitue un argument solide pour dé- 
montrer que ces types appartiennent à des émissions 
originelles et qu'ils ont servi de modéles pour des 
émissions ultérieures. 

Pourtant, un traitement plus archaique, ou, pour 
la période du déclin, une moindre décadence dans 
l'art, seront rarement invoqucs par moi comme argu- 



334 E. J. SELTMAN 



ments, puisque je ne me propose pas de traiter ces 
prototypes comme étant les premiers exemples de 
chaque type de monnaies greco-siciliennes . Cela 
pourrait ètre tenté au moyen d'un examen à fond 
des coUectìons publiques et privées. Mais, quoique 
la tàche puisse ètre remplie d'intérét, je doute que 
le résultat doive ètre proportionné au travail exigé (^). 
Il est possible qu'un oeil vif et exercé puisse aider 
l'investigateur à atteindre à des conclusions assez 
sùres par rapport à l'emission des types archaiques 
et transitifs, en observant soigneusement toutes les 
nuances d'archaisme. Mais en arrivant à d'autres 
phases du développement, on aurait moins de con- 
fiance dans la tàche, car peu de ces types sont assez 
parfaitement congus; en outre, les pièces elles mèmes 
ne sont pas toujours tellement bien frappées ou 
préservées, qu'on ne puisse empècher une divergence 
d'opinion au sujet de leur mérite respectif et de leur 
priorité d'émission. Lorsque — et de tels cas ne sont 
pas rares — l'élégance et la richesse du dessin, au 
lieu d'une beante pure et simple, sollicitent notre 
jugement, nous sommes portés à émettre des avis 
différents selon nos préférences individuelles de 
formes ou de fìgures. Il seraìt diffìcile, par exemple, 
de choisir, avec un assentiment unanime, le plus 
beau type dans les belles séries des tétradrachmes 



(i) Les cataloques du " British Museum „ sont basés sur l'arran- 
gement chronologique. Mais on conviendra que l'ordre des pièces, tout 
bien con9u qu'il soit, ne peut prétendre qu'à une probabilité generale, 
par ce qu'il est ordinairement fonde sur des raisons stylistiques seules 
— raisons qui (quoique bien assurées comme lois de développement en 
general) peuvent devenir trompeuses pour les différences minutieuses. 
Un petit nombre seulement de nos rares pièces se trouvent dans le 
catalogue " Sicily „. On verrà, pourtant, que celles-ci sont placées, sans 
exception, en tète de leurs séries, renforgant d'une manière indirecte 
les propositions que j'avancerai en faveur de leur priorité. Ce sont nos 
N.°' 3, 17, 20 et 21. 



PROTOTYPES MONÉTAIRES SICULO-GRECS 335 

syracusains, par la raison méme qu'un très-grand 
nombre excellent par une élégance des plus frap- 
pantes. La tàche de V investigateur deviendrait , 
peut-étre, plus facile quand le beau style commence 
à décliner, et plus tard, en descendant après le 
quatrième siècle, il y aurait moins de difficultés 
à déterminer le meilleur specimen existant dans 
chaque serie. Il se peut, comme probabilité generale, 
que telles pièces dérivent des premiers coins pour 
leurs émissions respectives, et il semblerait raison- 
nable de leur accorder la préséance conformément à 
la décadence generale, selon la marche naturelle 
des choses. Pourtant la conclusion ne doit pas étre 
considérée comme certaìne sans Tappui d'autres 
raisons; puisqiie le meilleur coin, méme dans le 
déclin d'une epoque, aurait bien pu étre Toeuvre 
d'une main qui n'était pas la première; bien qu'elle 
fùt plus adroite que celle-ci. Certes, la qualité du 
style influencera mes conclusions, mais à la condition 
que cette qualité soit accompagnée par d'autres traits 
distinctifs se rapportant à l'arrangement du type, 
à la legende, au poids, au metal ou au flan. 

Comme toutes les monnaies, dont nous allons 
entreprendre la discussion, sont rares, elles ne peu- 
vent étre nombreuses. Mais puisque une grande 
partie en est inèdite, le sujet ne manquera pas d'un 
attrait proprement scientifique. De plus, un autre 
intèrét s'y rattache. Il y a relatìvement peu de types 
signès par les artistes qui soient arrivès jusqu'à nos 
jours. En consèquence, si les considérations que je 
mettrai sous les yeux du lecteur étaient approuvèes, 
de nouveaux points fixes pour notre comprèhension de 
l'art ancien, tei que l'exhibent les médailles grecques, 
scmbleraient étre assurès par là, et viendraient s'a- 
jouter à ceux déjà connus par les oeuvres d'Euainetos, 
Kimon et autres maìtres-graveurs. Les émissions de 



336 E. J. SELTMAN 



ces types-modèles ne sont pas resserrées, cornine le 
sont les monnaies signées, dans les limites étroites 
d'une seule epoque. Elles s'étendent depuis les pé- 
riodes archaiques presque jusqu'au commencement 
de la conquète de Tìle par les Romains. 

Les numismates ont quelquefois fait allusion 
au genré prototype. Ainsi, par exemple, M. Six 
a reconnu dans un tétradrachme avec la legende 
(A)YRPEio le prototype de monnaies semblables à 
celles de Lykkaios, à cause du mérite supérieur de 
cet exemplaire, et parce que THercule du revers se 
présente dans une pose differente (2). Mais, autant 
que je sache, le sujet des prototypes n'a pas encore 
été traité systématiquement. Je crains que mes re- 
marques au point de vue esthétique puissent ètre 
considérées comme banales; mais je ne dirai, sous 
ce rapport, que ce qui est rendu nécessaire par le 
cours de ces recherches. 

Un arrangement chronologique étant la dispo- 
sìtion naturelle pour une investigation de cette nature, 
je commencerai par quelques types archaiques. 

Le trait caractéristique du style archaì'que est 
une forme rigide, accompagnée dans la plupart des 
émissions par une fixité presque absolue dans la 
manière d'arrangement et d'exhibition des sujets. 
Ainsi, en choisissant le monnayage de Syracuse (qui 
nous a laissé plus d'exemples de monnaies archai- 
ques qu'aucune autre ville sicilienne), une téte de 
femme se présente avec un caractère d'archaì'sme 
invariablement le mème, quoique ayaht des degrés 
bien différents de dextérité technique. Mais il y a 
aussi une frappante fixité d'arrangement, toutes ces 



(2) Numismatic Chronicle, 1875, page 22, pi. I, n." 2; voyez aussi: 
Numismatische Zeitschrift, 1884, pi. IV, 12. 



PROTOTYPES MONETAIRES SICULO-GRECS 337 

tétes, à de rares exceptions près, étant placées du 
mème coté Cs). 

Ces facteurs pourraient étre exprimés de la 
manière suivante: 

A. Traitement archaTque exhibant: 

a) une bonne qualité technique; 

b) une qualité inférieure. 

B. Fixité de l'arrangement du sujet tempérée: 
x) par des inversions très-rares. 

En considérant le facteur A, il ne semble pas 
déraisonnable de supposer que les monnaies les plus 
soignées d'une certaine serie ou émission précédaient, 
Gomme modèles, celles d'un travail inférieur, ou, 
pour ètre bref, que le meilleur, c'est-à-dire la 
subdivision a soit apparu la premiere; avec cette 
réserve pourtant qu'il n'y aurait pas de progrès 
marqué dans la direction d'un archal'sme diminuant. 

Dirigeant notre attention vers la seconde divi- 
sion, nous trouvons que, tandis que le facteur B con- 
cerne, également, l'oeuvre de bonne et de mauvaise 
qualité, la réserve a ne s'associe pas avec la mauvaise. 

Je ne veux pas trop insister sur la signification 
de ce qu'on pourrait supposer un hasard, savoir la 
position changée d'une téte. Cependant, la fixité de 
cette règie pour ces émissions, comme l'atteste le 
nombre considérable des médailles existantes, est 
telle que je ne puis m'empécher de penser qu'une 
déviation a dù marquer le commencement, plutót 



(3) Telle fixité diffère essentìellement de la régularité stéréotypée 
avec laquelle les tètes sur les médailles de Philippe, d'Alexandre et de 
Icurs successeurs ont la figure tournée du méme coté. Une uniformité 
d'cxposition était de rigueur pour des monnaies qui possédaient l'ac- 
ceptance du monde presque entier. Cette loi d'uniformité, une fois 
reconnue avantageuse, fut adoptée pour toutes les monnaies royales. 



338 E. J. SELTMAN 



que le cours des émissions. Quand, pourtant, on 
trouve que Tinversion est associée à Fautre crite- 
rium d'émission antérieure, c'est-à-dire la bonne 
qualité technique, Targument s'élève jusqu'au niveau 
d'une probabilité. Conséquemment, et en accordance 
avec notre classification sus-mentionnée, a plus a 
pourrait ètre suppose produisant les prototypes des 
émissions de ces pièces archalques. 

Le monnayage archaique de Syracuse a été 
convenablement arrangé en trois divisions principales. 
Premièrement, celle des Geomoroi, qui porte une petite 
téte de femme tournée à gauche dans un petit creux 
circulaire. La legende de cette émission est carac- 
térisée par la lettre archaique s et le travail, 
quoique primitif, est soigné. Secondement, l'émission 
au koppa (supposée de la plus grande partie du 
règne de Gélon) avec Niké dans le quadrige et 
une téte plus grande à droite. Finalement, la nom- 
breuse sèrie au kappa, s'étendant jusqu'à la mort 
de Gélon, ou méme plus tard, dont la variété " Da- 
mareteion „ fait partie (4). 

Les deux premières émissions ne peuvent avoir 
été nombreuses, peu de spécimens, par comparaison, 
existant, et je n'essaierai d'établir aucune conclusion 
par rapport à leur priorité relative. Ceux de la première 
classe avec la legende 5VRa, au lieu de $vraqo5ION. 
paraissent étre un peu plus primitifs. Pourtant l'unique 
variété de la collection Hartmann (5), qui n'a pas la 
petite téte du revers, mais la legende ($v)ra90^ion (6), 
contredit leur priorité; de plus, le traitement sur 
les monnaies avec l'éthnique complet étant généra- 



(4) Voyez le Catalogue: " Sicily „ du British Museum. 

(5) Revue numismatique, 1894, P^g^ 9; ^tc. 

(6) Je presume une inadvertance dans la lecture (ST) PAKOSION, 
donnée par la " Revue. „ 



PROTOTYPES MONETAIRES SICULO-GRECS 339 

lement moins rude, de sorte qu'on peut en inférer que 
la meilleure production a été la première. La seconde 
serie au koppa peut étre subdivisée en deux émis- 
sions, l'une de bon style archafque; l'autre avec 
une tète plus grande et plus grossière. Sur cette der- 
nière, le quadrige avance à gauche. Je n'émets aucune 
opinion quant à la priorité de Tune ou de l'autre. On 
a pose en théorie que l'introduction de Niké au- 
dessus du quadrige faisait allusion à la victoire de 
Gélon dans les courses olympiques; en adoptant cette 
opinion, nous sommes libres de supposer que la 
Monnaie s'ingénia de son mieux en cette occasion et 
en produisit le type plus soigné. La troisième émission 
est la plus importante au point de vue du nombre. 
Cette émission, si on en juge par Tabondance des 
exemplaires qu'elle nous a laissés, a dù rivaliser, 
sinon surpasser, la richesse du monnayage contem- 
porain d'Athènes. Cette subite expansion a été 
attribuée à la conversion en monnaie du butin gagné 
dans la guerre victorieuse contre les Carthaginois, 
et M. Evans explique le style deteriore de la plupart 
de ces monnaies en supposant que la demande en 
était telle, qu'elle necessita l'emploi de graveurs 
moins habiles (7), Quelle qu'en fut la cause, le fait 
que ces monnaies furent produites sur une grande 
échelle, est parfaitement prouvé par le grand nombre 
d'exemplaires subsistant encore. 

Comme premier chainon dans la sèrie au kappa, 
le Damareteion semblerait se suggérer W. M. Evans 
pense que c'est l'oeuvre de l'artiste qui aurait pro- 
duit le plus beau tétradrachme de la sèrie au koppa, 



(7) Numismatic Chronicle, 1894, P^g^ i99- 

(8) " The Damareteion fits on immediately to the coinage on which 
the p of the archaic epigraphy is stili preserved. „ Numismatic Chronicle, 
1894; page 198. 



44 



340 



E. J. SELTMAN 



et il réunit les deux plus étroitement en arguant 
du cercle autour des tètes, qu'il explique ingénieu- 
sement comme un survivant du petit creux centrai 
avec la tète de femme du tétradrachme plus ancien (9). 
Ceci paraìt une explication convenable au point de 
vue téchnique. 

Toutefois il y a des lacunes dans la transmis- 
sion du cercle, par exemple sur les monnaies N.°^ 7, 
8 et 9 du catalogne " Sicily » ; or, la transmission 
rompue, sa présence occasionnelle n'aide pas à établir 
une connection directe avec l'émission au koppa, ou, 
à notre point de vue, une priorité d'émission par 
rapport à la sèrie au kappa. Plutòt devrions-nous, 
ce me semble, nous appuyer dans ce but sur une 
monnaie qui, bien que présentant le caractère d'une 
émission antérieure, interromperait Tordre conven- 
tionnel de Tarrangement du type. 

Dans cette intention, je piacerai sous les yeux du 
lecteur des spécimens des émissions, tout à la fois 
du tétradrachme et du didrachme, qui rempliront ces 
conditions. 

Je commencerai par un didrachme inédit, le 
N.° I de notre planche, avec la téte à gauche et la 
legende 2vraro2ion, tracée vers la gauche; ces mon- 
naies, par leur nombre restreint et la simplicité du 
type, se prétent plus facilement à une exacte classi- 
fication chronologique. Il en existe des spécimens 
parallèles aux trois émissions principales du tétra- 
drachme. Ils sont tous rares, particulièrement ceux 
de la première émission avec la petite téte dans 
le creux. Les exemplaires de la sèrie au koppa se 
présentent plus frèquemment, et ceux de l'émission 
au kappa sont encore moins rares. Mais, comme je 
l'ai fait remarquer ,plus haut, la rareté comparative 



(9) Ntmiismatic Chronicle, 1894, page 196. 



PROTOTYPES MONETAIRES SICULO-GRECS 341 

de tous, et une uniformité peu écartée de l'identité 
absolue dans leurs émissions respectives, rendent 
plus facile notre tàche, savoir le placement chrono- 
logique de notre monnaie inedite. 

On verrà sans difficulté que son revers s^accorde 
parfaitement avec la serie au koppa. Le cavalier 
de rune et de l'autre est jeune et imberbe; le cheval 
ne touche pas terre du pied gauche de devant ni 
de celui de derrière. Cet ordre est changé dans la 
sèrie au kappa, où le cavalier est barbu. Le mouve- 
ment du cheval, aussi, est plus libre sur cette der- 
nière monnaie. Examinant l'avers, nous y recon- 
naissons, à l'exception de légères différences dans des 
détails peu importants, une réplique des médailles 
plus anciennes qui sont meilleures que celles de 
Fémission au kappa au point de vue du style et de 
la fabrique. 

En dehors du K, notre monnaie ne se distingue 
en rien de la variété au koppa, et nous pourrions 
actuellement nous dispenser, pour atteindre notre but, 
de la position changée de la téte. Mais sa place, au 
commencement de la troisième sèrie, ayant été con- 
fìrmée par d'autres raisons, la circonstance que le 
commencement de cette nouvelle émission est en 
effet caractérisée par cette inversion, renforce notre 
proposition, savoir que l'inversion a la méme signi- 
fication pour les tétradrachmes de l'émission au kappa. 
L'un d'eux (le N.** 2 de notre planche) paraìt inédit. 
Le revers s'accorde parfaitement avec celui de la 
monnaie N.° 4 de la planche VI de la Numismatic 
Chronicle de 1894. Le style de Tavers se rapproche 
aussi de celui de cette dernière pièce. Il est vrai que 
l'arrangement des cheveux diffère un peu; mais la 
technique pointillèe est la mème. Les dauphins sont 
de mèmes proportions longues et minces, et le ca- 
ractère des lettres, exceptc pour la substitution de K 



342 E. J. SELTMAN 



pour 9, est d'un style identique. La méme chose 
peut ètre dite du style et de la fabrique de notre 
N.° 3. L'arrangement des cheveux est encore différent, 
mais la fabrique pointillée persiste. Les dauphins ont 
les mèmes proportions gréles, et la forme des lettres 
ressemble, de bien près, à celle de notre premier 
tétradrachme. 

Ces deux tètes portent des coUiers doubles (celuì 
d'en haut uni, et celui d'en bas perle) qui caracté- 
risent les tétradrachmes au koppa. M. Evans a publié 
une monnaie pareille avec la tète à gauche (^°), mais le 
revers n'est pas en bon état. On voit. par notre re- 
production qu'il est d'un beau style archaique, la 
délicatesse du travail est surtout sensible pour la 
Niké, qui descend sur les rènes dans une course 
rapide, agitant gracìeusement les ailes, et sa robe 
diaphane dessinant les formes du corps, gràce au 
mouvement de l'air qui la rencontre à mesure qu'elle 
s'avance. Cette médaille parait accuser une expérience 
technique un peu plus avancée, particulièrement dans 
le mouvement plus libre des chevaux; cela n'est dù 
qu'au dessin plus soigné. Sur les derniers exemples 
d'un style corrompu, nous rencontrons des quadriges 
qui ressemblent à celui du N.° 2. Le style des deux, 
comme le démontrent la perspective de l'oeil, le traite- 
ment des cheveux et la forme des lettres, sont éga- 
lement archaique. Une étude attentive du style de 
ces pièces, notamme'nt de leur revers, convaincra 
le lecteur qu'elles sont plus anciennes que le Da- 
mareteion. Je me hasarde — en absence d'autres 
médailles provoquant un rapprochement encore plus 
accentué avec les émissions au koppa — à les pro- 
poser toutes les trois comme les premiers types- 
modèles pour la grande section troisième de l'ancien 



(io) Nutnismaiic Chronicle, 1874, pi. VI, n.° 6. 



PROTOTYPES MONÉTAIRES SICULO-GRECS 343 

monnayage syracusain, produits sans doute (ainsi que 
le soin, et en partie la délicatesse de leur style nous 
en témoignent) par les meilleurs graveurs, et nous 
fournissant un type-mesure pour l'art monétaire de 
cette grande ville, précisément au commencement 
d'une émission définie. 

Je possedè aussi une petite fraction du N.° 2. 
Son authenticité est indubitable. Mais elle est assez 
fortement usée. Poids actuel : 40 gr. Je n'oserais dire 
si c'est une hémilitra, ou une obole attique. Dans ce 
dernier cas elle aurait perdu presque la moitié du 
poids normal. 

Le N.° 4 de notre Planche, un tétradrachme 
d'Himéra, nous présente un prototype sous un aspect 
différent. Les monnaies de Syracuse dont nous avons 
parie, sont placées en téte d'une émission partielle 
de la période archaique. Mais cette pièce d'Himéra 
introduit un type qui s'étend depuis Tàge archaique 
jusqu'à celui du plus beau style. Sa prétention à la 
■priorité d'émission est fondée, premièrement, sur le 
caractère très-primitif du style. Gomme elle n'a pu 
ètre emise avant la mort de Théron (472 av. J. C), 
l'exécution semble quelque peu indigne de l'intention, 
méme pour cette epoque reculée. C'est le premier effort 
assez imparfait pour introduire un type entièrement 
nouveau, et la rareté des exemplaires me porte à 
croire que ce type fut bientót remplacé par une 
émission meilleure (i^)- Sa seconde prétention à la 
première émission distinctive est fondée sur la cir- 
constance que la legende (im)ei^aion se trouve placée 



(11) Un exemple a été publié dans le Numismatic Chronicle, 1894, 
pi. VII, 9 — un autre dans la Zeitschrift fur Niimismatik, 1895, pi. Ili, i — 
un troisième dans la collection Hunter pi. XXX, 18 — les deux derniers 
figurent dans la Rivista Italiana di Numismatica, 1894, pi. VII avec 
quelqucs autres illustrés dans le texte et que l'on a découverts il y a 
peu d'années. 



344 ^- J- SELTMAN 



au-dessus de la nymphe, non au-dessous du quadrige. 
Enfin le caractère de la fabrique, savoir la petitesse 
et l'épaisseur du flan, la séparé des émissions subsé- 
quentes. Notre type primitif, comme je Tavais dit, 
semole avoir été de courte durée. Son premier déve- 
loppement est à peu près marqué par la pièce N.° 8, 
planche VII, de la " Numismatic Chronicle „ de 1894. 
Le flan de cette médaille s'est amplifié, les formes 
de l'homme et des chevaux deviennent d'une gran- 
deur correspondante, et la legende assume sa place 
permanente sous le quadrige. Le style de l'oeuvre 
s'est aussi perfectionné à plusieurs égards, mais non 
à un degré remarquable. Il existe une combinaison du 
revers de cette pièce avec l'avers du N.° 4, c'est-à-dire, 
le N.° 66 bis, pag. 414, de la " Rivista. „ 

L'importance de notre médaille diffère de celle 
des monnaies de Syracuse, dont nous avons déjà 
parie. Elle a peu de mérite artistique. Mais, malgré 
toutes ses imperfections, elle est instructive, faisant 
connaìtre définitivement ce que les graveurs d'Himéra 
pouvaient produire, quand un nouveau type fut in- 
troduit en 472 ou 471 av. J. C. 

La monnaie suivante, un didrachme d'Himéra 
(N.° 5), est d'une importance particulière pour le but 
de ce Mémoire,. comme le N.° i, parce qu'elle peut 
démontrer clairement qu'elle occupe la position du 
modèle pour l'émission des didrachmes. La priorité en 
faveur du tétradrachme d'Himéra doit étre proclamée 
à cause de TarchaTsme plus prononcé du dessin, de la 
place occupée par la legende et de la fabrique par- 
ticulière du flan. Toutes ces raisons sont bonnes, mais 
elles seraient encore meilleures si le type était au- 
jourd'hui représenté, comme il l'était il y a quelques 
années, par le seul specimen de la collection Hunter. 
De récentes trouvailles ont ajouté non seulement au 
nombre des exemplaires, mais en méme temps à 



PROTOTYPES MONÉTAIRES SICULOGRECS 345 



celuì des coins. Cependant les différences des dessins 
qu'ils nous monlrent sont si légères, qu'il deviendrait 
difficile de fixer avec exactitude Fune de ces pièces 
comme la plus ancienne. Celle de la collection Hunter 
parali posseder le meilleur titre ; toutefois, pour 
l'intérét de notre illustration, j'ai choisi de préférence 
et gràce à l'obligeance de M. Evans, un specimen 
d'une conservation exceptionnelle, car le coin Hunter 
laisse beaucoup à désirer sous ce rapport. 

Ce didrachme peut prétendre à une priorité sans 
réserve C^^)^ Quant à la legende, il n'en existe pas 
d'autres variétés avec 20TH|^. Par rapport à d'autres 
signes distinctifs, l'éthnique de notre monnaie conserve 
la plus ancienne forme 1^, contrairement aux autres 
didrachmes de la ville. Elle a aussi, à coté d'un 
archai'sme sensiblement plus fort, une supériorité de 
dessin accentuée particulièrement à l'égard du type 
de l'agoniste equestre. Notez que, pendant que les 
monnaies plus récentes nous le présentent comme 
descendant de tonte sa pesanteur et dans une attitude 
raide, l'artiste de notre didrachme exprime avec intel- 
ligence la nature de l'action, et il le dessine sautant 
en bas, le genou légèrement ployé. Le coursier 
fougueux est aussi donne d'une manière bien diffe- 
rente de celle de la copie. L'ensemble de ce dessin 
est un specimen excellent de l'art monétaire de 
transition. Il y a des didrachmes de Motya, d'une 
période un peu plus avancée, qui reproduisent ce 
revers. 

Le N.° 6 de notre planche est une drachme 
rare (^3) de Naxos, de la période de transition. 

Quand nous aurons franchi tout-à-fait les limites 



(12) Collections de Berlin, Weber et Loebbecke; trois exemplaires 
identiques et tous provenant du méme coin. 

(13) Zeilschrift fiir Numismatik, 1879, pi. I. 



346 E. J. SELTMAN 



des anciennes époques, les raisons qui avaient guide 
notre jugement, et forme nos conclusions, cesseront 
d'avoir leur effet. Le style libre succederà au forma- 
lisme rigide; et quoiqu'un ordre conventionnel, diete 
par la force de l'habitude, semble parfois lier quelques 
types à une position forcée à droite ou à gauche, 
pourtant dès que la contrainte imposée par l'archaTsme 
est rompue, Tordre conventionnel perd sa première 
signification en assumant plutòt le caractère d'un 
accident que d'une intention. Mais jusqu'à ce que 
cette liberté ait été atteinte et parfaitement accomplie, 
l'archaTsme, tant qu'il est en évidence, doit toujours 
influencer notre jugement. 

Il reste bien entendu que, maintenant comme 
auparavant, la priorité ne sera pas adjugée à un type 
par la seule raison qu'il exhibe, plus qu'un autre, 
une nuance ou deux en plus, d'archaisme. Un prò- 
totype doit ètre marqué, en outre, par quelque diffé- 
rence de dessin; une telle différence le place, natu- 
rellement, en téte de la serie, et non dans son 
parcours, alors que le type aurait acquis sa fixité. 
Notre monnaie remplit ces deux conditions. Quoique 
peut-étre, de prime abord, la différence n'en sauté pas 
aux yeux, elle diffère considérablement du tétra- 
drachme dans les détails du sujet. Le satyre ithyphal- 
lique des médailles plus grandes, se soutient de la 
main qu'il appuye à terre. La figure de notre drachme 
n'est pas ithyphallique. La pose de son corps est 
d'une harmonie admirable; la main gauche repose sans 
affectation, sans gène, sur le genou un peu soulevé, 
l'autre jambe étant abaissée. De cette fagon, la pose 
a changé d'aspect; elle est complètement altérée par 
rapport à l'action. La legende est placée diflerem- 
ment. Du reste, ces derniers points ont peu d'im- 
portance. Il y a aussi des caractères distinctifs par 
rapport à la téte de Dionysos. Celle-ci est plus 



PROTOTYPES MONÉTAIRES SICULO-GRECS 347 

simple de dessin, mais plus accentuée mème que 
celle du tétadrachme. Le noeud de cheveux a 
des contours plus arrondis et la boucle manque 
près de l'oreille. La barbe et les cheveux sont 
moiris ondulés, et le dessus de la téte étant plus 
applati, celle-ci paraìt relativement plus large. Voilà 
pour les différences du type. Quant à l'archalsme de 
la conception et de la technique, il est suffisamment 
marqué par la stature plus raccourcie du satyre, 
une dépression déterminée dans les proportions de 
la téte de Dionysos, et en general par un travail plus 
énergique. Il est regrettable que nous ne possédions 
pas d'exemplaire de cette monnaie d'un poids plus 
élevé, car il ne faudrait qu'un plus grand coin 
pour faire remarquer plus clairement son excellence 
exceptionnelle. Elle se place, pour l'epoque, au 
niveau d'un chef d'oeuvre de l'art numismatique, et 
elle peut prétendre au plus haut mérite, après le 
fameux tétradrachme des collections de Paris et de 
Naples (oeuvre d'Euainetos, semble-t-il), avec Dionysos 
imberbe. Mais le revers de notre pièce surpasse cette 
médaille mème par la force et l'harmonie de la 
conception artistique et de la réalisation technique. 
Notez la pose parfaite du monstre, un vrai démon 
des forèts! Maigre et musculeux, tout fait de nerfs 
et trempé de force élastique, il repose, l'oreille au 
guet, toujours en alerte. 

Le N." 7 de notre planche, un tétradrachme 
inédit de Ségesta, que je public gràce à l'obligeance 
du D/ Weber, semble étre le prototype de la belle 
sèrie qui a été attribuèe au commencement de la 
meilleure epoque, qui coincide, a-t-on suppose, avec 
l'envoi d'une flotte athènienne au secours de Ségesta 
en 416 et se termine avec la subjugation de la ville 
par les Carthaginois en 409. L'avers de notre mé- 
daille se distingue d'autres spècimens par un quadrige 

45 



348 E. J. SELTMAN 



qui avance au pas, et cette circonstance s'accentue 
parceque les quadriges des pièces subséquentes excel- 
lent par la perfectìon de leur dessin. On pourrait dono 
supposer qu'un temps considérable s'est écoulé entre 
rémission de notre monnaie et celle des autres pièces. 
Toutefois, son revers avec la figure de Crimisus, nous 
assure que, en vérité, il n'en fut pas ainsi, car son 
style n'est pas plus ancien que celui de quelques 
autres exemplaires. On devrait en conclure que l'avers 
du tétradrachme nous vient du premier coin; qu'il 
a été produit peut-ètre par un graveur du lieu, artiste 
assez inférieur, production bien vite interrompue par 
la main d'oeuvre de l'artiste grec qui avait grave la 
belle figure de Crimisus. Tous les revers de ces 
tétradrachmes portent cette figure et l'on pourrait 
en déduire que la priorité prétendue par notre 
monnaie n'établit pas une émission postérieure pour 
les autres avec différents types d'avers. Quant au 
style, trois variétés de la figure de Crimisos peuvent 
étre distinguées. La plus ancienne est celle de notre 
médaille, ou celle du N. 34°, dans le catalogne du 
Musée Britannique. Une autre est le revers du N. 32 
du méme catalogne; une autre encore, est la variété 
peut-étre plus exquise (à moins que la gravure n'ait 
flatté l'originai, que je ne connais pas) de l'unique 
pièce publiée par M. Salinas (^4). Je n'ose me pro- 
noncer sur la précédence chronologique de l'une ou 
de l'autre. L'avers du type de la dernière médaille, 
semble avoir été essentiellement inspiré par les tétra- 
drachmes d'Himéra dont les émissions se sont pro- 
longées, on le presume, jusqu'à la destruction de 
cette ville en 409. Mais, selon moi, il n'y a aucune 
difficulté à croire que la première des trois variétés 
soit d'un style quelque peu antérieur à celui des autres. 



(14) Periodico di Numismatica e Sfragistica, 1871, pi. I, n. 



PROTOTYPES MONÉTAIRES SICULO-GRECS 34 



Segesta n'était pas en vérité une ville grecque 
et Ton peut dire que ses types monétaires se trouvent 
hors de la sphère de iiotre sujet. Cependant plusieurs 
de ces types — sinon la plupart — sont les pro- 
ductions de graveurs grecs, et comme tels, ils ne 
peuvent ètre exclus. Si toutefois l'avers de notre pièce 
n'était point d'un artiste grec, on pourrait dire 
qu'elle ne possedè pas une valeur appréciable au 
point de vue de l'art. 

Notre pièce qui suit, un tétradrachme de Séli- 
nonte (N.° 8), a, sous ce rapport, Tavantage sur la 
dernière, puisqu'elle appartient au monnayage d'une 
ville absolument grecque. 

L'émission des tétradrachmes de Sélinonte oc- 
cupe une période considérable ; mais ils se classent 
facilement en trois divisions principales. Premièrement, 
ceux de la période de transition, avec la figure de 
Selinos presque de profil, accompagnée de son nom. 
Le haut de Tautel sans feu, de ces médailles, est 
triangulaire. Secondement, ceux de l'epoque qui 
s'approche de la plus belle période, ayant pour type 
Selinos, vu des deux tiers, près d'un autel flam- 
boyant. Les quadriges du revers nous montrent 
un développement mieux gradué du style sevère 
s'acheminant vers le style plus libre, et ils ne 
présentent pas de changement sensible dans leurs 
détails. Enfin viennent ceux de la plus belle epoque 
avec la figure presque de face et le feu de l'autel 
plutòt artistement indiqué, que dépeint, par un léger 
nuage de fumèe. Niké, au lieu d'Apollon et d'Ar- 
témis, guide les chevaux fougueux; l'ethnique est 
place des deux cótés. 

Malgré leurs distinctions marquées, ces trois séries 
ont da se faire suite sans interruption, comme nous 
le prouvent l'amalgamation des revers dans les 
classes i et 2, et le peu de différence, comme deve- 



350 E. J. SELTMAN 

loppement stylistique, entre les figures de Selinos dans 
la seconde et la troisième classes. 

Aucun exemplaire des plus anciennes ou des 
plus récentes émissions n'exhibe des traits indivi- 
duels susceptibles d'indiquer avec vraisemblance une 
priorité d'émission. Quant aux tétradrachmes de la 
période intermédiaire, nous sommes dans une position 
plus favorable. Une variété nous montre Selinos 
revétu d'un léger himation. Le petit nombre d'exem- 
plaires qui en existent porte à croire qu'ils provien- 
nent de deux coins; Tun, comme le N.° 29 du Musée 
Britannique " Sicily „ et Tautre celui de notre spe- 
cimen. Ce dernier est certainement le meilleur, et 
mème je pense qu'il pourrait étre choisi comme le 
plus beau type des médailles de Sélinonte. 

Ce type occupe évidemment une position in- 
termédiaire entre les classes i et 2, car tandis que la 
perspective, le travail et la legende sont les mémes, 
comme ceux des spécimens de la dernière classe, la 
forme de l'autel le relie à la première. Il nous introduit 
ainsi dans la seconde sèrie et cette position fut, en effet, 
assignée à la variété moins belle du catalogne " Sicily. » 

La prétention de la médaille d'étre reconnue 
prototype pour tonte la seconde sèrie est limitée 
par cette circonstance que les spécimens connus 
diffèrent entre eux par quelques détails. Le coq de 
notre pièce est place dans une direction contraire à 
celle d'autres exemplaires, et le quadrige tantót à 
droite, tantót à gauche. Ce dernier point de dififérence 
n'est, sans doute, pas essentiel, car nous ne devons 
séparer les deux classes (comme je Tai fait remarquer) 
que selon le caractère de Tavers. Pourtant, si quelques 
numismates, en raison de ces différences, préféraient 
considérer le type de notre médaille comme formant 
une classe par elle-mème, je leur ferais volontiers 
cette concession. 



PROTOTYPES MONÉT AIRES SICULO-GRECS 35 1 



La publication de ce tétradrachme sera du moins 
bìen accueillie, parcequ'il offre un intérèt indépen- 
dant et tout particulier, à savoir, la lettre A qui fut 
frappée après la production de la pièce, dans la 
base, au dessous du taureau. M. Head (^5) s'exprime 
ainsi au sujet du type : " Le dieu du fleuve, lui-mème, 
" fait au dieu de la sante des libations formelles 
" pour avoir purifié ses eaux; tandis que Timage 
" du taureau symbolise le sacrifice offert à cette 
u occasion. „ 

Ce sacrifice, comme il est indiqué par le coq, 
était offert aux divinités de la sante, à Asklepios en 
particulier. Un Savant, qui observa la monnaie, a 
interprete l'A comme Aay.l-mziM. 

Torremuzza (i^) nous donne un tétradrachme 
que je crois ètre le méme. Mais il n'a aucune valeur, 
étant misérablement changé et défiguré. En examinant 
la figure de cette pièce, — un gros " Seilenos „ 
chauve, plutót qu'un Selinos, avec une petite touffe 
de poils au menton — personne ne pourra la prendre 
pour autre chose qu'une de ces stupides falsifications 
qui faussent la valeur des planches de Torremuzza. 

Notre monnaie suivante, N.° 9, un didrachme 
de Gela, nous amène aux confins du plus bel art. 
Ceci sauté aux yeux par le goùt exquis avec lequel 
est dessiné le taureau andropocéphale. Il est tourné 
(soit dit en passant) à gauche au lieu d'étre à droite, 
comme dans les émissions antérieures et postérieures. 
M. Imhoof-Blumer a décrit cette belle médaille (^7). 
Mais on n'en a fait encore aucune reproduction. 

L'intérét de cette monnaie se concentre surtout 
dans le type du revers; c'est un homme à cheval, 



(15) Historia numorum, page 148. 

(16) PI. 65, n." 4. 

(17) Berliner Blaetter far MUnzkunde, 1870, p. 42. 



352 E. J. SELTMAN 



casqué, botte, vètu d'une courte tunique et' d'une 
chlamyde flottante, la tunique attachée par une 
ceinture qui s'enroule deux fois autour de la taille. 
Galopant vers la droite, il tourne la téte et repousse 
avec sa lance un ennemi que l'on doit supposer étre 
derrière lui. 

Notre revers fournit le prototype pour un autre 
didrachme qui a dù ètre frappé peu après. C'est le 
type d'un homme à cheval pergant d'un coup de 
lance un ennemi. L'artiste y joint la seconde figure; 
mais il avait traité l'homme à cheval de notre mé- 
daille avec plus de soin et de délicatesse, que ne 
l'est celui de la réplique. 

Quoique j'aie déjà fait observer que le type de 
l'avers est tourné dans une direction contraire à 
l'ordinaire (la longue liste du catalogne du Musée 
Britannique donne seulement un exemplaire avec la 
téte du taureau à gauche) cette circonstance ne pos- 
sedè pas plus longtemps sa première signification. Car 
avec Ja perfection de dessin, telle qu'elle existait dans 
le meilleur de l'art numismatique grec, un échange 
de ce genre devient plutòt fortuit, qu'intentionné. 

Alors que les vieilles lois tombent en décadence, 
de nouvelles se présentent pour aider notre jugement. 
Les conditions qui doivent marquer comme prototypes 
les médailles de la belle période, sont — me semble-t-il 
— principalement de deux classes: ou (et dans ce cas 
le modèle ainsi que le type secondaire ayant été produit 
quelquefois par le mème graveur, tous deux peuvent 
avoir un mérite égal) il devrait y avoir une expansion 
du sujet par rapport au type derive, telle que la 
pièce de Gela vient de l'illustrer; ou, secondement, 
une excellence evidente devrait distinguer le modèle 
du type secondaire. En effet, cette qualité doit 
continuer à influencer notre jugement au delà des 
limites de l'epoque la plus belle, acquérant plus, de 



PROTOTYPES MONÉTAI^ES SICULO-GRECS 353 



force à mesure que nous avangons vers le déclin. 
Naturellement, les restrictions ordinaires se feront 
valoir à présent et pour plus tard; car le mérite 
artistique ne sera jamais décisif sans quelques distinc- 
tions concomitantes du type, de la legende, du poids, 
de la grandeur du flan ou du metal. De méme, les 
prototypes devront toujours se signaler par leur rareté. 

Le N.° IO, une monnaie en or d'Agrigente, 
remplit ces conditions essentielles par Texcellence de 
son dessin et certaines différences de type. Avers: 
aigle à gauche, tuant un serpent sur une montagne; 
au-dessus akp. Revers: un crabe; au-dessus, un 
dauphin tourné à gauche. 

M. Salinas a publié un seul type d'Agrigente (^^), 
qui a la legende akpa et deux marques de valeur. 
Sur le revers, il n'y a pas de dauphin, cette partie 
étant occupée par le nom 21AAN02:. Le catalogue du 
Musée Britannique fait mention de deux monnaies 
pareilles; mais la legende se lit a k p, comme sur la 
nutre. Torremuzza public deux variétes (^9), Il y 
ajoute deux autres petites pièces d'or, mais celles- 
ci sont évidemment des falsifications copiées sur des 
monnaies d'argent. Notre exemplaire est remarquable 
par la beante de son dessin, la délicatesse de son 
style surtout pour l'avers. J'ajoute — N.° 11 — pour 
comparaison, un specimen de la variété commune, 
d'une conservation exceptionnelle. Cette dernière, 
considérée à part, est une belle pièce; mais quand 
nous l'étudions avec attention, la touche plus gros- 
sière du copiste est bien manifeste. Il y a un type 
(N.° IO bis) qui est parfaitement d'accord avec le 
N.° IO, sauf qu'il porte les marques de valeur du 
N.° II. Ce type aussi paraìt inédit. 



(18) Monete delle antiche città di Sicilia, pi. Vili, 21. 

(19) PI. IV, 253. 



354 ^' J* SELTMAN 



Nous nous approchons maintenant des confins 
de Tépoque la plus désastreuse pour Thistoire des 
villes Greco-Siciliennes, quand l'invasion des Cartha- 
ginois répand la destruction de tous cótés: le mon- 
nayage de la plupart des communautés civiques 
s'amoindrit et disparaìt presque entièrement. Syracuse 
seule se maintint contre le courant de barbarie, quoique 
nous ne puissions rien rattacher de son monnayage 
au but que nous nous sommes propose. Le second 
type de Leukaspis pourrait étre place comme copie 
à coté du plus ancien, mais il n'est vraiment pas une 
copie, car une différence essentielle de style séparé 
ces médailles. Chacun d'eux paralt avoir été produit 
indépendamment et à assez long intervalle de temps, 
d'après un originai de peinture ou de sculpture. Je n'ai 
pas non plus place sous les yeux du lecteur le type 
semi-archaique de Sélinonte avec Hypsas, quoiqu'on le 
rencontre encore dans la première période de la belle 
epoque. Il y a, là aussi, une différence trop marquée 
dans le développement relatif du style, exprimé par- 
ticulièrement par le mouvement violent de la tète 
du taureau, pour admettre qu'ils puissent étre voisins 
Tun de l'autre; en outre, la plus ancienne des deux 
ne pourrait satisfaire à une des exigences principales 
d'un prototype, la rareté, puisqu'elle estplus commune 
que la variété qui en derive. Je dirai donc brièvement 
que quand la continuité d'émission n'est pas evidente, 
les types ne rentrent pas dans notre sujet, autrement 
une des monnaies d'or de Syracuse, frappée, présume- 
t-on, vers 415, pourrait étre utilisée, car sujette aux 
lois du développement, elle reproduit le revers 
archaique avec la petite téte des Geomoroi. Une 
telle juxtaposition, quoique le sujet soit intéressant 
comme example de restitution dans la numismatique 
grecque, serait évidemment puerile quant à Tobjet 
de cet article où j'essaye de m'assurer en partànt 



PROTOTYPES MONÉTAIRES SICULO- GRECS 355 

des premiers exemplaires de quelques émissions 
continaes. Je me suis méme abstenu d'introduire 
cornine prototype Tunique tétradrachme Syracusain 
de la collection Hartmann, qui n'a pas la petite tète 
au centre du carré-creux. S'il est authentique (et je 
n'en doute pas) sa priorité d'émission est incontestable. 
Mais comme la preuve en est fondée sur un élément 
négatif, savoir Tabsence de la petite téte de l'émission 
dérivée, nous ne pouvons établir une succession 
suffisamment étroite et précise. D'autres revers pri- 
mitifs peuvent avoir été produits entre les deux classes. 
Des considérations semblables me décident à exclure 
le type de la médaille la plus ancienne et si intéres- 
sante de Zankle, publiée par M. Evans (^o). 

Le monnayage de toutes les villes Greco- 
Siciliennes, à Texception de Syracuse, continue peu 
aboridant, méme après que le succès de Timoléon 
eùt communiqué une nouvelle vie à beaucoup d'entre 
elles. Les émissions en bronze prennent — il est 
vrai — de plus larges proportions dans quelques 
villes, et un certain nombre de Monnaies entièrement 
nouvelles commencent leurs opérations exclusivement 
dans ce metal. Une raison pratique me force cepen- 
dant à exclure les monnaies de bronze d'un examen 
qui s'appuye en partie sur les qualités du style. Les 
monnaies de bronze malheureusement nous soni 
rarement parvenues dans leurs conditions originelles. 
Ou elles sont endommagées par la corrosion, ou 
embellies par le coloris de leur patine. En consé- 
quence, nous nous contenterons des exemplaires d'or 
et d'argent du monnayage de Syracuse. 

Abandonnant le zénith artistique, l'age des mé- 
daillons syracusains et de leurs beaux satellites, nous 
descendons à un niveau inférieur. Cette décadence 



(20) Numismatic Chronicle, 1896, pi. Vili, i et 2. 

46 



356 F. J- SELTMAN 



mème, comme je l'ai déjà dit, vient s'ajouter avec 
grand profit au mérite artistique, comme facteur pour 
nos recherches, car dans une émission homogène 
commencée sous la tendance vers le déclin, le meilleur 
exemplaire, — ce me semble — a été produit le 
premier. Néanmoins, mon jugement ne sera nuUement 
influencé par de pures considérations de probabilité, 
et je m'attacherai d'abord à l'évidence circonstan- 
cielle, conformément à nos règles ordinaires. 

La monnaie sur laquelle je désire appeler l'at- 
tention, est la petite pièce d'or avec la téte de Zeus 
Eleuthérios, dont l'émission est attribuée au temps 
de Timoléon. On en connaìt trois variétés (N.°^ 12, 
13 et 14 de notre planche). La dernière qui porte 
le nom du dieu, près de la téte, est la moins rare. 
Il n'y a pas de symbole derrière la téte. Au revers, 
au-dessous de Pégase, qui vole, entouré en partie par 
la legende ^rPAKOSinN, on observe trois points, signi- 
fiant que la pièce est de la valeur de trois statères 
corinthiens. Près de la poitrine on lit le monogramme 
/F . Les deux variétés N.°' 12 et 13 nous présentent 
les types tournés à droite. Sur l'une, derrière la 
téte de Zeus, il y a une massue, et sur l'autre, une 
foudre; devant (écrit de haut en bas): STPAKOSinN. 
Au-dessous du Pégase: sa. Aucun signe de valeur. 

Ces pièces de trente litres se distinguent des 
pièces d'electrum presque contemporaines par le 
relief moins accentué. On assigne l'émission en 
electrum à l'epoque de Dion (357-354 av. J. C.) (^i). 
Le monnayage doit avoir été abondant pour une 
période si courte, car deux de ces quatre types 
sont assez communs. 

Mais essayons de déterminer laquelle des trois 
variétés semble avoir la priorité d'émission. 



(21) Revue Numismaiique, 1895, page 510. 



PROTOTYPES MONETAIRtS SICULOGRECS 357 

Par rapport à la différence de legende, il me 
semole plus probable que le nom du dieu qualifié de 
EAET0EPIO2, une fois introduit avec cette épithete sur 
la monnaie de TEtat, a dù s'y continuer: il n'est pas 
naturel que cet honneur, une Ibis conféré, ait été 
revoqué. Ceci admis, le probléme se réduit au choix 
d'une des deux variétés, l'une avec la foudre, l'autre 
avec la massue. Toutes deux sont signées 2fì et 
doivent étre à peu près d'émission contemporaine. 
Vu cette circonstance, et d'accord avec nos règles, 
je proposerai de décider en faveur du type le plus 
rare. De l'un et de l'autre, peu d'exemplaires sont 
connus, mais la variété avec le foudre est la plus 
précieuse par sa grande rareté. Elle fut publiée par 
M. Imhoof-Blumer, d'après un specimen de la col- 
lection de S' Florian. 

En cette occurrence, je laisse tant soit peu dans 
l'ombre la question artistique, le style de ces troìs 
monnaies étant si uniforme qu'on pourrait les at- 
tribuer -au mème graveur. Il m'a paru convenable de 
les produire toutes les trois sur notre planche, afìn 
que le lecteur pùt juger par lui-mème. Quoi qu'il en 
soit, j'hésite peu en me décidant contre la troisième 
(N.° 14). Sur cette pièce, la tète monte moins haut, et 
conséquemment son caractère en est moins accentué; 
la chevelure est moins abondante; le front a moins 
de majesté. Au contraire, le choix entre les monnaies 
(N.° 12 et 13) est plus difficile. Mais la tète du premier 
type me semble plus marquée. Elle a des proportions 
plus larges et plus majestueuses. 

Je ne puis omettre de m'en référer à l'émission 
de ce type en argent, qui est représentée par le 
magnifique statère de la collection de Naples (22), Ce 



(22) Monnaies Grecques, pi. B, n." i6. Cette tète parait aussi sur le 
monnayage en bronze de cette epoque. 



358 E. J. SELTMAN 



statère ressemble de bien près à notre pièce N." 14; 
mais il est signé par 2, qui probablement doit ètre 
le 2fì des N."' 12 et 13. Je pense qu'on peut supposer 
que les initiales qu'on relève sur ces belles monnaies 
sont celles d'artistes et non de magistrats, et que le 
graveur sa ou 2 (c'était peut-étre, les métiers gene- 
ralement se perpétuant dans la méme famille, un petit- 
fìls du 2Q2QN de la plus belle epoque), créa le modèle 
du type de la pièce N.° 12. Je m'imagine que peu 
après, il produisit la variété N.° 13 et le statère 
d'argent, et ce dernier coin étant destine au mon- 
nayage d'un metal différent, il le distingua en ren- 
versant la position des sujets et en ajoutant le nom 
du dieu. Quelques temps après, un autre graveur, j^, 
copie ce type pour l'émission en or, et il y joint les 
marques de valeur (23). 

Ce type de Zeus semble avoir été grave d'après 
une belle sculpture contemporaine , puisque nous 
le rencontrons sur d'autres monnaies de l'epoque. 
Le meilleur exemplaire, après les monnaies signées 20, 
serait peut-ètre le beau statère en or d'Alexandre 
d'Epire (24). La figure y a perdu beaucoup de sa 
force majestueuse, et la tète, étant celle du dieu na- 
tional de Dodona, est ceinte de feuilles de chène. 
Mais sous d'autres rapports, il n'y a aucune diffé- 
rence marquée. 

Malgré tout leur charme, ces tètes offrent pour- 
tant un certain air de suffisance personnelle, qui 
diminue leur beante esthétique et les place à un niveau 
moins élevé que les meilleures productions de l'epoque 
précédente. A ce propos, remarquez l'oeil grand 



(23) Il y a aussi de belles monnaies en bronze avec la téte d'un 
héros portant le casque, ordinairement décrit comme l'Héraclide Archias 
oekiste de Syracuse, et avec Pégase sur le revers. Elles sont signées t. 

(24) Guide to the coins of the ancienst, British Miiseum, pi. XXXIIl, 



n." II. 



PROTOTYPES MONÉTA IRES SICULO-GRECS 359 



ouvert de la tète N." 12. Il y a là une tension de vue 
qu'un autre graveur aurait pu changer en un regard 
fixe. Le talent de l'artiste a su éviter ce danger. 
Mais les traits qui, d'après lui, expriment un sentiment, 
prendront bientót un air efFéminé (comme sur la 
pièce d'Alexandre), ou mème un air affecté. 

Poursuivant notre analyse nous rencontrons, un 
peu plus tard, l'émission en or avec la triquètre 
au-dessous du bige. M. Head l'attribue à la première 
epoque du règne d'Agathocle (25)^ et M. Reinach l'as- 
signe à là période antérieure, c'est-à-dire à la seconde 
epoque de la Democratie (^6). 

Examinons un moment ces théories, 

A première vue, nous sommes obligés de re- 
connaltre dans le typé de Pégase, pour les statères 
aussi bien que pour les autres monnaies, le signe 
caractéristique de l'epoque de la Democratie. Mais si 
la drachme en or avec la triquètre est comprise dans 
le monnayage de la Democratie, le drachme du poids 
attique avec la large triquètre au revers doit étre 
admise dans la mème classe, parceque, comme nous 
le verrons plus tard, elle porte la mème tète que la 
pièce d'or. 

En conséquence, nous devrions supposer que la 
Monnaie se servit en mème temps de deux systèmes 
de poids pour le monnayage en argent (on émettait 
aussi des tiers et des sixièmes, comme à Corinthe), 
ou que le système Corinthien fut aboli sous le re- 
gime de la Democratie (27). Ni Tune ni l'autre de ces 



(25) Numismatic Chronicle, 1874, P^g^ 4^- 

(26) Revite Numismntique, 1895, page 498. 

(27) La revolution effectuée par Timoléon parait avoir été aussi ra- 
dicale pour le système monétaire que pour le gouvernement politique, 
particulièrcment par rapport au monnayage de l'or et de l'argent. Les 
globules de la pièce d'or attestent que le statère de Corinthe était la 
mesure de valeurs pour les deux métaux, et telle étant la loi qui 



360 E. J. SELTMAN 



suppositions ne semble probable. Avec le drachme 
nous devrions admettre le tétradrachme à la tri- 
quètre au-dessus du quadrige, en raìson de la res- 
semblance da type de ce revers avec celui de la 
pièce en or. 

M. Reinach assigne cette monnaie à la " fédé- 
ration sicilienne „ et ce classement paraìt justifié par 
le symbole de la " Trinacria. „ On le trouve pourtant 
sur de nombreuses monnaies en conjonction avec le 
nom d'Agathocle qui l'avait adopté, d'après M. Head, 
comme signe de ses conquètes en Sicile, pendant les 
premières années de sa tyrannie. Cette attribution est 
sure, l'autre tout-à-fait hypothétique. La tète de l'a- 
vers ne nous dit rien non plus en faveur de Tattri- 
bution à une grande ligue nationale, car elle repré- 
sente, comme on le verrà plus tard, une divinité 
inférieure locale, et non, comme on l'avait suppose, 
un grand dieu, soit Apollon, Arès ou Hercule. La 
legende ^tpako:siqìv ne parie point contre l'attribution 
au temps d'Agathocle, car nous avons un type (dont 
nous traiterons au cours de cet article) qui joint 
l'ethnique au nom du tyran. La ressemblance generale 
de ces pièces avec les statères d'or de Philippe II a 
influé aussi sur l'opinion de M. Reinach. Mais de 
telles ressemblances ne prouvent guère une contem- 
poranéité étroite. Les pièces renommées de Philippe 
continuèrent à courir très-longtemps comme monnaies 
internationales, de sorte que plusieurs villes de l'Asie 
Mineure les ont copiées encore au deuxième siècle (^8), 



gouvernait les relations de cette unite avec sa pluralité, il fallait que 
les fractions — frappées, comme l'unite, en argent — fussent gouvernées 
par la méme loi. Je regarde donc comme fractions du statère les petites 
pièces d'argent. Plusieurs de leurs types s'accordent parfaitement avec 
les drachmes et les demi-drachmes de la ville-mère. J'aimerais mieux 
ne pas attribuer à cette epoque quelques pièces dont les types diffèrent 
de ceux de Corinthe. 

(28) Catalogne " Caria „ du British Museum, p. CVIII. 



PROTOTYPES MONÉT AIRES SICULO-GRECS 36 1 



et Horace en parie conime des objets qu'il avait sous 
les yeux (29). 

Rappelons-nous, par exemple, rémission d'Aga- 
thocle dans le mème metal. Le type de l'avers a été 
évidemment suggéré par les statères d'or d'Alexandre. 
C'est une téte de Pallas, dont le casque est muni 
d'une crinière et d'un griffon; mais elle est dépourvue 
de la partie de l'armure qui couvre la nuque et qui 
avait toujours caractérisé les tètes de Pallas sur les 
pièces de la ville antérieures à celle-ci. Pourtant, 
ces monnaies n'ont pas été émises plus tòt que 307, 
c'est-à-dire l'année où Agathocle s'arrogea le titre 
royal qu'elles portent. 11 y a ainsi un intervalle 
d'environ trente ans entre l'émission initiale des pièces 
d'Alexandre et celles-ci, et un espace plus long encore 
entre la fin des deux règnes. 

A la mème date, environ, Ptoléniée émit une 
copie des statères d'Alexandre signée de son nom (3°), 
et Mithridate Ctistès du Pont en frappa un autre 
en 281, ou mème plus tard, comme l'a démontré 
M. Reinach (31). Les émissions d'autres princes four- 
nissent de nombreux exemples parallèles dans les 
autres métaux. 

Il paraìt aussi probable (quoique la règie ne soit 
pas invariable) qu'un prince, plutót qu'une fédération 
républicaine, a du prendre pour modèle la monnaie 
d'un confrère royal. 

Voilà pourquoi j'adopte dans ce cas particulier 
aussi bien qu'en general, la chronologie de M. Head, 



(29) Gratus Alexandre, regi magno, fuit ille 
Choerilus incultis qui versibus, et male natis, 
Rettulit acceptos, regale nomisma, Philippos. 

(Epist. II, 1, 232-235). 

(30) Numismatic Chrotticle, 1894, P'- Vili, 5. 

(31) Revue Numismatique, 1888, page 240, pi. XVI, 2. 



362 E. J. SELTMAN 



quoique réniission des " pégases " avec la triquétre 
puìsse, je crois, ètre mise en tète comme la première 
émission d'Agathocle, puisque ces pégases, au point 
de vue du poids et du type, se rattachent au mon- 
nayage précédent du regime démocratique. 

Notre specimen (N.° 15) est une variété inedite, 
et je me hasarde à demander pour lui la priorité 
d'émission, pour deux raisons essentielles. La tete de 
Tavers a un caractère plus vigoureux que d'ordinaire; 
le flan est plus épais et conséquemment plus petit, 
de sorte que l'ensemble du type, particulièrement 
la triquétre, est moins grand. Les chevaux sont à 
peine plus grands que ceux du rare tétrobole en or 
avec les mèmes types (32). 

Pour mettre mieux en relief le caractère de la 
pièce, j'en ai place une autre à coté (N.° 16). 

C'est un trait particulier à plusieurs émissions 
greco-siciliennes des périodes de la décadence que 
les premiers exemplaires sont frappées sur des 
flans plus petits que leurs copies. Notre monnaie 
suivante en servirà d'exemple, et le tétradrachme de 
Philistis (N.° 20) illustrerà encore mieux cette singu- 
larité, car, quoique plus pesant, il a une surface plus 
petite, que les pièces de la sèrie de poids réduit. 
Donc, tant pour des raisons de style, que pour la 
petitesse du flan et la dimirìution des détails, cette 
monnaie me paraìt digne d'ètre considérée comme 
prototype de la sèrie. La téte de l'avers a été 
expliquée diversement, comme étant celle d'Apollon, 
Arès ou Hercule. On aurait dù observer qu'elle porte 
les cornes courtes d'un jeune taureau. Notre mon- 
naie nous les montre bien distinctes, sur le front, 
entre les cheveux. Il est manifeste que nous avons 
ici une divinité fluviale, peut-ètre celle d'Anapos, 



(32) Nitmismatic Chronick, 1874, pi. Vili, 2. 



PROTOTYPES MONÉTAIRES SICULO-GRECS 363 



figure par l'art sous des formes juvéniles (33). Le 
taureau, sur un diobole d'or et sur des monnaies en 
bronze de la méme période, a été reconnu, par 
d'autres numisrnates, comme étant Anapos (34), et le 
type de notre monnaie confirme cette attribution. Les 
tètes sur les rares pièces d'argent et de bronze dont 
le revers porte une large triquètre ressemblent telle- 
ment à notre type (particulièrement la téte de la 
monnaie d'argent) qu'elles peuvent étre acceptées 
comme celles de la méme divinité, quoique les cornes, 
peut-étre à cause de la condition inférieure de ces 
rares médailles, ne s'y voient pas. On prenait ce type 
pour la téte d'Arès, parcequ'il ressemble à un type 
des Mamertins avec la legende apeo2 ''35). Cette opinion 
aurait plus de force, si les pièces des Mamertins 
avaient été frappées avant les nótres. La ressemblance 
pourrait étre une de ces coincidences que Fon 
rencontre dans la numismatique grecque, surtout 
aux époques de décadence. D'autres pièces des 
Mamertins avec une téte d'Arès ne peuvent guère 
prétendre à une ressemblance avec les tétes de ces 
monnaies syracusaines. 

Nous arrivons maintenant au prototype d'une 
belle émission. C'est la monnaie dont nous avons 
parie déjà, qui unit le nom d'Agathocle à celui de 
ses citoyens-sujets (N.° 17). Le premier, sous forme 
d'adjectif, apparalt comme toujours sur le revers à 
coté de Niké, et le second, près de la téte de Kore. 
Le catalogne du British Museum (36) place cette pièce 
en téte de la sèrie, car elle nous conduit aux types 
plus communs qui ne portent que le nom d'Agathocle. 



(33) Aelianus, Varia Historia, II, 33. 

(34) Nitmismatic Chronicle^ 1894, P^gc 75. 

(35) Monnaies Grecques, page 32. 

(36) Page 195, n.o 378. 



47 



364 E. J. SELTMAN 



Elle est frappée, comme notre dernier prototype, sur 
un flan relativement petit. La beauté des types de 
Tavers et du revers la place, pour l'epoque, à un 
niveau très-élevé de mérite artistique. Òn Tassigne 
à la seconde période du gouvernement de Tusurpa- 
teur, c'est à dire après son expédition victorieuse 
contre les Carthaginois, à laquelle la Niké du revers 
fait allusion. 

La pièce suivante (N.° 18, inèdite) appartient à 
la troisième et dernière partie de ce règne. Cette pièce 
occupe une position exceptionnelle. Son caractère 
extrinsèque le plus frappant consiste dans cette circon- 
stance que Pégase est représenté galopant et non 
dans son voi, ou du moins se soulevant du sol, ce 
qu'indique la ligne de l'exergue. Cette action, autant 
que je sache, ne se rencontre sur aucune autre 
monnaie sicilienne de cette classe. Mais la singula- 
rité la plus extraordinaire de cette pièce, c'est son 
poids (8, 49 gr.). Elle se rattache ainsi aux statères 
normaux tels que les " pégases „ antérieurs de la 
Démocratie et ceux de la première epoque de la 
tyrannie d'Agathocle, bien que, en vérité, par le style 
du revers elle doive appartenir à la première des deux 
classes. Aucune de ces émissions ne se trouve sans 
legende; notre pièce, au contraire, en est dépourvue. 
Cette circonstance la rattache incontestablement aux 
" pégases „ anépigraphes plus légers. Je ne saurais 
expliquer ce poids anormal qu'en supposant qu'elle 
a été produite avant l'introduction de la pièce d'or 
avec la tète de Pallas, à laquelle les pièces plus 
légères étaient ajustées. Pour frapper le revers, un 
vieux coin de l'epoque de la Démocratie fut peut- 
étre utilisé, et le graveur y aura incise la ligne de 
l'exergue pour le distinguer de l'ancien type. Mais 
cette dernière émission au poids normal a dù etre 
de courte durée, et on ne pourrait l'admettre comme 



PROTOTYPES MONÉTAIRES SICULO-GRECS 365 



prototype que pour là raison qu'elle servit d'intro- 
duction à la classe des " pégases „ anépigraphes. 

Notre monnaie N.° 19 (inedite) peut établir plus 
rigoureusement son titre de prototype. Elle appartient 
par le poids, le type et le style à l'émission des pièces 
légères. Mais elle n'a pas encore de symbole (triquétre 
ou étoile), s'introduisant ainsi comme une copie du 
type précédent, notre monnaie N.° 18. 

La question de la qualité artistique n'entre guère 
dans la discussion d'attribution de ces pièces stéréo- 
typées. Mais elle reprend son importance en ce qui 
concerne à la pièce de Philistis (N.° 20). Cette médaille 
en vertu de son poids irrégulier (15,51 gr.) occupe une 
place singulière parmi les larges pièces de la serie; 
elle est, on peut le presumer, une pièce de dix-huit 
litrae (au lieu de seize), et comme telle, on la trouve 
en téte des monnaies de Philistis, dans le catalogne 
du British Museum (37). Cependant le premier rang 
doit ètre aussi assigné à cette belle médaille au 
point de vue de l'émission. Elle est d'un style 
excellent, harmonisant la noblesse et la force avec 
une grande expression de douceur. Elle présente 
l'individualité d'un portrait, ce qui fait un contraste 
frappant avec les autres pièces de la sèrie, ordinaire- 
ment jolies mais un peu insipides. Son excellence 
n'est pas non plus limitée à la beante de l'avers, 
car le quadrige est caractérisé par la méme supé- 
riorité. Les chevaux avancent rapidement d'une allure 
harmonieuse et rhytmique dont la monotonie est 
coupée par l'action du premier cheval, qui, en 
courbant le cou avec un effort d'impatience, semble 
ronger son frein. Il y a ici quelque chose de plastique, 



(37) Sicily, page 212, n." 539. Une épreuve en plonib encore plus 
lourde, n.° 538, est placée avant notre pièce. Comme épreuve, elle est 
pour nous sans importance. 



o66 E. J. SELTMAN 



et le su jet a été congu tout-à-fait différemment de 
celuì des monnaies postérieures où les chevaux 
paraissent étre de bois. 

Cette médaille, bien qu'elle soit plus lourde, a 
la surface moins large que les pièces plus légères. Je 
ne dis pas qu'il n'existe point d^autres cas analogues, 
car la sèrie est très-nombreuse. Mais une exception 
quelconque devra étre considérée comme accidentelle. 
Plus ces monnaies, émises sans doute pendant nombre 
d'années, sont récentes, plus elles deviennent larges 
de surface, et mauvaises eu égard au style. Toutes 
ces considérations réunies séparent donc notre pièce 
des autres, et la placent en tète de la sèrie. 

Notre dernière monnaie (N." 21) nous conduit de 
bien près à la fin de l'indèpendance syracusaine. C'est 
la pièce en or, — familière, mais rare —, avec 
Artèmis au revers, que l'on attribue au court regime 
de la dernière Démocratie. Ce type est assez commun 
en argent, mais la plupart de ces monnaies sont 
exécutées avec peu de soin, il y en a méme que l'on 
qualifierait de grossières. A quelques-unes seulement 
on pourrait accorder un certain degrè d'élégance. Il 
faut cependant admettre que les rares pièces en or se 
distinguent par sentiment artistique plus délicat, et 
quoique n'atteignant point un haut degrè d'excellence, 
elles nous plaisent assez. Cette supèrioritè sauté aux 
yeux plus particulièrement par Fattitude de la chasse- 
resse qui se balance avec gràce en langant une flèche, 
pendant que son chiton est repoussé en arrière par 
le vent. Une telle supèrioritè de dessin et la diffèrence 
du metal me dècident à proposer cette petite pièce 
comme le prototype de Tèmission en argent. Il me 
semble assez probable que le meilleur graveur a ètè 
chargè de produire dans le metal plus prècieux le 
modèle pour Tabondante èmission de Targent. 

Les initiales 20 sur ces pièces ont ètè interprétèes 



PROTOTYPES MONÉTAIRES SICULO- GRECS 367 

comme étant la signature d'un artiste (s^). M. Head a 
rejeté cette théorie, sans doute parce qu'il avait 
observé que les pièces en argent signées 2n sont de 
la main d'un graveur moins habile (39). Cette circon- 
stance et la période avancée où nous sommes par- 
venus paraissent donner raison à M. Head et plaider 
contre leur attribution au faber aerarius ^Cìgi;. 

C'est avec un sentiment de regret que j'arrive 
aux limites qui nous sont imposées par l'histoire dans 
un sujet aussi passionnant. Qu*on me permette encore 
de résumer en quelques mots les deux principaux 
résultats de notre investigation. D'abord, quant aux 
données positives : sur les dix-neuf types (ou variétés 
de types) discutés, il y en a dix inédits — autant que 
je sache — , et ceci me semble pour la science un 
appoint considérable dans un champ aussi bien exploité 
que l'a toujours été la numismatique greco-sìcilienne. 

Pour l'autre point de notre sujet, supposons un 
moment qu'aucun de ces prototypes n'ait été preservé; 
notre critique par rapport à la position, dans l'art 
numismatique, des émissions qu'elles initient, s'ap- 
puyerait alors sur la qualité, généralement assez 
insignifiante, des types dérivés. Mais voila qu'une 
découverte heureuse nous enrichit de monnaies d'un 
plus haut mérite : ne devrions-nous pas alors réviser 
notre jugement pour assigner à chaque type sa place 
de mérite? On pourrait dire que nous avons procède 
ainsi par la publication des monnaies N. i, 8, 9, io, 
IO bis et 15. 

Je ne prétends pas donner comme absolus les 
résultats de mes recherches, car il pourrait exister 
d'autres médailles inédites qui, d'accord avec les 
principes qui nous guident, auraient peut-étre plus 



(38) Numìsmatic Chronicle, 1874, annotation, p. 71. 

(39) Voyez le revers chez Mionnet, pi. 67, n.° 6. 



368 E. J. SELTMAN 



de droit à la position de types-niodèles. Il est bon 
qu'il en soit ainsi, car après tout, c'est la justesse 
des principes qui nous importe, plutòt que quelques 
déductions individuelles. Nos principes dérivent de 
faits simples et bien connus, et il y a des pièces, 
Gomme on Ta vu, qui déjà auparavant ont été signalées 
Gomme prototypes. Séparément, ees pièees n'ont pas 
une valeur tout-à-fait decisive; mais leur force dé- 
monstrative augmente en proportion de leur groupe- 
ment collectif etabli en vue du sujet que nous traitons. 
J'ai trouvé hors de la Sicile de nombreux pro- 
totypes monétaires. Mais j'ai dù me limiter ici à la 
discussion de quelques types de cette ile. D'autres 
numismates, je l'espère bien, voudront embrasser le 
sujet que je n'ai fait qu'esquisser, dans des limites 
plus étendues; il est hors de doute, si cette étude 
est poursuivie avec jugement et modération, qu'elle 
sera fertile en résultats. 



E. J. Seltman. 



MONETE DEI NOMI 



DELLE ANTICHE PROVINCIE E CITTA DELL'EGITTO 
Collezione G. Dattari 

(Tav. Ylll) 



Quando nel novembre 1896 mi decisi di pubbli- 
care le Monete dei Nómi della mia collezione, fui 
spinto dall'idea che mi sarebbe stato difficile riunire 
un maggior numero di monumenti almeno per lungo 
spazio di tempo, e non avrei mai osato sperare che 
dopo circa un anno e mezzo, la fortuna mi avrebbe 
favorito di potere aggiungere alla già lunga serie, 
altre quaranta medaglie, delle quali 16 inedite e io 
varianti. 

È pur troppo vero che solo 3 prefetture ho 
aggiunto alla serie; ma per compenso tra le 17 mo- 
nete che sto ora per descrivere vi sono dei pezzi 
capitali , come le 5 monete di Domiziano. Mentre 
qualche anno fa non si conosceva che una moneta 
per questo Imperatore del nomo Sebennite, nella 
mia prima pubblicazione feci conoscere altre dei 
nómi Osirinchite, Eracleopolite e Memfite; oggi, dei 
nómi Mendesianite, Setroite e Saite. 

Ed è con certo orgoglio ammissibile ad un 
collezionista di potere dare la seguente statistica 



370 



G. DATTARI 



della collezione dei nómi da me posseduta, che re- 
sterà unica per molto tempo a venire. 

Monete di Domiziano Grandi Bronzi . . io 
„ „ Traiano „ „ • • 56 

„ „ Adriano Gr. Medi e Piccoli Br. 65 (tra queste 3 G. B.) 
„ „ Antonino Grandi Bronzi . . 24 

M. Aurelio „ „ • • 5 

Città Piombi 7 



w n 



Totale 167 
delle quali 67 inedite. 

Seguo lo stesso sistema tenuto nella prima pub- 
blicazione, cioè offro dapprima il prospetto completo 
dei 40 pezzi entrati in Collezione, con referimento 
per ciascun pezzo agli autori che hanno dato la 
descrizione (i)e aggiungendo in una finca speciale il 
completamento eventuale delle descrizioni o varietà. 
In seguito poi dò la descrizione dei pezzi nuovi ed 
inediti in numero di 16. 

Cairo, Aprile 1898. 

G. Dattari. 



(i) Autori citati e opere relative: — T. E. Mionnet, Description 
des médailles antiques grecques et romaines. — P. Tochon, Recherches 
historiques sur les Médailles des Nomes ou préfectures de l'Egypte. — 
F. Feuardent, ,Collections Giovanni di Demitrio — Numismatique — 
Egypte ancienne, Parigi. — R. St. Poole, Catalogne of Coins of Alexan- 
dria, and the Nomes in the British Museiim. — E. D. J. Dutilh, Monnaies 
des Nomes du Musée de Ghizeh, nella Riv. It. di Num. 1894. — G. Dattari, 
Monete dei Nomi ossia delle antiche Provincie e città dell' Egitto, nella 
Riv. It. di Num., Novembre 1896. 



Monete dei Nomi ossia delle Antiobe Frovineie e Città delFEgitto 

Collezione G."° Dattarl 












Uetallo 






Descrizioni 




128 


ÌTomi Città 


Imperatore 


e 
Modulo 


Sescritte 


da 


completate e di varianti 




Nomo Ombite 


Traiano 


JE IO 








139 




Adriano 


„ 3 


Mionnet N 


4 Sup. 






130 
131 


„ ApoUonopolite 


Traiano 


l> IO 










Antonino pio 


» 9 112 


Tochon N 


5 


[Vanante) ATTOAACÙ- 
















NOnOAIT a sinistra L 
















a destra H (anno 8). Il per- 
















sonaggio porta lo Pscent, 
















come pure lo sparviero 
















che è voltato a destra. 




133 


„ Ermontite 


Adriano 


» 4 


Mionnet „ 


53 






133 


•> i> 


„ 


» 2 


n t 


9 Sup. 






134 
135 


„ Diospoli Magna 


Traiano 


it IO 










„ Sinite 


Adriano 


,, 4 


Mionnet 


N. 152 


(Variante) Leggenda Q| 
















sotto ^1 sopra. La divini- 
















tà porta lo Pscent in testa. 




136 


„ Anteopolite 


Traiano 


1. IO 




3 


(Fari'oK/e) Leggenda del di- 

ritto r€P. P ANT.... 

IfHC La divinità porta 
un emblema sopra la testa, 
difficile a precisarsi: ma a 
quanto sembra sono corna 
di Caprone e disco. 




137 


, Ipselite 


" 


n IO 


Tochon 


Il I 


(Variante) a destra L * si- 
nistra lE (anno 15). 




138 


, Afrodisopolite 


Adriano 


PI 2 


Demitrio 


» 3537 






139 


, Cinopolite 


„ 


n 2 


Mionnet 


1, 39 






140 

141 


, Osirinchite 


Domiziano 


n 7 Ila 
n 8 






(Var.) Modulo Maggiore. 




Dattari 


» 32 




143 


» • 


Adriano 


» 4 


British M. 


1, 87 






143 


, Eracleopolite 


» 


» 4 


Demitrio 


1, 3530 






144 


„ Arsinoite 


Traiano 


Il IO 


Mionnet 


n 17 


(Variante) LIT ^ sinistra 
(anno 13). 




145 


„ Memfite 




l> IO 










146 


» if 


Adriano 


1. 4 


British M. 


n 23 






»47 


, Setroite 


Domiziano 


1, 8 










148 
149 
150 

15» 


, Nesite 

„ Mendesianite 


Traiano 
Domiziano 

Traiano 
M. Aurelio 


» IO 

1. 7112 

n IO 

» 9 112 






L'emblema che porta sopra 












Mionnet 


N. 88 
















la testa sono corna d'ariete 
















e disco (Corona di Amon). 




152 
'53 


, Leontopolite 
, Xoite 


Traiano 


If IO 
» IO 






(Variante) L * sinistra [f 




Dattari 


N. 90 
















a destra (anno 13). 



48 



372 



G, DATTARI 



'54 

'55 
156 

'57 
'58 



159 



x6o 
161 
163 
163 



164 



165 
166 
167 



Komi Città 



Komo Sebennite Sup. 
_ Saite 



Cabassite 
Letopolite 
Menelaite 



„ Mareote 
„ Libile 
Bitta Memfi 



Imperatore 


Uetallo 

e 
nodulo 


Domiziano 


JE 8 


Traiano 


» 8 
Il '° 


Adriano 


» 9 112 


Antonino pio 


» 9112 


M. Aurelio 


» 9 i|2 


Traiano 


» IO 


Adriano 


„ 2 


Traiano 


» IO 


Antonino pio 


« 911» 


» „ 


» 9 '12 


Adriano 


» 4 


" 


M 2 

Fioml30 4 



Descritte da 



British M. , 56 



Mionnet N. 141 



Dattari 



106 



Mionnet N. 68 



Mionnet N. 96 



95 



» 72 
Demetrio „ 3592 



Descrizioni 
completate e di varianti 



(Variante) \_ a sinistra |£ 
a destra (anno 15). 



(Variante) in più a destra 
NOMOC a sinistra LH 

(anno b). 

( Variante) senza la leggenda 
NOMOC a sinistra L a 
destra H (armo 8). 



(f^«^) M€N€AAeTH a 

sinistra L a destra j-j 
(anno 8) 

(Variante) MENGAAMT 
all'esergo LH (anno 8). 
Nella destra tiene unp 
sparviero, non si può di- 
stinguere ciò che tiene 
nella sinistra. 



Descrizione delle Monete inedite 



N. 128 ONIBITE. 

. . . . AlAN C€Br€ . . AAKIK. Testa laureata di Traiano a 
sinistra. 

9* — . . . . BITHC. Nel campo a sinistra LI a destra r (anno 
13). — Personaggio in piedi rivolto a destra, ha sul capo 
due corna di Caprone con un disco, veste un abito corto 
con corazza, con la destra impugna una lunga asta, nella 
sinistra stesa tiene un coccodrillo rivolto a destra. 

N. 130 APOLLONOPOLITE. 

AYTTPAIANC€BrePMAA .... Testa laureata di Traiano a 

destra. 
P — . . . . OAACONOnOA .... Nel campo a sinistra LIB 

(anno 12). — Personaggio giovane in piedi a sinistra, la 



MONETE DEI NOMI, ECC. 373 

testa rivolta a destra, nudo dalla cintura in su, la sinistra 
stesa con sopra uno sparviero rivolto a destra, la destra 
appoggiata ad un' asta. 

N. 134 DIOSPOLI MAGNA. 

.... r€P .... Testa laureata di Traiano a destra. 

Ij' — AlOnO .... NOM .... Nel campo a sinistra LIB 
(anno 12). — Personaggio barbuto in piedi di fronte, la 
testa rivolta a sinistra, nudo dalla cintura in su, nella 
sinistra stesa tiene un serpente eretto a destra, la destra 
appoggiata ad un' asta. 

N. 140 OSIRINCHITE. 

.... AOMIT .... Testa laureata di Domiziano a destra. 

^^ — NOMO .... OXYP .... Nel campo a sinistra L, a 
destra lA (anno 11). — Figura di donna in piedi a destra, 
stolata con l'elmo in testa; tiene la destra appoggiata ad 
un'asta, con la sinistra tiene il parazonium? appoggiato 
sul fianco sinistro il cui piede posa sopra qualche cosa 
che non si distingue bene, forse un elmo. 

E bene osservare come il rovescio di questa medaglia sia simile 
alla medaglia della serie Romana per questo Imperatore (Cohen, N. 646 
e seguenti). 

ERACLEOPOLITE 

N. 35 della mia prima pubblicazione. 

Quando pubblicai la prima parte delle medaglie di questa 
serie, come allora dissi possedevo un esemplare tanto frusto 
che non era possibile togliere l'impressione, avendone acqui- 
stato un altro di bellissima conservazione, ho creduto bene 
ripetere la descrizione ma più accuratamente. 

AYTKAICeeOYlOC AOMIT C€Br. Testa laureata di Domiziano 

a destra. 
l^ — NOMOC HPAKAeonOAeiTHC. Nel campo a sinistra LIA 
(anno 11). — Ercole barbuto in piedi a sinistra, nudo; 
tiene nella destra stesa un Grifone a destra, la cui zampa 
sinistra posa sopra una ruota, nella sinistra tiene la clava, 
e sul braccio le spoglie del Leone. 



374 G. DATTARI 

N. 145 MEMFITE. 

.YT TPAIANC€Br6PMAAK. Testa laureata di Traiano a destra. 

T^ — NOMOC MeM4>6ITHC. Nel campo a sinistra LI a destra r 
(anno 13). — Figura di donna in piedi a destra, stolata; 
il capo è coperto delle spoglie dell'avvoltoio, la sinistra 
stesa con sopra un bove, la destra accanto al fianco 
destro e tiene uno scettro appoggiato all'avambraccio. 

N. 147 SETROITE. 

.... €YIO .... Testa laureata di Domiziano a destra. 

^ — NOMOC CG0POCITHZ. Personaggio in piedi a destra, 
veste un abito corto e corazza, in testa un elmo; la 
destra appoggiata ad un'asta, nella sinistra il parazonium 
appoggiato sul fianco sinistro; alla di lui sinistra, ai piedi, 
un quadrupede andando a destra (si direbbe un gatto). 

N. 148 NESITE. 

.... PAIANC€Br€PAAKIK. Testa laureata di Traiano a sinistra. 

1^ — . . - . GYT. Nel campo a destra LIT (anno 13). — 
Figura di donna stolata in piedi, di fronte, la testa rivolta 
a sinistra, con sopra un disco tra due piccole corna, la 
destra stesa con sopra un Caprone rivolto a destra; la 
sinistra pure stesa tiene un fiore di Lotus. 

N. 149 MENDESIANITE. 

.... G60YI0 AOMIT. Testa laureata di Domiziano a destra. 

^ — . . . . CN .... Nel campo a destra LIA (anno 11). — 
Personaggio barbuto in piedi a sinistra nudo dalla cintura 
in su, un lembo della clamide gettato sulla spalla sini- 
stra, sulla testa un disco tra due corna di Caprone, la 
destra stesa con qualche cosa che non si distingue, la 
sinistra appoggiata ad un'asta. 

N. 150. 

.... AIAN C€B rePM A . . . . Testa laureata di Traiano a 

destra. 
^ — NOMOC MeNAHCIOC. Nel campo a destra LIB (anno 12). 



MONETE DEI NOMI, ECC. 375 



— Sarapide in piedi a sinistra, il Modius in testa, la 
destra stesa con qualche cosa che non si distingue, la 
sinistra avvolta nel manto, alla di lui destra ai piedi un 
Caprone a sinistra rivolto a destra. 

N. T52 LEONTOPOLITE. 

.... C€ ... . Testa laureata di Traiano a destra. 

1^ — .... A ... . Nel campo a destra LIT (anno 13). — 
Figura virile in piedi a destra, nudo dalla cintura in su, 
la destra appoggiata ad un'asta, nella sinistra stesa un 
Leone voltato a sinistra. 

N. 155 SAITE. 

AYT KAIC eeOYIO A OMITIA .... Testa laureata di Domi- 
ziano a destra. 
^} — NOMOC CAeiHC Nel campo a sinistra LIB (anno 12). 

— Figura di donna in piedi a sinistra, galeata; porta 
l'elmo in testa, la destra accanto al fianco destro e tiene 
una lunga asta, la sinistra posata sopra lo scudo che tiene 
a terra. Dietro lo scudo si vede la testa di un bove a destra. 

N. 156. 

AYT TPAIAN C€B r€P AAKIK. Busto laureato e paludato di 

Traiano a destra, 
l* - NOMOC CA6ITHC. Nel campo a sinistra LIB (anno 12). 

— Figura di donna in piedi a sinistra galeata; porta 
l'Elmo in testa, con la destra stesa tiene una civetta, la 
sinistra appoggiata ad un' asta. 

N. 157. 

.... TRAI .... AA ... . Busto laureato e paludato di 

Adriano a destra. 
NOM .... Nel campo a destra H (LH anno 8). — Figura 

di donna in piedi a destra, galeata; porta l'elmo in testa, 

la destra vicina al fianco tiene una lunga asta, la sinistra 

sopra lo scudo posato a terra. 
Questa medaglia fu pubblicata dal Sig. E. D. J. Dutilh conservatore 
delie medaglie del Museo di Alessandria Egitto, nella sua descrizione 
Monnaies des Nomes etc., du Medaillier du Musee d'Antiquités de Ghizeh. 



376 G. DATTARI 



N. 160 CABASSITE. 

AYT TPAIAN CGB r€PM AAKIK. Testa laureata di Traiano a 

destra, 
^ - KABAC .... THC Nel campo a sinistra LI a destra B 

(anno 12), — Figura imberbe in piedi di fronte, la testa 

a destra con sopra lo pscent, nudo dalla cintura in su; 

tiene nella destra uno sparviero mitrato volto a sinistra. 

Nella sinistra stesa tiene pure qualche cosa che non si 

può distinguere: ai di lui piedi, alla destra, uno sparviero 

mitrato rivolto a destra. 

N. 162 MENELAITE. 

.... AIAN CeB r€P AAKIK. Testa laureata di Traiano a 

sinistra. 
M . . . . HC all'esergo LIT (anno 13). 

Il tipo del rovescio è identico a quello da me pubblicato N. 115 
Questa medaglia di conservazione buonissima non lascia nessun 
dubbio che la leggenda del rovescio sia per usura scomparsa, oppure 
che essendo stata male coniata, la leggenda non sia riuscita; come si 
può vedere dall'impronta dentro il cerchio della moneta e in linea con 
le lettere M in basso e HC in alto non vi è posto per scrivervi il nome 
per intiero (M€NGAA€ITHC), per cui credo dover ammettere che 
l'artista volle scriverlo in abbreviato. 

N. 167 MEMFIS CITTÀ. 

Nilo, seduto su roccie a sinistra, tiene nella destra una canna, 
nella sinistra una cornucopia; davanti a lui una donna 
che gli presenta una corona. 

^ — MGMO. Donna in piedi di fronte, la testa rivolta a 
destra con sopra un disco, tiene nella destra un serpente, 
alla di lei sinistra la statua del bue Apis posto sopra 
una base ornata di ghirlanda, tra le corna del bove 
un disco. 



LA PARENTE 

DE MAXENCE ET DE CONSTANCE I 

d'après les monnaies 



L'empereur Maxence pour cacher son usurpa- 
tion a fait Trapper une serie de monnaies de consé- 
cration. Sur ces pièces il proclame sa parente avec 
les divers empereurs et Divi de son temps; c'est 
ainsi qu'il dédie des monnaies à la mémoire de son 
pere Maximien I: DIVO MAXIMIANO PATRI MAXENTIVS 
AVG-. (Cohen, 2.^"''' ed. tome VII, p. 495, n. 14 à 19) 
et eelle de son beau-père Maximien II: DIVO MAXI- 
MIANO SOCERO MAXENTIVS AV(y. (Cohen, 1. e., p. 102, 
n. 2 suiv.). Cette legende répond d'ailleurs a la vé- 
rité, puisque Maxence avait épousé Valeria Maxi- 
milla, fiUe de Gal. Val. Maximien et petite-fiUe de 
Val. Dioclétien, alliance qui introduit aussi du coté 
des femmes le nom de Valerius dans la maison de 
Maxence; le tableau généalogique suivant le montre: 

M. AvR. Val. Diocletianvs 



Galeria Valeria 
ép: C. Gal. Val. Maximianvs II 

Val Maximilla 
ép: M. AvR. Val. Maxence 

Val. Romvlvs. 

Maxence frappe également des monnaies à la 
mémoire de son fìls Val. Romulus avec la legende: 
IMP. MAXENTIVS DIVO ROMVLO N(obilissimo V(iro) FILIO 



378 E. A. STUCKELBERG 



(Cohen, 1. e, p. 182 suiv.) ; ce jeune prince a droit 
au titre de Nobilissimus, étant fils, petit-fils et arrière- 
petit-fils d'Augustes et Empereurs et réunissant le 
sang des Jovii et des Herculii. 

En mème temps Maximin li' se donne, sur les 
monnaies, comme fils de Maximien II : DIVO MAXI- 
MIANO MAXIMINVS AVG-. FIL. (Cohen, 1. e., p. I02, n. 7); 
Maximin II est en effet le fils adoptif du Divus cité; 
mais une autre legende, si elle est authentique (Cohen, 
1. e., p. 103, n. 8) Tappelle neveu de ce Divus : 
DIVO MAXIMIANO MAXIMINVS AVG. NE. Cela cofnciderait, 
vu ce fait, prouvé par les auteurs, que Maximin II 
était le fils de la soeur de Maximin II, donc son 
neveu. 

Ces exemples devraient suffir pour montrer 
que ces légendes ne reposent pas sur de simples 
fictions, mais bien sur des faits indubitablement 
établis. 

Revenons à Maxence : ce prince éternise la mé- 
moire de Constance I en écrivant sur des monnaies 
commémoratives : 

IM . MAXENTIVS DIVO CONSTANTIO ADFINI. (Cohen 
1. C, p. 58, n. 2) et IMP MAXENTIVS DIVO CONSTANTIO 
COG-N. (Cohen, 1. e, p. 58, n. 5-6, voir aussi n. 3 et 4). 

Comment se fait-il que la première fois il s'ap- 
pelle affinis la seconde fois cognatus? 

Pourquoi se dit-il, sur une monnaie, parent par 
aUiance », de ce prince, et sur une autre, « issu de 
la méme race, consanguin »? 

Le premier cas n'a rien de surprenant, puisque 
nous savons que Maxence était le beau frère de 
Constance, ce dernier prince ayant épousé sa soeur 
ainée, Theodora; une seconde alliance méme pour- 
rait étre citée donnant à Maxence le droit de s'ap- 
peler « affinis » de Constance: la soeur cadette de 
Maxence ne s'était-elle pas mariée au fils de Con- 



LA PARENTE DE MAXENCE ET DE CONSTANCE I, ETC. 



379 



stance, au grand Constantin? — J'ajoute, pour plus 
de clarté, le tableau généalogique: 



r 

I. The 
ép: Con 




i.^"" ép: 

2 ème ^p . 


Eutropia 

N. N. 

Maximien j 
1 








^ I 


1 

ODORA 2. MaXENCE 
STANCE I 


ép: 


1 
2. Fausta 

Constanti? 























Il est plus délicat, par exemple, de donner 
une explication fondée à Tepithète de « cognatus » 
prise par Maxence, qu'on ne pretende pas que l'u- 
sage de la basse latinité a confondu la valeur des 
deux expressions et que le bas-empire a fait des 
synonymes de cognatus et affinis. Non, la langue 
distingue de tout temps la parente du sang et de 
l'alliance. 

Il faut dono trouver le sang commun à Maxence 
et à Constance, point que personne n'est parvenu 
jusqu'à présent à mettre en lumière à notre con- 
naissance. 

Pour nous, c'est le nom de famille se retrou- 
vant dans la maison des deux princes, Flavius. Ce 
nom est porte par les deux soeurs de Maxence citées 
plus haut, par Theodora et par Fausta. Ces deux 
fiUes, issues de deux pères diflferents mais d'une seule 
mère, doivent donc tirer ce nom de la mère (Flavia) 
Eutropia. 

Chez Constance le nom de Flavius doit remon- 
ter au pére; car sa mère s'appelle Claudia, le pére 
de cette dernière (Claudius) Crispus, et les deux 
oncles, les empereurs Claude II et Quintille, M. Au- 
relius Claudius. Nous arrivons donc au résultat sui- 



49 



38o 



STtlCKF.LBERG 



vant, que Constance tire le nom de Flavius de son 
pere (Flavius) Eutropius, et les soeurs de Maxence 
de leur mère (Flavia) Eutropia. 

Ces deux personnages, qui portaient ainsi le 
méme nom doivent ètre parents, problablement frère 
et soeur; Maxence et Constance sont donc cousins 
germains — cognati. Nous arrivons alors au tableau 
suivant : 

Flavii Clavdii 



Flavia 
evtropia 



Flavivs 
evtropivs 



ClAVDIVS ClAVDIVS II QviNTILLVS 

Crispvs Empereur Empereur 
Clavdia 



I I I 

Flavia Maxentivs Flavia 
Theodora Favsta 

ép : Con- ép : Con- 

STANTIVS I STANTINVS I 



I 

Flavivs Constantivs I 

i.^'^ ép: Helena 
gème^p. Pjl Theodora 



(Flavia) 
evtropia 



Flavii 



I 
Flavivs 
constantinvs i 
I 
Flavivs Clavdivs 

CoNSTANTINVS II 



(Flavia) 
evtropia 



C'est ainsi que le mot cognatus de la legende 
jette une nouvelle lumière sur la genealogie compli- 
quée W de la maison imperiale des Constantins. 

Zurich. 

E, A. Stuckelberg. 



(i) Un tableau plus détaillé se trouve dans ma brochure, Die Thron- 
folge von Augustus bis Constantin. Vienne, 1897, p. 52. Le silence des 
écrivains contemporains à Constantin sur cette parente s'explique faci- 
lement par le fait que Maxence était déclaré " tyran „, qu'il était 
paien, et par le second fait que Constantin a tue presque tous les Her- 
culéens (Maximien I, Maxence et Fausta). Les mémes écrivains se taisent 
également sur un autre point non favorable pour le premier empereur 
chrétien, la naissance illégitime de Constantin II (317) prouvée par 
M. Seeck {Zeitschritft fùr Numismatik, 1898, p. 33 suiv.). 



LA ZECCA DI BOLOGNA 

DOCUMENTI. 

(Continuazione : Vedi Fase. II, 1898). 

I. 
12 FEBBRAIO II9I. 

Privilegio di Enrico VI imperatore al Comune di Bologna 
di batter moneta. 

— " In nomine Sancte et individue trinitatis . Henricus 
sextus divina favente clementia Romanorum rex et semper 
Augustus. Regalis nostra consuevit benignitas suorum devo- 
tionem fidelium benigno serenitatis nostre favore respicere 
et eis munifice nostre manu liberaliter extendere . noverit 
itaque omnium Imperii fidelium tam presens etas quam suc- 
cessura posteritas quod nos nostrorum fidelium communis 
Bononiensium Amore inducti eis concessimus licentiam in 
civitate Bononia cudendi monetam et loco communis ipsius 
civitatis Potestatem Agnellum hujus concessionis dono inve- 
stivimus, hoc tenore ut secundum quod eis visum fuerit ex- 
pediens faciant monetam hoc excepto quod moneta ipsorum 
nostris imperialibus nec quantitate nec forma nec valentia 
debet adequari, que nostre liberalitatis concessio ut firma 
permaneat presentem super hoc paginam fecimus et scribi et 
majestatis nostre sigillo jussimus communiri, regali sancientes 
edicto, ut huic nostre munificentie nulla persona humilis vel 
alta presumat obviare vel eam ausu temerario infringere. 

Hujus rei testes sunt: Godefridus Aquilejensis Patriarca, 
Guillelmus Astensis espiscopus et Ravennas electus Archiepis- 
copus, Oto Frisigensis episcopus, Bonifacius novariensis epi- 
scopus, Gerardus parmensis episcopus, Gerardus bononiensis 
episcopus, Sigefredus mantuanus episcopus, Arditio mutinensis 
episcopus, Petrus reginus episcopus, Cunradus dux de Ro- 
tenberc, Opizo marchio de Este, Bonifatius marchio Mentis- 



o82 FRANCESCO MALAGUZZI 



ferratis, Petrus prefectus Urbi, Renerus Comes de Blandrato. 
Henricus testa Marescalcus, Henricus Camerarius de Lut. et 
alii quamplures. 

[L.S.] Sigillum Domini Henrici sexti Romanorum Regis 
Invictissimi. 

Ego Ditherus Imperialis aule Cancellarius vice Philippe 
Coloniensis Archiepiscopi et Italie Archicancellarii recognovi. 

Acta sunt hec anno dominice incarnationis MCXCI . re- 
gnante domino Henrico sexto Romanorum Rege gloriosis- 
simo . Anno regni ejus XXII. 

Data Bononie II Idus Februarii per manus Henrici Pro- 
tonotarii feliciter . Amen. „ 

(Archivio di Stato Bologna. — Registro nuovo, e. 14. V. Ed. Mura- 
tori, Aniiq. med. aev., T. II, Diss. XXVII, pag. 665. — Savioli, Annali 
bolognesi, T. Il, p. II, pag. 167. Questo e i documenti che seguono fu- 
rono collazionati sugli originali dell'Archivio di Stato). 



II. 

14 MAGGIO 1200. 

/ consoli dei mercanti e dei cambiatori ricevono dai loro an- 
tecessori in ufficio gli utensili della zecca. 

— " M.C.C, pridie Idus Madii . ludict . Ili . in presentia 
testium ad hoc vocatorum et rogatorum s. Gibertini et Cer- 
velati et Bonicambii sui fratris et Buvalelli Pelavacce et Jo- 
hannis Papiensis et Alberti Fiorentini et Johannis Aspettati 
de Santo Rofillo. Pelavacca Consul mercatorum bonn. fuit 
confessus recepisse prò facto monete a Zuzone Piacentino et 
Paltrone consule mercatorum socio suo in consulatu et a 
Consulibus campsorum bonn, s. Gerardo deteni (sic) et petro 
Guazoli deponentibus res que legentur inferius prò communi 
et prò se et eorum sociis in custodia que res sunt tales. s. Ixviiii 



LA ZECCA DI BOLOGNA - DOCUMENTI 383 

pillas (i) que sunt estimate xx sol. imp. et ccxxx cavezones (2) 
extimati xvii s. imp. item. xlii . lib. ferri ext. iii s. et vj. den. 
Imp. Item viij manisi de padella extimat. vj . s. imp. Item 
pignatam de cupro (3) plenam de ferro extimatam cum ferro 
X . s. imp. Item x Celorias (4) ext ii sol. imp. Item duas 
mollas (5) extimatas vj . imp. Item duos coclearios (6) ferreos 
ad fund'endum ext. xii imp. Item duos manicos de caza (7) 
ext. iii . sol. imp. Item. tenalliam et ij limas et ij talliatorios (8) 
et iii beccorali (9) et martellus et iiii mallittos (io) et viii riglias 
de azaro (n) ext vij sol, imp. Item ij calderias da enblancare 
et ■ unum parolum (12) de rame ext. viij sol. imp. Item iiij 
ferittos (13) iiij Imp. Item iii buchirones (14) in quibus conti- 
nentur vii lib. rami ext vi. sol. imp. Item iiii padellas ext. 
XX . sol. imp. Item xxv . lib. plumbi ext. ii . sol. imp. Item 
mantigittus (15) qui operatur ab assazatore . Item scrinium in 
quo sunt prediate res. que res omnes cum scrinio jam dictus 
Pelavacca confessus est recepisse in custodia . Item Gerardus 
deteni confessus est apud se ab eisdem depositum esse 
scrinium ext. vi . sol. imp. et xlii . asseras (16) da oureri et da 
monederi ext. viii. sol. imp. Item jam dicti Zozone et Gerardus 
detenis et Petrus Guazoli et Pelavacca firmaverunt apud 
Paltronem consulem Mercatorum depositam esse tabulam 
maiorem cum duobus trispidibus . Item firmaverunt tres lapi- 



(i) Vasi. 

(2) Parola non registrata dal Du-Cange (Glossarium mediae et in- 
fimae latinitatis) forse (da cavare?) vasi incavati per porre il metallo fuso. 

(3) Pignatta di rame. 

(4) Scalpelli {da caelare intagliare). 

(5) Forme, impronte. 

(6) Cucchiai per colare il metallo fuso. 

(7) Manici di vaso. 

(8) Forbici o altro oggetto per tagliare. 

(9) Per becalerios coltelli a punta ? 
(io) Piccoli malii per battere. 

(il) Regoli d'acciaio. 

(12) Pentola. 

(13) Piccoli ferri. 

(14) Grossi bicchieri o recipienti. 

(15) Piccolo mantice. 

(16) Piccole assi? 



384 



FRANCESCO MALAGUZZl 



des ad faciendas virgas argenteas esse in domo filiorum 
quondam Scannabicci in que operabatur moneta. 

Actum in Bononie in domum Pelavace ipso Pelavacca 
et Gererdo et Petro scribere mandantibus. 

Ego Albericus reg, tabellio interfui et s.s. et predictis 
rebus estimatis per Zuzonem et Zaninum et Belengarium. „ 

(Archivio cit. Registro grosso, lib. i, e. 88, r. e v. Ed. Savioli, Op. 
cit., T. II, p. II, pag. 219). 



III. 
15 MARZO 1209. 

Giuramento dei sovrastanti alla zecca. 

" In Dei nomine amen. Juro ego Superstans monete Bo- 
nonie quod bona fide, omni fraude remota, emam et emere 
faciam per magistrum monete vel per alium prò eo, nomine 
ipsius monete, cambium totum a civibus Bon. equaliter ad 
honorem ed utilitatem monete et ab omnibus extraneis prout 
melius potuero ad utilitatem monete. Et quod habebo unum 
librum vel plures, in quo, vel in quibus scribam vel scribere 
faciam cambium totum et pretium cambij secundum quod 
emptum erit a civibus Bon. et ab omnibus videlicet extraneis. 
Et ad aligamentum ero et quam monetam alligabo vel alligare 
faciam ad rationera iij unciarum minus quarta arzenti et viiij 
unciarum et quarte de ramo et ad rationem xliiij solidorum 
et vj denariorum prò scingulis libris ad pondus Bon. se- 
cundum consuetudinem monete facte tempore domini Viceco- 
mitis olim Bononie potestatis. Et videbo quot marche erunt 
prò catio et quot catii erunt et ipsos catios et quantitatem 
catiorum ponam et scribam vel ponere seu scribere faciam 
in libro monete et quicquid ipsi cantij callabunt ad exitum 
ignis et arzentum totum quod datum erat operariis, scribam 
vel scribere faciam in libro monete. Et ero ad recipiendum 
denarios nigros, vel eos recipere faciam qui erant facti ab 



LA ZECCA DI BOLOGNA - DOCUMENTI 385 

operarijs de dicto arzente et scribam vel scribere faciam pre- 
tium totum quod datum et solutum erit operarijs. Et dabo 
operam secundum quod potuero ut denarij omnes fiant equales 
sine fraude et secundum consuetudinem monete, ut sopra- 
dictum est. Et ero cum denarij dabuntur ad imblancandum, 
et scribam vel scribere faciam callamentum imbiancature, et 
quantitatem marcharum in libro monete, et ero cum denarij 
dabuntur ad afflorandum et ad cuniandum et ad eos ab eis 
recipiendos, et scribam vel scribere faciam pretium eorum 
monetariorum, et quod habebunt, vel recipient, et aliquem 
denarium non permittam extrahere de moneta, nisi primitus 
sazius elevabitur et in ygnem positus erit et de ygne extractus 
et laudatus erit secondum modum sopradictum. Et in pon- 
derare et in arzento et in ramo ero et ad sagium ero bona 
fide si assazator mihi consentiet et si reprobos et non legales 
in toto vel in parte invenero, reprobabo eos et destrui faciam 
nec expendi permittam ulla fraude interveniente. Et omnes 
denarios qui de moneta extracti erunt in ilio die in quo ex- 
trahentur et ipsum diem et quantitatem denariorum scribam 
vel scribere faciam et solutionem, et facere Inter eos cives 
equaliter faciam et dabo operam bona fide prò posse meo 
ut moneta fiat dona et legalis ad modum et pondus mihi de- 
signatum. Et in ea facienda et circa eam per me vel per 
alium dolum vel fraudem non faciam nec commitam nec per- 
mittam, nec consentiam aliquem dolum vel fraudem facere seu 
committere nec consentiam dictam monetam injuste aut minus 
legaliter alligare vel fabricare; immo prò posse meo vetabo, 
et si vetare non potuero, potestati Bononie, qui nunc est vel 
prò tempore erit, et consulibus mercatorum et campsorum 
Bononie quam cicius potuero manifestabo. Et omnia, que ad 
me pervenient occasione predicte monete vel alia qualibet 
occasione quae ad ipsam monetam pertineant vel pertinere 
debeant, bona fide, omni fraude remota, salvabo et custodiam 
ad utilitatem ipsius monete, et veritatem dicam potestati Bo- 
nonie qui nunc est vel prò tempore erit et consulibus mer- 
catorum et capsorum Bononie de omnibus eis que a me po- 
stulaverint seu dicent de predicta moneta. Et procurabo bona 
fide sine omni fraude ut omnes operarij qui ibidem labora- 
bunt jurent laborare ec operam dare bona fide sine omni 



386 FRANCESCO MALAGUZZI 



fraude in predicta moneta et eam custodire et salvare et ce- 
tera omnia attendere, que in brevi prò eis facto vel fucturo 
continebuntur, et ut omnes alit qui ad ipsam monetam exi- 
stent, licet non sint operarij jurent, eam monetam et omnia 
que in ipsa moneta sunt vel erunt custodire et salvare bona 
fide et sine omni fraude et quod furtum nec fraudem facient 
nec facienti consentient aliquo modo vel ingenio, et si scri- 
verint aliquem vel aliquos illud fecere velie bona fide ei vel 
eis vetabitur et manifestabunt potestati Bononie et consulibus 
mercatorum et campsorum et Superstantibus vel uni eorum 
bona fide sine omni fraude quam cicius poterunt. Expensas 
omnes ufficialium et carbonis et incisorum et sazatorum et 
funditorum et omnes alias expensas ad utilitatem monete in 
scriptis ponam vel ponere faciam et ad omnia alia que vi- 
debo et cognoscam per me vel per alium, que pertineant ad 
utilitatem monete faciam, et operabo bona fide sine omni 
fraude et singulis vj mensibus rationem inquiram ab Aide- 
brandino et ab ejus sociis vel ab ilio qui esset loco Alde- 
brandini ; et lucrum totum, quod invenero potestati Bononie 
vel cui voluerit potestas et consolibus mercatorum et camp- 
sorum [manifestabo]. Nec Societatem aliquam habebo, nec 
tenebo nec aliquem eam facere consentiam cum aliquo qui 
ad monetam stabit et si scivero aliquem contrafacere pote- 
stati Bononie et consulibus mercatorum et campsorum quam 
cicius poterò, manifestabo. Et meum cambium et meorum 
sociorum, si eum emam vel emere faciam bona fide sine 
aliqua fraude ad utilitatem monete equaliter, secundum quod 
alienum cambium civium, emam vel emere faciam et non 
plus et solutionem equaliter mihi et omnibus aliis faciam et 
non aliter. De mobilia autem monete nulli mutuabo vel mu- 
tuari consentiam. Et si quid additum vel mutatum vel dimi- 
nutum erit a potestate Bononie qui nunc est vel prò tempore 
erit vel rectoribus Bononie et consulibus mercatorum et 
campsorum Bononie, qui nunc sunt vel prò tempore erunt, 
buie brevi de diminuto sive absolutus et de addito et mu- 
tato, sicut additum et mutatum erit, tenear. 

Anno domini millesimo ce. viiij die xv intrante mense 
martii indictione vij in palatio Comunis Bononie coram D. 
Uberto judice et vicario domini Henrici comitis Bononie pò- 



LA ZECCA DI BOLOGNA - DOCUMENTI 387 

test, et in presentia d. Johannis Gerardi de Castro Britonum 
consulis justitiae comunis et d. libertini de Rodaldis et d. 
Guidonis Zagni et d. Balduini Zo\4enzoni consulum merca- 
torum Bononie et d. Petri de Castro Britonum et d. Arardi 
de Ricomanno et domini Bonaiunte olim Marxilij consulum 
campsorum Bononie, Rudolfini Guidonis Ungarelli et Unga- 
relli ejus fratris et Henrigiti Clariximi et Ugolini nuntij com- 
munis Bononie et aliorum quamplurium. 

Dominus Bonusjohannes Johannis Bene et dominus Ge- 
rarditus de Castro Britonum Superstantes monete jurave- 
runt omnia que in sopradicto brevi scripta sunt attendere 
et observare et non contravenire aliqua occasione et pre- 
dieta scribere rogaverunt. 

Eodem die Dominus Gracienus Cazeta Superstans mo- 
nete juravit in ecclesia s. Marie de porta ravignana, presen- 
tibus domino Ubertino de Rodaldis et domino Guidone et 
domino Balduino supradictis consulibus mercatorum que in 
supradicto brevi continentur bona fide observare et non con- 
travenire. 

[L. ^ S.] Ego Gerardus filius quondam Balbi notarius om- 
nibus supradictis interfui presens et rogatus ea subscripsi. „ 
Salvioni, Op. cit. 



IV. 

5 APRILE [2l6. 



// Comune concede di batter moneta per due anni ai Consoli 
dei Mercanti e dei Cambiatori. 

— " Anno Domini Millesimo ccxvi die quinto intrante 
Aprili Indictione IIII. In Bononia in palatio communis pre- 
sentibus domino Bagarotto doctore legum et domino Gui- 
dotto domini Nauclerii et domino Bonacosa de Asinellis et 
Guidone Petri Corradi et Marxilio de Ponteclo et Almerico 
Paltronis et domino Alberto Ugucionis de Gottefredo et 

50 



^88 FRANCESCO MALAGTJZZI 



Jacobo Pistoris specialiter ad hoc rogatis testibus. Dominus 
Vicecomes Bon. Pot. nomine communis et dominus Bartholo 
meus de Principus et dominus Aspectatus de Gisso procura- 
tores communis Bononie dederunt et concesserunt consulibus 
mercatorum recipientibus prò se et mercatoribus ve. Thomasio 
Principum et Ugolino de Cessabo et Alberto Pavanense et 
Bartholomeo de Quercis et consulibus campsorum recipien- 
tibus prò se et campsoribus. s. Bonocanbio Guidonis mizelle 
et Johanni de Marxilio monetam ad cudendam et batendam 
a Kalendis Junij proximi ad duos annos ejusdem bonitatis 
et legalitatis et ponderis et rami, Ut cudita et batuta fuit tem- 
pore retro proxime preterito. Et non auferre eis prò dando 
aliis bine ad predictum terminum et batere debent donec 
proficuum fuerit in dieta moneta cudenda. Et predicta eis de- 
derunt et concesserunt de voluntate et parabola totius Con- 
scili de Bononia ad sonum campane congregati ut apparet 
per cartam scriptam per manum Gerardi notarli potestatis. 
Et similiter concesserunt supradictis Consulibus mercatorum 
et campsorum nomine communis omnia massaratica monete 
que sunt penes commune Bononie donec laborabunt vel la- 
borari fecerint in cudenda vel batenda moneta et ipsi omnes 
supradicti s. consules mercatorum prò duabus partibus qui- 
libet in solidum renuntiaverunt benefitio nove constitutionis 
et omni alii exceptioni. Et consules campsorum prò tertia 
parte quilibet in solidum renuntiaverunt benefitio nove con- 
stitutionis et omni exceptioni, promiserunt stipulatione Po- 
testati supradicte et Procuratoribus supradictis recipientibus 
et stipulantibus prò commune et nomine communis solvere 
prò quolibet anno procuratoribus Communis Bononie et Mas- 
sariis qui erunt prò tempore Ixxxv libras Bononie s. 1. lib. 

Bon (sic) residuum inde ad unum annum sub pena 

quinquaginta libras bononenorum qua soluta si commissa fuerit 
predicta firma permaneant, sive cudatur moneta sive non 
nichilominus solvere debent predictam pecuniam ad dictos 
terminos, unde duo instrumenta sunt bine inde facta uno 
eodemque tenore quia sic de voluntate utriusque partis pro- 
cessit. 

Ego Martinus de Urbino Imperatoris auctoritate notarius 
et nunc communis Bononie omnibus supradictis interfiii et 



LA ZECCA DI BOLOGNA - DOCUMENTI 389 

mandato potestatis et procuratorum et consulum Mercatorum 
et campsorum scripsi subscripsi. „ 

(Arch. cit. Registro grosso, Voi. I, e. 215, r. — Savioli, Op. cit. 
T. II, p. II, pag. 368). 



V. 

9 E IO FEBBRAIO I269. 

Locazione della zecca. 

— " Die dominico decimo intrante februario. Ego Sem- 
prebene Uguitionis Nigri, auctoritate Imperiali notarius exi- 
stens in conscilio speciali et generali Communis Bononie, 
infranscriptum pactum lectum per Sucium Rovisii, notarium 
ad Reformationes communis in dicto conscilio, ih hoc memo- 
rialj secundum formam ordinamentorum apposuj et de manu 
mea scripsi. 

In nomine Domini, amen. Anno ejusdem millesimo du- 
centesimo sexagesimo nono, indictione duodecima, die sabati 
nono intrante februario. Jacobus Caxottus bannitor Communis 
Bononie, syndicus predicti Communis ad hoc specialiter con- 
stitutus, ut de syndicatu ejus apparet ex instrumento scripto 
manu Bonaventure de Prunarola notarii ad discum domini Po- 
testatis, nomine et vice Communis Bononie, et prò ipso Com- 
muni dedit, concessit et locavit opus et laborationem et fabbri- 
cationem monete Communis Bononie, que fieri debet ex forma 
statuti Communis Bononie, domino Bitto de Tornaquincis de 
Florentia pactis, promissionibus, conventionibus et condictioni- 
bus infrascriptis; videlicet quod predictus dominusBittus debeat 
et teneatur et promisit dicto Jacobo syndico Communis Bononie 
recipienti et stipulanti vice et nomine dicti Communis facere et 
fieri facere monetam bononinorum crossorum de lega in fibra 
bon. crossorum de decem uncijs et terciade bono argento et 
purificato, sicut est argentum venetorum crossorum, et de pon 
dare in marcha ad marcham bononinorum de tredecim soUdis 



390 FRANCESCO MALAGUZZI 



et quatuor denariis. Et ipsa moneta debeat balanzari ad fortes 
et ad flebiles, ita quod fortes possint esse de tredecim solidis 
et duobus denariis in marcha et non minus, et flebiles de 
triginta solidis et sex denariis in marcha et non plus, et de 
ipsis fortibus et flebilibus non possint esse in unzia ultra duo 
fortes et duo flebiles ; et quod bononini crossi debeant esse 
forniti, ita quod sint pulcri et albi ; et debeat zerchari per 
suprastantes monete omni vice, qua extrahetur sazum, et 
sazum fieri debeat ad voluntatem suprastantum monete, qui 
erunt prò Communi Bononie, vel voluerint in denariis, vel 
in virgis secundum quod suprastantibus magis videbitur con- 
venire prò malori utilitate Communis Bononie. Modus autem 
monete parve fiat hoc modo, et facere et fieri facere pro- 
misit secundum infrascriptum modum, scilicet quod tantum 
argentum sit in duodecim bononinis parvis quantum est in 
uno bononino crosso, et debeant esse de quinquaginta duobus 
et quarta in unzia albi et forniti. Et debeat ipsa moneta ba- 
lanzari ad fortes et flebiles, ita quod in unzia non possint esse 
ultra tres fortes et tres flebiles, videlicet quod flebiles non 
possint esse plus quinquaginta quinque et quarta, et fortes 
minus de quadraginta novem et quarta, et exeant de zecha 
prò libra ad rationem quinquaginta duorum solidorum et trium 
denariorum, albi et forniti. Promisit etiam dictus dominus 
Bettus et coniata moneta parva taliter, quod ipsi denarii sint 
forniti et albi, et sint quinquaginta duo soldi et tres denarii 
in libra ponderata, si reducerentur ad ignem, quod possint 
et debeant extrahi prò sazo due unzie et quarta de argento 
venicianj crossi in libra, vel prò libra. Item quot faciet 
dictus Bettus reduci in scriptis totum argentum et bolzonem, 
quod emerit; ita quot extrahatur de moneta tantum arzentum 
et bolzonem in moneta facta, quantum sibi erit datum dieta 
de causa, salvo ca;llamento. Item quod non expendet dictus 
dominus Bittus Bolganos, nec expendi faciet de dieta moneta 
aliquem denarium parvum vel crossum per se, vel alium, 
nisi primo fuerit approbata et laudata per suprastantes mo- 
nete. Et totum argentum et bolzonem sibi datum prò dieta 
moneta facienda, faciet de ipso argento et bolzone monetam 
crossam et parvam , et non aliud aliquo modo. Et pro- 
misit dictus dominus Bittus Bolganus prò taglatore et assa- 



LA ZECCA DI BOLOGNA - DOCUMENTI 39I 

gatore suo, quod bene et legaliter facient, et quod presen- 
tabit eos in forcia Communis Bononie quociens placuerit 
domino Potestati ad voluntatem suprastantum. Et dictam 
monetam faciet et fieri faciet a die contractus in antea ad 
duos annos continue, secundum modum monete, laborando 
quando moneta poterit laborari sine dampno usque ad capi- 
tale, omnibus suis expensis tam de domo quam massaraticis 
et omnibus alijs prò dieta moneta facienda oportunis. Item 
quod aliquis civis vel commitatinus in dieta moneta facienda, 
vel fieri facienda non possit nec debeat habere partem aliquo 
modo vel ingenio, et non intelligatur quod illi sint cives 
Bononie qui sunt originarii civitatis Florentie, silicet Blan- 
chus Begnaminj Glandonis. Spinellus Plachi Bonacursij, et 
Massus Rustici Clariti, in pena et banno in quingentarum 
librarum bononinorum ; ed quod aliqua alia persona non 
possit nec debeat habere partem in dieta moneta facienda 
vel fieri facienda, nec aliquis civis vel comitatinus possit ha- 
bere partem in ipsa moneta in dieta pena et banno quin- 
gentarum librarum bononinorum, auferendo tam dicto con- 
ductori monete, quam aliis omnibus, qui haberent partem 
in dieta moneta contra predictam formam. Et quod supra- 
stantes elligantur ad voluntatem domini Potestatis et domini 
Capitanei, expensis tamen monete ; ita quod quilibet habere 
non possit ultra triginta solidos bononinorum, et mutentur 
singulis duobus mensibus sicut videbitur domino Potestati et 
domino Capitaneo. Et quod illi qui erunt electi in supra* 
stantes ad predicta laudanda et approbanda debeant iurare 
de novo coram domino Potestate et domino Capitaneo et 
coram Bulgano predicto vel conductore monete laudare et 
approbare monetam secundum supradictum modum, bona 
fide, tam prò Communi Bononie, quam prò ipso Bulgano 
vel conductore monete. 

Item quod suprastantes, qui electi fuerint, teneantur 
venire levare et levari facere sazum, et approbare ipsam 
monetam, secundum modum supradictum, quociens fuerint 
requisiti per ipsum Bulganum, vel aliquem de socijs ejusdem; 
et dominus Potestas, si fuerint requisitus, teneatur dictos su- 
prastantes cogere venire ad predicta facienda, in banno cen- 
tum solidorum bononinorum auferendo cuilibet suprastanti, 



392 



FRANCESCO MALAGUZZI 



qui venire differet vel recusaret venire, prò qualibet vice. 
Et si dicti suprastantes, qui erunt super dieta moneta ap- 
probanda, essent in discordia cum dicto domino Bitto Bul- 
gano, conductore monete, vel aliquo de socijs ejusdem de 
approbanda dieta moneta quod dominus Potestas et Capita- 
neus teneantur ad voluntatem dicti domini Ritti Bulgani vel 
suorum sociorum et ad ipsorum requisitionem accipere Fra- 
tres regulares, qui debeant preesse sazis faciendis et te- 
nendis. Et elligantur eo casu per Potestatem et Capitaneum 
viginti boni homines et legales de sapientioribus et utilioribus 
cambii civitatis Bononie, etatis quinquaginta annorum, vel ab 
inde supra ; et quod dicti sapientes vel major pars eorum 
laudaverint et approbaverint, id servetur, Ttem quod pre- 
dictus dominus Bittus Bulganus, et ejus socij qui sunt origi- 
narii civitatis Florentie, possint libere venire, stare et redire 
in civitate et de civitate Bononie et ejus distri ctu et defferre 
et defferri facere bolzonem, argentum, vel ramum ad ci- 
vitatem Bononie prò moneta facienda et e[o]rum nuncii pos- 
sint similiter venire, stare et redire sine fraude, portando 
tamen bolzonem, argentum, vel ramum prò predicta moneta 
facienda et non possit iniuriari, molestari, vel intradici in 
personis et rebus modo aliquo, vel ingenio, vel occasione 
alicujus represalie vel bannj. Item quod predicto domino 
Bitto Bulgano vel sociis non possit imponi aliquod tolloneum, 
vel dacium, vel passadium, aut tolli prò argento vel bolzone 
aut ramo, quod haberent vel differrent in civitate Bononie, 
vel districtu prò moneta facienda. Et quod possit dictus 
dominus Bittus Bulganos et ejus socij habere operarios et 
monetarios prò dieta moneta facienda undecumque voluerint 
ad eorum voluntatem, ita quod non possint impediri aliquo 
modo per aliquem vel aliquos ; et specialiter occasione ali- 
cuius represalie vel banni dati alicuj universitati, vel domino 
alicuius loci, nisi essent in banno communis Bononie aliis 
occasionibus. Item quod si civitas Bononie esset in aliquo 
rumore, quod Deus avertat, et tunc ipsi domino Bitto Bul- 
gano vel suis socijs vel nuncijs per forciam esset aliquid 
acceptum, quod Commune Bononie debeat ei vel eis sati- 
sfacere de omni eo, quod probaverit, vel probatum fuerit per 
vim sibi acceptum fore, ipsum vel ipsos conservare indepmne 



LA ZECCA DI BOLOGNA - DOCUMENTI 393 

vel indempnes. Et predicta omnia debeant reformari in Con- 
silio communis Bononie et poni in libris statutorum Com- 
munis Bononie, absolvendo omnia statuta, capitala statutorum 
et reformationes populi et Communis Bononie, que contra- 
dicerent aliquid in predictis vel in aliquo predictorum, et 
poni debeat hoc pactum in .libro statutorum Communis Bo- 
nonie. Promittens dictus syndicus nomine et vice communis 
Bononie dicto domino Bitto stipulantj predicta omnia et sin- 
gula attendere et observare et adimplere et non contrafacere, 
vel venire aliqua ratione vel causa. Et versa vice dictus do- 
minus Bittus promisit per stipulationem prò se et suis here- 
dibus dicto syndico, recipientj et stipulanti vice et nomine 
Communis Bononie, predictam monetam secundum supradic- 
tum modum legaliter facere et fieri facere bona fide, et at- 
tendere et observare omnia et singula suprascripta. Que 
omnia et singula promiserunt intra se vicissim alter alteri 
attendere et observare et non contrafacere, vel venire aliqua 
ratione vel causa, sub pena mille marcharum argentj bonj et 
finj, stipulatione promissa, et obligatione bonorum Communis 
Bononie et dicti domini Bitti, et sub reffectione dampnorum 
et expensarum ac interesse litis et extra; que promisit unus 
alteri resarcire integraliter, pena tociens commitatur et exigi 
possit quociens contrafactum fuerit vel ventum in quolibet et 
prò quolibet capitulo supradicto. Et ea soluta, exacta, vel 
non, predicta omnia et singula firma et rata consistant. 

Et predicta omnia et singula integraliter observentur ad 
bonum et sanom intellectum recte et legaliter, secundum quod 
scripta sunt supra in pactis et conventionibus supradictis. 

Et insuper : 
dominus Ribaldus de Foscardis I omnes predicti et 

dominus Uguitio de Auxellettis 1 quilibet predictorum 

dominus Riccardinus de Artinexijs ^ • • y. , • 

, . .„. j T-i 1- 1 i prmcipaliter ed inso- 

dominus Albizus de Duliolo i rj • 

dominus Benvenutus Melonus [ "d"[" ^e obligando 

dominus Cazanimicus Cazetta \ realiter et persona- 

dominus Zeveninus de Zovenzonibus [ liter in omnibus te 

dominus Petrizolus quondam domini Ayme- singulis capitulis hu- 

ricj Zohenis . 

dominus Ugolinus de Sabatinis iudex J"^ contractus, con- 

dominus Johannes domini LanbertinjZoven- Stituentes se prmci- 

zonis / pales , renunciantes 



394 



FRANCESCO MALAGUZZI 



beneficiis novarum constitutionum de fidernssoribus et de 
pluribus reis debendi, epistole divi Adrianj, fori privilegio, 
doli mali, condictioni indebiti, sine causa et in factum actioni 
et omni alij exceptioni et iuris et legum auxilio, promiserunt 
per stipulationem soiempnem per se sousque heredes, omni 
exceptione, occasione juris vel facti remota, dicto Jacobo 
syndico Communis Bononie recipienti et stipulanti nomine et 
vice Communis Bononie et prò ipso Communi, se facturos et 
curaturos quod dictus dominus Bittus, conductor diete monete, 
omnia et singula suprascripta et infranscripta attendet et 
observabit et integre adimplebit et dictum commune Bononie 
indempnem conservabit. Et si non attenderei et observaret, 
ipsi per se et de eorum proprio attendent et observabunt et 
adimplebunt, sub dieta pena mille marcharum argenti, stipu- 
latione promissa, eidem syndico nomine et vice Communis 
Bononie recipienti et stipulanti, et ea soluta, exacta vel non, 
predicta omnia et singula nichillominus semper rata sint et 
firma et observare integre promiserunt. Item reficere ac 
restituere omnia et singula dampna, expensas, ac interesse 
litis et extra, prò quibos omnibus et singulis attendendis, 
observandis et integraliter adimplendis obligaverunt dicto 
syndico, nomine et vice Communis Bononie recipienti et 
stipulanti, omnia eorum bona tam habita quam habenda. 

Preterea dictus dominus Bettus iuravit ad sancta Dei 
Evangelia corporaliter predicta omnia et singula, ut supra 
scripta sunt, sic attendere, observare et adimplere in omnibus 
et per omnia. 

Quod quidem pactum approbatum fuit per sapientes viros 
dominum Rolandinum de Romancijs, Ugolinum quondam do- 
mini Zambonj, Thomaxium domini Peverarij et Guillelmum 
de Rombodevino, doctores Legum, acceptos per dominum 
Potestatem Bononie. 

Qui Jacobus Caxottus, syndicus Communis Bononie, iu- 
ravit super animam Potestatis, qui nunc est vel prò tempore 
fuerit, et omnium de Conscilio, et de ipsorum licencia et 
mandato omnia et singula supradicta firma et rata tenere et 
habere et non contrafacere vel venire aliqua ratione vel 
causa, de iure vel de facto. 

Acta et celebrata fuerunt predicta omnia in Conscilio 



LA ZECCA DI BOLOGNA - DOCUMENTI 395 

speciali et generali Communis Bononie, ad sonum campa- 
narum in palatio veteri Communis predicti more solito con- 
gregato, in presentia domini Alberti de Fontana, Potestatis 
Bononie et Ymole, et domini Rizardi de Villa, Capitanei po- 
puli et Ancianorum et Consulum populi; presentibus domino 
Caudino judice, domino Zenzore quondam Milche notarlo, 
domino Bonaventura de Prunarola, notarlo, domino Nigro 
de Quercis notarlo, Johanne domini Benvignai notarlo, Ri- 
cardino, Jacobino Auxellittj bannitoribus communis Bononie 
et aliis pluribus testibus in dicto Conscilio existentibus, vo- 
catis, rogatis. „ 

De Claris Archigymnasii Bononiensis professorìbus, ecc. del Sarti 
e Fattorini ediz. Albicini e Malagola, 1896, Bologna. K. Tipografia, 
T. II, p. I, documentojXXXII. 

Arch, cit. Memor. Semprebene de Nigro, car. 33 v. e 34. r. et v. 



VI. 

9 FEBBRAIO 1463. 

Capitoli della locazione della zecca a Lodovico Canonici. 

— "'Die nono februarij 1463, obtenta fuerunt. 

Forma de capituli de chi ha ad battere oro et denarj 
picininj domandati alla R.""* S. de Monsignore et sig/' Se- 
dese per Ludovico di Calonesi. 

Prima domanda el M.° che la V. R."'-^ S. li paghi una 
Guardia la quale sole bavere libre cinque el mese. 

Item domanda la pisone della Bottega et ex nunc non 
vole che le V. S. spendano piii de L, doe el mese. 

Item domanda che le V. S. glie diano el Sale che Ij 
bisognara per la dieta ceccha che serano al più corbe sei 
lanno per soldi xl. la corba. 

E lui se offerisse de battere denarj pizzoli al cunio de 
Bologna alla liga de une uncia et xxij d. con 2 de remedio, 
che restano una uncia et s. xx. Et batterà dicti pizzoli a 

51 



396 FRANCESCO MALAGUZZl 



L. 4 et s. viij de dicti d. per L. de peso zoe che ognj libra 
de peso fra ramo et argento darà L. 4 et s. 8 de dieta mo- 
neta de pizzolj. 

Item batterà loro al peso et bontà del ducato de Ve- 
nesia et al cunio di bologninj doro. Et perche siano cogno- 
sciuti dixe che metterà larma della S. de N. S. presente, 
dove era posta larma de papa Nicola. 

Al cavare della Moneda de Ceccha, la V. S. glie fa- 
ciano quella provisione che glie pare, che luj remanera pa- 
tiente pregandole che faciano electione de persone integre 
et intendente. 

Spesa facea la Camera per la Ceccha vechia : 

In la Pisene de la Botega ducati 50 

In j° Soprastante L. io el mese 

In la Guardia L. 5 el mese 

In lo Sale, lo havevano a s. 40 la corba. 

A. Parisi US, Cancellerius. » 
(Arch. cit. Zecca, B. 3. — Affitti). 



VII. 

1475- 

— " Inventarium supellectilium Cecche Communis Bo- 
nonie penes Joannem Boncompagno existentium. 

Inventario de le masaricie de la cha le quale sono statte 
assignate a Joane Boncompagno in più volte chome apareno 
a libro de la chamera e a libro de chabriele Gozadin. si- 
gnado )$( le quale masaricie sono statti chonparatte dj dinarj 
de la chamera : 

per 6 stassi (setacci) da overerj peso lib. 143 a 

s. 2 la lib L. 14 s. 6 d. — 

per IO para de cesure e undexe para de tanagie 

da recharchare peso lib. 84 a s. 2 la lib. . . L. 8 s. 8 d. — 
per quindexe marteli da pianare e 4 da rebuare (?) 



LA ZECCA DI BOLOGNA • DOCUMENTI 397 

e 4 mazole da rechalcare peso lib. 115 a s. 2 

la lib L. II s. IO 

per uno paro de mantixj grandi da cholare ramj L. 12 s. — 
per uno paro de mantixj da cholare oro. . . . L. 5 s. 12 
per sie chaverette da gustare (?) a s. io luna. . L. 33. — 
per quattordexe chasse da overerj e da stampidurj 

a s. 8 luna L. 5 s. 12 

per lib. 19 (?) de ferj vecj zoe una paletta da ponere 

le grane in lu grusolo (crogiuolo) e due sferj (?) 

da chazar e una pala da serare li fornellj da 

cementare e uno paro de forme da gettare e 

uno fero da serumare i bangi a s. uno la lib. L. 9 s. 16 
per lib. 94 de ferj vecj da forme e da forneli a d. 6 

la lib L. 2 s. 7 

per uno paro de cesure grande pesa lib. 76 a s. 3 

la lib L. 12 d. 8 

per 3 grusoli grandi de fero peso lib. 34 a s. i 

la lib L. 2 d. 14 

per 2 padele de fero da rechuovere L. — s. 12 

per uno trabuchelo grande e 4 picolj L. 2 s. — 

per una chassa grande da mettre le burse . . . L. 2 s. — 

per due chasse dabedo (abete) L. 2 s. — 

per 3 banchittj da gettare grane L. i 

per uno bancho da schrivere e da tenire contj . L. 5 s. — 
per lib. 28 de chanalj da gettare oro e argentj a 

s. 2 la lib L. 2 s. 16 

per una chassa de ramo da gettare pesa lib. 17 a 

s. 3 d. 6 la lib L. 2 s. 19 

per uno paro de balance tedesche e doe para de 

picole L. 3 s. — 

per uno marcho dottone de otto marche . . . . L. i s. io 
per 2 piecj de marchj de brongio intieri de mar- 
che 24 L. i s. IO 

per 3 chrinj de ramo da frada pesa lib. 25 a s. 3 

d. 6 la lib L. 4 s. 7 

per 3 sponge da sugare la moneda L. — s. 6 d. — 

per uno mortale grande peso lib. 156 a s. 3 la lib. L. 23 s. 8 d. — 
per lo mazo del ditto peso lib. 27 a s. i d. 4 

la lib L. I s. i6d. — 

per una chassa da chanbiadore chon la ciavadura. L. i s. — 
per 3 tavole da chanbiadore de nuso (noce). . . L. 3 s. io d. — 
per 2 tasi da overieri peso lib. 44 a s. i d. 6 

la lib L. 3 s. 4d. — 



398 FRANCESCO MALAGUZZI 



per Hb. 50 de ramo in 3 bacinelj da bianchire e 

uno da gettare grane a s. 4 la lib L. io s. — 

per uno paro de balance grande e uno paro de 

picole L. 2 s. — 

per uno fornelo da vento peso lib. 32 a s. — d. 6 

la lib L. I 

per uno bancho dabeto (sic) e una bancha e 2 

schani de nuso L. 8 s. 9 

per IO braza de tela nostrana per fare sache e 

sachittj L. I s. 5 

per burse da overieri L. i s. 15 

per lib. 45 de fero da chonzare (aggiustare) lo 

fero dal vento grande (sic) L. i s. io d. 9 

per 2 burse da overjero L. — s. 17 d. 6 

per una bocha da mantisi de rame L. 2 s. 17 

per uno paro de tanagie doro '. . . L. — s. io 

per uno mortaletto picolo de chovero (?) apare a 
libro de Chabriele Gozadin signado ^ a f. 47 
de 1474 L. 4 s. io 

per prime masaricie de tasi (?) tanagie e martielj 
comparade da Ms. Zoane Francesco poeta 
apare al ditto libro a f. 47 L. 14 s. — 

per uno martelo da overiero se chonparò per 

Nicholo L. — s. 12 

per 4 martellj da rechalchare se feno fare a M.° 

Orlando fabro L. i s. 16 

per uno tapedo da bancho che fé chondure Cha- 
briele Gozadin da Venesia L. 7 s. 12 

per uno manego da chaza novo peso lib. 23 e 

per conzare uno altro manego L. i s. 11 d. 6 

per una padela nova comparada L. — s. 16 

per uno remariolo (armadiolo) da banchiero. . . L. — s. 8 d. 6 

per 7 braza de pigiolado de mettre al tapedo . . L. i s. 15 

per 2 burse de chuoro una per Siro e l'altra per 
Antonio da Carpi e una per Zoane Boncom- 
pagno per mettre i lisi dargento dentro . . L. i s. 5 

per uno fornelo da vento grande de fero . . . L. 6 s. 12 

per 3 para de tanagie e due martellj chonperadi 

da Pandolfo fabro L. 2 s. io 

per 5 marotte se feno fare a M.« Agusti . . . L. i s. 5 

per uno chrine de ramo da sugare moneda peso 

lit». 12 L. 2 s. 12 

per 2 orecie per lo ditto de ramo ... . . . L. i s. — 



LA ZECCA DI BOLOGNA - DOCUMFNTI 399 

per uno martelo e chavenazo (sic) per lo fardelo de 

Siro L. I s. I 

per una mazola per lo mantova (sic) L. — s. 6 

per una bursa de chuoro da oro L. — s. 5 

per uno martelo per lo garzone del guasta. . . L. — s. 16 d. 6 
per uno fornelo da vento cho(n) lo chovercio peso 

Hb. 49 L. 2 s. — 

per 2 para de balance e farne chonzare doa para. L. i s. 2 

per uno martelo per Andrea Galuzo L. — s. 14 

per lucerne e casendelj L. — s. 8 

per 2 chaverette e uno bancho da stampidore . . L. 2 s. 2 

per ferj misi a la chaveretta L. — s. 14 

per fare sache de tela L. i s. io 

per uno bacinelo de ramo da bianchire . . . . L. 2 s. io 
per una chassa da oveririero per lo padre de An- 
tonio da Carpi L. — s. 18 

per una bursa de chuoro per Jachomo de Francesco L. — s. io 
per uno siciaro de masegna (macigno) per la cecha L. 53. — 
per fero da chonzare uno fornelo da vento. . . L. — s. 19 

per 2 para de cesure da gustare L. 2 s. 5 

per 2 circj (cerchi) de fero per le chaverette . . L. — s. 8 
per 2 chaverette e una chassa da overierio . . L. 45. 7 



L. 252 s. 16 d.3" 



(Arch. cit. Zecca, B.* 4 Inventarti, ecc). 



Vili. 

Sumniario vulgarizzato et tracio dallo strumento de la Lo- 
gasone (sic) de la Cecha facta ad Amhruoso dal Sarafim. 

mcccclxxxx Adi xxiij de Desembre. 

El fu electo alla Cura de la Cecha Ambruoso dal Sa- 
rafim cum li Modi et Capitali infrascripti per el tempo de 
tri anni, comenzando a di primo de Genaro 1491, zoè 

Chel debia accettare tuto lo Argento, et Oro da qua- 
lunque li vora ponere in epsa Cecha, et diati Oro et Ar- 
gento cimentare et farà cimentare, et redurre a la Lega de 



400 FRAN'CESCO MAI. AGUZZI 



unze nove et denari vinti per libra de Argento, et cussi ci- 
mentato, et reducto battere et de quello fare battere Gros- 
soni et Grossetti de argento, zoe Grossoni Cento undese et 
mezo infino a Cento dodese al piiì per ciascuna libra de peso 
de argento, et Grosseti Dusento vintitri et mezo insino in 
Dusento vintiquatro al più per ciascuna libra de peso de 
argento, et per soa mercede da qualunqua ponera in Cecha 
et farà battere dicto Argento tore soldi Tredese de quatrini 
per ciascuna libra di peso de Argento cimentato et reducto 
a la Lega predicta et batuto : li quali habia a pagare al so- 
prastante de dieta Cecha, et per ciascuna libra de oro, ba- 
tendo Ducati doro al peso et Cunio secundo el Tenore de 
la Bolla del papa Paulo, tore per soa faticha et spesa da 
qualunqua metterà in Cecha et farà battere epso oro cimen- 
tato et batuto, comò de sopra. 

Item chel debia fare battere quatrini et Denari picholi 
a la Lega de una unza et meza per ciascuna libra de peso 
de dicti quatrini et denari picholi; de la quale se faciano et 
debiano fare numero libre quatro et soldi diese de Moneda 
per ciascuna libra de peso de dieta Moneda de quatrini et 
Denari picholi. 

Item chel debia, stando aperta la Cecha, et batendose 
o non, paghare omne anno a lo 111.'"° S.""* M. Zoanne Ben- 
tivoglio libre Cento de quatrini per la pisone et Afficto de 
la Casa de dieta Cecha et per lo simile paghare a la Ca- 
mera del Comune de Bologna, over ad altri, comò di sotto 
se contene soldi Dui de Bolognini de argento per ciascuna 
libra de peso de argento, che se cavara de Cecha lavorato 
et batuto, et soldi tri de moneda currente per ciascuna libra 
de peso de li quatrini et denari picholi, che se cavaranno de 
dieta Cecha, comò de sopra, et soldi cinque de moneda cor- 
rente per ciascuna libra de Oro lavorato et batuto; el quale 
se cavara de epsa Cecha. 

Item chel debia del suo proprio Argento batttere et 
fare battere omne anno a la lega predicta et numero de 
Grossoni et Grosseti : corno e sopra dicto, almancho libre 
Cinquecento de argento a la dieta lega et libre Cinquanta 
doro a la lega et peso consueto. 

Item paghato che bavera primo et sopra tuto cum effecto a 



LA ZECCA DI BOLOGNA - DOCUMENTI . 4OI 

lo IH. S."" M. Zoane Bentivoglio le soprascripte libre Cento 
per la pisene sopradicta, chel debia de quello, se dovera 
pagliare a la Camera del Comune de Bologna, zoe de quello, 
che achadera avanzare, paghare li Salarij ordinati de li of- 
ficiali deputati in dieta Cecha per li Magnifici S."' Regimenti 
de la Cita de Bologna, et facti li paghamenti de la pisone 
et Salarij predicti, se altro ce sopravanzara, pagharlo al ge- 
nerale Thesoriero de la Camera et Comune de Bologna. 
Cum questo che sopravenendo peste, et Guera, o uno de 
quelli durante el dicto Tempo, el supradicto Ambruoso non 
sia obligato a la observantia de le predicte cose : corno de 
sopra promesse, et cum questo: che loro, argento et ramo, 
ed omne altra cosa necessaria : la quale se condura et acha- 
dera a condure per uso de dieta Cecha, non sia obligata a 
paghare Gabella alcuna, ne possa qualunque li condura esser 
costretto a pagarla, ne denuntiarli in altro luoco, che in ga- 
bella et habia el prefato Soprastante per el bisogno de dieta 
Cecha el sale : che glie sera necessario del Salare del Co- 
mune de Bologna a resone de soldi quaranta per ciascuna 
corbe, et a' rasone de corbe, et non più. 

Item chel debia mantenire et conservare a tute soe spese 
tute le Massaricie de la Camera de Bologna : le quale sono 
in dieta Cecha per uso et exercitio di quella a lui consignate 
et quelle in fine del dicto tempo restituire a la Camera et 
Comune predicto. 

Item chel debia tute le Monede predicte de oro, argento, 
et de Ramo cussi, corno de sopra, fabricate et che se fabri- 
carano, del peso, lega, numero et Cuneo predicti et che se- 
rano bene et laudabilmente stampate et fabricate, cavarle et 
fare cavare a li debiti tempi, et quelle consignare ne li modi 
forma, et ali tempi, che se contengano ne li capituli de la 
Cecha precedentj. Referendo ciascuna parte convenientemente 
l'una o laltra, et non altramente. Et che non debia battere, 
ne fare battere in dieta Cecha nel tempo e termino predicto 
alcuna altra Moneda cussi de orò, comò de argento, over 
Ramo de altro Cunio et Lega. 

Item chel debia fare a tute soe spese insieme cum le 
suprascripte per lui promessa omne altra cosa, che occorrerà 
da fare per casone de battere et de fare battere le diete 



402 FRANCESCO MALAGUZZI 



Monede ali modi et forme predicti et del Cunio, stampa, 
lega et Bontà suprascripte. Assumendo in se et al suo gua- 
dagno et danno, omne comodo de Spazatura, et Incommodo 
de diminutione over Callo de Loro, Argento, et Ramo so- 
pradicti, et che el facia et facia fare per le mano de chi se- 
rano deputati le stampe per li fabricatori de monede : A li 
quali debia sotisfare de la loro mercede a soe spese et bat- 
tere loro secundo la forma de la Bolla de papa Paulo, et 
fare le Stampe nove, etc. „ 

(Arch. cit. Zecca, B/ 3. Affini della zecca). 



IX. 

23 DICEMBRE 1490, 

Capitoli della locazione della zecca. 

— " Sia obligato et debia aceptare tuto loro et Argento 
et ramo da qualunqua persona vora ponere in Cecha et dito- 
oro et Argento cimentare et fare cimentare et ridurre che 
loro sia fin zoe che tenga almeno dinari vintitri et tri quarti 
d'oro a rasone de denarj vintequatro per zaschaduna unza et 
che lo argento sia a lega de unze nove et dinari vinti per 
libra di pexo dargento et cosi cimentato e veduto batere et 
di quello fare batere quarti, grossoni, Grossitj, et bolognini 
dargento zoe grossoni Cento disdoto al più per ciascuna 
libra di peso dargento et grossiti Duxento trentasei al più 
per ciascuna libra al più di pexo dargento et bolognini 
quatro cento setantaduj al più per ciascuna libra di peso 
dargento et quarti trentauno et vintitri vintiquatroeximj (^ 
al più per ciascuna libra di pexo dargento et ducati Cento 
quatro al più per ciascuna libra doro cimentato come di 
sopra. 

Item che abia a batere loro al chunio et sicondo il 
modo consueto et debia avere per sua faticha et spesa da 
qualunque metera in cecha et farà batere esso oro soldi 



LA ZECCA DI BOLOGNA - DOCUMENTI 4O3 



venticinque de quatrini per zascuna libra de peso cimentato 
et batuto corno di sopra senza alcuno callo. 

Item che abia a fare batere quatrini et dinarj picholi a 
iegha de unza una et megia per ciascuna libra di peso de 
ditto quatrinj et dinari picholi (sic) de la quale se facciano 
et debiano fare numero L. quatro et s. 12 al piìi per za- 
scuna libra di peso de quatrini et dinari picholi et debia 
avere per sua faticha et spesa soldi tredese de quatrini per 
zascuna libra di peso cimentato et batudo et ridotto a la 
Iegha preditta. 

Item che debia avere per sua mercede da qualunqua 
pora in cecha soldi tredese de quatrinj per zascuna libra di 
peso de Argento cimentato et batudo et ridutto a la Iegha 
preditta. 

Item che tuto loro Argento ramo et ogni altra cossa 
necessaria la quale se condura overo acadera condure per 
batere et uso de dieta Cecha non sia obligato a pagare ga- 
bella alcuna ne possa qualunque condura essere costretto a 
pagare ne a dinonzare in altro luocho che in Gabella. 

Item che debia aver il Sale dalo Salaro del Comune di 
Bologna per uso de ditta Cecha a rason di soldi quaranta 
per corbe a rason de corbe et non più. 

Item che debia del suo proprio argento batere et fare 
batere in ogni anno almancho libre Mille de peso in quarti, 
grossoni, grossiti et bolognini a la dieta lega et che debia 
batere ogni anno del suo libre Cinquanta doro de peso a 
Iegha et peso et Chunio consueto. 

Item che tuti quegli porano in Cecha habiano a fare 
batere la mita grossiti et laltra mitta sia in soa libertade 
grossoni o quarti overo bologninj quale piase più a quili 
ponerano in essa cecha per batere. 

Item che tuto largento sino ala somma de libre cin- 
quanta siano obligati dal zorno li sarà posto in cecha a 
giorni quindesi al più darlo et consignarlo a quelli T ave- 
rano posto in Cecha in tanta moneda stampata, come di 
sopra. 

Item che qualunque porrà oro in cecha sino ala somma 
de libre diese lo debia avere batudo da quello giorno sera 
posto in cecha a giorni sei proximi lavoranti. 

sa 



404 



FRANCESCO MALAGUZZI 



Item qualunque pora argento in cecha per fare quatrinj 
overo denari picholi sino a la somma de libre cento de peso 
li debia esser restituito batudo dal giorno sera posto in cecha 
a giorni vinti lavoranti. 

Item che debia dare ala Camera del Comune di Bo- 
logna per ogni libra de Argento lavorato et batudo soldi 
dui de bolognini d' argento per ziascuna libra di peso ba- 
tudo comò e ditto. 

Et più debia pagare per ziascuna libra de oro batudo 
de peso soldi cinque de quatrini et per omne libra di peso 
de quatrinj et dinari picholi soldi tri de quatrini batudo 
come di sopra. 

Item che di quello provene ala Camera del comune di 
Bologna prima sia pagato intieramente lire cento vinte per 
la pisone dela botega overo stantia dove se fa dieta cecha 
et de lo resto ne sia pagati li ofTiciali quali serano deputatj 
per lo R.™° Monsignore luocotenente et per li magnifici Si- 
gnori Regimentj et fatti li pagamenti antedicti et se altro 
se avanzara se abiano a pagare al depositario generale 
dela Camera che ne facia creditore la Camera per che el 
potria achadere non se bateria tanto che se pagasse ditti 
officiali dechiaremo : che se abia a partire a rata per rata 
fra ditti officiali, intendendose sempre che luno anno non 
vada per laltro fino sia ciaschaduno da per se solo et ogni 
anno sia saldato la tavola. 

Item che debia conservare a soe spese tute le masarie 
dela Camera et quelle mantenire le quale sono in dieta cecha 
per uso et exercicio de quella a lui consignate et quelle in 
fino del dicto tempo restituire a la Camera preditta. 

Item che tuto loro Argento ramo sarà posto in cecha 
ne siano fatti creditori quilli tali laverano posto in cecha 
suso li libri ordinarj comò e consueto. 

Item che tuto loro Argento ramo che sera posto in 
Cecha non se possa trare fuora de Cecha ne restituire se 
prima non sera fato il sagio vergetino et visto per li so- 
prastanti et per loro licentiato et non per altra via secondo 
il modo usato. 

Item achadendo che alcuni forastieri veniseno in questa 
citade per pore argento in Cecha et che ne aveseno al 



LA ZECCA DI BOLOGNA - DOCUMENTI 405 

manche da libre trenta in suxo et volendo lui una moneda 
più che una altra del Chunio sopraditto in quello caso stia 
ali soprastanti a dargli licentia et non per altri. 

Item che ponendo oro Argento ramo in cecha per alcun 
forastiero et tenero siano obiigati a dargli et restituirgli in- 
tieramente tuto quello li sarà stato dato al tempo ditto di 
sopra. 

Item che ogni anno nel mese de Zenaro siano obbligati 
a fare una tavola de tuto quello aura lavorato la Cecha lo 
anno pasato et quello presentare al R.™" luocotenente, etc. „ 

(Arch. cit. Zecca, B.* 3. Affitti della secca). 



X. 

Francesco Francia incisore dei conii. 
1508. 

* Francisci Francie prò stampis. 

" Vobis speciali viro Rodulpho fantucio camere Co- 
munis Bononie Thesaurario tenore presentium comittimus et 
mandamus : quatenus solvatis seu solvi faciatis Francisco 
Francie ducatos quinquaginta auri in auro prò sua mercede 
duarum stamparum S."" D. N. prò stampandis monetis quos 
quinquaginta due. in vestris et diete Camere computis admittj 
faciemus prout per presentes admittimus et admittj man- 
damus. Datum Bononie 

Die xvij Novembris Moviij 

tam prò dictis stampis quam prò alijs stampis quas ipse 
promittit et se obligat facturis prout erit necessarium. 

Andreas. „ 

Arch. cit. Mandati (23 e. 259 v.). 



406 FRANCESCO MALAGUZZI 



21 NOVEMBRE 1508. 

" Item (xL consiliarii) per decem et novem fabas albas 
et sex nigras obtemtum fuit quod solventur de pecunijs exor- 
dinariis Camere magistro Francisco Francie aurifìci Ducati 
quinquaginta auri prò mercede sua duarum stamparum scul- 
ptarum cum imagine S.""' D. N. et insignibus Comunis Bo- 
nonie prò cudendis monetis novis et prò mercede et qua- 
rumcumque aliarum stamparum que conficiende forent prò 
Ceccha predicta : ad quas omnes faciendas teneatur et obligatus 
sit prout sic ipse facere promittit : que pecuniae deinde exi- 
gantur ac repetantur per ipsam Cameram a Magistro Cecche 
qui ad impensam confectionis stamparum ipsius Cecche te- 
netur et obligatus est. „ 

Arch. cit. Partiti, 13 e. 154 r. 



XI. 

1° FEBBRAIO 1538. 



" Capitoli della Cecca di Bologna novamente reformati 
secondo che qui di sotto si vedera. Nella quale reformatione 
se è avuta ogni diligente consideratione et matura consulta- 
tione, si della stagione delli tempi presenti alquanto diversi 
per la loro malitia dalli tempi passati, si anchora di ogni 
altra cosa, che può occorrere alla memoria per beneficio et 
utile di detta Cecca et honore di tutta la Città. 

Ohligatione di quanto ha da osservare il Cecchiero che 
è ms. Gaspare Arme. 

I. Primieramente il Cecchiero sia tenuto dare cautione 
di scudi ij.™ per ossservanza delli infrascritti Capitoli. Alli 
quali quando contravenesse incorra in pena di scudi Cento 
per ciascun Capitolo. 



LA ZECCA DI BOLOGNA - DOCUMENTI ^ 407 

E per sicurezza di chi ponera oro o argento in Cecca 
sia tenuto dare una buona ed idonea cautione di scudi vj.™ 

2. Item sia tenuto ogni anno ponere in Cecca del suo 
proprio o di sua industria libre cento di peso d'oro di bontà 
di denari xxij per onza. 

Parimente poner in detta Cecca libre duo millia d'ar- 
gento di peso di bontà di onze nove et denari xxij per libra. 

Similmente del suo poner in essa Cecca libre 1200 di 
peso di materia per fare quattrini et denari, che dì bontà 
tenga onza una et den. sei per libra di peso. 

Declarando però et expressamente convenendo che per 
conto dell' oro et argento si possa poner l' uno anno per 
l'altro et che sendone prima posta quantità alcuna da lui 
maggiore dell'obbligo, si habbia a diffalcare proportionata- 
mente. 

3. Item quando da alcuno fosse portata in questa 
Citta per transito quantità alcuna d'oro o d'argento. Della 
quale quel tale è tenuto per virtù delli Capituli infrascritti 
lassarne il Terzo in Cecca, non volendo egli o non potendo 
aspettare il retratto de tale oro et argento secondo gli or- 
dini della Cecca qui di sotto notati et volendo vendere il 
retratto predetto sia obligato il cecchiero infra tempo di un 
giorno o di dui al più, pagarlo, cioè 1' argento lire tre et 
soldi tre di quattrini per onza di fino, ma chi aspettare il 
ritratto habbia a ragione di L, 3, 4 nette, et l'oro scuti Cento 
sette la libra à ragione di fino, cioè che tenga di bontà de- 
nari xxij per onza. Con detrattione però di dui terzi di scudo 
per libra a beneficio del detto Cecchiero. Et mancando il 
cecchiero di quanto di sopra è detto il patrone di tale oro 
et argento possa, passato il detto termine, impune portar 
via la robba sua. 

4. Item quando comparesse in Cecca oro o argento 
portato da qualsivoglia loco, in minore quantità di quella 
dispone il Capitolo infrascritto. In tale caso sia tenuto il Cec- 
chiero pagarlo volendo così il patrone della mercantia, per 
il pretio, et nel tempo et termine soprascritto. 

5. Item quando alcuno si ritrovasse quantità d'oro o 
dargento in cecca et per qualche caso non potesse aspettar 
il retratto secondo l'ordine delli Capitoli, sia tenuto il Cec- 



4o8 FRANCESCO MALAGUZZI 



chiero pagarli la moutanza di quello nel tempo et modo 
ante scritto, 

6. Item il cecchiero predetto sia obligato dare alla 
Camera di Bologna soldi xv di quattrini per ogni libbra 
d'oro che batterà di bontà come di sopra. 

Per ogni libra d' argento di bontà et lega di Bologna 
soldi tre et denari sei. 

Per ogni libra di quattrini di bontà di onza una et de- 
nari sei habbia a dare soldi tre et denari sei. 

7. Item debbia mantenere le massaritie, ferramenti ed 
altri instrumenti alla cecca necessarij et quelli custodire et 
restituire secondo che per inventario li serano consignati. 

8. Item debbia a tutte sue spese far batter tutto l'oro 
argento et quattrini, che serano portati in Cecca, pagando 
esso tutti li operarij, facittori, ferramenti, Cuzzuoli et carboni 
et calli et altre spese solite, dando però il mercante 1' oro, 
argento, et materia da far quattrini, alligata alla bontà detta 
di sopra, et con il saggio in mano, a spese della mercantia. 
Riservando però quando si facesse nova impresa di stampa, 
che in tale caso la Camera habbia a fare secondo il consueto. 
Dechiarando che non possa battere più somma di quattrini 
et denarini di L. 1200, di peso cioè 1000 di quattrini et 200 di 
denarini, come di sopra, senza expressa licentia di superiori. 

Promissione di quanto si concede al cecchiero per sua 
utilità. 

9. Habbia il detto Cecchiero il luogo da far la Cecca, 
che è al presente in essere, pagando la pigione la Camera 
di Bologna. 

10. Item debbia bavere dalla Camera le Massaritie, 
casse ed mantici, et altri instrumenti, et tutti queUi forni-" 
menti necessarij per battere, che sono appresso di Oriente 
di Canonici già Cecchiero. 

11. Item se li habbia a mantenere chel scudo d' oro 
non passi il pretio di soldi settantacinque. 

Che le monete tristi et tose, et quattrini forastieri sieno 
banditi et le Monete se habbino a spender per la loro va- 
luta, fattone il saggio secondo gli ordini della Città. 



LA ZECCA DI BOLOGNA - DOCUMENTI 409 

12. Item quando fosse guerra o moria generale che 
Dio noi voglia, in tale caso sia lecito al Cecchiero renun- 
tiare l' impresa et sia disobligato dalle sue conventioni pre- 
dette, quanto sia solamente per il tempo sequente a tali casi, 
et non precedente havendo rispetto proportionatamente alle 
obligationi, fatta però la protestatione et intimatione della 
renuntia predetta di duo mesi inanzi legitimamente alli Si- 
gnori Superiori. 

13. Item occorendo il caso della morte del Cecchiero, 
che a Dio non piaccia, li suoi Heredi non sieno obligati à 
queste connentioni, se alle parti non paresse perseverare in 
quelle. 

14. Item se habbino a dare al detto Cecchiero per suo 
salano lire x il mese, secondo il consueto, da pagarsi delle 
intrate della Cecca. 

15. Item per publica grida si habbia a publicare che 
oro e argento della Città et contado di Bologna^ o in patene 
o in verghe, o in piastre -o in massa non si possa exportare 
per modo alcuno, sotto pena di perder la robba et Cento 
scudi d'oro per ciascuna volta, dalli quali la terza parte sia 
della Camera, la terza dello accusatore, et il resto dello 
Cecchiero. 

16. Item chel Cecchiero non sia tenuto accettar quan- 
tità d'oro meno di mezza libra né quantità d' argento meno 
di X libre. Ma volendo il Mercante contrattare detta roba, sia 
tenuto il Cecchiero accettare tale robba col pagamento et 
tempo detti di sopra. 

17. Item debbia il detto Cecchiero pigliare da qua- 
lunque metterà in Cecca soldi 45 per ogni libra d'oro di 
bontà sopradetta. 

Per ogni libra d'argento della denta bontà soldi 15 et 
den. 6. 

Per ogni libra di quattrini et denarini della detta bontà 
soldi xiiij. 

18. Item secondo la presente consuetudine si habbia 
a dare di remedio alla lega dell'oro un sesdecimo di denaro 
per onza, talmente che quando si caverà di Cecca l'oro ri- 
trovandosi di bontà de denari xxj, et xv, sesdecimi, s'habbia 
a tollerare. 



410 



FRANCESCO MALAGUZZI 



19. Item se habbia a dare di rimedio alle lega delle 
monete d'argento et delli quattrini, denari dui per ogni libra 
secondo il presente costume, et per rimedio del peso quanto 
sia per V argento, si habbia a dare un terzo di Paulo, che 
sono quattrini xx. Quale remedio se habbia parimente a dare 
a tutte le altre monete di argento ordinate come qui di sotto. 
Et alli quattrini per rimedio se habbia a dare soldo uno per 
libra. Talmente che nel cavarH fuora di Cecca non possano 
essere più di soldi 98 in 99 per libra. 

20. Item per beneficio della Cecca, quando occorra il 
bisogno del lavorare si consente che non ostante le ordina- 
tioni antiche, si possa andare et stare in detta Cecca per 
lavorare, inanzi la messa di S. Pietro et sino alla campana 
del foco. Procurando pero il cecchiero che non si facciano 
tristitie ne fraudi alcune, ma si osservino intieramente le or- 
dinationi della Cecca. 

21. Item secondo il consueto si pagherà li dui Assag- 
giatori, Guardiano, Cassiero et altre solite spese, a conto 
della camera, havendosi però rispetto quando le intrate della 
Cecca non suplessano a questi tali pagamenti, che in tale 
caso s' habbia a pagare primieramente la pigione della stanza, 
et il Cecchiero et li Soprastanti officiali del Magnifico Reg- 
gimento, et poi del resto gli altri sopradetti proportionata- 
mente ; e sopravanzando somma alcuna de denari, satisfatti 
che seranno tutti li sopradetti intieramente e satisfatto ms. 
M. Antonio Lupri (?) per lo assignamento a lui fatto, debbia 
essere pagato tale avanzo al Generale depositario della Ca- 
mera il quale vi habbia a fare creditrice detta Camera. Ex- 
pressamente dechiarando che in questo un' anno non habbia 
a intrare in laltro per modo alcuno. 

22. Item si ordina che quando li dui Assaggiatori no- 
vamente eletti discordassero del saggio et per tale loro di- 
scordia il cecchiero patisse o incomodo o danno, esso Cec- 
chiero sia relevato, del suo danno et incommodo a spese di 
quello che bavera il torto. 

23. Item si ordina che de l'oro che sera posto in Cecca 
sino alla somma di libre x, sia tenuto il cecchiero dar il re- 
tratto infra tempo di viij di lavoratori, et de l'argento sino 
alla somma di libre 50, habbia a dare infra tempo di xvj di 



LA ZECCA DI BOLOGNA ■ DOCUMENTI 4II 

lavoratori, et dalli quattrini sino alla somma di libre loo 
habbia a dar infra tempo di xxv di lavoratori. 

Avvertendo però che in la restitutione delli predetti oro, 
argento, et quattrinj il primo expedito sia quello che prima 
bavera posto in Cecca. Et quando in un medesimo giorno da di- 
versi fossero poste in Cecca diverse quantità di robbe, in qual 
caso il cecchiero proportionatamente le habbia a dispensare. 

24. Item portando nella Città alcum Mercante somma 
d'argento che passasse libre xxv, per fare battere, sia obli- 
gato il Cecchiero farle battere in quella sorte di monete che, 
ad esso Mercante parerà, purché sieno della sorte qui di 
sotto nominate, con saputa però delli Soprastanti. 

25. Item si concede alli Forestieri di potere portare 
in questa Città per transito tutto quello oro et argento, che 
ad essi parerà, con obligatione che 1' habbino a dennuntiare 
al Cecchiero antidetto. Al quale siano tenuti lassare la terza 
parte, quando cosi da lui siano ricercati, et il Cecchiero sia 
tenuto pagarli infra tempo d'un di la valuta di tale aberzo 
per li pretj già ordinati, quando pero il Mercante non lo vo- 
lesse mettere in Cecca, et aspettare il retratto o vero per 
altra via contrattarlo nella Citta e quando passasse il tempo 
predetto d'un di, che non pagasse il Cecchiero detto Terzo 
al Mercante, esso Mercante possa et li sia lecito impune 
portar via tutta la sua robba. 

26. Item sia esente il Cecchiero per tutte le robbe gli 
accaderanno per bisogno della Cecca et habbia bavere dalli 
Datieri il sale che li bisognerà a ragione di soldi 40 la corba. 

27. Item non si possa cavare di Cecca né oro, né 
argento, né quattrini, se prima per gli officiali soprastanti 
non sera usata la debita diligenza in appesare, et numerare 
il predetto oro, argento, et quattrini facendone verghettino 
et quello dare agli Assaggiatori, et havuto il saggio et ri- 
contrato l'opera star bene, sia licenziato secondo il consueto. 

28. Item che tutti gli officiali della Cecca pagati dalla 
Camera sieno tenuti osservare gli ordini loro, et far gli uffici 
loro secondo sono obligati. „ 

(Segue la nota della bontà delle monete che riportammo già). 
(Ardi. cit. Pontificio. Istrumenti e scriiture). 



5T 



412 FRANCESCO MALAGUZZl 



XII. 
13 MARZO 1546. 

" Informatione delle cause, et ragioni, per le quali, a noi 
parerla che la presente, et antica Lega del battere monete 
d'oro et d'argento nella città di Bologna fosse mantenuta et 
conservata come per l' adietro sempre si è usitato; et non 
s'introducesse nova variatione di Lega per confrontarla, come 
si dice, con Lombardia , Parma , Piasenza, et forse Roma ; 
volendosi haver riguardo alla indennità di essa città et al 
danno espresso del popolo di quella insieme con il contado 
suo ; Et p.* 

Si vede manifestamente che battendosi a nova lega tutta 
la città farla alterazione sopra ad ogni negocio, non tanto 
per li pagamenti ordinarij de debiti già creati, quanto per 
ogni altra natura, et specie di facende, perche se ben al 
riscoditor seria benefìcioso assai, seria poi a rincontro molto 
dannoso al pagatore, havendo da pagar li debiti a migliore 
bontà di moneta, di quella che in la creatione di essi debiti 
non era, Et quando bene per li soperiori fosse provisto a 
questo, non perciò resteria che ogni bora non ne nascessero 
dispareri et esutentioni, perchè così come a voler che sia 
lecito lo negociare, è ragionevole lo sottoporsi al danno et 
all'utile, così ancora in questo si potria per chi havesse a 
scodere, a favore suo allegare con qualche ragione questo 
beneficio et vantagio doverseli con effetto, si come per il 
contrario potria il debitore, crescendo la valuta dell'oro, come 
la esperientia per li tempi passati ci ha dimostrato, dire et 
volere, che a sua utilità fosse cresciuta. 

Appresso ragionandosi nella nostra città in ogni mercato, 
a lire, si può creder, che non ostante migliore bontà di mo- 
neta, che si spendesse, chi havesse da vendere pani, drappi 
di seta, et ogni altra specie di mercantia nobile, et vile tah 
venditori per la causa ansidetta, volessero abbassare li precij 
delle loro merci, et così farrà ogni operarlo, onde seria assai 
dannoso a tutto il popolo della città, et conta, per chi havesse 



LA ZECCA DI BOLOGNA • DOCUMENTI '413 

da spendere, et pur quando se li facesse alcuna previsione 
sopra, haveria più forza l'uso comune, che ogni altra cosa, 
et in questo si può addurre un facile et* manifesto esempio, 
come seria che nelli tempi passati, si è visto che li capi 
mastri muratori per ogni opera d'un giorno solevano pren- 
dere bolognini sette in otto, ma successo il tempo della 
carestia n' hanno preso sino alli x. xj et anche xij et cosi 
seguitano. Ne anche ritornata poi l'abondantia, si .sono potuti 
reformar tali precij. Il che similmente è causato in tutti li 
altri operarij, et avenga se li siano fatte molte prò visioni, 
non perciò si è mai potuto retirare li precij alla solita meta, 
et questo è causato dalla forza dell'uso, che è, come è detto, 
troppo potente. 

In oltre si comprende, et si sa, che lì tre mighori membri, 
et principali della nostra Città sono il studio, le sede, et le 
canepe. Quanto al studio, si dice che li scholari trovandosi 
haver in Bologna questo utile del vantaggio dell'oro, oltra 
le altre comodità, molto più volentieri concorreranno a Bo- 
logna, che a Ferrara, et Pisa, li studij delle quali due città 
ci sono molto vicini, et ne fanno gran danno. Quanto alla 
sede si vede che per la più parte quelle che si lavorano sono 
forestiere, onde il primo capitale necessariamente se ne va 
fuori della Città, et solo ci restano le manifatture, et quel 
poco utile del guadagno. Quanto mo alla canepa, che si può 
dire membro principale per nascere meramente da noi, et 
dalli nostri terreni, questo debitamente ci dona più utile, et 
li denari per la maggior parte si cavano della città di Vinetia, 
et suo Dominio, per il che alterando noi la lega, et non ci 
confrontando altrimenti con li S.""' Vinitiani circa il corso 
delle sue monete, se ne riceverla grosso danno, et la ragione 
è pronta, et è questa. In detta città di Venetia lo scudo d'oro 
al presente vale L. 6 et soldi 19 de Marchetti l'uno come si 
sa, che fanno Marcelli undici d'argento, et Marchetti sette, 
che vagliono L. 4 in -f- scudo di moneta bolognese, spen- 
dendosi qui li suoi Mocenighi a L. 14 l'uno, et li Marcelli a 
L. 7 l'uno, onde chi venderà canape può credere haver da 
esser pagato più presto di tal moneta, che d'oro, a tale che 
vendendo il cento della canepa scudi dieci, se Bologna ab- 
bassasse la valuta dell' oro, seria necessario abbassare, et 



414 FRANCESCO MALAGUZZI 



abbattere le sudette valute d'argento, dove non si ricaverebbe 
quello utile nelle vendite, et nel dispensare li denari, che si 
mostra nel principio, oltra che si alterarla tale negotio, et 
senariasi in gran parte il commercio di questo maneggio, la 
qual cosa quanto fosse dannosa a questa città ogn' huomo 
lo conosce manifestamente ne potria giovar il dire che cia- 
scuno farla suo conto, per che la introduttione d'una cosa 
tiene in se una tal forza che a rimoverla ci bisogneria altro 
che parole. 

Oltra di questo non può esser durabile tal lega, à miglior 
bontà, non la confrontando ne con Venecia, Firenze, Lucca 
et Siena, et se Bologna battesse le monete alla bontà del 
scudo a rason' de boi. 73 l'uno, seria necessario che tutte le 
nostre monete se ribattessero del precio, et che le nove, che 
si coniassero fossero migliori di bontà, et questa è causa 
potente piìi che tutte le altre, che se a bolognini dieci li 
Pauli nostri sono levati da Bologna, et con lagio, abbatten- 
doli et facendo migliore lega alli novi, tanto maggiormente 
resteria exhausta la nostra città, et per la causa sopradetta 
ancora del valore della moneta Vinitiana. 

Che Ferrara habbia à batter à nova lega, et una sol 
lega, non si crede, per chi sempre ha battuto, et batte in 
tre Cecche tutte diverse di lega, ciò è, essa Ferrara, et 
Modena, et Reggio, et questo per beneficio delle città, et 
secondo li loro usi. 

Appresso havendo questa città, et il popolo, et suo conta 
tante insupportabili gravezze di Dati) insoliti et inconsueti, 
maximamente per la impositione Triennale, oltra il danno 
dello augumento di essi Datii, riducendo le monete, et oro, 
a minor precio, et spendendosi lo scudo a bolognini 73 et le 
monete per lo simile, ne seguiria un altro danno non me- 
diocre, che dove con la valuta d'un scudo a L. 4 l'uno si 
paga 15 gabelle in circa del Dacio delle porte, quando va- 
lesse solamente L. 73 non se ne pagana che circa 13^, et 
così conseguentemente si preiudicaria al popolo in ogni altro 
Datio, oltra il disordine, et confusione in che si poneria tutta 
la Città, come è detto per le cause allegate. 

Si soggionge anchora un'altra parte non di poca consi- 
deratione, che havendosi a provedere à N. S. delli xxx'"' d.'^' 



LA ZECCA DI BOLOGNA - DOCUMENTI 415 

d'oro l'anno, come si farla a rinvenirli, se si sminuessero di 
precio? Noi non ci conosciamo sufficienti à una tale provi- 
sione. Ma è ben da avertire a quelle parti che ci possono 
relevare alquanto in questo, come seria, che per valere un 
poco più da noi la valuta del scudo, per questa causa li d.'^' 
ci sono portati da persone forastiere, et da terre aliene per 
levar le nostre canape, li garzole, le funi, li velami, li drappi 
di seda, et molte altre merci, con le quali disegnando li 
compratori farne alcuno profitto insieme con il lagio, che 
principalmente guadagnano à portarne l'oro, reducendo li 
scudi à minore precio delle L. 4 si farieno astenere del 
portarci l'oro, et appresso di levarci la merce bolognese della 
quale si riceve tanto utile, cosa sopra modo da considerare 
et che faria gravissimo preiudicio non solamente nelle cose 
publiche ma etiandio nelle private. 

Anchora è da considerare alli retratti che hanno, et 
debbeno pervenire in la nostra Città, si di Fiandra, come di 
Francia, non tanto delli organcini, quanto de drappi di seda, 
et velami, quali merci in se hanno tutto il suo carico delle 
spese, a rosone delle L. 4 per scudo. Et essendo le remesse 
fatte in scudi, reducendosi a minor valuta si perderla all'in- 
grosso, maximamente che di quelli se ne dispensa, come si 
è in altro luogo detto, a molti creditori delle sede vindute. 
Oltra che ne nascerla un grosso danno alla nostra Doana, et 
conseguentemente al studio che si paga di denari di essa, 
per che non si manderieno fora tanti lavori, et drappi di 
seda, come si mandano, et a rincontro non seriano portate 
in Bologna da altri, le solite merci. 

Circa al ribatter le monete fatte, prima si dice che a 
refar li quattrini già fatti, se ne perderla più di xxxv per 
cento, che saria il totale esterminio della nostra Città, et 
popolo. Di poi quanto alle monete d'argento non ce ne sono 
come si sa, ne comportarieno forse la spesa ne materia 
d'argenti fini sodi si trovano, che sleno poste notabili, et 
manco in futuro si trovarleno con tale provisione, et la espe- 
rientia lo dimostra, che non si può haver argenti al precio 
che si batte la moneta a rason de L. 4 per d.'^" che tanto 
meno s'haveria à minor precio, reducendolo con la valuta 
dell'oro a L. 3.13 et questa è ragione evidentissima. 



4l6 FRANCESCO MALAGUZZl 



È cosa di gran momento anchora questa, quanti oblighi 
publici et privati sono in la nostra città, si per lire di cambio, 
come per Instromenti, scritture, et scritti, et depositi, per 
causa di dote, di merci vendute, affitti fatti, et denari prestati, 
li quali oblighi per la maggior parte contengono in lire di 
nostra moneta, et questo numero di lire si è ricevuto per la 
più quantità in valuta di d.''' a L. 4 l'uno, or venendo li casi 
delle restitutioni di essi denari, quanto preiudicio seria al 
pagatore, non facendo mentione le scritture che di tante lire, 
à tale che si verria à pagar, o, a restituir quello che non si 
seria ricevuto con gravissima iattura de tutta la città et 
popolo. Ne si dica, che sopra ciò si faria provisione, che si 
havesse rispetto à quei tempi delle scritture oreate, et non 
alla nova provisione, che si facesse, perchè come seria chiaro 
che valuta si fosse sborsata in quel tempo, non facendo li 
sopradetti oblighi mentione d'altro che di tante lire, o, che 
ne seguiria un altro inconveniente che ogni debitore per qual 
si voglia causa, non ostante che havesse ricevuto valuta, o 
moneta vorria pagare in d/' d'oro a L. 4 l'uno, che non seria 
honesta cosa, perchè si è sempre visto non solamente in 
Bologna ma in Roma, Vinetia, Lione, Anversa, Firenze et 
altri luoghi, che in quel tempo che si è fatta la provisione 
della valuta delle monete, in quel caso, et a tempi de paga- 
menti è stato utile, et danno, secondo a chi ha havuto da 
pagare et scodere iuxta la sudetta provisione, et non altri- 
menti. Le quali cose ciascuna per se et tutte insieme gene- 
rarieno tante contentioni et liti, che oltra quelle ci sono al 
presente, di che questa città assai bene ne è copiosa, aggiun- 
tevi queste nasceria una gran confusione. 

Onde per le cause sopradette, et molte altre che potrieno 
addursì può credere che A^. S. come benigno principe debbia 
restar contento et satisfatto della consueta lega di questa 
città de tanti et tanti anni introdotta, et se altre Città et sig. 
vogliono per mutar le loro leghe, non essendo concordi a 
questo tutti li principi d'Italia facianlo, et Noi lascino nelli 
nostri termini , et se per le loro provisioni vorranno ab- 
battere li nostri Paoli, et altre monete, forse sera meglio, 
perche in pochi giorni tornaranno a casa. Di che ne risulterà 
che essendo la nostra città bisognosa di monete d'argento» 



LA ZECCA DI BOLOGNA - DOCUMENTI 4I7 

tornerà copiosa, et potrassi spender anchora le monete 
vinitiane. 

Di Bologna alli xiij Marzo MDXXXXVI. 
Antiani Consules et vex. 



Rnn 

(L.^S.) lustitie populi et comunis 

Confai. ° populi, etc. ) „. . . „ 

(L.^S.) Massari] artium > 

Quadrag-inta Reformatores ( ^. . r^ 

(L.^S.) Status libertatis * ^'^'"- ^°"°"- " 

(Arch. cit., Isfrumenti e scritture). 



Xlli. 

12 OTTOBRE I558. 



" Ragioni le quali con la debita reverentia et summis- 
sione si desidera siano poste in consideratione all' 111."'° et R.""" 
Signor Cardinal Caraffa legato nostro sopra il Bando delle 
Monete novamente pubblicato in Bologna la sustantia et 
tenore del quale è che non si debba spendere, dare, ne 
ricevere sorte alcuna di monete d'argento grande né piccole 
che non siano battute nelle Cecche delle Terre immediata- 
mente sottoposte, et suddite del Stato Ecclesiastico. Prohi- 
bendosi, dannandosi et Bandendosi tutte l'altre: sotto le pene 
contenute in esso Bando. 

Prima si dice che la Città di Bologna è piazza di traf- 
fichi, negocij et commerci] et per ciò vi concorrono genti 
di diverse et varie nationj. 

Si dice anco che è Città di Studio, dove vengono Scholari 
di diverse bande, quali portano overo sono loro mandati 
denari di diverse sorti. 

La detta Città è situata et posta in luoco tale, che è 
circondata da Principi et Signori che fano battere Monete 
delle quali per la vicinità et per il sudetto Commercio è 



4i8 



FRANCESCO MALAGUZZI 



necessario che la Città si riempia et se ne serva, come sempre 
ha fatto. 

Nella Città, come si vede, per il corso ordinario, sono 
et si trovano poche monete battute nelle Cecche del Stato 
Ecclesiastico, di modo che havendosi ad osservare il sudetto 
Bando, ne seguiriano molti danni et pregiudicij al publico et 
al particolare, anzi la total ruina della Città, insieme con la 
perdita del nome et riputatione d'essa. 

Il danno publico seria che li Datieri, ch'hanno comprato 
li Datij, non potriano pagare il convenuto prezzo, non potendo 
riscuotere la Moneta che si ordina in detto Bando, per il che 
in conseguenzia si può anco dire, che nelle subhastazioni et 
locationi delli Datij, che s'hanno da fare per l'anno à venire 
ciascuno per la detta difficoltà, si ritirarà dalla Impresa. 

Il danno particolare è et seria che tutto il popolo et 
ogni grado di persone, poveri et ricchi, non hanno denari 
né Monete battute nel Stato Ecclesiastico et se pure ne hanno 
qualcuna non basteranno per comprare pane et altre cose 
bisognevoli per il vivere, di modo che si sentiranno, come 
già si commenzano a sentire, infiniti stridi, querele et lamenti 
da ogni banda et la maggior parte delli Mercanti et Artefici 
della Città, conoscendo essere impossibile non che difficile 
osservare pontualmente il detto Bando per le sudette ragioni 
et difìTicoltà, serrarà le Botteghe per non incorrere la disgrazia 
delli Soperiori. Alli quali in ogn' altro caso è et sera, come 
sempre è, questa Città et popolo obedientissima et obsequen- 
tissima. 

Si ricorda anco quel che è di maggiore considerazione 
che questa Città non havria bisogno di provisione alcuna 
sopra le Monete regolandosi et governandosi in questa parte 
con li Bandi fatti qui dalli Soperiori. Nelli quali Bandi si 
commanda che non debbano correre ne spendersi se non le 
Monete che sono alla lega di Bologna, la qual cosa osser- 
vando come si è osservata continuamente non ha mai partorito 
inconveniente alcuno. „ 



(Ardi, cit., Istrumenti e scritture). 



LA ZECCA DI BOLOGNA - DOCUMENTI 419 

XIV. 
6 APRILE 1574. 

" Parere di M. Gio. Batta. Scotto sopra il batter Paoli, ecc. 

Ili/' Signori : 

Dovendo io dire il parere mio, secondo eh' io sono ri- 
cercato, sopra la proposta che di nuovo viene fatta a VV. 
SS. IH/' dal Secretano Matuliano per sua lettera de l'ultimo 
di Marzo sopra il battere in questa Zecca di Bologna oro, 
argento et quattrini alla misura et lega della Zecca di Roma 
et de l'altre zecche dello Stato ecclesiastico, acciochè pos- 
sino essere comode queste monete per l'uso delle terre di 
esso stato et particularmente della Romagna dove a S. S/^ 
non par bene che si apra Zecca. 

Dico primieramente, quanto alli scuti d'oro essere di 
già fatto et tuttavia farsi quello che da S. B."^ si desidera in 
questa Zecca. Conciosia : che il peso et la lega che questa 
Zecca serva nel fare di A." si confronta con quello che hora 
per la nuova capitulazione deve fare la Zecca di Roma, la 
quale ha da battere li A.'' della sohta lega di ventidue de- 
nari et di peso di Centodue alla libra : dove che per le altre 
capitulazioni haveva da batterli alquanto più gravi, cioè a 
ragione di Cento per ogni libra : et hora havendo allegerito 
il peso, talché ne vadia Centodue alla libra, viene a confor- 
marsi in circa alla regola di questa nostra Zecca, perchè la 
libra di Roma non è grave com' è la nostra, ma risponde 
oncie undici et uno quarto incirca di questo nostro peso. 
Dunque quanto a questa parte de l'Oro non ci resta più che 
dire, et io per esperienza posso dire alle SS. VV. che gli 
scuti nuovi di questa Zecca sono accettati per belli et buoni 
in Roma senza dificultà alcuna. — Quanto poi alla moneta 
d'argento io ho già detto altre volte, et di nuovo replico che 
mi parrebbe bene, che per levare la dificultà del ridurre 
queste nostre monete a baiochi di Roma secondo il suo 
vero valore, si dovesse far battere monete di valore di quat- 
trini quaranta quattro, le quali fussero di tale peso che se- 

54 



420 FRANCESCO MALAGUZZl 



condo la nostra lega contenessero tanto argento fino, quanto 
contiene uno Sullo di Roma, et si spendessero in Roma per 
baiochi dieci, et cosi facendosi, mi pare si darebbe occasione 
di fare più facende in questa Zecca et sarebbe accomodata 
la Romagna et altre terre dello stato ecclesiastico nel fare 
suoi pagamenti alla Camera Apostolica, si come fanno con 
la moneta romana. 

Ma perchè pare che il battere julij di tal sorta secondo 
la nostra lega non satisfaccia alli Padroni di Roma, deside- 
rando essi che cosi fatta moneta sia alla lega di Roma, a 
questo io dico, eh' io non so vedere ragione alcuna che a 
ciò li debba muovere, poi che senza alterare la solita nostra 
lega, possono bavere moneta tale, che se bene non sarà 
della lega di Roma, bavera però in se tanto argento fino, 
quanto habbia quella di Roma, et forsi ancora di vantaggio, 
poiché il maggiore suo peso supplirà alla lega, ne questo 
deve a loro dare punto di noia ogni volta che non ci sia 
qualche misterio di spogliare a poco a poco questa Zecca 
della sua libertade. Che quando questo periculo non ci fosse 
a me non dispiacerla che per accomodarsi al volere de' Su- 
periori, questa Zecca battesse parte alla solita lega et parte 
alla lega di Roma, secondo che ricercassero li Mercanti, che 
ci portano gli argenti, et che quando il mercante non si cu- 
rasse più di una che di un'altra sorte moneta in tal caso si 
battesse del suo argento, moneta per Roma. Hora sopra di 
questo fatto, crederei fusse bene che le SS. VV. 111." per 
altro mezo che del R.™" Mons. Tesoriero, facessero parlare 
a N. S. si per intendere bene la mente di S. B."% si ancora 
per farla capace che non deve curarsi che in questa Zecca 
si battano le monete secondo la nostra lega ; purché nella 
valuta loro siano conformi a quelle di Roma et che vera- 
mente contengano in se tanto argento fino, quanto quelle di 
Roma per non fare alteratione di questa nostra lega, la quale 
è più capace d'ogni sorte d'argento che ci si porti da battere 
senza bavere ad affinarli con danno et spesa de Mercanti. 

Finalmente quanto alli Quattrini mi pare non si debba 
fare difficultà alcuna di battere alla lega et peso di Roma, 
quando ce ne sia bisogno. Ma questo è cosa che poco im- 
porta alla comodità del commercio con la Romagna, et con 



LA ZECCA DI BOLOGNA - DOCUMENTI 42I 

quell'altre Provincie, conciosiachè tutta l' importanza consiste 
nell'Oro et nella moneta d'argento. 

Mi piace poi grandemente che N. S. sia di parere che 
in Romagna non si apra Zecca. Perchè invero se bene vi 
s'aprisse Zecca, non servirebbe poiché gli argomenti non 
nascono in Romagna et bisognerebbe vi fussero portati di 
fuori da Mercanti, li quali Mercanti non sarebbono per por- 
tarvene, se non quando da quella Zecca havessero più van- 
taggio che da l'altre non hanno. Il quale vantaggio doven- 
dosi fare a spese della moneta, in tal caso la moneta saria 
peggiore de 1' altre, et così la Camera Apostolica non ha- 
vrebbe l' intento suo, che è d' bavere buona moneta ne pa- 
gamenti che se le fanno. 

Tutto questo sia detto per me a quanto m'è stato do- 
mandato per parte de le SS. VV. 111." rimettendo il tutto 
al suo prudentissimo giudicio, et con questo le bascio le 
mani. Di bottega il di 6 d'Aprile 1574. 

D. VV. SS. 111." 

humilissimo Servitore 
Giambattista Scotto. „ 
(Arch. cit. Istrumenti e scritture). 



XV. 

" Provistone sopra le monete tose e legiere et altri particolari 
di monete. 

Publicata in Bologna il dì 25. & reiterata alli 26. d'Agosto M. D. LXXXVIIL 

Vedendosi per esperienza quanto sia grande la malitia Narrativa. 
de gli huomini, che posposto ogni timor di Dio, amore del 
prossimo, & senz'alcun rossore, acceccati da mera, & eccessiva 
avaritia, & estrema ingordigia del guadagno, procurano con 
ogni ansietà, & sollecitudine per diversi modi illeciti prof- 
fittarsi con grandissima offesa di sua Divina Maestà pregiu- 
dicio inestimabile della lor conscienza, & danno evidentis- 
simo del prossimo, non solo con tosare monete cosi d'oro 



422 



FRANCESCO MALAGUZZI 



come d'argento, & con cercare anche di condurne altronde 
in questa Città in molta, & notabil quantità per spargerle 
nel popolo, si come dall'effetto s'è più volte chiaramente ve- 
duto, ma in particolare dopò la publicatione della Provisione 
generale fatta alli giorni passati sopra esse monete, publicata 
sotto li 15. & 16. di Luglio prossimo. Onde ne nascono gli 
istessi inconvenienti, e disordini, ch'erano parimente cagionati 
dal tollerarsi il spendere dette monete per più del vero, e 
giusto lor valore. Al che volendo il molto Illustre, & Reve- 
rendiss. Monsig. Prothonotario Dandini Vicelegato mentissimo 
di questa Città, etiam d'ordin'espresso di N. Sig. col volere 
& consenso de gli Illustri, & Eccelsi Sig. Antiani Consoli, Sig. 
Dispositiva. Confaloniero di giustizia, e illust. Reggimento opportunamente 
provedere, inherendo non solo à la predetta prima provisione 
generale, ma quella espressamente rinovando, e confirmando 
in ogni sua parte, che non sia però contraria, o discrepante 
dalla presente; nel qual caso, & parte questa habbia sempre 
da prevalere, & essequirsi (oltre à quanto s'è in quella sopra 
ciò espresso) ordina, & espressamente comanda, che dalla pu- 
blicatione di questa non sia persona alcuna cosi terriera come 
forestiera, tanto ecclesiastica quanto secolare, di qual si sia 
stato, grado, ordine, e conditione, talmente che nissuno s'in- 
tenda eccettuato, che ardisca, o presuma sotto qualsivoglia 
pretesto, ò colore condure, ne far condure o portar in questa 
Città, suo Territorio, o distretto, ne tampoco spender o in 
qual si sia modo contrattare, né pagare alcuna sorte, o quan- 
Monete tità picciola, o grande di dette monete cosi d'oro, come d'ar- 
ac d'argento, gento tose, o legiere in maniera, che callino del lor vero e 
giusto peso & valore di Zecca, da dichiararsi in fine della 
presente. 

Et rispetto alla moneta vecchia di Bologna non s'intenda 
altrimenti tosa, legiera, ne prohibita, se non quella, che si 
trovarà deteriore del peso della moderna di Zecca. 

Et per dar tempo à ciascuno di disporre senza pregiu- 
dicio della Presente Provisione, & senza danno proprio di 
quella quantità di monete cosi tose, o legiere , che si tro- 
vasse; si concede, che fra dieci giorni prossimi quelli della 
Città, & tra venti quelli del Territorio, e distretto possano 
tali monete tose e legiere, o mandarle alla Zecca a farle 



Moneta 

vecchia 

di Bologna, 



Termine à 
scaricar- 
sene. 



LA ZECCA DI BOLOGNA - DOCUMENTI 



423 



fondere in tanta buona moneta, o che dal Zecchiero gli sarà 
a tal'effetto pagata buona valuta equivalente, come d'argento 
rotto; overo mandarla fuori di detta Città, Territorio, o di- 
stretto, come pili a ciascuno piacerà. Prohibendosi però a chi 
si sia ad ogni il poterla fra questo termine spender, o in altro 
modo contrattar'in essa Città, Territorio, e distretto. 

Sotto pena alli contrafacienti, se saranno Banchieri, Mer- 
canti, o altri che ne fanno incetta, e mercantia di perder'af- 
fatto la detta moneta cosi tosa e legiera (la qual subito sarà 
portata in Zecca, per fonderla in tanta buona) & di pagar'al- 
trettanta buona moneta, quanto valerà la tosa, o legiera, che 
sarà cosi per contrabando levata. Ma se saranno altri del Po- 
polo, che non attendono a simili traffichi di monete, ma so- 
lamente le ricevano da suddetti Banchieri, e Mercanti, o da 
altri in pagamenti, & contratti (essendoli trovate dopò il detto 
termine) ancor che non le spendessero, overo che le spendes- 
sero durante esso termine, incorrano in pena d'un bolognino 
per lira per mercede dell'Essecutore, che ne farà l'esecutione: 
Et la moneta cosi tosa e legiera si dovrà subito portar in 
Zecca, dove dal Zecchiero sarà in tal caso pagato al Padrone 
di essa l'equivalente dell'argento rotto, come di sopra. Il che 
s'intende pur, che questi tali non siano indiciati di farn^in- 
cetta, o mercantia; nel qual caso si chiarirà il fatto per pu- 
nirli, o di questa pena se faranno in minor colpa, o dall'altra 
imposta a Mercanti, e Banchieri, se si trovaranno nel caso, e 
termine loro. 

In oltre non sia persona alcuna come di sopra, che ar- 
disca, o presuma portar fuori della Città oro, ne argento in 
pane, in verga, ne bruciato, sotto pena della total perdita di 
esso conforme alli capitoli della Zecca; ma porta o al Zec- 
chiero; qual sia tenuto dargli il suo giusto valore; overo che 
gU Io partisca per suo conto. 

Comandandosi in tanto alli Capitani, Gabellini, & altri 
ministri, & guardiani delle porte di detta Città, com'anco à 
gli Officiali, & Essecutori del Territorio, che debbono stare 
vigilanti, & usar'ogni essatta diligenza per scoprire, e arre- 
stare quelli, che portassero, o conducessero in essa Città, o 
territorio di dette monete tose, legiere, o altre prohibite anco 
nella predetta prima Provisione; o che portassero fuori di 



Non si possi 
in tanto 
spendere. 



Pene 
imposte. 



Oro, 
o argento 

fuori 
di monete. 



Capitani, 

& altri 

guardiani 

delle Porte, 

Officia):, & 

Essecutori 

del 

Territorio 

stiano 

vigilanti. 



424 



FRANCESCO MALAGUZZI 



Tener' 

affisse 

In publico 

ambe le 
Provisioni. 



Bilancini, 

& 

perfetti 

per lì scudi 

d' oro. 



Public! 
appesateli 

per 
le monete 
d'argento. 



detta Città del sopradetto oro, o argento in pane, in verga, 
o abrugiato come di sopra, col contrabando, che trovassero ; 
il che facendo siano tenuti denontiarlo come di sotto, nel qual 
caso guadagnaranno la portione, che di sotto si dirà, che gli 
sarà subito senz'alcuna eccettione pagata, fatta, che ne sia 
l'effettuai essecutione. Ma se fossero detti ministri, & essecutori 
scoperti in dolo d'ammetter scientemente, o d'accordo con li 
contrafacienti in essa Città, o Territorio alcuna quantità pic- 
cola, o grande di dette monete tose, legiere, & altre prohi- 
bite come di sopra; o se in qualonque modo si trovassero 
negligenti in questa parte, o conniventi, saranno come tali 
puniti ad arbitrio di sua Sig. Reverendiss. etiam corporalmente. 

Et perche non sol la presente, ma anco l'altra sudetta 
prima generale provisione vadino a notitia di ciascuna per- 
sona, & che tutte le lor parti siano ben'intese; & che di 
esse nissuno possa pretendere, ò allegar'ignoranza, s'ordina & 
espressamente comanda a ciascun Banchiere, Mercante, Arte- 
fice, Hoste, & ad ogn'altro, che faccia publico essercitio & ma- 
neggio di denari cosi nella Città, come sul Territorio, che 
debba ad ogni modo nelli loro Banchi, Botteghe, Hosterie, 
& altri loro publici ridotti tener affisse ambedue le dette Pro- 
visioni in stampa, e talmente in publico, che possano es- 
sere, & siano vedute da chi vi capitarà, sotto pena di scudi 
venticinque d'applicarsi come di sotto si dirà. 

In oltre siano anche ubligati li detti Banchieri, Mercanti, 
& altri predetti tener parimente in publico nelli detti loro 
banchi, botteghe, hosterie e ridotti le bilancine con li loro 
pesetti, carati, e grani giusti, per poter'in servitio, & bene- 
placito di chi si sia appesar li scudi d'oro, acciò che nissuno 
possi in queUi esser fraudato ; si come siano tenuti appesarli 
quando li ne sia fatta instanza ne' pagamenti ch'essi li fanno, 
sotto la medesima pena di scudi venticinque d'applicarsi come 
di sotto. 

Quanto poi alle monete d'argento tose, e legiere si co- 
stituiscono non solo il Zecchiere, ma anco li Assaggiatori, che 
sono M, Carlo Mangini, e M. Gio: Battista Stella Orefici 
nelle Oreficerie, & come publici Ministri ad appesar ad in- 
stanza di chi si sia senz'alcuno premio, o mercede di qual 
si voglia particolare ogni sorte, e quantità di monete. 



LA ZECCA DI BOLOGNA - DOCUMENTI 



425 



Dichiarandosi espressamente che nel pagar che faranno 
essi Banchieri, Mercanti, o altri come di sopra di dette mo- 
nete cosi d'oro come d'argento, quando da chi le riceverà 
saranno havute per sospette d'esser tose o legiere, & di esse 
come tali fatto motto, & instato di farle pesare, se da quel 
tale Banchiero, Mercante, o altro predetto sarà attestato esser 
buone, & di giusto peso, trovandosi poi altrimente da predetti 
publici Assaggiatori, o Zecchiero si starà in tal caso alla sem- 
plice assertione del recevitore, che quelle siano ristesse mo- 
nete pagateli come di sopra; & il contrafaciente sarà ubligato 
alla restitutione di tanta buona moneta, & essecutato per la 
pena, come di sopra esposta. 

Et per levar'ogn'abuso, & confusione nell'avenire circa 
l'intelligenza di più sorti di scudi d'oro, essendosi massime nella 
sudetta prima Provisione dichiarato, & permesso un sol scudo 
d'oro, & non più; si statuisce chiaramente, & espressamente 
si comanda, che nominandosi per l'avenire nelli contratti, e 
conventioni scudi d'oro, s'intendano sempre, e siano scudi d'oro 
di Zecca; & non altrimente. Li quali scudi d'oro di Zecca sono 
di già nella predetta prima Provisione stati dichiarati valere 
giustamente rispetto alla moneta de hoggidì d'argento di 
questa Zecca Bolognini novanta l'uno ; Et quando si dirà scudi 
semplicemente senza nominar'oro, s'intendano sempre, & siano 
a ragione di questa moneta di Bologna di lire quattro Tuno, 
& non più. Il che tutto si dichiara espressamente dover per 
ciò senz'alcun pregiudicio delli contratti e conventioni fatte 
per il passato fin'al giorno della publicatione della presente 
Prouisione; & che habbia luogo per l'avenire solamente. 

Che persona alcuna di qual si voglia grado, o conditione, 
non possa tener'in Casa, o in altra parte alcuna stampa, né 
forma di stampa, ne tonzure, overo tosature, erosoli, fornelli 
da vento forbici, lime, ne altro instrumento atto a fondere, 
& fabricar monete false, o a tosar le buone; sotto pena- di 
dugento scudi d'oro d'applicarsi come di sotto. Riservati il 
Mastro di Zecca, gli Orefici mastri di botteghe descritti nella 
matricola della loro Compagnia. & loro Obedienti; com'anco 
li Mastri pur di botteghe dell'oro, & argento battuto, filato, 
& batti fogli ; quali tutti possino soli tenere quell'instromenti, 
che sono necessari alle loro arti. 



Dichiara- 

tione de 

Banchieri, 

e Mercanti 

circa il 

giusto peso 

delle 

monete & 

scudi d'oro. 



Distinzione 
chiara dal 
scudo d'oro 

à quello 
di moneta. 



Stampe, 
erosoli, o 

altri 
instromenti 
da monete. 



426 FRANCESCO MALAGOZZI 



Appiicafioni Et le pene sudette da incorrersi per li contrafacienti come 

delle pene. ^. ^^^^^ -^^ ^^^j g- yoglia dc sudcttl casi s'applicaranno (si 
come in effetto venendo il caso s'estequirà) per un terzo a 
luoghi pij, un altro terzo alla Camera di Bologna, e il resto 
per metta fra l'accusatore, & essecutore, che ne farà l'esse- 
cutione da effiggersi irremissibilmente senz'alcuno rispetto; 
& s'usarà diligenza per scoprire, &: chiarire li detti tran- 
sgressori ; & l'accusatore sarà sempre in ogni caso tenuto se- 
creto. Eccetto però quel Bolognino per lira, che si dovrà 
essigger da gli altri del Popolo, à quali faranno trovate dopò 
il termine predetto monete cosi tose, o legiere, o che fra il 
termine, le spenderanno ; la qual mercede, s'intenda tutta, & 
sia dal detto essecutore solamente, che farà l'essecutione per 
sua mercede. 
Facoltà à E perche le fraudi alla presente provisione, & l'altra 

Magistrati, . , .,,,. .,-., . _ 

Officiali, & prima sudetta già publicata più tacilmente si scoprano, & mag- 
gior osservanza d'ambedue (conforme pur a l'ordine espresso 
di S. Beatitudine) si concede ampia autorità, & facoltà a tutti 
li Magistrati, & Officiali si della Città come del Territorio, 
& Distretto di far osservare, & ad ogni essecutore d'essequire 
indifferentemente, ma coh ogni vera, & candida giustitia am- 
bedue le dette prò visioni di monete; astenendosi però ciascuno 
ad ogni modo, sotto pena arbitraria di sua Sig. Reverendiss. 
dall'estorsioni, & illecite essecutioni, con haver sol l'occhio, & 
mira alla retta, e santa mente di S. Beatitudine, & della buona 
intentione de Superiori predetti, & in ogni caso habbia sempre 
luogo la preventione. 
Facoltà Quali Magistrati della Città, & Officiali del Territorio, & 

limitata . '^ ° ... . 

intorno il Distretto non possano fare alcuna dichiaratione determinata 

peso delle _ ' ^ _ 

monete, intomo tal materia di monete tose, o legiere, che prima non 
siano chiariti dalli publici Assaggiatori predetti del peso di 
quelle monete, che havranno levate, come stia veramente 
conforme a gli ordini ch'essi havranno da sua Signoria Re- 
verendissima, 
obiigo degli Et li Essecutori siano sempre tenuti (trovato il contrabando, 

Essecutori. art • • ... 

& fatto l'arresto di quello, ricorrer incontinenti a loro Magi- 
strati, overo Officiali come di sopra denuntiando il tutto fi- 
delmente, acciò possano dagli Assaggiatori, ò altri Ministri, 
che acciò fossero deputati chiarirsi della vera qualità del peso 



LA ZECCA DI BOLOGNA - DOCUMENTI 



427 



di dette monete arrestate, & far debita giustitia conforme 
sempre alla presente, & all'altra predetta prima provisione; 
sotto pena etiam corporale ad arbitrio di sua Signoria Re- 
verendissima. 

Et oltre li sudetti essecutori si dichiara anco espressa- 
mente, che sia lecito ad ogn'altra persona particolare scoprir, & 
accusare, ò secretamente denunciare qualunque contrafaciente; deno 
nel qual caso ciascuno sarà tenutto secreto, & guadagna (vo- 
lendo) quella portione di pena, nella quale sarà tal contra- 
faciente incorso, da pagarsegli incontinenti, fatta che ne sia 
l'effettuai essecutione, come di sopra; & si procederà contra 
ciascuno senza alcun rispetto. 



Facoltà à 
particolari 
d'accusare 



Li pesi &" valute di ciascuna moneta; quali s' hanno da osservare, 
sono gl'infrascritti, cioè Monete di BOLOGNA. 



vagliono 
ottavi carati Lire 



Li Gabelloni da 26 Bolognini pesano d'onza 

Le Piastre overo Testoni alla Romana 

Le Piastre da 20 bolognini . . 

Li mezi Gabelloni da 13 bolognini 

Li bianchi da io bolognini 

II Sisto da 44 quattrini . . 

Il Giulio da 40 quattrini . 

Il Carlino da 30 quattrini . 

La Gabella da 26 quattrini 

Il mezo Carlino da 15 quattrini 

La meza Gabella da 13 quattrini 



tre 
o dui 
o dui 
o vno 
o vno 
o o 



4 
13 

9 
12 

4 
17 
16 
12 

IO 

6 
5 



I— 6—0 
I — 2 — 
I — o — o 

0—13-0 

O — IO— o 

o— 7-4 

o— 6—8 

o— 5-0 

o- 4-4 

O — 2 — 6 
O- 2 — 2 



ROMA con tutto il stato Ecclesiastico, & d'VRBINO. 

Il Scudo d'argento di Roma nuovamente 

stampato con la testa di N. Sig. Papa 

Sisto V. & il S. Francesco da dieci Paoli i 10 3 — 16 — 8 

La Piastra over Testone da 3 Paoli , . . o dui 11 i — 3 — o 

Il Paolo o i-y o— 7—8 



FIORENZA. 

Il Scudo d'argento di Fiorenza i 12 

Il mezo Scudo o quat. 6 

La Piastra overo Testone o dui 9 

11 Giulio overo Barile o 16 



4 — 0—6 
2— o— o 
I— 3-0 
o— 7—8 



55 



428 FRANCESCO MALAGUZZI 



FERRARA. 



vagliono 
ottavi carati Lire 



La Piastra overo Testone o dui 51— o— o 

Il Carlino overo Diamantino o no- 5 — o 

VENETI A. 

Il Scudo segnato numero 140 i o 8 3 — 18—4 

La Giustina doppia segnata numero 80 . . o quat. 16 2— 4—8 

La Giustina numero 40 o dui 8 i — 2—4 

La meza Giustina numero 20 o vno 4 o — 11 — 2 

MANTOVA. 

La Piastra con Santa Barbara o dui 7 i — 2 — 4 

MILANO. 

Il Scudo di Milano pur d'argento col Biscione 

senza corona i oii 4 — o— o 

Il mezo Scudo simil'a quartiero, etiam con 

la testa coronata, ma fra due stelle . . o quat, 5 2— o— o 
Il mezo Scudo vecchio con la testa coronata 

senza stelle, & l'arme di fuoi Regni . . o quat. 14 2— 4—0 

Il quarto simile per metà o dui 7 i — 2 — o 

PARMA, ET PIASENZA. 

» 

Il Scudo d'argento con la testa, & arma del 

Duca I o 9 4 — o — o 

Il mezo Scudo simile o quat. 4 2 — o— o 

Il quatro a proportione o dui 2 i— o— o 

GENOVA. 

Il mezo Scudo d'argento o quat. 18 2— 6 — o 

Il quarto a proportione o dui 9 i — 3—0 

LVCCA. 

Le monete di Lucca col S. Martino a ca- 
vallo, & l'arma di quella libertà .... o tre 2 i — 7—0 
Ans. Dandinus. Viceleg. 
Herc. Bent. Vex. lust. » 

(Arch. cit. Assunteria di zecca. Bandi). 



LA ZECCA DI BOLOGNA - DOCUMENTI 429 



XVI. 

" Riserva dei privilegi^ e gius, ad usi circa il peso e Lega 
alla Zecca di Bologna in occasione di battuta fatta fare 
da N, S. 

Die 7 Januarij 1598. 

Ill.mus et R.mus D. Horatìus Spinula Bononiensis, etc. 
meritissimus Prolegatus Volens in Esequatione ejusdem 111.™^ 
D. Ordinator; ab Urbe^ et ab 111. me et R.mo D. Car." Aldro- 
bandino prò comoditate providendi de moneta aurea, et ar- 
gentea prompta espendenda in stipendijs Militum, et alijs 
opportunis ad Belliim Ferrarien. quod de presenti viget Oidi 
facere in hoc Civitate Bononie dictas monetas ad ligam, et 
pondus, ac cum impressionibus in Urbe uti solitis vel cum 
alijs sive bene visis, cum ad hunc finem requisiverit Ill.mum 
Regimen, de loco, et Utensilijs, Ministris, et alijs ad id op- 
portunis, dictumque, Regimen libenti animo, et prò servitio 
S.™' D. N. predicta omnia accomodaverit, ne tamen propterea 
prejudicium aliquod dicto Ill.mo Regimini, et Civitati fiat, 
ve! fieri dubitari possit. Itcirco idem Ill.mus D. Vicelegatus 
Declaravit Indulta, privilegio, Concessiones, et consuetudines 
antiquas diete Civitatis tam circa Legam, quam circa pondus, 
et impressiones monetarum sive auri sive argenti per pre- 
dictam Cussionem faciendam ut supra fore, aut esse quo pacto 
innovatas alteratas, vel immutatas, sed eo omnia remanere, 
et esse, ac fore in suo robore illesa, et reservata voluit, et 
ac si predicta comoditas, et diversa Cussio facta non fiiisset, 
vel non hic, sed in Urbe facta fuisset, Cum in hac parte 
Regimen Commoditatem tantum dictj loci Utensiliorum, et 
Ministrorum, ut premittitur prestiterint. 

Et ita dixit, decrevit, declaravit, et resservavit omni me- 
liori modo, etc. 

Horatìus Spinola, Viceleg.*"^ 

Loco ^ Sigilli 
Jo : Maria Monaldinus, Cancell. „ 

(Assuntcria di" Zecca. Piani elDiscipline Monetarie). 



OPERE NUMISMATICHE 

DI 

CARLO KUNZ 



(Continuazione: Vedi Fase. II, 1897). 



IL MUSEO BOTTACIN 

ANNESSO ALLA CIVICA BIBLIOTECA E MUSEO DI PADOVA 



Mantova 

E LE ZECCHE MINORI DEI PRINCIPI GONZAGA. 

Se vogliamo prestar fede allo Zanetti, Leopoldo Camillo 
Volta, mantovano, in sullo scorcio del passato secolo, lavorava 
intorno ad una storia delle monete della sua città, ma di 
tale opera non abbiamo altre notizie, né sappiamo di quanto 
fosse progredita. Quale un saggio di essa è però da consi- 
derarsi la erudita dissertazione sulla origine della zecca e 
sulle prime monete di Mantova, inserita nella raccolta Za- 
nettiana. 

Qualora fosse indubitato il diploma dell' imperatore Ot- 
tone III (997) , per tacere di quello di Berengario I e di 
Lotario II, tenuti controversi da molti, l'origine della zecca 
mantovana daterebbe dalla fine del secolo X; ma se vo- 
gliamo invece attenerci soltanto alle monete pervenuteci, ch'è 
forse il migliore partito, il suo principio non salirebbe oltre 
la seconda metà del secolo XII (i)- Checché ne sia di ciò, 
facciamo voti che il concetto del Volta sia incarnato al piìi 
presto e con tutta la possibile ampiezza per opera del chia- 
rissimo signor D. Attilio Portioli, il quale, negli Appunti che 
va dettando nel Bullettino di Numismatica, mostra di quanta 
soda dottrina fornito e quanto innamorato e padrone egli sia 



(i) A tale opinione non aderisce l' egregio D. A. Portioli, che re 
troccde fino alla prima metà del secolo XI colle prime monete vescovili 
Egli ammette anche il diploma di Lotario II e segnala l'esistenza d'altri 
di Corrado II e di Federico I, i quali, quantunque posteriori, gli com 
provano l'esistenza della zecca mantovana più in là del mille. Ci riinet 
tiamo a lui per tale affermazione che desideriamo possa venire avva 
lorata dalla scoperta di monete corrispondenti, che fino ad ora mancano 



434 



CARLO KUNZ 



del suo soggetto. Avremmo così per lui snebbiata e com- 
pletata la storia d'una zecca ch'è fra le più importanti d'Italia, 
anche in ordine a numero e ad artistica perfezione de' suoi 
prodotti. Né ciò può sorprendere, avvegnaché la Corte degli 
splendidi Gonzaghi, che ressero le sorti di questa città per 
oltre tre secoli e mezzo, fosse il convegno delle sommità ar- 
tistiche di quel tempo, e la città stessa patria di uomini in- 
signi in ogni arte e dottrina. Così, per nominarne uno solo, 
Sperandio, l'immaginoso creatore di tanti stupendi medaglioni, 
era mantovano. 

Dei due primi periodi di questa zecca vescovile (dico 
così per pili facile intelligenza, sebbene il prelodato dimostri 
i vescovi non avere mai signoreggiata questa città), e re- 
pubblicano^ non ha questo museo cose degne di speciale ri- 
marco, ma nella numerosa serie delle monete gonzaghesche 
molte sono quelle che si distinguono per rarità o venustà di 
conio. Tali sono il bolognino del capitano Francesco I; il 
grassone di Gian Francesco, primo marchese; un grosso ed 
un mezzo grosso non dissimili, ed un denaro piccolo con ini- 
ziali allusive al marchese ed a Virgilio, di Lodovico III 
(Tav. IX, n. i). Del valoroso Francesco II un ducato cToro, 
il magnifico testone, sul quale egli è rappresentato a cavallo 
quale capitano della Veneta Repubblica, alquanto differente 
da quello divulgato dal Bellini (Tav. IX, n. 2), un mezzo 
testone colla sua effigie, ed il soldo dall' impresa della cervia, 
col moto tedesco, altrove accennato (Tav. IX, n. 3). Del 
primo duca, Federico II, sono notevoli un testone, un moce- 
nigo coi due Santi, ed un mezzo testone (?) di squisito lavoro, 
con una soave madonnina che si direbbe disegnata dal Man- 
tegna. Fu descritto dal Gradenigo, ma non per anco ripor- 
tato in disegno, per quanto sembrami (Tav. IX, n. 4). Del 
secondo duca, Francesco III, che morto giovane lasciò poche 
e rare monete, evvi un mocenigo non per anco pubblicato, 
simile a quello del padre (Tav. IX, n. 5). Di Guglielmo 
non é ovvio il grassetto col Santo Adriano, e fra i pezzi 
di Vincenzo I meriterebbero T incisione, un tallero da dodici 
lire coll'arme, ed un ducatone dell'anno 1589 con San Giorgio 
a cavallo, che trovai soltanto descritti in qualche opera te- 
desca ; senonché molte essendo nel museo le monete di tal 



IL MUSEO BOTTACIN 435 



fatta, non posso riportarne che alcuna, omettendo quasi tutte 
quelle di gran modulo. Del duca Ferdinando, pel tempo in 
cui era ancora cardinale, notansi, un ducatone dal sole, in 
argento, altro che per essere di schietto rame si palesa prova 
di zecca, e pezzi meno rari del tempo in cui non tenne piìi 
la porpora. Vincenzo II porge la bella medaglia del Morone 
col mastino, un ducatone ed un mezzo ducatone di pari im- 
pronto ed un pezzo da ottanta soldi col Beato Luigi. Credo 
poi spetti allo stesso una moneta anonima, della quale 
porgo il disegno acciò ne sia meglio chiarita la pertinenza, 
notando intanto come il primo lato di essa ricordi il di lui 
stupendo ducatone maggiore colla galera speronata, del Ga- 
binetto imperiale, e gli emblemi della giustizia e della pace, 
espressi sul rovescio, osservinsi uguali sovra un suo pezzo 
da quattro soldi descritto dal Gradenigo (Tav. IX, n. 6). Di 
Carlo I, che ha ben quindici pezzi, distinguonsi due ducatoni 
collo zodiaco, un scudo ed un mezzo scudo dal mirasole 
(Tav. IX, n. 7), il pregevolissimo mezzo ducato col Santo 
Andrea (Tav. IX, n. 8), un da ottanta soldi col Beato Luigi ed 
una mezza lira colla Santa Lucia (Tav. IX, n. 9); di Carlo II 
un ducatone. Della reggenza d' Isabella Chiara nominerò un 
ducatone, e sorpasserò le monete del di lei figlio Ferdinando 
Carlo, ultimo duca di Mantova, che nulla offrono di partico- 
lare. Non mi soffermerò alle monete anonime di questi si- 
gnori che per un sol soldo di rame coli' impronto singolare 
dell'elefante, il quale per alcun dettaglio penso essere del 
tempo di Vincenzo I. 

Dell'epoca del dominio austriaco è degno di menzione 
un pezzo di rame di Carlo VI che per la nota, L. 6, che 
porta impressa, mostra essere prova di zecca di una moneta 
da lire sei, la quale probabilmente non ebbe intiera esecu- 
zione. E dell'anno 1736, e, come in altre sue monete, porge 
l'effigie laureata di quell' imperatore e l'aquila bicefala colla 
croce del Comune in petto. 

Chiudono il novero delle monete di questa città le os- 
sidionali degli anni 1799 e 1848, ed il totale di esse oltre- 
passa le centosessanta. 



56 



436 CARLO KUNZ 



Pria di rivolgermi ad altre cose, conviene io spenda 
poche righe intorno alle monete che i duchi di Mantova 
fecero battere in Casale, dopoché per sentenza dell' impera- 
tore Carlo V il Monferrato fu aggiudicato a Margherita 
Paleologa, seconda moglie del duca Federico e nipote del 
marchese Gian Giorgio, nel quale si estinse la successione 
mascolina di questo casato. 

La prima tutela della marchesana Margherita pel figlio 
Francesco non è rappresentata in questo museo da alcuna 
moneta, ma tre ve ne sono del tempo in cui ella resse lo 
Stato col secondo suo figlio Guglielmo : uno scudo d'oro al- 
quanto differente da quello che pubblicò il meritatissimo si- 
gnor R. Chalon nella Rivista Numismatica ch'egli con tanto 
sapere dirige (Tav. X, n. i) ; un terzo di scudo colle teste 
accollate di entrambi ed il motto Non improvidis, imitante 
la ripristinata lira del duca di Savoia Emanuele Filiberto, ed 
un cavallotto da tre grossi fregiato delle armi paleologa e 
gonzaghesca, simile in tutto ad altro della prima tutela 
(Tav. X, n. 2) (2). Il duca Guglielmo, emancipato, anno- 
vera tre differenti bianchi da quattro soldi, ed altre minori 
monete, le quali, forse inedite tutte, sarebbero a posto in una 
speciale monografia, ma qui non possono essere riportate. 
Di Vincenzo I evvi un ducatone, alcune parpagliuole col 
Santo d'Assisi, e parecchie fra le copiosissime varietà dei 
quattrini simbolici colla impresa della mezza luna, che iso- 
lati hanno poco pregio, ma riuniti formano un bel contingente 
di questa zecca, alla quale sembranmi appartenere. Di Fran- 
cesco IV, che ha sì poche cose e tutte rare, evvi il ducatone 
con quel Santo, la parpagliola descritta dal chiarissimo dot- 
tore Pigorini (Tav. X, n. 3), ed un inedito soldo (Tavola 
X, n. 4). Del duca Ferdinando è osservabile un ducatone 
col Santo leggendario, uccisore del drago, e di Carlo II un 
testone di pari impronta. 



(2) Sebbene l' illustre e venerato maestro commendatore Promis, 
nella egregia storia delle zecche di Masserano e Crevacuore non ha 
guari pubbHcata, ne insegni tale pezzo vedersi in tariffa di. Lione del- 
l'anno 1578, non so decidermi a sopprimere il disegno che ne feci, trat- 
tandosi di cosa rara e di libro ancor più raro. 



IL MUSEO BOTTACIN 437 



Con ciò abbia fine questa indicazione, che, nella sua ari- 
dità, pur servirà a dimostrare come sia doviziosa la serie 
delle monete operate dai principi del ramo principale Gon- 
zaga, nelle loro zecche di Mantova e di Casale. 

NOVELLARA. 

Il P. Ireneo Affò, che occupa posto sì distinto fra i num- 
mografi italiani, coadiuvato in parte da quel praticone che 
era lo Zanetti, dettando la storia delle zecche dei rami col- 
laterali della stirpe Gonzaga, fece opera sì dotta e diligente 
che servirà mai sempre di base sicura a quanti dalle scoperte 
di nuove monete trarranno motivo meno di correzioni che 
di qualche aggiunta a quelle serie. Ma comunque limitato 
resti il compito di quelli che mettonsi a spigolare nel campo 
da lui coltivato, avvegnaché poco sia sfuggito alle attente 
sue ricerche, tuttavia il lavoro non riesce sempre infruttuoso, 
e per giunta facile ed aggradevole, dietro le orme di guida 
così valente. Di ciò daranno novella prova i seguenti cenni. 

Pili antico fra i rami secondari della famigha Gonzaga, 
quello dei Conti di Novellara e Bagnolo, che trasse origine 
da Feltrino, figlio di Luigi primo Capitano di Mantova, ot- 
tenne facoltà di battere moneta, nella prima di quelle terre, 
dall' imperatore Carlo V, nell'anno 1533, a favore dei tre su- 
perstiti figli del conte Alessandro, morto nello stesso anno. 

Le monete di questi Conti, consortive, anonime e del 
secondo Alfonso, sono poche e rare, per cui non è piccolo 
vanto di questo gabinetto potere additarne cinque, che sono : 
il da dieci soldi, il pezzo che l'Affò disse da cinque, ma che 
stimo rappresenti un valore inferiore, ed il sesino di quel 
Conte ; un nuovo quattrino anonimo di stampo lucchese, la 
cui mancante leggenda non mi riesce di raccappezzare (Ta- 
vola X, n. 5), ed un quattrino del pari inedito, della specie 
di quelli di Bologna detti chiavarini, di cui hannosi già con- 
traffazioni di Dezana, di Frinco e di Castiglione (Tavola 
X, n. 6) (3)- 



(3) Furono queste, al certo, le contraffazioni che ammorbarono di 
ogni parie Bologna, ed indussero il suo Senato a mutare il conio dei 
quattrini nell'anno 1591, come nota il Ghirardacci. 



438 CARLO KUNZ 



Sabbioneta. 

Per la morte del cardinale Francesco, secondogenito di 
Lodovico II marchese di Mantova, che ne era stato investito 
nell'anno 1466, passò il castello di Sabbioneta in possesso 
del solo terzogenito Gian Francesco, conte di Rodigo, che 
non tardò ad ottenere V investitura dall' imperatore Massi- 
miliano I ; ma è problematico se fossevi aggiunto anche il 
diritto di zecca, e la presunta di lui moneta, recata dall'Affò, 
sembra essere piuttosto disegno non fedele di una sua me- 
daglia. I costui quattro figli ottennero nuove investiture negli 
anni 1497 e 1521, con facoltà di battere moneta, ma non 
apparisce che essi, né Luigi, primogenito del primo, ab- 
biano fatto uso di tale privilegio. Non è così di Vespasiano, 
di lui figlio, promotore dei buoni studi e zelante raccogli- 
tore di antichità , che nell' anno 1562 stabilì formalmente 
la zecca in Sabbioneta e vi fece lavorare monete in tutti i 
metalli, nei quattro periodi del suo governo, quale marchese 
di Sabbioneta e conte di Rodigo, o marchese, principe o 
duca di Sabbioneta. 

Fra le di lui monete trovammo un cavallotto differente 
da quello divulgato dall'Affò, spettante al terzo periodo, dopo 
l'anno 1575, in cui ottenne il titolo di principe (Tav. X, n. 7), 
ed un quattrino dalla corona, del tempo in cui fu duca. 

Premorto al padre l'unico figlio di Vespasiano, la di lui 
figlia Isabella col marito Luigi Caraffa, principe di Stigliano, 
presero possesso del Ducato e continuarono a farvi lavorare 
la zecca. Le sole loro monete, riportate dall' Affò, sono un 
sòldo ed alcuni sesini, e né a lui, né al Zanetti fu dato rin- 
venire il cavallotto del quale trovarono notizia in gride ed in 
documenti, ma che conservasi in questo museo (Tav. X, n. 8). 

Guastalla. 

Don Ferrante Gonzaga, terzogenito del marchese di 
Mantova, Francesco II, acquistato ch'ebbe Guastalla dai To- 
relli nell'anno 1539, ne ottenne regolare investitura dall' im- 
peratore Carlo V, che poco dopo accordavagli anche il pri- 



IL MUSEO BOTTACIN 439 



vilegio della zecca ; ma non arrivò a farne uso, perchè morì 
nello stesso anno 1557. Il di lui figlio, Don Cesare I, cultore delle 
belle lettere e raccoglitore di cose antiche, come il signore 
di Sabbioneta — piacemi accennarvi , sebbene non sempre 
la tendenza a raccogliere cose scientifiche vada di pari passo 
coll'amore allo studio — non diessi premura di approfittarne, 
perchè consta che soltanto nell'anno 1570 aprì la zecca nella 
sua città di Guastalla. 

Delle poche monete da lui battute, quasi tutte rarissime, 
notai la mezza lira col San Pietro ed una singolare varietà 
del pezzo recato dall'Afifò, che imita il bianco di Bologna, 
ch'egli stimò corrispondente al valore di quindici soldi, ma 
che più verosimilmente equivaleva a soldi venti, avendo peso 
uguale agli anselmini. Ne dò il disegno, perchè oltre alla 
differente leggenda del suo rovescio serve a correggere lo 
ornamento che sovrasta al leone di quello del nominato au- 
tore (Tav. X, n, 9). 

Copiosa è la serie delle monete battute da Don Ferdi- 
nando, figlio del precedente, nel lungo periodo di cinquanta 
anni che tenne il dominio di Guastalla, e parecchie ne serba 
questo gabinetto, fra cui due talleri degli anni 1603, e 1619; 
un bel testone dello Xell, coU'aquila bicipite e l'effigie di San 
Carlo ; un anselmino con San Pietro ed altro con San Paolo, 
che, segnato col numero 22, viene in conferma della notizia 
data dall'Affò che tale moneta valesse nell'anno 1610, soldi 
ventidue, probabilmente dopo che gli altri simili, battuti an- 
teriormente, erano saliti dai venti ai ventidue soldi (Tavola 
X, n. io) ; un giulio da quattordici soldi, un da otto colla 
testa del Principe, ed altri minori pezzi colla ovvia Annun- 
ziazione. Sono poi varietà inedite un da tre soldi — secondo 
l'Affò da cinque — coU'aquila, ed una gazzetta da due, ed 
il solo pezzo fra i pochi segnati del titolo di Duca, è il paolo 
col Santo di Tarso. 

Don Cesare II non avendo verosimilmente fatto lavorare 
la zecca, restano i duchi Ferdinando III e Giuseppe Maria. 
Del primo si distinguono l'egregio scudo coli' allegorico si- 
mulacro del primo Ferdinando, la doppia lira e la lira, en- 
trambe dell'anno 1674; del secondo non manca che lo scudo, 
ma quanti sono quelli che lo possiedono ? 



440 



CARLO KUNZ 



POMPONESCO. 

Da Gian Francesco, conte di Redigo, nominato alla zecca 
di Sabbioneta, oltre a Lodovico, capo del ramo che s'intitolò 
da quella città, nacque Pirro, i cui superstiti nipoti, dopo 
varie contestazioni, vennero alla divisione dei feudi, per cui 
Pirro e Scipione ebbero San Martino dell'Argine, Ferrante, 
Isola Dovarese e Giulio Cesare, Pomponesco. Questi, innanzi 
che divenisse principe di Bozzolo, mentre non possedeva altra 
signoria che quella della terra di Pomponesco, aperse in essa, 
senza diritto speciale, una zecca, nella quale, fra gli anni 
1578 e 1593, fece lavorare alcune monete, quasi tutte di 
bassa lega o di rame, contraffatte a quelle d' altre zecche, 
con iscopo di lucro. Da ciò, oltreché dalla piccolezza di questo 
feudo, ne viene la molta rarità di esse. 

Quattro sono quelle che osservammo: un sesino di mi- 
stura e tre quattrini di schietto rame, tutte già divulgate dal 
nummografo parmigiano. 

Bozzolo. 

Avendo l'imperatore Rodolfo II, nell'anno 1593, con- 
cessa la successione diretta di Giulio Cesare nel governo di 
Bozzolo, assegnatogli nel 1591 in divisione effettuata coi fra- 
telli dopo la morte di Vespasiano Gonzaga duca di Sab- 
bioneta, ed innalzata questa terra al titolo di Contea, Giulio 
Cesare trasferì la sua residenza in Bozzolo, facendo in pari 
tempo cessare il lavoro della officina di Pomponesco. Nel 
nuovo suo feudo, dalla dignità di Principato, fece egli bat- 
tere alcune monete che non sono meno rare di quelle la- 
vorate in Pomponesco, Alle poche recate dall' Affò ne ag- 
giunsero due gli illustri signori comm. Promis e Morel-Fatio, 
e qualche altra potrò far io conoscere quando ne avrò 
opportunità, ma intanto ecco, da questo museo, una nuova 
varietà dei quattrini coll'arme del Balzo, a formare la quale 
concorsero due di quelle già pubblicate (Tav. X, n. 11). 

Morto Giulio Cesare senza fighuoh, passò questo feudo 
al di lui fratello Ferdinando, del quale non hannosi monete 



IL MUSEO BOTTACIN 44I 



e che, trapassato nel 1605, lasciò erede il figlio Scipione sotto 
la tutela della madre Isabella, della quale il più volte no- 
minato autore produsse un rarissimo pezzo. Avendo Scipione 
ottenuto nell'anno 1613 l'investitura del feudo, cominciò poco 
stante a battere monete, da prima quale principe di Bozzolo, 
e dal 1636 in poi quale pretendente legittimo al ducato di 
Sabbioneta, in seguito alla morte d' Isabella Gonzaga e di 
Luigi Caraffa. 

Del primo di tali periodi offre questo gabinetto \\ paolo 
col Principe degli Apostoli e due inediti pezzi da tre, dei 
quali basti esporre uno, variando 1' altro soltanto per 1' as- 
senza della stella sotto la corona, allusiva parmi anche qui 
all'antenata Antonia Del Balzo (Tav. X, n. 12). Fra quelle 
della seconda epoca basti ricordare un pezzo da tre che 
riunisce il dritto n. 30 al rovescio n. 29 dell'Affò, ed un 
quattrino col nome di Scipione ripetuto sui due lati e perciò 
formato con due differenti dritti (Tav. XI, n. i). 

San Martino. 

San Martino di Bozzolo o dell'Argine — Sanctus Mar- 
tinus ah aggere — fra Bozzolo e Guazzuolo, fu uno dei feudi 
gonzagheschi che dopo varie vicende toccarono in sorte 
ai sei figli di Carlo Gonzaga di Pirro, del ramo denominato 
di San Martino e Bozzolo. Per altre divisioni e per la 
morte successiva dei membri del casato passò questa terra 
in dominio di Scipione Gonzaga, nominato nel precedente 
articolo. L'Affò non trovò che i possessori di questo feudo 
vi facessero battere monete, né altro ne dice, ma un quat- 
trinello di schietto rame di non difficile reperimento mostra 
che Scipione, se anche non vi aperse una officina, perchè 
più verosimilmente lo fece improntare in Bozzolo, volle ri- 
cordare quel luogo per ragioni a noi ignote. In certe Decadi 
numismatiche è fatta menzione di tale quattrino ma con tale 
negligenza, che quantunque sembri affare di poco momento, 
una breve rettifica non torna superflua, avvegnaché anche 
questi infusori della numismatica, come li denomina l'illustre 
Chalon, che alla più soda dottrina sa accoppiare una feste- 
vole ironia, hanno diritto di essere giudicati rettamente. Il 



442 



CARLO KUNZ 



quattrino in discorso non può adunque essere autonomo se 
offre l'effigie ed il nome del Signore che lo fece battere, né 
può il nome di questi esservi seguito dal titolo di Diix Bo- 
zuli, perchè Scipione era Principe di Bozzolo e Duca di 
Sabbionetta. Dirò inoltre, perchè ne serbo ancora memoria, 
come l'esemplare già posseduto da quel poliglotte nummo- 
grafo, mancante sul primo lato dell' ultima parola, sia stato 
da lui completato sul disegno come meglio seppe. Quello 
che ora produco, conforme ai due esemplari di questo museo, 
confermerà viemmeglio l'asserto (Tav. XI, n. 2). 



Castiglione delle Stiviere. 

Francesco I, signore di Mantova, fu quegli che primo 
ebbe in potere questa terra, ed il possesso ne venne con- 
fermato a lui ed ai suoi successori dalla Repubblica Veneta 
e dagli Imperatori. Da Rodolfo I Gonzaga, fratello di Fede- 
rico I, terzo marchese di Mantova, si propagò la discendenza 
dei Principi di Castiglione, Marchesi di Medole e Signori di 
Solferino. Venuti alla divisione dei feudi i figli di Luigi, 
primogenito di Rodolfo, il primo di essi. Ferrante, ebbe Ca- 
stiglione, e di lui l'Affò diede una sola moneta, prima fra 
quelle uscite da questa terra, innalzata dall' imperatore Mas- 
similiano II al titolo di Marchesato. Non è però la sola, 
perchè qualche altra ne esiste che ora non mi lice divulgare. 

Per rinunzia fattagli dal fratello Luigi, passò questo 
feudo in potere di Rodolfo, secondogenito di Ferrante. Vio- 
lento, uccise lo zio Orazio e morì di pari morte dopo avere 
contraffatto largamente le altrui monete, particolarmente le 
baiocchelle ed i quattrini dei Pontefici, attirandosi processi 
e scomuniche. Lo Zanetti ne riporta una sequenza, né sono 
le sole, ed a lui dovrebbero inoltre riferirsi certi quattrini, 
imitati come altri di Dezana, di Frinco e di Novellara su 
quelli di Bologna detti chiavarini, che da un lato estendono 
le chiavi decussate colla scritta : p. bonorvm. c, ovvero p. 
BONOR. CA, e dall'altro S. Pietro. 

Spetta a questo marchese una contraffazione di quat- 
trino di Montalto del nostro museo, e forse anche altro quat- 



IL MUSEO BOTTACIN 443 



trino imitante quelli del re Francesco I per Milano (Tavola 
XI, n. 3). 

Francesco, fratello del precedente, quantunque non af- 
fatto mondo del peccato delle adulterazioni, occupa posto piìi 
decoroso nei fasti della moneta, ed alcuni egregi pezzi d'oro 
e d'argento, e qualche impronta originale, inducono a cre- 
dere possa essere stato il primo fra questi signori che eser- 
citò legalmente il diritto della zecca. Con lui Castiglione sah 
all'ordine di Principato. 

Se Luigi, il maggiore dei due figli di Francesco, dichia- 
rato erede del Principato, ma dimorante quasi sempre lon- 
tano, non apparisce ch'abbia tenuto operosa la zecca, ben 
fece lavorarvi, dopo la sua morte, il di lui fratello Ferdinando, 
che neppure seppe restare immune dal mal vezzo delle con- 
traffazioni. Di lui, oltre il paolo arrecato dall'Aifò, notammo 
altro ben differente, che al rovescio porge il Santo del suo 
casato, quel desso che cedette al fratello i propri diritti, ma 
fatalmente sciupato di molto (Tav. XI, n. 4). Delle altre 
sue monete sono di qualche pregio la gazzetta battuta in 
commemorazione della sventurata donzella Domenica Calu- 
bini, ed il soldo che sul primo lato finge il biscione vi- 
sconteo ; inediti altro soldo sul quale una torre completa il 
concetto della sua leggenda meglio che non faccia il vaso 
sacro sui consimili dell'Affò (Tav. XI, n. 5), ed un quat- 
trino contraffatto ai vitalini di Parma del duca Ranuccio II 
Farnese (Tav. XI, n. 6) (4). 



(4) La presenza in questo gabinetto del quattrino che da molti si 
vuole battuto in Castiglione del Lago dal Granduca di Toscana Fer- 
dinando II, porgemi occasione di esporre un mio pensamento. L'Orsini 
fu il primo, credo, che ne facesse menzione, ma avendo egli omesso di 
riportarlo nelle tavole sembra dinotare non fosse intieramente convinto 
che appartenesse a quel principe ed a quel luogo. Còlta la palla al 
balzo, l'instancabile letterato D. M. Manni accolse nei suoi Discorsi quale 
fatto irrefragabile quella opinione, e tanto bastò perchè dai più fosse poi 
ammessa senz' altra discussione; ond'è che in nuovissime pubblicazioni 
nummografiche italiane trovasi ripetuta l'aifermazione di quella pretesa 
zecca, contro la quale il mio istinto si è sempre ribellato, e ne dirò il 
perchè, non senza invocare perdono da tutti quelli che opinano in altro 
modo. In primo luogo non posso concedere che il magnifico Signore 
della Toscana facesse battere quei quattrini con omissione del titolo 

57 



444 



CARLO KUNZ 



A Carlo, figlio di Cristierno e cugino del nominato, toccò 
in retaggio Solferino, dove, non volendo essere da meno degli 
altri, fece lavorare alcune monete. Morto Ferdinando entrò 
egli in possesso del Principato, e nel breve periodo dei tre 
anni ancora rimastigli, pur sopprimendo l'officina di Sol- 
ferino, poco fece lavorare in quella di Castiglione, due sole 
essendo le monete che vi alludono. 



suo principale di Granduca. Se poi, considerandosi successore del si- 
gnore del castello che sorge presso al Trasimeno, voleva soltanto ri- 
cordare il titolo annessovi, doveva, anziché principe, dichiararsi su quelle 
monete marchese, ossivero duca, qualora questo titolo fosse accertato 
più che non sia. Il Granduca, che faceva lavorare i suoi quattrini di 
mistura, cioè con buona parte d'argento, avrebbe inoltre agito in op- 
posizione ad ogni regola di buon governo facendo contemporaneamente 
improntare quei presunti suoi pezzi di schietto rame, come sono infatti, 
e, sia ch'egli stabiHsse nello stesso castello una officina temporaria, sia 
che li facesse lavorare nella sua zecca di Firenze, non è credibile po- 
tessero riuscire sì barbari e negletti in confronto di tutte le altre sue 
monete. Altra considerazione: la corona che sovrasta all'arme in codesti 
quattrini non ha la forma tutta particolare, della granducale, ornata 
di raggi frammezzati dal giglio fiorentino, ma sibbene una consueta co- 
rona principesca, come ho potuto constatare sovra più esemplari. Nuovo 
argomento mi porse il Bullettino di Numismatica pubblicando un inedito 
quattrino della raccolta Donati, battuto da un Gonzaga nella terra di 
Bozzolo. Ora, l' illustre Commendatore Promis scriveva testé : " Se una 
" moneta fu contraffatta da uno dei tre casati Mazzetti, Tizzoni e Radi- 
ti cati, quasi sempre si trova essere stata imitata anche dagli altri „ e 
questo è ormai assioma numismatico applicabile ad altri consimili casi. 
Ma di tale prova non vi è nemmeno bisogno in questo, perchè da lungo 
tempo, sono conosciute parecchie monete contraffatte a quelle dei Gran- 
duchi, di qualche principe di Castiglione delle Stiviere. Aggiungasi inoltre 
la circostanza che, dall'Orsini fino al dottissimo sig. P. Tonini, a nes- 
suno fu dato ancora di rinvenire traccia alcuna di documenti che com- 
provino l'esistenza di una zecca in Castiglione del Lago, o di una spe- 
ciale battitura di monete per esso, e si avrà, parmi, quanto basta per 
poter dare l'ostracismo definitivo ad una infondata opinione ed auto- 
rizzare la restituzione di quelle subdole monete al luogo che le vide 
nascere, cioè a Castiglione delle Stiviere. Ammesso ciò, sono d'avviso 
che il quattrino in discorso sia stato battuto dal principe Ferdinando I 
Gonzaga; che se uno di cotali pezzi porta veramente la nota numerale II, 
non mi opporrò perchè sia assegnato al secondo Ferdinando, il quale 
può bene avere ripetuto la frode del primo. La crazia poi, prodotta 
dal prelodato P. Tonini, non invalida i suesposti argomenti, perché mu- 
tatis mutandis, fu operata con analogo scopo. 



IL MUSEO BOTTACIN 445 



Ferdinando II, ultimo reggitore di Castiglione, se fu ono- 
rato dalla corte di Spagna, non fu al certo buon Principe, 
perchè, come insegna l'Arrighi, colle vessazioni e gli ag- 
gravi ridusse i suoi governati alla disperazione ed alla ri- 
volta. Un bellissimo pezzo di lui, ignorato dall'Affò, fece 
conoscere testé l'illustre signor comm, Promis, ed altro 
minore, da venticinque soldi, che ora incontrasi facilmente 
nelle collezioni, era del pari sfuggito alle ricerche del dotto 
bibliotecario di Parma. La sua rarità d' allora trova facile 
spiegazione nella sua impronta che imita certi pezzi di prin- 
cipi della Germania, dove promiscuamente ad essi avrà in 
quel tempo avuto corso (Tav. XI, n. 7). 

Solferino. 

Pria che Carlo Gonzaga, per la morte del fratello, di- 
ventasse Principe di Castiglione, essendo soltanto Signore 
di Solferino, volle usare o piuttosto abusare del diritto di 
zecca, facendo battere talune scarse monete, tutte contraf- 
fatte a quelle d'altri signori. Meritano essere conosciuti due 
pezzi di questo gabinetto i quali, differenti nel primo lato, 
estendono al rovescio il sole, arme di questa terra, ma 
postovi più che altro per imitazione di certe monete dei 
duchi di Mantova alle quali dovevano fare disonesta con- 
correnza (Tav. XI, n. 8 e 9). Il Gradenigo ne descrisse 
una, simile alla prima, ma priva del millesimo. 

Gazzoldo. 

Di questa terra del Mantovano, dichiarata feudo impe- 
riale di Carlo VI a favore dei Conti Ippoliti, che da secoli 
la possedevano, ed ai quali era pervenuta dai Bonacolsi, ri- 
portarono brevi notizie Gradenigo, Zanetti, Carli, Volta ed 
altri. L'esimio signor comm. Promis, pubblicando non ha 
guari una nuova moneta dei Conti Ippoliti, ne ragionò più 
ampiamente, per cui passò senz'altro a due pezzi non per 
anco pubblicati con disegno, che serva questo museo, al 
quale non manca il mezzo scudo dalla fenice del conte An- 



446 CARLO KUNZ 



nibale, eseguito verosimilmente in tempo a noi vicino coi 
coni tuttora esistenti. 

La prima di tali monete è un grosso di basso argento 
allo stampo di quelli di Genova del secolo XVI, e con leg- 
gende non dissimili da quelle del mezzo grosso che illustrò 
il prelodato Commendatore, allusive ad un feudatario deno- 
minato verosimilmente Scipione ed all'imperatore Rodolfo II, 
datore del privilegio di zecca agli Ippoliti (Tav. XI, n. io). 
La seconda è la muraiuola descritta dallo Zanetti, imitante 
alcune di Bologna, coi nomi dei tre o quattro fratelli consi- 
gnori del feudo (Tav. XI, n. 11) (5). 

Carlo Kunz. 



(5) Quantunque non sia cosa del museo Bottacin, approfitto di un 
cantuccio della tavola per esporre una terza moneta inedita di questa 
zecca, fatta con intiera imitazione di alcuni quattrini pontifici di Fano, 
e poco dissimile da altra descritta nel catalogo Welzi (Tav. XI, n. 12). 



NECROLOGIE 



COSTANTE ANTONIO SERRURE. 

Il 6 giugno ult se, a Saint- Josse-ten-Noode , presso 
Brusselles, moriva l'Avv. C. A, Serrtire, distinto numisma- 
tico belga, — figlio del prof. Costante Filippo Serrure, nu- 
mismatico alla sua volta e uno de' fondatori della Revue 
belge, — e padre del nostro collega Sig. Raimondo Serrure, 
al quale mandiamo le pii^i sincere condoglianze. 

Il defunto era nato a Gand nel 1835, e appena sedicenne 
pubblicava già un articolo di numismatica, il primo d'una 
lunga serie di scritti, intesi principalmente ad illustrare la 
storia monetaria de' Paesi Bassi. 

Oltre alla numismatica neerlandese medioevale, C. A. 
Serrure coltivò poi con successo lo studio delle monete 
galliche, l'archeologia, la storia, la genealogia, la filologia e 
la letteratura, particolarmente fiamminga. Ricorderemo a 
questo proposito i suoi Etudes sur la numismatique gauloisc 
des Commentaires de Cesar, la recente monografia Les mon- 
naies des Voconces, un Essai de grammaire gauloise, la 
biografia critica del poeta Giacomo van Maerlant, diversi 
saggi poetici fiamminghi, ecc. Scrisse infine anche intorno 
ad argomenti giuridici, e formò parte delle commissioni 
ufficiali per la traduzione dei codici. 

Socio onorario o corrispondente di molti sodalizi scien- 
tifici e letterari, collaboratore di periodici, e in relazione 
quotidiana con un gran numero di studiosi, artisti e racco- 
glitori, C. A. Serrure lascia largo rimpianto di sé fra' suoi 
connazionali. 

S. A. 



448 NECROLOGIE 



ACHILLE POSTOLACCA. 

Nello scorso agosto, morì ad Atene il valente numisma- 
tico greco A, Postolacca, già per trent'anni direttore di 
quel Gabinetto Nazionale, e noto pei suoi lavori intorno a 
quell'importante istituto. Era nato nel 1821, a Vienna, dal 
bibliofilo Demetrio Postolacca. 



ENRICO STEVENSON. 

Il giorno 16 se. agosto, a Roma, morì il Prof. E, Ste- 
venson, conservatore del Medagliere del Vaticano. 



BIBLIOGRAFIA 



LIBRI NUOVI E PUBBLICAZIONI. 

Catalogne of the greek coins of Lycia, Pamphylia and Pisidia by 
George Francis Hill; London 1897, cxxii — 353 pag. con xliv 
tav. in eliotip. e una carta geografica. 

Lycia. All'opera dell'Hill si presentavano due grandi 
difficoltà: la poca conoscenza che si ha dei caratteri licii, la 
mancanza di leggenda su molte serie monetali, che rende 
non lieve il compito di chi voglia tentarne V attribuzione. 
Egli affrontando arditamente la prima difficoltà, unì alla 
propria esperienza il consiglio dei dotti competenti ed in 
particolar modo deHArkwright; per la seconda aveva pa- 
recchie fonti cui ricorrere: l'opera del Fellows, quantunque 
un po' demolita dallo Schmidt, quella del Six, che può dirsi 
essere stato il primo a classificare sistematicamente queste 
monete e il lavoro del Babelon " les Perses Achéménides. „ 
Lo studioso troverà citati e discussi molto brevemente questi 
lavori nella prefazione scritta dall'Head e nella nota a pag. xix 
della introduzione. Si aggiunga che la conoscenza della storia 
e delle antichità licie è ben lungi dall'esser precisa; quanto 
alla mitologia restano oscuri molti tipi di divinità e i loro 
attributi. Mettendo a profitto le conquiste fatte dalla scienza 
archeologica nel campo della epigrafia, della storia civile, 
della mitologia licia, in gran parte per cura di dotti viag- 
giatori inglesi, l'Hill ha compiuto opera degna di lode. 

Egli divide la monetazione della Lycia in due parti e il 
punto di divisione è rappresentato dall' età di Alessandro, 
nella quale la Lycia perdette il diritto di coniare. In questo 
primo lungo periodo, che va dal 520 alla fine del 4° secolo 
a. C, distingue cinque serie di monete, le cui prime tre 
comprendono monete anepigrafi, le ultime due monete con 



450 



BIBLIOGRAFIA 



leggenda licia. Fra quelle della prima serie ve n'ha alcune 
con le lettere KVB, generalmente credute iniziali del nome 
Ku^epvi;, figlio di Kossikas. Più della interpretazione di queste 
lettere merita riguardò il fatto, che su questi antichi esemplari 
ricorrono caratteri greci, mentre su quelli dei periodi poste- 
riori si leggono solo caratteri licii; la qual cosa attesta, 
secondo l'Head (//. N., p. 571), che queste monete siano state 
battute nella Lycia avanti la completa divergenza dell'alfabeto 
licio dal greco. Il Six le crede invece lettere licie. Checché 
ne sia di ciò, a noi basti di aver esposto le due opinioni. 

Benché alquanto convenzionale la ripartizione dei tipi 
monetali nei primi tre periodi, pure non si poteva desiderare 
di meglio in tanta oscurità. 

Con la terza serie comincia il tipo della Triskeles che 
si estende a tutta la monetazione della Lycia e a quella della 
Pamphylia e della Pisidia, notevolmente mutata. Sul signi- 
ficato di essa l'A. non ha nulla da aggiungere a quel che 
ha detto il Babelon nei Perses Achéménides, pp. xc-xci. Sulle 
leggende del quarto periodo esprime il suo dubbio che siano 
nomi di persone, e trova un riscontro del pericranio di leone 
dei pezzi della quinta serie con quello delle monete di Samo 
del 394-365 a. Cr. 

Il secondo periodo della monetazione licia comincia dopo 
Alessandro. La sua storia è molto oscura. Si sa che tennero 
quel paese i successori di lui, che dopo la disfatta di Antioco, 
nel 188 a. C, fu ceduto dai Romani a Rodi, sotto cui rimase 
per venti anni e che nel 168 a. C. fu messo sotto il protet- 
torato di Roma. Sorse allora la Lega Licia che durò fino al 
43 a. C. Per ventura in questo tempo le leggende sono di 
caratteri greci e le attribuzioni sono più facili, non ostante 
continuino le incertezze, come per Calynda (pag. xlvi) e per 
Myra (pag. liv): in questo secondo caso credo che abbia 
ragione l'Hill. 

La monetazione della Lega presenta anch' essa le sue 
diflìcoltà. L'Hill crede che le monete senza indicazione della 
zecca, con la semplice leggenda AYKIflN appartengano a 
Xanthus (PI. ix, 8-11). Discute sul valore delle iniziali KP e 
MA, sulle quali scrissero il Six e il Treuber. Un giusto ri- 
scontro fa tra il tipo di Apollo delle monete di Cragus, che 



I 



BIBLIOGRAFIA 45 1 



egli divide in tre gruppi, e quello dei denari di L. Calpurnius 
Piso Frugi. Per quanto sia evidente la somiglianza, non sa- 
premmo però spiegare la dipendenza di questo secondo tipo 
dal primo, visto che la testa di Apollo coi capelli calamistrati 
è frequente sui denari romani, anche anteriori a quelli di L. 
Calpurnius Piso Frugi (cfr. i denari di M. Metellus Q. f. e 
L. Metell. A. Alò. S. /. C. Mail., anteriori alla guerra sociale). 

Pamphylia. Dedito alla pirateria e non ancora assorto 
ad unità politica fino ai tardi tempi di Alessandro, questo 
popolo ha una monetazione che comincia dopo l'età di Ales- 
sandro. Vanno escluse le due città di Aspendus e Side, le 
cui prime monete risalgono al quinto secolo. L'A. si trattiene 
a parlare dei tipi dell' oplita, della triskeles, i quali sugli 
stateri del quarto secolo vengono sostituiti da quelli dei 
lottatori e del fromboliere. La somiglianza, del nome 'AcTvév^o? 
col greco  2263) 
Erronéement, à cause de sa mauvaise con- 
servation, placée sur la planche comme E. 

[e) „ 8,30 — Paris = Dumersan, Cat. Allier, p 54, PI. VI, 
20. — Mionnet, Suppl. IV, 293, 113. — 
Lenormant, Gali. Myth., p. 115, 25, 2. 

{(i) ,, — 7,35— Lòbbecke. 

b') 341-40-338 av. J. C. 

10-21. Diam. 18 Mill- — Semblables aux precedentes 
comme types; soit: 



IO. 



II 
12 

13 

15 
16 



a) A -4,48 -Athènes (7194). — PI. XII, 10. 

b) „ —4,86-- Six. 

e) „ — —Lambros. 

a) A— — Mélétopoulos, — PI. XII, 11. 

a) I — 5,00-Campanis. — PI. XII, 12. 

à)0— —Lambros. 

a) I — —Lambros. 

fl)K -4,72 -Lòbbecke. — Pi. XII, 13. 

a) A -4,05- Lòbbecke. — PI. XII, 14. 



470 J. N. SVORONOS 



17. (^)M-3,8o-J. P. Six. — PI. XII, 18. 

18. (r/)M-3,37-Lobbecke. — PI. XII, 15. 
(/;) „ — — Lambros. 

19. (a) N (ou M) — Glascow = Combe, Mus. Hiint., PI. 68,17. 

= Mionn., VI, 659, 329. — Miìller, 1. e, n. 7. 

20. («) 1 — 3,72 -Mélétopoulos. — PI. XII, 16. Cat. de la 

Coli. Mélétop., p. 68, PI. 11, 30. 

21. (a)0-3,50— Six (empreinte). — PI. XII, 17. 

Note. — M."" A. Engel, dans la Reviie Niim., 1. e, note 
l'existence d'une pièce de cette sèrie portant la lettre T. 
Ce que M.'' Six a emprunté pour son catalogue. Pour des motifs 
que nous exposerons plus bas, nous ne croyons pas à l'exi- 
stence de cet exemplaire, mais plutòt qu'il s'agit de la 
lettre f ou d'un exemplaire d'une sèrie plus recente (Voyez. 
n, 65). " Malheureusement, comme M."" Six l'a observè à la 
" p. 357. la forme des lettres n'est pas toujours bien rendu'e 
" dans la Rev. Num. „ 

O 343-42 et 341-40 jusque 338 av. J. C. 

22-30. Dlain. 18 Min. — Une lettre de l'alphabet. 

p — La mème lettre, mais dans un carré creux, 
le méme que celui des séries ci-haut (a et b) 
c'est à diie : 

22. (a) A)(A-6,8o-Athènes. — PI. XII, 19. 
(b) „ — 4,46 — Imhoof. 

23. («) A)(A— 4,45-Lòbbecke. — PI. XII, 20. 

24. (a) E)(E-3,98-Lòbbecke. — PI. XII, 21. 

25. (a)I)(l-4,07-Campanis. — PI. XII; 22. 
(b) „ — — Earle Fox. 

26. (a) I) (I -4,95-Lòbbecke. — PI. XII, 23. 
(b) „ — —Lambros. 

{e) „ — —Dans le commerce. 

27. {a) A)(A— 4,48— Berlin. — PI. XII, 24. — Prokesch, /w^^., 

II, 14, PI. II, 28. - Mailer, 1. e, n. 2. 
[b) „ — 6,00 — Copenhague. — Miilier, 1. e, n. i, PI. I, i. 
{e) „ — 4,To— Lòbbecke. 
(d) „ — —Earle Fox. 

28. (a) n)(n-3 45— Campanis. — Pi- XII, 25. 
(^) ., —3,36- Berlin. 



TESSÈRES EN BRONZE, ETC. 47 1 

(<^) » — 3,06— Imhoof. 
2g.{a)-t-){-t'— — Earle Fox. 

30. (^)ct>)(ct>-3,88— Lòbbecke. - P]. XII, 26. 

^"ì -339 (?) avant J. C. 

30.^ Diaffi. 20. — Meme téte à gauche, de mème fabrique. 
9^ — Une lettre dans un creux circulaire. 

(«)T— -Berlin. — PI. XII, 27.' 

B) 338-326 avant J. C. 

31-45. Diaffi. 18. — Tète de lion à droite. 

Iji — Une lettre alphabétique dans un champ 
circulaire creux, ou: 

31. (rt) A— — Lambros. 

32. {a) r— 3,05— Berlin. — PI. XIII, 1. — La tète de lion, que 

l'on voit sur cette pièce, ayant la langue 
pendante, paraìt plus ancienne de celles de 
tous les autres exemplaires de la sèrie. 
Elle ressemble plutòt à une téte de lion 
en marbré de celles employées comme 
fontaines qu'à une téte de lion vivant. 
{b) „— —Lambros. 

33. {a) E— 3,48— Athènes (7200). — PI. XIII, 2. — Surfrappè 

sur un autre exemplaire de la méme sèrie 
portant cependant la lettre O. M."" Six, par 
erreur, ècrit dans son catalogue (p. 368) que 
sur la pièce de la première èmission la 
téte était tournée à gauche. Comme on 
voit sur notre planche, cette téte, comme 
celles de toutes les autres, est tournée à 
droite, 
{b) „— 4,30 — Copenhague (de la Collection BrOnsted) = 
Mus. Thorvaldsen B' 18, I, 18. — Mionnet, 
Suppl. IX, p. 242. 



472 J. N. SVORONOS 



(f) „— — Lambros. 
34. {a) 1—4,20— Athènes (1894 95, H' 2367). — PI. XIII, 3. 

(b) „— —Lambros. 
35- {«)H-3.9o-J. P. Six. - PI. XIII, 4. 

{b) „ — 4,02 — Lòbbecke. 

(^) }) ~~ 3.9^ "~ Copenhague. 

{a) „ — 4,52— Athènes (7201). 

(^) „— 3.52 — Mélétopoulos, Cat. de la Collection 87. 
PI. II, 32. 

(/) „— 3,90 — Lambros, 

36. (a)0— —Lambros. 
{b) „— — Londres. 

37. {a) K— —Lambros. 

38. (a) A — 4,18— Berlin, = Prokesch, Ined., II, p. 14, PI. II, 27. 
i^) ,,-3.98-Mélétopoulos, Cat. p. 87, PI. II, 31, PI. XIII, 5. 
(^) „— 3.97-Campanis. 

(<^) «—3.80— Athènes (Société Arch.). 
(e) ,, — 3,07— Lòbbecke. 

(/) „— — Collect. Lagoy = Miiller 1. e, n. 5, d'après 
un dessin de Fauvel envoyé par Beulé). 

39. («)M- -Athènes (720 iT). - Pi. XIII, 6. 

40. (a) N-5,18— Berlin. — PI. XIII, 7. 
(b) „— —Lambros. 

41. (tì') P— 4,12— Lambros. 
(rt)?|— 4,51 -Six. - PI. XIII, 8. 
(b) ,, — 4,23 -Athènes. 

{e) „— —Lambros. 

{d) „— — Dans le commerce. 

42. {a) Y— 3,96— Six. - PI. XIII, 9. 

43. («)ct)— 3,48— Athènes, 7200. (Sur celui-ci il a été surfrappé 

un autre exemplaire portant la lettre E, ou 
celui inscrit sub n. 33). 

44. (a) X— —Londres. 

45. (rt)^— —Lambros. 

b') 

46. Diam. 18 Min. - OE-:^MO-0[E]-TnN. Quatre chouettes 
placées en forme de X, divisées en deux paires, 



TESSERES EN BRON2E, ETC. 473 

par deux branches d'olivier avec leurs fruits, 
posées entre chaque couple. 
1^ — A sur un champ plat. 

Mélétopoulos, Catal. mon. anc, p. 86, PI. B, 29 (trouvé 
à Athènes) - PI. XIII, 10. 

47. Dlain. 18 Mill. — Meme pièce et ayant le méme 
cachet. 
1^ — 3" comme le précédent. 

Berlin. — PI. XIII, 11. — De la Collection Prokesch-Osten 
(trouvé à Athènes = Beulé, Monnaies cC Athènes, p. 78 (figure) 

— von Prokesch, Inedita meiner Sammlimg (Denkschr. d. 
Wiener Akademie d. Wissenscii., voi. IX, 1856). — Max 
Frankel, Etne Marke der Thesmotheten: Zeit. f. Numism. voi. Ili 
(1876) p. 382-393 (figure) et Archaol. Zeitung, 1875 p. 61. — 
O. Benndorf, Beitràge zur Kenntniss des Atiischen Theaters, 
p. 64, 80, n. 52 PI. (Zeitsch. f. òster. Gymnasien, voi. 26). 

— Fr. Lenormant, La monnaie dans fant., voi. I (1878), p. 69- 
70. — Mélétopoulos, 1. e, etc. 

C) 326-322 avant J. C. 

a') 

48-71. Dlai. 18 Mill. - Tete de Pallas à gauche, coifFée 
du casque attique sans visière. 
^ — Une lettre de Talphabet, dans un champ 
circulaire en creux. 

48. (a) A — 5,60 — Six (empreinte). Surfrappe. — PI. XIII, 12. 
iP) ,,—5,28— Athènes (Société Arch.). 

{e) „— 4,96 — Berlin. 

{d) „— — Lambros. 

[e) „ — —Dans le commerce. 

49. (a) B— 5,47 -Berlin. — PI. XIII, 13. 
{b) ,,-5,26— Athènes (7194*''). 

{e) „— —Lambros. 

50. (a) n -7,28— Berlin. - Pi. XIII, 14. = Prokesch-Osten, 1. 

e, p. 34, PI. II, 29. — Rev. Ni/m.. 1860, p. 272. 
{/)) „— 6,55— Lobbecke. 

6c 



474 }• N. SVORONOS 



(e) „— 4,70 — Athènes (A. E.). 

(d) „— — Earle Fox. Surfrappe. 

51. (a) r— 5,42 — Londres. = B. M. Catal. Attica, p. 24, n. 253. 
{b) „— — Lambros. 

{e) „— — Dans le commerce. 

52. (a) A -5,28— Berlin. - PI. XIII, 15. 
(b) „— —Lambros. 

53- («)E-5,85— Athènes. - PI. XIII, 16. 
(b) „— — Campanis. 

(e) „— —Lambros. 

54. («) I - —Lambros. 

55. (c7)H-5,72— Athènes (7195). 

ib) „- —Earle Fox. - Pi. XIII, 17. 

56. (a) 0-5,48— Berlin. - Pi. XIII, 18. 
57- («) 1-5,70— Campanis. — Pi. XIII, 19. 

(b) „ — —Lòbbecke. 
(e) „— —Lambros. 

{ci) „— — Empreinte d'origine inconnue. 
(^■//) »~ —Dans le commerce trois pièces. 
58. (a) K— 3,63 — Campanis (brisé et deteriore). 

[b) „- —Londres. = P. Gardner, B. M. Cat. Peto- 

ponnesus, p. 81, n. 44 (Casque). 
{e) „— —Earle Fox (très bonne conservation). — 

PI. XIII, 20. 
{d) „— — Heldreich. Surfrappe sur une monnaie de 

Syracuse de Fan 357 av. J. C. 
(e) „— —Dans le commerce. 
59- («)A-6,o2— J. P. Six. - Pi. XIII, 21. Surfrappe sur une 
mème monnaie de Syracuse. 
(b) ,,-585— Athènes. Meme surfrappe. 
(e) „— 5,70— Imhoof. 
{d) „— — Lambros. 
{e) „— —Dans le commerce. 
60. (a)M-6,44 — J. P. Six. Meme surfrappe. 

(^) ,; -5-70 -Berlin. 

(e) ,,-4,80 -Lòbbecke. - Pi. XIII, 22. 

( — 5.36— Berlin. — PI. XIII, 28. — Surfrappe sur une 

monnaie de Syracuse. 
(b) „— —Lambros. 

68. (fl)X- 5,96— Berlin. - PI. XIII, 29. 
(^) .. — 5.53— Athènes (7201''). 

69. ò')>^ -5,69— Athènes. — PI. XIII, 30. 



476 J N. SVORONOS 



{b) „— 5,26— Six. 

{e) „— — Lambros. 

70. {a)Ci- 6,64 — Lobbecke. 

{b) „— 5,90 — Monaco = Beulé, Monn. d'Athène$. p. 79. — 
Moller, 1. e, n. 11. — Benndorf, 1. e. (figure). 

{e) ,,—5,62— Berlin. — pi. XIII, 31. = Prokesch, Ined. II, 
p. 15, PI. II, 29. 

{d) „— 4,70— Copenhague. 

{e) „— —Lambros. 

71. («) T-5.70— Lòbbecke. — PI. XIII, 32. 
[b) „— —Lambros. 

(e) „— — Dans le commerce. 

b') 

72-88. Diaffl. 18. — Une lettre de l'alphabet. 
"^ — La méme lettre de Talphabet, dans un champ 
à peu près creux, soit: 

72. («)À)(A— 5,53— Mélétopoulos. 

73. (a) B)(B-5,45-Six. - PI. XIV, 1. 
{b) „ — — Earle Fox. 

{e) „ — —Lambros. 

74. («)A)(A-5,4o-Athènes (7188). - Pl. XIV, 2. 
(b) „ — —Lambros. 

75. (a) E)(E-5,56— Athènes (7189). - Pi. XIV, 3. 

76. (a)l)(l— —Lambros (Probablement celui sub n. 25 

de la sèrie A). 

77. {a) K)(K-5,57— Londres = B. M. Cat. A^h'ca, p. 24, 260. 

78. (a) A) (A— 3,20 — Copenhague = Mns. Thorvaldsen B, 

n. 182 et Mailer, 1. e, n. 2. 

79. (<3!)M)(M— 4,70 — Six. 

Y Y 

W . -3-55— Lòbbecke. — Pi. XIV, 4. 
{e) „ — — Pécrit par Postolaka. 
{d) „ — —Dans le commerce. 

80. (fl)N)(N- —Lambros. 

81. {à)V<\{]\ - -Lambros. 

82. (a) I) (1—5,08 -Lòbbecke. — Pl. XIV, 5. 
83- («) 0)10-4,47 -Lòbbecke. - PI. XIV, 6. 



TESSERKS EN 13RONZE, ETC. 477 



84. (a) t){t — 3,21— Londres = B. M. Cat. Attica, p. 24, 261. 

85. («)T)(T— — Lambros. 

86. [a) Y)(Y-4,6o— Copenhague — Mus. ThorvatdsenB, iSi. 

— Mailer, 1. e, n. 3, PI, I, 3. 
(ò) „ — 5,35— Campanis. — PI. XIV, 7. 
(^) >, -3.30-Athènes (7190). 

87. (a)c|>)(— 5,25— Lòbbecke. - PI. XIV, 8. 
(b) „ — —Lambros. 

88. («)M/)(Y— -Londres = B. M. Cat. Attica, p. 24, 262. 

c'ì 

89. Dlam. 18 Min. — OE-?MOOE-TnN. Quatre chouettes en 

forme de X placées comme les précédentes des 
n. 46 et 47, mais dans une couronne de laurier 
et sans les rejetons d'olivier. 
"^ — ^ ou M dans un champ plat. 
Earle Fox. - PI. XIV, 9. = Rev. Num., 1890, p. 63, PI. Ili, 14. 

D) 322-319 avant J. C. 
a') 319 av. J. C. 

90. Diam. 17 Min. — Tète jeune à droite coiffée du 

casque macédonien sans aigrette; derrière la 
téte la lettre a- 
P - n (?) 
(rt) Grafflm. 4,45-Athènes (1894-95 H. 2371). pi. xiv, 10. 

b') 318-317 av. j. e. 

91. Dlam. 17 Min. — Amphore. 

^ — T. 

{a) Grarnm. 3,45— Six. - pi. xiv, 11. 

E-) 317-307 avant J. C. 
d) 

92-97. Dlam. 22-26 Mill. — Tète de Pallas à droite, 
copiéc , quclque ibis , du mème coin des 



478 J. N. SVORONOS 



derniers tétradrachmes d'Athènes du style dit 
ancien. 
p — Une lettre de l'alphabet, soit: 

92. (fl)K— 26 -13,18 — Athènes (1894-95 H' 2370). — pi. XIV, 

12. Le type de l'avers presque com- 
plètement fruste. 

93. (a) A — 23— — Earle Fox. 

94. (a) N — 22 — 12,42 — Campanis. — PI. XIV, 13. 

95. (a)3E— 24— —Earle Fox, 

96. (a)n — 23— 11,96— Athènes (1894-95 Kr' 2). ~" PI. XIV, 14. 

97. (a)Y— ? — ? — Dans le commerce. 

a') a') 

98-99. DiaiD. 18. — Les mémes, mais de moindre d\- 
mension. 

98. {a) E— —Berlin. — Pi. XIV, 15. 

99. («)0— 6,76— Six. Surfrappe sur un Y ou sur un N. 

b') 

100-T06. Diam. 15. — Une lettre alphabetique. 
p — La méme lettre dans un champ creux. 

100. {a) A) (A - 15— —Earle Fox. — PI. XIV, 16. 

[b] „ — — — Lambros. 
loi. (a)0)(0-i5— 3.20 — Campanis. — PI. XIV, 17. 

{b) „ - -2,85 -Athènes (A. E.). 

(e) „ —15— — Copenhague. 

(d) „ ~ — — Cat. Margaritts, 1874, p. 15, PI. I, 60. 

[è) „ — — —Lambros, 

102. (a) N)(N — 15— 2,48— Campanis. — PI. XIV, 18. 

103. (a) 0)(0 — 15— 3,65 — Athènes (1894-95 H' 2368). — 

PI. XIV, 19. 

104. (a) T)(T-i5-2,75-Lobbecke, - PI. XIV, 20. 

e') 

T05-T06. Diain. 16 Min. — Deux mèmes lettres de 
l'alphabet. 



TESSÈRES EN BRONZE, ETC. 479 

p — Les mèmes deux lettres. 

105. (a) aa) (aa — 2,97— Athènes 7191 (troué). — PI. XIV, 21. 

106. (a) AA)(AA -3.65- Athènes 7192 (troué). — PI. XIV, 22. 

{b) „ — — Campanis (troué). 

F) 307-296 avant J. C. 
a') 

T07. Diam. 27. — Téle de Pallas à droite. 

P — Une lettre de l'alphabet près de laquelle à 
droite une chouette: 

107. (a) A — 10,85— Athènes. ^^ type de l'avers est presque 

entièrement deteriore. — PI. XV, 4. 
{b) „ — — Earle Fox. 

b') 

108. Diani. 19. — Les mémes, mais de plus grande 
dimension; le hibou se trouve sous la lettre. 

108. (a) A-5,o9~Athènes (1894-95, ^^^'' 3)- - PI- XV, 3. 
(b) ,,-5.07 -Berlin. 

{e) „— — Copenhague. 

/) 287-266 avant J. C. 

a'} 

109. Diam. 25. — Les mémes, mais au lieu du hibou, 
vase éléusien (xipxvo;). 

109. (a) A— 11,14 — Campanis. "~ PI- XV, 1. 

b') 

HO. Diam. 18 Mill. — Les mémes, mais de moindre di- 
mension (le vase est à la gauche de la lettre). 

TIC. (a) 'A- 7,95— Campanis. 

(b) ,,—6,67— Athènes 1894-95 ^i' 2365. 



480 J. N. SVORONOS 



(c) „— 5,18-Six. 

{d) „— — Londres = B. M. Cat. Peloponnesiis, p. 81, 
41, PI. XVII, 2 (Kranéens de Céphalénie). 
{e) „- -Earle Fox. — PI. XV, 2. 

e') 

111. Diaffl. 25. — Vase y-i^jyo; avec cou verde. 

i^ — -E. Dans le champ à droite méme vase. 

Mélétopoulos, Cat., p. 87, PI, B, 33. 

G) 26^-255. avant J. C. 

a') 

112. DiaiD. 22. — Tète de Pallas comme la prece- 
dente, à droite, copiée sur celle des tétra- 
drachmes. 

^ — Une lettre de l'alphabet, devant le kalathos 
éleusien. 

ri2. (a)^— 9,98— Campanis. — PI. XV, 5. 
(b) „— —Dans le commerce, 

b') a') 

II 3-1 18. Diani. 19. — Les mémes, mais en pièces de 
moindre module, et la téte de la Déesse n'est 
pas copiée sur celle des tétradrachmes, mais 
sur celle des statères d'or d'Athènes. 

113. («)o— 5,68-Athènes (7196). - PI. XV, 6. 

114. (a) I— 4,27-Six. - PI, XV, 7. 

115. (a)A— 5,27-Lòbbecke. — PI. XV, 8. 

(^) V— 5^5o~Copenhague, = Mailer, 1. e, n. 4, PI. I, 4. 
(e) ,, — 4,85 — Six (empreinte). 

116. (a)M-5,52-Athènes (7199). = PI. XV, 9. 

(b) „— — Collection Margaritis = Rev. Num., 1886, 
PI. Ili, 15 (parmi les pièces incertaines de 
la collection qu'il a réunie à Athènes), 



TESSÈRES EN BRONZE, ETC. 48 1 



117. (fl) N — 4,99-Lobbecke. — PI. XV, 10. 

{ò) „— 5,18— Lonckes. 

(e) „— 5,00— Copenhague. 

{d) „— — Earle Fox. 
n8, (fl)I— 5,10 — Athènes (7198). 

(b) „ — 4,92— Campanis. 

(e) „— — Glymenopoulos (trouvé sous l'Acropole). 

ò') b') 
1 19-123. Diaffl. 19. — Les mèmes; mais sans le kalathos. 

119. {a)0— — Lambros. 

120. (rt)K— —Lambros. 

121. («) A— 6,12— Lòbbecke. — PI. XV, 12. 
{b) ,, — 4,10 — Berlin. 

{e) „— —Lambros. 

122. (a) N — 6,51— Campanis. 
{J)) „— —Lambros. 

123. (rt)I-5,io-Six. — PI. XV, 11. 
ib) „— —Lambros. 

O) 255-220 avant J. C. 
a') 

124. Diain. 33. — Tète de Minerve, à droite, comme 
celle sur les tétradrachmes de fabrique plus 
recente. 

^ — AHMO? en haut et [A]OH[NAinN] en bas. Vase 
d'Eleusis. 

124. {(i) —22, 30— Lòbbecke. — PI. XV, 14. 

{b) —22,485— Comnos (d'après une note de M.'' Po- 

stolaka). Trouvée au Pirée. 

a!) a') 

125-127. DiaiD. 25. — Meme tète de Pallas à droite. 
1^ — Une lettre alphabetique, soit: 

125. ia) A —13, 75-Athènes (1894-95 H, 2370). 



482 J. N. SVORONOS 



{b) „ — —Berlin. — Pi. XV, 17. 

1 26. {o) M ou ^— —Berlin (surfrappé sur X). — PI. XV, 19. 

127. {a) X — — Voyez, le n. précédent (surfrappé sur 

M ou i). — PI. XV, 15. 
{a) „ — — Earle Fox (surfrappé sur un des 

exemplaires portant le vase d'Eleusis 
au bas de la lettre. Voyez n. 109). 

b') 

128-129. Diam. 18 Min. — Une lettre de l'alphabet. 
^ — La mème lettre. 

128. {a) q)(q — 3,46— Lòbbecke. — Pi. XV, 20. 

129. {a) X)(X — 5,85-(Les deux lettres dans un cercle de 

grènetis). — Lòbbecke. — p]. xv, 21. 



D'EPOQUE INCERTAINE. 

Une des faces sans sujets. 

{a) 

130- («) Diam. 23-6,57-x-Athènes. - PI. XV, le. 

ib) 

131- {à) Diam. 18-3,29- A— Carapanis. 

[b) „ — — „— Dans le commerce. 
132. («) V 19— 4,60— X-Athènes, 7193. 

{e) 

133- Diam. 14-2,98- 1\— Earle Fox. - pi. xv, 18. 

id) 

134- Diam. 17- - Kalathos. — Heldreich (trouvée 

au Pirée). 



TESSÈRES EN BRONZE, ETC. 483 



B) Pays d'origine des pièces. 

Par ce qui précède le lecteur aura pu voir que 
le grand nombre de ceux qui ont écrit sur ces très 
curieux monuments, les ont envisagés comme des 
inonnaies incertaines ou appartenant à de nombreuses 
villes alliées du Péloponèse, de la Crete, de la Eéotie, 
de TAttique ou de l'Asie Mineure. Quelques autres 
cependant, dont Beulé est à la tète, les ont admis 
comme des tessères attiques ou d'un pays indéter- 
miné, mais d'usage special, inconnu ou incertain. 

De toutes ses opinions, aucune n'a pas été dé- 
finitivement acceptée, comme le démontrent les écrits 
récents des MM.'' Imhoof et Six qui continuent à 
considérer ces espèces comme des monnaies, le der- 
nier surtout, qui va jusqu'à leur contester leur 
origine attique. 

Toutefois, que ces monuments sont attiques, cela 
ne fait pas l'ombre d'un doute pour nous. Toutes 
les nombreuses pièces de notre Collection Nationale, 
celles des collections Lambros, Mélétopoulos, Cam- 
panis, Heldreich, Lobbecke, Earle Fox, Prokesch 
Osten, Margaritis et toutes les autres qui ont été 
publiées et dont ont a déclaré l'origine, ont été trou- 
vées dans l'Attique et mème pour la plupart à Athènes. 

Ceci est un fait certain, tandis que nous igno- 
rons complètement si jamais une de ces pièces a été 
découverte hors de l'Attique. Ces découvertes ont 
eu lieu, pas dans une ou deux trouvailles, comme Ta 
suppose M.' Six (p. 359, note 2), voulant expliqucr leur 
introduction en masse de la Carie en Attique, mais 
en détail, petit à petit et pièce par pièce, et jusqu'à 
présent elles sont ainsi découvertes de jour en jour. 

Par conséqucnt l'ensemble de toutes ces pièces 
est positivement attique. De plus leurs types aussi 



484 J- N. SVORONOS 



dénotent clairement la méme origine, parce que 
la plupart des fois, la tète de Pallas est en tout 
pareille comme style et exécution, à celles des mon- 
naies d'Athènes en or, en argent, et en cuivre qui 
leur sont contemporaines (voyez ci-bas la partie chro- 
nologique). De plus, tous les symboles qui accom- 
pagnent les lettres alphabétiques, soit: la chouette, le 
kalathos, le vase dit plémochoé et le croissant, appar- 
tiennent spécialement à Athènes. Il est de notoriété 
publique effectivement, que la chouette est le type par 
excellence des monnaies d'Athènes ; quant au vase 
plémochoé et au kalathos, on ne les rencontre que 
sur le numéraire de cette ville, et pas sur d'autres 
monnaies de l'antiquité (^X Finalement aussi, nous 
n'avons pas un faible témoignage dans les lettres de 
l'alphabet qui ornent ces pièces, qui sont tout à fait 
semblables à celles de l'alphabet attique; quelques 
unes mémes, par exemple le T et I'h (= -hy), sur 
lesquelles M.'" Six se trompe en disant qu'elles 
« ne sembknt pas pouvoir étre attiqiies », s'approprient 
tout spécialement à Athènes, comme le démontrent 
les tablettes juridiques de cette ville (2), sur les- 
quelles on rencontre souvent T h , et un autre 
monument en plomb trouvé aux fouilles de l'Acro- 
pole d'Athènes, vers l'année 1866, sur l'alphabet 
duquel on relève le T (3). Le type de la téte de lion 
Seul est étranger à là numismatique d'Athènes, sur 
laquelle il se trouve seulement comme symbole 
aux basses époques. C'est probablement cette téte 
qui a trompé M.' Six et lui a donne l'idée que 
ces monnaies étaient de Carie; mais, comme nous 
le verrons ultérieurement, le lion n'était pas étranger 



(i) Head, B. M, Cat.' Attica, p. i8, 19, 89. 

(2) Nous nous occuperons particulièrenient de cette question dans 
un prochain article. 

(3) Bullettiiio dell'Istituto, 1867, Pervanoglou, Scavi d'Atene, p. 75. 



TESSÈRES EN BRONZE, ETC. 485 

au eulte athénien; tout le contraire, il était méme le- 
meilleur des emblèmes qui pouvait ètre employé sur 
nos espèces destinées, comme nous allons le démon- 
trer, à l'usage pour lequel elles ont été frappées. 

Par conséquent la provenance, les types, les 
symboles, les inscriptions, le style et la fabrique, 
en un mot, tous les éléments de reconnaissance dé- 
montrent que posìtivement ces espèces sont attiques. 

Que ce ne sont pas des monnaies, mais quelque 
autre chose, cela nous est très clairement démontré 
par ce qui suit : a) Le manque complet de l'ethnique, 
AOH ou AOHNAIflN, qui n'est jamais omis sur les 
monnaies et surtout sur celles d'Athènes, voir méme 
les plus anciennes. bj Le fait, que quelques unes de 
ces pièces ne sont ornées d'un type que sur l'une 
de leurs faces seulement, et non sur les deux, comme 
la mannaie réelle de toutes les villes helléniques 
et e) tandis que le type de l'avers, la tète de Pallas 
ou celle du lion de chaque classe, est, en règie 
generale, du mème coin, la lettre du revers, varie 
continuellement de l'A jusqu'à l'n, pour étre doublé 
de l'AA jusqu a VciCl et finalement quadruple comme 
BB-BB, AA-AA, ce qui démontré très clairement qu'il 
s'agit de petites pièces nnmérales et n'ayant pas 
un but numismatique. Il est vrai que pour soutenir 
le contraire M/ Six rapporte qu'il existe quelques 
monnaies antiques portant de pareilles lettres numé- 
rales; nous observerons toutefois, que ces lettres 
numérales accompagnent des types numismatiques 
principaux et des ethniques qui ne permettent pas 
le moindre doute, qu'il s'agit de la numération des 
diverses émissions sticcessives de monnaies, tandis 
que pour celles qui nous occupent, chaque sèrie 
en son entier a été emise en une fois comme le 
démontré l'avers qui est presque toujours du méme 
coin. Ainsi ce qui précède ne confirme d'aucune 



486 J. N. SVOUONOS 



manière l'opinion de ^Z Six, qui a cité ces exemples 
oubliant, à ce qu'il paraìt, les exemples les plus 
caractéristìques, so.it: les lettres numérales A, B, r, A. 
E, Z, H, O. I. K, A, M et N que nous trouvons sur les 
tétradrachmes d'Athènes de la sèrie des archontes, à 
còte de l'amphore sur laquelle est perchée la chouette 
(et qui ne signifient pas autre chose, que la prytanie 
de la frappe soit: A-N = 1-13) et les dècadrachmes 
en argent d'Arsinoè, la seconde femme de Ptolémé II, 
roi d'Egypte 285-247 avant J. C, dont seulement sur 
les exemplaires en argent de grand module, de la 
collection que nous a léguè le feu J. de Demetrio ainsi 
que sur les monnaies décrites dans le Catalogne du 
British Muséum (The Ptolemees) nous voyons sur cha- 
cune une simple, doublé, ou triple lettre alphabétique 
soit: A, .. r. A, E, I, ., O, ., ., A. M, N, Z, O, -, P, .. T, Y, 
, M y, ., ou BB, ., AA, EE, II, HH, 00, II, KK, AA, MM. 

NN. IH, 00, nn, pp, II, TT. ., **, XX, YM', nn, ou "a, ~b 

(=A ter (ri, B ter (r)), lesquelles dénotent très claire- 
ment le - uméro de sèrie de chaque émission, de cet 
abondant numèraire d'argent des Ptolèmèes. Je laisse 
de coté, sans en faire mention, que de semblables 
alphabets et méme des syllabaires, ayant le méme 
but numèrique, ont ètè remarquès sur des deniers 
de la république romaine (Friedlaender, 1. e). 

M.'' Six afin de soutenir que les monuments 
numismatomorphes, qui nous occupent, sont des mon- 
naies, dit en plus que: quatre d'entre eux sont sur- 
frappés sur des monnaies en cuivre de Syracuse, 
de celles qui portent sur Tavers la tete de Pallas 
et sur le revers un hippocampe (Head, Num. Chron., 
1874, XIV, p. 30, PI. VII, 2). Il s'exprime ainsi qu'il 
suit (1. e, p. 358): « il me paralt difficile d'admettre 
« qu'il y ait jamais eu dans une ville commergante - 
« comme Athènes, à laquelle on les attribue mainte- 
« nant, une telle penurie de metal qu'on ait ètè 



TESSÈRES KN BRONZE, ETC. 48' 



a obligé de surfrapper des monnaies siciliennes pour 
a se procurer des tessères, tandis qu'il serait tout 
u naturel que là comme partout ailleurs, on eut sur- 
'.( frappé les monnaies étrangères ou hors de cours, 
u qui avaient le module et le poids requis, pour les 
u retirer de la circulation et les convertir en monnaies 
u locales. » Effectivement ce n'est pas seulement 
quatre, mais presque toutes les pièces de cette serie 
(voir n. 48-71) qui présentent des traces de surfrappe 
sur des monnaies en cuivre de Syracuse. Le raison- 
nement de M/ Six ne 'me paraìt pas cependant juste, 
parce que je ne vois pas l'urgence de préjuger sur la 
surfrappe, qu'il s'agit de monnaies et pas de tessères. 
Au contraire je pense, que l'oppose du raisonnement 
de M/Six serait plus probable, parce que s'il s'agissait 
pour une ville si grande et riche comme Athènes, de 
retirer de la circulation le numéraire étranger, elle 
pouvait parfaitement le convertir par la surfrappe en 
tessères dont le nombre était très restreint, mais non 
en monnaies, pour chaque émission desquelles il 
aurait positivement fallu une bien plus grande quan- 
tité de metal que celle représentée par le nombre 
de monnaies Syracusaines qui se sont introduites 
illégalement dans la circulation athénienne. Du reste 
nous expliquerons plus bas, d'une manière qui, pour 
nous, est bien plus probable, cette surfrappe, en nous 
basant pour cela sur l'histoire mème d'Athènes. 

C) À quoi servaient ces pièces. 

Etant ainsi parvenu, comme je l'espère, à la 
conclusion certaine, que ces monuments sont attiques 
et notamment espèces athènienms d'usage non monétaire 
mais numerai, nous rechercherons dans ce chapìtre 
à quoi exactement elles servaient aux Athéniens. 

Les ancicns écrivains nous révèlent que, la 



488 J- N- SVORONOS 



justice était rendue à Athènes par dix tribunaux 
différents, se distinguant entie eux par les dix pre- 
mières lettres de l'alphabet, et que chacun des juges 
avait, au lieu du billet d'entrée, une tablette « sur 
« laquelle était inseriti le nom qu'il tenait de son 
« pere, celui de son dème et une lettre jusqu'au K. 
u Les juges étaient divisés par tribus et en dix 
« sections égales en nombre, se rapportant chacune 
« à une des lettres de l'alphabet (i). » 

Gomme on le sait, de semblables tablettes en 
bronze sont parvenues, en grand nombre, jusqu'à 
nous; rien que notre Musée centrai d'archeologie 
possedè trente cinq de ces tablettes. En les exa- 
minant, j'ai trouvé que Tune d'elles portait la 
lettre A, deux le B, trois le r, autre trois le A, 
huit Te, quatre l'I, cinq I'h, deux le O et enfin 
trois le I. Le Musée national de numismatique en pos- 
sedè aussi quelques exemplaires semblables. 

Or, par analogie à ces marques d'entrées des 
tribunaux, dont nous nous occuperons particulière- 
ment plus tard, nous pouvons presumer que nos 
espèces numismatomorphes sont des marques d'entrée 
et que, comme les lettres des tablettes des tribunaux 
désignaient son tribunal à chacun des possesseurs, 
ainsi les lettres sur les pièces que nous étudions, 
désignaient la place qui était assignée à chaque pos- 
sesseur de chacune de ces pièces. 

Par conséquent, comme les sections relevées 



(i) Aristotel. PoHt. Athen. Voyez aussi les commentalres d'Aristo- 
phan. Plut. 274: " Chacun de ces tribunaux avait parmi les caractères 
" alphabétiques son nom particulier, comme par exemple un tribunal 
" appelé A, de mème un second B, un autre F, et ainsi de suite pour 
" le A etl'K jusqu'au K. Il existent en tout dix tribunaux à Athènes et 
" sur la porte de chacun d'eux était inserii en teinte rougeàtre le ca- 
" ractère alphabétique sous lequel le tribunal était désigné. Tous les 
" juges qui étaient à Athènes, chacun en particulier et pour chaque 
" tribunal, avait une tablette sur laquelle était inserii son nom et celui 
" du tribunal, etc. etc. „ 



TESSÈRES EN BRONZE, ETC. 489 

pour chaque sèrie de nos pièces sont très nombreuses, 
arrivant jusqu'à environ cinquante deux (soit A-n 
= 24 + A) (A-n) (n = 24 -I- AA-AA) (A A-A A =4 = 52), Oli 
se demande quel pouvait ètre le bàtiment si grand, 
de la ville d'Athènes, dans lequel se réunissait une 
pareille foule et pour lequel on avait besoin, pour 
maintenir l'ordre, de tant de subdivisions, tandis 
que dix seules suffisaient aux tribunaux. A cette de- 
mande il n'y a qu'une seule réponse à faire ; c'est 
que sùrement il s'agit de la place des assemblées 
du peuple (Pnyx ou Ecclesia) ou du théàtre d'Athènes. 

Gomme les spècimens numériques qui nous oc- 
cupent, appartiennent, ainsi que nous allons le voir 
tout à l'heure, au IV'"'', IIF" et II""' siècle avant notre 
ère et comme à ces époques^ soif l'assemblée du 
peuple, soit les spectateurs du théàtre se réunissaient 
dans le Théàtre de Dionysos, il nous est permis de 
supposer, avec raison, par ce qui précède, que ces 
spècimens peuvent ètre des « biliets d'entrée au 
" Théàtre de Dionysos, pour les réum'ons de l'assemblée 
« dti peuple et les représentations théàtrales. » 

Examinons avant tout ce qui a trait à ce théàtre 
de Dionysos. 

Les anciens théàtres en general, et surtout le 
vaste théàtre d'Athènes, étant à ciel découvert et 
ayant des sièges pour des milliers de spectateurs, 
(Benndorf, 1. e, p. 7, Dorpfeld, 1. e, p. 44) qui s'y réu- 
nissaient par milliers en se poussant en grande foule 
à l'entrée, soit pour les représentations théàtrales, 
soit pour les assemblées du peuple, avaient avant 
tout besoin d'un système d'ordre quelconque, réglant 
sagement leur service, afin que le caractère solennel 
des représentations théàtrales ne fut pas troublé, 
ainsi que le bon ordre et le sérieux des réunions poli- 
tiques, et pour éviter la confusion pendant l'entrée 
et pendant la prise de possession des places par 

63 



490 J- N. SVORONOS 



les citoyens, comme aussi pour empècher qu'avec le 
peuple il ii'entràt pas des personnes n'ayant pas ce 
droit ou qu'elles n'occupassent des places autres 
que celles qui leur étaient assignées. 

Pour cela les anciens ont établi deux choses 
d'après ce que nous savons. En premier lieu, l'e- 
xécution architecturale des théàtres, surtout celle 
de leurs issues et de leurs escaliers, gràce auxquelles 
la confusion était habilement évitée à l'entrée, à 
la prise de possession des places dans chaque division 
du théàtre et à la sortie des spectateurs. Comme 
exemple brillant et universalement connu, nous avons 
les savants détails de ce mème théàtre de Dionysos. 
En second lieu ils ont divise l'enceinte en grandes 
sections destinée chacune pour un nombre fixe et 
special de spectateurs. Ainsi nous savons qu'il existait 
la proedrie qui composait la meilleure de ces sections, 
— spécialement du moins pour les représentations 
théàtrales. Elle comprenait autour de l'orchestre les 
admirables trònes de marbré réservés aux prétres et 
aux archontes de la ville et à quiconque avait le droit 
exceptionnel de la proedrie. Une seconde rangée de 
places au théàtre de Dionysos était réservée aux depu- 
tés (BouXsuxal) et était appelée le Bonleiitikon (BooXsunxòv). 
Une autre partie était celle des éphèbes ou des jeunes 
gens (£9'/i?oi), et s'appelait Ephebikon. De plus, d'après 
des inscriptions du V""" siede avant J. C, nous savons 
qu'au théàtre de Dionysos de cette epoque, il existait 
une division speciale pour les édiles des deputés 
(BoV?i; ùTZYipsTwv) et une autre pour les hérauts (KT,p'jx,wv). 
Des autres théàtres, comme par exemple celui de l'ile 
de Melos, nous savons qu'il existait des divisions ap- 
pelécs Place des jeunes gens (v£zvlg/-wv tótto;), place des 
chanteurs dìiynmies (ùpqjSwv tótvo;), etc. (2), 

(2) DioN., Chrysost. XXXI, 121. — G. Schneider, Bus atiische Theo- 



TESSERES EN BRONZE, ETC. 49I 

Finalement nous savions déjà que dans les 
assemblées les citoyens s'asseyaient, très probable- 
ment, par tribus (y-oc-cx ©o).àc), pour faciliter l'exécution 
de divers services, ainsi que celui du scrutin et la 
vérifìcation des votes (Comp. Benndorf, 1. e, p. 19 et 
Mailer, 1. e, p. 296). 

Ainsi les spectateurs des représentations drama- 
tiques ou ceux qui se rendaient pour les assemblées 
à l'immense théàtre d'Athènes, savaient à l'avance 
à quelles divisions du théàtre ils devaient chercher 
leur siège; quant au droit de l'occuper, il pouvait étre 
justifié, à chaque instant, par une marque d'entrée 
symbolique désignant la division à laquelle avait 
droit le porteur. Ce symbole (<7%oó).ov) ou billet d'entrée 
devait leur étre remis, à l'entrée, par les personnes 
préposées, à cet effet, par l'Etat. Nous comptons réel- 
lement exposer dans un prochain article que de 
pareilles marques d'entrée, en plomb ou en terre 
cuite, sont parvenues, en grand nombre, jusqu'à nous, 
mais dans ce moment il n'est pas question de celles-ci. 
Car pour qu'elles soient mieux connues qu'elles ne 
l'ont été jusqu'ici, divisées et expliquées, il faut 
d'abord, comme le lecteur va étre persuade, expliquer 
les pièces en bronze de la sèrie qui nous occupe. 



ferwesen, p. 250. — Benndorf, Beifràge sur Kenntniss des attischen 
Theaters (Zeitsch. fur die òster. Gymnasien Jahrg. XXVI), p. 6. — 
Dorpfeld-Reichs, Das Griechische Theater, p. 45 et suiv. — A. Muller, 
Griech. Buhnenalterthunier, p. 63 et 294. — G. I. Gr. II, 2436. 

Aristophanes, "OpvtQe?, p. 794: xaQ èpa tòv òtvSpa f?j(; Y"vainò? èv 
PooXeotixò). 

ScnoL., 1. e, " oStoi; ó xóttoi; toù Osarpoo, ó àvsi[AÉvo<; iole ^ooKÈutoti;, 
(«? xal ò tot': èfpYjootg èrp*r)Gt>ió(;. „ 

Hesych, s. V. PooXsoTixóv tóito:; tci; 'AO-fjv»]o:v èv Ttò Oaàxpo), Sno'j ot 
PouXeoTixol xaOY|ji.evo'. èftswvto* xal ou ol e'^Yjoot ètpvjSixèv IxaXslxo. 

SuiDAS: PooXebtiy.ó»;' tóiioi; oSto? xoò Osàxpoo àvetfiÉvo? toì(; pouXsotat;, 
(óc xai xoìg Itp-rjooi;, icf^oivióc. 

PoLLUX, Onomasf. IV. 122: èxaXetxo òé ti xal [ìooXsotuòv jxépo? xoh 
Oeatpoo xal è'pv)6'.y.óv. 



492 J. N. SVORONOS 



Chacun peut comprendre que ce système des 
marques d'entrée, apportait un certain ordre, mais 
qu'il ne parvenait pas à atteindre complètement le 
biit pour lequel il avait été émis, quand il s'agissait 
de tant de milliers de spectateurs dont, du reste, 
plusieurs entraient pour la première fois au théàtre et 
avaient à chercher une place dans des divisions si 
étendues qui souvent, comme par exemple celle de 
la Chambre des cinq cents (Bouleutikon) ou l'Ephé- 
bikon, ou Fune de celles des tribus, ép^alaient pour 
l'étendue en son entier, un petit théàtre de nos jours! 
Il devait par conséquent, et en general, exister de la 
confusion pour la recherche des places, voir méme, 
des poussées, des disputes, des combats, des bagarres 
pour la possession dans chaque division de la place 
désirée. Effectivement, d'après d'anciennes sources, 
cela se passait ainsi (^\ 

Pour éviter un pareil état de choses, il n'aurait 
pas suffit, certainement, comme chacun aurait pu le 
penser à première vue, le système usité de nos jours, 
de la numération de chaque place, parce que cela 
est pratique lorsqu'il s'agit de théàtres de petite 
contenance comme les nótres, mais quand il s'agis- 
saìt des anciens théàtres à ciel découvert, et surtout 
du théàtre de Dionysos, qui d'après Platon (4^ pouvait 
contenir environ trente mille personnes et, d'après 
les calculs récents, presque vingt mille ^5\ un pareil 
système devait occasionner une bien plus grande 
confusion, chacun étaut obligé de chercher sa place, 
comme dans un labyrinthe, au milieu d'un si grand 
nombre de spectateurs, marchant souvent sur les 



(3) Aristoph. Ekkles. 289 et suivant 380 et suivant, Guèpes 686. — 
iLiBANivs, TtcoQ. Ayi(j.ooQ. 'OXdvO. p. 8. - Schol., Lucien, Tifj.. 49. 

(4) Plat., lu'rTtóc. 3, 175. 

C5) M."" Dòrpfeld note dix huit mille, tandis que Pappadakis et Julius 
parlent de 27000 (Voyez Moller, 1. e., 47, note 1"). 



TESSERES EN BRONZE, ETC. 493 



pieds et enlevant la vue à ceux qui avaient déjà 
pris leurs places sur les gradins du théàtre. 

Gomme il est facile à comprendre, un pareil 
état de chose aurait pu étre évité si chaqué -/-sp/J.? 
(cuneus) èut été divìse en plus petites sections, 
d'après un système permettant à chacun des arrivants 
de trouver facilement, et sans encombres sa place 
respective, et de s'y installer, en choisissant un des 
nombreux sièges, sans étre obligé, comme cela arrive 
de nos jours, de s'asseoir auprès d'un spectateur 
ennemi ou désagréable, sans ètre obligé de se hàter 
pour se caser, puisque la division du théàtre en si 
nombreuses petites sections écartait le danger d'a- 
moncellement de nombreuses personnes pour la 
rechercbe des places les plus en vue, qui existent 
toujours dans les grandes divisions du théàtre. 

Mais à présent on se demande s'il existait 
réellement de pareilles speciales divisions au théàtre 
de Dionysos. Nous répondons que oui, et voilà 
qu'elle en est la preuve: M/ Dòrpfeld dans Texcellent 
travail qu'il a publié recemment avec le concours de 
M/ Reichs, Das Griechische Theater (Athen, i8q6) en 
décrivant très minutieusement les restes du théàtre 
de Dionysos, construit sous Torateur Lycurgue, (pa- 
ges 52-=;3), et en parlant du canal qui se trouve autour 
de l'orchestre, en face de ceux qui entraient au théàtre 
et de ceux qui s'asseyaient déjà sur les fauteuils des 
passages de la partie inférieure du théàtre, il men- 
tionne en décrivant ses ruines, que: « Aux parties de- 
« couvertes entre les ponts du canal, qui se trouve 
« autour de l'orchestre, il existait des passes ouvertes, 
« qui se distinguaient, pendant les anciennes épo- 
« ques, par des lettres isolées, placées aux parvis du 
« canal, du coté de l'orchestre. Ainsi j'ai trouve ce 
« qui suit [voyez notre pian]: A l'ouverture sud-est 
« la lettre A, à la suivante deux fois B et dans la 



494 J- N. SVORONOS 



u troisfeme deux fois r. Dans la quatrième ouverture 
u j'ai relevé les trois lettres K, A et M, dans la cin- 
« quième N, 1 et O, dans la septième un O ou un P 
« et une certaine O, dans la dixième un n ou II et 
« enfin dans la onzième une lettre incertaine quelcon- 
« que. La vignette qui suit donne toutes ces lettres. Si^ 



A 



r t' "'7\' "M 



n - o- 



P * r r 

« quelqu'un recherche quelle était la signification de 
« ses lettres, il pense de premier abord, qu'il s'agit 
« de la numération de chaque >i£p>^^? (cuneus). Puisque 
« les lettres sont d'une grande dimension (jusqu'à 
« o,i2^'), le spectateur pouvait à son entrée au théàtre, 
« en jetant un simple coup d'oeil sur les lettres, 
« trouver la division dans laquelle se trouvait sa 
« place, sans etre obligé de compter chaque fois les 
« divisions (>t£p>t^Ss?) du théàtre. Mais ces lettres ne cor- 
« respondent pas avec les divisions, par conséquent 
« elles devaient avoir un autre but. Qu'il s'agisse 
« de lettres employées souvent par les magons il 
« nous est défendu de le penser, puisque ces lettres 
« sont beaucoup plus grandes et placées plus visible- 
« ment que ne l'exigeait un tei but, conséquemment 



TESSÈREs i:n bronze, etc. 495 



« la question de leur signification doit rester pendante. 
u Pendant la première réparation romaine du théàtre 
il ces lettres ont été détériorées et en partie mutilées, 
« Gomme cela est indiqué sur la vignette par des traits 
« de grénetis. » 

« Autant que nous le permet la conservation 
« de ces lettres, nous pouvons déduire qu'elles 
« semblent appartenir méme à ce quatrième siècle, 
« date de l'érection du théàtre. » 

Gomme on le voit, M.' Dorpfeld rejette sa pre- 
mière pensée qui — à cause de la grandeur des 
lettres et de la place très en vue pour ceux qui arri- 
vaient au théàtre et recherchaient leurs sièges — il 
vient tout naturellement à l'esprit de tonte personne 
entrant au théàtre, pour la seule raison qu'il lui a 
paru que les lettres ne se trouvent pas régulièrement 
reparties sur les treize divisions du théàtre. Mais cela 
n'a pas été ainsi. Gomme on peut le voir sur notre 
pian [intercalé ici] qui a été exécuté d'après le pian 
de Tenceinte du théàtre de la restauration de M.' Dorp- 
feld, sur lequel nous avons marqué de rouge les 
lettres existant aujourd'hui et en noir nos très sim- 
ples complcments, ces lettres se trouvent disposées 
très régulièrement, correspondant successivement à 
trois, pour chaque rangée, avec la seule différence (très 
bien expliquée du reste, par l'existence d'un escalier 
le plus aux deux ailes du théàtre) que les lettres des 
trois premières rangées de chaque coté étaient dispo- 
sées horizontalement, tandis que celles des deux sui- 
vantes étaient placées verticalement et de nouveau les 
lettres du centre, en haut et en bas, étaient disposées 
horizontalement et celles du milieu horizontalement 
et verticalement. De cette manière celui qui entrait 
dans Tenceinte du. théàtre, par le passage de droite, 
à la recherche de sa place, pouvait en commengant 
par la lettre A qui s'offrait la première à sa vue, et 



496 J. N. SVORONOS 



sachant que chaque division ou rangée était marquéc 
de trois lettres aiphabétiques, trouver très facilement 
et sans surpasser le centre du théàtre, la place 
indiquée par la lettre du billet qu'il portait. De 
plus Ics mèmes lettres étaient inscrites aussi sur 
le dossier des sièges; nous, pour le moins, nous 
avons découvert très visiblele K, de la partie orientai 
du théàtre. On volt aussi sur d'autres thrònes d'autres 
lettres isolées, mais indistinclement. Du reste, à 
ce qui paraìt, les mémes lettres devaient exister 
écrites en couleur sur des pieux ou des piques en 
bois, aux diverses sections des gradins. L'existence de 
trous dans la plupart des angles des gradins du 
théàtre donnerait du poids à cette dernière conjecture. 
On sait, du reste, qu'un pareli système a étè employé 
avec succès , de nos jours, au stade Panathénien 
pendant les recents jeux olympiques. 

Malheureusement pour nous, aucune des lettres 
correspondant à la moitié opposée de Tenceinte du 
théàtre de Dionysos, n'a été trouvée lisible. Il ne peut 
toutefois exister aucun doute que le mème système 
était applique pour les spectateurs arrivant dans l'en- 
ceinte du théàtre par l'entrée de ce coté, d'autant plus, 
que comme cela apparaìt par notre reconstitution des 
lettres aiphabétiques, on évitait par ce système toute 
rencontre (qui en general occasionne du désordre) 
entre les spectateurs arrivant des deux issus opposées. 
Pour cela mème les lettres de la partie centrale du 
théàtre étaient communes pour les spectateurs entrant 
de chaque coté du théàtre, de manière qu'ils pouvaient 
occuper leurs places en montant tranquillement par les 
gradins des escaliers qui se trouvaient de leur coté. 

La mème numération sans doute doit avoir été 
adoptée pour la partie du milieu et pour celle du 
haut du théàtre, d'autant plus que si nous appliquons 
le mème système complémentaire à l'enceinte du 



TESSÈRES EN BRONZE, ETC. 497 

théàtre reconstitué par M/ Dorpfeld (6), nous voyons 
que quoiqu'il y ait grande différence dans la conte- 
nance de ces parties, il existe précisément autant de 
sections que celles que démontrent les billets d'en- 
trée parvenus jusqu'à nous. En vérité en appliquant 
les lettres des pièces de notre catalogue sur le pian, 
nous nous apercevons que sur la partie inférieure 
de Tenceinte du théàtre, qui avait la meilleure vue, 
s'adaptent nos meilleures marques d'entrée et les 
mieux travaillées, ayant comme type la téte de Pallas 
ou celle d'un lion, et portant au revers une seule 
lettre alphabétique, par exemple A. Sur la partie du 
milieu, là oìi devait s'asseoir la grande foule, s'adaptent 
les billets d'entrée ordinairement travaillés portant 
sur leurs deux faces une seule lettre au lieu de type, 
soit en tout, deux et les mémes lettres, p. e. A A. Enfin 
à la division du haut, qui devait ètre occupée par 
les plus insignifiants des spectateurs, très proba- 
blement, comme à Rome, par les femmes (Benndorf, 
1. e, p. II. Pollux. IX, 14) s'adaptent les marques 
d'entrée les plus communes et d'un travail des plus 
négligés, portant de chaque coté la méme lettre 
en doublé c'est à dire en tout quatre et les mémes 
lettres p. e. BB) (BB ou AA)(AA. 

Qu'il en était ainsi, cela pourrait étre démontré 
par les remarques suivantes: 

a) La plus haute partie du théàtre n'avait de 
l'espace, ou ne pouvait contenir que les cinq premières 
lettres de l'alphabet; c'est pour cela que jusqu'ici, 



(6) L'a reconstruction de M."' Dorpfeld est laissé par lui incertaine 
seulement pour la partie droite de la division centrale du théàtre. 
Mais je crois que l'idée la plus probable est que cette partie était 
aussi partaiteinent symmétrique en rapport de la còte opposée. C'est 
pour cela que nous l'avons ainsi désigné, sur le pian de la reconstruction 
de M/ Dorpfeld, avec une ligne rouge. Les ruines incertaines qui se 
trouvent en dehors de cette ligne appartiennent probablement à la grande 
échelle et aux soubassements de ce coté du théàtre, soubassements 
exigés par la nature du sol en cet endroit. 



498 J- N. SVORONOS 



en opposition avec les autres parties qui nous ont 
donne toutes les lettres de l'alphabet, il ne s'est 
trouvé des pièces portant des lettres dépassant la 
cinquième lettre alphabétique, celles que nous pos- 
sédons ne portant en réalité que 89 aa et AA AA. 

b) Gomme les porteurs des billets d'entrée du 
théàtre, à doublé alphabet, allaient dans l'enceinte 
du théàtre Tun à droite, et Tautre à gauche vers le 
centre, forcément les lettres d'un des còtés, celles de 
droite, devaient étre inscrites retrogradement, à gauche, 
sur les gradins. C'est ce que nous relevons préci- 
sément sur les billets que nous possédons, sur les- 
quels nous avons, à part les lettres écrites régu- 
lièrement, les suivantes : 1 (cf. Catal. n. 50), 3- (n. 47), 
>l (n. no), ^^ (n. 117 comp., PI. f. io), M (n. 17) ou 
i\-i\ (n. 80), n-n (n. 28), SS (n. 128) ou enfin aa-aa 
(n. 105), etc. 

Dans son entier la véracité de notre opinion, 
que les pièces attiques inéxpliquées jusqu'ici sont 
les billets d'entrée du théàtre de Dionysos est, pensons 
nous, tellement confirmée par la découverte faite par 
M/ Dòrpfeld des lettres alphabétiques de ce théàtre, 
qu'elle peut se passer de tonte autre preuve. Il 
existe cependant une autre preuve très sùre que 
nous invoquerons en dernier lieu. 

J'étais parvenu à la conjecture précitée et je 
l'avais fait connaìtre aux archéologues mes amis, 
qui avaient eu l'occasion de fouiller des théàtres, 
me renseignant auprès d'eux, si parfois, dans leurs 
fouilles, ils n'avaient pas découvert des billets d'en- 
trée semblables à ceux qui font le sujet de cette 
étude. Un d'eux, l'ephore des antiquités, M/ P. 
Kastriotes, m'a effectivement informe que: dans les 
fouilles faites il y a dix ans, sous. sa surveillance comme 
représentant du ministère de l'instruction publique, 
par les Fran^ais, au théàtre de Mantinée, il a été 



TESSERES EN BRONZF, ETC. 499 

trouvé de nombreux petits monuments en terre cuite, 
non publiés et pas décrits jusqu'ici, qui probablement, 
a-t-il ajouté, représentaient les billets d'entrée de ce 
théàtre, et que ces petits monuments étaient conservés 
dans un des tiroirs du Musée Central. M'étant rensei- 
2jné du fait, j'ai effectivement trouvé d'abord dans le 
Bidletin de Corresp., Hell. XI, (1887, p. 490) la note 
que pendant les fouilles de Mantinée « on a trouvé 
« aussi une quinzaine de tessères en terre rouge 
« grise ou jaune, les unes lenticulaires, les autres 
« rectangulaires, portant en general un nom propre 
« suivi de son patronimique. Elles proviennent surtont 
« du théàtre et de la scène. » Ayant examiné ensuite 
minutieusement ces monuments au Musée Central, 
j'ai observé qu'effectivement c'étaient des billets d'en- 
trée basés sur le mème système des nòtres, mais se 
rapportant à l'epoque Greco-romaine. En ce qui con- 
cerne la dimension, ils mesurent de 65 jusqu'à 30 
millimètres ; quant à leur forme, elle est à peu près 
piate et a) il y en a de circulaires, numismatomorphes, 
ou plutòt ayant la forme de petits monticules, b) demi 
circulaires exactement à moitié coupé des précédents, 
e) carrés, parallélogrammes, et d) lenticulaires. L'une 
de leur face est presque piate et porte le nom du pro- 
priétaire avec son patronymique p. e. KAeflNOMOC 
TlMAlN€Tn ; quant à l'autre face, elle est globuleuse, 
conique, triangulaire ou telle que la base d'un vase; 
elle porte toujours, comme nos tessères attiques de 
bronze, une des lettres de l'alphabet de grande dimen- 
sion et rien de plus. Ainsi sur soixante de ces pièces, 
les mieux conservées, nous avons relevé deux fois 
l'A, deux fois le B, deux fois le r, deux fois le A, 
deux fois l'È, trois fois le I, six fois B (H), une fois 
le I, sept fois le K, quatre fois le A, deux fois l'M, 
une fois l'N, deux fois l'i, une fois I, trois fois l'O, 
une fois TP, deux fois C, trois fois le T, deux fois 



500 J- N. SVORONOS 



I'y, une fois le , deux fois le X, cinq fois le N' et 
quatre fois VCì. 

Que ces pièces de Mantinée sont des billets 
d'entrée de théàtre et méme personnels à chacun 
des ìndividus qu'ils désignaient, cela est évident par 
leur découverte au théàtre mème, par la lettre qu'ils 
portent indiquant la division du théàtre à laquelle 
ils se rapportaient comme ceux de l'Attique, dont 
certainement ils étaient une imitation. Il est à rernar- 
quer que la lettre alphabétique ne fait jamais dé- 
faut, sauf sur les exemplaires, très peu nombreux, de 
très grand module, qui certainement devaient ètre 
destinés au sénat et aux personnages de distinction 
ayant droit à une place déterminée d'avance, p. e. 
pour la proedrie, place sur laquelle devait fìgurer 
le titre de celui qu'elle concernait, comme cela se 
pratiquait pour les magnifiques fauteuils de la proe- 
drie du théàtre de Dionysos d'Athènes pendant cette 
méme epoque romaine (7). 

Quant à la matière de ces pièces, qui est en 
terre cuite au lieu d'étre en bronze, ceci ne signifie 
^ien, puisqu'il existe aussi des marques d'entrée 
attiques de la mème matière, comme cela sera de- 
montré par un de nos suivants articles sur cette 
question; au contraire ceci renforce nos expHcations 
du moment que ces marques d'entrée n'avaient 
jamais, comme nous allons le démontrer plus loin, 
une valeur réelle, mais simplement symbolique. Fi- 
nalement une note de celui qui a procède aux fouilles 
de Mantinée, M.' Fougère (B. C. H., 1. e), confirme 
pleinement nos appréciations: " Sur plusieurs d'entre 
« eux (des gradins du théàtre) nous avons lu des 



(7) Celui qui a fouillé le théàtre de Mantinée, M/ G. Fougère, note: 
(/?«//. de Corr. He//. 1880, p. 249) " qu'une inscription gravée en un 
" point (de la proedrie) nous indique quelle était la place de la gerousia 
" locale. „ 



TESSÈRES EN BRONZE, ETC. 50I 



« lettres de l'alphabet, qui servaient probablement, 
« comme à Athènes, à designer les places. „ 

De pareilles lettres ont été observées en d'autres 
théàtres antiques, malgré que l'on ne se soit pas rendu 
compte de leur signifìcation. Ainsi, par exemple, le 
prepose aux fouilles du théàtre du Pirée près de Zea, 
mon maitre J. Dragatsis, écrivait: ('E^-ny-ep. 'Ap/aioX.^ 1884, 
p. 196) « Au déblayage du théàtre il apparut des 
« lettres près de la plus basse rangée de l'enceinte, 
« entre celle-ci et le demi cercle de l'orchestre. Ces 
« lettres, partant en ligne de l'issue droite de la partie 
« inférieure du théàtre, vont vers la gauche et re- 
« présentent l'alphabet complet. Elles sont gravées 
« vers les angles de l'ajustement des pierres, de 
« facon que la méme lettre se répétait deux fois, soit: 
" vers l'extremité de la pierre précédente et de suite 
" au commencement de celle qui suivait, jusqu'à l'n. 
« De là comme il y avait encore assez d'emplace- 
« ment, quelques unes des lettres étaient répétées 
u en doublé jusqu'au r sur chaque coté des pierres. » 
De manière que M/ Dragatsis a relevé la serie sui- 
vante qu'il a fidèlement reproduite sur la planche 
intercalée dans V Ap/. Tcpr.aepi;: (A) A, (B-B), r T, (A)-A, 
€-€, ZI, HH, 00, II, (K)-K, A-A, MM, N-N, I-Z, 0-0, H H, P-P, 

C-C, T T, Y-Y, et)-*, xoc, (>K-Y), {nyn, AA-AA, BB-BB, rr-(rr). 
11 remarque enfin, avec raison, que le type 
et l'exécution de ces caractères démontrent une 
basse epoque, probablement celle d'une restauration 
de ce théàtre. Quant à leur signifìcation, il pense que 
« certainement ils servaient à l'ajustement des pierres 
« et ils étaient employées par les magons comme 
« cela a été également observé ailleurs. » Mais 
aujourd'hui, après la découverte de la signifìcation 
qu'avaient les mèmes lettres au théàtre de Dionysos, 
personne ne peut plus douter, à mon avis, que celles 
là aussi se rapportaient à des billets d'entrée du 



502 J. N. SVORONOS 



théàtre, et, dans ce cas, seulement aux places d'or- 
chestre reservées à la proédrie au théàtre du Pirée. 
De pareilles lettres ont été observées encore au 
théàtre d'Erétrie, pendant les dernières fouilles faites 
par les Américains, mais elles ont été prises fanti- 
vement, encore une fois, comme des signes employés 
par les tailleurs de pierres. Ces lettres sont presque 
contemporaines avec celles du théàtre de Dionysos 
et présentent encore ceci de très notable, que plu- 
sieurs d'entre elles sont inscrites en sens inverse, p. e. 
1, >l, V, soit strictement comme sur quelques unes de 
nos tessères attiques (^). J. N. Svoronos. 

(Traduction du Grec moderne par M.'' E. D. J. Dotilh). 



(8) American Journal of Archaeology, voi. IX, 1896, p. 321. Theod. 
Woolsey Heermance, Excavation du Théàtre d'Erétria en 1895. Marques 
de mafons sur les rebords de l'Orchestre. " Sur le coté du canal contournant 
la moitìé de l'orchestre il y avait diverses marques de magons. Partant 
de l'extremité orientale, la i™, 2", 3™^, 7™^, lo'"^ 13""", 14™, 15™^, 2i'"«, et 
22'"®, pierres qui forment le demi cercle, n'ont pas de marques, la 6™", 
et la 16""^ pierre ont des coupures (ou éclats naturelsì, mais celles-ci ne 
sont pas intelligibles comme lettres, les pierres restantes sont marquées 
de lettres distribuées comme nous les répresentons en marge. Il est bon 
de noter qu'environ la moitié des pierres ne portent 
pas de marques et que le restant n'est pas arrangé de 
fagon à pouvoir porter des lettres dans l'ordre alpha- 
bétique. Ce ci ferait croire que les pierres ne sont pas 
dans l'ordre dans lequel elles avaient été placées ori- 
ginairement, et il serait probable, que primitivement 
l'ordre "alphabétique était celui qu'avaient ces pierres 
et que des réparations d'une période ulterieure ont été 
faites sur les rebords de l'orchestre, et qu'elles firent 
disparaitre beaucoup des pierres marquées et leur 
remplacement par d'autres, privées de marques, tout en réinstallant celles 
qui restaient du lot antique. La forme de ces pierres est telle, qu'elles ne 
peuvent s'adapter qu'à la position qu'elles ont aujourd'hui à coté du canal, 
de manière que les pierres latérales datent probablement de la première 
période de l'orchestre du bas. Il est certain, que des marques de ma- 
9ons de cette espèce ne peuvent pas ètre jugées avec la mcme exacti- 
tude de date, que les lettres d'un décret, ou celles d'une stéle gravée; la 
tendance devait ètre de conserver les formes les plus anciennes. L'v et le 
[A ont presque l'aspect très antique, mais on peut hardiment faire remonter 
le théàtre, plus surement, qu'à l'aide d'argument d'autres sources, pas 
après la moitié du quatrième siècle. „ 

(La suite au prochain numero). 





fig 


u r e 




4 


1 


12 


M 


5 


n 


17 


A 


8 


M 


18 


V 


9 


N 


19 


B 


II 


T 


20 


1 



LA ZECCA DI BOLOGNA 

DOCUMENTI. 

(Continuazione: Vedi Fase. Ili, 1898). 



XVII. 
BANDO GENERALE 

Sopra r estintione de' Sesini, Provisione delli nuovi quattrini 
di rame, e Valutatione delle Monete d'Oro, &> d'Argento. 

Publicato in Bologna alli 3. e reiterato alli 4. d'Agosto 1612. 

1. Desiderando rillustrissimo, e Reverendiss. Sig. Cardi- '• Proemio 
naie Barberino mentissimo Legato de latere della Città, e 
Territorio di Bologna, di provedere alli gravi danni causati, 

e chi si causariano maggiori in questa Città, e suo Distretto 
per l'alteratione delle monete, e per la gran quantità di se- 
sini falsi introdottovi dalla malitia de gli huomini; inherendo 
alla santa mente di N. Sig. il quale con molto dispiacere 
d'animo ha sentito fin nel principio del suo Pontificato, li 
notabili disordini successi in questa materia di monete, e 
sesini falsi; col consenso, e partecipatione delli molto Illustri, 
& Eccelsi SS. Antiani, Consoli, e Sig. Confaloniero di Giu- 
stina, e de' Signori del Reggimento Riformatori dello stato 
della Libertà d'essa Città, doppo longo, e maturo discorso 
è venuto alle infrascritte risolutioni da osservarsi inviola- 
bilmente. 

2. Et prima sua Sig. Illustriss. col consenso, come di sopra, 2'^ò^/'d"e'i 
prohibisce espressamente à qualunque persona così Eccle- 
siastica, come secolare, di che stato, grado, e conditione si 
sia il ricevere, spendere, e ritenere più per l'avvenire sesini 
di qual si voglia sorte, tanto buoni battuti in questa Zecca, 
quanto li falsi contrafatti del medesimo cunio, & ogn' altra 
sorte dello stato Ecclesiastico, ò esterno, sotto pena à chi 
contraverrà in alcuno de' casi sudetti, della perdita d'essi 
sesini, e di 25 scudi per ogni volta, e d'altre pene corporali 
ad arbitrio di sua Sig. Illustriss. 



Sesini. 



504 FRANCESCO MALAGUZZI 



3. Toieraii. 3. Si tollcra nondimcno, che per dieci giorni solamente, 
modo di doppo la publicatione del presente Bando, li sesini col cunio 
per dieci della Zecca di Bologna, e Ferrara si possano, e debbano 

giorni. . , 

ricevere, spendere, e contrattare per un quattrino e mezo 
li buoni, e li falsi per un quattrino solo ; commandando 
espressamente, che dentro detto termine nissuno possa ricu- 
sargli per la detta valuta, poiché all'istesso prezzo saranno 
ricevuti, e cambiati in Zecca, come appresso si dirà. Con 
ordine ancora, che per le somme piccole da otto bolognini 
à basso, nissuno possa ricusare il pagamento in tanti sesini; 
e per le somme maggiori non si debba pagare, né ricevere 
pili di dieci per cento, che sono due bolognini per lira, sotto 
pena à chi transgredirà, di scudi venticinque per volta, e 
d'altre pene ad arbitrio di sua Signoria Illustrissima. 

4. Permis- A. Et quelli, chc vorranno portargli fuori di questo stato, 

sione ' . IO 1 

d'esportargli potranuo faHo à loro piacere, & volontà, purché siano portati. 

Contado. & estirpati con effetto fra il termine sudetto di dieci giorni. 

5 Prohibi- 2- Prohibendo nientedimeno, & espressamente vietando, 

d'introdurre, che per l'avveuire nissuna persona di qual si voglia stato, 

e ricevere '^ _ _ ^ ^ 

Sesini. grado, e conditione possa, né debba sotto alcun pretesto, 
titolo, ò causa introdurre, ò far introdurre, portare, ò far 
portare, e ritenere in questa Città, e suo Distretto quantità 
piccola né grande di detti sesini, tanto buoni, quanto cattivi, 
come di sopra, sotto pena della galera in vita, ò per dieci 
anni, & altre pene pecuniarie, e corporali ad arbitrio di sua 
Signoria Illustrissima. 
dtnf^se^Jini ^- ^ perche benignamente procedendo s'intende di dar 

incon- commodità à chi si trova haver sesini del cunio di questa 

tinente. _ _ ^ _ 

Zecca, e di Ferrara di liberarsene con minor danno, & in- 
commodo possibile, il Reggimento farà aprir Banchi in detta 
Zecca per termine di dieci giorni da cominciarsi alla publi- 
catione del presente Bando, dove ciascuno potrà portar tutti 
li sesini, che si trovarà presso di se, della qualità sopradetta, 
li quali da ministri acciò deputati, saranno cambiati, cioè li 
buoni à ragione d'un quattrijio, e mezo, ò li cattivi à ragione 
d'un quattrino (se bene per la gravissima perdita, che si farà 
in detto cambio si potria giustamente lasciare, che li sesini 
falsi, & adulterati andassero à danno di quelli, in mano de' 
quali si ritrovano, come moneta falsa, e prohibita dalle leggi, 



LA ZECCA DI BOLOGNA - DOCUMENTI 



505 



s? 



e da molti Bandi). Et à chi ne portarà alla Zecca dalla somma 
di lire quattro m giù, si darà per la prima volta la loro 
valuta in contanti alla ragione sopradetta in tanti quattrini 
di rame battuti à tal effetto nella medesima Zecca, overo in 
altra moneta d'argento buona, e spendibile alla valuta tarreg- 
giata come di sotto. 

7. E chi portarà somma maggiore di dette lir quattro, 
sarà fatto del sopra più creditore in un libro particolare, che 
si terrà in detta Zecca per doversegli pagare la valuta di 
essi sesini alla ragione, e modo sopradetto, cioè la metà fra 
tre mesi, e per l'altra metà fra altri tre mesi da computarsi 
detto termine dal giorno, che sarà stato fatto creditore, e 
gli sarà data polizza del suo credito dal Deputato nella Zecca 
per maggior sua sodisfattione, li pagamenti si faranno in fine 
delli trimestri, & a questo effetto il medesimo Deputato sarà 
pronto nel medesimo luogo per pagare à quel tempo à 
ciascuno il suo credito, si come l'istesso si farà a chi ritor- 
nerà più d'una volta con qual si voglia somma, minor ancora 
delle lir quattro: Avvertendo ciascuno, che andarà al Banco 
a cambiare, di non ricever il pagamento più d'una volta in 
contanti, ma solamente si facci far creditore, altrimente caderà 
nella perdita deUi sesini, e di venticinque scudi. Però si 
notifica a tutti la Provisione, acciò possano valersi di tal 
commodo, e sollevamento di portarli in Zecca fra il detto 
termine di dieci giorni, poiché passato detto tempo, non si 
cambiarà più, né essi potranno valersi di questo benefitio; 
E trovandosi simili sesini appresso a chi si voglia, caderà 
nelle pene sudette. 

8. Avvertendo ciascuno a portar li sesini buoni separati 
da' falsi, perche li buoni si contaranno, e se gli pagaranno 
li tre quarti, come di sopra, e li cattivi, per fuggir la confu- 
sione, e longhezza del contare, si pagaranno a peso per la 
metà alla ragion sudetta a conto di libra, conforme al scan- 
daglio fatto. 

9. Si prohibisce, & vieta espressamente ad ogni persona, 
la quale alla publicatione del presente Bando si trovarà in 
mano sesini in maggior quantità di lir quattro, che non possa 
valersi di diverse persone, per presentargli alla Zecca in 
numero minore, & in più partite per liberarsi dalla credenza, 

65 



7. Termine 
del pagare 
le grosse 

somme 
de' Sesini. 



8. Distin- 

tione 

delli Sesini 

buoni dalli 

falsi 
nel portarli 
alla Zecca. 



9. Non 

distribuire 

li Sesini 

à varie 

persone 

nell' andar 

à cambiarli. 



5o6 



FRANCESCO MALAGUZZI 



IO. Introdut- 

tione 

de'Quattrini 

di rame 

schietto. 



II. Vera 

valuta 

delle 

Monete. 



12. Prohibi- 

tiene del 

spenderle 

più della 

valuta con 

l'impunità à 

gli 
accusatori. 



»& bavere i contanti; e s'impone pena a chi avrà, & à chi 
riceverà per far tal confusione, di scudi venticinque di moneta 
per ciascuno, e d'altre pene arbitrarie, alle quali si procederà 
irremissibilmente per ogni miglior modo. 

10. E perche è necessario per il comercio quotidiano 
la moneta minuta, si sono battuti, e batteranno quattrini di 
rame puro in questa Zecca; Però si prohibisce lo spenderei 
tenere, ricevere, ò introdurre in questa Città, e Distretto 
ogni, e qual si voglia sorte di quattrini, tanto legati con 
argento, quanto di puro rame, sotto le medesime pene spresse 
nella prohibitione de' sesini, eccettuati li quattrini, e mezzi 
baiocchi di rame battuti nella Zecca di Roma, e anco gl'altri 
quattrini di rame schietto del medesimo peso, e qualità 
battuti pur in Zecche del stato Ecclesiastico. 

11. E perche dall' introduttione, e comercio delli sesini 
adulterati, e falsi fra li molti disordini n'è proceduto, che 
alle monete d'oro, e d'argento, così battute nelle Zecche 
dello stato Ecclesiastico, come nelle Zecche d'altri Prencipi, 
per abuso, e corrottela s'è dato d'alcuni anni in qua maggior 
prezzo, & valuta di quello, che vagliono realmente, & ogni 
giorno andarla maggiormente augumentando il disordine. 
Però in essecutione della santa mente di N. Sig. sua Sig. 
Illustriss. col consenso come di sopra, ordina, e dichiara, che 
il giusto, e vero valore di tutte le monete da spendersi in 
questa Città, Territorio, e Distretto, sia per l' avvenire il 
contenuto nell'infrascritta Tariffa. 

12. Prohibendo però, & espressamente commandando a 
qual si voglia persona di che stato, grado, e conditione si 
sia, che non ardisca, né presuma nell'avvenire spendere, né 
far spendere, ricevere, ò far ricevere, contrattare, ò far 
contrattare le infrascritte monete per più del prezzo nettato, 
sotto pena tanto a chi pagarà, quanto a chi riceverà, & a 
chi le contrattarà della perdita delle monete di quel paga- 
mento, e di cinque volte tanto per la prima volta, e per la 
seconda, oltre la sopradetta pena, di trecento scudi di più, 
& altre pene corporali ad arbitrio di sua Sig. Illustriss. 
Cancedendo però l'impunità a quelli, e' havessero ricevuto 
in pagamento, ò altrimenti denari contra la forma del pre- 
sente Bando, se in termine di quattro giorni Io notificaranno 



LA ZECCA DI nOT.OGNA • DOCUMENTI 5O7 

alli Magistrati, Giudice, ò altri Deputati, con fargli constare 
da chi habbiano havuti detti denari; promettendo alli medemi 
di fargli restituire incontinente quel manco, c'havessero ri- 
cevuto nel pagamento. 

13. Con dichiaratione, che il prezzo, che a ciascuna di 13- Le 

.... Monete 

esse monete sta annotato, s' intende e stabilisce solamente siano dei 

giusto peso, 

per quelle, che sono del sriusto, e vero suo peso. E quando e sia lecito 
nelli pagamenti occorressero monete tose, ò che mancassero le monete 

. . . tose 

del suo giusto peso, possa chi le riceverà pesarle alla pre- d'argento. 
senza di chi le paga, e trovandole, che non siano del vero falsità 

T • -1 • o- • -1 j 1 • contra chi 

peso, gli Sia permesso il ricusarle, &a stringere il debitore pagherà mo- 
a pagarle m altra valuta buona, e del suo peso; Al qual quantità, 
fine sarà in Zecca una nota distinta del valore di ciascuna 
sorte di monete à ragione del peso di libra, oncie, quarto, 
e grani respettivamente, acciò ogn' uno possa, bisognando, 
sapere giustamente quanto debba ricevere in caso di diffe- 
renza di moneta tosa. E se alcuno sarà accusato d'haver 
pagato moneta tosa in quantità, si havrà per delitto di falsità 
contra chi l'haverà pagata, e si presumerà, che per dolo, e 
malitia Thabbia spesa, ò pagata, e sarà castigato severamente 
di pene pecuniarie, e corporali ad arbitrio di sua Sign. Il- 
lustrissima. 

14. Commanda similmente, che da qui innanti nissuno h- Non 

' . ' . spender Mo- 

possa, né debba spendere in modo alcuno in questa Città, nete fuori 
e suo Distretto, sorte alcuna di monete d'oro, né d'argento nute neiia 

... Tariffa. 

fuori di quelle contenute nell'infrascritta Tariffa, sotto pena 
di ducento scudi per ogni volta, che si contraverrà da chi 
si sia, & altre pene maggiori secondo la qualità de' casi, e 
delle transgressioni. 

15. Et acciò col tempo non si riempisse, in gravissimo 15-. obbligo 
danno dell' universale, questa Città, e Contado di monete tutte 

'7 11'^ Monete. 

leggieri, e tose, però si commanda espressamente, che nel . d'oro, 
spendere le monete d'oro, tutte si debbano prima pesare, e 
che nissuno possa pagarle, ricevere, e contrattare, se non 
sono del suo vero, e giusto peso, sotto pena della perdita 
di esse monete, e del dopio, e d' altre pene corporali ad 
arbitrio di sua Sign. Illustrissima. 

16. Et accioche nell'occasione del pesar le monete d'oro, >6. Tener 

bilanze e 

come di sopra, & anco bisognando, le tosate d argento, peseiti. 



5o8 



FRANCESCO MALAGUZZI 



ogn'uno babbi nelli pagamenti il suo giusto dovere; com- 
manda espressamente sua Sig. Illustriss. che nissuno Mer- 
cante, Banchiero, ò qual si voglia Artegiano possa tenere 
bilancie, e pesi per le monete d'argento tose, se prima non 
saranno state aggiustate secondo il solito dal Bollatore del- 
l'Arte delli Orefici, e con il loro contrasegno, e similmente, 
rispetto alli pesi delle monete d'oro, nissuno possa valersene, 
né tenerle, se prima non saranno insieme bollati dal Zec- 
chiero, li quali s' aggiusteranno gratis, sotto pena à chi 
contraverrà di scudi cinquanta per volta, & altre pene mag- 
giori ad arbitrio di sua Sig. Illustriss. Avvertendo ogn' uno 
ad haver cura, che li sudetti pesi, e pesetti non si disgiustino, 
perche trovandosi differenti dal giusto suo peso, ancorché 
vi fosse il solito segno del Zecchiero, caderanno nella me- 
desima pena, e piii, e meno secondo la qualità de' casi, e 
delle persone. Prohibendo sotto le medesime pene à chiesi 
sia, il poter tener pesi, e pesetti di qual si voglia altra sorte. 
17. Non si 17- Dichiarando, che quando mai alcuna sorte di dette 

aueglre monctc d'oro, e d'argento trascorresse in esser spesa più 
servanza del sottoscHtto vcro valorc, non si possa mai allegare inos- 
dei Bando, gcrvauza, ò tolleranza contra il presente Bando, mentre non 
venga con un'altro Bando derogato in specie alla presente 
Provisione, anzi sia lecito à chi havrà ricevuto il dinaro per 
maggior prezzo, di poter fra il termine d'un' anno, ripetere 
conforme alla Tariffa, l'intiero del dinaro ricevuto, quando 
però faccia constare giuridicamente del suo credito. 
18. Non 18. Ordina ancora, e commanda, che quando fosse in- 

*c''ontraua"e^ trodotta moucta di qual si voglia sorte non compresa nella 
airi^inriTon Tariffa, non si possa mai da qual si sia persona spendere, 
neiirTlriffa, acccttare, né contrattare, se prima non ne sarà stato fatto il 
\Tg^io.' saggio nella Zecca di Bologna dalli public! Assaggiatori ; E 
deuemonme che nou sia permesso, e dichiarato il vero prezzo con publica 
^'irfoTmL'^'' grida. Per il che non ostante qual si sia abuso, ò contraven- 
dei Bando. j-JQj^g g| dichiarano per sempre prohibite le dette monete 
spese, ò introdotte contra la presente forma, né valerà per 
alcun tempo l'allegar possesso, ò toleranza; sotto pena alli 
transgressori della perdita di tali monete, e di cinque volte 
tanto, & altre pene corporali fin' alla Galera per dieci anni 
secondo la qualità de' casi. 



LA ZECCA DI BOLOGNA • DOCUMENTI 509 

IO. Et per obviare alli danni causati dalla introduttione ig-Nons'in- 

" " troducano 

di quantità di monete per incetta, e sempre in maggior "\l^^l^^ p" 
pregiuditio della Città, si prohibisce espressamente, che Dj^Jg^^a 
nissuno habbia ardimento d'introdurre per incetta nella Città, da usarsi 

r da Capitani 

ò SUO Territorio quantità notabile di monete bianche, ò di G^abeiunr'& 
cunio nuovo, sotto pena della perdita di detti dinari, di mille ^'""'• 
scudi, e della Galera in vita ; e sotto le medesime pene 
incorreranno quelli, che introducessero qual si voglia sorte 
di monete tose, tanto d'oro, quanto d'argento. Riservandosi 
S. Sign. Illustriss. d'accrescer la pena fino alla vita inclusive 
secondo la qualità de' casi, quanto all'introdurre detta moneta 
tosa per incetta, il che si argomentarà dalla qualità, e quantità 
delle monete, e dalla qualità delle persone. Ordinando però 
alli Capitani, Gabellini, & altri Ministri delle Porte della Città, 
& alli Revisori in Gabella ad usare ogni diligenza, con 
guardar dentro le carrozze, nelle some, ceste, bastine, & altro, 
e trovando monete di qual si voglia sorte, debbano tratte- 
nerle, e denonciare subito a' Magistrati, Giudici, ò Uffitiali, 
ò alli Deputati tutta la moneta trovata, sotto pena à tutti 
della privatione dell'offitio, e di tre tratti di corda da darseli 
subito; promettendoli però all'incontro, che se saranno dili- 
gentemente il debito loro, e scopriranno contra bandi, se gli 
darà il suo terzo delle pene infalibilmente. E siano obligati 
ancora il Mastro della Posta, li Procacci, e Corrieri di de- 
nonciare alli medesimi li fagotti, e groppi di dinari; e li 
padroni d'essi groppi nell'aprirgli debbano farlo in Zecca, ò 
alla presenza del Zecchiero, per vedere se intieramente sono 
conformi al Bando, sotto pena di ducento scudi per ogni 
volta, che mancaranno, & altre pene ad arbitrio di S. S. 
Illustrissima. 

20. Comanda ancora espressamente à tutti gli Ofììtiali 20. ordine à 

, ^ . . gli Officiali 

del Contado, e particolarmente a quei de' confini, che debbano dei contado 

... , . ..,,., d'invigilare. 

invigilare accuratamente, perche sia osservato inviolabilmente 
il presente Bando, e Tariffa in ciascuna parte, e che non si 
spenda altra moneta fuori della nominata nella detta Tariffa; 
E trovendo contrabandi, e transgressioni, ne havranno subito 
la terza parte; altrimenti saranno severamente castigati con 
la privatione dell'offitio, e dichiaratione d'inhabilità, & altre 
pene arbitrarie tanto pecuniarie, quanto corporali. 



5IO 



FRANCESCO MALAGUZZl 



ai. Dare 

notitia delle 
monete 

nuove al 
Zecchiero, ò 

Deputati. 



32. Prohibi- 
tione dalli 



21. E perche potriano essere introdotte monete simili 
nel cunio (ma di minor bontà, ò peso) alle permesse nell'in- 
frascritta Tariffa; Però S. S. Illustrissima ordina a tutti, che 
riceveranno pagamenti, & alli Banchieri particolarmente, che 
mano vigilanti, e scoprendo sorte alcuna di dette monete, 
ne diano subito notitia al Zecchiero, ò Deputati per potere 
in tal caso pigliare quelle risolutioni rigorose, che saranno 
necessarie. E quando si trovasse, che per dolo, ò malitia 
fosse occultato simil delitto, caderanno nella pena della per- 
dita di detti dinari, e di ducento scudi, & altre pene maggiori 
ad arbitrio di S. Sign. Illustriss. fin' alla Galera inclusive, e 
dalla occultatione si presumerà particolarmente dolo in quelli, 
che hanno cognitione di monete, e che sono di tal professione. 

22. E conoscendosi il grave danno, e pregiudicio, che 
Bancheroiti. apporta all'universale della Città, & alli poveri in particolare 

l'uso, & introduttione delli Bancherotti, & di tutti quelli, che 
fanno professione di canbiare, incettare, e far mercantia d'ogni 
sorte di monete, poiché sono cagione, che continuamente 
vanno augumentando di prezzo; Si commanda, che da qui 
inanti niuno ardisca d'essercitar l'arte, ò aprir banchetto per 
tal' effetto, né di canbiare monete d'oro, ò d'argento, overo 
intromettersi in publico, né in secreto in simil baratto, sotto 
pena della perdita di tutte le monete, che si ritroveranno, e 
della galera ancora, promettendo l' impunità a quello de' 
Contrahenti, che sarà il primo a notificar l'altro, il quale sarà 
tenuto secreto, e guadagnarà secondo il solito il terzo della 
pena. Riservandosi S. S. Illustriss. in caso di bisogno per 
servitio de' Viandanti, e d'altri forestieri da deputarne uno, 
ò due con participatione de' Sig. del Reggimento, ò suoi 
Assonti, e con quelle regole, e limitationi, che pareranno 
opportune. 

23. Comanda ancora sua S. Illustriss. che nissuno possa 
esportare, o far esportare per modo alcuno oro, ò argento 
fuori di questa Città, e suo Contado in verghe, in pani, in 
piastre, né abbrusciato, ò in qualunque altra forma, sotto 
pena della perdita della robba, e di cento scudi per volta. 
Ma volendone far esito debba portarlo al Zecchiero, che 
gli pagarà il giusto valore, e non volendo detto Zecchiero 
comprarlo non possa il Venditore contrattarlo con altri, ò 



f 23. Non 

esportar 

fuori oro, ne 

argento in 

verga, pani, 

& simili. 



LA ZECCA DI BOLOGNA - DOCUMENTI 5II 

estraerlo della Città senza licenza di sua Sign. Illustrissima 
in scritto, sotto le sudette pene. 

24. In oltre sua Sign. Illustrissima prohibisce espressa- 24.ordina. 
mente à gì' Orefici, Battilori, e Tiralori, il poter comprare, gu Orefici. 

. , • 11 1 11 Battilori, e 

vendere oro, o argento a maggior prezzo del corso delle Tiraiori dei 

, , T-> • • 1 • comprare, o 

monete secondo la presente rrovisione, sotto pena a chi vendereoro, 
contraverrà di cinquanta scudi per volta, oltre la perdita 
della robba, che havesse comprata, ò lavorata. 

25. E volendo S. S. Illustriss. obviare alla strettezza 25. che non 

, , . , . . . , , si mandi il 

del comercio, che potria causarsi per occasione del presente creditore in 
Bando, col non farsi liberamente li pagamenti in contanti, ma banchi più 
mandarsi in giro li Creditori; Ordina però che ciascun Ban- 
chiero, e Mercante, al quale sarà tratta poliza di pagamento 
da altro Banchiero, ò Mercante, in virtù della prima poliza 
trattali sia obligato a pagarli il dinaro in contanti, a fin che 
il Creditore non sia astretto a girare a più di due Banchi, 
sotto pena a chi contraverrà di ducento scudi per ciascuna 
volta, & altre pene più gravi cosi pecuniarie, come corporali 
ad arbitrio di sua Sig. Illustriss, Avvertendo ancora ogni 
sorte di persona in occasione del presente Bando a guardarsi 
di non impedire, ne difficultare, o restringere, sotto qual si 
voglia pretesto dolosamente il comercio, perche secondo la 
qualità de' casi, e delle persone sua Sig. Illustrissima procederà 
rigorosamente in questo particolare contro li transgressori. 

26. Ordina, e comanda ancora S. S. Illustriss. per fuggire 26 centra- 
li- 1 1- -111 1 '•^''^ ^ scudi. 

Ogni collusione nel contrattare gli prezzi delle monete, che 'ire, soidi, e 

1 •• •• ^^ll/^•^ 11/^ 1^-. dinari. 

da qui manti niuno cosi della Citta, come del Contado, Ca- 
stelli, Mercati ardisca negotiare, comprare, vendere, o fare 
alcuna sorte di contratto in qual si sia modo publico, o pri- 
vato sotto altro titolo,, che a scudi, lire, soldi, e dinari secondo 
il stile della Città, overo a scudi d'oro in oro, o a scudi di 
Paoli dieci per scudo, sotto pena di trecento scudi, e della 
nullità de' contratti, & d' altre pene rigorose ad arbitrio di 
S. S. Illustriss. secondo la qualità de' casi, e delle persone; 
non intendendo però, che il comprare, e vendere non si 
habbia per contratto quando non passi la somma di venti 
bolognini. 

27. In oltre S. Sig. Illustriss. per imitare alcuni suoi 27. Facoltà à 

. , . . Magistrati. 

Antecessori, e per mostrarsi gratioso verso i Magistrati, gli 



512 



FRANCESCO MALAGUZZI 



a8. Deputali 
particolari 

per la Città, 

e Contado, 

con la 

prohibitione 
à detti, & 

altri Ofitiali 

di ricever 

donatini, ò 

mancia. 



ag.Cheniuno 
prometta 
dinari, ne 

premio 
alcuno à 
Uflitiali, & 
Essecutori. 



30. Notificare 
le cause al 
Zecchiero 
de' Tribu- 
nali. 



dà facoltà, & auttorità di poter conoscere, e terminare per 
giustitia tutte le cause di contraventione del presente Bando 
in quei capi, che concernono solamente le pene pecuniarie. 
Con dichiaratione, che gli detti Magistrati debbano dar conto 
a sua Signoria Illustrissima d'ogni causa, né possano venire 
all'espeditione senza ordine di sua Signoria Illustrissima. 

28. E per maggior osservanza, & essecutione del pre- 
sente Bando vi saranno ancora persone particolari deputate 
per la Città, e per il Contado, & per il resto della Legatione, 
li quali tutti dovranno denonciar quelli, che contraverranno 
al presente Bando; E guadagnaranno il terzo delle pene 
pecuniare, se l'inventione sarà fatta da loro, & alli medesimi 
deputati, & a suoi Ministri, & a tutti gl'altri essecutori dovrà 
ciascuno obedire, né opporsegH quando vorranno cercare, 
che monete habbiano nelli loro Banchi, caffè, armari], & in 
qual si voglia altro luogo, sotto pena di mille scudi, & altre 
pene maggiori pecuniarie, e corporali secondo la qualità de' 
casi ad arbitrio di S. Sign. Illustriss. Prohibendosi espressa- 
mente a tali Deputati, & a suoi Offìtiali, & a qualunque altro 
essecutore, o chi si sia il, poter accordare il delitto trovato, 
né domandare, né accettare mancie, donativi, né qual si voglia 
cosa, etiam da chi volesse spontaneamente dargliene, sotto 
pena della privatione dell' offitio, e di tre tratti di corda da 
darsegli subito in publico, & altre pene maggiori corporali 
ad arbitrio di S. Sig. Illustrissima, secondo la qualità de' casi, 
e delle persone, e si crederà all'Accusatore col suo giura- 
mento, e col detto d'un testimonio degno di fede, quale Ac- 
cusatore sarà tenuto secreto. 

29. E similmente si vieta ad ogni Mercante, Bottegaro, 
& a ciascun'altra persona il donare robbe, dinari, né alcuna 
cosa etian minima, né meno promettere premij, ò mancie à 
detti Uffitiali, & Essecutori, sotto pena di venti scudi per 
ciascuna volta; E si permette, che possano accusarsi 1' un 
l'altro, & il primo accusatore, oltre l'impunità, sarà tenuto 
secreto, al quale parimente si darà fede col detto d'un testi- 
monio, & guadagnarà il terzo della pena pecuniaria. 

30. Finalmente per l'interesse, che ha la Zecca di Bo- 
logna nelle dette cause di contraventione, vuole, e commanda 
sua Sign. Illustriss. che ogni volta, che sarà fatta qualche 



LA ZECCA DI BOLOGNA - DOCUMENTI 



513 



inventione di fraude, e contraventione del presente Bando, 
sia notificata alli Magistrati, Giudici, & Uffitiali, al Mastro 
della Zecca, à fin che volendo egli dedurre qualche cosa à 
favore, e benefitio d'essa Zecca, possa farlo. 

31. E dovendosi battere in questa Zecca monete d'oro, 
e d'argento, e per solevamento delli molti danni patiti, e che 
si patiranno ne gì' interessi della medesima Zecca, sua Sign. 
Illustriss. per mostrarsi non men gratioso, che siano stati gli 
altri suoi Antecessori, applica alla detta Zecca di Bologna 
un terzo delle pene pecuniarie, volendo, che gli altri terzi 
siano uno dell'Accusatore, e l'altro dell' Essecutore, la qual 
applicatione durarà à beneplacito di sua Signoria Illustrissima. 

32. Si commanda ancora, che tutti li Banchieri, Mercanti, 
Merciari, Speciali, Beccari, Lardaruoli, Pomari, & altri simili 
Artefici, debbano tenere affisso nelle loro botteghe questo 
Bando stampato, in luogo, eh' ogn' uno possa vedere, sotto 
pena à chi mancarà, di cinquanta scudi per volta. 

33. Notificandosi, che à ciascuno, ancorché non sia Uf- 
fitiale, né Essecutore, sarà lecito l'accusare i trasgressori del 
presente Bando, e che n' bavera incontinente il premio del 
terzo delle pene pecuniarie, e sarà tenuto secretissimo. 

34. Ordina sua Sign. Illustrissima, che per maggior 
osservanza della presente Provisione, si habbia ogn' anno à 
publicare in Bologna due volte, cioè nel tempo della Piera 
del Pavaglione, & al Natale, e che tutti gli Uffitiali delli 
Capitaniati, e Podestarie del Contado di detta Città, debbano 
far publicare ogni sei mesi alli loro Uffitij, & anco alli Mer- 
cati questo istesso Bando, acciò tanto piìi facilmente possa 
restare à memoria di ciascuno di dover osservare questi 
buoni Ordini. 

35. E perche per il passato sono stati publicati infiniti 
Bandi da diversi Legati Antecessori di sua Sign. Illustriss. 
si revocano tutti con il presente Bando conforme alla santa 
mente di sua Beatitudine, e si dichiarano di nissun valore, 
accioche la moltitudine di tali Provisioni non partorisca con- 
fusione, volendosi, che per l'avvenire si osservi solo intiera- 
mente quanto in questo si contiene, ordina, e commanda. 

36. Avvertendo però qual si voglia persona di che stato, 
grado, e conditione si sia, à non transgredire in parte alcuna 



31. Applica- 
tione d'un 
terzo delle 
pene alla 
Zecca di 
Bologna. 



32. Obbligo 
di affiggere 

il Bando 
nelli Banchi, 
& Botteghe. 



33. Ciascuno 

possa 
accusare gli 
trasgressori. 



34. Pubbli. 

car in 
Bologna, & 
nel Contado 
il presente 
Bando due 
volte l'anno. 



35. Revoca- 

tione 

de gl'altri 

Bandi. 



36. Avverti- 
mento a non 
trasgredire 
il Bando. 



66 



SH 



FRANCESCO MALAGUZZI 



questa Provisione, perche si procederà contra ciascuno con 
ogni rigore, e senza eccettuatone, né remissione alcuna. 

TARIFFA DELLE MONETE D'ARGENTO E D'ORO. 



ROMA. 

Lo Scudo di Roma di dieci Paoli L. 4 

Il Testone L. i 

II Paolo, ò Giulio d'argento L. o 

Il mezo Paolo L. o 

Il quarto alla rata. 

SPAGNA. 

Reali di Spagna da otto L. 3 

Reali da quattro ì w-^ i 
Reali da due j 

VENETIA. 
Il Scudo segnato 140 . . . 
Il Ducato segnato 124 . . . 
La Giustina segnata num. 80 
La Giustina segnata num. 40 
La meza Giustina segnata num 
Il Trono, altrimente detto Ragno . 
Moneta segnata num. IIII. . , . 



20 



L. 4 

L. 3 
L. 2 
L. I 
L. o 
L. o 
L. o 



MILANO. 
11 Ducatone d'argento col Biscione senza corona L. 4 
Il mezo Ducatone simile à quartieri, etiam senza 

testa coronata, ma fra due stelle . . . . L. 2 
Il mezo Ducatone vecchio con la testa coronata 

senza stelle con l'arme de' suoi Regni . . L. 2 
Il quarto del Ducatone simile L. i 

FIORENZA. 

Il Ducatone di Fiorenza vale L. 4 

lì mezo Ducatone L. 2 

11 Testone L. i 

Il mezo Testone L. o 

Il Giulio L. o 

Il Tallaro battuto nella Zecca di Pisa, da una banda 
sua A. armata col scettro in mano, dall'altra 

l'arme con le palle, & segno di S. Stefano L. 3 



s. 3 q. 2 

s. 5 q. o 

s. 8 q. 2 

s. 4 q. I 



6 q. 4 



s. 5 

s. 15 

s. 8 

s. 4 

S. 12 

S. II 

s. 4 



7 

3 

5 

12 

8 



s. 6 q. 3 

s. 3 q. I 

s. 8 q. o 

s. 4 q. o 



q- 3 

q. 4 
q. o 

q- 3 

q. 2 



s. 12 



LA ZECCA DI BOLOGNA - DOCUMENTI 515 

MANTOVA. 

II Bucatone con S. Giorgio da una banda, dal- 
l'altra la testa di sua A L. 4 s. 6 q. 3 

Il mezo Bucatone j ,, 

alla rata. 



Il quarto del Bucatone 

Il Testone con S. Barbara L. i s. 2 q. 2 

Tallaro, che da una parte è la testa di S. A. 
armata con lo scettro in mano, e dall' altra 
r arme di S. A. \ L. 3 s. 14 q. 3 

Moneta, che da una parte è la testa di sua A. 
armata con lo stocco in mano, dall'altra una 
Aquila da una testa, che ha nel mezo del 
petto un'arma d'Austria L. 2 s. 16 q. o 

S. Anselmo, da una parte l'impronto del Santo, 

dall'altra l'Arme di sua A L. o s. io q. o 

La Barbarina, che ha da una parte una S. Bar- 
bara con una Torre, & una Palma in mano 
scrittovi attorno Santa Barbara, dall' altra 
l'arme del Buca. L. o s. 3 q. 4 

La Barbarina, che ha da una parte una S. Bar- 
bara, e dall'altra un Fiore L. o s. 2 q. 4 

Moneta dal Tabernacolo, detta dal Volgo Bosso- 
lotto L. o s. 5 q. 2 

MODENA. 

Il Bucatone di Modena, che da una parte ha 

l'impronto di S. A. armata, dall'altra una 

figura, e' ha un fiore in mano, e davanti un 

Cornucopia, con il millesimo à piedi 1612. L. 4 s. 6 q. o 
Moneta detta da sedeci, che da una parte ha la 

testa di S. A. dall'altra una figura con il motto 

attorno, Addit se sociam L. o s. 11 q. 2 

Moneta pur detta da sedeci, con la testa da una 

parte di S. A. dall' altra una palma con un 

putto con il motto Pressa surgit . . . . L. o s. 13 q. 3 
S. Geminiano, da una parte la testa di sua A. 

dall'altra il Santo , . . . . L. o s. 2 q. 5 

Aquilone di Modena, da una parte S. Geminiano, 

dall'altra un'Aquila coronata L. o s. 3 q. 4 

Moneta, che da una parte ha l'arme de' Medici, 

dall'altra l'arme d'Este L. o s. 5 q, 4 

Moneta, che da una parte ha l'arme d'Este, dal- 



5l6 FRANCESCO MALAGUZZI 



l'altra una figura sìmbolo della Patienza con 

il motto attorno Omnia vincit L. o s. 6 q. 4 

SAVOIA. 

Il Bucatone d'argento con la testa di S. A. dal- 
l'altra banda l'arma sua L. 4 s. 6 q. 3 

Il mezo Bucatone j ^j,^ ^^^^ 

Il quarto del Bucatone ) 

PARMA, ET PIACENZA. 

Il Bucatone d'argento con la testa di S. A. & 

dall'altra banda Piacenza, & un altro con la 

testa di S. A. & dall'altra con due figure con 

lettere L. 4 s. 6 q. o 

Il mezo Bucatone 



, , _ . alla rata. 

Il quarto del Bucatone 

Moneta, che da una parte ha un S. Hilario, dal- 
l'altra l'arme di S. A L. o s. 19 q. o 

Moneta, che da una parte ha una Incoronatione 
della Madonna sotto segnata num. 40, dal- 
l'altra l'arme di S. A L. i s. 3 q. i 

Moneta dell' istesso cunio per la metà, alla rata. 

Cavallotti con il Toro da una parte, dall' altra 

l'impronto del Buca Alessandro L. o s. 3 q. 3 

Tallaro, che da una parte ha l'arme di S. A. dal- 
l'altra il Buca armato con il scettro in mano. L. 3 s. o q. o 

URBINO. 

Scudo d'Urbino con l'impronto di S. A. da una 

banda, e dall' altra l' arma di S. A. . . . L. 4 s. 3 q. o 
Moneta d'Urbino, da una banda S. A. armata con 

la spada in pugno, dall'altra un'arma di S. A. L. 2 s. io q. o 
Tallaro d'Urbino, da una parte l'impronto di S. A. 

dall'altra l'arme di sua Altezza con il Tosone L. 3 s. 12 q. o 
Venti grossi d'Urbino, da una parte S. A. dall'altra 

un'impresa scrittovi dietro Grossi venti. . L. 3 s. o q. o 

Moneta da due Grossi L. o s. 6 q. i 

Il Grosso vale L. o s. 3 q. 2 

Il Paolo alla Romana L. o s. 8 q. 2 

FERRARA. 

Il Testone di Ferrara vale L, i s. 2 q. o 

Il Carlino L. o s. 5 q. 2 



LA ZECCA DI BOLOGNA - DOCUMENTI 517 

Il Giorgino L, o s. 3 q. 5 

Cavallotti L. o s. 3 q. 4 

LUCCA. 

Bucatone di Lucca, che ha un' Arma scrittovi 

dentro Libertas, e dall'altra un S. Martino L. 4 s. 7 q. o 
Moneta con li medesimi impronti L. o s. 16 q. 5 

GUASTALLA, 

Moneta, che da una parte ha una Nontiata segnata 

sotto num. 42 , dall' altra l' armi di Casa 

Gonzaga L. i s. o q. o 

Moneta, che da una parte ha una Nontiata se- 
gnata sotto num. 14, dall'altra l'arme di Casa 

Gonzaga L. o s. 7 q. o 

Moneta, che da una parte ha V arme di Casa 

Gonzaga, dall'altra un S. Pietro con le chiavi 

in mano, una delle quali sta pendenti . . . L. o s. io q. 3 
Moneta, che da una parte ha l' arme di Casa 

Gonzaga, dall'altra un S. Pietro, che ha tutte 

due le chiavi in mano L. o s. 3 q. 3 

Tallero^ che da una parte ha l' arme di Casa 

Gonzaga, dall' altra il Prencipe armato con 

lettere attorno Ferdinandus Gonzaga Octavij 

Fiiius L. 3 s. io q. 3 

CORREGGIO. 

Moneta, che da una parte ha un Leon rampante, 

dall'altra l'arme con un Leon dentro . . . L. i s. 15 q. o 

Moneta del Conte di Tassirolo, da una parte l'im- 
pronto del Conte armato, dall'altra un'Aquila 
con due teste, & in mezo all'Aquila un'arma 
d'Austria L. 2 s. 13 q. o 

Moneta del Marchese Malaspina, da una parte 
r Impronto del Marchese, dall' altra un San 
Giorgio à cavallo con il drago à piedi . . L. o s, 3 q. 3 

GENOVA. 

Meza Dobla d'argento di Genova detta Crocione, 

che da una parte ha un Crocione, con quattro 

stelle dall'altra L. 5 s. 4 q. 2 

La metà di detta moneta, / ,, 

„ , > alla rata. 

& la quarta parte. ) 



5l8 FRANCESCO MAL AGUZZI 



Ducatene di Genova, da una parte l'Arme di 
quella Republica, dall'altra un Salvatore con 
il Prencipe inginocchioni L. 4 s. 5 q. 4 

BOLOGNA. 

Tutta la Moneta Bolognese al prezzo, e valore battuta, e cavata 
da quella Zecca. 

TARIFFA DELL'ORO. 

Scudi d'Oro delle Stampe, quali sono le infra- 
scritte Roma, Francia, Spag-na, Napoli, Ge- 
nova, Fiorenza, Venetia, e Urbino vagliono L. 5 s. 5 

Doble delli detti Scudi dell'istesse stampe . . L. io s. io 

Li Dobloni delle medeme alla proportione. 

Dichiarando , che quando gli suddetti Scudi , 
delle dette stampe non fossero del partico- 
lare, e giusto suo peso, in tal caso, si spen- 
dino, e corrino per gì' infrascritti altri Scudi 
del peso vecchio, purché non siano inferiori 
di peso à questi secondi. 

Tutti gl'altri Scudi di diversi Prencipi detti del 

peso vecchio . L. 5 s. 2 

Doble delli medesimi Scudi L. io s. 4 

Dobloni delli medesimi alla proportione. 

Dichiarando che non venga compresa nelle so- 
pradette doble d'oro una dobla d'oro da 
duoi scudi, con una testa da una parte, e 
dall'altra una figura di Donna, con il motto 
Omnia vincit, del 1608, quale per il saggio 
fatto per sino del 1609, fu dichiarata per 
Bando doversi spendere Bolognini cinque 
meno delle sopradette. 

Zecchini di Venetia L. 6 s. o 

Ungari d'Ungaria, & altri Oltramontani buoni . L. 5 s. 13 

Datum Bononiae Die 3 Augusti 1612. 

Maphaeus Cardinalis Barberinus Legatus: 
Marcus Antonius Blanchettus Vexillìfer lustitiae. 

(Assunteria di Zecca. Bandi). 
(Archivio di Stato di Bologna. Zecca, Bandi). 



LA ZECCA DI BOLOGNA - DOCUMENTI 519 



XVIII. 
19 MAGGIO 1635. 

Capitoli per battere quattrini di rame. 

" Gli Assenti della Zecca inherendo al Rescritto fatto 
ultimamente sotto li xx d'Aprile passato da VV, SS. 111.™^ 
il quale comanda ch'essi stabiliscano precisamente quei ca- 
pitoli che pareranno neccessari] per battere in Zecca A. ''' 
cinquemila di quattrini minuti per poter poi venire alla 
deputazione del Ministro o Zecchiere come parerà meglio 
all'Ili. ™° Reggimento, non ponno se non rappresentare loro 
la firma de' i Capitoli co' quali per partito del Medesimo 
Reggimento sotto li xj di Maggio del 1623, furono battuti 
buona parte delli quattrmi di rame, che si veggono bora 
tanto in Bologna, quanto altrove col cuneo della Città : I 
quali capitoli per giudicio dei suddetti Assunti paiono molto 
adeguati ai tempi presenti tanto più non havendo partorito 
nella pratica loro alcun disordine o alterazione della piazza 
che però stimarieno si potesse seguitar nella sudetta forma 
quando così paresse a VV. SS. 111.™® : alla prudenza delle 
quali si rimettono e sono gì' infrascritti, cioè : nelli capitoli 
del Zecchiere al capitolo 3.° 

Quanto alli quattrini di rame, et mezzo bolognini, do- 
vranno questi essere di rame schietto, buono e ne andranno 
per libra di peso 120 et delli mezzo bolognini pur di rame 
schietto numero quaranta per libra di peso et al cap.° x.° 

Si dichiara che la fattura in occasione di battere quattrini 
di rame schietto sia di soldi numero sette e denari otto per 
ogni libra di peso, et per li mezzo bolognino pur di rame 
soldi sei e denari quattro. Che è quello si è praticato ul- 
timamente col Salvatico. Raccomando a VV. SS. 111.™' Li 
medesimi Assenti, che il suddetto Salvatico se ne ritrova 
de' i già tendati (?) che non vi resta se non mettervi il cunio, 
per L. quattromila in circa, tutti quattrini minuti quali esso 
havea autorità di batterli, quando gli fu ordinato che restasse: 
ond'esso per ubbidirle li ha tenuti così indisposti per tre 



520 FRANCESCO MALAGUZZI 



anni con danno gravissimo della sua povera famiglia ; onde 
si pone loro riverentemente in consideratione V indennità di 
quel Ministro, affinchè non avendo egli in ciò punto deme- 
ritato, si degnino d'ordinare, che li possa cuniare, o far cu- 
niare, come piìi piacerà a VV. SS. 111,'"^ che così in un 
istesso tempo si verrà a conservar la fede pubblica et a 
provedere, senz' altro partito al bisogno della piazza, ch'è 
grandissimo per tal sorte di moneta necessarijssima al povero. 
Inoltre affinchè VV. SS. 111.*"^ siano anche informate del 
modo col quale al tempo del Signor Cardinale Ubaldino si 
battè la moneta d' argento, che va attorno, Rappresentano 
loro la forma dei Capitoli, sopra ciò stabiliti et approvati 
dall'Ili. "'° Reggimento alla presentia del sudetto Ecc.™° legato 
sotto li 28 Novembre del 1624 che sono gl'infrascritti: 

i.° Il Bucatone di Bologna nuovo da dieci bianchi e 
mezo tenga di fino onze undici per libra pesarà d. una e 
e." diciotto e mezzo, valerà L. 5 e soldi cinque. 

2.° Il mezzo Ducatone simile a proportione valerà 
L. due, soldi dodici e denari sei. 

3.° Il Gabellone da tre bianchi di bontà come sopra 
pesarà un quarto e Carati undici, e valerà L. i.io. 

4.° La Piastra et sarà di due bianchi di detta bontà, 
pesarà carati trentaquattro e valerà L. i. 

5.° Il bianco sarà proporzionabilmente di detta bontà, 
pesarà carati decesette e valerà soldi dieci, dico L. o.io. 

6.° Il mezzo bianco overo Carlino alla rata per metà del 
bianco pesarà Carati otto e mezzo valerà soldi cinque, L. 0.5. 

7.° Il quarto di bianco overo mezzo Carlino alla rata 
sudetta respettivamente valerà quattrini quindici L. o — 2.6. 

Et perchè nell'approvatione delli sudetti capitoli si giu- 
dicò necessario perchè la moneta restasse in Bologna per 
servitio della piazza, di dar augumento al sudetto Ducatone 
di quei cinque bolognini che s'erano (?) battuti da 30 a pro- 
portione fu un bolognino d' augumento, più di quello di 
Roma, essendo questa l'istessa lega, stimarieno gli Assunti, 
che addesso nel battersi li 30 mila scudi, de i quali fu data 
r autorità nel principio delia legazione del presente Em."" 
S."'" Cardinal Legato, approvata anche da Roma, si levasse 



LA ZECCA DI BOLOGNA • DOCUMENTI 52I 

quel carlino, riducendo il valore uniformemente a portione 
delle monete, alla valuta di Roma. Il che addesso si stima 
potesse riuscire con facilità, stante che li SS/' Venetiani 
hanno abbassato di presente il valore del loro Ducatone 
soldi dieci l'uno, onde in proportione si sono abbassate le 
parte ancora, si che torneria molto conto il battere in simil 
occasione per levar l'introduttione di tante monete stronzate 
che si veggono et di bassa lega. Che quando ciò venga 
approvato da VV. SS. 111.™^ col far elettione d'un Ministro, 
gli Assonti procureranno a tutto lor potere d'incaminar il 
negocio alla maggior honorificenza, et utilità del pubblico et 
per ubbidirle in tutto quello comanderanno. „ 

(Assunteria di zecca. Piani e Discipline Monetarie, busta 12). 



XIX. 

9 MAGGIO 1647. 



Relazione degli Assunti di Zecca intorno al battere moneta 
minuta. 

— " Adi 9 Maggio 1647. In Congregazione di Zecca 
111.""' Signori, 

Con due rescritti, uno de' 4 Decembre 1646, l'altro de* 
4 del currente mese, hanno le SS. VV. 111.""^ commandato 
a gli Assonti di Zecca, che procureno il modo si batta mo- 
neta minuta per lo commune bisogno e commodo, e riferi- 
scano quanto al modo et alla quantità. In ordine alli quali 
havendo i medesimi Assonti considerato l' instante bisogno 
di moneta usuale, senza la quale non si può più mantenere 
il commercio fra Compratori e venditori, di robbe necessarie 
all'uso quotidiano de' Cittadini et altri, né meno si potrà, o 
almeno con gran difficoltà pratticare la Fiera del Pavaglione 
in ordine (?) però a simile moneta, mentre non vi si applichi 
qualche rimedio : et in oltre fatta molta riflessione alle con- 

67 



522 



FRANCESCO MALAGUZZI 



tinue instanze porte, non solo alle SS. VV. 111.™*, ma alli 
medesimi Assonti ancora dalla maggior parte de' Mercanti 
della Città, e dalli Signori Presidenti del Sacro Monte di 
Pietà, a ministri de' quali si rende quasi impossibile il rice- 
vere e licenziar pegni per non esser proveduti di moneta 
sutile (sic) al barattar monete d'oro et al dar resti a chi si 
deve. E perche trovano esser necessariissimo il provedere 
a così imminente bisogno; Riferiscono però alle SS, VV. 
111.*"* esser di caso, che di presente si possa dalle SS. VV. 
111."* dar facoltà a' medesimi Assonti di far battere quattrini 
di rame, mezzi bolognini, muragliole da un bolognino e 
muragliele da due bolognini, conforme alla seguente nota, 
che così facendo crederiano fossero per cessare li clamori 
e facilmente si potesse negoziare con sodisfatione univer- 
sale; rimettono però il tutto alla somma prudenza delle 
SS. VV. 111.'"*. 

i.'* Il quattrino di rame sino alla somma di scudi 
mille in ragione di quattrini i2o per libra a tutte spese del 
Zecchiero conforme l' instrumento, senza honeranza alcuna 
per la Camera ne rimedio per il Zecchiero. 

2.P li mezzi bolognini di rame, in ragione di 40 
per libra e farne per mille scudi a tutte sue spese come 
sopra. 

3.° le muragliole da un bolognino, cogl'impronti soliti 
alla bontà di onze due e dinari sei d'Argento di Cupella, e 
di peso in ragione di ducentonovanta per libra senza per- 
mettere rimedio veruno per il Zecchiero, et dare soldi sette 
per libra di peso alla Camera per honoranza per doverne 
fare per diecimilla scudi. 

4.° muragliole da due bolognini coll'impronto di S. Pe- 
tronio da una parte, e di N. S.""* regnante dall'altra, conforme 
le vecchie, alla bontà di once tre e dinari deciotto d'Argento 
di Cupella per libbra, dovendone esser di peso in ragione 
di ducento venti per libra senza remedio per il Zecchiere, 
con dare soldi sette per libra di peso di honoranza alla Ca- 
mera e farne per dieci milla scudi. 

— 1647 li 25 Giugno letto in Senato in n." di 25. 
Commesso Partito di dar facoltà a' SS.""' Assonti di 



LA ZECCA DI BOLOGNA ■ DOCUMENTI 523 



Zecca di far battere moneta usuale conforme alla lor rela- 
tione. Ott. per v. 23 aff. — „ 

(Assunteria di Zecca. Piani e Discipline Monetarie, busta 12). 



XX. 

3 AGOSTO 1654. 

Capitoli della locazione della zecca. 

" In Christi Nomine Amen. 

Anno nativitatis eiusdem millesimo sexcentesimo quin- 
quagesimo quarto indict.^ septima die vero tertia mensis 
Augusti, tempore Pontificatus sant."'' in x.pio Patris et D.ni 
N.ri D.ni Innocenti]' Divina provid."^ Papae decimi. 

L'Ili. ""^ S.'' March. "^^ Vincenzo Magnani moderno Gonfa- 
loniere del Pop.; e Comune di Bologna, e grill."' SS/' Co: 
Agostino Hercolani, Cav.° Gio : Lodovico Bovio, e Co : 
Maffeo Fibbia tutti nobili, e Senatori di Bologna, et Assonti 
deirill.mo Reggimento secondo il solito deputati per lo pre- 
sente anno sopra il negozio della Zecca di Bologna, agendo 
anche in nome degli altri loro Colleghi benché assenti; 
Inherendo all'ordine senatorio espresso nel partito ultima- 
mente passato avanti rEm:""" e R."'° Sig."" Gard.'^ Comellini 
legato de latere della med.^ Città il tenore del quale è il 
seguente cioè. Die xxvij Junij 1654. Gongregatis 111:™'^ D.nis 
Reformatoribus Status libertatis Givitatis Bononiae coram 
Em.™° et R.""" D.no Card." Comellino Bononiae de latere 
legato in num.° xxvij, et in eius praesentia, et de ipsius vo- 
luntate, et consensu inter ipsos infrascriptum partitum fuit 
positum et obtentum, etc. P. G. Patriae decor Magis in dies 
augeatur, Bono publico, Mercatorum, ac totius Givitatis co- 
moditatio opportune consulatur, facultatem idcirco D.nis offì- 
cinae Monetariae Praefectis sufifragijs xxxj. affirmantibus tri- 
butam voluerunt, ut cutos aureos usquae ad sumam viginti 
quinquae millium cudere faciant, ad legam seilicet, bonitatem 
atque pondus solita, et cuni conditionibus, etc. Ita est 



524 FRANCESCO MALAGUZZI 



Cosmus Gualardus 111:™' Senatus Bononiae Secret.® locus 
t sigilli. Volendo perciò li sud." SS.""' Confaloniero , et 
Assonti di Zecca usare la facoltà loro data di far battere 
in questa Zecca -^ scudi di oro, et effettuare quanto viene 
loro ordinato in d.° partito, considerati prima i capitoli per 
loro medesimi stipulati col S."" Bartolomeo Provalli Maestro 
generale di d.^ Zecca per prima eletto, e confirmato, come 
nel suo contratto celebrato sotto li 22 del mese di Giugno 
prossimo passato per me Not.*' e Cancell.° infrascritto 
rogato, nel quale si riserva la facoltà allo stesso Em.""" 
S.*" Card, legato, et ai SS." Assonti di poter, e dover rifor- 
mare i capitoli sopra il modo, e regola di battere et aggiu- 
star le valute, e pesi delle monete, e la norma sopra la lega 
e corso loro con altri particolari espressi nelli soprannomi- 
nati Capitoli. Quindi è che i med."'' SS.'' Confai.''^ et Assonti 
spontaneamente, et in ogni miglior modo etc. per se, e loro 
in d,* Assonteria e funzione Colleghi, e successori con la 
presenza auctorità, e consenso dell'Em.""" e R.""" il S."" Gio : 
Girolamo della Santa Romana Chiesa Prete Card.'^ Lomel- 
lini meritiss.™" Legato de latere di questa Città presente, 
consentiente, et auctorizante in ogni migliore modo etc. senza 
però pregiudicio, e novatione delle cose contenute, et espresse 
nel primo contratto stipulato col prefato S.*" Bartolomeo 
Provalli, e suoi fideiussori, anzi quelli sempre salvi, e riser- 
vati, e massime nelle parti non ripugnanti a quello conven- 
gono, statuiscono, e concordano col pred.° S.*" Bartolomeo 
del già S.*" Orazio Provalli della Capella di SS. Fabiano e 
Sabastiano presente, e che spontaneamente stipula, et ac- 
cetta, e si obbliga di osservare la infrascritta facoltà, modo e 
regola di battere la moneta d'oro come sopra enunciata, quale 
regola è la infrascritta cioè. Regola, e modo, che si dovranno 
osservare nel battere doble, e scudi d'oro nella Zecca di Bo- 
logna formate, e compillate da SS." Assonti sopra la Zecca 
col parere de' SS.'' Carlo Viscardi, e Paolo Riva publici As- 
saggiatori della med.'"'' Città, precedente l'ordine dell' Em,*"" e 
R.""" S."" Card.'^ Lomellini legato di essa Città. Dovrà il S.»- Bar. 
Provalli moderno Zecchiero battere le doble, e scudi d'oro in 
ragione di carati ventidue in bontà intrinseca per ciascun'oncia 
col solo rimedio di un ottavo meno solamente in conformità 



LA ZECCA DI BOLOGNA - DOCUMENTI 525 

delle altre doble, e scudi d'oro battute in questa Zecca in 
tempo della Santa Mem.* di Sisto V, et altri Sommi Pon- 
tefici, chiamati del peso vecchio, et approvati in tutte le 
piazze d' Italia. Il giusto peso di esse doble e scudi d'oro 
dovrà essere eguale al peso delle sopranominate doble, e 
scudi d'oro chiamati come sopra del peso vecchio, e ne 
devrà dare per ciascuno libra di peso scudi d'oro n," cento 
nove, e così alla ratta devrà essere il peso delli scudi, doble, 
e dobloni colla solita tolleranza, ita che la dobla sia di ca- 
rati trentacinque, lo scudo di carati dicisette e mezzo, et il 
doblone a raguaglio in conformità sempre delle sud.^ del 
peso vecchio battute altre volte come sopra in questa 
Zecca. Sia obligato esso Zecchiero pagar l'oro, che gli sarà 
portato in Zecca per battere in ragione come di sopra cioè 
scudi centonove la libra, ritenendosi esso Zecchiero uno 
scudo per cento per la fattura di cuniare essa moneta, et 
uno denaro per libra per lo callo, che si fa nel fonder l'oro. 
Che il Zecchiero medesimo debba battere a tutte sue spese, 
risico, e pericolo sino alla somma di scudi venticinque milla 
d'oro, conforme la facoltà concessa a SS.""' Assonti di Zecca 
dall' 111.""° Reggimento congregato avanti l'Em.""" S.*" Card.^ 
Legato il giorno dei 27 di Giugno prossimo passato, ne 
possa passar detta somma se prima dal medesimo Reggimento 
congregato come di sopra non verrà data ad essi sig/' sopra 
la Zecca nuova facoltà di batter altra somma di moneta. Sia 
tenuto esso Zecchiero di speditamente battere detta somma 
di -—■ scudi d'oro, e di usar" ogni possibile diligenza perchè 
siano battuti per tutto il mese di Settembre prossimo avve- 
nire. Il cunio delle doble, e scudi d' oro da battersi come 
sopra devrà essere di sodisfazione dell'Em.'"" S,"' Card. Le- 
gato, e de SS.""' Assonti sopra la Zecca, ne si devrà battere 
fuori di questa regola in alcuna maniera. Quanto al modo 
de battere, e cavar di Zecca la moneta battuta come sopra 
devrà esso Zecchiero osservare onninamente i modi e le 
regole prescrittegli nelle capitulationi stipulate, e convenute 
da lui coir 111.'"° S.^ Confaloniero, e SS.""' Assonti sopra la 
Zecca col consenso, et alla presenza dell' Em:""" S.-- Card, 
legato per rogito del Can.' Sebastiano Rolandi il gior o dei 
22 di Giugno prossimo passato, ne devrà esso Zecchiero 



526 FRANCESCO MALAGUZZI 



per queste nuove obligationi recedere dal primo contratto, 
convenzioni, Capitoli, Sigurtà, e cose promesse nel sod.° 
Instrumento, ma devranno quelle rimaner ferme e stabili, e 
nel loro convenuto vigore in ogni miglior modo etc. Et il 
quale P. Bartolomeo Zecchiere pred.° non recedendo da- 
gl'altri obblighi, e patti convenuti, et espressi nell'altro prò 
precedente Instrumento sopra il suo negotio di Zecca, e suo 
reale, et effettuale exsercizio sin' bora stipulati, anzi tutti quelli, 
e ciascuno di essi sempre salvi etc. di nuovo stipulando, et 
accettando sotto la incta pena, et obligatione de' suoi propri] 
beni, e delli fideiussori, espromissori di lui in qualunque 
modo obligati nel soprad." Instrumento spontaneamente pro- 
mette, e conviene a' detti 111,™' SS,'' Gonfaloniere, et Assenti 
presenti, e che in nome publico stipulano, et accettano che 
onninamente osserverà, e farà osservare a' suoi Ministri, et 
operari in detta Zecca tutte le Capitulationi enunciate, e con- 
venute nell'altro contratto precedente, e le regole espresse 
nel presente Instrumento senza eccett:^ o contradizione 
alcuna, et in ogni miglior modo etc. Le quali cose d.° Bar- 
tolomeo Zecchiere pred.° ha promesso a d.' IH,""' SS,*"' Conf.*', 
et Assenti presenti, e che à nome pubblico stipulano, et accet- 
teno di esservare, e non contravenire sotto pena di scudi -^ 
di oro, e di rifare tutti li danni spese, et interessi, etc. et ha 
obligate a pred.' SS,*"' presenti come sopra, tutti i suoi beni 
presenti, e futuri et in for. della R, C. Ap.*"^ con il patte del 
precario in forma, etc, et ha rinonciato à qualsivoglia eccet- 
tiene, che facesse in contrario, giurando a S, Dei Evangeli 
colle mani toccando le scritture esser maggiore di venticinque 
anni, e le predette cose essere vere, et osservare perpetua- 
mente in tutte, e per tutte secondo la forma del clausuiarie 
di Bologna pubblicato l'anno IJ82. 

Actum Benoniae in Palatio pub.° Cemunis Boneniae et in 
Camera Audientis Em.™' e R:"'' D.ni Card." legati presen- 
tibus ibidem D, Laurenlio P, B. Petri Fran.''' de Pizzatis de 
Pontremolo Camerario d. Em."' D, Legati, D.no Johanne 
Baptista q. D.ni Sfortiae de Caetanis, Cive, et Not.** Ap, et 
D.no Henrice q. D.ni Jois Francisci de Mirandola Cap. S. 
Petri Maioris testibus, etc. 

Et quia Ego Sebastianus quandam Demini Johanis 



LA ZECCA DI BOLOGNA - DOCUMENTI 527 

Baptistae de Rolandis Civis, Notarius, et 111.'"' Senatus 
Bononiae a secretis Cancellarius de presentis rogatus 
(L.^S.)fui, ideo et omnia in hanc publicam, et autenticam 
formam mam redigi, meoque signo signavi in quorum 
fidem, etc. „ 

(Arch. pontificio. Zecca, Isirumenti e scriituré). 



XXI. 

1685. 

Capitoli dell'Ufficio del Zecchiere. 

" I. Non possa il Zecchiero battere, o cuniare sorte al- 
cuna di monete d'oro, o d'argento, o di Rame, se non con 
licenza da ottenersi dall' 111. mo Reggimento avanti del Sig. 
Superiore per li tre quarti de Voti de Congregati, e con 
gl'Impronti, che li saranno ordinati dalli S.""' Assonti sopra 
la Zecca. 

II. Sia tenuto il Zecchiere abitare nel Palazzo fabbricato 
a talo effetto, et esercitare d.'' Uffizio, e Magistero nelle 
stanze da basso, e non altrove, ne possa sublocare parte 
alcuna di d.° Palazzo fuori che la parte più alta, dovendo 
però ottenerne prima la licenza dall' Assunteria, anche circa 
il tempo por cui dovrà durare la sublocazione. 

III. Non possa far cuniare moneta in Zecca se non di 
giorno, e cioè dall' bora della Messa di S. Pietro insino al- 
l'Ave Maria, siccome non dovrà permettere, che alcuno si 
serva della stanza della stamparia, ne delli Torchi in quella 
esistenti ad alcun'altro uso, fuori che di stampare le Monete, 
che da esso Zecchiere saranno consegnate allo stampatore 
di tempo in tempo. 

IV. Sia obbligato il Zecchiero a tutte sue spese, rischio, 
calli, danno, et interesse far battere fedelmente gli Ori, Ar- 
gento, o Rame, che li saranno portati, o che dall'Assunteria 
di Zecca fossero al medesimo consegnati, come si dirà a 



528 FRANCESCO MALAGUZ/SI 

basso, eccetto però la spesa di pagare li due Assaggiatori, 
il Mastro, et il Custode de Cunei, quali secondo il solito si 
dovranno pagare dalla Camera di Bologna, restando il mede- 
simo Zecchiero in sua libertà di concordare, e regolare le 
spese, e mercedi degli altri Operaj come quelli che si dovranno 
pagare da esso medemo, e col proprio suo denaro. 

V. Si assegnano per sua prò visione al medesimo Zecchiere 
lire dodici di quattrini ogni Mese da pagarseli, conforme il 
solito, dalla Camera di Bologna, e per le spese, calli, fatture, 
et altre cause sudette uno per Cento di tutta la moneta d'oro, 
che cuniarà, e per la moneta d'argento due per Cento da 
pagarseli a spese della Mercanzia, o da chi farà battere, e 
cuniare moneta per suo conto, ne potrà pretendere di van- 
taggio. 

VI. Tutto l'Oro che cuniarà in Dobloni, Doble, o Scudi 
d'oro dovrà indispensabilmente essere alla Lega, e bontà di 
denari ventuno, e sette ottavi, e dovrà regolare le sudette 
Monete nel peso a ragione di Doble numero cinquantacinque 
appunto per ogni libra di peso di Bologna, e nel cuniare li 
Dobloni, e Doble, e Scudi d'oro dovrà regolarsi, che i Do- 
bloni, e le Doble abbino sempre la giusta proporzione allo 
Scudo d'Oro, che è la metà della Dobla, et il quarto del 
Doblone. 

VII. Per ogni libra di peso dell'Oro, che cuniarà dovrà 
dare alla Mag.^ Camera di Bologna soldi sedici di quatt. "' 
per regaglia. 

Vili. L' argento, che batterà, dovrà cuniarlo tutto in 
Scudi da lire quattro, e mezzi scudi da lire due in lire da 
venti bolognini l'una, in moneta da trenta bolognini, da ven- 
tiquattro, da dodici, da sei, e da tre bolognini, e non d'altra 
sorte senza espressa licenza da ottenersi dall' 111. mo Reggi- 
mento congregato in numero legitimo avanti il Sig."" Supe- 
riore, e tale argento dovrà essere alla Lega, e bontà d'Oncie 
Undici per ogni libra, e dovrà regolare le dette Monete nel 
peso in proporzione, e ragguaglio del Testone di Roma, 
nella maniera, che restarà dichiarata da SS.""' Assenti della 
Zecca. 

IX. Non possa battere, o cuniare moneta usuale, o siano 
muraiole da due, e da quattro bolognini l'una di sorte al- 



LA ZECCA DI BOLOGNA - DOCUMENTI 529 

cuna senza licenza da ottenersi per partito legitimo dall'Ili. mo 
Reggimento congregato avanti del Sig/ Superiore, con la 
dichiarazione della qualità, e lega, che dovrà essere tal Mo- 
neta, le quali muraiole presentemente si battono in bontà di 
oncie tre, e denari dieciotto per libra, et in peso di lire ven- 
titre per ogni libra, conforme il Senato Consulto d' avanti 
l'Em.o Legato li 29 Agosto i']i4', e per le quali dovrà dare 
alla Mag,'* Camera di Bologna per regaglia, et onoranza 
soldi dieci per ogni libra di peso di moneta, a riserva però 
della battuta di Libre ducento, per la quale non sarà egh 
tenuto a corrispondere la sudetta regaglia, restandogli gra- 
ziosamente condonata. 

X. Occorrendo per servizio della Città battere quattrini 
minuti , e mezzi bolognini sia obligato batterli di Rame 
schietto, e buono, et in quella proporzione, che avuto rispetto 
al prezzo del Rame, che correrà di tempo in tempo, e che 
di volta in volta, occorrendo le battute anche per conto del- 
l'Assonteria di Zecca sarà stabilito dagl'Ili. mi SS.""' Assonti 
senza l' approvazione, e determinazione de quali non sarà 
lecito al Zecchiere il fare battuta alcuna, ne stabilire alcuna 
proporzione si de quattrini, come de bagaroni al numero, et 
al peso de medesimi: nel qual caso se gli assegnerà per 
sua fattura, spesa, e callo per ogni libra di peso proporzio- 
natamente, e di volta in volta il suo dovere. 

XI. Essendo portato in Zecca, nel tempo, che si fabbri- 
cara moneta qualsivoglia quantità d'Oro, d'Argento da qual- 
sivoglia persona, sarà tenuto pagare il prezzo in tanta mo- 
neta corrente nell'atto, che li sarà dato l'Oro, o l'argento 
sudetto, mentre non arrivi il valore alla somma di due mille 
scudi, e col saggio in mano a spese della Mercanzia. 

XII. Se sarà portato oro, o argento in Zecca da qual- 
sivoglia Mercante, Persona, Communa, Collegio, o Univer- 
sità per farne moneta, sia obligato cuniarlo alla bontà, e 
peso come sopra, e rispetto all'oro, mentre non ecceda il 
peso di libre dieci, debba darli la moneta cuniata in termine 
di giorni dieci lavorativi, e se sarà di maggior somma alla 
rata del tempo, con farsi pagare per sua fattura, calli, e spese 
in ragione di uno per cento, e col saggio a spese della 
Mercanzia, e rispetto all'Argento, quando la somma non 

68 



530 



FRANCESCO MAL AGUZZI 



ecceda quella di libre cinquanta debba darli la moneta cuniata 
in termine di giorni dodici lavorativi; et essendo di maggior 
somma in proporzione del tempo, con farsi pagare in ragione 
di due per "Cento per sue spese, calli, e fatture, e col saggio 
a spese della Mercanzia, e procurerà, che li Mercanti li la- 
scino sempre buona porzione di tal moneta per servizio di 
spendere in questa Città, dando loro l'equivalente in tanta 
buona altra valuta. Dichiarando però, che il Zecchiere ri- 
chiesto da qualunque di far battuta di moneta non sia te- 
nuto accettarle quando al tempo di tale richiesta battesse 
moneta tanto per altrui conto, quanto per proprio, e sino a 
che continuarà egli a fare tali battute. Et in oltre si conviene, 
che il Zecchiero non possa, ne debba impegnarsi in obbli- 
gazioni di battute di monete importanti maggior somma di 
quella per cui sono obbligate le sicurtà date dal med.° Zec- 
chiere per sicurezza del suo Ufficio, e cioè di Scudi quattro 
mila d'oro. 

XIII. Quando consegnerà la moneta allo stampatore per 
cuniarla debba in volta in volta farla scrivere dal Custode 
de Cunij in un Libro da tenersi da esso affogliato et ordi- 
nato con le sottoscrizioni de SS." Assonti, qual Custode de 
Cunij dovrà anche tener conto al medesimo Libro della mo- 
neta stampata, che di tempo in tempo le verrà consegnata 
dallo stampatore, il quale dovrà anch'esso avere un altro 
Libro, sopra del quale il Zecchiere dovrà scrivere alla sua 
presenza il med.° Conto della Consegna, e ritratto di moneta. 

XIV. Tutte le volte, che lo stampatore uscirà fuori di 
Zecca il giorno, dovrà riporre tutta la moneta stampata, e 
non stampata, e li Cunei nella cassetta a tal effetto posta 
nella stanza della stamperia, ritenendo esso stampatore 
presso di se la Chiave, et ogni sera dovrà il med.° Stam- 
patore consegnare al Custode tutta la moneta, e Cunij su- 
detti, il quale dovrà riporre dentro l'Armario tal moneta, e 
Cunei, facendone nota nel Libro predetto come sopra, e 
serrato l'Armario portar con se la Chiave, né potrà piìi mo- 
versi la sudetta Moneta cuniata dall'Armario pred,°, non vo- 
lendosi permettere, che il Zecchiere l'abbia in mano di sorte 
alcuna, se non dopo che sarà stata approvata, e licenziata 
da SS." Assunti, come si dirà abbasso. 



LA ZECCA DI BOLOGNA ■ DOCUMENTI 53I 

XV. Dovrà il Mastro delle Stampe tener conto sopra 
di un Libro il numero delle Pille, e Torselli, che farà, e di 
quelle che conseg-nerà al Custode de Cunei, il quale dovrà 
tenere anch'esso il rincontro, ne potrà il Zecchiero impedirlo, 
anzi sia tenuto procurare per la sua parte l'esecuzione degli 
Ordini, et Obblighi sudetti. 

XVI. Ogni volta, che il Zecchiero avrà in pronto mo- 
neta da licenziarsi di Zecca dovrà per un giorno prima al- 
meno farlo sapere all' 111. mo Sig."" Confaloniere, o SS.*"' As- 
sunti, ne si potrà cavare, o licenziare Oro, ne Argento, ne 
altra moneta cuniata di Zecca senza l'intervento almeno di 
due SS.'"' Assonti, i quali approvato, che avranno la moneta, 
rispetto alla forma, e Cuneo di essa, la qual moneta dovrà 
esserli esibita dal Custode de Cunei, come quello, che solo 
dovrà aver la Chiave dell'Armario, dove dovrà essere cu- 
stodita, la faranno pesare, e numerare alla loro presenza, e 
dopo consegneranno una moneta di ciascheduna sorte, che 
si dovrà levare dalla Massa di esse Monete alH due Assag- 
giatori pubblici, i quali dovranno cioè ivi trovarsi, et alla 
presenza di predetti SS.""' Assonti farne i Saggi, e prove ne- 
cessarie, e trovandole alla bontà dovuta, come sopra ne sot- 
toscriveranno la fede; E non avendo li SS.*"' Assonti difficoltà 
alcuna, et essendo sodisfatti nella qualità, nel peso, e nella 
bontà della moneta, potranno licenziarla, e Hberarla di Zecca, 
rilasciandola al Zecchiero, con facoltà di consegnarla a chi 
avrà dato a lui la pasta, ovvero di spenderla a suo bene- 
placito, di che dovrà il Cancelliere de SS.*"' Assonti farne 
rogito alla presenza de Testimoni], e della deliberazione, 
qualità, e quantità di moneta dovrà lo stesso Cancelliere 
farne nota distinta in un Libro a ciò deputato da sottoscrì- 
versi di volta in volta da SS." Assonti predetti, e che dovrà 
restare presso del Zecchiere, o peso del quale resterà sodi- 
sfare della mercede del rogito il sud.° Cancelliere, 

XVII. Avranno facoltà i SS/' Assonti, anzi dovranno alla 
loro presenza far guastare tutte quelle monete, le quali non 
approvassero per buone, o per difetto di Cuneo, ovvero per 
mancanza di bontà, o di peso, o per altra causa a danno 
del Zecchiero, al quale si riserva l'azione di rivalersi contro 
di quello, che avesse difettato, et in caso, che tal danno, o 



532 



FRANCESCO MALAGUZZI 



scommodo li venisse a causa, che li due Assaggiatori discor- 
dassero nel saggio, sia esso Zecchiero rilevato a spese di 
quello, che avrà errato a giudizio del terzo da eleggersi 
dalli predetti SS/' Assonti. 

XIIIIIIII. Che il Zecchiero sia esente per tutte le robbe, 
che gli accaderanno per servizio, et uso della Zecca da 
tutti gli Dazij della Città, e parimenti siano esenti tutti quelli, 
che porteranno Ori, Argenti, o altra materia sudetta, così 
nell'ingresso come nell'uscita della Città, e Contado per le 
robbe sudette, e moneta fabbricata, rispettivamente dichia- 
rando, che tale esenzione da Dazj sarà regolata da gl'ordini, 
che l'Assunteria rilasciarà diretti alli Ministri della Dogana per 
la sola quantità corrispondente a quella, che dovrà di volta 
in volta cuniarsi, e non altrimenti, ne in altra maniera. 

XIX. Sia obbligato il Zecchiere custodire, et usare ad 
arbitrio d' Uomo da bene tutti gì' Ordegni, Instromenti e 
Massarizie destinate al servizio della Zecca, o della Trafilla 
ultimamente eretta presso la Porta delle Lamme, e che sono 
descritte tutte in due Inventarij da registrarsi nel fine del 
presente Instromento, e queste per doverle riconsegnare, e 
renderne conto nel fine del suo Ufficio. 

XX. Sia obbligato il med.° Zecchiere a tenere nella 
Zecca scrittura regolata all' uso Mercantile, cioè due Libri, 
Giornale, e Mastro, sopra de quali dovrà creare partite, e 
far creditore, e debitore rispettivamente qualunque Persona, 
Commune, Collegio, o Università, la quale portarà, o farà 
portare in Zecca, Oro, Argento et ogni altra sorte di pasta, 
o materia per far moneta con esprimere in esse partite il 
giorno, e la qualità, quantità, e valore della Mercanzia, il 
tempo, e la moneta con la quale pretende il Creditore avere 
il suo rimborso, e che avranno concordato : nel qual Libro 
similmente dovrà far notare le Partite di qualunque Persona, 
Commune, Collegio, o Università, la quale portarà, o farà 
portare in Zecca qualunque somma, e quantità di moneta 
venuta di fuori tanto di transito, quanto per restare, e spen- 
dersi in questa Città, esprimendo in esse Partite il giorno, 
la qualità, et altre circostanze delle Monete, Involti, Gruppi, 
e Cassette in cui saranno dette monete portate in Zecca di 
tempo in tempo, e contro notandovi in simil forma 1' uscita 



LA ZECCA DI BOLOGNA • DOCUMENTI 533 

dalla Zecca di esse monete, così come sopra portate, e ren- 
dere ad ogni uno buono, e fedele conto di quello sarà stato 
consegnato. 

XXI. Li predetti 111. mi Sig.""' Gonfaloniere, et Assonti 
per se, e loro successori in questo negozio di Zecca, riser- 
vano all'È. mo, e R.mo S.*" Card.'^ Legato, et in sua absenza 
a Monsig.*" Ill.mo Vice Leg.'°' insieme coirill.mo Reggimento 
l'arbitrio, e facoltà di riformare, e stabilire altro modo di 
battere, aggiustare le valute delle Monete, e circa la Norma, 
o Lega di esse, e circa li presenti Capitoli, o nuovi da farne, 
secondo stimaranno opportuno, e conveniente. 

XXII. Dovrà il Zecchiere stare avvertito , che nella 
Città, e Legazione di Bologna non sieguano abusi per causa 
di alterazione di Monete, o introduzione delle non state am- 
messe, o altro pregiudicio al pubblico benefizio, e commercio 
di questa Città, ma sia tenuto avvisare li SS.""' Assunti, acciò 
possano procurare da SS." Superiori gli opportuni rimedj. 

XXIII. Dovrà il Zecchiere tirare alla Trafila già eretta 
a canto della Porta delle Lamme tutte le Monete sudette 
tanto reali, che usuali, e di Rame, con espressa dichiarazione, 
che volendo esso pratticare altra invenzione diversa da 
quella, che di presente si prattica, sia tenuto prima pigliarne 
licenza particolare in iscritto dalli 111. mi SS.""' Assonti alla 
Zecca, li quali prima di darla dovranno restare perfettemente 
paghi del modo, che dal med.° Zecchiere potesse essere 
nuovamente proposto. 

XXIV. Per ultimo si conviene, che la spesa della Mer- 
cede, e dell'Archiviazione del presente Instromento spetti 
in tutto e per tutto al medesimo Zecchiere, e che anzi ne 
debba egli dare Copia autentica dentro ad 'un Mese pros- 
simo al Secretano de pred.' 111. mi SS.""' Assonti alla Zecca. „ 

(Assunteria di Zecca. Piani e Discipline Monetarie, 1683). 



534 FRANCESCO MALAGUZZI 



XXII. 

BANDO 

Sopra Vintrodursi^ e lo spendersi Monete buone. 

Publicato in Bologna li 3. Decembre 1694. 

" Volendo rEminentissimo, e Reverendissimo Sig. Cardi- 
nale Durazzo Legato à Latere provedere onninamente, che 
non s' introduca in questa Città, e Legatione Moneta, così 
d'Oro, come d'Argento, che non sia del suo giusto peso, e 
valore; Perciò l'Eminenza Sua con participatione, e consenso 
de gl'Illustrissimi Signori Confalonieri di Giustitia, & Assonti 
del Reggimento sopra la Zecca, ordina, & espressamente co- 
manda à qualunque Persona di qualsivoglia stato, grado, e 
conditione, ninna eccettuata, che vorrà introdurre Monete 
di qualsivoglia sorte in questa medesima Città, e Legatione, 
che debba farle portare à dirittura in Zecca, dove se saranno 
introdotte per transito in Groppetti, Cassette, ò altro Involto, 
le saranno subito rilasciate dal Zecchiere con Nota Tran- 
sito, e sigillate col publico Sigillo, ma dovendo restare qui 
per spendersi, dovrà farsene l'opportuno esperimento, e riu- 
scendo della dovuta bontà, saranno rilasciate, acciò possano 
spendersi conforme al proprio intrinseco loro valore, e non 
altrimenti, sotto pena della perdita di esse Monete, e di 
Scudi Cento d'oro d'applicarsi per una terza parte all'Accu- 
satore, una terza parte all'Esecutore, e l'altra terza parte 
alla Zecca di Bologna, & altre pene corporali ad arbitrio di 
Sua Emin. 

E per provedere insieme all' abuso pernicioso dello spen- 
dersi nella detta Città, e Legatione Monete, così d'Oro, come 
d'Argento, eccessivamente calanti, con molto pregiudicio di 
chi le riceve; Quindi è, che l'Eminenza Sua con participatione, 
e consenso come sopra stabilisce, ordina, & espressamente 
comanda, e vuole, che da qui avanti qualsivoglia Monete, così 
d'Oro, come d'Argento, devano essere del peso qui sotto 
notato: E non essendo per appunto del peso dovuto, sia 
obligato chi le pagherà di bonificare à chi le riceverà, ri- 



LA ZECCA DI BOLOGNA - DOCUMENTI 535 

spetto alle Monete d'Oro quattrini quindici per grano, e per 
tanti grani quanti mancheranno all'intiero compimento del 
suddetto, & infrascritto peso; E rispetto alle Monete d'Ar- 
gento quattrini uno per grano come sopra, di modo, che 
nessuno rimanga in minima parte defraudato, e ciascheduno 
habbia il suo giusto dovere; sotto pena di Scudi Cento 
d'Oro à chi contraverrà, d'applicarsi come si è detto di sopra, 
& altre pene corporali ancora ad arbitrio di Sua Eminenza. 

NOTA DE' PESI 
DI CIASCHEDUNA DELLE QUI SOTTO DESCRITTE MONETE. 

Doblone delle stampe, cioè di Roma, di 

Spagna, Firenze^ Venetia, e Genova, 

pesa ottavi tré. Carati undici, Grani 

tré, e quattro quinti onz. — |- C. ii G. 3 — 

Doblone d'Italia, cioè di Parma, Modena, 

Mantova, Milano, Savoia, e Bologna, 

pesa tré ottavi, e Carati dieci . . . onz. — ~ C. io 
Doppia, e mezza Doppia delle sudette à 

ragguaglio respettivamente. 
Onghero, e Zecchino pesano Carati dieciotto onz. — C. 18 

Genovina pesa once una, ottavi due, e Ca- 
rati quattro onz. i -^ C. 4 

La mezza, & il quarto à ragguaglio. 

Ducatone di Venetia pesa oncie una, e Ca- 
rati otto onz. I C. 8 

Il mezzo, & il quarto à ragguaglio. 

Ducato di Venetia pesa ottavi sei ... onz. — ~ 

Il mezzo, & il quarto à ragguaglio. 

Ducatone di Parma pesa oncie una, e Ca- 
rati otto onz. I C. 8 

Ducatone di Mantova pesa oncie una e Ca- 
rati otto onz. I C. 8 

Ducatone di Mantova dalle due Teste pesa 

oncie una, -e Carati dieci onz. i C. io 

Li mezzi, e quarti de' medesimi rispettiva- 
mente à ragguaglio. 



536 FRANCESCO MALAGUZZI 



Ducatene di Modena pesa oncie una , e 

Carati otto onz. i C. 8 

Il mezzo, e quarto à ragguaglio. 

Bucatone di Milano coronato pesa oncie una, 

e Carati dieci onz. i C. io 

Ducatene di Milano non coronato pesa 

oncie una, e Carati otto onz. i C. 8 

Li mezzi, e quarti di medesimi rispettiva- 
mente à ragguaglio. 

Filippo di Milano pesa ottavi sette , e 

Carati otto onz. — -^ C. 8 

o 

Il mezzo, e quarto à ragguaglio. 

Testone di Firenze pesa ottavi due , e 

Carati sette, e mezzo onz. — ~ C. y ~ 

Livornino pesa ottavi sette, e Carati quattro onz. — ~ C. 4. 

Il mezzo, e quarto à ragguaglio. 

Rosalino pesa ottavi sei, e Carati dieciotto onz. — |- C. 18 

Il mezzo, e quarto à ragguaglio. 

Ducatene di Roma pesa oncie una, e Ca- 
rati dieci onz, i C. io 

Il mezzo à raggualio. 

Testone di Roma pesa ottavi due. Carati 

otto, e Grani tré onz. — |^ C. 8 G. 3 

Scudo di Bologna pesa ottavi sei, Carati 

nove. Grani tré onz. — -| C. 9 G. 3 

Il mezzo à ragguaglio. 

Piastra da venti bolognini pesa ottavi uno. 

Carati dodici, Grani uno, e tre quarti onz. — ~ C. 12 G. i - 

Moneta da bolognini ventiquattro pesa ot- 
tavi uno, Carati dieciotto, Grani tré, e 
due terzi onz. — ^ C. 18 G. 3 - 

« O 3 

Inoltre per provedere parimente all'altro abuso grande, 
che corre da qualche tempo in qua, di pagarsi da Banchieri, e 
Mercanti le Polìze presentanti con altre Polize simili, man- 
dando li Creditori in giro, invece di pagar loro il contante, 
conforme dispongono li Bandi de gli Eminentissimi suoi 
Signori Antecessori, e benché si potessero esequire le pene 



LA ZF.CCA DI BOLOGNA - DOCUMENTI 537 

cominate in detti Bandi contro li Trasgressori, nondimeno 
volendo Sua E. usare benignità, non à permesso né per- 
mette, che di presente si esequiscano tali pene; ma con 
participatione e consenso come sopra, in riguardo al bene- 
ficio della publica Negotatione di questa Città, concede di- 
latione per tutto il Mese di Decembre corrente ad osservare 
li Bandi sopra ciò publicati senza pregiudicio però de' Cre- 
ditori, ch'avessero Polize pagabili, à loro, ò à chi presentare; 
passato il qual tempo comanda, e vuole, che da tutti si prat- 
tichi, & osservi esattamente la dispositione de' Bandi sopra 
ciò publicati, e particolarmente del Capitolo decimo del Bando 
Generale del già Eminentiss. Sig. Stefano Card. Durazzo 
publicato li 6. e 12. Giugno 1642. qui abbasso notato. E se 
li Creditori di tali Polize non volessero immediatamente ri- 
scuoterle in contanti, ma volessero farsi dare credito della 
somma contenuta in esse, debba quel Negotiante, al quale 
saranno dirette le dette Polize, darne subito Credito alli 
Creditori medesimi senza pretendere agio di sorte alcuna, e 
ciò sotto le pene di sopra espresse. 

Avverta dumque ogn'uno di non contravenire, perchè 
contro de' Trasgressori si procederà irremissibilmente alle 
pene contenute nel presente Bando, il quale pubblicato, & 
affisso alli soliti luoghi di questa città, si bavera per intimato 
legitimamente à ciascheduno. 

Datum Bononiae ahc die 8 Mensis Decembris 1694. 

M. Card. Duratlus Legatus. 
Andrea Bovius Vex. lust. 

Maffeus Fibbia Assumptus. 
Franciscus Azzolinus Assumptus. 
Hercules Pepulus Assumptus. 
losEPH Maria Foscherarius Assumptus. 

FaBianus Masinus Illustriss. Sen. à Secr. Cariceli. 

COPIA DEL CAPITOLO SUDETTO. 

In oltre per provedere allo scomodo de' Negotianti, tanto terrieri 
quanto forestieri, e per levare l'abuso introdotto di far girare le 
Polizze, che sono dirette à Banchieri, & altri Mercanti, con disco- 
modo de' Creditori, e con scapito dell'honorificenza di questa Piazza, 

69 



538 FRANCESCO MALAGUZZI 



S. E. col consenso come sopra vieta, e prohibisce alli Banchieri, e 
Mercanti il far girare dette Polizze, ordinando, e comandando, che 
quei, à quali saranno dirette dette Polizze, debbano essi medesimi 
pagarle prontamente (mentre però il presentante non si contentasse 
per sua comodità di ricevere da altro Banchiere o Mercante il pa- 
gamento). £ le predette cose sotto pena di Scudi cento per volta 
d'applicarsi come sopra. " 

(Zecca, Bandi). 



XXIII. 

30 MARZO 17 13. 

Capitoli coWincisore dei Conii. 

" In Christi Nomine Amen. 

Anno ab illius nativitate millesimo septingentesimo De- 
cimo tertio, Indictione Sexta; die vero trigesimo Mensis 
Martij, tempore autem Pontificatus S.mi in Christo Patris, 
et D. N. D. Clementis Undecimi Divina providentia Summi 
Pontificis. 

Essendo stato dall' 111."°, ed Eccelso Senato di qnesta 
Città di Bologna sino li 27 Luglio dell'anno prossimo passato 
77/2 eletto in Mastro de' Conei co' quali s' improntano le 
monete in questa Zecca il Mag.""" Antonio Lazari con la pro- 
visione di lire quaranta mensuali, e con li Capitoli da ingiun- 
gersi al sud.'° eletto dagl'Ili.'"' SS." Assonti alla Zecca, e 
tutto ciò per il tempo, e termine d' anni tre a tenore del 
Partito ottenuto in Senato sotto il sud.'° giorno 27 Luglio iyi2, 
rogato dal Sig.*" Giacom' Antonio Bergamori Segretario Mag- 
giore del pred.'° 111."'° et Eccelso Senato il quale Partito si 
registrare nel fine del presente Instromento doppo le Clausoli 
generali, et al quale occorrendo si habbia opportuna rela- 
zione. Et essendo ancora, che dall'Ili."'^ Assonteria di Zecca 
sia stato admesso il sud.'° Lazari all' esercizio del suo im- 
piego immediatamente doppo la di lui elezione sudetta, nel 



LA ZECCA DI BOLOGNA • DOCUMENTI 539 

qual impiego havendo dato assai lodevol prova della sua 
prontezza, abilità, et attenzione al buon servizio pubblico, e 
della Zecca hanno stimato gl'Ili."" SS/' Assonti infrascritti di 
compire con esso à quanto rimane in ordine alla sudetta sua 
elezione con la stipolazione de' soliti Capitoli a tale Ufficio 
prescritti; Perciò gl'Ili.""' SS.*"' il Sig.'' Co: Girolamo Benti- 
vogli odierno dignissimo Confaloniere di giustizia, il Sig.'"Co: 
Pompeo Ercolani, Sig.*" Marchese Piriteo Malvezzi, Sig/ Ber- 
lingerio Gessi, e Sig.'" Marchese Francesco Maria Alerano 
Spada tutti Nobili Patrizi], e Senatori di Bologna, e per il 
presente anno Assonti alla Zecca, e che essendo la Mag- 
gior parte del numero di essa Assonteria quella tutta, et 
intiera rappresentano legitimamente inerendo alla sudetta 
elezione fatta dall' 111.™° et Eccelso Senato, e cose contenute 
nel sudetto Partito spontaneamente et alla presenza de' Te- 
stimoni], e di me Notaro infrascritto hanno imposto al sud. ^° 
SìgJ Antonio Lazari Mastro de' Conei eletto li seguenti Capitoli 
per esso inviolabilmente da osservarsi, et adempirsi durante 
il suo Ufficio cioè: Quello il quale sarà eletto Mastro de' Conei 
della Zecca pubblica deve dare idonea sicurtà della sua fe- 
deltà, e per l'osservanza de' Capitoh qui sotto notati cioè : 
Prima sarà tenuto à tutte sue spese, et opera mantenere 
sempre ben proveduta la Zecca di tutti H Conei che occor- 
reranno, e che li fossero ordinati da SS.'"' Assonti, o dal Zec- 
chiere per improntare Monete di rame d'Argento, e d'Oro, 
che si volessero battere in Zecca durante il suo Ufficio e 
non possa far detti Conei se non in Zecca, e nella sola 
stanza, che suole consegnarsi al Mastro de' Conei. 2.° Non 
possa farsi fare li ponzoni da alcun'altra persona, ma debba 
sempre egli stesso farli di propria mano, ne mai variarli 
senza l' approvazione , e licenza degl' 111."" SS." Assonti. 
3.° Caso che li Conei calassero debbano ammaccarsi nella 
Zecca prima di darli al fabbro per azzarirli. 4.° Che fatti 
detti Conei debbano temprarsi nella Zecca, et in quella stanza 
che al Mastro de' Conei sarà assegnata dal Zecchiere nell'ore 
proprie da convenirsi fra di loro. 5.° Se li saranno consegnati 
ponzoni o altro spettante al Pubblico sia tenuto farne la ri- 
cevuta per dovere il tutto restituire ad ogni richiesta 
degl' 111."'' SS,'' Assonti di Zecca. 6." Che tutti li ponzoni 



540 



FRANCESCO MALAGUZZI 



nuovi, che occorrerà di fare debbano restare sempre con gli 
altri nella stanza solita del Mastro de' Conei. 7.° Che il 
Mastro de' Conei non admetta nella sudetta sua stanza in 
Zecca alcuna persona, che non sia Ministro del Pubblico. 

Li quali Capitoli da me Notare infrascritto letti ad alta 
voce in presenza degl' infrascritti Testimoni] esso Mag/" An- 
tonio figlio del Mag." Pietro de Lazari di Patria Modenese 
vivente separatamente dal detto suo Padre, e trattandosi 
come capo di Famiglia, e da molto tempo in qua habitante 
in Bologna, et al presente sotto la Parecchia di S. Maria 
delle Moratelle spontaneamente, etc, per se stesso, etc, alla 
presenza de' med.™' infrascritti Testimoni], e di me Notaro 
ha detto confessato, etc, bavere benissimo inteso tutto il te- 
nore de' sudetti Capitoli da me Notaro letti distintamente, e 
però a promesso, e si è solennemente obbligato alli 111.™' 
SS.*^' Confalonire et Assonti sudetti presenti, e per 1' 111."'° et 
Eccelso Senato, e Camera di Bologna stipolanti et accettanti 
di osservare, et adempire puntualmente tutti, e ciascheduno de 
Capitoli sopra inseriti, et ad esso lui prescritti, et ad essi, ò 
alcuno di quelli non controvenire in modo alcuno, et in oltre 
di esercitare fedelmente, et onoratamente l'Ufficio di Mastro 
de' Conei ad esso lui conferito per tutto il tempo che in 
esso durarà il suo impiego in ogni miglior modo che di 
raggione far si possa; e per l'onorario, e prò visione ad esso 
stabilita di Lire quattrocento ottanta annue conforme il solito 
da pagarseli di trimestre in trimestre senz'eccettione, e con- 
tradizione alcuna, e sotto l'obbligazione de' suoi beni, come 
abasso. Per il quale Mag.*"" Antonio Lazari, et a di lui pre- 
ghiere, et istanza il Sig."" Girolamo del fu Sig."" Lorenzo Ga- 
bussi Cittadino di Bologna della Parecchia di S. Christina 
di Pietralata il quale ancorché sappia non essere tenuto alle 
cose sudette, ed infrascritte, ma niente dimeno volendo obli- 
garsi spontaneamente, etc, per se stesso, e suoi eredi, etc, 
principalmente, et in solido col sud.° Mag.'^" Antonio Lazari 
ha promesso, si è obligato, e fatto la sigurtà per la fedeltà 
del med.""" Lazari nell' esercizio del suo Ufficio di Mastro 
de' Conei, per l'osservanza, e puntuale adempimento di quanto 
si contiene ne' sudetti Capitoli, e per ogni, e qualunque cosa 
dal medesimo Lazari promessa, et obligata nel presente In- 



LA ZECCA DI BOLOGNA - DOCUMENTI 54I 

stromento alla stipolazione del quale dal principio al fine 
si è ritrovato continuamente presente, e perciò asserì, e 
confessò di essere pienamente inteso di quanto in esso si 
contiene rinonciando ad ogni eccezzione in contrario, et il 
tutto sotto la pena, et obligatione de' beni, come abasso, e con 
la rinoncia al benef." della sicurtà infrascritta. Il quale 
Mag.''° Antonio Lazari spontaneamente, e -come sopra ha 
promesso, e si è obligato di conservare affatto, senza danno 
il sud.° Sig."' Girolamo Gabussi presente, etc, dalla sicurtà 
predetta, e dipendenza di quella sotto la pena, et obligo in- 
frascritti. Quae omnia, etc, per qua scutorum centum qua 
piaena, etc, refect/^ damnorum, etc, obligatione bonorum, etc, 
etiam in forma R. Camerae Apostolicae, etc, pacto precarij 
et renunciatione beneficiorum et etiam de fideiussoribus re- 
spective Juramentis, etc, et ptà, etc Tenor senatus Consulti 
supra memorati est sequens videlt. Die 27 Julij 77/2 Congre- 
gatis 111.™'^ DD. Reformatoribus status libertatis Civitatis Boni 
in numero XXVIII, in aula eorum solitae Congregationis, et 
residentiae Inter ipsos infrascriptum partitura positum et le- 
gittime obtentum fuit ultimo scrutinio habito omnibus super 
Competitioribus ad officium Magistri formae super monetis 
signandae ad praesens attenta dimissione Joannis de Costantijs 
prò ilio eligendo, qui per duas es Tribus, vel supra votorum 
partibus caeteris praerit, ad Annum tantum, ac eodem cum 
honorario mensuali librarum quadraginta eidem de Costantijs 
alias in menses singulos assignato ijsque insuper cum Ca- 
pitulis, quae Instr. superinde stipulando per DD. Officinae 
Monetariae Praefectos eidem invingentur, Patres Conscripti 
Antonium Lazari per suffragia XXI affirmativa in id mu- 
neris modo quo supra elegerunt. Contrarijs haud obstantibus 
quibus cumque. Ita est Jacobus Antonius de Bergamorijs 
IH.""' Senatus Bononiae Secretarius (L.)$5|S. 
In Dei Nomine Amen. Die Martis 7 sep/'^ i734- ^^ niei lll.mus 
D.nus Hieronymus olim D. Bernardini Droghi Nobilis Bono- 
niae Pareciae S. Martini de Cruce sanctorum sponte, etc, 
ac alias omni, etc, fecit ejus Provem, etc, spetialem, et 
generalem, etc, ita tamen quo, etc, econtrà videlicet. Per 
ill.""^ D. Gregorium Antonium Ferri publicum Joniae Notariura 
Collegiatura absentem, etc, ad et nomine ipsius D. Consti- 
tuentis, et prò eo una principaliter et insolidum cum D.no 
Hercule Lelli electo in Cunorem in publica Monetaria officina 
favore III. me Camerae Bononiae prò ea stipulantibus Exc*'^ 
D.nis Assumptis praed.*" Monetariae Officinae tam prò totali, 
et effectuali adimplemento omnium, et quorumcumque Capi- 
tulorum eidem D.no Herculi praescribendorum, et quorum 
Capitulorum notitiam ipse D. Constituens dixit plenam habere, 
quam super fidelitate, et Realitate exercitij praedicti ab ipso 
assumendi, et in omnibus, et per omnia ad formam eorumdem 
Capitulorum, et ad renunciandum quibuscumque benefitijs, 
et alijs de iure, etc, et prò praemissorum efifectu quaecumque 
ipsius D. Constituentis bono praesentia, et futura etiam in 
forma R. C. A., etc, obligandum cuicumque benefitiis etiam 
de fideiussoribus, etc, renunciandum, et iuramentum quod- 
cumque licitum tamen et honestum in animam DD. Consti- 
tuens subeundum, aliaq. dicendum, et faciendum, quae dicere, 
etfacere posset ipse D. Constituens si praesens, et personaliter 
interesset etiamsi talia forent, quae mandatum Magis speciale, 
et individuum, quam praesentibus sit expressum requirerent. 
Dans, etc, promittens, etc, relevans, etc, sub hipoteca, etc, 



LA ZECCA DI BOLOGNA - DOCUMENTI 55 1 

rogans, etc, omni, etc. Praesentibus in Foro Civili ad offitium 
Mei, etc. 111.' D. Dominico M.'' ab. Oca de Nobilibus pub."" 
Bononiae Not.""'", et D. Julio Caietano D. Antonij Barbieri 
lilio Parrochiae S.*'® M.'' Labarum Caeli testibus, etc. Sumpta 
fuere praedicta ex notis et rogitibus mei Francisci Mariae 
Melchioris Ex.'"' D. Joannis Francisci Triboli filij Civis, et 
Notarij pub."' Bononiae ac unius ex Notarijs Actuarijs Fori 
Civilis E.mo, et R.mo D. Bononiae Cardinalis Legati. In 
quorum, etc. L. )$| S. 

Actum Bononiae sub Capella S. Joannis Baptistae de 
Celestinis in Palatio Magno publico, et spetialiter in Edibus 
audientiae, et residentiae 111. mi D.mi vexilliferi Justitiae ibidem 
presentibus d.no Joseph N. D. Joannis Andreae de Vignonis 
Cive Bononiae Capellae S. Mariae Magdalenae in Via S. Do- 
nati, et D. Joseph filio D. Antonij de Domenichinis Cive par 
Bononiae Capellae SS. Vitalis Agricole, qui cum me, etc, 
testibus, etc. De premissis rogatus fui Ego Jo.es Dom.'^"* di 
Joannis de Baciallis Civis, et Notarius pub.""^ Bononiae. In 
quorum fidem, etc, hic me subscripsi et ut soleo subsignavi 
rog. Die prima Februarij 1735 praesentat cum Copia Arch.'' 
Dom.*""^ M.* Monti Not. et Registri superstes := Ead die 
praesentat. Arch. prt. Bononiae gesta est Casimirus Minelli 
Not. et Arch.% etc. „ 

(Assunteria di Zecca. Piani e discipline monetarie). 



XXVI. 
Ordine sull'uniformità delle monete nello stato pontificio. 

" E.mo, e B.mo Sig."" mio oss:""* 

La Congregazione sopra la Zecca Pontificia tenuta il 
dì 22 del cadente è venuta in risoluzione di ordinare, che 
per tutto lo Stato Pontificio, comprese ancora le Legazioni, 
i quattrinelli o sieno della Zecca di Roma, o sieno di altra 
qualunque Zecca dello Stato, benché passi fra di loro qualche 



552 FRANCESCO MALAGUZZl 



piccolo divario di peso, il che non suol molto considerarsi 
nelle monete minute, abbiano tutti, e da per tutto un egual 
corso, e si spendano indistintamente alla ragione di cinque 
a bajocco, ferma intanto rimanente la provvisione, che nessun 
altra Zecca, a riserva di questa di Roma, batta moneta. Se 
ne da pertanto avviso a V. E. affinchè prima, che si venga 
alla publicazione di un tal Ordine si degni di suggerire se 
l'esecuzione del med."'° possa cagionare in codesta Legazione 
alcun sconcerto considerabile, e col solito distintissimo os- 
sequio le bacio umilissimamente le mani. 
Di V. E. 
Roma, 30 Aprile 1760. 

Umil.™" Divit.™° Ser.-"^ vero 
L. Card. Torrigiani. 

S.'' Card. Legato di Bologna. 

Avendo sin ora parlato delle monete in generale, tanto 
dello Stato Ecclesiastico, che de Stati, e Provincie estere, 
pare che convenga passare al modo di scritturare uniforma- 
mente per tutto lo Stato suddetto li traffichi qualunque. 

Roma conta di dieci in dieci, e cioè dieci Paoli allo 
Scudo, dieci bajocchi al Paolo, e cinque quattrini, che equi- 
valgono a denari dieci al bajocco per secondare l'uso antico 
di contare a decena, o sia a dita di due mani, che è la 
perfetta divisione decenaria; imperciocché fa il suo Com- 
mercio, e Scritturazione a scudi da Paoli dieci a bajocchi 
in ragione di N. 100 per scudo, e quattrini in ragione di 
num. cinque per bajocco. 

La legazione di Romagna contratta, e scrittura a scudi, 
a bajocchi in ragione di cento per ogni scudo e a q."' in 
ragione di sei per ogni bajocco. 

La Legazione di Ferrara contratta e scrittura a scudi, a 
bajocchi in ragione di cento per ogni scudo, e a denari in 
ragione di dodici per ogni bajocco, che equivagliono a quat- 
trini sei. E finalmente la Legazione di Bologna contratta a 
Lire da Giulij due per lira, a soldi in ragione di venti per 
lira, e a denari in ragione di dodici per bajocco, che equi- 
vagliono a quattrini sei. 



LA ZECCA DI BOLOGNA ■ DOCUMENTI 553 

Per uniformare li predetti metodi differenti di scrittura- 
zione a un solo- per tutto lo Stato Ecclesiastico, si crede 
proprio, che chi fa a quatt."' cinque per bajocco annuisca a 
fare quattrini sei per il motivo spezialmente, che li quattrini 
levati da dove corrono a sei per bajocco, non avessero per 
l'avidità del lucro di un venti per Cento a trasportarsi ove 
corrono a cinque per bajocco, e così chi fa a denari dodici 
dovranno fare a quattrini sei, benché non dissestarebbe anche 
il lasciare li denari, perchè non ostante, che il solo denaro, 
o sia mezzo quattrino non si possa ne riscuotere, ne pagare, 
nulladimeno molte' somme, che in se comprendono li mezzi 
quattrini, o siano denari uniti insieme, formano il quattrino, 
il bajocco, ed anche qualche volta il Paolo. In tal guisa 
restarebbe alla sola Città di Bologna, e suo Territorio il 
formare la sua scrittura a scudi da Paoli dieci, che sono lire 
cinque, e conseguentemente li soldi, o siano bajocchi, che 
vengono calcolati in ragione di venti per lira calcolarli come 
tutto lo Stato in ragione di cento per scudo. 

Se questo nuovo metodo in qualunque Provincia, o Città 
principale dello Stato Pontificio, sia una delle maggiori inda- 
gini, che possa darsi, si lascia il ponderarla seriamente agli 
Uomini periti, e pratici non tanto del Traffico, quanto della 
Scrittura. Basta solo il riflettere, che migliaia di migliaia, ed 
anche miglioni di libri dovranno sconvolgersi, e rinovarH, 
siano di Communità, di Monti, di Banchi, siano di Nobili 
scritture, o Mercantili, o Famigliari, e fino de più infimi 
Bottegari, come pure un infinità di Teste idiote saremmo in 
necessità di persuadere, che li Conti stanno bene come si 
dice, e forsi potrebbe divenire un commodo agli Accorti per 
ingannare gl'ignoranti. Che che ne sia, qualunque novità, o 
serve a imbarazzar molti, o ad ingannare che sia. 

(Assunteria di Zecca. Piani e discipline monetarie). 



71 



554 " FRANCESCO MALAGUZZI 



XXVII. 

Provisione sopra il corso delle Monete, 

Pubblicata in Bologna li it. Luglio 1768. 

Lazaro Opizio del Titolo de' Santi Nereo, ed Achilleo della 
S.R. C. Prete Cardinale Pallavicini della Città, e Contado 
di Bologna a Latere Legato. 

Benché attese ancora le generali conferme de' Bandi, ed 
Editti emanati sotto le Legazioni passate co' quali si proibisce, 
l'introduzione, e spacio di Monete Estere, e fra le altre di 
quelle che si noteranno abbasso, e delle Monete Reali d'Oro, 
e d'Argento ammesse per altro in questa Città, e Legazione, 
ma tosate, logore, strozzate, e perciò calanti, ogni uno avesse 
dovuto astenersi dal ricevere, e spendere tali Monete; Nul- 
ladimeno vedendosi vieppiù crescere l'abuso pernicioso al 
ben Pubblico, per l'introduzione, che si fa di esse, che non 
hanno il suo intrinseco valore, e bontà in comparazione delle 
Monete Pontifizie, ed introdotte per estraere le migliori 
valute reaH d'oro, e d'argento, e per l'eccitamento che con 
tale abuso medesimo si dà all'alterazione del valore delle 
Monete reali tanto pregiudiziale allo Stato, che rendesi affatto 
intollerabile; e perciò volendosi estirpare, e togliere a chi 
che sia ogni pretesto, o scusa di tolleranza, o di qualunque 
altro motivo, che potesse addursi contro l' esecuzione delle 
pene imposte ne' Bandi antecedenti, e per levare eziandio 
l'occasione agl'Incettatori di fare ulteriori monopoli ; Quindi 
è, che r Eminentissimo, e Reverendissimo Sig. Cardinale 
Legato colla partecipazione, e consenso degl'Illustrissimi, ed 
Eccelsi Signori Gonfaloniere di Giustizia, e Signori del Reg- 
gimento Assunti sopra la Zecca, innerendo a Bandi, Editti, 
Provisioni, e Notificazioni emanate in materia di Monete, e 
specialmente in ciò, che concerne alle infrascritte specie, e 
rispettivamente aggiungendo, ordina, vuole, e comanda, che 
in avvenire nissuno ardisca d'introdurre entro di questa Città, 
e sua Legazione quantità alcuna benché minima delle Monete 
infrascritte. 

Stando però a cuore, che la presente providenza non 
apporti pregiudizio a quelli, i quali essendo veramente poveri 
ne avessero appresso di loro qualche piccola quantità, di cui 



LA ZECCA DI BOLOGNA - DOCUMENTI 555 

non potrebbero prevalersi senza lor danno, concede 1' Emi- 
nenza Sua Reverendissima col consenso come sopra, che 
possano queste povere Persone, durante però il termine di 
tre giorni dopo l'affissione della presente Provisione, i quali 
saranno i giorni 12, 13, 14, del corrente, e non più oltre, 
portare alla pubblica Zecca di questa Città le dette poche 
Monete di bassa lega appresso di loro esistenti purché la 
somma non ecceda le lire cinque per ogni Persona, e per 
una volta sola, ove consegnando la detta somma in mano 
del Zecchiere, o altro Ministro a ciò deputato sarà ai mede- 
simi Poveri portatori consegnata dalla Persona deputata 
altrettanta Moneta buona, senza diminuzione dell' abusivo 
valore corrente. 

E per maggior facilità verso di chi si trova avere tal 
sorte di Monete bandite, per modo di Provisione da durare 
per il tempo, e termine di un Mese dal giorno deiraffissione 
del presente, seguendo l' esempio praticato altre volte, si 
tollera per detto Mese, e non più oltre, che le accennate 
Monete di mistura, proibite come sopra si spendano, e si 
ricevino solamente per il valore seguente cioè: 

La Moneta di Venezia della grandezza d'un Testone, 
che abusivamente si valuta bolognini quindici si 
prenderà per boi. 13. — 

Quella della grandezza d'un Paolo con due Rosette, che 

si valuta bolognini sette, e mezzo, per .... boi. 6. 6 

Quella della grandezza di un mezzo Paolo con una 

Rosetta sola, che si valuta bolognini cinque, per boi. 4. 4 

Un'altra simile più piccola senza alcuna Rosetta, che 

si valuta bolognini due, e mezzo, per boi. 2. 2 

Altra simile, che si valuta bolognini due, per . . . boi. i. 8 
Quella pure dì Venezia colli numeri imperiali XII, che 

si valuta bolognini sei, per boi. 5. 2 

Altra colli numeri Vili, che si valuta bolognini quattro, 

per boi. 3. 4 

Il Marchetto, che corre a quattrini tré, per .... boi. — d. 4 

La lira di Mantova, che si valuta bolognini cinque, per boi. 4. 4 

La metà, che si valuta bolognini due, e mezzo, per . boi. 2. 2 

Un' altra detta Cavalotto, che si valuta bolognini due, 

e mezzo, per boi. 2, 2 



556 FRANCESCO MALAGUZZI 



La Pezzetta di Piemonte, che si valuta bologninì cinque, 

per • boi. 4. 4 

Le Petizze di Germania di varie Zecche, che si spen- 
dono bolognini quindici, per boi. 13. — 

Le Argentine di Francia, che si valutano lire due, e 

soldi cinque, per lire 2. — 

E li suoi Spezzati a proporzione. 

Non ostante però la presente tolleranza vuole, e comanda 
col consenso come sopra, s'intenda assolutamente proibito 
il dare alle Maestranze, ed agli Operar] le loro mercedi, sia 
in tutto, sia in qualunque, ancorché piccola parte, in Monete 
delle specie suddette, e di quelle si dirà in appresso; volendo 
l'Eminenza Sua Reverendissima, che quanto alle mercedi 
dovute alle Maestranze, e agli Operarj le specie suddette 
siano sino da ora totalmente proibite; siccome pure dichiara 
col consenso come sopra, non essere lecito a chi che sia in 
vigore della presente tolleranza l'intrudorre in questa Lega- 
zione qualsivoglia quantunque minima quantità delle suddette 
Monete, restando tale introduzione intieramente vietata, e 
soggetta alle antiche proibizioni, e a quelle in questo Bando 
rinnovate. 

Avendo ancora l'Eminenza Sua considerato il grave 
danno, e pregiudizio, che proviene tanto al Pubblico, che al 
Privato dallo spendersi le Monete calanti, e strozzate, come 
se fossero di giusto peso, onde le Persone meno esperte, ò 
povere restano ingannate, e non giustamente soddisfatte 
ricevendole, oltre poi la considerazione, che tale ingiusta 
pratica produce la perdita delle buone valute di giusto peso, 
le quali dal malizioso monopolio di alcuni si mandano altrove 
per cambiarle nelle calanti, e spenderle con illecito guadagno 
in questa Legazione, e volendo togliere, tal disordine, ed 
altri, che ne provengono, e potrebbero farsi maggiori ulte- 
riormente tollerati. Quindi è, che l'Eminenza Sua con parti- 
cipazione come sopra, uniformandosi alle Provisioni altre 
volte sopra ciò fatte, Comanda, e proibisce l' introdurre, e 
spendere tanto ne Banchi pubblici, quanto ne contratti, e 
spenderle private, ed in ogni, e qualunque pagamento Mo- 
nete d'oro, o d'argento calanti, strozzate, logore, dichiarando, 
che per tale s'intenda ogni specie d'oro calante dal suo giusto 
peso, e quelle d'argento, che sono esorbitantemente calanti, 
strozzate, e logore : le quali Monete esorbitantemente calanti 



LA ZECCA DI BOLOGNA • DOCUMENTI 557 

l'Eminenza Sua col consenso, e participazione come sopra 
dichiara bandite, e proibite non solo a spendersi, e riceversi, 
ma ancora a ritenersi in qualunque modo presso di sé, e 
però ordina, e comanda a qualsivoglia Persona di qualunque 
grado, e condizione niuna eccettuata, la quale si ritrovasse 
avere tal sorta di Monete esorbitantemente calanti il doverle 
portare, o mandare alla pubblica Zecca di questa Città, ove 
dal Zecchiere, che dovrà tagliarle, gli sarà pagato il giusto 
valore delle Monete, secondo l'intrinseco di fino, che si tro- 
veranno contenere al prezzo corrente. 

Tutto ciò sotto pena alli contraventori, ed in ogni caso 
di contravenzione ad alcuna delle cose come sopra coman- 
date, ed ordinate della perdita della Moneta, e di altrettanta 
somma da applicarsi per un terzo alla Camera, per un terzo 
all'Accusatore, e per l'altro terzo alla pubblica Zecca, e sotto 
altre pene anche corporali secondo la qualità de' casi ad 
arbitrio di Sua Eminenza. 

Finalmente col consenso, come sopra, ordina, e comanda 
a tutti li Banchieri, Cambiatori, Mercanti, Negozianti, Orefici, 
Argentieri, Pomari, Lardaroli, Osti, Locandieri, Stallatichieri, 
Gabellini, Capitani, ed altri Uffiziali delle Porte della Città, 
e Porto Naviglio il tener afiìsso il presente Bando a vista 
di tutti. 

Avverta perciò ciascheduno ubbidire prontamente, perchè 
si procederà irrimissibilmente all'esecuzione delle sopradette 
pene; Volendo, che questo Bando affisso, che sia ne' luoghi 
soliti, obblighi come se fosse personalmente ad ogni uno 
intimato tanto nella Città, quanto nel Contado, e Legazione, 

Datum Bononiae hac die 8 Julii 1768. 

I. Boncompagni Ludovisi Pro-Legato. 

Ludovicus Segni Vex. Just. 

FuLvius Bentivoglio Assumptus. 

JoANNES Franciscus Aldrovandus Assumptus. 

Joseph Angelelli Assumptus. 

Joseph Manfredus 
Illustrissimorum, & Excels. Officinae Monetariae Praefect. a Secret. 

(Zecca, Bandi). 



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Un piccolo ripostiglio a Ronago 



(Noterella di Numismatica ispano-milanese) 



La scorsa estate, a Ronago in provincia di Como, nel de- 
molire una vecchia casa colonica di proprietà della Sig/ M. N. 
Ved. A., fu scoperto, sotto il pavimento d'una stanza, un 
minuscolo tesoretto di poche monete d'argento con una d'oro, 
ravvolte in un pezzo di tela consunto e che cadeva in pol- 
vere. Il nascondimento del tesoretto dovrebbe risalire ai 
primissimi anni del sec. XVII, perchè le monete più recenti 
che lo compongono sono del 1611 e appaiono fresche affatto 
di conio. 

Questo piccolo ripostiglio consta di soli nove pezzi, cioè 
di sette monete milanesi, una di Venezia e una di Genova. 
Le due ultime sono una mezza ghistina maggiore del doge 
Nicolò da Ponte (1578-85), con le iniziali p e; e una doppia 
dei dogi biennali, che qui incidentalmente descrivo perchè 
costituisce una varietà del N. 1294 delle Tavole genovesi: 

Oro. Doppia (grammi 6.700). 
D. — + Dvx * ET * gvb' * REip' * gen' * 1595- Solito tipo. 

R. — + CONRADVS * II * RO' * REX * I * V * SolltO tlpO. 

Le monete milanesi appartengono tutte a Filippo III di 
Spagna, e consistono in sei diicatoni d'argento, dell'anno 1608, 
e in un mezzo ducatone. Queste monete non sono rare, ma 
neppur comunissime; ad ogni modo, il ripostiglio di Ronago, 
per quanto esiguo, può arrecare un modesto contributo alla 
Numismatica milanese. 



560 SOLONE AMBROSOLl 



Infatti, del ducatone del 1608, i Sigg. Gnecchi, nella loro 
opera a tutti nota, registrano ben nove varietà (otto nel 
testo e una nel Supplem.); eppure, dalla descrizione qui 
appresso si vedrà che il ripostiglio ce ne fornisce altre va- 
rietà, o almeno sottovarietà perfettamente determinabili. 

Arg. Ducatone (grammi 32.000). 

D. — PHiLippvs III REx HisPANi. Busto corazzato e radiato, a dr. 

Sotto al busto, 1608. 
R. — MEDiOLANi Dvx ET c. Arme ornata e coronata. 

Gn. 17. Nuova sottovarietà, senza interpunzione nella 
leggenda del rovescio. 

Arg. Ducatone (gr. 32.000). 

D. — PHiLippvs III REX HisPAiN. Busto comc sopra. Sotto al busto, 

1608. 
R. ^— MEDiOLAN . DVX , ET . c. Amie c. s. 

Heiss, voi. Ili, tav. 162, n. 22 (Cfr. Gn. 18). 

Arg. Ducatone (gr. 31.900). 

D. — PHiLippvs ni REX HisPAN. Busto c. s, Sotto alla spalla, 1608. 
R. — MEDioLAN . .DVX, ET. e. Arme e. s. 

Nuova sottovarietà del precedente. 

Arg. Ducatone (gr. 31.900). 

D. — PHiLippvs III REX HisPANiA. Busto c. s. Sotto al busto, 1608. 
R. — MEDiOLANi DVX ET . c . Arme e. s. 

Gn. 23. Sotto varietà, già nota, senza interpunzione nella 
leggenda del diritto. 

Arg. Ducatone (gr. 31.950), 

D. — PHiLiPvs III REX HisPANi. Busto c. s. Sotto al busto, 1608. 
R. — DVX . MEDiOLANi . ET c . Arme e. s. 

Nuova varietà, per la grafia philipvs; e perchè l'arme 
non è terminata superiormente da una linea orizzon- 
tale ma finisce in punta come in un altro ducatone 
pubblicato dallo Heiss, 1. e, n. 21. 

Arg. Ducatone (gr. 31.900). 

D. — PHILIPP . III. REX . HisPANiA. Busto c. s. Sotto alla Spalla, 1608. 
R. — MEDioLANi . DVX . ET . c. Arme come nell'esemplare precedente. 
Gn. Supplem., 6. 



UN PICCOLO RIPOSTIGLIO A RONAGO 



561 



Così pure, del mezzo ducatone (eh' è più raro dell'intiero), 
dell'anno 161 r, i Sigg. Gnecchi registrano sei varietà, e 
anche per esso il piccolo ripostiglio di Ronago ce ne offre 
una nuova: 

Arg. Mezzo ducatone (gr. 16.000). 

D. — . PHILIPP . MI REX HisPANiA. Busto corazzato e radiato, a dr. 

Sotto alla spalla, 1611. 
R. — MEDiOL . Dvx . ET (in Hcsso). c . Arme ornata e coronata. 

Cfr. Gn. 26-27. 

Anche per la monetazione ispano-milanese sarebbe quindi 
il caso di ripetere ciò che ebbi già a dire altrove, a proposito 
del Supplemento pubblicato nel 1894 dagli egregi Sigg. Gnec- 
chi al loro libro, riferendomi alle monete sforzesche (i).- 

Innanzi di chiudere questa nota, ne approfitto per fare 
un'osservazione, di natura araldica, ma forse non priva 
d'interesse anche pei numismatici. Si è che durante il regno 
di Filippo III vediamo apparire per la prima volta, inquar- 
tata sulle nostre monete, l'aquila col " volo spiegato „, ossia 
ad ali interamente aperte ed alzate; mentre prima è sempre 



(i) ".... In questo Supplemento gli Autori hanno tenuto conto con 
" maggior cura anche delle varietà che sono costituite da semplici dif- 
" ferenze grafiche. In tale campo vi sarebbe però ancor molto da spi- 
" gelare, anzi da mietere; per parte nostra, p. es., possiamo dire che 
" avendo avuto occasione recentemente di esaminare un ripostiglio 
" composto in massima parte di trilline del periodo sforzesco, vi abbiamo 
" trovato un nugolo di varietà secondarie, caratterizzate da differenze 
" minute se si vuole, ma pur sempre tali da costituire altrettanti conii 
" diversi, perfettamente distinti. 

".... Crediamo che riprendendo in esame la monetazione milanese.... 
" ne uscirebbe un numero stragrande di tali varietà grafiche; dimodoché 
" si aggiungerebbe un copioso materiale a quello che i benemeriti 
" Autori hanno raccolto in attesa di una nuova edizione. „ 

{Archivio Storico Lombardo, serie terza, voi. II, anno XXI, 1894; 
- a pag. 412-13). 

73 



562 SOLONE AMBROSOLI 



col " volo abbassato „, cioè ad ali semiaperte e pendenti (2). 
Le due forme continuano promiscue sotto i regni successivi, 
sinché ai tempi di Maria Teresa vediamo che l'aquila a " volo 
spiegato „ prevale definitivamente sulla forma più antica. 



Solone Ambrosoli. 



(2) L'unica eccezione, ch'io mi sappia, sarebbe costituita dal duca- 
tane di Filippo II pubblicato dallo Heiss al n. 22 della tav. 158 (cfr. 
Gnecchi, n. 50); ma si tratta di una moneta conosciuta soltanto per un 
rozzo disegno, a leggende scorrette, tolto da una tariffa d'Anversa. 



BIBLIOGRAFIA 



LIBRI NUOVI E PUBBLICAZIONI. 

\d. Iloliu, Gescliichte des sicilischen Munzwesens bis zur Zeit des 
Aiigtistus; appendice al III voi. della Geschichte Siciliens im 
Alterthum, pag. 543-741, con Vili tav. in eliot.; Leipzig, 1898. 

Il chiarissimo autore della Storia della Sicilia ha voluto 
completare la grande opera sua con uno sguardo sommario 
alla monetazione dell'Isola, dalle origini fino al tempo d'Au- 
gusto. Quasi ad ogni pagina dei tre grossi volumi e nelle 
numerose e dotte osservazioni che li accompagnano, l'Holm 
aveva fatto continui richiami alle monete siciliane, descritte 
ed illustrate nelle opere dell' Imhoof-Blumer, del Six, del 
Friedlander, del Von Sallet^ ecc., accettando e talora comple- 
tando le loro vedute con una va§ta e profonda conoscenza 
della Storia della Sicilia, frutto di uno studio coscienzioso 
delle fonti classiche. Alla lunga preparazione scientifica l'A. 
accoppiò una pratica conoscenza dei monumenti numismatici, 
acquistata, fin dal 1863, con lo studio della collezione pub- 
bhca di Parigi, donde gh venne l'idea di questo manuale, 
{Gesch. Sic, voi. Ili, Vorrede, p, VI) ed ancor meglio in se- 
guito, con Io studio delle due collezioni private dell'Imhoof- 
Blumer e del Six (p. 546), ai quali ha dedicato questo terzo 
volume. 

Il metodo seguito dall'Holm in questo lavoro, se non è 
nuovo, è assai lodevole per altro. Non fa, come l'Head, la 
storia delle singole zecche, ma, stabiliti dei periodi in rap- 
porto alla storia civile, politica e alla storia dell'arte, in 
ciascuno descrive le monete che furon coniate dalle diverse 
città entro i limiti del tempo che esso abbraccia, riferendo, 
se il caso lo richiede, quel che riguarda il loro sistema mo- 
netale, l'interpretazione dei tipi, la paleografia delle iscrizioni, 
il valore storico. Con questo metodo fu condotto il lavoro 



564 



BIBLIOGRAFIA 



del Friedlander e del Von Sallet, che s'intitola " das Kònig- 
liche Munzkabinet „ e che si estende anche alle monete 
della Grecia propria e dell'Asia Minore. Tutti i lavori di 
Numismatica siciliana o si limitano a zecche speciali o, pur 
essendo d'indole generale, trattano partitamente le moneta- 
zioni delle città, lasciando, a chi studia, il fastidioso compito 
di rifarsi nella mente le diverse serie monetali, se mai gli 
occorra di mettere a confronto monete di città diverse, co- 
niate nello stesso periodo di tempo (pag. 549). 

Ma non è questo l'unico né il maggior pregio del libro. 
Il trattato di numismatica siciliana , compreso nel manuale 
dell'Head, non soddisfa più lo studioso, obbligato a ricorrere 
ogni tanto ai lavori speciali, che hanno apportato un nuovo 
ed abbondante contributo di osservazioni. Lo stesso aureo 
libro dell' Head sulle monete di Siracusa non è più al cor- 
rente della scienza, dopo i poderosi lavori dell' Evans, che 
sorvolò di gran tratto i vecchi lavori, per quanto eccellenti, 
del Von SaWet (Ki'msflerinschr. auf griech. Mùnz. Berlin 187 1), 
del Weil [Kunst. auf sicil. Munz. Berlin 1884) e di altri. Accade 
per la Numismatica quel medesimo che accade per le altre 
discipline, E così rapido il progresso degli studi, che basta un 
decennio, perchè un libro sia considerato già vecchio e si senta 
il bisogno di un libro nuovo che metta lo studioso al corrente 
della scienza. Dal 1887, anno in cui venne alla luce il ma- 
nuale dell'Head, fino ad oggi, abbiamo avuto diversi lavori 
sulle monete della Sicilia, più o meno estesi, i quali aprirono 
il campo a nuovi raffronti e a nuove discussioni (i). Il com- 
pito di raccogliere i risultati di tanti studi speciali, fatti in 



(i) Imhoof-Blumer, Zur Munzktmde Grossgriechenlands, ecc., 1887 
(non citato dall' Head); Salinas, Ripostiglio siciliano di loi pezzi di 
moneta antica d'argento, ecc, (Notizie degli Scavi) 1888, p. 295; Kinch, 
Die Sprache der Sicilischen Elymer (Zeitschr. f. Num.) 1888, p, 187 segg 
Evans, The Horsemen of Tarentum, 1889; Meister, Berlin. Philolog 
Wochenschr. 1890, p. 672 e Philologus N. F. ITI; Evans, Syracusan Me^ 
dallions, 1892; Weber, Oh some unpublished or rare greek coins (Num 
Chron.) 1892; Seltmann, Ueber einige Milnzen von Himera fZeitschr. f. 
Num.) 1893, p. 165-182; Kinch, laton (in Zeitschr. f. Num.) 1893, p. 135 
143; Evans, Contributions to Sic. num. (Num. Chron.) 1894; Babelgx 
Études sur les monn. primit. d'Asie Mineure (Rev. Num.) 1894, P- 278- 



BIBLIOGRAFIA 565 



quest'ultimo decennio, non altri poteva imporselo con mag- 
gior competenza che l'Holm, il cui libro nelle modeste in- 
tenzioni di lui dovrebb'essere un commento alla Storia della 
Sicilia, ma in realtà è un manuale completo di Numismatica 
siciliana, condotto secondo il metodo moderno. " Unsere 
Arbeit „, egli dice, " soli vor Allem ein Commentar zur 
Geschichte Siciliens sein , sowie in zweiter Linie eine 
Anwendung der heutigen numismatischen Wissenschaft auf 
die Kenntniss der Miinzen Siciliens „ (pag. 546). 

Premessa una parte generale, dove discorre dell'impor- 
tanza che ha la Numismatica siciliana dal punto di vista 
della Storia dell' arte, del metodo onde bisogna studiarla, 
della metrologia, della epigrafia, passa alla divisione in undici 
periodi, accennando alla impossibilità di conciliare perfetta- 
mente in tale divisione i periodi della storia dell'arte con 
quelli della storia civile e politica. E qui giova notare che 
r aver diviso tutta la monetazione della Sicilia in undici 
periodi, quando l' Head l'aveva invece ripartita in otto, è 
indizio di una maggiore sicurezza nello assegnare i hmiti 
cronologici alle monete, per modo che la data di esse, e 
propriamente di quelle comprese tra il 500 e il 200, potrà 
oscillare al piii, come osserva l'A., entro i limiti di venti 
anni (pag. 545). 

A coloro i quali trovassero un po' troppo estesa la parte 
generale del trattato, vuoisi far notare che l'Holm ebbe in 
animo di fare opera di tal natura, che possa stare da se e 
che non obblighi lo studioso a ricorrere ai trattati generali. 

Dei primi due periodi ci siamo beli' e sbrigati in poche 



288; Cabrici, Topografia e Numismatica dell'antica Imera e di Terme 
(Atti d. Reale Accad. di Arch. Lett. e Belle Arti, Napoli, 1894, e Riv. 
ital. di Numism., 1894); Evans, Numism. ligths on the Sicily 0/ Timoleon, 
nel Frkeman, History of Sicily IV, 349-355 con i tav. di monete; T. 
Reinach, Les métaux monétaires dans la Sicile grecque (Rev. Num.) 1895 ; 
Evans, Contributions io Sic. Num. (Num. Chron.) 1896; Seltmann, Suppo- 
sedsigns ofvalue on early coins of Himera (Num. Chron.) 1897; Macdonald, 
The legend iaton on coins of Himera (Num. Chron.) 1898; Seltmann, 
Prototypes monétaires siculo-grecs (Riv. ital. di Num. e scienze affini, 
fase. HI, p. 333-368) 1898. Queste tre ultime memorie sono posteriori 
alla pubblicazione dell' llolm. 



566 BIBLIOGRAFIA 



parole: prima perchè non sono abbondanti i tipi monetali, poi 
perchè non vi è incertezza di attribuzione, la quale si mani- 
festerà nei periodi successivi. Nel primo l'A. compendia in 
maniera esauriente la questione relativa al sistema monetale 
delle colonie calcidiche della Sicilia e della M. Graecia; parla 
poi brevemente del sistema monetale di Solone, adottato 
dalle colonie doriche verso la metà del VI secolo; non con- 
viene coir Head nell' assegnare all' età dei Gamori le prime 
monete di Siracusa, che secondo l'Holm cominciano più tardi, 
e vuole che il granchio di Agrigento sia da considerarsi 
come un accenno alla posizione della città, collocata su di 
un monte presso il mare. 

Nel secondo periodo , che è quello della tirannide di 
Anassilao, di Gelone, di Terone, di Terillo, ecc., e che va 
dal 500 al 461, lo storico fa capolino e con uno di quegli 
sguardi comprensivi che emergono da una conoscenza pro- 
fonda dei fatti storici, stabilisce un principio generale che 
giustifica la presenza di certe monete in questo periodo. 
L'Holm procede così nel suo ragionamento : i tipi delle mo- 
nete che hanno i caratteri dell'arte di quest'epoca rivelano 
rapporti fra diverse città dell'Isola; ma tali rapporti solo in 
questa età dei Tiranni sono storicamente ammissibili; dunque 
non v' è dubbio di sorta che tali monete appartengano ad 
essa. Citiamo qualche esempio: due, dice l'Holm, sono le sfere 
d' influenza politica nella Sicilia durante 1' età dei Tiranni, 
rappresentate dalle città di Siracusa e d'Agrigento: l'una 
estende la propria influenza sulle città dell'oriente, l'altra su 
quelle dell'occidente. Con la prevalenza dell'una si spiega 
il leone di Leontini nell' esergo dei Damaretei, il che deve 
intendersi come un privilegio accordato da Siracusa a questa 
città; con la prevalenza dell' altra si spiega il granchio 
d'Imera, di Erice, di Motye. 

Respinta, ed a ragione, la data del 488 che l'Evans andò 
ad assegnare, non sappiamo perchè, ai più antichi tetradrammi 
di Siracusa con la biga, mentre Gelone in quell'anno non 
era ancora padrone di questa città, l'A., passa ad una serie 
di preziose osservazioni sulle monete di Zankle, dai tipi 
.samii, che noi tralasciamo per venir subito al tetradramma 
dal tipo del " dio che lancia il fulmine „ , unico nella collezione 



I 



BIBLIOGRAFIA 567 



del fu Barone von Hirsch. I caratteri di arte avanzata, fra 
il 460 e il 450, non si possono conciliare con la leggenda 
Zanklaion che permette di collocarlo al piìi tardi nell'anno 476. 
L'Evans conciliò questi dati contrari, supponendo che verso 
la metà del V secolo sia avvenuta una rivoluzione in Mes- 
sana, in seguito alla quale gli Zanclei abbiano ripreso il loro 
antico nome ed impresso sulle monete l'immagine di Zeus 
o Poisedon, in un atteggiamento che non è proprio dell'arte 
monetale siciliana, ma di quella della Magna Graecia, pren- 
dendo a modello il Nettuno di Posidonia e l'Apollo di Cau- 
lonia delle monete contemporanee. Molto pili convincente 
parmi la spiegazione dell' Holm. Egli rileva felicemente col 
Gardner la somiglianza tra questa figura e quella dello Zeus 
Itomate di Messene, ed è condotto con ragione ad ammettere 
che Anassilao venuto a Zankle abbia fatto imprimere la figura 
del dio della sua patria sopra alcune delle sue monete, 
concedendo agli Zanclei di segnarvi il loro nome primitivo. 
Questa immagine del dio appare pili tardi sulle monete di 
Messene. Tale spiegazione non ci obbliga a far ricorso, come 
vorrebbe l' Evans, ad una rivoluzione, di cui la storia tace. 

Dei trent'anni trascorsi dal 461 al 430, l'Holm forma il 
suo terzo periodo che s'arresta al primo apparire della grande 
arte monetale. Per quanto breve, altrettanto è ricco di pro- 
blemi ardui questo periodo, fra' quali occupa il primo posto 
la critica che egli fa al Kinch e al Meister circa la inter- 
pretazione della leggenda lEfEITAIIK nelle sue varie forme, 
che quelli tentaron di leggere ^EyeaTa'Ci-/! o ^sysTTaSr/i ; accenna 
alla interpretazione di Zi[i per div. e alla possibilità che le 
lettere di questa leggenda sien lettere licie, come sospetta 
il Six. Ma ad onta che questi conforti la sua ipotesi con ra- 
gioni storiche, non può negare che sia molto artificiosa. 

A proposito del tetradramma di Gela, dal tipo della 
20ZIP0AIZ, ci saremmo aspettati, giacché THolm è così lode- 
volmente minuzioso nei riscontri, qualche accenno alla so- 
miglianza tra questa figura e quella della ninfa Himera sulle 
monete della città omonima. L'atteggiamento delle due figure 
col braccio sinistro sollevato e con la mano aperta, la testa 
rivolta a sinistra e più specialmente la capigliatura, rendono 
possibile un tale confronto, anzi, a mio credere, addirittura 



568 BIBLIOGRAFIA 



una dipendenza del tipo della Sosipolis da quello della ninfa 
Imera in generale, e segnatamente dei tetradrammi imeresi 
più abbondanti che van collocati fra il 450 e il 415. (Cabrici, 
Top. e Num. dell'antica Imera, ecc. Tav. Vili, n. i e 2). 

La relazione dal punto di vista dell'arte agevola, secondo 
me, la identificazione della divinità espressa nel tipo della 
Sosipolis. È lecito almeno supporre che l' artista di Gela 
sia stato indotto ad imitare la figura delle monete imeresi 
dall'affinità che intercedeva fra' concetti delle due divinità. 
Se questa è senza dubbio la ninfa nella quale si personifica 
la città e che presiede alle calde sorgenti d' Imera, quella 
sarà la ninfa protettrice di Gela, come suona la parola stessa 
Sosipolis, o, come crede l'Usener {Gotieniamcn, pag. 174), 
" Begriff der gemeinen Wohlfahrt, als Gòttin gefasst „, 

Quella parte destinata alla interpretazione della imma- 
ginaria leggenda lATON dev'esser soppressa. Di questa pa- 
rola che rUgdulena sognò di leggere su talune monete d'Imera 
in quella sua memoria, tanto discussa e demolita, non rimane 
sugli esemplari conosciuti che . . TO . e su di uno soltanto . .TO^, 
come ha dimostrato dopo un paziente esame il Macdonald 
nel suo recente scritto pubblicato dopo il libro dell' Holm, dal 
titolo The legend lATON on coins of Himera (Num. Chron. 1898). 
Nel rifare il catalogo delle monete appartenenti alla colle- 
zione Hunter, il numismatico inglese s'abbattè in un didrammo, 
non edito dal Combe, sul quale leggesi senza sforzo S3T0I. 
Generatosi in lui il sospetto, ristudiò uno per uno i nove 
esemplari che si conoscono con tale leggenda, ed arrivò alla 
conclusione che la leggenda tarov, cotanto discussa finora, 
non è che un mito, e che bisogna leggere in sua vece qiTOI. 
Qui si arresta il Macdonald, ma io credo che, con lo stabi- 
lire la lettura esatta, abbia dischiuso il campo ad una discus- 
sione intorno al valore di quella parola. Poiché finora cono- 
scevansi soltanto didrammi con questa leggenda, la quale 
erasi ritenuta con l' Imhoof-Blumer un attributo riferibile alla 
ninfa che sacrifica. Ma ora questo epiteto risale fino alle mo- 
nete col gallo, di molto anteriori alla creazione del tipo della 
ninfa; sicché bisognerà riferirlo ad Ercole, come io credo 
(Gabriel, o. e. pagg. 55-56) o ad Asklepios, cui si riferisce 
il gallo delle prime monete. 



BIBLIOGRAFIA 569 



Siamo COSÌ arrivati al principio della grand' arte mone- 
tale siciliana, di cui l'A. parla con quella coscienza che gli 
viene dall' esser padrone della materia. La sua esposizione 
chiara ci dà un concetto preciso e abbastanza completo di 
quel che si è detto finora, intorno all'attività artistica dei 
grandi maestri del conio, dal Von Sallet, dal Weil, dall'Head 
ed ultimamente dall'Evans. L'A. si limita ad esporre sempli- 
cemente le teorie di quest'ultimo; se non che discorda da 
lui nel determinare il principio di quest'arte magnifica, 

L'Evans le assegna il 440 per un raffronto che stabilisce 
fra la quadriga delle monete di Eumenes e Sosion e la qua- 
driga di alcuni stateri d'oro di Cirene. L'Holm non può am- 
mettere tale riscontro, perchè questi stateri di Cirene li crede 
del 280, e per altra via giunge ad un risultato alquanto di- 
verso. Egli osserva che fra le undici città della Sicilia, che 
accolsero l'elemento greco, l'unica nella quale non si riscon- 
trano tracce di quest'arte, laddove in tutte le altre o diret- 
tamente o indirettamente si manifesta , è Leontini. Ma noi 
sappiamo che questa città verso la fine del V secolo versava 
in gravi strettezze, tanto che nel 427 dovè fare ricorso ad 
Atene. In tale stato di decadimento non poteva colà trovare 
un terreno favorevole l'arte, perchè essa vive e fiorisce sol- 
tanto dov'è libertà e benessere. Dunque verso quel tempo 
o poco prima dobbiamo segnare il principio della grand' arte 
monetale siciliana. La data più probabile gli pare il 430. 

Un altro punto oscuro della Numismatica siciliana è rap- 
presentato dalla numerosa serie delle monete punico-sicule. 
L'Holm non avendo come classificarle, le dispone in tre 
gruppi; nel primo pone quelle di cui si conosce la leggenda 
e il luogo di emissione ; nel secondo quelle di cui è nota la 
leggenda, ma ignoto il luogo di emissione (tali sono le mo- 
nete, coi nomi punici Kartchadsat e Machanat); nel terzo 
quelle con la leggenda ziz, di cui s' ignora il significato. 

Le monete del primo periodo con la scritta Ras Melkart, 
in caratteri punici, vengono da tutti attribuite ad Heraclea 
Minoa, come credette dapprima l'Holm {Gesch. Sic. II, p. 478) 
contro il Bursian che le attribuì a Cephaloedium; ma ora 
egli accetta questa attribuzione (pag. 673, 719). 

Sulle monete con la scritta ziz l'A. ha gettato uno 

73 



57© niBLlOGRAFIA 



sprazzo di luce della sua dottrina. E la veduta è davvero 
giusta; perchè, se la leggenda punica va interpretata nel 
senso di risplendente ^ non può avere alcun fondamento storico 
l'attribuzione di esse a Panormus, considerato come quartier 
generale dei Cartaginesi. Più esatto pare all'Holm di riferire 
quell'attributo a tutta l'isola, chiamata dai Cartaginesi, per 
antonomasia, la Risplendente. Ciò non pertanto egli ammette 
che dapprima queste monete siene state battute a Panormus, 
dipoi nelle città dell'occidente, imitandone i tipi delle monete 
pili note. Questa coniazione rivelerebbe secondo l'A., il che 
mi par molto verosimile, l'esistenza di una lega di città sici- 
liane, contrarie all'elemento greco dell'isola, costituitasi sotto 
la protezione di Cartagine. 

Negli ultimi sette periodi l'A. segue l'esposizione della 
materia, di pieno accordo con l'Head; ma in qualche punto 
se ne discosta, come, ad esempio, nell'attribuire all'età di 
Dione, non già a quella di Agatocle le prime monete d'elettro 
di Siracusa; nell'attribuire a questo le monete d'argento che 
l'Head riferisce ad Hiketas e il Reinach al tempo della De- 
mocrazia, succeduta alla signoria di Hiketas. Interessanti sono 
le osservazioni sui bronzi dal tipo di Zeus Ellanios, che se- 
condo l'Orsi, vengon subito dopo il regno di Agatocle, prima 
della usurpazione di Hiketas, L'A., seguendo il parere del- 
l'Orsi, ne trae partito, per ascrivere all'età di Agatocle quei 
tetradrammi dal tipo di Cora e della quadriga, assegnati 
dall'Head al tempo dell'usurpatore Hiketas ; per modo che la 
quadriga degli stateri d*oro di costui non sarebbe l'originale, 
ma una copia del rovescio di questi tetradrammi di Agatocle. 

In questo rapido cenno dell'opera dell'Holm, ho cercato 
di dare un saggio del contributo da lui apportato agli 
studi di Numismatica siciliana. Il testo è accompagnato da 
otto eccellenti tavole in eliotipia, bastevoli a dare un' idea 
alquanto precisa dell'arte monetale, che trovò un terreno così 
fecondo nell'Isola. 

Per quanto abbiano progredito questi nobilissimi studi 
negli ultimi anni, e una gran parte del progresso si debba 
all'ingegno dell' Evans, resta, a studiar bene ancora, come 
l'Holm stesso ci ha detto, la serie punico-sicula e la parte 
metrologica delle molte monete di bronzo degli ultimi periodi, 



13IBLI0GRAFIA 5?! 



astrazion fatta da tanti dubbii e controversie esistenti intorno 
alla interpretazione dei tipi e alla cronologia delle serie mo- 
netali. Nella soluzione di tutti questi problemi sarà guida 
sicura questo trattato dell'Holm, condotto con acume di cri- 
tico e sicurezza di grande erudito e che ci auguriamo sia 
presto tradotto nella nostra lingua. Ma noi vorremmo espri- 
mere un altro desiderio, non sappiamo se all'editore tedesco 
o all'autore, che cioè questo prezioso trattato di Numisma- 
tica siciliana sia venduto separatamente dalla vasta opera cui 
serve di appendice, affinchè tutti gli studiosi siano in grado 
di acquistarlo. 

Ettore Cabrici. 



Du Cliastel de la Hotvarileric (Comte AIbéric), Syracuse, ses 
inonnaies d'argent et d'or aii point de vue artistique. — La 
coiffure antique. — Londres, Spink & Son, 1898. 

Offrire agli artisti amanti dell'antichità, ai pittori di storia, 
agli scultori e agli incisori in una splendida serie di monete 
lo sviluppo graduale delia pettinatura in una grande città 
greca e offrire anche ai numismatici le molte varianti delle 
artistiche monete di Siracusa, ecco lo scopo che l'autore s'è 
prefisso e che raggiunge completamente nell' elegantissimo 
volume edito dalla casa Spink, il quale è, pilli che altro, una 
bellissima serie di tavole (in numero di 14), nelle quali sono 
rappresentate 176 monete d'oro e d'argento, che si possono 
considerare come il riassunto di quanto di meglio produsse 
l'arte dell' incisione nella città ove quest' arte ebbe il suo 
massimo fiore. 

F. G. 



Pasclialis (D. P.). No[xci ty); vriTOu "AvSpo'j. Atene, Barth e 
v'on Hirst edit., 1898. — (Estr. dal Journal internat. d'Arclicol. 
numismalique). 

Il nuovo periodico fondato dal sig. Svoronos ad Atene 
è destinato — (astraendo dal suo carattere internazionale) — 
ad esercitare un'influenza notevole sull'incremento e lo svi- 



572 BIBLIOGRAFIA 



luppo degli Studi numismatici in Grecia, dove, a dir vero, 
questi avevano avuto sino ad oggi pochissimi cultori. 

Il presente opuscolo è appunto un estratto dal periodico 
suddetto, e costituisce un'abbastanza estesa monografia nu- 
mismatica dell'isola d'Andro, nelle Cicladi. 

Il lavoro del Sig. Paschalis si divide in vari capitoli: il 
i.° è un'introduzione generale, con particolare riguardo alle 
pubblicazioni antecedenti ; il 2.° è un accuratissimo catalogo 
delle monete antiche di Andro, compilato principalmente 
sulle impronte avute da pressoché tutte le principali colle- 
zioni pubbliche e private d'Europa; il 3." registra le attri- 
buzioni erronee o dubbie; il 4." tratta dei tipi; il 5." della 
classificazione cronologica. Segue un'appendice, la quale 
comprende gli scarsi monumenti monetiformi che si riferi- 
scono alla storia dell'isola durante l'epoca bizantina e il 
Medio Evo. 



Pick (B.). Thrakische Miinzbilder. Berlin, G. Reimer, 1898. — 
Un fase, di pag. 37 in-4, con una tav. in fototipia. — (Estr. 
dal Jahrbuch des Kais. Deutschen Archàolog. Instit., voi. XIII). 

In questo articolo, il Prof. Pick raccoglie ed illustra un 
certo numero di tipi o rappresentazioni monetali che, com'egli 
osserva, presentano un interesse archeologico. Si riferiscono 
quasi esclusivamente a monete delle città greche nel terri- 
torio della Tracia, e furono scelte fra i materiali accumulati 
per la pubblicazione accademica sulle antiche monete della 
Grecia Settentrionale (i). 

Il ciclo dei tipi di quelle città è straordinariamente ricco 
in rappresentazioni di gran momento per l'Archeologia e la 
Mitologia, sia che si tratti di copie dei capolavori dell'arte, 
sia che si tratti di figure che si riferiscono al culto locale 
della città o della regione. 

Le rappresentazioni monetarie illustrate dal Dott. Pick 
nel suo articolo sono le seguenti: Orfeo. — Orfeo, Euridice 
e Mercurio. — Ercole e le sue dodici fatiche. — Banchetti 



(i) V. Varietà: Un'importante pubblicazione. 



BIBLIOGRAFIA 



573 



degli dei. — Il grande dio di Odesso e il cavaliere trace. 



Il colosso di Apollo di Calamis e altri tipi di Apollo. — 
Mercurio di Prassitele. 

S. A. 



Il 



Aiulirosoli (Solone). Monete greche (Manuali Hoepli). Milano, 
U. Hoepli, edit., 1898. — (Un volume di pag. 300 con 200 
fotoincisioni nel testo e 2 carte geografiche). 

Un nuovo volumetto viene ad accrescere la biblioteca 
scientifico-popolare dell'editore Hoepli, ed è dedicato alle 
monete greche. Esso è destinato, nell'intenzione dell'autore, 
al pubblico in generale, astraendo dalla necessità di qua- 
lunque preparazione numismatica ed archeologica; ma, nello 
stesso tempo, non escludendo la possibilità che tale prepa- 
razione ci sia. 

Troppo legati all'autore per farne qui una vera recen- 
sione, ci accontentiamo di annunciarlo e di presentarlo ai 
lettori, persuasi che molti potranno essere condotti ad inte- 
ressarsene da punti di partenza assai remoti l'uno dall'altro. 

Il volumetto è riccamente illustrato da 200 incisioni dal 
vero e da due carte geografiche. 

F. G. 



Giiecchi (Francesco). Monetazione romana. Ginevra, Tip. L.-F. 
Jarrys, 1897. ~~ (Estr. dalla Revne suisse de Numismatique, 
t. VII). 

Sotto questo titolo, Frane. Gnecchi ha pubblicato nella 
Reviie del Sig. Stroehlin alcuni articoli di volgarizzazione, 
che ora compaiono riuniti in un bel volumetto. 

Il lavoro si divide in due parti: monete repubblicane, e 
monete imperiali. 

Per la monetazione della Repubblica, abbiamo i seguenti 
paragrafi : 

Bronzo. — Aes rude. Aes signalum. Aes grave. Asse 
librale. Riduzione dell'asse. Asse- trientale. Riduzioni successive 
dell'asse. L'arte nelle primitive monete di bronzo. Prospetto 
dei pesi dell'asse nelle diverse epoche. 



574 BIBLIOGRAFIA 



Argento, — Il denaro. II quinario. Il sesterzio. Il vittoriato. 
Prospetto dei pesi e dei valori delle monete d'argento nelle 
diverse epoche della Repubblica. 

Oro. 

Monete della Campania. 

Altre monete coniate fuori di Roma. 

Classificazione e ordinamento delle monete repubblicane. 

Elenco alfabetico delle Famiglie. 

Corrispondenza dei cognomi coi nomi gentilizii. 

Elenco delle abbreviazioni. 

Per la monetazione dell'Impero, la divisione è la se- 
guente: 

Oro. 

Argento. 

Bronzo. — Lega del bronzo. Peso. 

Bassi tempi. 

L'arte e i tipi. 

Le leggende. 

I medaglioni. 

Monete postume — di consacrazione — di restituzione. 

Le Zecche dell'Impero. 

Cronologia imperiale. 

Il nitido volumetto è corredato di 20 tavole assai ben 
riuscite. 



Kiibit^cliek. Eine MarsyasStatue in Cremna (Pisidien). — 
(Estr. dalle Archàologisch-epigraph. Mittheil. aus Òsterreich- 
■Ungarn, anno XX, 1897). 

Questa breve nota aggiunge un nome, Cremna, all'elenco 
delle città, ricordate da Eckhel, che coniarono monete con 
l'immagine del sileno Marsia, 

La nuova moneta pubblicata dal Sig. Kubitschek fu 
coniata dall' imp. Aureliano, e appartiene alla collez. Rhode. 



PiccolominI (Pietro). Vestigia romane presso Siena. Notizie di 
escavazioni. Siena, Enr. Torrini edit., 1898. — Con una tav, 
litogr. — (Estr. dalla Miscellanea Storica Senese, V, 1-2). 

Con notizia di monete imperiali romane dei Sec. III e 
IV, ivi rinvenute. 



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